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    Hitler e l?opportunismo italiano | Storia | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale
    Hitler e l’opportunismo italiano

    di: Alfio Faro - Lido di Roma
    dafne@rinascita.eu
    “Caro dr. Sella,

    Il Suo lungo articolo dedicato alle numerose edizioni di “Mein Kampf” mi trova convinto sostenitore delle Sue tesi. Anch’io posseggo due copie di “Mein Kampf”, entrambe falsificate e zeppe di errori. E’ evidente che vi sono numerosi tentativi di contrabbandare l’opera di Adolf Hitler da parte interessata a confondere le idee del lettore, specialmente in presenza di persone totalmente digiune di nozioni storiche contemporanee. Vorrei chiederle se “L’Uomo Libero” è in possesso di qualche copia autentica in vendita.
    Concordo pienamente su quanto Lei afferma circa lo scarso, addirittura nessun interesse da parte del Duce sul fenomeno Adolf Hitler e la Sua prodigiosa scalata al potere, sostenuto dall’entusiastico consenso del Suo popolo.
    Il “sussiego”, chiamiamolo così, del Fascismo e del Suo capo, rispetto a quanto stava avvenendo nel cuore dell’Europa durante gli anni del primo dopoguerra sono noti. Tragico errore. Ci voleva l’invito di A.H. a Mussolini a visitare il Reich perché il Duce si rendesse conto, sbalordito, di trovarsi davanti a un popolo determinato a cancellare l’infame Trattato di Versailles e del tutto pronto a dimostrarlo con i fatti.
    Ma c’è di peggio. Nel 1939 l’orizzonte europeo era fosco di nubi tempestose. Mussolini era soddisfatto dell’esito della campagna etiopica e del successo conseguito con il nostro intervento in Spagna e prestava scarso interesse verso l’ evidente intenzione delle “democrazie” di regolare i conti con la Germania, di cui temevano il riarmo, e per raggiugere lo scopo di distruggerla istigavano la Polonia, che occupava una larga fetta di territorio germanico ed opprimeva i tedeschi residenti in Germania orientale con una autentica caccia all’uomo e decine di migliaia di vittime.
    Per conseguire questo fine Inghilterra e Francia rilasciarono a Polonia, Cecoslovacchia e Romania la “cambiale in bianco” della garanzia di intervento se attaccate dalla Germania”, quindi escludendo tacitamente un eventuale attacco da parte dell’Unione sovietica. Finalmente il Duce si rese conto che era ora di scegliere da che parte stare dopo avere osteggiato la Germania per anni nella sua corsa all’Anschluss, unica soluzione per risolvere la crisi dell’Austria, accolta con un delirio di entusiasmo dal suo popolo.
    Il riarmo italiano fu lento, insufficiente e portato avanti con scarso impegno, dopo l’inutile sforzo degli apprestamenti difensivi al Brennero (il confine al Brennero era stato l’ingiusto premio per l’intervento italiano nel 1915 – l’Italia era legata con gli Imperi centrali con un Trattato trentennale di alleanza!). Puntualmente come previsto, Inghilterra (oh perfida Albione!) e Francia dichiararono guerra alla Germania, che peraltro disperatamente desiderava la pace.
    Hitler offriva garanzie generosissime per avere la pace in Occidente, dopo avere porto ad Albione il graziosissimo regalo del Patto navale germano- britannico. (Tragico errore, pace ad ogni costo con chi voleva la rovina della Germania e si apprestava a scatenare l’inferno della Seconda guerra mondiale)...
    Innamorato dell’Inghilterra, caparbiamente offriva la pace, invece di realizzare il sogno di Napoleone invadendo l’Inghilterra. Ma può darsi che dopo tutto Hitler avesse ragione di temere l’attacco improvviso di Stalin alle spalle una volta che la Wehrmacht fosse stata impegnata in Occidente…
    Ed ecco l’intervento italiano al fianco della Germania. Fin dall’inizio del conflitto la nostra discesa in campo nove mesi dopo l’inizio del conflitto (non rispettando l’impegno assunto con il Patto d’Acciaio di simultaneo intervento) si dimostrò fiacca, priva di aggressività e di reazione alle offese del nemico.
    Il bombardamento aeronavale di Tripoli e di Genova, senza che l’aviazione inseguisse le navi nemiche, l’attacco aereo alla nostra flotta ancorata a Taranto, l’agguato di Capo Matapan in cui perdemmo molte navi da guerra e migliaia di marinai, la nostra pavida iniziativa al confine libico-egiziano in cui avevamo una forte superiorità numerica nonostante l’inferiorità di equipaggiamento (forse, se Balbo non fosse caduto a Tobruch, il nostro impegno in Libia sarebbe stato molto più aggressivo e forse decisivo) furono tutti la prova della nostra scarsissima preparazione e voglia di combattere, a cominciare dai livelli di comando..
    Ma la mancata conquista di Malta, una piccola isola a 90 km dalla Sicilia, formidabile porto militare, fu quella che determinò la perdita della Libia e l’abbandono del sogno di Rommel della conquista del Canale di Suez e probabilmente di una svolta positiva della guerra: il fondo del Mediterraneo è tappezzato di navi italiane che trasportavano i rifornimenti preziosi che aspettava angosciosamente Rommel: uomini, carburante, carri armati, munizioni, cannoni, aerei, preziosa acqua per dissetare i soldati italiani e
    tedeschi nel deserto… Sommergibili ed aerei nemici ubicati a Malta avevano vita facile nell’affondare le navi italiane che navigavano senza scorta dopo il disastro di Capo Matapan e strangolavano l’eroica lotta dell’Afrika Korps e delle nostre divisioni sotto il Suo comando.
    D’accordo, nel 1943 gli inglesi avevano decrittato Enigma, ma gli affondamenti delle nostre navi datavano fin dall’inizio della guerra!
    Nel 1940, 1941, 1942, 1943, mentre i tedeschi facevano strage di naviglio nemico.
    E mi chiedo, avevamo servizi segreti? Peraltro, anche nella Wehrmacht si annidavano fior di traditori, come il capo dei servizi segreti tedeschi ammiraglio Canaris e come l’attentato a Hitler il 20 luglio 1944 ampiamente hanno dimostrato.
    Nonostante i tradimenti del Comando supremo, la Wehrmacht’ poteva contare sulla professionalità, la fedeltà e l’eroismo dei suoi soldati.
    Noi non avevamo, a quanto pare, un programma, un obbiettivo da raggiungere ad ogni costo, un piano lucidamente concepito.
    Il comandante supremo delle nostre forze armate italiane era Mussolini.
    Uno fra i più grandi uomini della Storia, se esaminiamo i risultati conseguiti nelle opere di pace; che tuttavia ebbe il torto di sottostimare il pericolo mortale rappresentato dalla esistenza di Malta, spina avvelenata nel fianco dell’Italia.
    E Hitler fece il secondo grave errore: accettò l’alleanza con l’Italia, che pretendeva di fare la “sua” guerra, senza peraltro considerare il proprio stato di impreparazione, senza un programma di operazioni comuni.
    E forte della sua debolezza, attaccò la Grecia, contando di sottometterla in pochi giorni. L’impreparazione, la mancata o carente collaborazione fra Marina ed Aviazione italiane, entrambe responsabili del disastro di Capo Matapan, e l’inaspettata resistenza dell’esercito greco che fece i indietreggiare le nostre forze, costrinse l’alleato tedesco a correre in soccorso delle nostre truppe in difficoltà, così rinviando l’attacco alla Russia, cosa che ebbe l’effetto di provocare un fatale ritardo nelle operazioni tedesche contro l’Armata Rossa.
    Detto per inciso, la Grecia chiese la resa alla Germania, non all’Italia!
    Mussolini si guardò bene dal seguire l’esempio di Churchill, che, cosciente della forza e delle risorse degli Stati Uniti, non ebbe scrupoli nel consegnare il Comando supremo “alleato” ad “Ike”, l’intrepido guerriero, specialista nel condannare a morte un milione di prigionieri tedeschi.
    Se Mussolini avesse seguito l‘esempio del suo nemico ed avesse nominato Comandante supremo un generale tedesco (per esempio, guarda caso, Ervin Rommel!) la nostra condotta bellica avrebbe probabilmente conseguito la vittoria; se avessimo aggredito la Gran Bretagna in Medio Oriente, prima che Roosevelt si inventasse (allo scopo di scendere in guerra) l’aggressione giapponese a Pearl Harbour.
    Forse che generali ed ammiragli inglesi erano meno orgogliosi dei nostri?
    L’Europa che sarebbe sorta, senza guerra, è quella di “Mein Kampf”, terra di civiltà, di benessere, di concordia, di popoli affini.
    Quella che è nata dalla tragedia della sconfitta è il dominio dei banchieri senza patria, del profitto egoista, della morte della cavalleria: Das Ende der Ritterlichkeit
    Grazie per aver sollevato e dibattuto l’argomento.
    Cordiali saluti”



    Articolo letto: 633 volte (16 Luglio 2013)
    Ultima modifica di Avanguardia; 19-07-13 alle 14:27
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

    •   Alt 

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