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Discussione: Un 1919, per risanare un' Italia malata

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    Predefinito Un 1919, per risanare un' Italia malata

    Un 1919, per risanare un' Italia malata

    Fiume, 12 settembre 1919. La città liberata dai legionari di D’Annunzio
    Un 1919, per risanare l’Italia malata

    di: Raffaele Panico
    dafne@rinascita.eu
    Lo sviluppo del pensiero europeo ottocentesco, la mentalità eurocentrica di quanti guardavano ai popoli colonizzati come a barbari che andavano civilizzati, secondo schemi del Vecchio Continente, doveva poi sostituirsi, dopo il 1945, con linee ideali che consideravano l’Occidente allargato da Jalta, oltre la vecchia Europa, come volano di diffusione di una nuova civiltà, materiale e materialistica, secolarizzata.
    Gli USA e l’URSS erano le due facce della stessa medaglia.
    Un disegno che andava a contrapporsi così, di scivolo, come piano inclinato, a un Oriente, visto sia come arretrato e sia come custode dei valori di spiritualità e dell’ascesi in una visione globalizzante.
    Visione di derivazione tutta anglosassone che avrebbe condotto a uno svilimento sia della civiltà di stampo latina-italiana, sia del cristianesimo delle chiese ufficiali, finendo per vedere il Cristo-maestro come un Krishna, Rama e Buddha ecc.
    Un messaggio che ha portato al dualismo manicheo: è la sostanza data al male che nel messaggio cristiano si è sempre visto – il male – come un’assenza di bene, un allontanamento dal Buono, dal Bello e dal Bene e che esiste solo in quanto il male è dato, è voluto perversamente, come carenza massima del bene, anche di fronte ad un minimo etico.
    Finiva così la storia dell’uomo in gnosi, contrapposizione terribile tra il bianco e il nero, il bene e il male.
    La nuova omologazione, dopo la seconda guerra mondiale, ha permeato la storia della cultura giovanile dagli anni Sessanta.
    Già alla metà degli anni Cinquanta risale la nascita del movimento di contestazione denominato beat. Da gruppi giovanili britannici, il movimento beat predicava l’antimilitarismo, la rottura con l’educazione tradizionale e la vita in comune. È verso la fine degli anni Sessanta che il movimento incontra il cavallo decisivo: la campagna contro la guerra in Vietnam.
    In America le caratteristiche del movimento assumono la definizione di Hippies (figli dei fiori; controcultura).
    Gli hippies predicano un modo di vita completamente nuovo. Nel vestirsi, con abbigliamento stravagante, la fine della famiglia per la viva in comune, la musica rock e l’uso di sostanze stupefacenti, strumento questo per la cosiddetta dilatazione della coscienza.
    Jack Kerouac è lo scrittore americano che incarna e propone lo stile di vita di chi viaggia senza sosta alla ricerca di nuove esperienze.
    La controcultura guarda sempre di più ad Oriente: la pratica dello yoga, la meditazione, la dieta vegetariana e l’assunzione di medicinali ayurvedici… tutto ciò per disintossicare i giovani (sic!) dall’assuefazione al consumismo, al capitalismo smodato e, addirittura, per far nascere un nuovo tipo umano.
    Il resto è storia odierna, come sottolineano i grandi vecchi dei Palazzi della politica italiana: i giovani sono la Nostra preoccupazione ci dicono, mah.
    Ma vi era già stata un’altra strada, chiamiamola sessantottina, c’era già, appena al termine del 1918 e al confine geografico d’Italia come sancito da Dante Alighieri, una volta per tutte, nella Divina Commedia (i confini permanenti sono quelli mentali e non statuali, spesso).
    Fiume, 12 settembre 1919: è lì che inizia l’Uomo Nuovo poi vanamente rincorso dalla generazione del Sessanto.
    Tutto con ben mezzo secolo d’anticipo sull’anno di Berkeley e delle occupazioni delle università di mezzo Occidente.
    Parliamo del movimento di Gabriele D’Annunzio, sul Golfo del Carnaro, poi perso alla Madre patria come già il Nizzardo nel 1859-60, e la Liburnia nel 1943-47. Nelle ultime terre geografiche italiane di oriente, si ritrova infatti, più che l’embrione fecondato, e poi congelato, degli ingredienti del Sessantotto.
    C’è la ribellione contro l’autorità; c’è la fantasia al potere, l’immaginazione contro la fredda ragione diplomatica, e c’è già l’antipolitica e l’attacco a tutti i partiti (e i “populisti” o gli attuali “antipartito” sono appunto i nipoti a tutti gli effetti del fiumanesimo).
    L’antiborghesia contro ogni convenzione borghese e la senilità allora di “Cagoia”. (E per l’oggi fate Voi lettori di Rinascita quale matusalemme di turno preferite accostargli….).
    Lì a Fiume c’erano il giovanilismo e il radicalismo, la città dell’utopia, il sogno collettivo vissuto di un luogo mentale paradiso in terra, la politica come festa e rivoluzione permanente, la trasgressione, il gioco, la pirateria alle navi straniere (anche quindi del Regno d’Italia, loro i “pirati fiumani” della Reggenza del Carnaro) per rifornirsi di beni per il sostentamento della città (poi, detto “esproprio proletario”), il primato dell’estetica e della vita come arte fino all’amore libero.
    Antichi miti di Roma repubblicana antica, e moderno futurismo assieme si univano sotto il cielo della città di Fiume.
    Un poeta italiano, D’Annunzio, a Fiume diventa quasi un ibrido tra un Sommo poeta del medioevo e un Condottiero romano con le sue Legioni partite da Ronchi in Friuli.
    Cieco ad un occhio, reduce di prime azioni di aeronautica militare ma non solo offensive, come l’impresa eroica e spettacolare la “Trasvolata su Vienna” e la “Beffa di Buccari”.
    Le prime automobili che proprio lui inventò di chiamare al femminile quindi l’automobile anziché “lo automobile” quando allora scrisse alla famiglia Agnelli della FIAT per ingentilire il nome al femminile del nuovo mezzo di trasposto (come la vecchia diligenza).
    Tanti i socialisti, repubblicani radicali, anarchici, sindacalisti uno stuolo di persone notevoli, simpatiche e straordinarie, artisti e musicisti e letterati, ungheresi, slavi e anche un giapponese, con i tipi nordici anche il carattere e il sole del Mediterraneo.
    Lì, nasce un’associazione Yoga, Unione di Spiriti Liberi che vogliono la perfezione spirituale e gestire anche la trasgressione, il libero amore, la pirateria contro il blocco franco-inglese-italiano (la Madre patria era contro Fiume libera), le libere prostitute in un Libero Stato, la liberalizzazione delle droghe contro il commercio di criminali che lucrano (col senno del poi) sui poveri tossicomani. Nulla vi era di fascismo, né di nazismo, anche se pensiamo che tra i simboli adottati c’era anche la svastica, non rotante nel verso poi hitleriano ma secondo la tradizione ario-indiana.
    Anche Lenin, oltre Antonio Gramsci, guardava con benevolenza il fiumanesimo, desiderava essere a Fiume con d’Annunzio, che lo considerava capace di una rivoluzione italiana, ma non in Italia, ed infatti di lì a 4 anni, poi la fece Mussolini che chiuse non a caso D’Annunzio in uno scrigno d’oro, sul Garda, nel Vittoriale degli italiani, negli anni della sua (quella sì) dittatura.
    Il patriottismo fiumano era sano e non sciovinista: aperto agli altri popoli che fece partecipi della rivoluzione fiumana; un fenomeno che aveva avuto in Patria, durante l’età del Risorgimento, il precedente con i capelloni della Scapigliatura lombarda.
    A Fiume si era nipoti dei “Scapigliati” lombardi e nonni dei “Sessantottini”
    Questo è l’omaggio di un biglietto da staccare verso il cambiamento delle condizioni d’esistenza dei giovani d’oggi.
    Il movimento fiumano venne sciolto nel Natale di Sangue dalle cannonate sparate dalle navi dello Stato italiano dei Savoia; poi assorbito nelle profondità della storia come il fiume Timavo che in Friuli scorre sotterraneo per quasi 50 chilometri e riappare per sfociare nell’Adriatico.
    Così, è stato il tempo della storia di Fiume: dal 1919 riappare nel 1969.
    Dall’Uomo Nuovo di Fiume al movimento futuro di riscossa vitale, il filo c’è, ed è improntato ad uno stile di vita alternativo, la libertà dai confini di una ragione troppo stretta, la passione e l’estetica della vita che è Bellezza, Coraggio, Virtù.
    Una storia da vedere ancora in parametri ideologici non diversi da quelli del passato, oggi un nuovo D’Annunzio potrebbe anche, ma in parte, soltanto in parte: il suo moto era “fare”, “osare”..., avvalersi delle moderne tecnologie connettive della rete, e il libero pensiero potrebbe trovare spazio tramite Internet e la posta elettronica nel mondo intero.
    In un server di rete virtuale il loro Comandante, il maestro spirituale, e una città mondiale Futurista la Web-Fiume, il mondo delle libere idee, perché no?
    Oggi, un futurista (italiano, ma il movimento c’è stato anche in Russia) cosa direbbe dei nuovi mezzi dell’informatica, oltre ai tradizionali veicoli che fecero dire a Marinetti preferisco il petto di un’ automobile che la Nike di Samotracia, e che permisero a un Jack Kerouac (e a un Che a cavallo di una motocicletta) di girare l’America: direbbe oggi: “preferisco l’icona della Marilyn Monroe virtuale ai seni reali di una maggiorata al silicone?
    Certo. Parole in libertà. Da futurista. O da passatista, visto che richiamo il 1919. Fate Voi.

    Articolo letto: 379 volte (17 Luglio 2013)
    Ultima modifica di Avanguardia; 19-07-13 alle 14:39
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

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  2. #2
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    Predefinito Re: Un 1919, per risanare un' Italia malata

    Non si capisce dove raggranellare qualche centinaia di migliaia di reduci di guerra incazzati ed induriti dalle trincee.

    In mancanza di questi il 1919 è solo un numero.
    Preferisco di no.

  3. #3
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    Predefinito Re: Un 1919, per risanare un' Italia malata

    Citazione Originariamente Scritto da Miles Visualizza Messaggio
    Non si capisce dove raggranellare qualche centinaia di migliaia di reduci di guerra incazzati ed induriti dalle trincee.

    In mancanza di questi il 1919 è solo un numero.
    Vero
    Ultima modifica di Nazionalistaeuropeo; 19-07-13 alle 14:43

 

 

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