Sono svariati mesi che sostengo, a ragione, che una delle considerazioni (non l'unica e non la più importante) che fecero optare il Duce e il regime per una discesa in campo al fianco dei tedeschi sia stata la paura che l'Italia Fascista fosse attaccata e travolta dai Nazionalsocialisti se non si fosse decisa a mantenere fede al Patto di Acciaio (Ribbentrop-Ciano), malgrado i tedeschi ne abbiano disatteso sistematicamente gli impegni in esso sottoscritti.
Avendo a disposizione un po di tempo in più in questo periodo, sono riuscito a ritrovare dei riferimenti di archivio inerenti l'oggetto che vanno ad aggiungersi a tutte le considerazioni sin qui scritte sull'argomento.
Le coordinate archivistiche sono in prevalenza riferibili al Diario di Ciano, a documenti e rapporti del SIM (servizio informazioni militari) al Cifrario di Mussolini e agli archivi di diplomatici italiani in servizio presso l'ambasciata italiana a Berlino nei periodi tra il 10 Giugno 1940 e la fine dell'estate dl 1941.
Sin dai colloqui avvenuti a Berghof il 19-20 Gennaio 1941 (nel pieno della crisi greca e dopo poche settimane dall'inizio dell'operazione Compass in Africa del Nord) e dall'incontro avvenuto al Brennero il 02 giugno 1941 tra i due dittatori, Mussolini e la diplomazia italiana ricominciarono a temere che gli "alleati" potessero passare all'invasione dell'Italia.
Infatti da una attenta analisi degli atteggiamenti tenuti dai vertici politici e militari tedeschi tra Dicembre del 1940 il Dicembre del 1942, davano nuova linfa a questa tremenda eventualità.
Tra i primi segni premonitori vi era la ripresa, sin dai primi mesi del 1941, di incidenti in Alto Adige tra italiani di origine tedesca e la struutura amministrativa del regime, così come risulta dal (Cifrario Renzo De Felice - Il problema dell'Alto Adige, pagg. 57 e segg.), difatti non è un caso che all'indomani del 25 Luglio, una delle prime decisioni operative prese dai nazionalsocialisti fu la sottrazione de facto dell'Alto Adige dalla sovranità italiana, difatti le due provincie furono messe sotto il diretto controllo dei Gaulatier.
Tornando ai colloqui del 19 e 20 Gennaio, subito dopo di essi Mussolini mise in atto tutta una serie di strategie tanto evidenti da far scrivere a DE FELICE "" ......omissis.....nei limiti del possibile, a contenere l'ingerenza tedesca, cercando persino di precostituirsi degli strumenti di difesa per il caso che i rapporti con la Germania, invece di migliorare, fossero precipitati. Una eventualità questa, che vari fatti gli sembrarono avvalorare, tant'è che nel corso del 1941 più di una volta Mussolini l'avrebbe considerata non improbabile.Tra questi fatti due ebbero un peso particolare.Prima l'atteggiamento dilatorio assunto da Berlino nei confronti del trasferimento degli allogeni alto atesini in Germania e il suo coincidere con una ripresa dell'irredentismo alto atesino, appoggiato per di più dal gaulatier di Innsbruck Franz Hofer; un complesso di fatti che in estate avrebbe indotto Mussolini a dire a Ciano: "ORMAI E' EVIDENTE CHE SI PREPARANO A CHIEDERCI DI PORTARE IL CONFINE A SALORNO, E FORSE ANCHE A VERONA". E poi nel modo in cui i tedeschi si comportarono in aprile nel corso delle operazioni militari in Jugoslavia e in Grecia e successivamente in sede del riasetto politico dei due paesi: da parte dei militari che ignorarono i diritti italiani in forme così plateali e insultanti da giungere a rischiare scontri armati con l'alleato (come a Ponte Perati, dove i tedeschi impedirono il passaggio alle truppe italiane) ......"" RENZO DE FELICE "MUSSOLINI L'ALLEATO" VOLUME 06 L'ITALIA IN GUERRA, TOMO PRIMO "dalla guerra breve alla guerra lunga", Capitolo secondo la guerra breve 1940-1941, edizione Einaudi pagg. 380 e segg. vedasi anche il Diario di Ciano, giorni 29 maggio 1941, pagina 517 giorno 6 luglio 1941 pagg. 531 e 525-526-527-528.
Inoltre, su tutto questo complesso degli aspetti dei rapporti tra Italia e Germania nel periodo 1940-41 è iluminante un rapporto del I° Maggio 1941 inviato da Alfieri a Ciano dopo che questi si era incontrato il 20 aprile con Hitler, con Von Ribbentrop il 21-22 a Vienna e mentre si accingeva ad incontrare insieme a Mussolini Pavelic (Cfr. DDI, s.IX, VI, pp 889 e segg.). RENZO DE FELICE "MUSSOLINI L'ALLEATO" VOLUME 06 L'ITALIA IN GUERRA, TOMO PRIMO "dalla guerra breve alla guerra lunga", Capitolo secondo la guerra breve 1940-1941, edizione Einaudi pagg. 384.
Altre prove che avvalorano la tesi della preparazione da parte tedesca di un piano d'invasione dell'Italia si hanno analizzando i comportamenti sia tedeschi sia italiani sin dalla estate del 1941, infatti basta leggere la trascrizione del discorso del Duce del 10 Giungno del 1941 (I° anniversario dell'entrata in guerra) pronunciato alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni (Cfr. MUSSOLINI, XXX, pp. 90 e segg..; nonchè G. Ciano, Diario cit.,pp. 522 (7 giugno) e 523 sg. (10 giugno).
A seguito di quel discorso il Duce impartì le seguenti direttive, cito testualmente:
""E si collocano anche alcune iniziative che confermano quanto, al di là della facciata, i rapporti tra i partners dell'Asse fossero precari. Tipica l'iniziativa di volere -nonostante le ulteriori difficoltà che gli provocarono con Berlino e i non indifferenti costi economici e in materie prime che comportavano - che fossero continuati i lavori di fortificazione delle frontiere e in particolare quelli nelle provincie di Belluno, Udine e Gorizia, confinanti con la Germania e non protette dalla barriera naturale delle Alpi come quella di Bolzano, dove, del resto, i lavori non furono interrotti ma solo rallentati per ceracre di gettare un po di fumo negli occhi dei tedeschi.
Inoltre, quando il 24 luglio 1941, a conclusione di una nota trasmessa al Comando Supremo per metterlo al corrente delle proprie valutazioni sulla situazione politico- militare e sui suoi possibili sviluppi e per indicare i provvedimenti che considerava INDISPENSABILI al rafforzamento, da li alla primavera successiva, dell'Esercito per metterlo in condizione di far fronte a qualsiasi eventualità, egli affermò di reputare necessaria la costituzione, nella valle del Po, di una massa di manovra di almeno venti divisioni, non è da escludere che tra le motivazioni di tale decisione vi fosse anche il desiderio di poter disporre di queste truppe per contrastare una eventuale azione tedesca contro l'Italia."(La si veda in Mussolini, XXX, pp.112 segg.; nota trasmessa al Sovrano che il giorno successivo scrisse a Mussolini per rendergli nota la sua approvazione. ACS, B. MUSSOLINI, Valigia, b.I, fasc.10)
" RENZO DE FELICE "MUSSOLINI L'ALLEATO" VOLUME 06 L'ITALIA IN GUERRA, TOMO PRIMO "dalla guerra breve alla guerra lunga", Capitolo secondo la guerra breve 1940-1941, edizione Einaudi pagg. 388.
Per quel che concerne i piani tedeschi per una invasione dell'Italia, riporto testualmente:
"Ne è significativa conferma il fatto che fu appunto nella tarda estate del 1941 che Berlino (che molto sapeva e molto intuiva riguardo agli stati d'animo del gruppo dirigente fascista e dello stesso Mussolini) adottò le prime misure volte a cautelarsi nei confronti dell'Italia cominciando a mettere a punto il cosidetto piano Walkiria che prevedeva un intervento in forze in Italia nel caso sia di un eccessivo indebolimento del regime mussoliniano sia di un rafforzarsi dei dubbi sulla fedeltà italiana all'alleanza"
Nel merito "Notizie sui piani tedeschi per un eventuale intervento curono raccolte già tra la fine del settembre e la metà dell'ottobre 1941 sia dal SIM che dall'ambasciata a Berlino. Secondo queste notizie i tedeschi stavano concentrando tre divisioni a Innsbruk e organizzando cellule armate di supporto in alcune delle principali città italiane. In caso di intervento il Re e il Principe ereditario sarebbero stati arrestati e soppressi e Mussolini avrebbe mantenuto una carica puramente formale, mentre il potere effettivo sarebbe stato assunto da Farinacci (Cfr. G.Ciano, Diario cit., p.538, 25 settembre; L. Simoni, M. Lanza, Berlino Ambasciata d'Italia cit., pp. 256-258 e segg. 5 e 15 ottobre)." RENZO DE FELICE "MUSSOLINI L'ALLEATO" VOLUME 06 L'ITALIA IN GUERRA, TOMO PRIMO "dalla guerra breve alla guerra lunga", Capitolo secondo la guerra breve 1940-1941, edizione Einaudi pagg. 388.
Ora, dopo mesi ho mantenuto fede alla mia promessa di circostanziare e contestualizzare alcune delle motivazioni che costrinsero la discesa in campo dell'Italia al fianco della Germania, non solo ho dato utili riferimenti per poter affermare senza tema di smentita che, anche quando combattevano fianco a fianco, i due "alleati" si guardavano di sottecchi e non solo.
In ultimo una breve considerazione, che allarga, a mio parere l'orizzonte di quanto in parola, buona parte di quanto riportato inerente alle considerazioni del regime, furono avvalorate e approvate anche dalla Monarchia, che come si sa, aveva suoi consiglieri e una sua catena interna di comando e controllo.




Rispondi Citando
