La Bindi attacca Rutelli: 'Se non crede nel Pd, può andarsene'. Franceschini: 'Assurdo'
E' polemica nel Pd dopo un'intervista di Rosy Bindi in cui attacca Rutelli: " «O si è convinti del progetto o è meglio dirlo con chiarezza e trarne le conseguenze». il riferimento è alle critiche dell'ex vicepremier al percorso e al dibattito congressuale e anche al fatto che il Pd dovesse essere considerato un partito di sinistra. I toni dell'intervista però sono sembrati eccesivi a molti e Franceschini è intervenuto: "Sono allibito, dobbiamo toglierci dalla testa quell'idea pericolosa per la quale c'è qualcuno che vince e gli altri stanno fuori. Non si può dire a uno dei fondatori del Pd se non sei d'accordo accomodati fuori. Noi dobbiamo rispettare le diversità. Nessuno di noi può dire all'uno o all'altro accomodati fuori".
Ieri il vertice del Pd si è ritrovato all'Aquila per un'iniziativa a sostegno dei terremotati contro lo scandalo del decreto anticirisi che pretende di far pagare le tasse a chi sta nelle tende e non agli evasori fiscali. «Io e Bersani ci sentiamo tutti i giorni - ha detto il segretario - perchè io sono il segretario del partito e lui il responsabile del dipartimento Economia, quindi è evidente che ci siamo detti dal primo giorno questo: che il dibattito congressuale deve essere franco, vero, ma non può in nessun modo interferire con il nostro primo dovere che è quello di fare l'opposizione». Franceschini ha invitato a non aver paura del confronto: "Ci sarà un segretario che viene eletto e avendo vinto un congresso vero arriva un mandato congressuale serio».
L'eco delle polemiche interne però si sente. Rosy Bindi, che sostiene Bersani, non ha usato mezzi termini: «Deve mettersi in testa - dice rivolta a Rutelli - che il Pd non può che essere un partito nel quale si riconosca anche la sinistra. Altrimenti viene il dubbio che si tratti di un pretesto» e così facendo alimenta «ambiguità e interpretazioni maliziose circa quel che ha in testa. E non va bene, perchè se stiamo facendo un congresso così difficile è anche per eliminare, finalmente, ogni ambiguità».
La vicepresidente della Camera sogna «un partito plurale» con «una classe dirigente espressione delle varie sensibilità: comprese quelle di Bindi e Letta». E a Dario Franceschini dice: «Con certe polemiche distruttive e false su faccende tipo i vecchi,
il ritorno al passato e il tesseramento, si scivola nel dipietrismo, nel grillismo». "Meglio - afferma - discutere di cosa non è
andato in questi due anni, dell'idea di partito e delle risposte ai problemi del Paese».
Franceschini ha reagito subito dicendo che per quanto lo riguarda "è orgoglioso" di del pluralismo di culture e di anime che lo sostengono, perchè questa, dice, è una ricchezza. Anche Bersani è intervenuto. "La mia prima paura è che ci sia uno scarto tra il barocchismo del percorso, lo stato dell'organizzazione e certe tensioni divisive. E' una contraddizione che se non riusciamo a governare, può farci non capire nel paese". Per l'ex ministro dell?industria il rischio che corre il Pd è che una battaglia congressuale si trasformi in una guerra senza regole che potrebbe essere fatale per il partito. "Spero in grande sobrietà nella discussione e che non si arrivi mai alla rissa perchè il pericolo è che si creino fratture non rimediabili". Meglio concentrarsi sui programmi, continua il candidato alla segreteria e "mettere in campo una prospettiva di alternativa a Berlusconi". Anche riaprendo "il cantiere dell'Ulivo". Perchè, continua Bersani, avere una vocazione maggioritaria non vuol dire "aspettare di avere il 51% per mandare a casa Silvio Berlusconi", ma piuttosto "cercare il dialogo" con chi a Berlusconi si oppone, "e cercare alleanze senza concedere quel che non possiamo".
Solidarietà, frattanto a Ignazio Marino, attaccato dal Foglio per una vicenda di 7 anni fa. Respingiamo con fermezza ogni tentativo di infangare il profilo morale di Ignazio Marino. E questo è un giudizio che con noi possono condividere tutti i senatori del gruppo del Partito democratico". E' quanto dichiarano in una nota il presidente Anna Finocchiaro e i vicepresidenti Luigi Zanda e Nicola Latorre del gruppo del Pd in Senato. Al senatore democratico, attaccato dal foglio per una vicenda di rimborsi truccati che risale al 2002, ha espresso solidarietà anche Franceschini.
In serata la Bindi ha precisato: «Non ho chiesto a nessuno di accomodarsi e nel Pd c'è posto per tutti, ma ci vuole chiarezza». A Franceschini che si è detto «allibito», Bindi replica: «cerca pretesti per non rispondere nel merito». «Noi non siamo contrari al bipolarismo - aggiunge - ma il bipolarismo si salva se c'e un'opposizione capace di diventare vera alternativa di governo e per questo il Pd deve ricostruire il campo di un nuovo centrosinistra. Franceschini continua invece a rilanciare la vocazione maggioritaria come autosufficienza del Pd, ma così il partito si condanna al ruolo di eterna opposizione»
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