User Tag List

Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 13
  1. #1
    Moderatore
    Data Registrazione
    22 Apr 2009
    Messaggi
    10,655
    Mentioned
    22 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito 25 luglio 1943 - l' inizio del disastro di una nazione

    25 luglio 1943. L?inizio del tramonto della nazione | Storia | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale
    di: Valentino Quintana
    dafne@rinascita.eu
    Sono passati 70 anni da quando l'Italia fu gettata nel baratro. Perché, se l'otto settembre segna la data nefasta dell'ignominioso armistizio, del tradimento del'alleato, dello sfacelo delle forze armate, della disgregazione totale dello Stato, il 25 luglio rappresenta l'inizio di quel che avvenne 45 giorni dopo.
    Quest'infausta data non fu altro che una gravissima crisi in cui egoismi, sordi rancori, obliqui interessi personali e materiali tentarono, sacrificando ignobilmente la Patria, di prevalere sugli interessi vitali della Nazione e sui diritti fondamentali del popolo italiano.
    Al centro della congiura, ci fu la corona. Come Vittorio Emanuele stesso aveva dichiarato ad un giornale americano, egli voleva "farla finita col Fascismo".
    E' molto probabile che pensasse di salvare il regno, vista la difficoltà con cui abdicò molto tempo dopo, consigliato dallo stesso Benedetto Croce e da tutti i rappresentati del governo Bonomi.
    Tuttavia, gli stessi nemici lo avevano categoricamente ammonito che le sorti della monarchia fossero inscindibilmente connesse con quelle del Fascismo.
    In un volume di circa 800 pagine, minuziosamente informato su La Chiesa e lo Stato nell'Italia fascista, un ben noto Professore dell'Università di Dublino dell'epoca, D.A. Binchy, aveva affermato l'anno precedente: "Aderendo alla politica dell'Asse e alla guerra a fianco della Germania, Casa Savoia ha dimostrato la sua convinzione di dover seguire la sorte del Regime fascista. il re e suo figlio non possono sperare di sopravvivere sia pure di cinque minuti, a Mussolini".
    Ma poco prima del 25 luglio gli anglo - americani avevano insinuato nell'animo di tanti italiani, facilmente disposti a dimenticare la secolare perfidia britannica, che l'Inghilterra, l'America e la Russia non stessero facendo la guerra all'Italia, ma al Fascismo, e le più rosee speranze potevano essere concepite, le più serene prospettive potevano aprirsi per il popolo italiano.
    Così, una catena di inganni e di tradimenti si creò, tra i nemici, la monarchia, lo stato maggiore, un gruppo di gerarchi fascisti, alcuni ceti plutocratici. Ed essa portò al 25 luglio e da lì all'otto settembre.
    Tutti furono atrocemente ingannati dal nemico, tutti si ingannarono e si tradirono a vicenda, ciascun gruppo sperando di salvare se stesso, incurante del destino degli altri, e tutti insieme assolutamente sordi ad ogni richiamo della Patria.
    Come ha ricordato poche settimane fa, in uno speciale sul Corriere della Sera circa il 25 luglio Paolo Mieli, portando tre testimonianze di protagonisti del 25 luglio, poi sopravvissuti, ognuno di loro aveva sentito il bisogno di tornare a Roma per partecipare a quella riunione, quasi sentisse una voce misteriosa che li comandasse. Salvo poi purtroppo trattarsi di un suicidio inconsapevole dell'intera nazione.
    Si vide così un re, che dal Fascismo aveva avuto tre corone, il titolo di imperatore e di re d'Albania, e che solo per virtù di quella forza politica aveva potuto mantenere saldo - e accrescere in prestigio e splendore - il torno già pericolosamente vacillante dopo la guerra vinta a beneficio altrui, rinnegare d'un tratto vent'anni di solidarietà, di legami intimi, di gratitudine ripetutamente e apertamente manifestata al Regime Fascista, gettando alle ortiche Mussolini come un'insopportabile zavorra.
    Si vide così un soldato, che durante il ventennio era stato dal Fascismo nominato ambasciatore, governatore, capo di stato maggiore generale, Maresciallo d'Italia, marchese del Sabotino, duca di Addis Abeba, assumere il potere con lo scopo di distruggere immediatamente il Fascismo, consegnare Mussolini al nemico, tradire l'alleato con il quale aveva fatto combattere le forze armate italiane.
    E - cosa incredibile per un militare - precipitarsi a chiedere non l'onore di risollevare con le armi, combattendo fino all'ultimo le sorti della Patria in guerra, ma l'onore della resa a discrezione, la capitolazione senza condizioni, cioè l'atto che per chiunque sarebbe stato un castigo indicibile, e che per un soldato, coi titoli nobiliari vantanti, sarebbe stato più grave della morte.
    Si videro così uomini che dal Fascismo erano stati portati ai più alti onori e alle massime responsabilità, che tutto ripetevano da Mussolini, senza il quale sarebbero stati oscuri numeri nella massa, tradire il loro Capo, abiurare al loro giuramento, mancare ai loro doveri verso la Patria, verso il popolo, verso sé medesimi e farsi strumento della trista congiura, fornire al re il pretesto "costituzionale" di "farla finita col Fascismo".
    Si videro capitalisti, che dal Regime avevano avuto la pace sociale e la tranquillità dei loro averi, clero, che solo da Mussolini aveva visto finalmente riconciliati, Stato Maggiore che dal Fascismo era stato ricreato dopo il misconoscimento del dopoguerra, far parte della congiura e aprire al nemico le porte d'Italia, perché, come la documentazione contenuta nella Storia di un anno dimostra inoppugnabilmente come si sia voluto il nemico in casa, ci si sia lasciati invadere in Sicilia dalle truppe angloamericane per abbattere il Fascismo.
    Tanto è accaduto il 25 luglio di 70 anni fa.
    Il popolo italiano può comprendere ancora oggi i risultati di quella tragica data, che non fu solamente un tradimento nei confronti di Mussolini e al Fascismo, ma come i terribili eventi hanno poi dimostrato, fu un qualcosa di perpetuo ai danni del popolo, che ha visto le sue terre e le sue case devastate dagli orrori delle guerra fratricida, le sue conquiste, le sue speranze, il suo avvenire distrutti, il suo onore calpestato, la sua unità nazionale, in un secolo di Risorgimento raggiunta, spezzata, tutto il suo territorio occupato dal nemico a sud, dall'alleato a nord, la sicurezza della sua esistenza che riposava sullo Stato e sulle Forze armate, finita, il caos, l'odio, la miseria, l'abisso prendere il posto di quell'Italia il cui volto materiale e morale era stato trasformato nei venti anni dal Regime e che veniva ammirata dal mondo intero.
    I responsabili del 25 luglio, coscienti o meno, compirono un crimine di lesa Patria che non ha eguali nella nostra storia, salvo la riunione del Panfilo Britannia.
    Essi consegnarono l'Italia, mani e piedi legati, al nemico, il quale aveva voluto la testa del Fascismo, per ottenere quella dell'Italia.
    Il nemico sapeva infatti, più e meglio di noi, che il Fascismo rappresentava la forza più temibile della Patria, e solo abbattendolo si poteva avere ragione dell'Italia. Ciò è stato evidenziato anche nel libro «Husky», di Casarrubea & Mario J. Cereghino, appena dato alle stampe con documenti segreti.
    Ed è giusto ricordare anche quanto scriveva il Corriere della Sera il 4 agosto 1943, durante l'amministrazione badogliana, subito deluso dalla terribile piega che gli avvenimenti stavano prendendo, dopo l'incosciente euforia dei primi momenti: «i nemici andavano ripetendo che essi facevano la guerra al Fascismo e non all'Italia. Il Fascismo è caduto - che cosa hanno allora offerto all'Italia? Nulla, fuorché una vaga promessa di generosità, logoro "guanto di velluto" sopra il pugno di ferro della "resa incondizionata" non del Governo e dell'Esercito soltanto, ma dell'Italia. L'Italia ai piedi del vincitore, disfatta e anelante nell'attesa di una sentenza di cui non le è concesso misurare il peso e limitare l'estensione. I nemici vogliono l'Italia. L'Italia non più fascista, l'Italia arresa a discrezione, disonorata dalla fuga verso le ginocchia del nemico trionfante e di questo disonore compensata, non già con quel sollievo fisico che si concede sprezzantemente ai più deboli, ma con un atroce ricrudimento di tutte le sue sofferenze. Il nemico ci vuol consegnare fiaccati e avviliti alla storia perché i nostri figli e quelli che verranno da loro abbiano a vergognarsi di noi e aggravare la nostra memoria del male commesso con una resa incondizionata».
    Questo, che gli stessi avversari del Fascismo così lucidamente prevedevano doveva accadere per opera del re e di Badoglio un mese dopo. Le clausole dell'armistizio che il Governo di Bonomi rivelava al popolo italiano, potava all'ignominioso otto settembre.
    Furono gli stessi antifascisti, i "più bei nomi" del fuoriuscitismo italiano in America, alcuni dei quali già muniti di cittadinanza americana, che comunicarono quali fossero gli scopi e quali fossero stati i risultati dell'armistizio "elargito" dagli angloamericani al nostro Paese.
    Basti leggere la rivista dell'epoca Life, per leggere le firme dei vari Toscanini, Salvemini, Borgese, e capire già in quel momento quanto fossero eloquenti quelle parole: «Da qualche tempo è attesa una dichiarazione nella quale la Gran Bretagna smentisca ufficialmente le voci che l'Ammiragliato britannico, sotto il pretesto del separatismo regnante in Sicilia, spinge l'Inghilterra ad assumersi il controllo della Sicilia. La Sicilia è più italiana di quanto la Scozia e il Galles non siano inglesi. Inoltre si richiede una dichiarazione, nella quale si dica che la Gran Bretagna e gli Stati Uniti non intendono separare territori e città dall'Italia, come sarebbe il caso di Trieste».
    Peccato che il diktat del 10 febbraio del 1947 separerà definitivamente l'Istria, parte della Dalmazia, Fiume e il Carnaro all'Italia.
    Quanto alle terre dell'ex Impero Italiano in Africa, il documento del Life dichiarava che l'Italia vi avrebbe rinunziato a patto che anche gli altri Stati coloniali avessero fatto altrettanto nei riguardi dei propri possedimenti, da porsi tutti sotto il controllo di una consociazione internazionale.
    E il manifesto, concludeva: «Al popolo italiano non è stato dato nulla e non è stato promesso nulla, eccetto il sarcasmo unito alla schiavitù. In fondo l'Italia è la vittima che deve pagare ogni cosa. All'Italia è stato imposto un armistizio così vergognoso che le parti contraenti hanno accettato di tenerlo nascosto al pubblico. Le ceneri della vergogna sono state sparse sui resti di una Nazione. Per lungo tempo noi sperammo che la morte del Fascismo significasse la vita dell'Italia. Ora l'Italia sta morendo».
    Il fatto che l'antifascismo lo abbia riconosciuto, è pur sempre cosa positiva.
    Tuttavia, l'essere gli esecutori materiali della scomparsa dell'Italia e del suo Stato, nonché del suo ruolo del mondo è una macchia incancellabile nei secoli, per la quale ogni perdono è impossibile. E che cosa avrebbero poi guadagnato, gli esecutori di questo 25 luglio? Il re perse la corona, e al luogotenente del figlio non rimasero che le briciole di pochi giorni.
    I traditori del Gran Consiglio scapparono, furono condannati in contumacia e altri furono processati a Verona.
    Lo Stato Maggiore finì con lo sfacelo conseguente alle nefande condizioni armistiziali.
    Plutocrazia, clero e altri si profilarono dietro la figura di Bonomi. Nonché l'agente di Stalin, Togliatti, il quale giunse in Italia sapendo perfettamente ciò che voleva, essendo uno dei pochi ad avere ai suoi ordini un partito organizzato ed armato.
    Il popolo, tuttavia, comprese subito dopo le finte manifestazioni di giubilo dopo il 25 luglio, quali fossero stati gli amarissimi frutti del colpo di Stato.
    Unico peccato, che non lo comprendano oggi, 70 anni dopo, vista la situazione, tragica altrettanto.

    Articolo letto: 411 volte (24 Luglio 2013)
    Ultima modifica di Avanguardia; 25-07-13 alle 14:52
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Moderatore
    Data Registrazione
    22 Apr 2009
    Messaggi
    10,655
    Mentioned
    22 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito Re: 25 luglio 1943 - l' inizio del disastro di una nazione

    Quel 25 luglio è - anche - all?origine della crisi attuale | Storia | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale
    di: F. e V.
    dafne@rinascita.eu
    Offriamoci un'ulteriore chiave di lettura (anche se non "politicamente corretta"), per non continuare questo millennio, nel modo peggiore rispetto a come si è concluso il precedente, cioè per non entrare in un altra crisi mondiale, prima di esserne completamente usciti da questa. Se è vero che dagli errori si impara.
    Proviamo ad osservare Il 1943 come un anno di illusioni :
    si illusero i congiurati del Gran Consiglio del Fascismo di salvarne il Regime, sacrificandone solo Mussolini;
    si illusero il Re e Badoglio di tradire l’alleato senza pagare dazio;
    si illusero i ragazzi a Salò di difendere l’onore d’Italia intera, combattendo purtroppo, anche propri fratelli;
    si illusero i partigiani di sostituire la dittatura fascista con quella del proletariato, pensando di fare dell’Italia una repubblica socialista e ritrovandosi a sostenere prima la monarchia e poi il peggiore capitalismo di diritto anglosassone, dell’occupante americano;
    si illusero infine gli italiani convinti che la guerra fosse finita, quando invece ne stava per iniziare una seconda, ben peggiore.
    Tutto ebbe inizio il 25 luglio 1943 quando, con una deliberazione del Gran Consiglio del Fascismo, il Regime cessò.
    Mussolini, che tutto voleva tranne la guerra civile tra italiani, pur potendo rigettare l’ordine del giorno del Ministro Grandi e far arrestare i congiurati, inspiegabilmente accettò il deliberato che lo esautorava di tutti i suoi poteri per essere trasferiti al Re.
    Intanto Vittorio Emanuele III con i vertici delle Forze Armate, tramava per, come primo atto liquidarlo e poi passare dalla parte vincente, quella dei cosidetti "alleati " , cioè forze nemiche alleate tra loro, e contro di noi.
    Il responso del Gran Consiglio, contrariamente alle intenzione dei protagonisti (che di fatto si comportarono come utili idioti, per dirla alla Lenin), tornò utile al Re per dare una insperata veste istituzionale a quello che fu a tutti gli effetti un Colpo di Stato.
    L’indomani Mussolini, rispettoso delle regole e convinto della correttezza di Vittorio Emanuele III, si presentò al monarca per rassegnare le proprie dimissione da Capo del Governo.
    Il Re, il cui unico scopo era quella di salvare la corona e se stesso dal tracollo bellico, con un atto inconcepibile dal punto di vista istituzionale, lo fece sequestrare (e non " arrestare " in quanto ne mancavano i presupposti giuridici).
    Tutti i poteri furono affidati ai vertici dell’esercito che instaurarono una specie di dittatura militare con a capo il Maresciallo Badoglio.
    Del nuovo esecutivo nessun esponente politico ne faceva parte in quanto i partiti rimanevano fuori legge al pari del partito fascista, nel frattempo sciolto.
    A parte qualche spontanea manifestazione di giubilo, derivante dall’equivoco che con la caduta del regime sarebbe finita la guerra, degli antifascisti e dei partigiani neanche l’ombra, li avremmo visti solo dopo al seguito delle vittoriose truppe alleate.
    Il nuovo governo si affrettò a rassicurare l’alleato tedesco circa la fedeltà dell’Italia e il proseguimento della guerra e nel contempo avviò segreti contatti con gli angloamericani per passare armi e bagagli dalla parte del nemico, nella patetica illusione di uscire indenni da una guerra che volgeva al peggio.
    L’8 settembre 1943 arrivò l’annuncio di Badoglio che chiamò "armistizio" (era resa incondizionata) , in realtà un tradimento: in 24 ore i ns. alleati tedeschi divennero improvvisamente nemici e gli invasori americani, "alleati".
    Il golpe non mutò le sorti del conflitto, non servì a lenire le sofferenze della popolazione civile che continuò a lungo a morire sotto i bombardamenti terroristici dell’aviazione angloamericana. Servì soltanto a scatenare l’ ovvia ira vendicativa di Hitler, l'unico vero potere a cui così, in quel momento, si cedette al padronanza assoluta del nostro Paese.
    Con un rovesciamento schizofrenico del fronte e il passaggio dell’Italia dalla parte degli angloamericani (che faceva presagire ai reali una rapida e vittoriosa conclusione del conflitto), si riorganizzarono i vecchi partiti che tornarono al volo (soprattutto quello comunista che aveva mantenuto una sua struttura clandestina), ad essere protagonisti della politica italiana.
    La guerra invece continuò per altri 18 mesi e nel conflitto tra eserciti, si inserirono i "partigiani" (nel senso di-parte "giusta"), oltre ai tanti in buona fede però, alcuni, già affermatisi prima, per rifarsi una verginità politica, altri comprensibilmente, per onorificenze usabili poi nella spartizione dei poteri. Altri ancora, renitenti, imboscati, delinquenti o solo vili, poterono anche travestirsi da eroi.
    Ma le armi (e gli "istruttori" anglo-americani) arrivarono tramite la mafia statunitense, per intercessione dei cui emissari locali, interessati alla "ricostruzione" (e a nuovi assetti da scompaginare), questa spartizione fu pilotata dai nuovi sindaci, i capimafia emergenti.
    Non ingaggiandoli al fronte, pur opposto, ma in imboscate occultate a tradimento, tra la popolazione, fu appunto guerra civile.
    Il primo atto veramente politico fu la cancellazione delle norme sulla socializzazione delle aziende, che non si ipotizzò più, neanche su forma volontaria, poi si iniziò a privatizzare la Banca d'Italia (ora di faccendieri privati) e perfino l'emissione stessa della moneta.
    La storia, apparentemente molto diversa, si è ripetuta anche in altre guerre, cui ci hanno fatto assistere in dirette televisive, sempre opportunamente " mediate " dall'eterno concetto dei cattivi nazionalisti e dei buoni liberatori.
    Tra stragismi più o meno di Stato e strategie più o meno " destabilizzanti " (in realtà che più "restauranti" di così non si può), crisi ordite da banche d'affari, debitalismi speculativi, privatizzazioni e " ripresine ", la nostra sovranità, condizionata dall'usura dei potentati economici e limitata dai più potenti oligarchi del potere finanziario, continua così ad asservire interessi mafiosi.
    Non più quelli di chi "scorre le campagne in armi ", ma quelli della degenerazione finanziaria e speculativa del capitalismo "liberista" più spietato, becero, totalitario, imperialista e mondialista possibile .
    I poteri dei mafiosi infatti, azionisti di banche d'affari, si sono potuti così astutamente "civilizzare", traendo più profitti dalla "democratica"cessione dei ns. diritti civili alle S.p.A. finanziarie, che combattendo la Stato. Basta comprarne la nomenclatura.
    Profittando fortune immense, con gli ipertecnicismi legalizzati degli strumenti speculativi e senza neanche dover più per questo, investire un soldo nell'economia reale, il loro vero enorme potere è la leva finanziaria del " differenziale " socio-politico-economico tra gli stessi Stati che, opportunamente " liberati ", adottano il mercatismo liberista come modello politico prevalente.
    Di contro la società civile si stà sempre più mafiosizzando, percependo il disvalore del mercimonio come fosse un valore, concependo la mercificazione della vita umana, nella logica bancaria, come una scienza. E facendola assurgere, col linguaggio criptico della tecnica (bancaria) in quanto matematica, a perfezione.
    Tale cioè, da non poter essere per questo, neanche messa in discussione. Un " pensiero unico " ormai dominante, come una religione di Stati, disuniti, ma accomunati da un'unico Dio, il (loro) danaro, cui conferire anche l'anima. Ridotti In schiavitù per debiti , col diavolo , a vita.
    Giocoforza dissentire. Ma non vi sarà ragione senza azione. Altrimenti saranno ancora illusioni .

    (libera interpretazione dell’editoriale di Excalibur di luglio, firmato da Gianfredo Ruggero)

    Articolo letto: 453 volte (24 Luglio 2013)
    Ultima modifica di Avanguardia; 25-07-13 alle 14:59
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

  3. #3
    Cancellato
    Data Registrazione
    14 Jun 2009
    Messaggi
    34,331
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: 25 luglio 1943 - l' inizio del disastro di una nazione

    Tra le date infauste.

  4. #4
    Alleanza Ribelle
    Data Registrazione
    19 Oct 2012
    Località
    Shanghai, RPC
    Messaggi
    6,756
    Mentioned
    71 Post(s)
    Tagged
    12 Thread(s)

    Predefinito Re: 25 luglio 1943 - l' inizio del disastro di una nazione

    Il giorno dei vigliacchi, il giorno dello scempio.

    Ecco come si ripaga chi ha lavorato per dare pane e dignità agli italiani.

    Per fortuna non è finita così, è finita male, ma non così.
    Ultima modifica di RibelleInEsilio; 25-07-13 alle 19:35

  5. #5
    Οὖτις
    Data Registrazione
    30 Nov 2012
    Località
    in mona
    Messaggi
    1,778
    Mentioned
    3 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: 25 luglio 1943 - l' inizio del disastro di una nazione

    mah, sul gazzettino ho letto tanti di quegli elogi..
    ...vivono tutte ancora le isole madri di Eroi
    ogni anno rifioriscono...


  6. #6
    Alleanza Ribelle
    Data Registrazione
    19 Oct 2012
    Località
    Shanghai, RPC
    Messaggi
    6,756
    Mentioned
    71 Post(s)
    Tagged
    12 Thread(s)

    Predefinito Re: 25 luglio 1943 - l' inizio del disastro di una nazione

    Citazione Originariamente Scritto da -Caligola- Visualizza Messaggio
    mah, sul gazzettino ho letto tanti di quegli elogi..
    Beh, se il direttore è di destra è logico siano presenti elogi!

  7. #7
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    22,342
    Mentioned
    113 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: 25 luglio 1943 - l' inizio del disastro di una nazione

    Il fascismo non aveva mutato una caratteristica degli italiani, il tengo famiglia!Gli italioti hanno una mentalità tribale, da clan familiare, non concepiscono nulla oltre tale raggruppamento, rifuggono dall'idea di stato , che spesso e volentieri è foriero di idee come civiltà, interesse comunitario, onore, numinoso.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  8. #8
    Alleanza Ribelle
    Data Registrazione
    19 Oct 2012
    Località
    Shanghai, RPC
    Messaggi
    6,756
    Mentioned
    71 Post(s)
    Tagged
    12 Thread(s)

    Predefinito Re: 25 luglio 1943 - l' inizio del disastro di una nazione

    Citazione Originariamente Scritto da Freezer Visualizza Messaggio
    Il fascismo non aveva mutato una caratteristica degli italiani, il tengo famiglia!Gli italioti hanno una mentalità tribale, da clan familiare, non concepiscono nulla oltre tale raggruppamento, rifuggono dall'idea di stato , che spesso e volentieri è foriero di idee come civiltà, interesse comunitario, onore, numinoso.
    NO, è peggio. Ce l'hanno, ma allo stesso modo tradiscono.

    E se qualcuno prestò giuramento al Fuhrer, come Pio Filippani Ronconi, forse la cosa è da capire.

  9. #9
    Moderatore
    Data Registrazione
    22 Apr 2009
    Messaggi
    10,655
    Mentioned
    22 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito Re: 25 luglio 1943 - l' inizio del disastro di una nazione

    Italia Sociale
    ELOGIO DELLA FURBIZIA ovvero 25 LUGLIO: UNA COMMEDIA TRAGICA


    Giovanna Canzano intervista - Francesco Paolo D'Auria


    24 luglio 2013


    …"Era il novembre del 1942 e, fino ad allora, la guerra era stata coronata da grandi successi su tutti i fronti sia per l’Asse che per il Tripartito. Successivamente, lo si apprende dalle sue memorie (III Vol. "The Hinge of Fate"), Churchill comunicò al suo sodale Roosevelt di aver preso contatti con la Casa Reale Italiana tramite canali Svizzeri. Era il marzo del 1943; non è scritto quali proposte siano state fatte ma, a giudicare dalle dichiarazioni successive e dagli eventi, si deve dare per certo che Churchill abbia cercato di convincere il re d’Italia a liberarsi di Mussolini agitando, come spauracchio, la possibilità di perdere la corona"… Francesco Paolo d’Auria


    Canzano 1: Fra pochi giorni cade il 70° anniversario di un evento fondamentale nella storia della II Guerra Mondiale e della Storia d’Italia. Lei che è appassionato di storia, cosa aggiungerebbe a ciò che finora si è detto da varie fonti?


    d’AURIA: Ritengo che dopo ormai tanto tempo, occorra analizzare con serenità e obiettività quegli eventi i cui attori e comparse erano partecipi di una commedia che finì in tragedia. E’ sempre così quando si segue la via della furbizia. Ecco, ritengo che tutti, nessuno escluso, si siano mossi sulla scena, usando la furbizia, pensando di ottenere dei vantaggi sia personali che, lo speriamo, per l’Italia. Si comportarono quasi tutti da attori mediocri, da sprovveduti, nessuno prevedendo ciò che sarebbe poi successo e tutti pensando di risolvere, con un atto di maestria scenica, una situazione difficilissima e ingarbugliata. Questi personaggi, sia attori che comparse, si impegnarono in un gioco rischioso, fuori del loro controllo, trasformando così una commedia in una vera tragedia.


    Canzano 2: Ma quali erano questi personaggi?


    d’AURIA: Saranno citati i più importanti ma, per rimanere nello schema di questa commedia mal recitata, mi sovviene l’immagine di una vignetta pubblicata sul giornale "L’Uomo Qualunque", organo di un omonimo movimento che ebbe un buon successo negli anni dal ‘45 – al ’48. In questa vignetta, si vedeva una folla di gente che si pigiava l’uno dietro l’altro in un cerchio. La didascalia recitava: TUTTI SODDISFATTI! Nel cerchio si distingueva, con le facce dei politici di allora, il liberale addossato al prete che era addossato al comunista a sua volta addossato al repubblicano e poi al socialista, al socialdemocratico, al missino, all’anarchico, ecc. ecc. ma alla fine il cerchio si chiudeva e ognuno aveva un personaggio davanti ed uno di dietro.. con inequivocabile significato …! Ecco, la storia del 25 luglio si svolse con siffatti commedianti.


    Canzano 3: Ma allora i personaggi?


    d’AURIA: All’indomani della 2° battaglia di El Alamein dove le truppe italo tedesche furono travolte dalla valanga di truppe inglesi, superiori in ragione di uno a dieci per aerei, cannoni, automezzi e carri armati americani, già Churchill scriveva un promemoria prevedendo che la sconfitta avrebbe alienato, nel popolo italiano, la fiducia nella vittoria e nel fascismo. Era il novembre del 1942 e, fino ad allora, la guerra era stata coronata da grandi successi su tutti i fronti sia per l’Asse che per il Tripartito. Successivamente, lo si apprende dalle sue memorie (III Vol. "The Hinge of Fate"), Churchill comunicò al suo sodale Roosevelt di aver preso contatti con la Casa Reale Italiana tramite canali Svizzeri. Era il marzo del 1943; non è scritto quali proposte siano state fatte ma, a giudicare dalle dichiarazioni successive e dagli eventi, si deve dare per certo che Churchill abbia cercato di convincere il re d’Italia a liberarsi di Mussolini agitando, come spauracchio, la possibilità di perdere la corona. (In verità il ricorso ad un referendum istituzionale, come poi in realtà avvenne, era già stato stabilito da Roosevelt e quindi Churchill, facendo promesse di sostegno alla monarchia italiana, in realtà barava al tavolo di gioco. E’ Churchill il primo attore che gioca con slealtà e furbizia.


    Canzano 4: E gli altri?


    d’AURIA: Il secondo attore è certamente Vittorio Emanuele. Il piccolo re pensò di salvare la sua dinastia nella convinzione di poter impunemente gettare nella spazzatura il suo primo ministro, glorificato e accondisceso negli anni della fortuna ma che ora era visibilmente in disgrazia. D’altronde, silurando malamente Mussolini, Vittorio Emanuele pensava di rendersi immacolato delle sue responsabilità, riguardo al regime fascista e alla guerra. Un po’ come il duca Valentino che faceva massacrare coram populo il gabelliere che aveva imposto tasse esose seguendo gli ordini ricevuti. Il popolo esultava per la vendetta, il Valentino se ne andava e le tasse restavano! Vecchia storia quella italiana! Così il re d’Italia pensava di sacrificare un capro espiatorio sull’altare della popolarità e dare agli italiani speranze di pace essendo stato eliminato colui che la guerra l’aveva voluta! (Gli appunti autografi del re, di indubbio significato hanno la data di metà maggio 1943)
    Per realizzare lo sceneggiato, il re aveva bisogno di figuranti, comparse e non più attori. I più importanti sono: il duca Pietro Acquarone e Dino Grandi. Il primo, in realtà, fungeva da intermediario riferendo i pensieri del re e suggerendo le mosse da compiere. Suo, o, per lo meno da lui elaborato, il testo dell’Ordine del Giorno Grandi, un insignificante pezzo di carta che fu preso come pretesto per le successive decisioni e azioni. Grandi era stato un fascista della prima ora, la cui ambizione, tuttavia, era superiore alle sue reali capacità. Era sicuro di essere la pedina vincente in un gioco, che si rivelò sporco fin dall’inizio, e si illuse di esserne lui l’artefice. Pensava di poter vantare capacità di intermediario con l’Inghilterra essendo stato ambasciatore a Londra ma, in realtà, non aveva capito un bel nulla della mentalità inglese. Fu anche lui usato e cestinato ma la sua attività fu nefasta. Si attivò per acquisire consensi all’ordine del giorno e li trovò in altri figuranti: Ciano, Bottai, De Bono. Il primo una nullità che doveva la sua carriera interamente al padre eroe di guerra e al matrimonio con la figlia del Duce. Il secondo, Bottai, era, al contrario, un intellettuale che sicuramente si pentì del suo gesto, tanto che volle espiare il suo tradimento arruolandosi nella legione straniera. Il terzo era un militare anziano, fedele alla tradizione monarchica, forse il meno colpevole. Tutti questi attori di secondo ordine cercarono consensi all’ordine del giorno che, alla fine, si rivelò determinante, per gli eventi che seguirono, ben oltre o contro le intenzioni di alcuni votanti, convinti che lo stesso Mussolini lo avesse approvato.


    Canzano 5: Lei parla per la prima volta di "tradimento" azione di per se indegna che molti storici escludono.


    d’AURIA: A parte che "gli storici" farebbero bene a studiare i documenti e tenere per se le loro teorie spesso dettate da simpatie di parte, vorrei sapere come sarebbe stata definita, da codesti "storici" una identica azione alla corte di Stalin o di Hitler e in che modo sarebbero stati trattati gli artefici. Sono certo che la loro immaginazione, visto che tali Ordini del Giorno non era possibile proporli, non li porterà lontano dalla verità. Mi piacerebbe anche che questi storici dicessero se analoga azione, contraria al governo, poteva aver luogo in Inghilterra: il re d’Albione si mette d’accordo con esponenti di spicco del suo entourage per far fuori il suo Primo Ministro da lui stesso nominato. E non si parli a vanvera di democrazia perché Churchill fu nominato e non eletto e Roosevelt fu eletto forzando i sacri articoli della Costituzione americana! Quindi l’atto di sfiducia al Duce, concordato nascostamente con il re e seguito dall’arresto del primo ministro, non può essere che definito tradimento anche per il fatto che l’Italia era in guerra e in un momento quando occorreva davvero fare appello a tutte le risorse non per passare dalla parte del nemico ma per combatterlo con più efficacia e determinazione.


    Canzano 6: E Mussolini che parte recita nella commedia?


    d’AURIA: Anche lui abbandona le vie della rettitudine e fa appello alla italica furbizia. Forse sperava di poter giocare qualche buona carta e di uscirne ancora una volta vincitore. A Feltre, durante l’incontro con Hitler, Mussolini chiese alla Germania più armi, più materiali, maggiore protezione aerea. Se le sue richieste non fossero state accettate, lo Stato Maggiore italiano chiedeva al Duce di farsi carico di un compito ingrato e difficile: comunicare a Hitler che l’Italia avrebbe chiesto una pace separata. Si noti qui la incongruenza, se non la stupidità, dello Stato Maggiore. L’andamento disastroso della guerra era, in massima parte, da addebitarsi alla insipienza, alla inerzia e alla incapacità degli Stati Maggiori. Ma questo potrebbe essere oggetto di una trattazione separata. Lo Stato Maggiore imputava a Mussolini di "non aver avuto coraggio" per affrontare le ire di Hitler! E perché tale coraggio mancò loro quando, qualche settimana più tardi, ebbero tutto il tempo e la possibilità di presentare a Hitler le stesse proposte? Preferirono tramare in segreto temendo le reazioni di Hitler .. Ma perché tali reazioni avrebbe dovuto non prevederle Mussolini? Mai nessuno che sappia chiarire questi fatti! Si condanna Mussolini e si assolvono gli Stati Maggiori e Badoglio per il tentativo maldestro di cambiamento di fronte e la fuga per evitare le reazioni tedesche! Ma che scempio della intelligenza, quanta ipocrisia e menzogna! E soprattutto quali nefasti risultati per questa italica furbizia. Trasformare una sconfitta in vittoria, l’alleato in nemico e il nemico in alleato. C’è ancora gente che crede a queste idiozie .. ma sono solo italiani del potere a crederci. Comunque Hitler, altro attore sulla scena, non negò aiuti all’Italia. Hitler, non fidandosi di dare armi agli italiani, proponeva di dare non armi e mezzi ma truppe tedesche ben equipaggiate. Chiedeva, inoltre, il comando delle operazioni, cosa che fu poi accettata da Badoglio. Non era insensata la proposta di Hitler: gli alti comandi italiani avevano dato di se una immagine deludente; non così i comandi inferiori e le truppe che, sotto il comando tedesco in Africa Settentrionale, si erano battute gagliardamente. Anche l’Inghilterra aveva accettato la supremazia americana nel comando delle operazioni! Ma Mussolini amava troppo l’Italia per accettare una simile sudditanza. Egli voleva un rapporto assolutamente paritario e questo fu un suo grave errore. Lo stesso Dino Grandi, nelle sue memorie, afferma che Mussolini nutriva uno sviscerato amore per l’Italia e che, se sbagliò e peccò, questo fece per troppo amore e non per incapacità o malafede.
    Tornato da Feltre a Roma sotto bombardamento, Mussolini fu messo al corrente dell’ordine del giorno. Tutto sommato non dovette dispiacergli troppo. Forse pensava di farsi da parte per un po’, lasciare ad altri il compito di trattare con la Germania, e, forse, di trattare con il nemico. Certamente non avrebbe mai immaginato la vigliaccata alle spalle dell’alleato e senza il consenso di questi; nemmeno a parlare, poi, di una resa incondizionata che consegnava l’Italia, mani e piedi legati, alla mercé del vincitore. Assurdo il maldestro tentativo di "cambiamento di fronte", dopo aver dichiarato "la guerra continua a fianco dell’alleato germanico.." e, successivamente, affermato la impossibilità di continuare la guerra, sperando di "saltare sul carro del vincitore"!
    Passata la bufera, in tempi migliori, sarebbe tornato il Mussolini tribuno, il Duce adorato dalle folle, l’Uomo della Provvidenza per una rinascita dopo la guerra. Non era completamente pazza questa prospettiva. Le frasi "aridatece er puzzone" e " se stava mejo quando se stava peggio" rispecchiavano l’umore delle masse popolari non ancora assorbite dal credo comunista. Un Mussolini libero nel 1946 avrebbe avuto certamente un numero enorme di seguaci! Il tentativo di Mussolini, quindi, di farsi da parte per un periodo di tempo non era follia, forse era saggezza e lungimiranza! Voleva e doveva tenersi pronto per la rinascita. I popoli non perdono il loro rango per una sconfitta ma vengono declassati quando non sanno accettare la sconfitta con dignità e onore!


    Canzano 7: Così Mussolini non si oppose affatto all’ordine del giorno.


    d’AURIA: Certamente no. Altrimenti avrebbe proposto un "suo" O.d.G. magari facendolo presentare da altri gerarchi e mettendolo in discussione per primo. Tutti l’avrebbero votato e l’O.d.G. Grandi sarebbe stato insabbiato. Invece Mussolini volle discutere e votare il documento Grandi per primo. L’O.d.G. non aveva alcuna reale importanza ma serviva a Mussolini per vedere chi erano i suoi oppositori e fino a che punto sarebbero giunti. Votarono a favore in diciannove ma, di questi, uno (Albini) ritrattò, Gottardi dichiarò di non aver capito che si votasse contro Mussolini; altri votarono, forse, per inerzia. Nella discussione, Mussolini non attaccò l’O.d.G. ma fece solo delle obiezioni. Si trattava di passare la palla al re? Disse Mussolini. E perché il re dovrebbe accettare di cavare le castagne dal fuoco ai fascisti? Evidentemente Mussolini non sapeva che proprio il re aveva voluto quell’O.d.G. per dare all’arresto del Duce una parvenza di legalità.


    Canzano 8: E cosa successe poi?


    d’AURIA: Mussolini si dimostrò davvero ingenuo. Pensava di trattare con il re una soluzione.
    La moglie Rachele, donna saggia e scaltra, immediatamente lo mise sull’avviso. Fa arrestare i congiurati e non fidarti del re, ella disse. Ma il declino delle stelle è inarrestabile. Le meteore si dissolvono nella atmosfera in un bagliore di luce!


    Canzano 9: Ci potevano essere altre soluzioni?


    d’AURIA: Certamente si. L’Onore di un popolo si misura dal suo coraggio nelle condizioni peggiori e nelle sciagure. Si doveva dar vita ad un movimento di riscossa, di rinascita. Si doveva combattere con maggiore determinazione. Gli italiani, dimentichi degli Ideali risorgimentali, tornarono all’antico vizio dei personalismi, delle convenienze e delle furbizie, tornarono al culto delle fazioni, all’odio e alle guerre civili. Non parlo dei movimenti antifascisti, parlo delle rivalità dopo la guerra fra comunisti e "atlantici" fra partiti, fra individui. La resa incondizionata fu un disastro epocale. Lo sforzo di rinascita, auspicata dai nostri grandi vati, da Dante e Petrarca, a Foscolo, Monti, Leopardi, Carducci e d’Annunzio, inseguita per secoli e culminata con la I Guerra Mondiale e con il fascismo, fu completamente azzerato. L’Italia tornò, per incapacità dei suoi governanti e del popolino mutevole ed egoista, ad essere la espressione geografica derisa e disprezzata da Metternich. Da allora l’Italia non si è mai ripresa, gioca un ruolo di infimo piano sulla scena del mondo, è costretta a mandare i suoi soldati a combattere guerre senza senso per interessi che non riguardano l’Italia. E’ soggetta a continui sberleffi da parte degli USA, dell’India, del Brasile, della Francia, della Germania. Pacche sulle spalle e ordini da eseguire.. Da allora, come disse Mussolini, è cominciato il tempo del bastone e della carota.


    Canzano 10: Le conclusioni?


    d’AURIA: Le conclusioni sono identiche alle premesse. Si celebrò una farsa .. gli attori e le comparse si affollarono sul palcoscenico .. volevano recitare una commedia.. non si accorsero che la commedia si stava trasformando in tragedia! Le conseguenze le subirono gli italiani.





    01/08/2013



    Ultima modifica di Avanguardia; 03-08-13 alle 08:41
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

  10. #10
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    22,342
    Mentioned
    113 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: 25 luglio 1943 - l' inizio del disastro di una nazione

    Canzano 6: E Mussolini che parte recita nella commedia?


    d’AURIA: Anche lui abbandona le vie della rettitudine e fa appello alla italica furbizia.
    .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 14-09-13, 19:32
  2. Il disastro di una nazione
    Di Spetaktor nel forum Eurasiatisti
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 10-10-09, 20:56
  3. Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 04-02-07, 15:01
  4. 25 luglio 1943 - 8 settembre 1943;1 febbraio 2007 - ………?…………..
    Di Veneto Governo nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 02-02-07, 22:27
  5. 19 Luglio 1943 - La documentazione
    Di ardimentoso nel forum Destra Radicale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 20-07-04, 12:32

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226