Un interessante saggio dell'antropologa Carla Pasquinelli:
Riti, purezza e sistema di caste
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Un estratto
La gerarchia socialebasata sulla nozione di purezza relativa ha un effetto particolarmentesfavorevole sulla vita delle donne indù, dal momento che attribuisce loro un doppio e contraddittorio status di purezza e di contaminazione.Da una parte, per la loro prossimitàalla natura - specialmente durante lemestruazioni e il parto – sono una fonte di contaminazione altrettanto potentedi quella associata agli intoccabili, dall’altra, sono venerate come esseripuri, la cui condizione si riflette sull’onore e lo status dei loro uomini. Come si è visto, è la purezza a regolare lagerarchia e l’appartenenza di casta, ma«la purezza di casta - come ha ben messoin luce Allen - è una diretta funzione della purezza delle donne dellafamiglia» (Allen 1990, p. 6). Questo fasì che i membri maschili di una casta siano in larga misura dipendenti per lavalutazione del loro status dallapurezza delle loro donne, sia quelle, sorelle e figlie, che essi danno ad altriuomini in matrimonio, sia le donne che si sono presi per mogli.L’impurità femminileè dunque rischiosa perché costituisce una permanente minaccia di abbassamentodi status. Comunque sia, pure eimpure, le donne sono e restano pericolose: in quanto impure sono ritenute inpossesso di un potere distruttivo che va tenuto sotto il controllo diprescrizioni e divieti sia sul piano normativo sia rituale; la donna pura èconsiderata invece pericolosa per se stessa ed è bisognosa pertanto di una protezione, che le vieneassicurata dalla assidua tutela della famiglia, sempre in grado di sapere dovesi trovi grazie al tintinnio dei numerosi braccialetti di vetro, che ornano lebraccia delle donne indù.In particolare, è lasessualità femminile ad essere oggetto di apprensione e di controllo. Questospiega, tra l’altro, la terribile usanza delle spose bambine, il cui principaleobiettivo per i maschi della famiglia è quello di ricavarne un innalzamento delproprio status, dal momento che dannoin matrimonio una sposa in condizioni di estrema purezza. Oltre al matrimonioin tenera età, tra le altre forme di controllo del pericoloso potere sessuale eriproduttivo delle donne vi è il divieto di divorziare, e per le vedove dirisposarsi, dopo che una usanza ancora più terribile come il sati - vedove bruciate vive sulla pirafunebre del marito - è ormai un ricordo del passato, ma di un passato nemmenotanto lontano. Fanno eccezionerispetto a quest’ultimo divieto le donne Newari, l’antica popolazione stanziata da secoli nella Valle di Kathmandue assoggettata nel 1769 dai Gorka, i nuovi padroni del Nepal checoncessero ai vinti la possibilità dimantenere alcune delle loro usanze, tra cui il privilegio per le donne Newaridi potere divorziare e di risposarsi, sottraendosi così all’amarezzadell’emarginazione che la società indù riserva alle vedove.I Newari occupano unposto a parte tra le genti del Nepal. Costituiscono un gruppo poco numeroso,formato in prevalenza da commercianti e artigiani; la maggioranza continua avivere nella valle di Kathmandu, mentre il resto passa la vita tra fiere ebazar in giro per il Nepal. Parlano una lingua tibeto-birmana, e come religionesi dividono equamente tra induismo e buddismo, che convivono pacificamente dasecoli secondo un modello sincretistico che si ritrova nelle forme di culto,nell’iconografia e nel folklore. La base della gerarchia sociale è anche qui lacasta; i Newari fanno parte di due diverse gerarchie: il loro sistema di castaprecedente l’arrivo dei Gorka, e il sistema di casta imposto dai Gorka dovesono in genere gerarchizzati in un rango intermedio (Hofer 1979, Parish 1993,p. 5). Oltre alle caste, i Newar hannoun’altra fondamentale istituzione: il guthi,una confraternita che regola e controlla la vita rituale e sociale, inserendole persone in una rete di relazioni più ampia della casta, che include anche il patrilignaggio eil territorio di residenza (Nepali 1965, pp. 191-7). Anche nella societàNewari le donne sono soggette alle forme di disciplinamento e di tutela proprie delle società indù, da cui sono peròescluse le bambine impuberi. Fino alla comparsa del menarca, che rappresenta lasoglia dell’impurità femminile, le bambine sono soggette a poche restrizioni esembra che non vi sia l’usanza di darle in spose in tenera età. A salvarle è unrito che viene celebrato da piccole e che consiste nel matrimonio simbolicodella bambina con un frutto dell’albero di bel, che rappresenta il dio Narayan,una delle varie forme di Vishnu, i cui benefici effetti si faranno sentiresoprattutto nell’età adulta. Essendo questo il suo vero matrimonio, la bambinapotrà da grande sposarsi, divorziare, rimanere vedova e risposarsi, come si èvisto, perché resta sempre sposata a Narayan.Le bambine Newari,in virtù del loro stato di purezza, sono spesso oggetto di venerazione e avolte anche di adorazione, come la Kumaridi Kathmandu, la vergine bambina scelta all’età di 4 o 5 anni per esserevenerata come dea vivente, oggetto di un culto quotidiano da parte dei locali egrande attrazione per i turisti che stazionano in attesa di vederla nel cortiledel bellissimo palazzo di Durban Square, dove vive fino al momento drammatico,quando con il menarca perderà per sempre la sua purezza e verrà immediatamenteallontanata per essere sostituita da un’altra vergine bambina.Ma anche tra le muradomestiche, almeno nelle caste superiori, le bambine sono oggetto divenerazione da parte di alcuni membri della famiglia. Il padre si prostra aipiedi della figlia perché è una vergine (Kumari),come la madre, il fratello più grande e sua moglie. Una volta sposate, il loro status precipiterà e toccherà a loroprostrarsi ogni mattina ai piedi del marito e della suocera – con il matrimonioogni donna passa sotto il controllo del marito e della sua famiglia - mentregenitori e fratello continueranno ancora a venerarla. La stessa donna è dunquesacra per il fratello e impura per il marito. Lo stato di purezza è relazionalecosì come quello di impurità; entrambi dipendono strettamente dal tipo direlazioni tra i soggetti, di cui è difficilissimo seguire l’andamento perl’intricata rete di relazioni pratiche e simboliche che ogni personaintrattiene con le altre e queste tra loro. La grande svoltanella vita di una donna è rappresentata dal menarca, quando il suo corpocomincia a sanguinare e la sua intera esistenza viene sconvolta dall’impuritàinterna legata agli aspetti organici delle sue funzioni riproduttive. Presso iNewari la prima mestruazione è particolarmente drammatica, poiché non è solo ladonna ad essere contaminata ma anche tutti membri della comunità familiare perun periodo ancora più lungo di quello che si verifica in occasione di unanascita, altro evento ad alto rischio. Da questo momento in poi la donna è destinata aentrare mensilmente in uno stato di impurità temporanea. Le mestruazionicostituiscono una fonte di contaminazione particolarmente potente, tanto che ladonna viene tenuta isolata per almeno cinque giorni, durante i quali non puòandare al tempio, né cucinare, né tantomeno andare a prendere l’acqua o toccarequalcuno dei familiari. Questa reclusione ha lo scopo di difendere il restodella famiglia dalla contaminazione, dato che durante il periodo mestruale una donna non è solo impura, è anche pericolosa, perché comporta ilrischio di un abbassamento di statusnella gerarchia di casta. Nonostante tale emarginazione, la loro impuritàmensile costituisce paradossalmente unvantaggio per le donne, come hanno notato non a torto alcune studiose femministe, perché permetteloro di riposarsi e di coltivare il rapporto con le amiche, trovando identità ericonoscimento nella solidarietà di genere, mentre a soffrirne alla fine sono molto di più i mariti che se la devonocavare da soli (Bennett 1983, p. 45 ).




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