Temevo non ci fosse nulla da imparare da una biografia di Mick Jagger, nemmeno se informatissima come quella di Philip Norman pubblicata da Mondadori: cosa ti può insegnare un uomo che ha ricevuto tutto, come lui stesso onestamente dichiara in “God gave me everything”? I doni bisogna che te li donino, mica te li puoi donare da solo. Eppure. Eppure in un capitolo entra in scena Sua Altissima Serenissima Rupert zu Loewenstein, principe, cattolico tridentino e banchiere: fu lui che agli Stones, inseguiti dal fisco inglese, fece prendere residenza all’estero. In quel 1970 il gruppo, che fra Rolls e magioni aristocratiche viveva parecchio al di sopra delle proprie possibilità, era sull’orlo della bancarotta e senza questa alzata d’ingegno si sarebbe dovuto sciogliere: in tal caso niente “Wild horses”, niente “Exile on Main Street” (disco appunto ispirato all’esilio tributario), niente “Angie”, niente “Time waits for no one”… Senza soldi non si cantano messe, figuriamoci rock’n’roll. Dalla biografia di Mick Jagger ho imparato che l’evasione aiuta molto la composizione. Possa anch’io trovare il mio principe.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
di Camillo Langone

Preghiera del 26 luglio 2013 - [ Il Foglio.it › Preghiera ]