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Discussione: Il Paganesimo slavo

  1. #1
    Ghibellino
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    Predefinito Il Paganesimo slavo

    L’argomento Paganesimo in generale è vastissimo e complicatissimo peraltro e l’indagine, da noi già iniziata molti anni fa, ci ha richiesto ancora nuove messe a fuoco di varie questioni oltre ad una scelta più accurata dei testi dei vari autori che se ne sono occupati (quasi tutti di lingua russa e tedesca per quanto riguarda il lato russo-slavo) ed ora dobbiamo dire che ne è valsa la pena.
    Soprattutto abbiamo evidenziato il ruolo pesantissimo del proselitismo cattolico (molto più invasivo e fanatico di quello ortodosso) durante il Medioevo quando la Chiesa di Roma nella sua espansione economica tentò in varie riprese di fagocitare l’Ortodossia e, allo stesso tempo e in tutti i modi, di ottenebrare il Paganesimo. Con i reboanti e continui proclami dalla sede papale contro i pagani si misero insieme persino eserciti “santi” crociati per combattere le cosiddette eresie e qualsiasi altra fede tradizionale, non accettando per queste ultime che esse potessero esser messe sullo stesso piano di una religione indipendente e autonoma come quella cristiana e anzitutto non concedendo alcuna alternativa per i credi imperanti nei nuovi territori nordici che si andavano conquistando. Nel periodo storico che va dal 1000 al 1500 qualsiasi tipo di concorrenza religiosa venne considerato nocivo e fu combattuto ovunque e comunque con veemenza. Ciò naturalmente portò ad un rafforzamento degli odi reciproci e non soltanto fra le due grandi centrali cristiane (Roma e Costantinopoli) per l’accaparramento dei possibili catecumeni, ma anche fra i piccoli gruppi pagani locali, ciascuno geloso delle proprie origini e mal disposto a passare sotto un nuovo regime ideologico-politico.
    Per fortuna in questi ultimi anni sono stati pubblicati lavori molto puntuali e meticolosi sull’argomento Chiesa Cattolica e lotta contro il Paganesimo e ci siamo accorti che quest’ultima fede, primordiale e in fin dei conti ecologica, sta ritornando in auge in tutta Europa a dispetto delle pretese cattoliche di reclamare per Roma l’unica fonte delle “radici cristiane europee”. In Italia già questo rigurgito pagano è cominciato alcuni anni fa quando si legalizzarono maghi e stregoni e si riconobbero i culti esoterici e i miracolosi guaritori. Oggi però nel Nord europeo germanico e protestante le antiche credenze come la Wicca stanno tornando alla ribalta e, in particolare nel mondo slavo, le vecchie feste agricole pagane ritornano rivissute un po’ con troppa fantasia in Ucraina e nel nord russo. Persino fra i popoli dell’Asia Centrale dopo il frantumarsi dell’URSS, malgrado l’ateismo di stato, le genti siberiane e centro-asiatiche mantenutesi buddiste o musulmane in superficie hanno riscoperto lo sciamanesimo buriato, ad esempio, ancora una volta sorge il desiderio di ritornare ai vecchi modi di guardare al mondo senza dover passare per forza attraverso la mediazione delle religioni tradizionali o dei poteri politici ideologizzati (come quasi-religioni).
    Insomma credenze totalizzanti come il Cristianesimo o l’Islam e i loro proclami su pace e fratellanza dei popoli oggi appaiono materiali ideologici stantii e sono niente di più che affannose millanterie tratte da mitologie ormai in declino che riescono a sopravvivere solo se si affidano agli estremismi.
    Certo, in Italia la questione è delicata e scabrosa. Qui ha sede la centrale cristiana più potente e perciò richiede molto coraggio porre Paganesimo e Cristianesimo, religione del Diavolo e religione di Dio, in un confronto “paritario”, ma nuove verità storiche sono recentemente emerse in area protestante che non possono essere messe da parte e così abbiamo messo insieme questo piccolo saggio che potrà servire come testo-guida per i tanti curiosi desiderosi di saperne di più.
    Occorre avvertire che la parola russo che s’incontrerà molto spesso, non ha molta attinenza con una nazionalità ben definita, ma indica esclusivamente durante il Medioevo un abitante slavo (o assimilato) delle Terre Russe e la sua lingua.
    Aggiungiamo che la parola russa più corrente per Paganesimo è JAZYC’ESTVO traducibile con appartenenza ad un certo popolo nel senso che chi lo pratica non appartiene al “popolo cristianizzato”, ma ad un altro diverso. Un’accezione quindi semanticamente molto più ampia di PAGANUS e non così negativa. La parola russa è dell’XI sec. e si rifà alla divisione dei popoli riconoscibile attraverso le diverse lingue nella leggenda biblica della Torre di Babele e perciò è anche una tacita testimone di una situazione multietnica della Terra Russa che non sempre la centrale cristiana di Kiev (e poi quella di Mosca) seppe affrontare con successo, rassegnandosi a tentare di tener separate la cultura urbana (minima, in confronto all’urbanizzazione massiccia nel Medioevo occidentale) dalla cultura contadina e condannandosi in questo modo a dover sopportare la cosiddetta doppia-fede (dvojeverje) fino al XIX sec. d.C.
    Esiste poi il problema intrinseco (italiano, ma non solo) dell’essere convinti che i concetti di dio, religione etc. elaborati in duemila anni di Cristianesimo siano dei concetti assoluti e indiscutibili e che qualsiasi altra idea sugli stessi “oggetti di discussione” è classificata in modo ostile di rango inferiore e a noi sempre aliena. Idolatra, pagano, politeista, animista, non credente etc. sono tutte parole che il Cristianesimo, specialmente nella versione cattolica, ci ha insegnato ad usare con forti negatività e quindi sviando ogni ricerca in merito.
    E’ tutto vero? E’ giusto così? Chiediamocelo…
    1. Discutiamo sul mito
    Per cominciare cercheremo di mettere a fuoco perché nasce un mito. Più avanti tenteremo persino di definirlo per distinguerlo dalla favola o dal racconto ludico per bambini e più oltre, interessati alla Mitologia Slava, tenteremo di ricostruire gli aspetti peculiari dei miti slavi, sebbene, occorre dirlo subito, se ne sa poco a causa delle scarsissime notizie pervenuteci. Purtroppo da questo lato la situazione documentaria molto lamentevole, seppur simile a quella degli altri Paganesimi del nord d’Europa, è dovuta al ruolo pertinace della Chiesa Cristiana intenta ad obliterare le religioni “della campagna” ovunque esse si annidassero. Nel Medioevo il significato di paganus indicava con sprezzo il contadino imbelle e solo successivamente passò ad indicare il non-cristiano. In questo processo ideologico-linguistico la Chiesa ebbe un ruolo molto pesante e ciononostante, proprio in base alle indicazioni che trapelano dalle proibizioni o dalle ridicolizzazioni messe insieme dai ministri del culto e pensatori cristiani contro i pagani, si riesce a raccogliere qualche elemento su cui investigare… purché si respinga la voglia di far rivivere i riti e gli dèi pagani in vesti romantiche e in contesti assolutamente non storici!
    Sarebbe pure il momento di farsi un’idea di che cosa sia una religione, ma qui non è la sede per discuterne a fondo (si è scritto tantissimo e si è dibattuto altrettanto) e noi semplificheremo dicendo che, dal punto di vista scientifico, una religione non è altro che un sistema mitologico che tenta di offrire (ognuna meglio di altre) spiegazioni “scientifiche” sul significato del nostro essere vivi nel mondo e di come possiamo rapportarci con l’eventuale creatore.
    Nel passato furono introdotti dagli etnografi europei molti termini ambigui allo scopo di distinguere le religioni dominanti sedicenti portatrici di verità e di etiche universali dalle altre sparse nel mondo coloniale. Di conseguenza un termine come animismo (ogni oggetto ha una natura viva e divina) ascritto più spesso al Paganesimo nordico e alla sua mitologia ha avuto una sua ragion d’essere esclusivamente nel porre quelle credenze su un gradino più basso per svalutarle sul ricco mercato delle idee.
    Oggi ciò non ha più valore anche perché, a ben riflettere, non è forse il Cristianesimo spontaneamente ad ammettere l’esistenza degli dèi pagani definendoli Demoni o emanazioni del Diavolo esortando a disprezzarne la venerazione (riti satanici) perché diretta ad un essere, pur divino, di rango inferiore (un angelo ribelle) al Dio Creatore Cristiano? E infine perché una mitologia, per il fatto d’esser pagana, deve essere ostracizzata come “superstizione” (parola che, seppur carica di significati negativi in quasi tutte le lingue europee, significava pratica religiosa esistente al di là dei riti ammessi dallo stato imperiale romano) e un’altra mitologia, in quanto cristiana, deve essere considerata “la religione superiore” a tutte le altre?
    Mito e Mitologia sono parole derivate dal greco che indicano peraltro ora un racconto orale ora una loro raccolta organica. Attenzione però! Mentre il Paganesimo greco-romano e la sua mitologia erano tenuti in ottima stima dal pensiero cristiano almeno quali predecessori del “sapere medievale” (la Santa Sofia), per i popoli nordici su questo argomento tutto resta pressoché sconosciuto. Ammettere l’esistenza di una loro propria Mitologia presso queste genti in quel periodo storico era impossibile giacché si sarebbe attribuita loro una civiltà alla quale non avevano ancora diritto. Eppure il Cristianesimo era nato e stava fiorendo a spese della civiltà greco-romana, radicata e antica con la sua Religione di Stato pagana a fondamento del potere (Giulio Cesare, ad esempio, assunse il ruolo sacrale altissimo di Pontifex Maximus nel 63 a.C.!). La Chiesa però in ascesa all’interno del potere dell’Impero impose prima d’ogni altra cosa che si lasciasse il maggior spazio al dio maggiore di tutti, quello cristiano, e in più, giacché i confini dell’Impero per molti anni ancora rimasero il Vallo di Adriano in Inghilterra e nella Mitteleuropa il bacino del Reno e dell’Elba, fece sì che delle mitologie dei popoli slavi e baltici (o delle steppe) si continuasse a parlare sempre meno.
    Di fatto i romani avevano una mitologia ufficiale ben elaborata in un corpus letterario importante e sistematizzato da secoli. Il loro pantheon pre-cristiano per di più si arricchiva di nuovi dèi ogni qual volta l’Impero conquistava una regione nuova col suo popolo e, seppur raramente, i romani qualche peculiarità delle religioni dei loro sudditi e degli dèi rispettivi la annotavano. Ad esempio Plinio il Vecchio o Tacito scrivono delle credenze germano-baltiche.
    Comunque sia, gli scontri fra i centri di propaganda cristiani e i focolai pagani furono frequentissimi, sebbene gli osservatori contemporanei li considerassero episodi di secondo ordine. Potremmo già partire da Gregorio Magno che nel VII sec. d.C. fu uno dei primi ad avere notizie sugli Slavi in movimento migratorio verso il sud di prima mano in una corrispondenza con Massimo, vescovo di Tessalonica (Salonicco). Questo Papa tentò di circoscrivere l’ostilità ideologica con i pagani raccomandando, tra l’altro, non tanto di combattere usi e costumi o di distruggere luoghi di culto eventuali e di eliminarli con la forza (malgrado tutto, le armi non furono mai bandite), quanto invece di integrarli negli usi e nella morale cristiana assimilando possibilmente le loro feste e i loro riti sotto la protezione dei santi venerati dalla Chiesa (a volte inventandone di nuovi all’uopo). Se si tiene conto che il Cristianesimo era una “religione cittadina” e che in quel tempo era all’acme del successo, quella soluzione suggerita allora era la migliore.
    Quattro secoli dopo il Cristianesimo invece appare in regresso mentre i pagani non sono assolutamente scomparsi. Anzi! Lustrati dalla benedizione con acqua santa cristiana, perseverano imperterriti nelle loro religioni e nei loro riti, talvolta nella clandestinità o (specie in ambito russo) nella cosiddetta doppia-fede. Nuovi espedienti furono perciò implementati da Roma (e da Costantinopoli) per aggirare il problema delle conversioni troppo forzate e per smorzare in qualche modo l’odio reciproco crescente visto che la nuova fede comportava sempre l’assoggettamento ai poteri secolari sponsorizzati dalla stessa Chiesa.
    Le manovre cristiane, al di là della spiritualità che non interessa toccare qui, in realtà più che una lotta per l’affermazione di una spiritualità religiosa erano di natura prettamente economica: un piano di investimenti a lungo termine per l’ampliamento del consenso popolare alla raccolta di prebende e alle imposizioni delle corvées! Per di più mentre la Mitologia Cristiana aveva il sapore di novità straniera (la sua origine mediorientale), quella pagana nordica per noi è notevole poiché appare essere molto antica e di chiaro stampo nazionale ossia una rielaborazione di materiale addirittura attinto dal fondo preistorico e prezioso comune indoeuropeo!
    Alfine eventuali raffronti della Mitologia Classica con quanto è “spremibile” dalle “cancellazioni” effettuate dalla Chiesa dovrebbero poterci servire ad una ricostruzione accettabile del Paganesimo slavo-russo, sebbene con una cronologia incerta e quindi torniamo al mito. Racconto orale? Sì, ma non basta! I miti fanno parte della vita umana (e perché dovrebbe essere altrimenti?) e per capire a che (e se) servono è molto importante. Immaginando un viaggio a ritroso nel tempo e tenendo conto di quanto sappiamo del mondo medievale slavo iniziamo il nostro discorso dalla nascita, dal momento in cui un nuovo piccolo uomo entra nell’universo “terreno”, luogo sconosciuto e alle prime apparenze ostile e irto di pericoli. Qui, dove avviene il primo impatto fisico con oggetti ed altri esseri viventi e dove vive l’unica vera e riconoscibile genitrice e fonte di vita e di cibo, il nuovo venuto probabilmente passerà il resto della vita. Sua madre, conoscendo già da lungo tempo (grazie all’età sua e all’esperienza) lo spazio in cui si muove, è in grado invece di districarsi fra gli ostacoli colà esistenti e, a parte il fatto di essersi dapprima assicurata che il neonato all’apparenza è sano e che vivrà, sente dentro di sé il compito assegnatole dalla natura (prima a lei e poi al padre o ai padri) di trasmettere le conoscenze da lei accumulate fino a quel momento affinché il bimbo possa acquisire sufficienti gradi di libertà per continuare a vivere dove si trova. La famiglia (il raggruppamento umano dominante nel Medioevo slavo formata da numerosi membri conviventi) è ormai da qualche secolo paternalistica e con la nascita se ne è parte per definizione. Tuttavia il neonato per diventarne membro rimarrà legato alla madre strettamente per un certo periodo di tempo di “tirocinio alla vita” prima dell’ingresso nel mondo degli adulti.
    Abbiamo parlato di comunità e del bisogno di farne parte, ma perché? A che serve un tale gruppo organizzato di più persone e perché esso è così importante per il nuovo piccolo uomo? Non abbiamo la competenza necessaria per una definizione scientifica in termini antropologici e culturali né per discutere i principi generali con cui in etnografia si classificano le comunità umane esistenti e quindi lasciamo il lettore alla ricerca più specializzata su questo aspetto della questione. Quel che ci preme dire qui è che la necessità di uomini e donne adulti di stare insieme in modo stabile sorse moltissimi millenni fa. Probabilmente occorreva alla donna-madre difendersi dagli assalti di animali predatori sui propri piccoli come pure serviva per dividersi meglio il lavoro di ricerca e di produzione del cibo (attività fondate e dirette dalla donna) con il maschio. Per la riproduzione della specie inoltre una comunità faceva sì che uomo e donna potessero incontrarsi ed accoppiarsi senza difficoltà. Sottolineiamo queste necessità e notiamo che sono sempre connesse fra di loro, se si pensa che per la riproduzione occorre essere giunti non solo all’età giusta, ma essere in buone condizioni fisiche e psicologiche (cioè sazi e contenti) e avere un luogo protetto dove compierla. E qui s’inserisce anche la questione del territorio perché una comunità occupa un “suo” spazio riservato col quale è ben relazionata. Un vero e proprio universo nuovo!
    Dalle esperienze e dalle osservazioni fatte finora sul campo dagli antropologi in quasi tutto il mondo nelle società cosiddette pre-moderne (anche moderne!) e in consonanza con l’ambiente il primo passo per accedere al mondo degli adulti è l’iniziazione ossia il processo che il nuovo membro (di solito giovane) percorrerà con gli appropriati riti (altro termine da chiarire meglio). Logicamente è da pensare che l’aspirante-membro abbia imparato a governare tutte le funzioni del proprio corpo (pubertà) prima di essere iniziato e quindi c’è da aspettarsi una verifica anche in quel senso. Si procede prima di tutto ad incutere nel novizio il rispetto per l’autorità costituita ossia per le gerarchie d’età (e di sesso) esistenti nella comunità. Tale obbedienza alle regole occorre inculcarla immediatamente, se si vuole rendere credibile la procedura di trasmissione della cultura adulta tradizionale e paternalistica. Inoltre l’iniziazione è accompagnata, per il tramite di persone vicine al novizio, dall’apprendimento di come si costruiscono e come si adoperano certi arnesi o, ad esempio, come lavorare il legno o spaccare le pietre o come seminare o come usare le armi e tante altre cose giacché gli arnesi e le attività lavorative sono elementi tradizionali esclusivi della comunità (magici) e l’insegnamento di queste cose fa parte dei riti iniziatici.
    Non essendoci ancora l’uso dello scrivere, è inutile cercare dei “libri di testo” a questo stadio e la verbalità è il mezzo di comunicazione eletto, specialmente se le notizie da trasmettere si riferiscono a circostanze e ad effetti non riproducibili nell’immediato, ma prevedibili invece nel futuro. L’istruzione perciò parte dalla parola per cui la facoltà più importante richiesta al novizio per apprendere il mito (e per capirlo) è la dominanza della lingua parlata nella comunità.
    E qui entriamo nel campo di quella che possiamo chiamare la Civiltà del Parlare che sembra distinguere l’uomo dagli altri animali ossia dell’uso del linguaggio articolato per rapportarsi l’un con l’altro!
    Avete mai notato che all’udire persino un semplice suono, emesso o no da bocca umana, immediatamente nella mente (addirittura prima di saper parlare o comprendere una lingua) si generano degli “oggetti mentali”? Noi li abbiamo riordinati in tre tipi: 1. Sensazioni (paura, meraviglia, apprensione, allegria, soddisfazione etc.) o memorie olfattive o tattili, 2. Immagini di oggetti a noi noti da esperienze passate (nel nostro archivio mentale personale) con le loro relazioni con altri oggetti e infine 3. Immagini di persone o di figure che assomiglino a uomini (mostri o qualcosa di simile), composte dai tanti pezzi estratti dalle immagini mentali pre-archiviate. Proprio a causa dell’archivio mentale diverso fra le persone esiste il pericolo che l’immagine creata nella mente di chi ascolta sia diversa da quella trasmessa da chi parla per cui onde evitare fraintendimenti la lingua fornisce la possibilità di ricorrere a descrizioni gradualmente più dettagliate, all’aggiunta un po’ alla volta di particolari più intimi etc. etc. finché i due “oggetti mentali” (del parlante e dell’ascoltante) alla fine coincidono.
    Chiaramente esiste un linguaggio mitico (aulico, poetico) e uno d’ogni giorno quasi contrapposti che però non devono far mai pensare che il mito sia favola o invenzione, a seconda del linguaggio usato. E’ anche vero che nel mito si ricorre a parole reboanti, si evocano personaggi straordinari, si parla di eroi ed eroine coinvolti in eventi straordinari e fantastici, ma si fa ciò perché serve mettere in risalto certi tratti dell’evento rispetto ad altri.
    Vediamo un po’ più in concreto.
    Da un libro di fisica traiamo la seguente descrizione di un’esperienza abbastanza comune: Definiamo un piano inclinato un piano che incontra un altro piano orizzontale di riferimento con una certa angolazione. Ogni volta che poniamo una sfera sulla parte più alta del piano inclinato, vedremo la sfera rotolare verso il basso. Di qui deduciamo che qualsiasi corpo posto su una superficie inclinata rispetto al piano orizzontale terrestre da una certa altezza tende a cadere sempre verso il basso per gravità.
    Passiamo ora alla Mitologia Greca e leggiamo il mito di Sisifo: Sisifo, figlio di Eolo e Enarete, era un re rinomato per i suoi atti fraudolenti, tanto che riuscì persino ad ingannare la Morte. Gli dèi lo punirono per l’orgoglio di voler diventare immortale come loro e lo condannarono nell’Ade ad un supplizio eterno. Con l’aiuto delle mani e dei piedi doveva portare in cime ad una montagna un masso facendolo rotolare. A breve distanza dalla cima, il masso però ogni volta gli sfuggiva e cadeva rotolando verso il basso, per cui Sisifo doveva ricominciare tutto daccapo.
    Nei due testi è stata descritta la stessa esperienza e noi l’abbiamo letta una volta in “versione scientifica” e un’altra volta in “versione mitica”. E’ chiara la differenza?
    Tuttavia non occorre dare tutto per scontato nel mito e Socrate, una grande autorità del passato, dice infatti nel Gorgia, raccontando a Callicle il mito di come gli dèi si divisero il dominio sul mondo: “Ascolta un racconto molto bello, che tu considererai un mito, credo, e io invece un vero discorso.” Il filosofo intende dire che il mito normalmente racconta un evento vero accaduto nel passato e, siccome forse non si ripeterà più uguale nel futuro o nel presente, va accettato, creduto e tramandato così com’è usando della personale libera scelta. Non a caso il filosofo fu condannato a morte a causa della sua convinzione che l’intelletto umano fosse libero, ispirato dal daimon, una forza divina autonoma che penetra nella mente e che dà la possibilità di parlare in modo diverso dal tradizionale. Un tal modo di usare il mito già a quei tempi faceva paura perché poteva cambiare la visione del mondo e distruggere la tradizione in un periodo (VI-V sec. a.C.) in cui il pensiero greco stava passando con fatica alla cosiddetta scientificità del discorso libero (logos), rispetto a quello mitico (mythos).
    Per concludere, linguaggio e mito sono strettamente collegati e il mito con la sua trama e i suoi personaggi è il miglior espediente materiale per fissare un contenuto orale nella mente umana, se il “ricevitore” non è ancora abituato a scrivere o non conosce o non ha tempo di assimilare il messaggio lanciato in altro modo più durevole.
    Questo è il mito: Un racconto stratificato nel tempo di un’esperienza reale (o imposta in sogno, sebbene in modo diverso non libero) subita o compiuta dai membri di una definita comunità e poi fissata in una serie di parole (per principio immutabili, ma in realtà modificabili non appena il mito diventa obsoleto o cambia la lingua materiale) che il neofita ascolterà e ripeterà allo scopo di incorporarlo letteralmente negli atteggiamenti propri e nei propri modi di affrontare gli ostacoli quotidiani.
    Il mito nel raccontarlo è inoltre accompagnato da canti, litanie e danze che non sono altro che delle tecniche mnemoniche antichissime usate affinché la trasmissione orale ottenga maggior successo. E’ persino logico che ciò avvenga poiché l’intervento del genio artistico alla fine lo trasforma in patrimonio di bellezza del gruppo. E l’efficacia di queste tecniche è tanto vera che il Cristianesimo le sfruttò tutte, queste tecniche, per diffondere la propria mitologia. Con drammi sacri, con cori ed altri tipi di insegnamenti cantati e suonati, la Chiesa tese, si noti bene il caso cristiano, a deviare e legare l’attenzione del “catecumeno” sempre più verso lo scritto affinché i miti cristiani (il Vangelo, la Bibbia) si fissassero immutabili nel tempo, ma soprattutto s’imponessero come culturalmente superiori alle mitologie non scritte del resto d’Europa.
    Assodato così che il mito è la parte essenziale della tradizione culturale di una certa cultura, i tratti accertati ci sembrano ora chiari: 1. Una descrizione del mondo in cui viviamo 2. Una morale pedagogica da apprendere affinché siano evitati danni fisici al proprio corpo e a quello degli altri e 3. Suggerire che il comportamento, il personaggio e l’evento mitici sono modelli da imitare affinché l’ordine naturale non venga inutilmente disturbato.
    E di qui balza subito agli occhi un’altra equazione importantissima che avvolge la lingua articolata e il mito: Il mondo esiste perché è stato creato dalla parola!
    E’ un dibattito antichissimo e affollatissimo di dotti pensatori che nel mondo medioevale “scritto” cristiano addirittura s’inaugura intorno al 600 d.C. con la famosa enciclopedia di Isidoro di Siviglia e le sue fantastiche (ma, a suo dire, pedagogiche) etimologie! Tutto ciò in definitiva è notevole dato che la magia della parola è pure il contenuto “pagano” degli scongiuri, delle formule per i sortilegi e per gli incantesimi o, sul versante cristiano, delle benedizioni, degli anatemi e robe simili!
    Noi però qui insistiamo sul punto che, comunque sia, la Mitologia Pagana nordica tramandatisi di generazione in generazione non scomparve del tutto, sebbene resti a volte arduo distinguerla da quella cristiana o, genericamente, da quella dei diversi popoli del Nord. Quando la ricercatrice russa contemporanea T. I. Sen’kina ammette che… “i racconti popolari della Carelia (finnica) attirano l’attenzione per la le loro strette relazioni con le byline (russe)…”, ci conforta ulteriormente registrare l’indicazione di una situazione d’avanzata ibridazione culturale fra Slavi, Balti e Finni. Chissà! I legami personali o le partecipazioni interreligiose di tanti secoli fa rendono più facile confrontare le varie mitologie presenti nell’ambiente nordico.
    Purtroppo, come scrive E. Levkievskaja, la Mitologia Russa in particolare è troppo giovane (non supererebbe i 1000 anni d’età) e metterla insieme è un lavoro molto difficile quando occorra individuare un mito, caratterizzarlo e sistemarlo in uno schema dato. A nostro avviso, sarebbe oggi una perdita di tempo dacché i miti russi ormai sono cristallizzati nella grande massa dei racconti popolari o byline che circolano ancora nel mondo contadino.
    D’altronde, relegare i miti slavo-russi raccolti con meticolosità soprattutto da A. Afanas’ev e V.I. Dal’ nel folclore popolare non significa affatto che essi abbiano perso la loro natura mista, ovunque questa si nasconda nei loro testi, o che, giusto per questo motivo, non continuino a vivere nell’animo e nelle azioni quotidiane della gente russa delle Terre Russe di oggi.
    Dalle ricerche appassionate di V. Propp (prima di altri) si riesce ad individuare nelle byline addirittura un loro fondo storico dal quale ricostruire qualche evento passato con una certa approssimata sicurezza.
    In conclusione, non sarebbe neppure sbagliato nella ricerca presente abbandonare la parola mito per sostituirla con quella slavo-russa di bylina visto che il mito non è prescindibile dalla cultura che lo ha creato, se non fosse che le byline slavo-russe in Italia e nell’Occidente sono poco conosciute e altrettanto poco studiate.
    Nato a Taranto, A. Marturano ha studiato nelle Università di Bari, poi di Pavia, infine di Amburgo, dove ha chiuso i suoi corsi di laurea in chimica industriale. Non ha mai lavorato come chimico e ha invece sfruttato le sue conoscenze linguistiche. Conosce infatti (parla e scrive correntemente) russo, inglese, tedesco, francese, spagnolo, ungherese e ne ha studiate un'altra decina che spera di portare a maggiore perfezione nel prossimo futuro. Si è diplomato in Lingua Russa all'Istituto Pusckin di Mosca dove ha avuto inizio la sua avventura nel Medioevo Russo. Lavorando sui mercati internazionali si era infatti appassionato al Medioevo, ma quando scoprì che non riusciva mai a sapere gran che su quello russo, colse l'occasione della tesi all'Istituto Pusckin e scelse di studiare un personaggio del Medioevo bielorusso, Santa Eufrosina di Polozk: di lì via via è entrato in quel mondo magico e nuovo.
    L'autore ha pubblicato:


    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Re: Il Paganesimo slavo

    Dai remotissimi tempi della sua apparizione sulla Terra, come già sappiamo, l’uomo è affannato da una grande preoccupazione: Non riesce a prevedere il proprio futuro! L’angoscia sua maggiore è che l’unica cosa che conosce per certa è che dal suo percorso temporale e corporale che si chiama vita… non ne uscirà vivo! Come fare a godersi la vita, se non può programmare il futuro? Capisce bene che, se conoscesse in anticipo quando morirà, potrebbe pianificare meglio ogni sua azione presente per godere di risultati più favorevoli a lui e ai suoi rampolli. Così si affanna a cercare di acquisire tale conoscenza… ma dove? Non c’è scelta. Questo è il mondo dov’è nato e vive e qui c’è la soluzione, ammesso che ce ne se ne trovi una soddisfacente. Di qui nasce la sua assillante indagine della natura…
    Dobbiamo però subito cambiare soggetto e dire che la natura con i suoi fenomeni fu ed è l’oggetto di costante osservazione… della donna!
    Chiediamo venia naturalmente agli uomini maschi, ma sono proprio le meticolose e curiose donne che nella realtà fecero le tantissime scoperte empirico-scientifiche che portarono allo sviluppo delle prime civiltà conosciute. Fu la donna a scoprire una certa ciclicità nel mondo già a partire dalla luna e dalle sue fasi legate al corpo femminile che mestrua con lo stesso ritmo lunare e non più con l’estro stagionale delle femmine animali o il sole che sorge e tramonta o ancora le piante seminate che danno frutti e che, riseminate, ridanno più o meno gli stessi frutti etc. etc.
    La stessa invenzione del linguaggio articolato è da attribuire alla donna la quale, custode di questo sapere, per quel nuovo ed economico (si può comunicare nello stesso momento in cui il resto del corpo è occupato a far altro!) mezzo lo trasmetteva ai suoi figli!
    Contemplando quanto avviene intorno e osservando gli animali che avevano dell’esperienza anteriore alla sua, a poco a poco la femmina umana accumula la conoscenza con cui interpretare i fenomeni reali e per iniziare una propria sperimentazione sugli stessi. Comincia in vari modi a classificare i fenomeni e s’accorge che quasi tutti si ripetono senza variazioni. E questa è la prima grande conquista sulla via per la previsione del futuro giacché, se di un evento se ne sa l’andamento, lo si può sfruttare (o evitare, a seconda dei casi) perché già… se ne conosce l’esito finale! In altre parole la donna scopre la causalità secondo cui, se si agisce su un evento apparentemente già verificato in passato e sul quale abbiamo tentato degli interventi diretti per gestirlo a nostro modo affinché non ci arrechi danno, ripetendo la stessa sequenza di azioni s’ottiene sempre e certamente il successo già avuto. Ecco forse come indovinare il futuro partendo dai dati a disposizione nel presente!
    Di qui scaturisce persino un’importante maniera di sperimentare sempre e ovunque ossia il metodo dei tentativi ripetuti: trial-and-error! E’ utilissimo per la sopravvivenza sin dai primi passi nella vita dell’essere umano (benché rischioso se si sbaglia) e giustamente è presente nelle “istruzioni per vivere” date dalle madri ai propri figli: Prova così! Se non va, riprova in altro modo… e così via, finché ti riesce!
    Possibilmente il successo maggiore del principio di causalità (nella propagazione filosofica del concetto) nella società europea antica si sia affermato proprio a partire dal VI sec. a.C. con Talete di Mileto il quale, usando di quel principio, fece le scoperte astronomiche che lo portarono a prevedere le eclissi solari. Tuttavia, purtroppo, l’osservazione e la sperimentazione dava anche casi in cui si notava che, mentre molti fenomeni si ripetono immutati, altri invece accadono improvvisi e inattesi e che tentando in tutti i modi di applicare la causalità nell’intervento umano sulla natura a volte si fallisce nell’intento.
    Come è possibile ciò? Addirittura sembrava a volte che l’anomalia fosse la conseguenza del comportamento di una data persona o di un dato gruppo di individui! Di fronte ad un terremoto, un’epidemia, un’inondazione si rimaneva insomma sconcertati e impauriti, non avendo potuto prevederli! Per giustificarne l’esistenza più semplicemente e più logicamente ci si poteva immaginare che nell’universo ci fossero degli enti che arbitrariamente li suscitavano forse per osservare le nostre reazioni e naturalmente, molto più potenti di noi, potevano intervenire efficacemente persino creandone di nuovi poiché governavano la natura senza tener conto dei nostri desideri e della nostra volontà! E se questi imprevisti si ripetessero e si scatenassero ulteriormente contro l’uomo? Con quanto detto abbiamo due scelte: O cerchiamo di scoprire perché avvengono, come e quando, e a chi rivolgerci per un aiuto efficace (pur non potendo evitare di continuare a subirli) oppure, e qui temiamo di dire una grossa banalità, ricorriamo alla più grande risorsa consolatoria umana che è la fantasia ossia l’arte di immaginare, pescando nel proprio archivio della memoria, cose che non ci sono. Probabilmente proprio la fantasia è ciò che ci distingue dagli altri viventi e ci stimola a sentirci superiori giacché solo l’uomo possiede l’arte di fare ipotesi e costruire teorie sul futuro, salvo modificarle non appena l’esperienza o una nuova ondata di fantasia gli suggerisca di farne delle nuove. E ciò non è forse in parole più povere sognare di prevedere il futuro ossia la soluzione a lungo auspicata?
    Avvisiamo il lettore che quanto andiamo dicendo non sono frutto di illazioni personali, ma piuttosto ciò che si riesce a dedurre principalmente da un specie di penitenziario contenuto nel famoso Stoglav messo insieme dalla Chiesa Russa al momento della formazione (XVI sec.) dell’Impero Russo oltre che da alcune cronache lettoni e lituane.
    Intanto vediamo che nel secolo scorso, dopo indagini accumulate da anni di ricerca “filosofico-scientifica”, si è giunti alla conclusione che in realtà il concetto di causalità (e quello strettamente correlato di Riproducibilità dei fenomeni ossia: Rispettati e riprodotti tutti gli elementi e gli stadi successivi di un processo naturale che porta ad un certo evento, quest’ultimo si ripete tale e quale) non è valido in modo assoluto.
    La natura è strutturata in modo da evolvere (ossia di mutare, seppur di poco, nel tempo) e gli eventi perciò non si ripetono mai uguali a se stessi e appaiono immutati soltanto ad un occhio grossolano non armato scientificamente: Sono gli stessi solo con un certo margine di approssimazione! Una costante percentuale di diversità, seppur piccolissima, li accompagna costantemente e quel che noi osserviamo adesso dei processi naturali è sempre un po’ diverso da ciò che abbiamo osservato prima.
    A questo punto tale concezione relativistica ci mette in grande imbarazzo perché, accettandola (essa d’altronde è vera per il momento), l’ignoranza del futuro diventa vieppiù maggiore e la poca sicurezza che avevamo raggranellato di prevederlo ci crolla interamente addosso. Se prima ci eravamo illusi che dall’“adesso” potevamo immaginare che cosa veniva dopo, con il concetto di relatività ciò non è più possibile. Non solo! Decade ogni concetto di perfezione, di leggi fisiche immutabili, di etica universale etc. etc.
    Che fare? La nostra ricerca sul Paganesimo fondata sulla causalità e sulla riproducibilità dei fenomeni richiede un’inversione di direzione a 180° poiché abbiamo condotto l’indagine partendo da un modo di vedere che non c’è più e quanto detto finora è in grandissima parte… falso!
    Le informazioni raccolte sul Paganesimo, impregnate da secoli di dominio del pensiero cristiano, insomma non rispondono ai punti di vista pagani, ma esclusivamente a quelli… cristiani! In altre parole la cultura inculcataci sin dalla scuola di base ci costringe a vedere tutto quanto trapela dagli osservatori pure cristiani, che ci hanno preceduto, come negativo e inutile senza che ci vengano trasmessi dei contenuti veri. Tutto è molto povero e censuratissimo…
    Così, invece d’indagare sul vero oggetto Paganesimo, divaghiamo su come i cristiani percepivano quel credo da loro tanto odiato e temuto senza dirci alcunché sugli aspetti particolari di pensiero o di filosofia della vita o dei rapporti di potere che il Paganesimo creava o appoggiava.
    C’è pure un’altra questione: Come mai l’aspetto relativistico dei fenomeni naturali, se già esisteva in natura, si è reso scopribile soltanto nel XX sec.? E come mai ciò non è saltato agli occhi della meticolosa osservazione della donna per migliaia di anni? Non è vero forse che i pagani avessero già notato quell’aspetto minimo e vagamente incerto così evidente e scontato nei fenomeni naturali che oggi sembra la grande scoperta di A. Einstein? Vediamo di chiarire meglio la situazione giacché a noi sembra che qualcosa ci sia stato nascosto da un astratto e perverso dogmatismo.
    Per il Cristianesimo Dio è l’evidente causa prima di ogni fenomeno e di conseguenza ogni oggetto da lui creato agisce sull’altro secondo un ordine da lui prestabilito (la causalità) cosicché l’universo può essere concepito come un tutto armonioso, ben ordinato e ben funzionante, ma non modificabile. Il cosmo è la machina che funziona e continua a funzionare regolarmente… finché Dio lo vuole! Certo, si può investigare per conoscere le leggi naturali, ma soltanto per capir meglio quello che Dio ha creato e avvicinarsi a lui.
    Questo da un punto di vista filosofico, ma da quello pratico-economico nella concezione cristiana, culminata addirittura con la dottrina dello sfruttamento marxiano della natura, Dio ha creato il mondo e lo ha “regalato” all’uomo affinché ne faccia quel che vuole, per la gloria del Creatore! L’uomo s’approprierà dei frutti che gli arrivano spontaneamente o se li procurerà dalla natura attraverso le sue fatiche e la sua intelligenza. Ogni bene conseguito è una ricchezza che deve essere condivisa con gli altri poiché, non essendo l’uomo eterno, alla sua morte gli verrà tolta per sempre. Tuttavia non è l’uomo comune a decidere la distribuzione delle ricchezze del mondo, visto che tutto appartiene ed è stato creato da Dio, ma una classe elitaria (maschile) alla quale Dio ha affidato il governo degli uomini e il compito di dividere le ricchezze con equità (parola molto ambigua!). La vita umana non ha gran significato in sé, se non quello d’essere il percorso temporale in una “valle di lacrime” di un corpo (con un’anima che lo guida) verso la morte, sotto lo sguardo minaccioso e severo dell’élite al potere (secolare e “spirituale”). Ciò che non muore - l’anima - lascia il corpo e, a seconda di come Dio ne giudicherà l’operato (il giudizio divino è assoluto, inappellabile, misterioso e indefinibile e fuori delle possibilità sensoriali umane), viene incamminata verso il paradiso dove godrà di una beatitudine eterna oppure verso il fuoco eterno, se le “offese a Dio” (i peccati) e ai suoi rappresentanti terreni sono state troppo grandi. Anche queste situazioni di beatitudine e di tormento eterni rimangono naturalmente misteriose ed inconcepibili dalla mente umana giustappunto perché ci sono delle cose che l’uomo non capisce ossia i dogmi della Chiesa.
    Il Cristianesimo s’impadronì persino del futuro dell’uomo, avvisando che tutto è nelle mani di Dio e che qualsiasi cosa succeda rientra nei fini imperscrutabili delle decisioni divine. Ammesso che sia così, che ne facciamo della meraviglia incondizionata di fronte all’imprevisto? L’assurdo fu lasciato nel Medioevo nelle mani di imbroglioni e sedicenti indovini (come gli astrologhi presenti in tutte le corti, principesche papali e vescovili) che vantavano di poterlo prevedere e combattere! Naturalmente l’osservazione nella natura (e delle sue anomalie) non si arrestò, ma le conoscenze accumulate non furono più propalate a tutti, come si era normalmente fatto nella tradizione pagana classica, e le “soluzioni dei problemi” diventarono il segreto di pochi giacché la Chiesa cercò d’avere un controllo totale delle conoscenze del tempo… per l’istruzione ad hoc dei propri fedeli! Ogni nuova scoperta infatti doveva rimanere la prova del mistero del destino umano e di quello del cosmo stesso, sempre a gloria di Dio.
    Quante volte si sottolinea che già nel passato biblico il mondo aveva subito l’ira di Dio perché l’uomo non aveva seguito le regole di umiltà verso il suo Creatore? Per fortuna dopo il Diluvio Universale Dio si era riappacificato col patto stretto con Noè e aveva promesso di non intervenire più in maniera globale purché l’uomo si comportasse in conformità coi dettami che Dio stesso aveva passato, prima a Mosé e poi con il Cristo il quale ultimo, a sua volta, aveva istituito il suo Vicariato in Terra cioè la Chiesa e le sue gerarchie. In pratica Dio si riservava di intervenire in modo parziale, ogni qual volta individuasse qualcosa che, a suo esclusivo giudizio, non andava nelle cose del mondo.
    E a tutto questo Dio ha deciso di porre fine un giorno. Il cosmo si distruggerà con l’avvento del Giudizio Universale… Addirittura nel mondo cattolico lo spaventoso evento (possiamo però dubitare che sia l’esito ineluttabile) sarebbe dovuto avvenire nell’anno 1000 d.C., mentre per gli ortodossi era atteso nel 1492 d.C. cioè nel 7000 dopo la Creazione (secondo il computo degli anni ortodosso). Anche questo è importante per la questione cosmologica cristiana nella realtà medievale perché la minaccia della distruzione del mondo veniva fatta passare come evento realissimo e costantemente incombente.
    E l’imprevisto, l’anomalia naturale, il fenomeno non causale? Era un intervento punitivo di Dio oppure risolutivo, se mediato dalla “santità” e quando si diceva che fosse un miracolo. La Chiesa insomma riuscì a mantenere la stragrande maggioranza della gente cristiana sotto la paura costante di morire “in peccato” e di andare a finire perciò all’Inferno, se non ci si fosse affidati alla sua “santa mediazione”.
    Ci scusiamo col nostro lettore se abbiamo condensato in modo semplice e troppo conciso un’enorme raccolta di elaborazioni filosofiche dei padri e dei teologi cristiani, ma speriamo di aver chiarito un modo di vedere che durò in Europa più o meno fino al XIII-XIV sec. d.C.
    E i pagani? I rapporti con loro sono come con gli animali poiché essi non sono veri uomini, ma esseri selvaggi seguaci del Demonio! E a proposito di culti demoniaci riportiamo qui un passo dal libro The Great Cosmic Mother che ci sembra incisivo su questo punto: “Come è stato detto saggiamente molte volte: Senza il Demonio, il Cristianesimo non esiste. Con il “buon” Dio sempre ad un polo e il “cattivo” Demonio al polo opposto, la mente umana nel Cristianesimo è chiusa per sempre in un campo di battaglia di antagonismi dualistici, senza alcuna speranza di trascendenza ossia senza speranza di maturità. La mente cristiana rimane non sviluppata come eterna spettatrice di una partita di calcio cosmica fra Paradiso e Inferno definiti come due squadre irriconciliabili. Una deve vincere e l’altra deve perdere e lo spettatore non sa mai che cosa sia l’interezza.”
    Come abbiamo accennato sulla filosofia cosmologica cristiana si è scritto e si è discusso moltissimo, ma dove cercare allora il pensiero pagano, se le notizie “cristiane” sono talmente fuorvianti? Non ci restano che le fonti come l’archeologia o la storia comparata delle religioni, oltre alla folcloristica di cui ci si può fidare soltanto in limitata misura.
    Dobbiamo immaginare gli Slavi come gruppi o villaggi interi in migrazione da un punto all’altro della Mitteleuropea nel VII sec. d.C. più o meno e ciò ci porta a dedurre che dopo qualche generazione i legami culturali fra i gruppi diventassero sempre più tenui dopo qualche generazione e che i contatti con i popoli che man mano s’incontravano portassero ad un inquinamento delle credenze originarie (peraltro a noi sconosciute). Le fonti scritte più vecchie sulla questione sono del V e VI sec. e parlano poco dei costumi slavi e della gente minuta, almeno come noi vorremmo. Procopio ci dice che il dio maggiore è quello del cielo, del tuono e del fulmine che, da altre fonti, possiamo identificare con Perun, ma sono notizie assolutamente frammentarie e difficili da estendere a tutti gli Slavi dal Mar Nero al Mar Baltico per i motivi sopradetti. E’ incoraggiante invece il fatto che linguisticamente le lingue slave risultino poco differenziate fra di loro. Dalle fonti indirette (folcloristiche e di raffronto con i dati mitologici dei Germani) possiamo dire che la posizione concettuale del Paganesimo nordico-slavo è più o meno la seguente.
    L’uomo fa parte della natura ed è generato in modo misterioso e autonomo dal corpo della donna, ma dopo la morte ritorna alla Madre delle Madri ossia nel grembo della dea Madre Umida Terra passando attraverso il mondo sotterraneo (il grembo della fondamentale dea) dove tutto si rigenera. Nella Terra infatti finiscono senza scampo tutti gli esseri viventi alla fine dei loro cicli vitali, ma soltanto perché la Terra ne generi di nuovo altri.
    I cicli vitali si ripetono senza fine e non hanno un corso lineare sempre prevedibile perché a volte intervengono forze naturali che li fanno variare causando una malattia oppure per uccisione o morte in guerra, ma non per incidente che non è previsto in questa filosofia. In certi frangenti l’uomo o ne subisce le vicissitudini oppure impetra il favore delle forze che lo assalgono o l’aiuto degli dèi con rituali ben precisi. Alcune forze naturali sono di solito favorevoli e ben note e vengono chiamate nel mondo slavo: Forze pure (C’istye Sily), altre invece hanno azioni variabili nei confronti dell’uomo e sono dette: Forze Impure (Nec’istye Sily). I rituali per affrontarle sono stati fissati in tempi antichissimi dagli antenati ai quali l’uomo si rivolge nella maggioranza dei casi per invocarne l’intervento e in tal modo riesce a deviare gli eventi ”disturbati” verso un esito più positivo e subendo da essi il minor danno possibile. L’intervento degli antenati, a giudizio della gente slava, è il migliore e il più diretto visto che gli antenati sono i tramiti più vicini alle forze divine, quando non sono stati essi stessi divinizzati. Questi antecessori sono meglio conosciuti col nome di Navii e le loro intenzioni non possono che esserci benevole e perciò aiutano efficacemente. Ciò non esclude che ogni uomo ha il dovere di investigare ogni nuovo espediente possibile atto ad interfacciarsi e a difendersi da solo nella natura di cui resta parte indissolubile.
    E’ probabile che il Paganesimo slavo creda nell’esistenza dell’anima e quindi nella rinascita continua degli uomini dopo la morte, ma l’anima è l’essenza vitale (d’altronde tutti gli esseri viventi ne hanno una) che ritorna senza fallo in un altro corpo vivente (o umano o d’altro essere) dopo che il vecchio corpo non è più funzionale. A volte torna anche per pochi attimi o limitati intervalli di tempo, risorgendo dagli abissi bui della Madre Umida Terra e la si vede nei sogni sotto le forme a noi note di conoscenti e parenti! Esattamente così avviene alle anime degli animali e delle piante: Il gatto non sogna forse? E la mimosa non dorme e quindi non sogna?
    L’uomo non ha scelta che restare in buoni rapporti con la natura, non potendo usare di essa secondo il proprio arbitrio poiché non ha alcun diritto di disturbare gli ordini precostituiti. La caccia, l’agricoltura, la pesca, la raccolta nella foresta etc. devono essere attività concordate con gli altri esseri viventi ai quali occorre chiedere continuamente il permesso e saranno essi stessi a decidere di concedere all’uomo di consumare la loro carne allo stesso modo in cui l’uomo si offre a loro in sacrificio nei casi prescritti.
    Qual è il significato della vita? Viverla così com’è, magari alla ricerca del futuro e pianificare la vita propria e quella dei propri discendenti, senza inutili pretese però quanto a durata o ad altre condizioni oltre a quanto concesso dagli dèi sin dalla nascita.
    Quando nella società slava comparvero le classi urbane armate e si posero in cima al potere, la vita di questi “capi” fu immaginata come la possibilità di concepire un progetto a lunghissimo termine (cioè affidato per la sua esecuzione anche ai discendenti) che prevedesse il benessere di tutta la comunità ad essi sottomessa, offrendo in cambio il sacrificio della vita propria e di quella dei figli quando fosse necessario.
    A quanto ci consta non esisteva un gerarchia delle divinità con una specie di Olimpo che avesse un capo o un Padre di tutti gli dèi, com’era nel Paganesimo greco-romano o nella Mitologia Cristiana.
    L’universo pagano slavo è il prodotto (si potrebbe dire “annuale”) della lotta fra il dio del cielo, padrone della folgore, Perun e il dio del bestiame (inteso non come cibo vivente, ma come ricchezza materiale, com’è fra i popoli nomadi) Veles.
    A questa aspra tenzone assiste, apparentemente inerte e disinteressata, la dea Madre Umida Terra che tutto genera e rigenera e dove sono custodite e da dove appunto scaturiscono le ricchezze alla fine della lotta cosmica!
    Un dio supremo slavo forse c’era e probabilmente, dal raffronto con le altre realtà culturali ugrofinniche e turche, era giusto una dea, se non proprio la stessa Madre Umida Terra della Triade fondamentale formata con il dio del Cielo e il dio del Mondo Sotterraneo.
    Se però Madre Umida Terra era stata la prima e massima divinità slava, non è forse l’indizio che fra queste genti nel Medioevo era giusto il momento del fatidico passaggio dal Matriarcato al Patriarcato? Ci sembra che sia un punto da indagare più a fondo giacché questa “transizione” non passò inosservata e, benché di sfuggita, venne notata dai contemporanei (Jordanes, Maurizio, ma dai viaggiatori arabo-persiani soprattutto) e sarebbe un punto importante nel Paganesimo.
    Nella storiografia tradizionale sovietica (Tokarev et al.) si trova inoltre l’idea della presenza di un dualismo filosofico-religioso slavo, ma a nostro avviso il concetto è, ancora una volta, un modo di vedere cristiano estraneo al Paganesimo slavo olistico che non divide mai il mondo in parti separate e tanto meno opposte l’una contro l’altra. Questo credo difende l’interezza dell’universo, dei suoi fenomeni e di tutti gli esseri che lo abitano compreso l’uomo. Non ci sono opposti, ma soltanto diversi e intermedi fluenti fra una diversità e l’altra…
    Infine è un credo contadino ed ogni suo rito, ogni manifestazione parte dai cicli naturali agricoli e ritorna in essi. Come dice lo storico J. V. A. Fine jr. riferendosi agli Slavi balcanici: “La religione … dei contadini è orientata verso la pratica ed è rivolta in primo luogo verso i problemi del mondo reale. Ha poca o nulla dottrina (dogmi) e il suo interesse è principalmente, se non interamente, rivolto alle pratiche che conseguono scopi terreni come la salute e il benessere della famiglia, le buone messi e sani animali domestici. E’ veramente difficile propagare un nuovo credo in questo tipo di società attaccata già ai propri vecchi rituali che servono ai bisogni reali e, dunque, indifferente alle religioni piene di formalità (come il Cristianesimo).”
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    Nato a Taranto, A. Marturano ha studiato nelle Università di Bari, poi di Pavia, infine di Amburgo, dove ha chiuso i suoi corsi di laurea in chimica industriale. Non ha mai lavorato come chimico e ha invece sfruttato le sue conoscenze linguistiche. Conosce infatti (parla e scrive correntemente) russo, inglese, tedesco, francese, spagnolo, ungherese e ne ha studiate un'altra decina che spera di portare a maggiore perfezione nel prossimo futuro. Si è diplomato in Lingua Russa all'Istituto Pusckin di Mosca dove ha avuto inizio la sua avventura nel Medioevo Russo. Lavorando sui mercati internazionali si era infatti appassionato al Medioevo, ma quando scoprì che non riusciva mai a sapere gran che su quello russo, colse l'occasione della tesi all'Istituto Pusckin e scelse di studiare un personaggio del Medioevo bielorusso, Santa Eufrosina di Polozk: di lì via via è entrato in quel mondo magico e nuovo.
    L'autore ha pubblicato:


    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  3. #3
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    Predefinito Re: Il Paganesimo slavo

    Siamo così arrivati al momento di ricucire insieme, se possibile evitando speculazioni, dei concetti in precedenza da noi trattati in altri lavori in modo da riunirli in un percorso organico di pensiero. Puntualizziamo meglio però certe topiche giacché non vorremmo generalizzare troppo fermandoci a lungo sulla ricostruzione delle credenze pagane al di fuori della sfera culturale nordeuropea.
    Purtroppo nel Medioevo i missionari cristiani, come sappiamo, man mano che scoprivano i popoli nordici e i loro modi di vita, allo stesso tempo addebitavano loro un pensare selvaggio e incivile e, per questa ragione, dei loro riti e dei loro rituali annotavano pochissimo affrettandosi a giudicarli inutili e dannosi. Se si pensa invece che i riti, essendo delle procedure standard per accedere agli dèi, testimoniano l’esistenza di contenuti originali filosofici propri di una tradizione di per sé viva, dobbiamo ringraziare quegli dèi, che qualcosa sia sopravvissuta pur adattata e incorporata negli scritti religiosi cristiani russo-ortodossi o nel folclore. Sebbene pochi gli elementi che si riescono a riconoscere chiari e interessanti, nonostante tutto li focalizzeremo per quanto ci sarà possibile e intraprenderemo un tentativo di sintesi. Avvertiamo il nostro lettore che quanto diremo non sono tuttavia nostri arbitrari arzigogoli, ma idee circolanti in ambito slavo-russo. Pur con nostra gran meraviglia queste idee, grazie all’inefficiente sistema di comunicazione dei tempi passati, si sono conservate “quasi intatte” nella cultura popolare e, seppure in maniera sparsa, i primi elementi “indiziari” della loro consistenza li abbiamo trovati nei documenti scritti, scelti fra quelli che ci sono sembrati più attinenti al nostro compito. Per esempio nel famoso Stoglav, una specie di penitenziario (libro di penitenze, in russo epitimii, da infliggere al fedele peccatore) composto nel 1551 in un sinodo della Chiesa Russa al tempo della coagulazione dell’Impero Russo intorno a Mosca ove è possibile leggere le misure da applicare sui “sudditi ancora pagani” indagando, dopo una doverosa interrogazione, sulle loro abitudini di vita (byt). Un’altra fonte interessante sono le interviste rilasciate nel XIX sec. dai referenti dei sedicenti Vecchi Credenti (Staroobrjadcy o Starovery) o dai loro discendenti e persino i reperti degli scavi archeologici fatti nei loro cimiteri. Un debito particolare infine lo dobbiamo al meticoloso T.A. Bernsc’tamm (storico contemporaneo) che ci racconta come funzionasse la Chiesa Russa nella pratica quotidiana delle campagne, dalle origini (IX sec.) fino al periodo immediatamente pre-sovietico (sec. XIX). Sono menzioni necessarie da parte nostra poiché deve esser chiaro che le informazioni sono in generale molto stratificate e che le testimonianze sono troppo lontane dal tempo in cui si sono verificati gli eventi storici. Partendo di qui e visto che la civiltà nordica è basata molto sulla tradizione orale e su un folclore ancora in gran parte vivissimo (si tenga presente che il folclore russo è il più grande deposito di tradizioni europee conservatosi), ci siamo affidati prevalentemente (pur con forti titubanze) al contenuto delle byline russe ove certe notizie erano più intriganti di altre per descrivere che cosa frullasse nella testa dei pagani di quell’ampio periodo storico dal X al XV sec. d.C. da noi scelto. Vediamo allora che cosa abbiamo ottenuto per offrirlo alla ricerca ulteriore.
    Da certe premesse tratte dagli studi sulle religioni notiamo un affanno comune dell’uomo dai remotissimi tempi della sua apparizione sulla Terra: la preoccupazione di non riuscire a prevedere il futuro! E’ curioso, ma, se non c’è dubbio che ormai da millenni abbiamo appreso il concetto del “dopo-presente”, l’unica cosa che sappiamo prevedere è che dal nostro percorso temporale e corporale che si chiama vita… non ne usciremo vivi! Questo è il punto! E così l’angoscia di non riuscire a sapere in quale giorno e a che ora moriremo, tuttavia incombe su di noi. Se lo sapessimo, è inimmaginabile come cambierebbe il nostro modo di esistere! Saremmo in grado di pianificare meglio ogni nostra azione per ottenere e usufruire dei risultati più favorevoli… se non per noi stessi, almeno per i nostri rampolli.
    Se questo è il mondo dove l’uomo è nato e vive, qui ci deve essere e qui si deve trovare la risposta al sopradetto assillante dubbio. Da questa antichissima problematica tuttora irrisolta nacque la curiosità di indagare la natura, di arrabattarsi in tutti i modi per acquisire attraverso una migliore conoscenza del reale degli indizi, dei segni che in qualche misura ci dessero la possibilità di “calcolare” il domani. In fondo, sapendo di morire o non morire domani ci daremmo una ragione per vivere o non vivere nell’oggi e ci assumeremmo ogni responsabilità per quello che potrebbe accadere a chi ci seguirà.
    Dobbiamo subito dire che l’indagine della natura e dei suoi fenomeni fu ed è l’oggetto della costante osservazione, non da parte dell’uomo bensì… della donna! Chiediamo venia naturalmente ai maschi, ma sono le meticolose e curiose femmine che nella realtà del lontano passato fecero numerosissime scoperte empirico-scientifiche che un po’ alla volta portarono allo sviluppo delle prime civiltà a noi conosciute. Vediamo come.
    La donna è un essere molto speciale e peculiare nell’universo umano. Già, non appena s’accorge che il suo corpo mestrua con lo stesso ritmo dell’astro notturno e non come le femmine animali il cui estro è stagionale e si collega piuttosto ai cicli all’astro diurno, si rende conto della sua grande diversità rispetto al maschio. Come negarle perciò un posto particolare ed elevato, se tocca a lei produrre altri uomini e portarli alla maturità? Se poi osserviamo i compiti che competono biologicamente (!?)alla madre che assorbono molta parte della sua vita, è facile capire perché la donna tenda alla sedentarietà per svolgere meglio il ruolo di genitrice e di educatrice. Nel tempo libero che di tanto in tanto le si presenta, si dedicherà all’osservazione della natura prima di tutto per soddisfare quel bisogno primario che è il nutrirsi. Osserverà gli altri mammiferi, riconoscerà le piante commestibili e le discernerà da quelle utili (o inutili) o addirittura da quelle velenose. Dopodiché, scelte le più convenienti per i loro frutti, le semina e le risemina annotandone i minimi cambiamenti fino alla maturazione (proprio come fa col suo piccolo figlio!). Si segna i ritmi stagionali e come questi ultimi siano collegati ai cicli solari. E l’astro diurno, non soltanto lo vede sorgere e tramontare, ma a volte lo sente più caldo e a volte più freddo. E’ un bagaglio di conoscenza che le permette di creare il suo primo orto-laboratorio nelle immediate vicinanze della casa dove produrrà i prodotti di cui ha bisogno immediato senza dover faticare a cercarli qui e là nella vicina foresta. Il suo primo scopo è così raggiunto: procurarsi il cibo. Siccome poi non si è mai allontanata dalla foresta, gli altri bisogni di beni materiali per le sue altre necessità saranno soddisfatti dalla raccolta. D’altronde, la presenza presso di lei di una prole a lungo dipendente le impedisce movimenti esplorativi più ampi di quelli indicati e i contatti con l’esterno diventano più difficili e, in certi periodi, il riposo favorisce l’introspezione e la riflessione. Già la prima sua preoccupata osservazione è su ciò che avviene nel suo corpo mentre è in gestazione una nuova vita. Un’esperienza unica che, benché ripetibile nella donna, il maschio non può mai fare! Dentro di lei sente sprigionarsi delle pulsioni potenti che le procurano tante sensazioni sia piacevoli che spiacevoli e che lei comunque deve subire, senza poter fare alcunché per guidarle o mitigarle. E’ una esperienza grandiosa, la gravidanza, che porta con sé la constatazione fondamentale che dalla propria vagina uscirà un’altra persona viva la quale, carne della sua carne (della madre, certa, e del padre, incerto), prenderà su di sé i desideri e le aspirazioni di chi l’ha generata e li realizzerà, magari!, rendendo a questo punto senza senso il problema e l’angoscia della morte.
    E il maschio? L’unico aiuto che dà è concorrere all’economia domestica, ma non all’osservazione scientifica. I prodotti delle sue attività di caccia, pesca e raccolta sono per di più stagionali nel clima nordico e, se non ci fosse la possibilità di accumulare risorse come sa fare la donna, il maschio rischierebbe di soccombere visto che non è neppur capace di andare in letargo fino alla seguente buona stagione e deve essere passivamente nutrito. Sarà costretto ad offrire tutto se stesso alla donna in cambio dei prelibati cibi cotti o della soddisfazione sessuale o ancora del calore della di lei compagnia conviviale. La femmina al contrario, una volta fecondata, non ha più bisogno di lui intorno e, durante il tempo buono, lo spinge lontano da sé trasformandolo in un nomade insoddisfatto e ribelle, pronto ad assurgere a posizioni di potere!
    Gli eventi appena descritti in modo sommario sono degli esempi (fra i molti) che gli antropologi ci confermano essersi realmente ripetuti nel lontano passato all’infinito e che continuano a verificarsi ancora al presente nelle società organizzate. Tornando ora alla femmina umana che immaginiamo intenta ad accumulare delle esperienze sui fenomeni che le passano davanti agli occhi e senza elencare uno per uno i progressi civilizzatori conseguiti, ci serve pur dire che le indagini si raffinano sempre più e a poco a poco raggiungono livelli di analisi filosofico-scientifica tali che il saper fare femminile riesce a fissarsi nella memoria collettiva apparendo nei proverbi e nei modi di dire. Molti sono gli esempi nel folclore orale russo dove la donna è famosa per saper interpretare la realtà meglio dell’uomo, sebbene poi questa facoltà è ambiguamente chiamata in russo hitrost’ ossia, in italiano, furberia o scaltrezza.
    Il problema successivo dell’indagine scientifica è: E’ possibile intervenire per modificare o trasformare i fenomeni a proprio vantaggio? Occorre provare usando il metodo empirico, ma rigoroso seppur irto di pericoli concettuali, del trial-and-error o dei tentativi ripetuti. Utilissimo alla sopravvivenza, sarà incluso sempre nelle “istruzioni per scoprire il mondo” che la madre darà ai propri figli: Prova così! Se non va, riprova in altro modo… e così via, finché ti riesce di ottenere il risultato più vicino a quello che volevi! Alla fine, dopo aver constatato che l’esito ottenuto dopo certi esperimenti risponde a quanto desiderato, il risultato lo si può sfruttare perché, ripetendo processo e andamento da noi memorizzato, lo sappiamo riprodurre ogni volta che vogliamo! In breve, si è scoperta la causalità secondo cui un evento si ripete nel tempo, se le fasi del suo sviluppo (verificata in passato e che noi conosciamo) si riproducono nello stesso ordine e con la stessa intensità.
    Il principio di causalità grossolanamente schizzato sopra dà modo alle società umane di intrecciarsi e di evolvere e lo ritroviamo ormai ben radicato nella società europea antica nel VI sec. a.C. perché sappiamo che Talete di Mileto in quell’epoca lo usa per prevedere le eclissi solari! Ma allora il problema del prevedere il futuro con la causalità è risolto! Basterà classificare tutti i fenomeni, capirne la rispettiva causalità e avremo previsto i rispettivi effetti! Se è proprio così, come fare a trasmettere queste conoscenze agli altri? Ed ecco un’invenzione, anch’essa (forse) interamente femminile, che sopperisce all’esigenza utilizzando certe facoltà fisiche del corpo: il linguaggio! Fra questi il sistema basato sul suono (e sul gesto) avrà più successo nella specie umana e si chiamerà linguaggio articolato o lingua! Due sono i tratti più vantaggiosi della lingua da sottolineare: 1. Consente di comunicare con una minima spesa d’energia fisica 2. Non richiede l’interruzione di quel che si sta facendo nel momento in cui si comunica! E’ una scoperta geniale che noi pensiamo suggerita dal bisogno di esprimere il piacere o di avvertire il dolore o d’avvisare del pericolo senza doversi spostare da dove ci si trova e, in più, facendosi riconoscere immediatamente dal suono “personalizzato” della voce…
    A questo proposito, non possiamo nasconderci il fatto che la regolare ciclicità dei fenomeni celesti che la scoperta del filosofo greco conferma è impressionante, ma purtroppo non è la stessa cosa “sulla terra”. Anzi, ci sono delle volte che pur tentando in tutti i modi di applicare la causalità accade invece che si fallisca nell’intento di procurarci un esito favorevole e non si capisce bene il perché. Eppure le fasi, una per una, le abbiamo ripetute pedissequamente come abbiamo imparato… Che cosa sarà accaduto? Guardandoci attorno alla ricerca della causa dell’insuccesso, addirittura ci sembra che l’anomalia sia dovuta al comportamento sbagliato di una data persona o di un dato gruppo! E’ possibile una cosa del genere? E che dire quando ci si trova davanti all’evento improvviso e inaspettato? Si rimane attoniti e esterrefatti di fronte a terremoti, epidemie, ad un’inondazione… Anche qui, è possibile che sia l’influenza negativa di un vicino che ha provocato lo scompiglio? Sono cose che ci sconcertano e ci impauriscono ancora oggi, non avendo potuto prevederle né avendo alcun mezzo per contenerle! Allorché ci accorgiamo che la natura è capricciosa e ostile e che l’universo non sembra automatico e impersonale, è conseguente pensare che ci siano degli enti invisibili (o meglio, non facilmente riconoscibili) che suscitano le eccezionalità, magari al solo scopo di osservare le nostre reazioni per un qualche loro divertimento. Costoro, essendo molto più potenti di noi, non hanno problemi a crearne sempre delle nuove al di là dei nostri desideri e aspettative, ma proprio perché noi siamo impotenti (o ignoranti)! E dove si trovano questi enti? Con logica lineare il Paganesimo slavo-russo spiega che gli enti ci sono e non possono che far parte della natura! Tutt’al più si sono ritagliati dei territori personali di dominio nella parte di universo dove ci troviamo noi e dal mondo celeste dove, al contrario, tutto scorre in maniera immutabile o, detto meglio, indisturbata, ci stanno a guardare. E’ difficile raggiungere gli enti divini? Forse no, perché gli uccelli, ad esempio, vi volano e addirittura ne fanno un luogo di visite, lunghe un’intera stagione! D’altronde non tutti gli enti divini abitano così lontano perché spesso ne vediamo agire alcuni nelle nostre vicinanze. Insomma l’universo è un dio tutto intero! Certo! Il credente pagano “per comodità” è capace di dividerlo in più mondi “diversi” come quello indisturbato o celeste e un altro “sublunare” dove abita o in altri e altri ancora, ma alla fine qualsiasi parte del mondo astratta dal resto della realtà è sempre e comunque una teofania!
    C’è però qualcos’altro. Nonostante la causalità e il suo corollario della riproducibilità dei fenomeni la natura è strutturata in modo da evolvere (ossia di mutare nel tempo) e gli eventi perciò non si ripetono mai esattamente uguali a se stessi come appaiono ad uno sguardo poco armato del tempo passato (non chiamiamo quello sguardo ingenuo o magico invece di scientifico perché tale distinzione è una categoria moderna). Seppure in misura molto lenta e impercettibile, una piccolissima costante percentuale di mutamento (è il gradiente di variazione relativistica) accompagna sempre ogni processo naturale e ciò che osserviamo in questo istante è sicuramente un po’ diverso da quanto abbiamo constatato poco prima! Decade così ogni concetto di perfezione, di immutabili leggi fisiche, di etica universale etc. etc. e, se ci si era illusi che “nell’adesso” c’erano i segni di quel che sarebbe avvenuto “dopo”, con la relatività evoluzionistica ciò non è più accettabile. Non solo! Se davvero essa fosse un semplice automatismo del reale e si negasse l’intervento di forze superiori sconosciute, la cosa causerebbe grande imbarazzo perché, accettando la relatività (d’altronde allo stato attuale delle conoscenze essa appare verificata), l’ignoranza del futuro diventerebbe vieppiù spaventosa e quel poco di sicurezza di prevederlo che s’era raggranellata finora usando la causalità, crolla.
    C’è pure un altro dubbio. Come mai la relatività dei processi naturali, se già in atto, si è fatta scoprire soltanto nel XX sec. e non è saltata agli occhi della meticolosa osservazione pagana? Non è forse vero al contrario che si sapesse di quell’aspetto minimo e vagamente incerto dei fenomeni naturali che oggi sembra la grande scoperta della relatività di A. Einstein? Non è vero forse che giusto dalle minime “inesattezze naturali” sia nata la visione olistica del mondo propria del Paganesimo? Vediamo di chiarire meglio la situazione giacché a noi sembra che qualcosa ci sia stato occultato da un astratto e perverso dogmatismo e che troppi dubbi rimangono irrisolti per voleri esterni al Paganesimo stesso…
    Poiché ci sembra aver adottato un punto di vista che ora appare in grandissima parte falso, la nostra ricerca richiede un’inversione di direzione di 180°! Come mai? La ragione è che i documenti che abbiamo vantato prima sono scritti da osservatori cristiani e non sono contemporanei tramandatici dai pagani stessi per cui, a questo punto, al posto d’indagare sui contenuti originali del pensiero pagano stiamo divagando esclusivamente su come i pensatori cristiani che ci hanno preceduto riuscivano a percepire, essi, il Paganesimo slavo-russo.
    Non ci rimane che adire il confronto sui grandi temi senza mai dimenticare che per il Cristianesimo ci avvaliamo di tantissima bibliografia mentre abbiamo notizie poche e frammentarie e senza sicuri nessi cronologici, per il Paganesimo. Proseguiamo allora sulla strada del paragone.
    Per il Cristianesimo Dio è l’unica ed evidente causa prima di ogni fenomeno terreno e ogni oggetto creato agisce su un altro oggetto secondo un ordine da lui prestabilito (la causalità) affinché l’universo appaia un tutto armonioso, ben ordinato e ben funzionante, ma non modificabile! E’ la machina divina per eccellenza che funziona regolarmente e che continuerà a funzionare… finché Dio lo vorrà! Certo, si può investigare per conoscerne le leggi, ma si deve farlo soltanto per capir meglio come avvicinarsi al Creatore e per la sua gloria. Questo, dal lato filosofico “medievale”! Dal lato pratico-economico sviluppatosi nella stessa epoca la detta concezione del dono divino culmina in seguito nella dottrina dello sfruttamento marxiano della natura e ci fa credere per davvero che Dio abbia creato il mondo e lo abbia “regalato” all’uomo affinché ne faccia quel che vuole, purché esalti il Creatore! L’uomo può appropriarsi dei frutti che spontaneamente gli arrivano oppure se li può procurare dalla natura attraverso le sue fatiche e con l’intelligenza della sua scienza, purché riconosca che ogni bene conseguito è sempre concesso da Dio! Né è l’uomo a decidere della distribuzione delle ricchezze nel mondo, ma una classe elitaria (maschile) alla quale Dio ha affidato il governo degli uomini e il compito di distribuire con equità (parola molto ambigua) ogni risorsa e ogni scienza. La vita umana ha un unico significato in sé: è un percorso temporale in una “valle di lacrime” di un corpo diretto verso la morte, sotto lo sguardo severo dell’élite al potere (secolare e “spirituale”). Niente paura però! C’è l’anima! Essa lascia il corpo e, a seconda di come Dio ne giudicherà l’operato in vita (il giudizio divino è assoluto, inappellabile, misterioso e indefinibile e fuori delle possibilità sensoriali umane), sarà rinchiusa nel Paradiso dove godrà di una beatitudine eterna oppure sarà avviata verso il fuoco eterno, se le offese a Dio (i peccati) e ai suoi rappresentanti terreni siano state troppo grandi (dopo il Paradiso, nel corso del medio Medioevo verrà inventato anche il Purgatorio come tappa intermedia).
    Così il Cristianesimo s’impadronisce alla fine del futuro dell’uomo e lo consegna nelle mani di Dio e qualsiasi cosa succeda rientra negli imperscrutabili fini delle divine decisioni. Se ciò è vero, che ne sarà allora della meraviglia incondizionata di fronte all’evento imprevisto, all’anomalia naturale, al fenomeno non causale? Anche qui, nessuna paura! Sono interventi punitivi (oppure risolutivi) di Dio e, se mediati dalla “santità” di qualcuno, si chiamano miracoli e vanno contro natura. Occorre dire a questo proposito che nell’Ortodossia l’opinione sui miracoli (ciudo in russo) era che il loro effetto sul credente era, sì!, sovrannaturale, ma il miracolo in sé era un evento naturalissimo, seppure straordinario. In queste ultime affermazioni fatte in Terra Russa si vedono chiaramente, a nostro avviso, le tracce della visione olistica pagana del mondo...
    Naturalmente, malgrado gli ostacoli concettuali posti dalla Chiesa in Occidente, lo studio della natura (e delle sue anomalie) non si arrestò, ma le conoscenze accumulate non furono più propalate come si era normalmente fatto nella tradizione pagana classica e, finché la Chiesa ebbe il controllo totale dell’insegnamento, le soluzioni dei problemi straordinari diventarono il know-how di pochi e si continuò a sottolineare che ogni nuova scoperta fosse la prova del mistero del destino umano e del cosmo stesso, sempre a gloria di Dio.
    Purtroppo il dio cristiano-biblico era un dio iroso che aveva già punito il mondo col famoso Diluvio Universale quando l’uomo non aveva seguito le regole di umiltà verso di lui e tentato con le sue deboli forze di “violare la natura”. Dio tuttavia si era riappacificato con Noè con un patto eterno in cui aveva promesso di non intervenire più in maniera globale purché gli uomini postdiluviani si fossero comportati in conformità coi dettami che Dio stesso successivamente passerà in forma scritta prima a Mosé e poi in forma orale al Cristo. Quest’ultimo, a sua volta, istituirà un suo Vicariato in Terra cioè la Chiesa con le relative gerarchie a guardia di quel patto. Attenzione però! Cristo annuncerà che Dio ha deciso di porre fine un giorno a tutto questo con l’avvento del Giudizio Universale… E’ questo un punto importante per la cronografia cristiana occidentale molto usato nella pratica predicatoria medievale verso i pagani. Sulla minaccia della distruzione del mondo la Chiesa riuscì a costruire un enorme castello di paure (i cui strascichi ci perseguitano tuttora) di morire “in peccato” e di finire all’Inferno, salvo pentirsi in tempo per evitare le terribili punizioni. Dopo la mancata verifica della Fine del Mondo nell’anno Mille, fu messa a punto una “vera ultima dottrina salvifica” basata ora sul peccato permanente, e i cui unici portatori erano i frati Francescani e Domenicani i quali cominciarono ad apparire dai Carpazi e dal Mar Baltico per attaccare le Terre Russe paganeggianti, scismatiche e eretiche.
    Ci scusiamo col nostro lettore se abbiamo condensato in modo troppo semplice un’enorme raccolta di elaborazioni filosofiche dei padri e dei teologi cristiani, ma speriamo di aver chiarito un modo di vedere che durò in Europa più o meno fino al XIV-XVII sec. d.C. quando il Protestantesimo luterano e l’Ortodossia russa cominciarono ad elaborare filosofie proprie, allontanandosi sempre più dal monopolio romano del pensiero.
    Torniamo allora ai pagani.
    Nelle poche notizie “cristiane” fuorvianti si sa che i rapporti del Cristianesimo con il Paganesimo nordico furono impostati sul fatto che i pagani non erano veri uomini, ma selvaggi animali del gregge del Demonio! L’estinzione del popolo baltico dei Pruzzi o Prussiani, l’abbiamo raccontato, fu il risultato della caccia condotta dai Cavalieri Teutonici al pagano: Una caccia a delle belve in cui persino sovrani e vescovi furono invitati a parteciparvi con cani e cavalli! Così si annientava il Demonio… e i poveri Prussiani!
    A tal proposito riportiamo qui un passo dal libro The Great Cosmic Mother che è incisivo sull’argomento “demonio”: “Come è stato detto saggiamente molte volte: Senza il Demonio, il Cristianesimo non esiste. Con il “buon” Dio sempre ad un polo e il “cattivo” Demonio al polo opposto, la mente umana nel Cristianesimo è chiusa per sempre in un campo di battaglia di antagonismi dualistici, senza alcuna speranza di trascendenza ossia senza speranza di maturità. La mente cristiana rimane non sviluppata come un’eterna spettatrice di una partita di calcio cosmica fra Paradiso e Inferno definiti come due squadre irriconciliabili. Una deve vincere e l’altra deve perdere e lo spettatore non sa mai che cosa sia l’interezza.” Trovandoci qui nella “squadra di calcio perdente”, ci accorgiamo che a volte, è anche vero che l’uomo disperato delinque, uccide, fa la guerra al suo simile e altri atti perversi alla ricerca di chi abbia scatenato delle forze invisibili contro di lui, ma questi atteggiamenti non sono delle costanti nella vita umana né agiamo così perché siamo nel gregge del Demonio. Le forze occulte che i cristiani chiamano diaboliche gli Slavi le vedono come esseri viventi invisibili nel mondo e le classificano in favorevoli e ben note o Forze pure (C’istye Sily) e in altre che con disposizioni variabili e non sempre negative sono chiamate invece Forze Impure (Nec’istye Sily). Subirle passivamente oppure impetrare il loro favore o, meglio, riuscire a metterle l’una contro l’altra evitando un danno o procurando un vantaggio per sé è una scelta personale. Queste forze, per il fatto di abitare nell’aria sopra di noi o immediatamente sul suolo che calpestiamo, sono di rango inferiore rispetto agli dèi del cielo, questo sì! E l’uomo, se volesse, potrebbe ricorrere all’aiuto degli dèi superiori per contrastarle o per attrarle verso sé purché ricordi che, in tali casi, l’impegno suo diventa molto più rischioso.
    Abbiamo già detto che l’intervento in prima istanza, nel privato della propria casa, è il ricorso agli antenati che, a giudizio della gente slava, è comunque il migliore e il più rapido per vincere forze avverse. Non per niente a questo scopo i Navi sono sempre vicini e vivono con noi. Non per niente s’è conservato l’uso, sicuramente frutto dei contatti con gli Ugro-finnici, dell’ubrùs. Che cosa è quest’uso? Descriviamolo perché ci servirà concettualmente nel seguito. Oggi con ubrùs si indica un fazzoletto per coprire la testa alle donne, ma una volta era il sudario nel quale veniva avvolto il teschio dell’antenato famoso. Come richiedeva il costume (pagano? cristiano?), il teschio era l’unica parte del corpo che si conservava in una tomba (il resto era bruciato, secondo la tradizione, e le ceneri disperse). Si credeva che il cadavere eccellente dopo esser giaciuto per 3, 5 o 7 anni sottoterra, poteva essere riesumato e soltanto il teschio serbato e posto nell’angolo “sacro” della casa dove restava a disposizione per le richieste d’aiuto. La credenza nell’intervento degli antenati dal mondo dei morti sui vivi presuppone l’esistenza dell’anima come un’essenza vitale personale del corpo. Dopo la morte, questa essenza ritorna all’universo che la ridistribuirà fra altri esseri, nati o ancora da nascere. E perché bruciare il corpo dei defunti? E perché serbarne il teschio? Nel Paganesimo slavo-russo un cadavere è oggetto d’interesse per le Forze Impure le quali, se lo trovano ancora riutilizzabile, se ne impadroniscono e ne fanno un oboroten’ o vampiro. Ecco perché il cadavere va distrutto. Ma, se ciò avviene, come farà il Nav’ a venire da noi quando lo invocheremo? Attraverso il teschio. L’anima infatti è un’aura vagante nelle vicinanze della casa avita, se appartiene ad un morto recente, se invece passa troppo tempo dalla morte, è possibile che non ritrovi la strada per ritornare presso i suoi… Così l’ubrùs riesumato negli anni col numero giusto è l’affidabile veicolo attraverso cui il Nav’ (e soltanto lui) ci riconosce e accorre volentieri.
    Per il resto le trasmigrazioni dell’anima non avvengono solo con la morte, ma accadono a volte in corpi ancora in vita. Avviene così che essa lasci il corpo di un dormiente o dell’ebbro o dell’invasato e vaghi nello spazio dove di solito si svolgono i sogni, nell’aria sopra di noi dove anche le forze occulte vivono e dove gli antepassati fanno le loro visite ai parenti rimasti vivi. Al risveglio è lecito raccontare ciò che la propria anima ha vissuto insieme a quelle che si trovavano in quel momento nel personale spazio onirico. Se invece non c’è risveglio, vorrà dire che l’anima ha preferito per varie ragioni ritornare nell’anima universale e che, magari, ci capiterà in seguito di riconoscere in qualche altro essere vivente. Il problema dell’anima, se esista o no e che cosa sia realmente, malgrado quanto detto sopra nel Paganesimo slavo-russo è controverso. Che non sia prerogativa esclusiva umana, è già scontato e il pagano la ritrova negli animali e nelle piante. Molti alberi vanno in quiescenza d’inverno e gli animali in letargo proprio perché le loro anime seguono e sentono le stagioni. E allora perché non dovrebbero sognare come noi incontrando le anime dei loro antenati? E il gatto o il cavallo non sognano forse? E la mimosa quando dorme non sogna forse? Se provassimo a chiedere (e le Cronache e le byline ci dicono che c’era chi sapeva farlo) a questi esseri delle loro visioni e dei loro sentimenti durante le cavalcate oniriche, di certo ci racconterebbero cose meravigliose…
    C’è però un’altra domanda: L’anima e, in special modo, quella umana, è qualcosa di immesso dall’esterno nei corpi viventi? Il Paganesimo ha una filosofia molto realistica e non ha il metafisico in grande simpatia per cui la relativa risposta dovrebbe essere più naturalistica rispetto al “soffio divino” cristiano. Nel folclore russo l’uomo è generato dalla madre in modo autonomo e misterioso (pur sempre con un processo naturale) e dopo la morte deve tornare alla Madre delle Madri ossia alla dea Madre Umida Terra che l’accoglierà nel mondo sotterraneo cioè nel suo grembo dove si rigenererà. Gli esseri viventi finiscono sempre qui alla fine dei cicli vitali e da essi la dea ricava la materia per generare le nuove creature. E allora, come la Madre Umida Terra fa rinascere evidentemente piante e animali fornendoli di un’anima per muoversi, così la donna ha dentro di sé una facoltà analoga (magari delegata dalla stessa dea)… Non siamo sicuri che questa fosse la risposta pagana più diffusa a questa questione perché i documenti non sono chiari, ma che fosse così è presumibile perché notiamo che la venerazione timorosa che il mondo rurale ha per la donna-madre in generale si è trasposta in un’altra profonda venerazione che i russi hanno conservato per la Madre di Dio (Bogorodiza) cristiana che ha generato un dio restando vergine.
    Abbiamo visto che il pagano divide per convenienza contingente il mondo in parti che però, a dispetto di un dualismo che la storiografia sovietica attribuiva al pensiero filosofico-religioso slavo delle origini, da quanto ci consta non sono parti contrapposte o contrarie in modo speculare perché il dualismo è un concetto ancora una volta alieno al Paganesimo. Forse i contatti col mondo iranico e giudaico, portatori principali dei dualismi, sono stati tanto intensi che delle influenze sono penetrate nel folclore russo lasciandone traccia, ma noi categorie come il Bene contrapposto al Male, il Maschio alla Femmina e simili non ne abbiamo trovate. E’ pure ammissibile che un dualismo sia stato introdotto dal Cristianesimo dopo il Battesimo della Rus’ di Kiev.
    Comunque sia, abbiamo respinto il dualismo come parte del nostro percorso nella filosofia che qui abbiamo tentato di ricostruire giacché nell’universo slavo-russo non ci sono chiari opposti, ma soltanto diversi e intermedi che fluiscono da una diversità nell’altra.


    LEZIONI SUL PAGANESIMO (III)
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  4. #4
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    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  6. #6
    Ghibellino
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    Predefinito Re: Il Paganesimo slavo

    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

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    Ghibellino
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    Predefinito Re: Il Paganesimo slavo

    Slava credenze pagane

    [Lajkonik] I popoli slavi non sono una "razza". Come le popolazioni germaniche e romanze, sono collegate per area e cultura, non di sangue. Oggi ci sono tredici diversi gruppi slavi diviso in tre blocchi, orientale, meridionale e occidentale. Questo include i russi, polacchi, cechi, ucraini, bielorussi, serbo-croati, macedoni, sloveni, bulgari, slovacchi e Casciubi. Anche se i lituani, estoni e lettoni sono di tribù baltiche, ci sono anche alcune delle loro usanze in quanto sono simili a quelle dei loro vicini slavi.

    Runes slavi erano chiamati "Runitsa", "y Cherty Rezy" ("Strokes e tagli") e più tardi, "Vlesovitsa". Il sistema cirillico ("Cyrillitsa") è stato creato nel 9 ° secolo dai Santi. Cirillo e Metodio basato su una combinazione di greco e le Rune slava. Vlesovitsa continuò ad essere usato dai pagani, mentre Cyrillitsa è stato usato dai cristiani. Durante la "guerra" contro il paganesimo, i Cristiani distrussero ogni documento che conteneva runico invece della scrittura cirillica, di solito insieme al suo proprietario. Ciò è stato fatto in modo così efficace che, secondo la maggior parte delle fonti, gli antichi popoli slavi non avevano lingua scritta a tutti. Pertanto i record quasi tutta la, templi e riti idoli / dèi degli antichi Slavi provengono da quelle persone inviate a distruggerli. Questo, insieme al fatto che ben poche informazioni sulla mitologia slava e Magia è stato tradotto in inglese, fa studiare il soggetto estremamente difficile.

    La ricerca deve poi essere fatto attraverso lo studio del folklore e tradizioni popolari. Fortunatamente, il contadino medievale slava non ha abbracciato il cristianesimo in più di quanto un livello di superficie. Questo ha dato origine a ciò che i russi chiamano dvoeverie (dvoh-ev-air ryeh) o "doppia fede". Secondo uno storico, il cristianesimo così superficialmente mascherato la superficie delle credenze pagane vero, molti contadini non conosceva il nome dell'uomo sulla croce a cui ha pregato.

    Dualismo e Le origini della credenza slava

    Le origini della credenza slava, come quella del resto della popolazione mondiale, resto in animismo e culto degli antenati. I primi due tipi di spirito sono stati chiamati i beregyni - spiriti femminili che portano vita e sono i precursori del Rusalki, e Upyr - gli spiriti di morte che alla fine è diventato il nostro vampiro moderno (Wampyr). Da questo dualismo originario sorse la fede in tutti gli spiriti della natura, e alla fine nella Rod e Rozhenitsa, il Dio e la Dea, che permeano il neonato con l'anima e la sua / il suo destino. Anche se quasi tutte le divinità erano in origine ancestrale, Rod e Rozhenitsa finalmente tirato la mente slava da quel modo di pensare e ha aperto la porta per la successiva strada "indo-europeo" del pensiero, anche se l'originale "Vecchia Europa" modo di pensare mantenuto un più forte presa sulla media slavo.

    Il dualismo pervade tutta la spiritualità pagana slava e sembra in realtà essere la base per la maggior parte di esso. Questo non deve essere confuso con il bene il male dualistico contro le credenze della religione cristiana, che hanno purtroppo penetrata la spiritualità slava di oggi. Si tratta di un sistema di complimenti opposti, come l'oscurità e la luce, inverno ed estate, femminile e maschile, freddo e caldo più simile al yin / yang. Il Dio-fratelli Bialybog "bianco-dio" e Czarnebog "black-dio" che governano la metà luce e metà oscura dell'anno, rispettivamente, sono ulteriori esempi di questa polarità. Purtroppo, a causa dell'introduzione del cristianesimo, queste due divinità in seguito divenne confusa con "Dio" e Satana.

    Altri esempi di dualismo sono - i due Rozhinitsy, i destini madre e figlia, gli spiriti della mezzanotte, Polunocnitsa e mezzogiorno, Poludnitsa - entrambe le volte visto essere ugualmente spaventoso, e il Zorya - Dee del crepuscolo e l'alba. The Elements

    Gli slavi antichi avevano un profondo senso di rispetto per i quattro elementi. Fuoco e Acqua sono stati visti come simboli sacri dualistica sul piano orizzontale e terrena. Terra e cielo sono stati visti come un sistema più verticale della dualità. Luoghi alti come montagne o cime degli alberi, specialmente betulle, tigli e querce, è diventato sacro come luoghi di incontro il padre cielo e la madre Terra. Dove si sono incontrati, avrebbero unire le loro forze procreativo, di solito in un lampo di luce e fragore di tuono.

    I venti erano visti come i nipoti del Dio, Stribog. L'acqua era denominato nella mitologia come l'acqua della vita e della morte ei fiumi sono stati trattati con rispetto perché non si dovrebbe annegare sulla vostra prossima visita. Ci sono record di risorse umane, così come altri sacrifici compiuti per fiumi come il Dneiper e il Volga. Anche se molti corpi d'acqua avevano le loro divinità stessa, la maggior parte dei corpi d'acqua erano governate da spiriti conosciuto come Rusalki o Vodanoi. Il fuoco era personificato dai, dio Svarozhich ed era considerato quasi criminale a sputare nel fuoco. Mati Syra Zemlja o Madre Terra umida, però, sembra sia stato dato il maggior numero di rispetto.

    A nessuno era permesso di colpire Mati Syra Zemlja con una zappa, fino a quando l'Equinozio di Primavera, Maslenica, come lei era considerata incinta fino ad allora. Terra era considerato così sacro giuramento che hanno prestato giuramento, mentre in possesso di un pezzo di lei, a volte in bocca e matrimonio antico voti sono stati presi mentre ingoiare un piccolo ciuffo di Terra o tenendolo sulla testa. L'usanza di chiedere perdono della Terra prima della morte era ancora lontano osservato nel 20 ° secolo, e quando il sacerdote non si trovava si è ritenuto opportuno di confessare i peccati alla Terra.

    Totem

    Come i nativi americani, ogni tribù slava aveva un animale totem che il clan era di solito il nome. Si è ritenuto tabù di uccidere o mangiare questo animale ad eccezione di specifici rituali religiosi. Ogni membro della tribù è stato pensato per avere un gemello animale, e la morte di gemelli che potrebbero causare la morte del membro della tribù. Il mondo Albero

    Gli Slavi credevano che l'albero del mondo è stato diviso in tre parti: Le radici esisteva nel regno degli inferi, "Nav", e dove erano le zaltys vissuto. La sezione principale esisteva nel mondo terreno ei rami più alto raggiunto nella terra degli Dei cielo. Un uccello magico è stato detto di vivere tra i rami. Anche se gli slavi hanno avuto influenza Viking, le credenze mondo albero sembrano provenire più dal siberiani nativo. Questi popoli asiatici ogni mantenere un albero, di solito un tiglio, vicino alla loro casa e vederlo come una sorta di "telefono" per altri regni. I miti di creazione

    (Russo 1071 CE - la trascrizione di Lavrentij) - Un magi slava è stata registrata come dicendo:
    "Sappiamo come l'uomo è stato creato: Dio stava lavando nel bagno e, dopo sudorazione,
    si asciugò con un asciugamano che ha gettato a terra, poi satana entrò in lite con Dio come a chi deve fare l'uomo per questo asciugamano, e Dio soffiò l'anima in lui, quindi dopo il corpo dell'uomo della morte ritorna alla terra e la sua lo spirito a Dio ".

    A Christmas Carol da Galica spiega:

    Quando ci fu in principio nessun mondo,
    Poi ci fu né il cielo né la terra.
    Ovunque era un mare azzurro,
    E in mezzo al mare, un verde platani
    Sul platano tre colombe,
    Tre colombe prendere consiglio,
    Consigliarsi come creare il mondo.
    "Cerchiamo di tuffo in fondo al mare.
    Cerchiamo di raccogliere sabbia fine;
    Cerchiamo di sabbia finissima dispersione,
    Che può diventare per noi terra nera.
    Cerchiamo di ottenere rocce d'oro;
    Cerchiamo di dispersione rocce dorate.
    Sia per noi un cielo luminoso,
    Un cielo terso, un sole splendente,
    Un sole splendente e la luna luminosa,
    Una luna brillante, una stella splendente del mattino,
    Una luminosa stella del mattino e stelline poco.

    -Drahomaniv p.10

    In altre versioni registrate di questa canzone, ci sono due colombe, non tre, due querce, invece di un platano o pietre blu al posto di quelle d'oro. Molto più tardi le versioni hanno di Dio, S. Pietro e St. Paul cavalcare le colombe come i creatori reale.


    All'inizio, non c'erano terra e nessun popolo, solo il mare primordiale. Bielobog sorvolato la superficie delle acque sotto forma di un cigno ed era solo. Voglia di qualcuno a tenergli compagnia, notò la sua ombra, Chernobog e gioito.

    "Facciamo terra", ha detto Bielobog.

    "Facciamo", ha detto Chernobog, ma dove prenderemo la sporcizia? "

    "C'è sporco sotto l'acqua, si scende e un po '", rispose Bielobog, ma prima di poterlo raggiungere, si deve dire' Con l'alimentazione Bielobog e la mia '".

    Il diavolo si tuffò in acqua, ma ha detto che "con il mio potere", invece di quello che è stato incaricato di dire. Per due volte si tuffò giù e né il tempo ha fatto raggiungere il fondo. Infine, la terza volta ha detto: "Con Power Bielobog e Mine" e ha raggiunto la sporcizia. Raschiare alcuni con le unghie, lo portò in superficie, ma nascondeva un granello di polvere in bocca in modo da avere la sua terra.

    Dio poi ha preso lo sporco da lui e sparse sull'acqua. Lo sporco è diventato terra asciutta e cominciarono a crescere. Naturalmente, la terra in bocca Chernobog anche cominciato a crescere e la sua bocca ha cominciato a gonfiarsi. Chernobog è stato costretto a sputare e sputare di liberarsi di tutta la terra e dove sputare, le montagne si sono formate.

    Irritato che era privato della sua terra, ha aspettato per Bielobog ad addormentarsi. Non appena il dio dormiva pacificamente, Czernobog lo sollevò fino a gettarlo in acqua. In ogni direzione andasse, ma il paese era cresciuto così tanto, non poteva raggiungere l'oceano. Quando si svegliò Bielobog, Czernobog ha detto "Guardate quanto la terra è cresciuta, dovremmo benedire".

    .. E Bielobog dice maliziosamente, "L'ho benedetto la scorsa notte, in tutte e quattro le direzioni, quando si è tentato di buttarmi in acqua."

    Questo Czernobog notevolmente irritato, che infuriato per allontanarsi da Bielobog una volta per tutte. Nel frattempo, la terra non smetteva di crescere. Ciò ha reso molto nervoso Bielobog come i cieli non potevano più coprire tutto, così mandò una spedizione a chiedere Czernobog come farlo smettere.

    Czernobog avuto da quando ha creato una capra. Quando la spedizione ha visto la Czernobog grande dio a cavallo a cavallo di una capra, non riuscivano a smettere di ridere. Questo fatto arrabbiare il dio e ha rifiutato di parlare con loro. Bielobog poi creato un ape, e inviato l'ape per spiare Czernobog.

    L'ape tranquillamente Alit sulla spalla Czernobog e aspettato. Presto, lo sentì dire alla capra "Che dio stupido! Lui non sa nemmeno che tutto quello che deve fare è prendere un bastone, fare una croce a quattro direzioni e dire 'Questo è abbastanza terra'. Invece si chiede cosa fare. "

    Sentendo questo, l'ape ronzava fuori in eccitazione. Sapendo che era stato sentito, Czernobog urlato dopo l'ape, "Chi ti ha mandato, mangi il tuo escremento".

    L'ape è andato direttamente a Bielobog e disse: "Ha detto Tutto quello che dovete fare è fare una croce a quattro direzioni e dire 'Questo è abbastanza terra'. E a me ha detto 'lascia chiunque inviato mangiare il vostro escrementi'.

    Quindi dio fermato la terra di crescere e che dice che l'ape "Allora per sempre, non ci sia nessuna escrementi più dolce del tuo".

    Questo mito è una combinazione di miti da fonti bulgare e ucraine. Anche se il
    Le versioni di questi miti utilizzo Dio e Satanaele come i creatori doppio, slava studiosi concordano sul fatto che il mito è una forma successiva del dualismo originario di Czernobog e Bielobog. A causa di questo ho sostituito i nomi.

    The World Tree.

    Alcuni Slavi credevano che la Terra era un isola galleggiante in acqua che il sole era immerso in ogni sera. Al centro di questa isola sorgeva l'albero del mondo o di montagna. Le radici di questo albero esteso in profondità nel mondo sotterraneo ei rami in alto raggiunto nel regno degli dei cielo, Irij.

    Nav è stato il, regno sotterraneo dei morti da cui prende il nome. Weles / Wolos, il Dio di bestiame e di ricchezza e di Lada, la dea della primavera sono stati anche detto di risiedere qui. Questo non è veramente sorprendente, considerando che la divinità più cthonic, come Plutone, Saturno e Ops sono stati associati con la ricchezza e che le colture sono spinte verso l'alto dall'interno della Terra. Inoltre, Lada sarebbe tornato dagli inferi in primavera, molto simile a Kore, Persefone e Ostara dei Teutoni fatto.

    Origine della Stregoneria - una storia

    Molto tempo fa, quando il mondo era ancora abbastanza nuova, una giovane donna si avventurò nei boschi per raccogliere funghi. In un batter d'occhio, il cielo aperto su di lei e sfuggendo la pioggia, corse sotto un albero, rimosso tutti i suoi vestiti, in pacchi li nella sua borsa in modo che non si bagni. Dopo qualche tempo, la pioggia cessò e la donna riprese la sua raccolta di funghi. Weles, Dio cornuto della foresta successo su di lei, e le chiesi cosa grande magia che sapeva in modo da avere mantenuto asciutto durante la tempesta.

    "Se mi mostrano il segreto della tua magia, ti mostrerò come ho continuato a secco". ha detto. Essere un po 'facilmente tentare da un bel viso, Weles proceduto a insegnarle tutti i suoi segreti magici. Dopo che ebbe finito, lei gli raccontò come aveva tolto i suoi vestiti e si nascose sotto un albero.

    Sapendo che era stato ingannato, ma non aveva nessuno da incolpare se stesso, Weles scappata in preda alla rabbia, e, quindi, la strega la prima volta in essere.

    Torna alla paganesimo slavo e stregoneria home page.

    Copyright 1999 al Ainsley Friedberg

    CONTINUA SUL SITO : www.circe-argent.com/slavic_paganism.htm
    Paganesimo Slavo
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  8. #8
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    Predefinito Re: Il Paganesimo slavo

    La religione slava la conosco pochissimo.

    So soltanto che esiste, ma non so nulla delle divinità e personaggi che ne fanno parte, l'unica cosa che so è la serie Fantasy The Witcher si è ispirata proprio a questa mitologia.

  9. #9
    Ghibellino
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    Predefinito Re: Il Paganesimo slavo

    Religione pagana slava che deve essere intesa come altra cosa rispetto al paganesimo baltico che è "maggiormente diffuso".
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

 

 

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