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    Predefinito Il macigno dei dipendenti pubblici affossa l’Inps

    Dopo la fusione con l’Inpdap


    Il macigno dei dipendenti pubblici affossa l’Inps


    Emilio Rocca*
    l conti Inps evidenziano gli squilibri di sistema: nella Pa troppi pensionati rispetto ai lavoratori


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    Il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, ha presentato a Roma il bilancio di consuntivo dell’ente previdenziale per il 2012. L’anno trascorso è il primo durante il quale i conti dell’Inps sono consolidati con quelli di Inpdap e Enpals a seguito della fusione decisa a fine 2011. Si sapeva da tempo quale sarebbe stato l’effetto sul bilancio Inps del consolidamento con Inpdap, i cui conti sono da anni in profondo rosso: nel bilancio preventivo per il 2012 si stimava che il patrimonio netto della nuova Inps sarebbe sceso da 41 a 25 miliardi di euro. Dal bilancio appena diffuso emerge un risultato leggermente peggiore del preventivato con il patrimonio netto dell’Inps praticamente dimezzato, da 41.297 a 22.023 milioni di euro, e un saldo finanziario di competenza pari a -8.996 (pari cioè alla differenza tra i 376.896 milioni di entrate i 385.892 milioni di uscite); l’anno prima questo saldo per Inps era positivo e pari a +1,3 miliardi).
    Inpdap ha una sua voce su Wikispesa che segnala, oltre ai bilanci cronicamente in rosso, le inefficienze che si registrarono quando venne cambiato il sistema informativo (supporto peraltro fondamentale per gestire un ente previdenziale). I lavori per il nuovo sistema si protrassero per alcuni anni più del previsto, furono affidati senza gara pubblica e i costi più che raddoppiarono arrivando a 400 milioni di euro. Ma è chiaro che non sono questi gli elementi che mandano in rosso il bilancio di un ente che devono pagare ogni anno miliardi di euro di pensioni.
    Antonio Pastropasqua, presidente dell’Inps, Istituto nazionale di previdenza sociale
    Alla base dei problemi di bilancio di Inpdap c’è uno squilibrio strutturale: con il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego il numero di pensionati “statali” è velocemente aumentato in rapporto al numero di dipendenti. La conseguenza per Inpdap è stato un aumento dello squilibrio tra le entrate contributive e le spese per le pensioni con untrend in crescita: 4.235,4 mln di disavanzo nel 2008, 5.914,8 mln nel 2009, 8.814,8 mln nel 2010 e 10.096,1 mln nel 2011.

    LEGGI ANCHE: Pensioni, una proposta dopo la riforma Fornero

    Come spiega la relazione al bilancio Inps 2012 “Fino al 31.12.1995 non esisteva alcuna Cassa per i lavoratori pubblici. Lo Stato introitava il contributo versato dal lavoratore ed al momento del collocamento a riposo dello stesso, erogava la pensione con prelievo diretto da un apposito capitolo del bilancio statale.” Ma anche dal ’96 in poi pare che le amministrazioni dello Stato abbiano versato solo la quota della contribuzione a carico del lavoratore (8,75%,) e non la quota a loro carico pari al 24,2%.
    Tutto ciò in realtà non deve stupire considerando come nel nostro sistemi pensionistico pubblico a ripartizione (nei quali non c’è mai deposito di risorse, ma ciò che si preleva in contributi si spartisce di anno in anno tra gli aventi diritto alla pensione) il gettito contributivo finisca nel calderone delle entrate statali, e il confine tra tasse e contributi, tra pensioni e trasferimenti statali sia mal delineato. In questo senso la fusione che ha portato al “SuperINPS” riduce il numero di poltrone pubbliche e va verso una maggiore trasparenza che per tanti anni è mancata a Inpdap. E non trovo condivisibili le polemiche (come questa) di chi dice che con la fusione i pensionati statali porteranno via risorse ai pensionati privati: semplicemente perché non c’è nulla da portare via, non esistono fondi nei quali i contributi erano stati versati. O forse venti miliardi di patrimonio netto in meno per Inps possono modificare così tanto la solidità di un ente che nel 2011 aveva spese per 283 miliardi (182 miliardi per pensioni, il resto tra prestazioni economiche temporanee e partite di giro)? Le pensioni future che lo Stato ha promesso ai dipendenti pubblici dovranno comunque essere finanziate dalla fiscalità generale, che Inpdap sia fusa con Inps oppure no.
    Il problema di fondo è proprio questo: un sistema pensionistico del settore pubblico che non possa reggersi sulle proprie gambe. Tra gli anni Settanta e Ottanta le dimensioni della Pubblica Amministrazione hanno potuto aumentare fino a raggiungere, a inizio anni Novanta, il capolinea del debito pubblico e dell’imposizione fiscale coi quali potevano finanziarsi. Solo dopo qualche decennio, man mano che quei dipendenti assunti andavano in pensione, l’Italia si è ritrovata a pagare, oltre ai dipendenti che servono a far funzionare un’amministrazione così estesa, le pensioni di chi si trovava prima in quei posti di lavoro. Un meccanismo che non può durare più di un paio di generazioni: si è creata un platea di pensionati “statali” sproporzionata rispetto al numero di dipendenti ai quali oggi la PA riesce a pagare lo stipendio. La Corte dei Conti riporta che nel 2002 l’Inpdap contava 3.283.000 iscritti e erogava 2.362.482 pensioni e che nel 2012 questi valori erano passati, rispettivamente a 3.233.142 e 2.784.510: il rapporto tra iscritti e pensioni si è ridotto in dieci anni da 1,39 a 1,16.
    Il grafico successivo mostra la piramide dell’età di tutto il personale pubblico italiano nel 2011: con il passare degli anni il rapporto tra dipendenti anziani e giovani continuerà a peggiorare.

    Alla radice dei bilanci in rosso di Inpdap c’è quindi un sistema pensionistico che ha permesso alla Pubblica Amministrazione di assumere e promettere pensioni oltre alle proprie possibilità. Un meccanismo fondamentalmente irresponsabile: nessuno risponderà infatti di impegni non rispettati (le pensioni promesse in cambio del pagamento dei contributi) e della necessità di far pagare ai lavoratori di oggi i le pensioni promesse ieri a troppi dipendenti. Ci si chiede allora se le soluzioni definitive ai problemi delle pensioni italiane e europee, quelle che mettono in dubbio il sistema a ripartizione stesso, si meritino di essere derubricate come troppo radicali, o se piuttosto siano le fondamenta dei sistemi pensionistici attuali ad essere radicalmente sbagliate.

    *Articolo di Emilio Rocca originariamente pubblicato da Istituto Bruno Leoni






    Leggi il resto: Il macigno dei dipendenti pubblici affossa l?Inps | Linkiesta.it

  2. #2
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    Predefinito Re: Il macigno dei dipendenti pubblici affossa l’Inps

    Interssante, i piddini stanno affossando l'inps.
    Beh, c'era da immaginarselo

  3. #3
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    Predefinito Re: Il macigno dei dipendenti pubblici affossa l’Inps

    Ma quante belle notizie!
    Tutte oggi, tutte assieme?


  4. #4
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    Predefinito Re: Il macigno dei dipendenti pubblici affossa l’Inps

    Citazione Originariamente Scritto da furioso2013 Visualizza Messaggio
    Interssante, i piddini stanno affossando l'inps.
    Beh, c'era da immaginarselo
    Il contrario.di re mida: tutto quel che toccano lo mandano in merda

  5. #5
    AUT CONSILIO AUT ENSE
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    Predefinito Re: Il macigno dei dipendenti pubblici affossa l’Inps

    Insomma siamo condannati?
    "Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"


    IL DISPUTATOR CORTESE

    Possono tenersi il loro paradiso.
    Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.

  6. #6
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    Predefinito Re: Il macigno dei dipendenti pubblici affossa l’Inps

    E che ci vuole facciamo la ius soli e abbiamo tanti nuovi schiavi, che ci pagano qualche soldo in più di tasse...

  7. #7
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    Predefinito Re: Il macigno dei dipendenti pubblici affossa l’Inps

    Qualche decina di milioni di baby pensionati vengono al pettine...

  8. #8
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    Predefinito Re: Il macigno dei dipendenti pubblici affossa l’Inps

    L'inps è una scatola vuota che vive di debito pubblico.



    Istituto Bruno Leoni - Le pensioni modello cileno

  9. #9
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    Predefinito Re: Il macigno dei dipendenti pubblici affossa l’Inps


  10. #10
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    Predefinito Re: Il macigno dei dipendenti pubblici affossa l’Inps

    E meno male che all'Eurotower sono distratti .....
    Si , perchè qui lo stato ha nascosto dai 16 ai 20 miliardi di deficit (che avrebbe dovuto conteggiare se INPDAP fosse stato autonomo ) , li ha nascosti dicevo dentro il bilancio dell'INPS , saccheggiandone l'attivo patrimoniale...
    Nota bene : si tratta di circa l'1% del PIL , cioè se non fossero ricorsi a questo trucchetto , col cavolo che l'italia sarebbe uscita dall'area di sorveglianza dei paesi con deficit /PIL > del 3%.......
    Ma può anche darsi che BCE lo sappia , e nel classico ambito burocratico dove se una cosa esce dagli schemi non la si considera (anche se , nella sostanza , il deficit / PIL e superiore , ma non nella forma....) , abbia chiuso un occhio....
    Ma , avete visto le cifre ?
    Fra 2 , massimo 3 anni , l'attivo patrimoniale INPS sarà a zero , e allora , se è come dico io , vedrete che BCE , se oggi ha chiuso un occhio , ne spalancherà due......
    Cioè , hanno accumulato la spazzatura sotto il tappeto , ma le gobbe sono talmente alte che ci inciamperanno......
    Ultima modifica di Watson; 03-08-13 alle 23:06

 

 
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