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    Predefinito Sciamanismo, funghi allucinogeni e stati alterati di coscienza

    Sciamanismo, funghi psicotropi e stati alterati di coscienza: un rapporto da chiarire
    di Giorgio Samorini

    Originalmente pubblicato nel Bollettino Camuno Studi Preistorici, vol. 25/26, pp. 147-150, 1990

    Mircea Eliade, trattando dell’uso di sostanze inebrianti da parte degli sciamani di varie popolazioni eurasiatiche al fine di procurarsi l’estasi (utilizzo che in alcuni casi si è protratto sino ai nostri giorni), offre un’interpretazione del fenomeno che, a seguito di ricerche più approfondite e dell’acquisizione di nuovi dati archeologici, si mostra non corretta e sviante:

    "Presso gli Ugri, l’intossicazione a mezzo di funghi speciali propizia anch’essa un contatto con gli spiriti, benché in forma passiva e brutale. Ma noi abbiamo già rilevato che questa tecnica sciamanica sembra tardiva e importata. L’intossicazione produce in modo meccanico e sovvertitore l’‘‘estasi’’, l’‘‘uscita da se stessi’’: essa cerca di realizzare un modello di esperienza preesistente che però aveva avuto punti di riferimento diversi" (Eliade 1972, p. 247).

    In realtà il rapporto fra sostanze inebrianti ricavate da certe piante, in particolare l’Amanita muscaria, e il fenomeno dello sciamanismo è più intimo di quanto appaia dagli studi di Eliade e questa contrapposizione ha già dato luogo a dispute letterarie (Wellmann 1981, p. 315; Warren 1982, pp. 21-24; DeRios 1984, p. 35). Nuovi dati iconografici avvallano sempre più l’ipotesi che l’utilizzo umano dell’Amanita muscaria per scopi religiosi, socializzanti e terapeutici, si perda nella notte dei tempi, risalendo all’uomo cacciatore, inseguitore di branchi di quadrupedi, più volte disperso in immense foreste, affamato, in cerca di una qualche radice, frutto o fungo per affievolire i morsi della fame (e l’Amanita muscaria, dal cappello rosso ricoperto di puntini bianchi è uno dei funghi più vistosi nei boschi di conifere e di alcune latifoglie, un tempo molto più diffusi nei territori eurasiatici).

    Ricordo brevemente alcuni dei più importanti reperti archeoetnomicologici sinora individuati.

    Nelle estreme zone orientali della Siberia, nel territorio che si estende nei mari di Ciukci e di Bering, sulle rive del fiume Pegtymel, è stata rinvenuta una ricca stazione di petroglifi, per lo più del periodo paleolitico locale; fra di essi si riconoscono immagini di raccoglitori di funghi (Dikov 1979, fig. 51). In alcuni casi appaiono figure femminili (o effeminate) dotate di vistosi "orecchini" e di un grosso e corposo fungo in testa. Sono stati ritrovati motivi di funghi anche nei petroglifi degli insediamenti paleolitici sulle rive del lago Ushokovo, nella penisola della Kamciatka; in questi casi i motivi di funghi sono rappresentati all’interno di capanne, visti in prospettiva (Dikov 1979, p. 90). Entrambe le iconografie micologiche del fiume Pegtymel e del lago Ushokovo fanno intrinsecamente parte di scene ritualistico-simboliche e non è azzardato associarle con l’utilizzo di funghi "magici", probabilmente l’Amanita muscaria, come già suggerito da altri autori (Wasson 1979).

    Da più autori è già stata posta in evidenza la relazione simbolica fra rospo e fungo sacro (A. muscaria) nell’etnomicologia popolare europea ed asiatica; essa è evidente anche da semplici osservazioni etimologiche (Wasson 1968, p. 174 e segg.). La simbologia del rospo, insieme a quelle relative al fungo muscario e al fulmine, è di probabile origine pre-indoeuropea, legata ad arcaici e diffusi culti agrari e di fertilità o proveniente, ancor prima, dalle culture pastorizie e di raccoglitori di frutti.

    È sorprendente constatare la relazione fra fungo sacro, rospo e fulmine anche fra le antiche civiltà mesoamericane. Sono noti oltre un centinaio di cosiddetti "funghi-pietra" (mushroom-stones) provenienti da diversi siti archeologici del Messico e del Guatemala. Molti di essi sono copie artigianali di archetipi che potrebbero risalire ai tempi precolombiani dell’America centrale. Difatti i più antichi sinora accertati avrebbero origine nel periodo pre-classico antico (2000-1000 a.C.) (Lowy 1971), di altezza variabile fra i 15 e i 30 cm, queste statuette di pietra rappresentanti funghi sono a volte sorrette alla base da figure antropomorfe femminili rannicchiate o da rospi; addirittura in un caso il fungo pare uscire dalla bocca del rospo. Sono state evidenziate anche dirette associazioni, sia dal punto di vista filologico che da quello folcloristico, fra il fungo muscario e il fulmine, fra le stesse culture guatemalteche e messicane (Lowy 1974). Ricordo, inoltre, le frequenti rappresentazioni fungine inserite nelle complesse scene dei "codici" Maya. Varie di queste mostrano individui in atto di adorazione e di offerta ad una divinità e l’oggetto offerto ha tutte le sembianze di una schematica Amanita muscaria, dotata di evidenti e spigolosi "puntini" sul cappello (Lowy 1972). L’iconografia simbolica del fungo sacro, quella relativa agli stadi preistorici dell’umanità è dunque caratterizzata da specifici elementi di culto; il rospo e il fulmine sono i più importanti e diffusi. E’ probabile che anche il simbolo fallico, associato a culti di fertilità e di fecondità così come il concetto archetipo dualistico maschio-femmina, individuabile nella stessa immagine fungina, possano rientrare nell’iconografia simbolico-religiosa del fungo sacro. In effetti il fungo, per la sua forma, composta di un gambo (fallo) e di un cappello (vulva), è già stato sinteticamente associato all’atto della fecondazione, della fusione, della nascita (es. popolazioni mesoamericane, Furst 1981, p. 226).

    In effetti è proprio questo il fulcro della questione; simbologia femminile, emblema fallico o fungo? L’uomo primitivo associava oggetti ed eventi in maniera alquanto differente dai modi attuali, basandosi più sull’associazione diretta di una coppia di eventi vicini nel tempo o dotati di affinità percettivo-sensoriali, che sulla deduzione logica, per noi ora così importante nella valutazione dei più svariati fenomeni. Espongo un esempio: nota è la leggenda che vede ogni fulmine caduto nel bosco dare origine ad un’Amanita muscaria. La troviamo, tramandata dal folclore delle tradizioni popolari, nella valle dell’Indo, in Siberia, in Europa, in America centrale (Lowy 1974, p. 188 e segg.). Noi dedurremmo, con logica, dal fulmine il temporale e la pioggia, la quale porta umidità necessaria perché nascano i funghi. L’uomo primitivo invece non pensa a tutto questo, non è in grado di farlo o, forse, non gli interessa; si avvale di una più diretta associabilità degli eventi per la valutazione dei fenomeni (la "simpatia" del Frazer, 1922, p. 23 e segg.), in questo caso si basa sul ritrovamento di Amanita dopo la tempesta piena di fulmini; in effetti fulmine e fungo sacro sono "simpaticamente" associati fra loro poiché entrambi manifestazioni del sacro (ierofanie) e manifestazioni di forza (cratofanie) (Eliade 1976, p. 146 e segg.). In una visione più allargata è possibile notare come la mente primitiva si avvalga ampiamente delle affinità geometrico-visive degli oggetti e dei paesaggi osservati; oggetti che hanno funzioni diverse, ma simile forma e/o colorazione sono visti dall’uomo antico più vicini, anche nel significato (valore simbolico) di quanto noi, o la sola nostra razionalità vedrebbe ora. E’ anche per questo che "fungo" e "fallo" (e "fallo" e "vulva") sono così vicini nella visione della mente primitiva.

    Reperti iconografici archeologici relativi all’Amanita muscaria sono sparsi nelle più disparate zone del globo; viene da domandarsi se siano presenti simili reperti nei territori europei con maggior concentrazione dell’arte rupestre, in zone caratterizzate da una quasi perenne (nei millenni) presenza naturale del fungo. A tal proposito, come già notato dal Marro (1945), il motivo "cornuto", tipico dell’espressione artistica di Val Meraviglie, è probabilmente da associare con il fenomeno del fulmine, potenza naturale dominante dalle vette di Monte Bego, e lo stesso fulmine, come si è visto, rientra nella simbologia e tradizione culturale del fungo sacro. V’è comunque da tenere in considerazione il fatto che la mancanza di iconografie etnomicologiche fra le ricche incisioni rupestri dell’arco alpino possa essere dovuta più all’attuale carenza di specifici studi a riguardo, che e alla sua effettiva non presenza.

    Ricordo ancora i comprovati arcaici rapporti fra sciamanismo e allucinogeni estendentesi ai vari casi, presi qui considerazione, d’utilizzo di altre piante "sacre", quali l’uso cultuale della Datura (Jimsonweed) fra gli sciamani Chumash della California, fonte primaria d’ispirazione della complessa arte rupestre di questa e vicine popolazioni autoctone (We11mann 1981), così come l’uso di funghi allucinogeni differenti, anche nella loro azione farmacologica, dall’A. muscaria (genere Psilocybe) da parte degli sciamani mesoamericani (Heim 1959).


    Immagine tratta dal sito UCSD Neuroscience Laboratory

    Riporto infine l’immagine di una scena rupestre sahariana (Tassili) la cui evidente simbologia fungina assume un ruolo centrale nell’intera scena magico-cultuale. A tal riguardo sono in corso miei più approfonditi studi sulla stupenda arte preistorica sahariana, che già da un primo sguardo mostra di possedere una ricca iconografia micologica la quale, tuttavia, non sembra collegabile alla specie di grossa taglia Amanita muscaria (cfr. Lajoux 1964, pp. 68-69 e 70). Verificato l’arcaico rapporto fra sciamanesimo e fungo sacro, in questa sede mediante reperti archeologici, vi sono più deduzioni che rendono inaccettabili le ipotesi di Eliade: "Le droghe non sono che un surrogato volgare della trance "pura". E presso molti popoli siberiani abbiamo già avuto occasione di constatare che le intossicazioni (con alcool, tabacco, ecc.) sono innovazioni recenti, le quali, in un certo modo, accusano una decadenza della tecnica sciamanica. Si è cercato di "imitare’’ con un’ebbrezza a base di droghe uno stato spirituale cui non si è più capaci di giungere in altro modo. Decadenza, oppure - bisogna aggiungere - volgarizzazione di una tecnica mistica" (Eliade 1972, p. 247).

    Pur riconoscendo l’inizio della decadenza della tecnica sciamanica con l’introduzione delle intossicazioni alcoliche o ancor prima, si deve far distinzione fra questo o "simili" surrogati di funghi sacri; la voluminosa documentazione scientifica ed empirica relativa a questi ultimi non dovrebbe più lasciare dubbi sul fatto che il loro effetto sull’uomo sia caratterizzato da una tendenza verso esperienze di natura rivelatrici religiose, nella sfera del sacro.

    Gli stati mentali indotti con le sostanze psicoattive non sono un’illusoria imitazione di stati di coscienza "puri", bensì si riferiscono con la medesima importanza nelle generali casistiche degli stati alterati di coscienza, e la storia dell’utilizzo di questi composti dimostra come essi siano generalmente impiegati come mezzi per raggiungere le manifestazioni del Sé, obiettivo comune ai vari "continuum" su cui si sviluppano gli stati di coscienza, differenziati fra loro dai "metodi" impiegati (autoindotti, con droghe, ecc.): "Il Sé dell’estasi e dello samadhi sono lo stesso ed unico Sé" (Fischer 1971, p. 902).

    Gli stati psichici di sensibilità, creatività, ansietà, così come gli stati acuti schizofrenici e di catatonia, assieme ai rapimenti mistici e agli stati allucinatori stimolati con sostanze psicoattive, sono tutti distribuiti su un continuum di stimoli egotropici che dallo stato "normale" portano il soggetto verso la rivelazione del Sé; anche il continuum degli stimoli trofotropici, caratterizzato dagli stati meditativi, dello Zazen e dello Yoga samadhi, portano il soggetto dallo stato "normale" alla rivelazione dello stesso Sé, e la serietà di questo nuovo (almeno per la cultura occidentale campo della scienza richiede la soppressione di qualunque preferenzialità di carattere moralistico e pregiudiziale.

    Difatti, tutti gli stati psichici sopra elencati, sia autoindotti che non, rappresentano, fanno intrinsicamente parte della storia fisica umana, anzi, rappresentano i "mezzi" coi quali è avvenuta e tuttora avviene la sua evoluzione; è poco scientifico dunque, svalutarne alcuni e vederne come "puri" e unici altri.

    Inoltre, è ben più probabile che gli stati allucinatori ed estatici indotti da sostanze psicoattive, così come gli stati di acuta schizofrenia, siano da annoverare fra le più arcaiche alterazioni psichiche sperimentate dall’uomo. L’origine relativamente recente delle tecniche meditative orientali, alle quali appartengono i più noti stimoli trofotropici indirizzati verso lo samadhi, avvalorerebbe una simile ipotesi. Valutando poi, anche nelle sue origini, l’intima relazione fra stati modificati di coscienza e sfera psichica del sacro, del religioso e del divino, è intuibile la probabile e significativa partecipazione delle esperienze indotte da vegetali psicoattivi, forse inizialmente casuali, negli originari eventi psichici che hanno dato vita, per dirla con Eliade (1961, p. 7), all’homo religiosus.

    Sia l’esperienza diretta di generazioni di individui che la documentazione storiografica (mitologico-religiosa) tendono a confermare questa supposizione.


    Bibliografia

    BETENSON G., 1982, Verso un’ecologia della mente, Milano (Adelphi).

    DERIOS MD., 1984, Hallucinogens. Cross-cultural perspective, Albuquerque, NM (Univ. of New Mexico Press).

    DIKOV N., 1979, Origini della cultura paleoeschimese, Boll.Camuno Studi Preist., 17: 89-98.

    ELIADE M., 1961, History of religions and a new humanism, History of Religions, 1: 1-8.

    ELIADE M., 1976, Miti, sogni e misteri, Milano (Rusconi).

    FISCHER R., 1971, A cartography of the estatic and meditative states, Science, 174: 897-904.

    FRAZER J.G., 1922, Il ramo d’oro, Torino (Boringhieri), vol. I; Rist. 1973.

    FURST P., 1981, Allucinogeni e cultura, Roma (Cesco Capanna).

    HEIM R., 1959, Les champignons hallucinogènes du Mexique, Paris (MMII).

    LAJOUX J.D., 1964, Le meraviglie del Tassili-n-Ajjer, Bergamo (Istituto Arti Grafiche).

    LOWY G.B., 1971, New record of mushroom stones frorn Guatemala, Mycologia, 63: 983-993

    LOWY G.B., 1972, Mushroom symbolism in Maya codices, Mycologia, 64: 816-821.

    LOWY G.B., 1974, Amanita muscaria and the thunderbolt legend in Guatemala and Mexico, Mycologia, 66: 188-191.

    MARRO G., 1945, Le istoriazioni rupestri preistoriche dell’Italia Settentrionale e Alpi Marittime, Atti Accademia delle Scienze di Torino, 81: 22-27.

    TART C.T., 1972, State of consciousssess and state-speciftc science, Science, 176: 1203-1210.

    WARREN P., 1982, Le piante diaboliche, Milano (Savelli).

    WASSON R.G., 1968, Soma, Divine Mushroom of Immortality, New York (Harcourt Brace Jocanovich).

    WASSON R.G., 1979, Fly agaric and man, in D. H. Efron et al., Ethnopharmacogical Search for Psycoactive Drugs, New York (Raven Press), pp. 405-414.

    WELLMANN K.F., 1981, Rock art, shaman, phosphenes and hallucinogens in North America, Boll. Camuno Studi Preist., 23: 89-104

    Dal sito http://www.samorini.net/index.htm#
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  2. #2
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    VIAGGIO SCIAMANICO CON L’AYAHUASCA


    Su un vecchio numero di Hera è stato pubblicato un articolo di Adriano Forgione dal titolo Il Serpente Cosmico e l’origine della conoscenza, in cui il giornalista intervista l’antropologo Jeremy Narby (autore di Il serpente cosmico. Il DNA e le origini della conoscenza, 2006, Venexia) che nel 1984, all’età di 24 anni, decise di trascorrere un lungo periodo presso una popolazione della foresta amazzonica, gli Ashaninca.

    Questi indigeni fanno uso durante le loro cerimonie di una mistura vegetale allucinogena chiamata ayahuasca, ottenuta dalla cottura di una liana e di foglie di un particolare arbusto, in grado di provocare una trance profondamente mistica. Le cerimonie in questione coinvolgono uno sciamano che somministra il decotto a diverse persone che siedono al buio, bevono la pozione e ascoltano i canti da lui intonati anche per ore. Lo stesso Narby afferma di averne preso parte per avere una maggiore comprensione del mondo.

    L’ayahuasca, usata in Amazzonia da almeno 5.000 anni a scopo religioso e magico-terapeutico, altera lo stato della persona, che vede e prova cose che non vedrebbe e proverebbe in condizioni normali. Secondo l’interpretazione sciamanica, queste visioni sono messaggi poetici, sono onde che ciascuno invia a se stesso e che contengono un preciso messaggio.



    L’assunzione di questa sostanza permetterebbe di esplorare parti della mente umana altrimenti difficili da analizzare: sarebbe insomma un potente mezzo, una scorciatoia per aprire altre vie. Usare una parte della propria mente, che di solito non si usa, per vedere le cose da un’altra prospettiva modificherebbe la coscienza, dando vita a un dialogo interiore, vissuto in forma di rivelazione e proiettato universalmente verso le grandi categorie dialoganti e complementari: il bene/il male, la vita/la morte, l'effimero/il perenne… e i due serpenti avvolti fra di loro di tutti i sistemi simbolici esoterici.

    Jeremy Narby rivela che durante le sue visioni gli sono state comunicate le relazioni tra i serpenti gemelli, le corde celesti e il DNA, ma quello che è accaduto veramente è che la sua mente è stata inondata d’immagini mai viste prima. Non si tratta di sogni in cui il cervello essenzialmente rielabora informazioni acquisite di recente: sotto l’influenza dell’ayahuasca, sembra quasi che il cervello si sintonizzi su uno strano "canale" televisivo.

    Lo scrittore Benny Shanon, nel suo saggio The Antipodes of the Mind Charting the Phenomenology of the Ayahuasca Experience ("Gli antipodi della mente. Per tracciare un quadro della fenomenologia dell’esperienza con l’Ayahuasca"), pubblicato nel 2002, classifica e divide in categorie tutto ciò che si vede quando si assume l’ayahuasca e ne ha ricavato temi sorprendentemente comuni come città lontane, tecnologia avanzata, linee costiere, giaguari, tutte immagini diverse che tendono a ricorrere di volta in volta.

    Nelle mitologie di tutto il mondo, storie riguardanti i serpenti nel cielo, storie riguardanti quello che gli storici della religione comunemente chiamano axis mundi, di solito rappresentato da due piante di vite attorcigliate, oppure da una scala distorta, sono esempi di immagini che possono presentarsi in una visione indotta con l’ayahuasca.


  3. #3
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    Sergio Ramazzotti

    AYAHUASCA UN VIAGGIO NELL'ANIMA



    Lo sciamano ha un sito Internet, un nome utente Skype, guida un fuoristrada giapponese di seconda mano e vi promette un viaggio che nessun tour operator è in grado di organizzare: quello dentro voi stessi, prima classe, posto di finestrino. Suoi sono i segreti dell'ayahuasca, una liana psicotropa che cresce nell'Amazzonia peruviana e che gli indios usano da sempre per raggiungere attraverso le allucinazioni uno stato di autoconsapevolezza o trance che altrove verrebbe definito Nirvana. E sua è stata l'idea, un decennio fa, di capitalizzare quei segreti organizzando cerimonie a pagamento per il mercato statunitense, dove l'ayahuasca, messa fuorilegge come sostanza stupefacente (non in Perú), suscita notevole interesse nell'ambiente medico (esperimenti hanno dimostrato la possibile efficacia nella cura delle tossicodipendenze e di alcune psicopatologie), in quello artistico (ne hanno fatto uso Paul Simon, Sting, Isabel Allende) e fra le sempre nutrite schiere di inveterati epigoni della Beat Generation, adepti della New Age, persone alla ricerca di sé o entronauti, come li ha definiti qualcuno, suggerendo l'analogia fra subconscio e web, il che mi spinge a dire, per averne provati gli effetti, che se il subconscio è il nostro personale web l'ayahuasca è il suo Google: la psicanalisi, a confronto, è un modem a 32k.

    Il nome dello sciamano è Diego Palma, nato quarant'anni fa a Lima, iniziato all'ayahuasca nella foresta, convertito al Buddismo, oggi residente nella valle sacra degli Incas, vicino a Cuzco. Palma vive in un'ampia proprietà circondata da un impeccabile prato all'inglese. Si chiama Ayahuasca-wasi, casa dell'ayahuasca, è una specie di resort olistico dove gli ospiti paganti di questa settimana sono una trentina. Tutti statunitensi, appaiono intimiditi dall'atmosfera da ashram, trattano Palma come un maestro o santone (il cranio rasato e la tunica arancio gli danno in effetti un'aria da Lama), chiedono consigli come a un guru. "La gente", dice lui, "viene qui aspettandosi d'incontrare una sorta di Don Juan, uno che ti legge nel pensiero, uno stregone. Mi chiamano sciamano, ma cos'è uno sciamano? Per quanto ne so è qualcuno che ti guida a un'esperienza che lui ha fatto prima di te. Ma, una volta dentro, sei tu che devi vedertela con te stesso: prendere l'ayahuasca equivale a concentrare due anni di psicoterapia in una notte. In quest'ottica, anche uno psicanalista è uno sciamano".

    La prima "cerimonia" è prevista per le nove di sera nel "tempio": la sacralità di entrambi i termini serve forse a compensare l'immagine di Milagros, sua moglie, che intorno alle otto comincia a battere cassa: 60 dollari a testa, in anticipo. I partecipanti, tesi, siedono in circolo, Palma, in ginocchio davanti a un altarino buddista, introduce con un breve discorso: "Ci vogliono coraggio e un po' di follia per affrontare quest'esperienza che vi cambierà la vita. Gli effetti dell'ayahuasca non finiscono quando terminano: talvolta durano tutta la vita". Quindi chiede a ciascuno dei presenti di raccontare a voce alta le ragioni per cui è qui e le sue aspettative, come in una seduta degli alcolisti anonimi. La maggior parte dichiara il rigetto verso la vita materialistica, il ripudio della società occidentale che ci rende aridi e aggressivi, l'ambizione di cambiare il mondo a partire da se stesso, e per ironia quanto sopra viene espresso proprio nella lingua franca simbolo di quell'Occidente malvagio da cui tutti vogliono fuggire. Un uomo del New Jersey dice di avere paura, perché durante la prima esperienza "mi sono trasformato in un mostro malvagio e pericoloso". S., ex art director a New York, oggi di professione "guaritrice spirituale", vuole sperimentare nuove tecniche di cura. K., una fotomodella di San Francisco, riservatissima, sul volto una costante espressione di tristezza, dichiara quasi in lacrime: "Ho così tanto dolore dentro di me, devo trovare un altro modo di vivere". Una coppia di medici non più giovani, originari dell'Azerbaigian, residenti a Philadelphia, confessa: "Nostro figlio ha una malattia mentale, nessuno riesce a trovare una cura. Sembra che l'ayahuasca sia stata usata con successo in casi simili, così siamo qui per provarla su di noi e decidere se portare anche lui". Un regista di Hollywood dice semplicemente: "Voglio incontrare Dio".



    Palma ha ascoltato impassibile, e al termine consegna a ciascuno un secchio di plastica: serve per il vomito, l'effetto collaterale più comune dell'ayahuasca (lui lo chiama "depurazione dalle energie negative"). Quindi consiglia: "Quali che siano gli effetti che sentirete, non spaventatevi e non cercate di opporre resistenza: lasciatevi andare, non potete lottare contro la vostra mente". Poi spegne le luci, lascia accese tre candele e intona un canto alla "Madre ayahuasca" (è così che la chiamano gli Indios), il cui decotto è contenuto in due poco ieratiche bottiglie di plastica arrivate ieri dall'Amazzonia. Beviamo il frappé terroso, amaro come il fiele, dopodiché lo sciamano soffia sulle candele e ciascuno si rannicchia sul pavimento ghiacciato dalla notte andina. Un'ora più tardi sono ancora perfettamente lucido, mentre le tenebre intorno a me risuonano di sospiri, rantoli, spaventosi conati di vomito, grida raccapriccianti miste a singhiozzi, tonfi di pugni sferrati sul pavimento. Dopotutto Palma mi aveva avvertito, quando gli avevo chiesto quale fosse la scena peggiore cui avesse assistito in una cerimonia: "Hai presente l'Esorcista? Beh, c'è stato un uomo al quale mancava solo che si girasse la testa al contrario. Dovetti trascinarlo fuori e placarlo con una nenia imparata dagli Indios: una crisi come quella può essere contagiosa, sotto ayahuasca le persone sono ipersensibili e se perdi il controllo della situazione sei finito".

    Dopo un'altra mezz'ora sono ancora in me e comincio a chiedermi che ci sto facendo qui, penso di mandare al diavolo tutto e uscire a guardare le stelle sopra le Ande. Poi mi ricordo del consiglio di lasciarsi andare, decido di provarci ancora. E a quel punto, all'improvviso, tutto accade. Eccomi sprofondare in una specie di Giardino delle delizie di Bosch tridimensionale e interattivo, dove i personaggi sono dipinti da Bosch o da me, non ha importanza, galleggio in questo iperuranio liquido, ne sono anch'io un abitante ma al tempo stesso il creatore e, ahimé, non si tratta della parte sinistra del trittico ma della destra, quella che rappresenta gli inferi. Da destra (quale destra, visto che ho gli occhi chiusi?) partono lampi di luce rossa, e scariche elettriche mi scuotono la parte destra del corpo causando al braccio e alla gamba convulsioni inarrestabili, e tuttavia piacevoli come un massaggio shiatsu. Sento ancora la colonna sonora dei mugolii e sospiri e rantoli e grida, solo che ora è come se tutti quei suoni echeggiassero dentro di me, o come se fossi io a emetterli: improvvisamente mi sento un tutt'uno con gli altri esseri umani nella stanza, in un esaltante picco di empatia virale che ci ha trasformati in neuroni e sinapsi dello stesso cervello, computer interconnessi nella stessa rete (non è quanto afferma la fisica delle particelle subatomiche?). Capisco cosa intende Palma quando parla di ipersensibilità e rischio di contagio. Quando gli altri rantolano voglio rantolare, quando sospirano sospiro, quando qualcuno emette un ringhio catartico fremo, e poi sembriamo calmarci tutti insieme, nuotare a bracciate più lente nel Giardino delle delizie, ciascuno dentro la sua versione. Infine trovo una porta: la varco, oltre ci sono le sale di un museo. Le teche sono ben illuminate e sui ripiani è disposto tutto ciò che, negli anni, ho rimosso, dimenticato ad arte, raccontato a me stesso di non sapere, in perfetto ordine e illustrato da didascalie fin troppo esaurienti. È la "proiezione esplosa", come la chiamerebbe un ingegnere, del mio subconscio: un diagramma che la maggior parte di noi non ha la fortuna o la sventura di poter vedere, e a lato un'avvertenza: fanne l'uso che credi.

    Lo sciamano riaccende le candele prima dell'alba. Oltre le fiammelle vedo la fotomodella che singhiozza fra le braccia del suo vicino. L'impiegato del New Jersey, in ginocchio sul pavimento, disegna spirali su un blocco con una frenesia da tarantolato. Il produttore in piena crisi catartica piange sdraiato con la faccia a terra. I medici azeri fissano il vuoto con un'espressione di serenità acquosa, che forse assomiglia alla mia. Nella stanza aleggia una sconcertante atmosfera di pace, mi viene da pensare che se al posto dei proiettili riuscissimo a sparare il principio attivo dell'ayahuasca avremmo vinto tutte le guerre, o smetteremmo per sempre di combatterne. Dopo la cerimonia non ho chiesto agli altri cosa avessero provato o come si sentissero. Posso immaginare tutto e il contrario di tutto, poiché è quanto avrei potuto dire io ed è esattamente questo che si trova nella nostra mente, dietro quelle porte di cui siamo così abili a nascondere le chiavi, e che l'ayahuasca spalanca davanti ai nostri occhi con brutalità. In una notte ho appreso su di me più di quanto avrei voluto sapere, e certamente non tutto: non si visita un museo del calibro dell'Ermitage in un giorno solo. Non mi dispiacerebbe fare un altro giro fra quelle teche, tuttavia non ne sento il bisogno immediato, perché per il momento ho abbastanza su cui lavorare: non saprei come scriverlo, so che mi ci vorrà molto tempo a leggerlo.

    Da Dweb, la Repubblica delle donne

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    Predefinito Riferimento: Sciamanismo, funghi allucinogeni e stati alterati di coscienza

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    Massimo Centini

    IL VOLO MAGICO


    Alcuni stati alterati di coscienza, indotti con prodotti psicoattivi, contrassegnano l'attività simbolica di operatori dì magia e medicina in culture "altre". [1] Lo sfruttamento di questi prodotti costituisce una pratica molto diffusa, in particolare nel passato, all'interno di quelle società tradizionali che relazionano gran parte della propria quotidianità all'universo degli spiriti e delle entità presenti nell'aldilà e in un mondo parallelo.
    Secondo Giorgio Samorini non può essere casuale il fatto che, "presso tutti i popoli, i rapimenti estatici di trance - considerati tra gli stati più elevati della coscienza - vengano culturalmente interpretati come fenomeni di squisito carattere mistico, spirituale, religioso. Anzi, è da ritenere che l'origine del rapporto dell'uomo con gli stati modificati di coscienza sia direttamente connessa alla nascita del suo impulso religioso". [2]

    Sono numerose le sostanze naturali che hanno un effetto diretto sulle attività della mente e destinate a produrre effetti facilmente relazionabili alle esperienze magico-religiose. Tali stati sono detti psichedelici e derivano la loro definizione dall'unione di due parole greche: psyche (anima) e deloun (manifestare); il termine è stato coniato da Humphry Osmond (1917-2004), uno dei pionieri della psicoterapia a indirizzo psichedelico, che ha utilizzato mescalina e LSD per curare alcune patologie comportamentali. Tra le sostanze che fanno parte degli ingredienti della magia psichedelica, si annoverano molecole molto semplici (protossido di azoto, etere, alcol etilico) accanto ad altre complesse come l'acido lisergico dietilammide (LSD). Naturalmente, l'esperienza psichedelica che costituisce il patrimonio del mago tradizionale non si avvale di prodotti di sintesi, ma sempre di origine naturale: infatti, le sostanze psichedeliche sono presenti in varie famiglie botaniche, come ad esempio i funghi (Amanita muscaria, Psilocybe mexicana); vi sono anche piante con infiorescenze, alcune delle quali, se usate in modo sbagliato, risultano estremamente velenose, come le solanaceae, il giusquiamo o la belladonna. Gli studi più approfonditi sull'argomento, pur avendo notevolmente ampliato la conoscenza sul tema, non hanno comunque completamente chiarito come si esplichi l'azione degli psichedelici sulla mente. In genere ci si limita a descriverne gli effetti interrogandosi se questi possano, e perché, essere interpretati come esperienze concrete, magiche e, in certi casi, religiose.



    Ololiuqui


    Un esempio indicativo è costituito dal cosiddetto "culto del peyote". I conquistadores spagnoli, quando giunsero in Messico, scoprirono che gli Aztechi veneravano tre piante: il teonanacatl (un fungo), l'ololiuqui (una vite) e il peyote (un cactus). Quest'ultimo era conosciuto, dagli autoctoni, come la "Carne degli dèi". Gli spagnoli cercarono di soffocare questo culto perché considerato diabolico e pertanto i riti e le proprietà di questa pianta non andarono oltre il territorio azteco. Nel XX secolo però l'uso di questo cactus, con tutte le sue implicazioni allucinogene e rituali, giunse in Occidente e divenne oggetto di studi approfonditi, sia dal punto di vista farmacologico sia antropologico. Gli aspetti magico-sacrali connessi al peyote sono abbastanza evidenti, soprattutto per quanto riguarda la pratica legata alla ricerca della singolare pianta.
    In effetti, quando gli adepti incaricati iniziano il loro lavoro di ricerca, le singole fasi assumono le tonalità del rito. Dopo aver raccolto il peyote, all'interno di una tenda si svolge una cerimonia che, per tutta la notte, ha lo scopo di sacralizzare il prodotto e renderlo magicamente attivo e quindi sfruttabile dalla comunità. Assumendo il peyote, ogni individuo assorbe un po' del potere soprannaturale che proviene dal mondo degli spiriti, e da queste entità ottiene indicazioni e conoscenze difficilmente raggiungibili attraverso i normali canali di percezione. La visione è preceduta da un periodo di digiuno che ha lo scopo di favorire l'accentuarsi dello stato alterato di coscienza.



    Cerimonia del peyote


    Come hanno dimostrato numerosi studi condotti da psichiatri e antropologi specializzati in etnomedicina, le esperienze provenienti dal culto del peyote dipendono, in una certa misura, dalla quantità di prodotto ingerito, ma è soprattutto l'ambiente a giocare un ruolo determinante. Infatti, è stato dimostrato che quando il peyote o la mescalina (il suo alcaloide principale) viene assunto da individui avvezzi a questa pratica in ambiente non autoctono, gli effetti che ne derivano sono di natura molto diversa [3]. A. Huxley ha indicato l'esperienza psichedelica come occasione per cercare delle "porte nel muro" utili per condurre l'uomo a "trascendere l'individualità autocosciente": in pratica occasioni destinate a fornire l'opportunità per sfuggire dalla vita ordinaria, che hanno trovato la loro applicazione anche nel mondo occidentale attraverso esperienze come "il Carnevale, la danza, la religione"... Tale occidentalizzazione dello stato alterato di coscienza, per quanto interessante, è un aspetto molto lontano da quello caratterizzante le società tradizionali, in cui l'uso di allucinogeni è prevalentemente connesso alla ricerca di un "fine".

    Sulla scia del culto del peyote possono essere poste anche le pratiche magiche effettuate con l'utilizzo dei funghi allucinogeni. A differenza della mescalina, i funghi sono stati oggetto di una sorta di enfatizzazione (in positivo o in negativo) da parte degli occidentali. Infatti, essendo presenti anche in Europa e suddivisi in due categorie elementari ma determinanti (velenosi e commestibili), il loro ruolo è stato così notevolmente ridotto e soprattutto volgarizzato [4].
    Sinteticamente quindi, la cultura dei popoli indoeuropei può essere suddivisa in due gruppi: i micofili e i micofobi. "Per i micofìli, i funghi sono affascinanti, eccitanti, gradevoli e talora sacri. Per i micofobi, invece, i funghi sono pericolosi, manifestazioni di parassitismo e di putrefazione e associati ai demoni. Gli spagnoli che conquistarono gli Aztechi erano evidentemente micofobi: essi perseguitarono i mangiatori di funghi così radicalmente che l'uso del fungo sacro fu dimenticato dalla maggior parte degli abitanti del Messico" [5].
    Molti ricercatori sono convinti che la micofobia prevalente nel mondo occidentale abbia impedito l'emergere di un culto del fungo come invece si è verificato in altri paesi. In Messico e in Guatemala il fungo è usato in alcune tribù di indios (Mazatechi, Chinantechi, Chatino, Zapotechi, Mixtechi, Mixe) con funzioni divinatorie e magiche.




    Qui, a differenza di quanto abbiamo visto nel caso del peyote, il fungo è diventato anche "oggetto sacro", come è dimostrato da numerosi manufatti, cioè le "Pietre-fungo" scolpite al fine di ottenere la tipica forma e poste in luoghi considerati sacri dalle società in cui il prodotto era utilizzato a fini magico-sacrali. I ritrovamenti più antichi provengono dal Guatemala e risalgono al 1500 a.C.
    Spesso i funghi allucinogeni sono dominio dei curanderos che non possono svelare le loro conoscenze a chi non fa parte della categoria degli sciamani. In genere, l'assunzione di funghi consente visioni che hanno la proprietà di favorire la divinazione: lo stato alterato offre al curandero l'opportunità di scoprire quale diagnosi adottare, inoltre fornisce indicazioni per ritrovare persone, animali e oggetti smarriti. I curanderos svolgono la loro attività seguendo - nello stesso modo degli sciamani - un disegno superiore, già prescritto e dal quale non si possono sottrarre. Il fungo "parla" per mezzo della voce del guaritore, dopo tutta una serie di pratiche rituali che naturalmente si differenziano nelle varie aree geografiche in cui è ancora diffusa la cultura sciamanica.

    Secondo V. Pavlovna e R. G. Wasson, "ci sono popoli in Siberia che hanno venerato un certo tipo di fungo (l'amanita muscaria) dall'antichità fino ai giorni nostri. Si ritiene che l'uso di questo fungo fosse già noto agli Ari che discesero nella valle dell'Indo nel II millennio d.C. I sacerdoti, infatti, avevano divinizzato una pianta chiamata soma, che non è stata mai identificata e che era usata per suscitare visioni ed era considerata un inebriante divino. Da essa era estratto un succo che veniva immediatamente bevuto dai sacerdoti. Alcuni studiosi hanno affermato che il soma doveva essere alcool o hashish, anche se la maggior parte delle testimonianze indirizza verso l'amanita muscaria".
    Gli effetti si differenziano notevolmente tra un fungo e l'altro e tra un'area di adozione e l'altra. Ad esempio l'amanita muscaria siberiana produce i propri effetti dopo una ventina di minuti dall'assunzione e persiste per alcune ore: il primo stadio è quello del sonno, in cui lo sciamano sperimenta una serie di visioni colme di effetti cromatici. Al risveglio il soggetto è caratterizzato da uno status di eccitazione e si sente capace di imprese che richiedono forze fisiche eccezionali. Quindi, come tra i curanderos messicani, il fungo "parla" per voce di chi l'ha ingerito.
    A differenza dei funghi messicani che producono i loro effetti attraverso due sostanze specifiche (la psilocibina e la psilocina), l'Amanita muscaria non contiene questi allucinogeni e probabilmente gli effetti che produce sono determinati dal muscimolo, un aminoacido abbastanza raro.

    È da considerare un contributo importante l'arte rupestre degli Indiani d'America (ma anche in altre culture, se pur in misura minore): infatti, alcune incisioni astratte, figurative e altre mostruose, sarebbero la trasposizione iconografica di immagini "viste" dagli sciamani in occasione dei "voli" condotti in stato di coscienza alterato [6].
    Campbell Grant, uno dei maggiori studiosi dell'arte degli Indiani nord-americani, ci ricorda che "si ritiene comunemente che la maggior parte delle pitture rupestri dell'ovest degli Stati Uniti siano di natura cerimoniale, e che furono eseguite da sciamani, oppure sotto la loro direzione" [7]. Tra i soggetti dell'arte degli sciamani indiani, reperibili sulla pietra, spiccano complicate soluzioni grafiche, molto spesso colorate o direttamente dipinte; figure antropomorfe marcatamente realistiche, che impersonano esseri soprannaturali.


    L'arte degli indiani Huichol indica l'importanza del peyote
    in una trinità che riguarda l'uomo e la pianta


    Secondo il parere degli studiosi di etnomicologia, l'incontro dell'uomo con i funghi allucinogeni risalirebbe all'Età della Pietra, dando origine a culti sciamanici e religiosi, alcuni dei quali conservatisi fino ai giorni nostri. Il reperimento di questi prodotti all'interno del complesso di elementi che costituiscono l'attrezzatura di alcuni maghi, sembrerebbe confermare il loro ruolo fondamentale nell'orizzonte magico-visionario della cultura sciamanica. Aggiungiamo che, recentemente, Riccardo Scotti ha suggerito, avvalendosi di una notevole base documentale, l'ipotesi che anche alcuni fenomeni connessi alle visioni che hanno interessato mistici ed eremiti cristiani, fossero prodotti dall'uso di funghi allucinogeni [8].

    NOTE

    1. M. Centini, La magia primitiva, Xenia, Milano 2005.
    2. G. Samorini, Gli allucinogeni nel mito, Nautilus, Bologna 1995, pp. 7-8.
    3. A. Huxley, The Doors of Perception, New York 1954.
    4. G. Samorini, Funghi allucinogeni. Studi etnomicologici, Telesterion, Dozza (BO) 2001.
    5. V. Pavlovna - R. G. Wasson, Muschrooms, Russia, and History, New York 1957.
    6. M. Centini, Fenomeni entoptici. Appunti per uno studio dell'arte rupestre, in Altrove, N. 12,2005, pp. 125-132.
    7. C. Grant, L'arte rupestre degli Indiani Nord Americani, Jacabook, Milano 1983, p. 12.
    8. R. Scotti, Dal santo allo sciamano. Uomini di Dio, uomini selvaggi e guaritori, Ananke, Torino 2005.

    Massimo Centini – Il Giornale dei Misteri n° 419 ( settembre 2006)

  6. #6
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    Roberto Negrini

    LA MAGIA DELLE DROGHE:
    CHIMICA E ALCHIMIA DELL'ESTASI ARTIFICIALE


    Articolo pubblicato sulla rivista Anthropos & Iatria
    e dal sito Airesis: l'Eresia della Scelta, la Scelta dell'Eresia



    I veleni divini
    Tra i principali reperti archeologici ritrovati in Messico a Guatemala, nelle terre che furono delle civiltà maya a azteca, i più enigmatici furono indubbiamente alcune statuette raffiguranti figure totemiche umane o animali sormontate da un'ampia cappella di fungo e risalenti in alcuni casi, a 3000 anni fa (1). Dalla decifrazione degli antichi codici aztechi e dalle tradizioni magico-religiose degli Zapotechi e dei Mazatechi del Messico meridionale, già registrate dai conquistatori spagnoli, risultava l'esistenza di una misteriosa triade di piante-dee: il fungo teonanacatl, il cactus peyotl e i semi vegetali ololiuhqui, Divinità-cibo attraverso la cui consumazione e mediazione sacerdoti a sciamani raggiungevano il diretto contatto con il soprannaturale a la comunione con gli Dei (2).
    All'epoca della prima conquista di Cortés, nel XVI secolo, il missionario francescano Bernardino de Sahagun aveva descritto con pio orrore cerimonie durante le quali gli indigeni si inebriavano con una bevanda intossicante e "diabolica" che procurava loro visioni ed ebbrezze "infernali" e che veniva estratta da un fungo velenoso chiamato appunto teonanacatl (3) (che in lingua Nahuatl significava "carne della divinità").

    Le crudeli e sistematiche persecuzioni perpetrate dalla Chiesa Cattolica a dalla monarchia spagnola contro ogni forma di religiosità magica locale, pur lontane dall'estinguere il culto dei funghi a delle piante sacre e il loro utilizzo sciamanico, ne causarono successivamente la quasi assoluta clandestinità e per più di 300 anni sui segreti vegetali messicani gli Europei non ne seppero molto più del devoto francescano al seguito degli sterminatori. Il mistero del teonanacatl a delle millenarie statuette degli uomini-animali-fungo fu infatti definitivamente svelato solo tra la prima a la seconda metà del nostro secolo. L'etnobotanico americano Richard Evans Schultes, direttore del museo botanico dell'università di Harvard, fu tra i primi ricercatori contemporanei a compiere estese ricerche sulle piante psicoattive, trascorrendo ben 12 anni della sua vita, dal 1941 al 1953, in Amazzonia, Ande e Sudamerica. […]




    Nel 1954 il banchiere e micologo autodidatta R. Gordon Wasson, trasferitosi con la moglie nella regione di Oaxaca, nel Messico meridionale, alla ricerca dei funghi sacri, scoprì che l'azteco teonanacatl era il nome sacrale collettivo di una peculiare categoria di funghi allucinogeni della famiglia Psilocybe mexicana la cui utilizzazione cultuale e magica risultava ancora ampiamente diffusa tra le popolazioni locali. Grazie all'amicizia stretta con Maria Sabina, una curandera mazateca, Wasson, sua moglie e altri collaboratori qualificati furono ammessi a una serie di cerimonie sacre segrete che comprendevano la consumazione sacramentale del teonanacatl e sperimentarono così gli sconvolgenti a meravigliosi effetti estatici di visione ed espansione della coscienza ben noti alla tradizione sciamanica. (5)

    "Fu come se i muri della nostra casa si fossero dissolti" - dichiarò Wasson nella relazione - "e il mio spirito volato in alto, e io mi trovavo sospeso a mezz’aria [...] Sentii che ora stavo vedendo […] vedevo gli archetipi, le idee platoniche che sono alla base delle imperfette immagini della realtà di ogni giorno". (6) In quel momento l'audace ricercatore americano aveva sfiorato il segreto di una delle più antiche forme universali di comunione col sacro. "Ora voi siete il Fungo" (7) fu detto agli Europei mentre stavano sperimentando qualcosa che alla perseguitata saggezza degli Indios era noto da millenni. Le antichissime ed enigmatiche statuette dell'Uomo-Dio-Fungo rivelavano così il loro sconvolgente significato: l'Uomo che si fa Dio attraverso la comunione con la pianta sacra. "Possibile che il Fungo Divino", scrisse ancona Wasson, "fosse il segreto nascosto dietro gli antichi Misteri?". (8)

    Fu sulla traccia di questa intuizione che Wasson negli anni successivi strinse un'intima e continuativa collaborazione con il dottor Albert Hofmann dei laboratori di ricerca Sandoz di Basilea, che solo pochi anni prima, nel 1943, analizzando le caratteristiche biochimiche della segale cornuta (un fungo tossico parassitario delle graminacee e particolarmente della segale), aveva isolato a analizzato il più potente allucinogeno di sintesi mai conosciuto: la dietilamide dell'acido D-lisergico (Lysergsäure-Diäthylamid) o LSD. (9) Hofmann sottopose ad accurate analisi i vari tipi di funghi a semi di piante magiche raccolte da Wasson e nel 1958 isolò il principio neuroattivo del teonanacatl: la psylocibina. Parallelamente Hofmann, che coltivava anche interessi etno-antropologici a filosofico-esoterici, scoprì che un'altra mitica droga messicana chiamata ololiuhqui ("il fiore della vergine") (10) conteneva alcaloidi estremamente simili all'LSD presente nella segale cornuta. (11) Il Tradizionalmente l'ololiuhqui veniva utilizzata per il contatto con gli Dei e per la visione del futuro ed era ottenuta dai semi di una pianta di convolvolo (rivea coryrnbosa), (12) che Wasson aveva identificato e trasportato nelle sue spedizioni.

    Su sollecitazioni del noto mitologo a storico delle religioni Kàroly Kerényi, amico di Hofmann, furono constatate notevoli affinità strutturali tra alcune cerimonie rituali indigene messicane e le pratiche misteriche a base estatica della Grecia classica. Si giunse così a ipotizzare che la bevanda sacra offerta agli iniziati nel corso dei Misteri Eleusini per celebrare la loro mistica unione con la Dea Madre Demetra, Signora del grano, il kykeon - citato da Eraclito a da altre fonti - la cui composizione era a base di graminacee, contenesse principi psicoattivi affini a quelli dell'ololiuhqui e della segale cornuta (13) e fosse quindi sostanzialmente a base di LSD. (14)



    Amanita muscaria


    Dal canto suo Wasson estese le sue ricerche medico-etnologiche ad altri funghi psichedelici e soprattutto dedicò la sua attenzione al velenosisssmo "ovulo malefico", l'amanita muscaria, che assunta con gli opportuni accorgimenti quantitativi e cerimoniali, rappresentava uno dei più antichi, potenti e diffusi allucinogeni naturali utilizzati per scopi sacri dai guerrieri vichinghi e dagli sciamani siberiani. (15) Data l'ampia diffusione dell' amanita, con la sua caratteristica forma di fallo in erezione, nelle regioni nordiche originarie dei popoli indoeuropei, oltre che nelle zone del medio a vicino Oriente, Wasson ipotizzò, con un largo margine di sicurezza, che il micidiale fungo fallico costituisse l'ingrediente segreto del mitico soma, bevanda sacra dei sacerdoti vedici e delle loro divinità nell'induismo arcaico, dispensatrice di salute, coraggio, longevità, intuizione e immortalità, sia dell'haoma, analoga bevanda sacra della tradizione iranica, utilizzata per ottenere visioni divine già molto prima della riforma monoteista di Zoroastro. (16)

    Insieme al fungo teonanacatl e ai semi ololiuhqui la terza e più importante pianta-dea della tradizione azteca, e poi indio-messicana, fu e resta ancora oggi il piccolo cactus [i]lophophora williamsii[7i], meglio conosciuto come peyotl, diffuso sugli altopiani del Messico settentrionale, che il mito identifica con la carne di una divinità cornuta, il Daino Celeste e le cui proprietà furono rivelate in sogno a una donna. (17) Allucinazioni visive, auditive a olfattive, visioni colorate a geometriche, sovreccitazione sensoriale, distorsione percettiva, dilatazione generale della coscienza sono i principali effetti - simili peraltro a quelli di LSD e psilocybina - ottenuti attraverso l'ingestione rituale dei bottoni vegetali del peyotl, chiamati dagli indigeni mescal e dai quali, nei primi anni del secolo, fu isolato chimicamente il principio attivo principale responsabile dei poteri del cactus: la mescalina, un alcaloide derivato dall'ammoniaca. (18)



    Peyotl


    Dalle Americhe all'Europa, dall'Asia all'Africa fino ai più remoti angoli del mondo, in stretta connessione con le tradizioni sciamaniche a misteriche, magiche o religiose di diversi popoli a razze, ritroviamo questa intima simbiosi tra l'universo simbolico del divino, i misteri del mondo vegetale e la ricerca del sacro nell'uomo a nella donna. La scienza spagirica tradizionale di sacerdoti, magi a sciamani - che spesso furono di sesso femminile data la maggiore connessione della donna con le più nascoste energie della natura - ha fornito per millenni una serie di tecniche codificate sull'utilizzo delle sostanze divine o "cibo degli Dèi" come pane della sapienza a dell'esperienza magica.

    Nell'autentica, primordiale celebrazione di un'Eucaristia, o cannibalizzazione della Carne di Dio, di cui la nota cerimonia cristiana non fu che la degradazione pallida e riduttiva, le droghe sacre sono state mangiate, masticate, bevute, inalate, fiutate, fumate o spalmate sui corpi, in ogni tempo e sotto ogni latitudine. Esse hanno rappresentato uno dei propellenti primari per la reale conquista del Divino, una conquista tanto spirituale quanto bio-chimica e fisio-psichica. Unite inestricabilmente e ritualmente a una corretta disciplina dell'emozione e della psiche, queste sostanze hanno suscitato a possono suscitare l'esplorazione dei mondi interiori e l'espansione della coscienza e dei sensi umani, fino all'incremento apparentemente sovrannaturale delle facoltà fisiche di vista, udito, forza muscolare, velocità e resistenza a calore, gelo, fame, sete, sonno, fatica. […]

    Tra le piante psicoattive a effetto estatico di utilizzazione più ampia e più antica risulta certamente la cannabis sativa e particolarmente la sue variante cannabis indica (canapa indiana), originaria dell'Asia e diffusasi attraverso i secoli in gran parte del mondo. Dai suoi fiori a foglie disseccati e tritati si ottiene la marijuana, che può essere fumata, inalata o bevuta in decotto, mentre la resina della pianta femmina è generalmente conosciuta con il nome arabo di haschis e, oltre che fumata, può essere masticata a mangiata. (19) L' uso cerimoniale, magico e misterico della cannabis è attestato già nell'Egitto faraonico, nella Cina del II millennio a.C., nell'India vedica a nell'Impero assiro, come risulta da una tavoletta di Assurbanipal dell'VIII secolo, dove la pianta droga è denominate qunnapu. (20) Erodoto nel IV libro delle Storie racconta che gli Sciti, nomadi del Mar Nero, usavano le fumigazioni prodotte dai semi di cannabis, gettati su appositi bracieri, per raggiungere stati di ebbrezza e voluttà e per purificare il corpo. (21)


    Il giardino profanato
    Ogni culture tradizionale ha amministrato il proprio "giardino magico" traendone il massimo dei vantaggi e il minimo dei rischi. Le piante dee e i loro prodotti sono sempre stati venerati a utilizzati secondo criteri a ritualità precisi a opportunamente circoscritti, anche se le cronache storiche registrano segmenti di tempo e cicli storici nel corso dei quali l'estasi e l'ebbrezza artificiale sono tracimati oltre i confini del sacro, pervadendo di sé anche la vita profane, ricreativa a sensuale. Ma pur in queste circostanze restarono sconosciute ai popoli pre-moderni, e quindi non condizionati dal dualismo schizoide di matrice giudeo-cristiana, la devastante assuefazione e successive dipendenza psichica e fisica come fenomeni di masse generati dalla diffusione di alcune tra queste sostanze all'interno della civiltà a della culture moderne. Non va dimenticato che tra i prodotti del giardino incantato ve ne sono un certo numero la cui utilizzazione non controllata, o scorporata dal contesto culturale e sacrale originario, risulta particolarmente pericolosa e il cui abuso tende a produrre gravissimi danni psichici a fisiologici culminanti in una suicide a inesorabile dipendenza.[…] Emblematicamente tra gli innumerevoli a millenari frutti di questo Giardino degli Dei furono proprio tre fra i maggiormente insidiosi ad avere le più strette e ambivalenti connessioni con le culture succedutesi dalla caduta del mondo pagano ai giorni nostri. Una triade di sostanze sacre, utilizzate fin dalla più remote antichità, ma il cui incanto corrode l'anima e il corpo di coloro che ne consumano la profanazione: alcol, tabacco e oppio. […]



    Papavero da oppio


    Sia l'alcol che il tabacco e l'oppio, ben prima di essere trasformate in droghe sociali di massa, furono retaggio sacrale e culturale di intere civiltà. Molto ampia sarebbe la lista delle bevande fermentate il cui principio attivo è l'alcol etilico utilizzate fin dai tempi preistorici dai popoli più diversi allo scopo di indurre un'ebbrezza sacra e profana al tempo stesso. Un'ebbrezza capace tra l'altro, negli opportuni contesti cultuali, di rimuovere la barriera che divide uomini e donne dagli Dèi (o dalle profondità arche tipiche dell'inconscio), generando una profonda e totalizzante comunione collettiva col Sacro. Basti ricordare le più note a diffuse: il vino, prodotto dalla fermentazione dell'uva e collegato dai Traci, e poi dai Greci, ai Misteri di Dioniso; e la birra, ottenuta dalla fermentazione dei cereali (orzo, mais, ecc.), la cui origine fu attribuita dai Celti al potere di Cernunno, il Dio Cornuto dell'estasi a della fertilità. (22) Il tabacco, originario delle Americhe nelle sue due specie principali (Nicotiana tabacum L. a N. rustica L.) , fu considerato già dagli Aztechi come il corpo della Dea Cihuacoatl (23) e trovò una diffusissima utilizzazione sacramentale da parte degli sciamani sia amerindi che pellerossa, i quali usavano fiutarlo o fumarlo, in quantità anche enormi, allo scopo di indurre trance estatiche o allucinatorie.



    Dea Cihuacoatl


    Quanto all'oppio, le sue elevate qualità sia terapeutiche che psico-neurologiche, nonché la pericolosità a l'ambivalenza del suo utilizzo, erano già note ai Collegi sacerdotali egizi (che lo denominarono shepen) e babilonesi, nonché tra i Sumeri (presso i quali era conosciuto come hul gil "la pianta della gioia") (24) e tra i Greci, come certificato da Omero che ne cita l'uso nel IV Libro dell'Odissea celandolo sotto il nome di nepente. (25) L'estrazione del succo lattiginoso di oppio dalle capsule non maturate del papaver somniferum, o papavero da oppio, ben descritta da Dioscoride, medico di Nerone, fu sempre nota agli Arabi come agli Europei fino al Cinquecento, quando il medico, mago e alchimista Paracelso ne ottenne, per primo, il laudano (tintura di oppio in alcol), utilizzato come medicinale e come droga psicoattiva fino a tutto il XIX secolo. […] Nel 1805 Friedrich Sertürner, un chimico tedesco, isolò uno dei principali alcaloidi contenuti nell'oppio, la morfina e nel 1898, sempre in Germania, venne prodotto un suo derivato, la diacetilmorfìna, meglio conosciuta come eroina. Le proprietà narcotiche a psicoattive della morfina, del suo etere metilico (codeina) a soprattutto dell'eroina sono sproporzionatamente squilibranti e tossiche a hanno la principale caratteristica di indurre in breve tempo, nella generalità degli individui psichicamente a culturalmente impreparati al loro utilizzo, un'assoluta dipendenza sia psicologica che fisica.[…]


    continua…

  7. #7
    mai, eh...
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    Predefinito Rif: Sciamanismo, funghi allucinogeni e stati alterati di coscienza

    « If the doors of perception were cleansed, every thing would appear to man as it is, infinite. »

    « Se le porte della percezione venissero sgombrate, tutto apparirebbe all'uomo come in effetti è, infinito. »
    (William Blake -The Marriage of Heaven and Hell)

    Lessi molti anni fa il libretto di Aldous Huxley ispirato a queste parole, nel quale egli descrive le sue esperienze con la mescalina.

    In seguito mi è capitato di avere esperienze simili senza l'uso di sostanze psicotrope e mi sento di dire che le sostanze usate non sono poi così fondamentali all'esperienza.

    Ultimamente ho letto anche l'autobiografia di Sting in cui descrive un certo rito in Sudamerica al quale partecipò con la moglie, sempre facendo uso di qualche allucinogeno, esperienza che lo aiutò a vedere un aspetto importante della propria vita.

    I risultati di queste esperienze, per quanto possano essere molto impressionanti, non hanno molto a che fare con la trascendenza vera e propria, bensì piuttosto con esperienze che variano dall'eterico all'astrale, oltre che a fenomeni psicologici e psichiatrici.

    Ma sono utili per capire di che cosa si sta parlando.

    Comunque gli stati alterati di coscienza si possono ottenere anche con digiuni, l'uso sapiente di respiro e apnee, capanne sudatorie, e molti altri modi. Ma per poter sapere poi leggere quello che ti accade ci vuole vicino qualcuno di bravo, se no si rischia di scambiare lucciole per lanterne.

    "I don't make any rules, Nick, I go with the flow."

  8. #8
    人牛俱忘
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    Predefinito Rif: Sciamanismo, funghi allucinogeni e stati alterati di coscienza

    Citazione Originariamente Scritto da Melusine Visualizza Messaggio
    « If the doors of perception were cleansed, every thing would appear to man as it is, infinite. »

    « Se le porte della percezione venissero sgombrate, tutto apparirebbe all'uomo come in effetti è, infinito. »
    (William Blake -The Marriage of Heaven and Hell)

    Lessi molti anni fa il libretto di Aldous Huxley ispirato a queste parole, nel quale egli descrive le sue esperienze con la mescalina.

    In seguito mi è capitato di avere esperienze simili senza l'uso di sostanze psicotrope e mi sento di dire che le sostanze usate non sono poi così fondamentali all'esperienza.

    Ultimamente ho letto anche l'autobiografia di Sting in cui descrive un certo rito in Sudamerica al quale partecipò con la moglie, sempre facendo uso di qualche allucinogeno, esperienza che lo aiutò a vedere un aspetto importante della propria vita.

    I risultati di queste esperienze, per quanto possano essere molto impressionanti, non hanno molto a che fare con la trascendenza vera e propria, bensì piuttosto con esperienze che variano dall'eterico all'astrale, oltre che a fenomeni psicologici e psichiatrici.

    Ma sono utili per capire di che cosa si sta parlando.

    Comunque gli stati alterati di coscienza si possono ottenere anche con digiuni, l'uso sapiente di respiro e apnee, capanne sudatorie, e molti altri modi. Ma per poter sapere poi leggere quello che ti accade ci vuole vicino qualcuno di bravo, se no si rischia di scambiare lucciole per lanterne.
    quoto questo intervento
    per vedere un cielo pulito si può salire oltre le nuvole della mente......ma qualcuno sceglie di scendere al piano di sotto.
    Al di sotto della mente c'è il mondo delle percezioni astrali.....che tuttavia è ben differenziato in zone scure e luminose
    Io non me la sentirei di attraversarlo in uno stato di ottenebramento, si fanno anche dei cattivi incontri e visto che certe sostanze hanno effetti deleteri sulla nostra aurea, sei pure senza scudo e difesa.
    Non ho princìpi, l’adattabilità a tutte le cose è i miei princìpi

  9. #9
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    Predefinito

    Pur non avendo mai avuto esperienze del genere, mi sento di quotarvi entrambi.

    Ho letto da qualche parte paragonare l'uso delle droghe nelle esperienze mistiche all'uso dell'elicottero per perlustrare una montagna. Certo, l'elicottero aiuta: da lì puoi scrutare la cima del monte e individuare il percorso più facile da seguire. Ma quando scendi, ti ritrovi al punto di partenza: ai piedi della montagna. E allora devi scalarla con le tue forze, passo dopo passo, con fatica. Ma forse è solo così che si può vivere l'Esperienza.
    Ultima modifica di Silvia; 31-12-09 alle 15:23

  10. #10
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    Predefinito Rif: Sciamanismo, funghi allucinogeni e stati alterati di coscienza

    il brulicare di infezioni borghesi è malattia incompatibile con lo studio di determinate dottrine esoteriche....:gluglu:

 

 
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