I narcos latinoamericani che uccidono più della peste e l'antidroga statunitense che ha speso oltre mille miliardi di dollari negli ultimi 40 anni senza alcun risultato da oggi possono contare su un alleato in più, il papa pampero Josè Bergoglio. Il Pontefice si è espresso molto chiaramente contro la liberalizzazione delle droghe in un discorso zeppo di retorica pronunciato ai tossici di Rio (gente che ancora si fa respirando la calce, perché i soldi per comprarsi la coca o l'eroina non ce li ha e che quindi della liberalizzazione se ne frega altamente) e il significato delle sue affermazioni, in quel Continente soprattutto, assume un significato sfacciatamente politico.
Dopo decenni di pugno di ferro imposto ai governi di quasi tutti gli Stati, che Washington controllava più o meno direttamente, il vento è cambiato. Quasi tutti i paesi del Centro e Sudamerica oggi hanno amministrazioni di sinistra e spesso al governo, come in Brasile o Nicaragua, si trova gente che ha combattuto contro militari al soldo della CIA. Il proibizionismo imposto dallo zio Sam, che per ironia della sorte rappresenta il primo mercato mondiale per gli stupefacenti, è stato ampiamente messo in discussione perfino in Guatemala, dove il presidente è ancora sostenuto dagli Usa.
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