Ricordo di Jean Madiran
Il 31 luglio 2013 è deceduto a Versailles Jean Arfel, a tutti noto col nome di Jean Madiran; le esequie sono previste per oggi, 5 agosto, ed il celebrante è il ‘Padre Abate’ del Barroux. Aveva 93 anni.
Jean Arfel prese lo pseudonimo di Madiran perché fu presso le colline di Madiran che egli si rifugiò – in un monastero benedettino – nel 1945; era stato infatti – come segretario di Charles Maurras – fedele alla “Rivoluzione nazionale” del Maresciallo Pétain.
I difetti di questo scrittore e giornalista cattolico sono in fondo quelli delle sue virtù e innegabili qualità naturali.
La sua fedeltà a Charles Maurras – che vide in San Pio X il salvatore della Francia e nel cattolicesimo democratico e modernista di Marc Sangnier un avversario da combattere – preservò Jean Madiran dallo spirito del Vaticano II, che fu (lettera e spirito) una reviviscenza dell’antico modernismo. Ma la sua stessa fedeltà a Maurras permise a Madiran di considerare membri della sua famiglia intellettuale dei pensatori anti- cattolici, come tra gli altri Comte e Renan, o non veramente cattolici, come Péguy.
L’altra qualità di Madiran che finì per essere un suo difetto fu il brio della sua penna, l’eleganza e lo spirito acutamente francese del brillante polemista, che fece pensare a molti che l’intelligente giornalista fosse anche solido filosofo e profondo teologo. Non lo era, ma per molti svolse questo ruolo, anche per la diserzione e il tradimento, bisogna dirlo, di molti che dottori e teologi della fede avrebbero dovuto esserlo per funzione e per vocazione.
Il migliore Madiran non fu quello di Présent, il quotidiano di cui fu cofondatore nel 1982, quanto piuttosto quello di Itinéraires, il mensile di cui fu unico fondatore nel 1956. E gli anni migliori furono quelli che vanno dal 1968 al 1977, quando Madiran fu in prima fila, e concretamente, per difendere il catechismo e – soprattutto – il Santo Sacrificio della Messa. Quanto egli fece allora in difesa della Messa Romana – e contro il Novus Ordo - merita eterna gratitudine. Proprio a causa del prestigio guadagnatosi in quel decennio, Madiran porta la gravissima responsabilità delle sue scelte successive. No, non alludo alla rottura con Mons. Lefebvre in seguito alle consacrazioni episcopali, scelta che portò alla rovina di Dom Gèrard e del suo monastero, nonché della stessa rivista Itinéraires.
Questa scelta fu conseguenza di un’altra – da tutti dimenticata. Alludo agli articoli polemici, brillanti, irrisori, derisori, persino violenti, assolutamente superficiali e ingiusti, contro Padre Guérard des Lauriers, che pure era stato uno dei prestigiosi collaboratori della sua rivista. Per difendere Mons. Lefebvre, si pensò. Padre Guérard non aveva taciuto di fronte allo scandalo della “Lettera agli amici e benefattori” n. 16, con la quale Mons. Lefebvre offriva e chiedeva a Giovanni Paolo II un accordo pratico. Madiran volle ridicolizzare Padre Guérard in quell’occasione, e poi quando pubblicò la sua tesi sulla vacanza formale della Sede Apostolica sui Cahiers de Cassiciacum, e poi quando accettò la consacrazione episcopale per preservare l’Oblazione pura, la continuità del sacrificio e del sacerdozio. Da Econe applaudirono la prosa brillante – che pure dimostrava le deficienze e i limiti di Madiran (volle far ridere il lettore a proposito dell’espressione di Padre Guérard “certezza probabile”; si rise meno quando gli fu dimostrato che era una espressione di San Tommaso).
I giovani sacerdoti – molti di essi brillanti e intelligenti – che seguivano Padre Guérard bisognava spaventarli, umiliarli, farli sentire esclusi dal loro mondo: come nel caso dell’abbé O (O. come Olivier ma anche come Zero, nobile figlio di uno storico collaboratore di Itinéraires); resistettero ai primi attacchi, ma non alla “vergogna” della consacrazione di Padre Guérard. Risero meno, a Econe, quando a essere consacrato Vescovo – per la preservazione della Messa e del sacerdozio – non fu Padre Guérard ma lo furono i candidati scelti da Mons. Lefebvre: Madiran coerentemente si allontanò da loro.
In questi ultimi anni Jean Madiran mostrò più volte stima e rispetto per la rivista Sodalitium (nonostante gli schieramenti contrapposti). Lo ringraziammo, ed ancora lo ringraziamo con la nostra preghiera in suffragio dell’anima sua. Perché: smarrirsi nelle fitte tenebre dei nostri tempi, come ha fatto Madiran, è comune a quasi tutti; difendere la Messa, come egli fece nel 1969, fu privilegio di pochi. Che per questo motivo, Dio gli sia misericordioso.

SODALITIUM