EreticaMente: Il fascismo sardo nei libri di Angelo Abis

Il fascismo sardo nei libri di Angelo Abis
Pubblicato da Admin il mercoledì, agosto 07, 2013

di Luca Cancelliere

Angelo Abis, classe 1942, laureato in Scienze Politiche a Cagliari e specializzato in Studi Sardi, già dirigente statistico della sanità pubblica, a partire dalla fine degli anni Novanta è stato animatore e punto di riferimento culturale dell’Associazione “Vico San Lucifero” di Cagliari, che raccoglie gli ex aderenti alle organizzazioni giovanili del Movimento Sociale Italiano del capoluogo sardo. In numerosi articoli comparsi sulla rivista “Excalibur”, pubblicata a cura dell’Associazione “Vico San Lucifero” a partire dal 1997, Abis ha approfondito particolarmente le tematiche relative al Fascismo, alla Seconda Guerra Mondiale e alla nascita del Movimento Sociale Italiano in Sardegna nel secondo dopoguerra. I numerosi e interessanti articoli comparsi su “Excalibur”, nonchè la tesi di specializzazione in “Studi Sardi” del 2002, discussa dall’Autore presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari, hanno rappresentato di fatto gli studi preliminari ai due libri successivamente pubblicati da Angelo Abis sulla fase finale della storia del fascismo sardo: “L’ultima frontiera dell’onore. I sardi a Salò” (Doramarkus, Sassari 2009) e “Il fascismo clandestino e l’epurazione in Sardegna 1943-1946” (Giorgio Ariu Editore, Cagliari 2013).


Le principali fonti di Abis sono stati i quotidiani dell’epoca, numerose annate dei quali sono state spulciate minuziosamente dallo studioso cagliaritano, gli archivi pubblici sardi - eccettuati quelli militari e delle commissioni provinciali per l’epurazione, ancora inaccessibili - e non ultime le informazioni che durante la sua vita l’Autore, già dirigente giovanile, poi locale e nazionale del Movimento Sociale Italiano e tutt’ora figura ben nota della destra nazionale cagliaritana, ha assunto direttamente da molti personaggi di spicco dell’ambiente fascista sardo degli anni ’40.


“L’ultima frontiera dell’onore. I sardi a Salò” è fondamentalmente un dizionario biografico dei Sardi più illustri tra coloro che aderirono alla Repubblica Sociale Italiana, strutturata in quattro capitoli, tre dei quali dedicati ciascuno a una categoria (politici, comandanti, intellettuali) e un altro dedicato all’approfondimento dell’apporto bellico dei militari sardi – calcolati da Angelo Abis nel ragguardevole numero di 10.000 - alle forze armate repubblicane. In particolare, l’Autore si sofferma sul significativo intreccio di istanze patriottiche, rivoluzionarie, anticapitalistiche e persino autonomistiche che caratterizzò la partecipazione sarda alla Repubblica Sociale Italiana. La specificità dell’esperienza fascista sarda derivava dal fenomeno c.d. del “sardo-fascismo”, ovvero della confluenza, sotto la guida di Paolo Pili di Seneghe (attuale provincia di Oristano) di un consistente numero di dirigenti e militanti del Partito Sardo d’Azione, avvenuta nel 1923, nel Partito Nazionale Fascista, in cambio dell’impegno di Mussolini per lo sviluppo della Sardegna. Impegno peraltro degnamente onorato dal Regime con il sostegno alle cooperative agricole e casearie e alle casse comunali di credito agrario; con la “Legge del Miliardo” del 1924, grazie alla quale si realizzarono infrastrutture portuali, idriche, stradali e scolastiche in tutta l’isola; con l’istituzione del Provveditorato Regionale alle Opere Pubbliche; con la bonifica integrale e la valorizzazione agricola dei suoli bonificati in tutta l’isola e in particolare ad Arborea (sorta nel 1928 come “Mussolinia di Sardegna”) e a Fertilia; con lo sviluppo delle attività estrattive e la fondazione nel 1938 della città di Carbonia. Questa corrente sardo-fascista riemerse anche nella Repubblica Sociale Italiana, alla quale i fascisti sardi contribuirono significativamente con un corpo militare dedicato al rivoluzionario sardo della fine del XVIII secolo, Giovanni Maria Angioy. La figura di Angioy incarnava tanto l’ideale repubblicano, ritornato in auge dopo il voltafaccia della monarchia sabauda nei confronti del Duce, quanto la promessa di autonomia per la Sardegna di cui si fece latore, riferendo l’intenzione di Mussolini, lo stesso Francesco Maria Barracu. In appendice, il libro di Abis contiene tre discorsi del fascista sardo forse più noto al grande pubblico, Francesco Maria Barracu di Santu Lussurgiu (attuale provincia di Oristano): “Alla gente di Sardegna”, “Giuramento di popolo, giuramento di re” e “Frades de sa terra mia”. Il volume è arricchito infine da un prezioso elenco dei Sardi caduti per la Repubblica Sociale Italiana. Tra i personaggi passati in rassegna, spiccano nomi noti e meno noti nell’ambito delle ricerche storiografiche. Tra i “politici”, vengono delineati i profili del sopra citato Francesco Maria Barracu e dello scrittore Edgardo Sulis. Numerosa e qualificata la pattuglia dei militari: il generale Gioacchino Solinas, che prima di aderire alla RSI fu protagonista dell’unico episodio di resistenza armata ai tedeschi a Roma dopo l’8 settembre 1943, a Porta San Paolo; i generali Enrico Adami Rossi, Raffaele Delogu ed Emilio Princivalle; i colonnelli Giovanni Cabras, Bartolomeo Fronteddu (comandante del battaglione “Volontari di Sardegna G.M. Angioy” dell’Esercito Nazionale Repubblicano), Giovannino Lonzu e Marcello Mereu; il tenente colonnello Giuseppe Porcu, catturato a Trieste dalla polizia segreta titina e mai più ritornato. Non può inoltre mancare il ricordo della nuorese Pasca Piredda, leggendaria figura di giovane fascista e capo ufficio stampa e propaganda della “Decima MAS” del Principe Junio Valerio Borghese. Tra gli intellettuali, degni di nota sono alcuni artisti di valore assoluto come il pittore Giuseppe Biasi e il musicista Ennio Porrino, oltre al giornalista e rettore dell’Università di Perugia, Paolo Orano, al pittore e accademico d’Italia Cipriano Efisio Oppo e al futurista Gaetano Pattarozzi. Altro nome noto è quello di Stanis Ruinas, al secolo Giovanni De Rosas, il “fascista rosso” che nel secondo dopoguerra fu protagonista, con la sua rivista “Il Pensiero Nazionale”, dell’avvicinamento di una parte dei fascisti repubblicani al Partito Comunista Italiano.


“Il fascismo clandestino e l’epurazione in Sardegna 1943-1946” ricostruisce invece le vicende storiche dei Fascisti rimasti in Sardegna dopo l’8 settembre 1943 e fino a dopo la fine del secondo conflitto mondiale, in particolare fino al famoso decreto di Togliatti del 22 giugno 1946 che, concedendo l’amnistia per i crimini di guerra pochi giorni dopo la proclamazione dei risultati del referendum istituzionale, avviò la definitiva chiusura della stagione dell’epurazione. L’opera si articola, oltre che nel consueto e ponderoso apparato di note e di documenti in appendice - comprendente relazioni prefettizie, documenti di organi politici e soprattutto un’accurata rassegna delle notizie sull’epurazione e sulle reviviscenze fasciste nella stampa quotidiana della Sardegna “liberata - in tre capitoli riferiti alle province allora esistenti in Sardegna: Cagliari (provincia nella quale i fascisti furono piuttosto attivi, oltre che nel capoluogo, anche a Carbonia, Iglesias e Guspini già subito dopo il 25 luglio 1943), Sassari e Nuoro. Da quanto illustrato dall’Autore, emerge il quadro di una Sardegna che pur avendo pagato duramente il prezzo della guerra con i duri bombardamenti “alleati” di Cagliari e di altre località di interesse strategico, dopo l’8 settembre 1943 era uscita in modo indolore dallo scenario della guerra civile, grazie alla rapida e indolore evacuazione delle forze armate tedesche presenti sull’isola verso la Corsica e all’immediato trasferimento del potere dalle autorità fasciste a quelle del c.d. “Regno del Sud”. Pure emerge, dai documenti dei comitati antifascisti sardi, la testimonianza di una diffusa complicità, negli apparati burocratici civili e militari, verso il passato regime. Non mancarono le azioni dimostrative fasciste, miranti a esprimere la fattiva solidarietà verso la neo-costituita Repubblica Sociale Italiana e l’avversione nei confronti della coalizione monarchico-antifascista ormai al potere. Secondo l’Autore, il fascismo clandestino sardo «Non fu un movimento di massa, ma pure abbastanza diffuso. Non presentò caratteristiche di tipo terroristico, né si estraniò dalla lotta politica e sociale che chiamava in causa il governo del Regno del Sud ed il governo militare alleato, trovando anche, se non alleati, almeno “vicini” e difensori insospettabili. Non fu puramente nostalgico, ma, anche se in maniera confusa e contraddittoria, proiettato nel futuro». Una semplice rassegna dei fatti più salienti descritti dall’Autore nel libro può dare l’idea del fenomeno. Dalla Sardegna raggiunsero il territorio sotto il controllo della RSI alcuni reparti della Divisione Paracadutisti “Nembo”, il cui comandante maggiore Mario Rizzatti cadde sul fronte di Nettuno il 4 giugno 1944. Non ebbero pari fortuna altri militari, come quelli fermati dai britannici al largo di Olbia o quelli bloccati dai Carabinieri al largo della Maddalena il 3 dicembre 1943 e trovati in possesso, nella persona del console generale della Milizia Giovanni Martini, del verbale di costituzione del Partito Fascista Repubblicano Sardo. Altri militari tentarono invano di raggiungere le Baleari da Olbia nel 1944. A Sassari e Ozieri, nel gennaio 1944, si svolsero manifestazioni popolari, con la partecipazione di numerosi attivisti fascisti, conclusesi a Sassari con numerosi arresti e a Ozieri con un morto e numerosi feriti. Il 22 marzo 1944 la polizia di Sassari scoprì la costituzione del "Comitato regionale fascista", che si era dotata di un propria pubblicazione clandestina denominata "La voce dei giovani”, e arrestò numerosi militari e attivisti fascisti tra cui il giovane Antonio Pigliaru, che sarebbe in seguito diventato uno dei più noti giuristi e intellettuali sardi. Altre pubblicazioni clandestine fasciste sassaresi furono “Resurgo” e “Il manganello”. Nel nuorese il tenente dei guastatori Bruno Bagedda, destinato a una brillante carriera di avvocato nel secondo dopoguerra, fu la figura di maggiore rilievo del fascismo clandestino. Non riuscì a raggiungere il fronte dell’Italia settentrionale e cercò senza esito di far paracadutare alcuni militari delle forze armate della RSI a Bitti. Il cappellano militare Luciano Usai e alcuni volontari sardi della RSI riuscirono a paracadutarsi nell’isola tra giugno e novembre 1944, ma furono arrestati da carabinieri del controspionaggio. Un altro ufficiale sardo, Gino Mamberti, dopo essersi paracadutato riuscì a sfuggire alla cattura e fino alla fine della guerra riuscì a trasmettere informazioni ai tedeschi da Cagliari. Il 18 gennaio 1945 a Cagliari ci fu una manifestazione spontanea contro la chiamata alle armi, con ampia presenza di attivisti fascisti, conclusasi peraltro con il lancio di una bomba a mano che provocò la morte di un questurino. Il 20 febbraio 1945 ci fu una manifestazione di civili inneggianti al Fascismo a Sassari, a seguito del richiamo di alcune classi alle armi. Il libro di Angelo Abis si chiude con il ricordo di Lussorio Cau (1867-1961), ufficiale dei Carabinieri e protagonista della campagna contro il banditismo sardo del 1898-99, medaglia di argento e di bronzo al valore militare durante la Prima Guerra Mondiale, ufficiale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e membro del Tribunale Speciale per la Sicurezza dello Stato. Anche Lussorio Cau, ormai pensionato, fu colpito dall’epurazione nel 1944 con la revoca della pensione statale di cui godeva, poi ripristinata nel 1948. La ricerca storica di Angelo Abis non si chiude con questa sua ultima opera, ma secondo i progetti dell’Autore è destinata a proseguire con un altro libro sulle origini del Movimento Sociale Italiano in Sardegna, di prossima pubblicazione in collaborazione con il Prof. Giuseppe Serra, già autore del volume “Le origini della destra in Sardegna: il partito dell'uomo qualunque (1945-1956)” (Doramarkus, Sassari 2010).