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    SOCIALISTA ILLIBERALE
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    Predefinito Intervista ad Alain Soral - Egalité & Réconciliation

    Sebastiano Caputo. Intervista ad Alain Soral - L' intellettuale dissidente

    Sebastiano Caputo. Intervista ad Alain Soral

    di Sebastiano Caputo in Ars Disputandi, Esteri, Francia. Elezioni 2012 · 1 maggio 2012 · Nessun commento
    Tags: Francia, Mondialismo

    Alain Soral è presidente dell’associazione Égalité&Réconciliation (Uguaglianza&Riconciliazione) e saggista. Ha scritto dieci libri, tra questi l’ultimo che è uscito si intitola “Comprendre l’Empire” (Capire l’Impero).Cominciamo con una domanda vasta, che in qualche modo ritraccia il Suo percorso politico. È stato iscritto al Partito Comunista Francese, poi è passato al Fronte Nazionale di Jean Marie Le Pen. Infine nel 2007 ha lasciato il Fn per fondare l’associazione Egalité&Réconciliation.
    Il vostro cavallo di battaglia è criticare il sistema francese: lo status quo politico che vige nel vostro Paese.
    Ci parli meglio delle Sue scelte. Del Suo vissuto.
    Sì, tutto quello che ha detto è vero. Io sono un ragazzo degli anni Settanta, sono nato alla fine degli anni Cinquanta, nel periodo gollista, quindi ho vissuto l’epoca hippie per questo sono un ragazzo che ha frequentato un ambiente di estrema sinistra anche se nella gioventù non mi sono mai interessato realmente alla politica. Poco a poco, leggendo libri, ho iniziato a capire la critica marxista del mondo liberale, per questo potrei definirmi un giovane di estrema sinistra che s’interessava unicamente alle analisi pertinenti del marxismo. Mi sono iscritto al Partito Comunista Francese molto tardi, nel 1991, una volta che l’Unione Sovietica era già caduta, mentre prima ero solo un simpatizzante. Ci sono rimasto fino al 1997, quando finalmente mi sono reso conto che il partito non era né comunista né rivoluzionario, poiché si era definitivamente alleato a quella che io chiamo la “seconda sinistra”, vale a dire il “liberalismo libertario”. Ho scritto diversi libri, e poi ho deciso di avvicinarmi al Fronte Nazionale ufficialmente. Il sistema lo vietava, dunque l’ho fatto come una provocazione. Ci sono restato soltanto un anno perché la mia personalità è incompatibile con queste strutture, e oggi sono stigmatizzato (a vita quasi) per essere stato al Fronte, ma stranamente non ricordano mai il fatto che sono stato per sette anni nel Partito Comunista. E ne vado comunque fiero, perché il mio scopo era quello di far cadere i muri, le categorie che ci sono imposte dal sistema: sono i muri che ci dominano, è un sistema di demonizzazione che rifiuto fermamente.
    Mi sono allontanato dal Fronte Nazionale, come dicevo prima, perché è un partito politico che ha come scopo quello di raccogliere consensi elettorali, e quindi rientra nel sistema democratico, ma quello che interessa a me è la metapolitica, la formazione, il lavoro in comunità. Sono più “provocatore”, più artista…e non avevo il mio posto accanto a Marine Le Pen. Accanto a Marine ci possono essere solo dei tecnici, dei consiglieri, e dunque ho preferito allontanarmi per non nuocere al partito. Non ho mai attaccato il Fronte Nazionale da quando me ne sono andato, contrariamente a molti altri che non trovano il loro posto all’interno e se ne vanno sputandogli addosso.
    La mia linea politica non è la stessa del Fronte dato che io porgo la mano ai musulmani, e questo è certamente legato alla mia esperienza personale. Ho vissuto in “banlieue” (periferia), socialmente sono un declassato, e ho frequentato molto i giovani magrebini essendo maestro di boxe.
    Ho una sensibilità particolare verso i musulmani e credo che per lottare contro il mondialismo, di natura giudaico-protestante, non si possa cadere nello “scontro delle civiltà”. Ho voluto tendere la mano ad una resistenza musulmana che si sta creando piano piano, sia tra gli sciiti che tra alcuni sunniti. Questa è la mia linea, non proprio quella del Fronte Nazionale. Posso pure capirli visto che loro vogliono prendere l’Eliseo. Egalité&Réconciliation invece ha una linea avanguardista, non cerchiamo voti.
    E riesce a convincerli questi francesi di origine musulmana che ormai vivono qui da anni?
    In parte ce la faccio a convincerli. Convinco i migliori. A E&R, un terzo degli associati provengono dalla sinistra, sono persone che hanno capito le falsità politiche di quelle correnti, l’altro terzo sono dei nazionalisti, e infine l’ultimo terzo sono francesi di origine musulmana che hanno capito che il rispetto dei musulmani passerà attraverso la loro ascesa economica e sociale, e che questa ascesa può essere compiuta solamente se si supera la nevrosi che è stata fabbricata dalla sinistra francese. Hanno impedito a queste persone, che vengono dalle nostre ex colonie, di amare la Francia, il sistema ha voluto che non s’integrassero realmente. Sono considerati degli utili idioti sia dalla destra che dalla sinistra perché hanno le credenziali per essere una forza destabilizzatrice nel Paese.
    E se analizziamo i rapporti di classe, non servono nemmeno alla lotta di classe: di conseguenza sono stati considerati per anni degli “harki” (i militari musulmani algerini che combatterono con le truppe francesi durante la rivoluzione algerina, ndr). Vediamo oggi Jean Luc Mélenchon (leader del Parti de Gauche, ndr) come manipola questa problematica, come ha sempre fatto d’altronde anche il Partito Socialista creando associazioni come “Sos razzismo”, associazioni che – lo affermo senza timore – sono state sempre pilotate da ebrei sionisti, come Julien Dray o Harlem Désir, due personaggi che non sono figli di immigrati. La mia è una battaglia difficile, ma che dà molte soddisfazioni, perché spesso funziona abbastanza bene, contrariamente a quello che dicono i media. Se assistete alle mie conferenze, queste tre realtà (ex-militanti della sinistra, nazionalisti e musulmani, ndr) convivono perfettamente tra loro perché resistono insieme al mondialismo, e aderiscono a un progetto francese di riconciliazione per l’avvenire, con l’idea – che spiega molto bene François Asselineau – che la Francia è un Paese che nella sua storia ha sempre combattuto contro tutti gli imperi. La Francia ha un destino, confermato dal suo passato, che consiste nel resistere agli imperialismi.
    Da Vercingetorige a Charles De Gaulle. E ogni volta che la Francia ha fallito è proprio quando è voluta diventare un Impero, basta pensare a Napoleone, oppure alla Terza Repubblica colonialista. O a fallito politicamente, oppure è stato un disonore morale.È tutto molto interessante, perché nelle vostre analisi spiegate che quando si parla di economia il Fronte Nazionale è il partito più a sinistra di tutti…
    Sì certo. Il nome che ho scelto per l’associazione, Egalité&Réconciliation, è l’uguaglianza nella riconciliazione, e la riconciliazione nell’uguaglianza. Lo slogan è “destra dei valori e sinistra del lavoro”, e s’iscrive nella visione di Georges Sorel, di Berth, nella visione di Pierre-Joseph Proudhon e anche di Rousseau – se lo si legge correttamente – perché la sua è una lettura progressista che critica il progressismo della corrente Illuminista, ed è allo stesso tempo tradizionale ma che non cade nella reazione. La sua è una rivoluzione conservatrice. Dunque noi siamo per una destra dei valori e una sinistra del lavoro, è questa la definizione perfetta della nostra attività trasversale, e rifiutiamo le categorie ufficiali della destra e della sinistra.
    Effettivamente attraverso questa analisi è vero che Marine Le Pen è la più a sinistra economicamente parlando. Bisogna capire tuttavia che esistono due destre e due sinistre oggi in Francia. C’è una destra sociale che difende i lavoratori, ma anche una sinistra “societale”, libertaria, che si dipana attraverso l’arroganza di classe e la tutela dei privilegi della borghesia di sinistra, della nuova borghesia. E dall’altra parte c’è una destra liberale, che corrisponde alla destra sottomessa al Nuovo Ordine Mondiale; e una destra morale di resistenza, una destra tradizionalista.
    Oggi il potere è fondato su un’alleanza tra la destra liberale e la sinistra libertaria. Lo chiamo “liberalismo-libertario”. È identificabile in persone come Daniel Cohn Bendit, persone politicamente nate dopo il maggio ’68.
    Queste persone hanno distrutto De Gaulle, si sono alleate alla destra padronale che si opponeva alle riforme sociali di De Gaulle, e all’estrema sinistra libertaria che si opponeva invece alla figura reazionaria del “Général”. Quest’alleanza “liberale-libertaria” esiste in Francia dal maggio ’68 e noi lottiamo contro questa menzogna incarnata perfettamente da Bernard Henri Levy. Noi diciamo che per resistere contro quest’alleanza sacra e segreta bisogna produrre l’alleanza inversa, ovvero la sinistra del lavoro che all’epoca era incarnata dal Partito Comunista Francese fino a Geourges Marchais e la destra tradizionale, la destra dei valori, che è incarnata da una parte del Fronte Nazionale.
    E ci proviamo a creare quest’alleanza perché il sistema prova in tutti i modi a impedircelo con la fabbricazione dell’anti-fascismo e dell’anti-razzismo istituzionale.Lei considera il bilancio presidenziale di Nicolas Sarkozy catastrofico. Per quali ragioni?
    Dovete ben capire che Nicolas Sarkozy ha svolto il lavoro che gli hanno detto di svolgere. È stato sostenuto e condizionato dagli americani, dai sionisti, dalla classe padronale, tutte correnti che s’inseriscono nell’ambiente oligarchico.
    L’oligarchia è un’unione d’interessi, e Sarkozy ha fatto in cinque anni quello per cui è stato pagato: distruggere le briciole del gollismo – come ho già detto l’ultima resistenza. Ha distrutto il Quai D’Orsay, ovvero la politica estera filo-araba che aveva trovato un equilibrio con il Vicino Oriente e che non era totalmente sottomessa ai diktat sionisti. Per distruggerla ha cooptato Bernard Kouchner, un sionista americano, mascherando la mossa come “un’apertura a sinistra”. Non si è trattata di nessuna apertura a sinistra, in realtà è stata l’alleanza implicita con l’atlantismo.
    Ha distrutto lo Stato Sociale gollista, che era figlio del Cnr, il Comitato Nazionale della Resistenza all’indomani della seconda guerra mondiale. Perché la Francia è in ritardo sull’Inghilterra della Tatcher. Come spiega bene Emmanuel Todd, il nostro è un Paese egualitario con una grande tradizione socialista e non si può esportare velocemente come in Inghilterra, che è un Paese per tradizione inegualitario e monarchico, un modello neo-liberale.
    E infine Sarkozy ha unito ancora più di prima la destra liberale e la sinistra libertaria con il suo matrimonio, sposando Carla Bruni.
    Questo lavoro di distruzione gli ha fatto perdere credibilità tra gli elettori ed è logico che abbia perso consensi. È difficile che sia rieletto dopo la sua politica anti-francese, ma dovete sapere che domani Nicolas Sarkzoy potrà andare negli Stati Uniti con tanti soldi. E rimborserà allo stesso tempo chi lo ha finanziato durante la sua campagna elettorale nel 2007.E quindi parlando di quest’unione liberale-libertaria, se François Hollande sarà eletto il 6 maggio, non cambierebbe nulla?
    François Hollande sarà eletto, perché il sistema bipartitico promuove l’alternanza. Viviamo in una dittatura neoliberale, una dittatura sottile. Succederà quello che io chiamo “auto-alternanza”, si cambia presidente ogni tanto, una volta a sinistra, una volta a destra, come negli Stati Uniti d’America. A parte qualche differenza “societale”, condividono le stesse idee e portano avanti lo stesso progetto.
    Penso che il sistema voglia la vittoria di Hollande per non far capire ai francesi che la democrazia reale non esiste. In questo modo l’oligarchia che auspica un governo mondiale potrà proseguire tranquilla per la sua strada, senza ostacoli. Hollande non manterrà una delle promesse fatte al mondo del lavoro – perché è lui che in teoria dovrebbe rappresentare i lavoratori e il padronato – poiché sarà attaccato dalla finanza sulle questioni sociali, in particolare sarà costretto a precarizzare il lavoro. E cederà a tutte le loro volontà, facendo finta opposizione con i sindacati orchestrati da Mélenchon. Com’è successo per le pensioni. Metteranno qualche persona in piazza, che alla fina non porterà a niente. Mélenchon è già programmato per fare il cane che abbia ma che non morde.
    Alla Francia quindi spetta una situazione come quella spagnola, poi come quella greca. La Francia è un Paese ricco e per essere destabilizzato deve essere spogliato delle sue ricchezze economiche e sociali, questo è l’unico modo per creare il caos.Tuttavia prima del primo turno elettorale Lei ha incoraggiato i suoi lettori e ascoltatori a votare Marine Le Pen. Per quale motivo?
    Marine Le Pen è a capo di un partito politico. Io sono un’avanguardista, ho una posizione radicale. E quando si è candidati alle presidenziali, bisogna comportarsi in modo diverso. Marine Le Pen è sicuramente il meno peggio tra i candidati. Giocare a fare i radicali assoluti nel sistema francese è pericoloso perché è sinonimo di sterilità. Il sistema adora la radicalità dei politici, hanno sempre preferito Abu Nidal (tra l’altro pagato dai sionisti) a Yasser Arafat. Il sistema è molto infastidito dal voto a Marine Le Pen perché non si mostra abbastanza radicale, dunque ho incoraggiato a votarla sperando che arrivasse ad una percentuale alta. E la mia posizione è totalmente coerente, se uno pensa come il sistema pensa. Un comportamento immaturo è quello di chiamare all’astensionismo, perché Marine non sarebbe abbastanza anti-mondialista, anti-sionista, ecc.
    La Le Pen fa un discorso molto serio in materia economica, sociale e geopolitica. Fa un discorso di resistenza al mondialismo. Il suo errore sta nella sua lettura un po’ confusa dell’Islam, poiché confonde l’islamismo con l’Islam del quotidiano, ma da un punto di vista elettorale è comprensibile perché le garantisce più “clienti”. Ammetto pienamente di aver votato Marine Le Pen e mi dispiace che non sia arrivata al secondo turno.Parliamo adesso del suo libro. Cosa intende Lei oggi per “Impero”?Diciamo che prima ho parlato dell’Impero, inteso come americano-sionista, giudaico-protestante e talassocratico. Quindi è definibile attraverso la geopolitica, è definibile attraverso il sistema finanziario, è definibile attraverso l’unione di alcune nazioni, è definibile come un’ideologia, come una religione. Tuttavia per essere più precisi, riprendendo il sottotitolo del mio libro “domani la global governance o la rivolta delle nazioni?”, possiamo definire l’impero come un progetto per un “governo mondiale”, vale a dire una gestione mondializzata della politica che pretende essere scientifica. Allude alla razionalità e allo scientismo economico, per questo parlo di governance globale e non di governo mondiale, governance va ancora aldilà, come se ci fosse una concezione orwelliana dell’ideologia.Un progetto di lunga data che si compie attraverso la strategia del cavallo di Troia, come lo è ad esempio l’Unione Europea, che serve ad unificare Nordamerica ed Europa in un’ottica mondiali sta. Pierre Hillard la spiega molto bene questa tesi. Insomma, l’Unione Europea, che all’inizio è un’idea gollista, di resistenza franco-tedesca contro gli anglo-americani, si è sottomessa con la caduta di Charles De Gaulle. L’Inghilterra è entrata subito dopo e si è rivelata per quello che era, il cavallo di Troia degli Usa. E quindi l’Ue è servita solamente a sottomettere 27 nazioni al giogo atlantista e imperiale. Ci fanno credere che queste megastrutture sovranazionali sono indipendenti e invece facilitano soltanto la sottomissione.
    Un’altra cosa importante: l’impero vive negli Stati Uniti, ma non sono gli Stati Uniti, perché il 99 per cento degli americani subisce questa arroganza quanto noi. Questi “think tank” mondialisti lavorano per questo progetto, che è tutt’altro che democratico. L’esempio del Trattato di Lisbona è evidente. Il popolo ha detto “no” e l’hanno approvato per via parlamentare. Per la firma di Maastricht nemmeno hanno chiesto al popolo la sua opinione. In Grecia si voleva fare un referendum e l’hanno impedito.
    E questo processo di mondializzazione non si fa solo barando, ma anche attraverso la violenza del mondo finanziario. Wall Street e la City sono il cuore dell’Impero e l’egemonia via Banca – con una B maiuscola – si perpetua grazie alla moneta. Si crea il caos economico per piazzare dei tecnici nei governi europei, in generale presi alla Goldman Sachs, lo abbiamo visto in Italia come in Grecia.
    Sicuramente questo processo mondialista è pilotato dagli Stati Uniti, basta ricordarsi di Bush padre quando diceva: “noi vogliamo creare un nuovo ordine mondiale”. E gli ebrei, come li chiamo io “talmudo-sionisti”, rappresentano molto spesso le elite di quest’oligarchia, che sia a Washington o in altre parti del mondo. Tutto ciò è ovviamente accompagnato dai grossi complessi mondialistil complesso militar-industriale, quello farmaceutico, quello agroalimentare e naturalmente quello economico-finanziario (la Federal american Reserve, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale). Questa oligarchia è in cima alla piramide, e le personalità nel suo interno sono legate da una miriade di interessi economici.
    L’Impero ha creato una sorta di schiavitù moderna dei popoli, i quali sono legati a un salariato generale che allo stesso tempo rimane precario. L’Impero è global governance. O arriverà molto presto oppure fallirà, ma se dovesse fallire sarà un’epoca di caos e violenza. La rivolta delle nazioni è quindi fondamentale in questo momento storico.
    Il mio libro è totalmente boicottato dai media francesi, non sono più invitato in televisione da un po’ di anni. Sapete, la “polizia del pensiero” è uno degli strumenti di egemonia di quest’oligarchia, soprattutto in Francia.
    Si chiama “democrazia di opinione e di mercato”, ovvero la democrazia dominata dal denaro. Le persecuzioni si attuano prima con la demonizzazione, poi diventa penale e giudiziaria, può essere economica con il fisco che ti arriva a casa e la persecuzione può essere anche fisica: sono stato aggredito, mi hanno minacciato di morte più di una volta. Oggi le persone come me non vanno più in televisione se invitate, abbiamo creato un contro-media: Internet. E funziona. Vi faccio un esempio: Dieudonné è il comico che ha venduto più biglietti in tutto il Paese, e il mio libro è diventato un best seller in Francia. 34.000 copie vendute in 14 mesi… e continuo a farli stampare a raffica.
    Alain Soral La ringrazio infinitamente per aver accordato a Rinascita questo piacevole incontro.fonte: Rinascita

    Articolo un pò datato ma interessante.
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
    "O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch

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  2. #2
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    Predefinito Re: Intervista ad Alain Soral - Egalité & Réconciliation

    Hai fatto bene a metterlo.
    Le scelte del personaggio sono condivisibili. Mostrano maturità politica.
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

  3. #3
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    Predefinito Re: Intervista ad Alain Soral - Egalité & Réconciliation

    Intervista condivisibile, chissà se vedremo mai i suoi libri tradotti in Italia.
    Sognando Copenaghen...

 

 

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