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    Predefinito Ricordando Federico Zeri...


    Federico Zeri (1921-1988)
    Immagine tratta dal sito http://www.repubblica.it/


    Zeri, con un'unghia ti smaschero il falso

    In una lezione inedita del grande critico la strana storia di una Madonna che nell'Abruzzo del '43 i parrocchiani salvarono da un parroco disonesto

    Da Cos'è un falso, il libro in uscita da Longanesi che raccoglie alcuni interventi inediti di Federico Zeri sull'arte, anticipiamo uno stralcio di una lezione tenuta il 7 maggio 1997 al Collegio Nuovo di Pavia.

    Molti anni fa, intorno al 1950, passò sul commercio di Roma un quadro munito di perizie di tre grandi esperti, di cui non voglio fare il nome per rispetto; il quadro era considerato un capolavoro della pittura umbra del secolo decimo terzo.

    Il quadro era molto bello, tutto funzionava: il legno era assolutamente antico, lo stile di una coerenza estrema e, soprattutto, in basso c'era un'iscrizione in caratteri che furono esaminati anche da un paleografo. E tutto andava bene, però guardandolo con attenzione si avevano strani sospetti, sospetti che divennero pesanti quando, a forza di guardare, riguardare, toccare il quadro, che era stato affidato a un restauratore per fargli la cornice, ci accorgemmo, io e il restauratore, di una cosa stranissima: sul mento della Madonna c'era una decorazione con dei pallini, come dei gruppi di pallini bianchi.

    Un giorno uno di noi, riguardando il quadro, premette con l'unghia su uno di questi pallini bianchi e s'accorse che il colore tratteneva l'impronta dell'unghia. Ora, un quadro del Duecento dopo sette secoli dovrebbe essersi seccato, la puntina si sarebbe dovuta staccare, non avrebbe mai dovuto trattenere l'impronta dell'unghia. Quindi si ebbe la certezza che era un falso; ma falso di che? Un quadro del genere non si inventa.

    Per caso - perché esistono sempre combinazioni e circostanze concomitanti - venni in possesso di una fotografia che rappresentava un dipinto identico. Il quadro era dentro una cassetta di legno antica, come una specie di tabernacolo antico, e poi aveva in alto una stupenda corona del Trecento, con i gigli angioini: quindi il quadro della cui fotografia ero venuto in possesso doveva essere stato fatto o essere venerato nel Regno di Napoli, perché c'erano i gigli angioini. Cerca, cerca, alla fine venne fuori la verità.

    Cosa era accaduto? Il quadro di cui avevo la fotografia apparteneva a un piccolissimo paese vicino all'Aquila, che si chiama Sivignano, una frazione di circa cinquanta abitanti del comune di Capitignano, luogo estremamente improbabile. Io avevo la fotografia del quadro originale. Chiedendo in giro, finalmente sono riuscito a localizzare il posto. Mi recai sul luogo e venni a sapere cosa era accaduto. Un trafficante di Roma, che poi è lo stesso che aveva eseguito la copia, aveva individuato questo bellissimo capolavoro del Duecento nella chiesa di Sivignano e si era messo d'accordo col parroco per fare una sostituzione. Cioè ne aveva fatto la copia. Volevano mettere la copia al posto dell'originale, prendersi l'originale e venderlo a caro prezzo. Qualcuno degli abitanti si era accorto di questo strano traffico e soprattutto si era accorto che avevano portato sul luogo un fotografo, colui che aveva eseguito le fotografie che avevo io; quindi gli abitanti si erano insospettiti e avevano deciso di nascondere il quadro originale. Questo accadeva nel 1943, poco tempo dopo il passaggio del fronte.

    Alla fine del '43, di notte, gli abitanti - è molto commovente la cosa -, affezionati alla loro Madonna, erano andati in chiesa e, non fidandosi del prete, si erano portati via il quadro e lo avevano nascosto: avevano poi cambiato il domicilio del quadro ogni settimana, per non tenerlo mai nello stesso posto. Nel frattempo era passato il fronte, e il trafficante era morto sotto un bombardamento. Quindi il falso era stato già eseguito, mentre quello vero era nascosto. Chi aveva in mano il falso aveva deciso di metterlo in commercio. Io riuscii a vedere l'originale e rimasi stupefatto dalla bellezza della conservazione originale. Fra l'altro, e` un esempio di quadro che trarrebbe in inganno molte persone, perché è vero che è su tavola, ma fra la tavola e la pittura c'è un foglio di pergamena; il foglio di pergamena ha impedito che il colore originale screpolasse, è un quadro senza cretto. Quando si sente dire «non ha craquelé, quindi è un falso», bisogna vedere com'è dipinto. Quello era un quadro senza cretto.

    Immediatamente dovetti avvertire i Carabinieri, che si recarono sul posto e liberarono il quadro dalla sua prigione; fu trovato sotto delle balle di paglia, ma non s'era rovinato. Il quadro originale oggi è nel Museo dell'Aquila. Il falso, che girava con tre perizie, purtroppo non è stato distrutto, ritorna continuamente a galla; è già la terza volta che lo rivedo tornar fuori. Lo chiamo cometa; è una di quelle comete del mercato antiquario. Se non si fosse trovata, per puro caso, la fotografia, individuando il luogo d'origine della fotografia stessa, questo falso sarebbe stato smerciato. Non si riusciva a capire, perché è perfetto stilisticamente; un quadro ineccepibile, però aveva il dettaglio del colore ancora morbido, impossibile in un quadro del Duecento. Non esiste quadro del Duecento in cui rimanga l'impronta digitale, l'impronta dell'unghia: è una cosa assurda.

    http://www.lastampa.it/2011/11/06/cu...aJ/pagina.html
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 08-04-13 alle 02:26
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  2. #2
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    Predefinito Re: Ricordando Federico Zeri...

    Grande Zeri, il vero - poliedrico - critico d'arte...

    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  3. #3
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    Predefinito Re: Ricordando Federico Zeri...

    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

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    Predefinito Re: Ricordando Federico Zeri...

    Zeri a caccia di imbrogli

    di Federico Zeri

    (Il Sole 24 Ore - 6 novembre 2011)


    Questo ritratto femminile di profilo è un quadro incredibile. Ha girato e gira tuttora in commercio. Recentemente ha avuto anche una storia che credo finirà per procurarmi delle noie (...). È un falso che è stato sicuramente creato negli anni Venti: vorrebbe essere Antonio del Pollaiolo. Vedete che il contorno della figura ha una sorta di nervosità. Copia da un lato il celebre profilo del Museo Poldi Pezzoli di Milano, e dall'altro il profilo analogo del Museo di Berlino.

    Copia anche il cosiddetto Ritratto Harkness del Metropolitan Museum di New York. Però, chi l'ha realizzato ha tradito la sua epoca: questo è un quadro degli anni Venti perché la donna ha un collo che è sicuramente stato dipinto da qualcuno che ha visto Modigliani. Abbiamo una specie di Lunia Czechowska del Quattrocento. Per quanto si tenti di entrare nello spirito e nel gusto antico, il passato è sempre morto. Nei dipinti, anche involontariamente, noi mettiamo la nostra epoca, la nostra sensibilità. E questo è un quadro degli anni Venti perché il collo estenuato, un collo di cigno, sembra quello della Lunia Czechowska cantata dai poeti amici di Modigliani.

    Purtroppo questo dipinto – cosa grave per i falsi – è stato lasciato da una signora a una istituzione benefica, la quale ha pensato vendendolo, di fare soldi per i suoi assistiti. Ciò è tristissimo, ma il quadro è e resta un falso, c'è poco da fare, non è opera di Antonio del Pollaiolo. Il pittore-falsario ha imitato quella che si chiama la linea energetica, il contorno dei quadri fiorentini, nei quali il contorno allude alla struttura ossea dell'interno del corpo. Guardate bene il collo, e soprattutto l'attaccatura del petto: c'è una leggera nervosità, che indica proprio la struttura interna. Non è un brutto quadro: come opera degli anni Venti è persino molto chic. Qualche
    volta i falsi – che possono trarre in inganno anche personaggi illustri – sono di una comicità incredibile.


    Il secondo quadro che vi mostro ha avuto addirittura l'onore di finire nella Galleria Nazionale di Londra e venne acquistato come capolavoro evidentemente in un momento in cui andava di moda il romanzo storico, perché tutto il fascino del quadro consiste in questa terribile aria romanzesca, che è poi l'immagine del Rinascimento italiano come la vedevano i romantici inglesi.

    Innanzitutto, non si sa se quella specie di colossale figura matronale in primo piano sia una figura di uomo o di donna: non ho mai capito il sesso di quella figura, che a me ricorda molto un antiquario americano. Poi, ci sono due bambini. L'uomo (o donna che sia) indossa uno strano berretto in cui ci sono allusioni agli emblemi araldici dei Malatesta. C'è un cupo presentimento nella figura: guarda fuori da una finestra che ha, addirittura, i vetri piombati, e si avverte che qualche cosa di terribile sta per accadere. Subito uno pensa: «Qui c'è un tiranno che ha imprigionato una principessa, una signora marchigiana, forse una vittima di Sigismondo Pandolfo Malatesta (noto per la sua crudeltà) e questi bambini saranno uccisi! Guarda che aria innocente hanno!». Non esagero: questo è il modo con cui molta gente guarda i quadri: «Poverini, ma così giovani, tu credi li abbia ammazzati?». Sono discorsi che si sentono spesso e probabilmente questo quadro è stato dipinto in un'epoca – la fine dell'Ottocento – in cui andavano di moda incredibili quadri storici realistici. (...). C'è tutto un genere di pittura ottocentesca – che io trovo straordinaria – che è sempre in costume. Generalmente i protagonisti sono alti prelati che brindano attorno a un tavolo col rosario in mano, oppure in compagnia di una damina che si inchina per guardare il mappamondo e il prelato guarda nella scollatura in mezzo alle mammelle. Oppure, c'è il prelato che sta pescando nella piscina di un grande parco circondata da statue voluttuose di Veneri e Cereri. La gente era attirata da questi quadri perché vedeva in essi il passato in chiave presente, e soprattutto perché sono quadri che solleticano l'immaginazione. Uno subito pensa: «Ma tu guarda questo prete, invece di stare lì a preoccuparsi delle cose della Chiesa, va a pescare le trote in piscina! Io l'avevo detto che i preti sono così!».

    Mi domando chi li compri oggi questi soggetti, perché c'é un commercio fiorentissimo di questi quadri, in Europa ma soprattutto in Sudamerica. Un romanzo di Julien Green descrive proprio un collezionista di quadri siffati, un rozzo figuro che punta a vendere queste damine.
    Ma c'è anche un tipo di quadro dell'Ottocento che ammicca sempre a romanzi cupi, a fatti tragici, come quello che ci immaginiamo ci sia dietro al dipinto che stiamo ammirando. Evidentemente chi ha comprato questo quadro era un lettore di romanzi di Walter Scott o probabilmente di romanzi di qualità anche inferiore. (...) In alto, a destra, si nota un sigillo che molto incuriosisce ma che non significa assolutamente niente. Però uno guarda e dice: «Ma che sigillo è? Ma che cos'è questo stemma? Forse da qui si riesce a capire qualcosa, gli inventari antichi...» Sono tutte trappole che servono a catturare l'attenzione del "fruitore", come si dice oggi. Questo quadro è per me una gemma nel suo genere, soprattutto per l'aria innocente dei due bambini, che mi fanno una pena terribile.

    Zeri a caccia di imbrogli - Il Sole 24 ORE
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 09-08-13 alle 18:13
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

 

 

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