Sono passate due settimane dalla condanna definitiva di Silvio Berlusconi nel processo Mediaset. Da allora, in attesa del rilancio a settembre di Forza Italia, i suoi fedelissimi stanno seguendo due strade: se Gianni Letta e i legali studiano la tattica per garantirgli un salvacondotto e il partito insiste nel chiedere un “segnale” dal Capo dello Stato – grazia o un’altra misura ad hoc -, è invece il Giornale a condurre una campagna di delegittimazione nei confronti del giudice Antonio Esposito, presidente del collegio che ha confermato la condanna del Cavaliere a 4 anni (3 coperti da indulto) in Cassazione. Lo stesso poi finito nella bufera mediatica per “colpa” dell’intervista rilasciata al Mattino, accusato di aver anticipato le motivazioni della condanna, attese invece per fine settembre. Il giudice aveva parlato di “manipolazioni gravissime”, negando di avere risposto a una domanda sulla condanna di Berlusconi e sottolineando di aver soltanto discusso in termini generali. In pratica, la frase “Berlusconi condannato perché sapeva” non era stata da lui pronunciata. Ma sul Giornale, il quotidiano di famiglia, ormai da una decina di giorni il giudice viene etichettato come “un bugiardo” e si sprecano fogli per accusarlo.Sono passate due settimane dalla condanna definitiva di Silvio Berlusconi nel processo Mediaset. Da allora, in attesa del rilancio a settembre di Forza Italia, i suoi fedelissimi stanno seguendo due strade: se Gianni Letta e i legali studiano la tattica per garantirgli un salvacondotto e il partito insiste nel chiedere un “segnale” dal Capo dello Stato – grazia o un’altra misura ad hoc -, è invece il Giornale a condurre una campagna di delegittimazione nei confronti del giudice Antonio Esposito, presidente del collegio che ha confermato la condanna del Cavaliere a 4 anni (3 coperti da indulto) in Cassazione. Lo stesso poi finito nella bufera mediatica per “colpa” dell’intervista rilasciata al Mattino, accusato di aver anticipato le motivazioni della condanna, attese invece per fine settembre. Il giudice aveva parlato di “manipolazioni gravissime”, negando di avere risposto a una domanda sulla condanna di Berlusconi e sottolineando di aver soltanto discusso in termini generali. In pratica, la frase “Berlusconi condannato perché sapeva” non era stata da lui pronunciata. Ma sul Giornale, il quotidiano di famiglia, ormai da una decina di giorni il giudice viene etichettato come “un bugiardo” e si sprecano fogli per accusarlo.
IL TRATTAMENTO RISERVATO AD ESPOSITO – Attraverso la macchina del fango portata avanti dal quotidiano di Sallusti, Esposito viene dipinto come un giudice fazioso, prevenuto nei confronti di Berlusconi. Lo stesso Pdl, dopo la nota intervista al Mattino, ha alimentato le polemiche, spingendosi fino a chiedere la revisione della sentenza. I berluscones insistono, come spiega il Giornale, affermando come nel nastro registrato Esposito si lasci andare a confessioni e accuse gravissime sul conto dell’ex presidente del Consiglio. Ma – come sottolinea Repubblica – sono stati gli stessi colleghi del quotidiano campano a spiegare come nella registrazione della discordia non ci sia “nulla contro Berlusconi”. Non basta per il Giornale, che continua a “dedicargli” pagine e pagine. Le critiche sono state feroci: Esposito è stato accusato di portare avanti un doppio lavoro – in grado di garantirgli ingenti somme di denaro – e di essere stato trasferito d’ufficio dal Csm. Così come di aver ottenuto una Mercedes in regalo, o per il presunto vizio di appropriarsi dei fascicoli sui vip per “smania di protagonismo”. Tutte accuse rigettate dal giudice e che il Fatto smonta punto per punto. O meglio, “menzogna per menzogna”, come si sottolinea sul quotidiano di Antonio Padellaro.
MACCHINA DEL FANGO – Dal trattamento Mesiano - il giudice che condannò il gruppo Berlusconi a risarcire De Benedetti sul lodo Mondadori e che Mattinò 5 pedinò e attaccò per le sue presunte “stravaganze”, con tanto di “calzini turchesi” diventati simbolo dello scandalo - si è passati a quello contro Esposito, da giorni vittima della campagna denigratoria del Giornale. In attesa che il 5 settembre il Consiglio superiore della magistratura esamini in sede di prima commissione (trasferimenti d’ufficio per incompatibilità funzionale e/o ambientale) il suo caso, dopo l’apertura di una pratica disciplinare per l’intervista giudicata come “inopportuna”, è la stampa berlusconiana ad alimentare le polemiche. Marco Lillo, del Fatto, ha replicato agli attacchi del quotidiano di Sallusti, sottolineando come vengano portate avanti menzogne per gettare discredito sul giudice del collegio che ha confermato la condanna di Silvio Berlusconi in Cassazione.
IL TRATTAMENTO RISERVATO AD ESPOSITO – Attraverso la macchina del fango portata avanti dal quotidiano di Sallusti, Esposito viene dipinto come un giudice fazioso, prevenuto nei confronti di Berlusconi. Lo stesso Pdl, dopo la nota intervista al Mattino, ha alimentato le polemiche, spingendosi fino a chiedere la revisione della sentenza. I berluscones insistono, come spiega il Giornale, affermando come nel nastro registrato Esposito si lasci andare a confessioni e accuse gravissime sul conto dell’ex presidente del Consiglio. Ma – come sottolinea Repubblica – sono stati gli stessi colleghi del quotidiano campano a spiegare come nella registrazione della discordia non ci sia “nulla contro Berlusconi”. Non basta per il Giornale, che continua a “dedicargli” pagine e pagine. Le critiche sono state feroci: Esposito è stato accusato di portare avanti un doppio lavoro – in grado di garantirgli ingenti somme di denaro – e di essere stato trasferito d’ufficio dal Csm. Così come di aver ottenuto una Mercedes in regalo, o per il presunto vizio di appropriarsi dei fascicoli sui vip per “smania di protagonismo”. Tutte accuse rigettate dal giudice e che il Fatto smonta punto per punto. O meglio, “menzogna per menzogna”, come si sottolinea sul quotidiano di Antonio Padellaro.
MACCHINA DEL FANGO – Dal trattamento Mesiano - il giudice che condannò il gruppo Berlusconi a risarcire De Benedetti sul lodo Mondadori e che Mattinò 5 pedinò e attaccò per le sue presunte “stravaganze”, con tanto di “calzini turchesi” diventati simbolo dello scandalo - si è passati a quello contro Esposito, da giorni vittima della campagna denigratoria del Giornale. In attesa che il 5 settembre il Consiglio superiore della magistratura esamini in sede di prima commissione (trasferimenti d’ufficio per incompatibilità funzionale e/o ambientale) il suo caso, dopo l’apertura di una pratica disciplinare per l’intervista giudicata come “inopportuna”, è la stampa berlusconiana ad alimentare le polemiche. Marco Lillo, del Fatto, ha replicato agli attacchi del quotidiano di Sallusti, sottolineando come vengano portate avanti menzogne per gettare discredito sul giudice del collegio che ha confermato la condanna di Silvio Berlusconi in Cassazione.

TUTTE LE MENZOGNE – Si parte dal caso Ispi, con il Giornale di famiglia del condannato che sbatte in prima pagina il presunto doppio lavoro di Esposito. Si legge:
“Quando Antonio Esposito non sta in Cassazione fa un altro lavoro. Un doppio lavoro.[..] Quando non ha da condannare Berlusconi, Esposito veste i panni del responsabile amministrativo di un pezzo di un’università telematica. Insieme alla moglie avvocato e alla figlia, il magistrato risulta referente per lo sportello Salerno/2 della Unicusano, ateneo privato romano”
Illecito? Non per forza, precisa il Giornale: “potrebbe anche aver avuto l’ok del Csm”. Poi, dopo aver ricostruito tre giorni dopo il procedimento disciplinare subito dal giudice alla fine degli anni novanta, torna ad occuparsi del tema: “Sul doppio lavoro, l’autorizzazione non si trova”, attacca. Eppure Esposito si era difeso: si spiegava come l’Ispi fosse soltanto un’associazione culturale senza scopo di lucro e come lo stesso Csm avesse ribadito come il magistrato svolgesse esclusivamente attività d’insegnamento: “Non si occupava in alcun modo direttamente o tramite la moglie dei profili gestionali dell’istituto”, si spiegò. Ma non solo: come confermava il Csm, Esposito “non ha mai fatto parte del consiglio d’amministrazione dell’ISPI”. Inoltre l’incarico era “ritualmente comunicato al Csm, autorizzato ed espletato gratuitamente”, si legge sul Fatto.
DAL TRASFERIMENTO ALLA MERCEDES – Il Giornale attacca Esposito, parlando anche di una “rete d’affari”: spiega come, il 7 aprile del ‘94, il plenum del Csm “avesse approvato a maggioranza la proposta di trasferimento d’ufficio dell’allora pretore di Sala Consilina, che venne destinato alla Corte d’Appello di Napoli”. Il motivo? Il Consiglio avrebbe ipotizzato che il tenore di vita di Esposito, proprietario a Roma di una Jaguar, di una villa e di un motoscafo, fosse dovuto ai presunti guadagni derivanti dall’Ispi. Per questo il Giornale lo ha accusato per “aver mancato ai propri doveri”. Anche in questo caso, però, la questione va rettificata: il Giornale omette infatti di ricordare come il trasferimento d’ufficio da Sala Consilina a Napoli del 1994 venne annullato dal Tar del Lazio nel 1996 per “un progressivo sfaldarsi delle tesi accusatorie”, come riporta il Fatto Quotidiano. Lo stesso vale per le accuse sulla Mercedes, che per il Giornale era stata “portata sotto casa” di Esposito dal direttore romano di una banca, e per le presunte “cene a sbafo”. Lillo sottolinea come Esposito abbia già dimostrato la regolarità dell’acquisto del veicolo e come la questione fosse stata archiviata dal Csm. Infine, il Giornale aveva parlato anche di un’interrogazione parlamentare del Pci che lo accusava di “faziosità”, di 33 anni prima, dimenticandosi però di ricordare come anche questa vicenda si fosse conclusa con un nulla di fatto. Ma tutto sembra lecito per il Giornale, pur di aumentare lo scontro e cercare di salvare il Cavaliere condannato in via definitiva: su tutte le campagne d’odio contro la magistratura e chi “si è permesso ” di indagare o occuparsi dei problemi giudiziari dell’ex presidente del Consiglio.
TUTTE LE MENZOGNE – Si parte dal caso Ispi, con il Giornale di famiglia del condannato che sbatte in prima pagina il presunto doppio lavoro di Esposito. Si legge:
“Quando Antonio Esposito non sta in Cassazione fa un altro lavoro. Un doppio lavoro.[..] Quando non ha da condannare Berlusconi, Esposito veste i panni del responsabile amministrativo di un pezzo di un’università telematica. Insieme alla moglie avvocato e alla figlia, il magistrato risulta referente per lo sportello Salerno/2 della Unicusano, ateneo privato romano”
Illecito? Non per forza, precisa il Giornale: “potrebbe anche aver avuto l’ok del Csm”. Poi, dopo aver ricostruito tre giorni dopo il procedimento disciplinare subito dal giudice alla fine degli anni novanta, torna ad occuparsi del tema: “Sul doppio lavoro, l’autorizzazione non si trova”, attacca. Eppure Esposito si era difeso: si spiegava come l’Ispi fosse soltanto un’associazione culturale senza scopo di lucro e come lo stesso Csm avesse ribadito come il magistrato svolgesse esclusivamente attività d’insegnamento: “Non si occupava in alcun modo direttamente o tramite la moglie dei profili gestionali dell’istituto”, si spiegò. Ma non solo: come confermava il Csm, Esposito “non ha mai fatto parte del consiglio d’amministrazione dell’ISPI”. Inoltre l’incarico era “ritualmente comunicato al Csm, autorizzato ed espletato gratuitamente”, si legge sul Fatto.
DAL TRASFERIMENTO ALLA MERCEDES – Il Giornale attacca Esposito, parlando anche di una “rete d’affari”: spiega come, il 7 aprile del ‘94, il plenum del Csm “avesse approvato a maggioranza la proposta di trasferimento d’ufficio dell’allora pretore di Sala Consilina, che venne destinato alla Corte d’Appello di Napoli”. Il motivo? Il Consiglio avrebbe ipotizzato che il tenore di vita di Esposito, proprietario a Roma di una Jaguar, di una villa e di un motoscafo, fosse dovuto ai presunti guadagni derivanti dall’Ispi. Per questo il Giornale lo ha accusato per “aver mancato ai propri doveri”. Anche in questo caso, però, la questione va rettificata: il Giornale omette infatti di ricordare come il trasferimento d’ufficio da Sala Consilina a Napoli del 1994 venne annullato dal Tar del Lazio nel 1996 per “un progressivo sfaldarsi delle tesi accusatorie”, come riporta il Fatto Quotidiano. Lo stesso vale per le accuse sulla Mercedes, che per il Giornale era stata “portata sotto casa” di Esposito dal direttore romano di una banca, e per le presunte “cene a sbafo”. Lillo sottolinea come Esposito abbia già dimostrato la regolarità dell’acquisto del veicolo e come la questione fosse stata archiviata dal Csm. Infine, il Giornale aveva parlato anche di un’interrogazione parlamentare del Pci che lo accusava di “faziosità”, di 33 anni prima, dimenticandosi però di ricordare come anche questa vicenda si fosse conclusa con un nulla di fatto. Ma tutto sembra lecito per il Giornale, pur di aumentare lo scontro e cercare di salvare il Cavaliere condannato in via definitiva: su tutte le campagne d’odio contro la magistratura e chi “si è permesso ” di indagare o occuparsi dei problemi giudiziari dell’ex presidente del Consiglio.

Fonte: "Tutte le bugie sul linciaggio del giudice Esposito" - Giornalettismo

C'è chi si sente immortale dopo aver vinto un paio di partite alla roulette russa, ma l'art. 595 del Codice Penale è ancora al suo posto, ed è un po difficile ricevere una seconda grazia per lo stesso reato.


A buon intenditore ...