Galassia indipendentista, il sogno della Casa comune - Regione - La Nuova Sardegna
Galassia indipendentista, il sogno della Casa comune
Questa potrebbe essere la stagione giusta per entrare in Consiglio nel 2014. Appelli reciproci al confronto e all’unità, ma le distanze sono ancora lontane
di Umberto Aime

CAGLIARI. Tutti gli indipendentisti di Sardegna, anche se ognuno a modo suo, hanno un sogno in comune: cercano casa. Anzi, immaginano a voce alta quel condominio in cui riuscire a far convivere quella galassia che finora non li ha portati da nessuna parte, tanto meno in Consiglio regionale. A ogni presentazione, c’è sempre qualcuno di questo mondo frammentato, atomizzato, che il progetto della «Casa comune» lo rilancia come una priorità assoluta e si dice pronto a organizzare dovunque assemblee, incontri e laboratori da qui alla fine dell’anno pur di raggiungere lo scopo. Al di là dei buoni propositi, gli indipendentisti delle varie razze hanno capito, dal primo all’ultimo, che questa potrebbe essere la stagione buona, quella in cui nel 2014 il tabù del Consiglio regionale potrebbe essere demolito a suon di voti. È questo il vero sentimento che intriga partiti, movimenti, gruppi, nuovi o vecchi che siano, e anche le sigle molto personalizzate: «Stavolta possiamo davvero farcela», dicono e sono spinti, nell’entusiasmo del momento, dall’ultimo exploit alle Politiche del Movimento Cinque Stelle. Con parole ancora più spicce: se a febbraio, in Italia, i grillini hanno trionfato con lo slogan duro «Mandiamoli tutti via», nell’isola gli indipendentisti vorrebbero diventare loro gli apriscatole del Consiglio. Cioè il sogno, insieme a quello della Casa, è: canalizzare il voto di protesta. Il progetto politico della galassia è questo, ma per aver qualche speranza di successo e superare gli sbarramenti imposti dalla legge elettorale (5 o 10 per cento se si tratta di partiti singoli o coalizioni) devono per forza lavorare insieme, o comunque provare a cercare una sponda solida proprio nei Cinque Stelle. Ma se questo secondo aspetto sa più che altro di una prossima «strategia politica», quello della Casa comune pare sempre più un’esigenza vitale.
Per ora solo Progres, con la scrittrice Michele Murgia, e il Partito dei sardi, con Paolo Maninchedda, hanno reso ufficiale l’intenzione di concorrere per la presidenza della Regione. Gli altri non sono ancora usciti allo scoperto. Eppure, fra loro continuano a lanciarsi segnali di pace dopo essersi presi a mazzate e polverizzati a vicenda per anni in liti paesane. Ad esempio, c’è stato quello del duo Sardigna Natzione, leader indiscusso Bustianu Cumpostu, e Movimento artigiani, che ha rispolverato il simbolo «Soberania», con cui si è presentato alle Politiche, per scrivere una lunga lettera d’intenti agli altri movimenti: «Troviamo insieme un luogo dove oggi far alloggiare il partito che non c’è», quello appunto degli indipendentisti uniti. Partito che – secondo Franciscu Sedda dei Sovranisti – «ora come ora potrebbe valere un 20-25 per cento se l’attuale e trasversale protesta dei sardi contro l’Italia, alla fine scegliesse una sola bandiera». Una sola, è proprio questa la difficoltà. Le differenze fra Murgia e Maninchedda per limitarsi ai due in campo, sono ancora talmente forti che continuano a essere solo randellate: «Mai camuffarsi dietro furbi neologismi», la scrittrice sui Sovranisti, «Non mi piace un indipendentismo che si parla addosso», Sedda sulla Murgia. Così oggi vedere Progres e il Partito dei sardi camminare assieme in futuro, pare fantascienza. Com’è ancora tutto da capire il percorso che hanno in mente Gavino Sale e l’Irs. Da un lato sembrano attirati dalla sirena del rissoso tavolo del centrosinistra, cosa che tra l’altro hanno fatto già i Sovranisti prima di annunciare «Siamo pronti ad andare da soli», ma non vogliono neanche tagliare i ponti con Grillo, che dell’amico Gavino dice da sempre: «È una persona straordinaria». Dove porterà il doppio binario? Chissà.
Poi c’è il gruppo di A Manca pro s’indipendentzia, che a settembre si è detto pronto a «organizzare un’assemblea aperta a trecentosessanta gradi», purché «non si pretenda di costruire la Casa prima dal tetto e non dalle fondamenta», che ai più è apparso subito un siluro per Michela Murgia, perché A Manca «non ci sta a lavorare con i candidati imposti» ed è anche un annuncio di possibile rissa. Sempre sul fronte dell’estrema sinistra, seduta ai banchi del Consiglio, bisognerà capire cosa farà Claudia Zuncheddu di Sardigna Libera dopo aver rotto i ponti con i Rosso Mori coi quali era stata eletta nel 2009. A proposito dei Rosso Mori, che sono già al tavolo del centrosinistra, nell’ultima bagarre intorno alle primarie di settembre non hanno preso posizione nè col Pd e neanche col gruppo dei frenatori (Idv, Sel, Upc, Centro Democratico e Verdi): quindi i sardisti di sinistra pare vogliano restare in attesa dei prossimi eventi. Ancora per il capitolo fratelli-coltelli, sono sempre misteriosi i progetti elettorali del Psd’Az. Dopo aver gettato a mare Cappellacci e il centrodestra, fino a marzo erano insieme in giunta, ora aspettano una chiamata dal centrosinistra, che però sulla convocazione di Giacomo Sanna e più (per la verità, non solo su quello) continua a essere molto diviso.
Infine, c’è una sotto galassia nel centrodestra, a cominciare da Fortza Paris. In un comunicato il coordinatore regionale Gianfranco Scalas ha scritto: «Fermo restando il nostro profondo rispetto per gli indipendentisti che continuiamo a non considerare nè nemici e ne avversarsi, noi continuiamo a essere federalisti», e in questo mondo le parole finiscono per scavare voragini.