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  1. #1
    Conservatorismo e Libertà
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    Predefinito Ritratto di un Conservatore: ALFREDO MANTOVANO

    Il libro di Mantovano di cui si parla nell'articolo, e l'articolo stesso, sono in verità un pò vecchiotti (2004), ma entrambi ci descrivono il conservatorismo di Alfredo Mantovano, ad oggi forse uno dei conservatori più ammirati del panorama politico italiano. Ognuno potrà contribuire segnalando altri pezzi interessanti, per delineare in maniera più dettagliata i contorni di questa figura apprezzata, pur con le dovute precisazioni del caso.

    ----------------------------------------------------


    Ritorno all'Occidente, bloc-notes di un conservatore. È l'ultimo libro di Alfredo Mantovano, edito da Spirali, prefato da Gianfranco Fini e introdotto in modo a dir poco entusiastico da Giuliano Ferrara. In tempi in cui di liberaldemocratici ne trovi quanti ne vuoi, e così pure di riformisti, ecco finalmente un conservatore che si autodefinisce tale e si vanta di esserlo. Questo libro farà bene al dibattito pubblico, se ne condividano o meno le tesi. Quella di Mantovano è una navigazione difficile, da un'idea all'altra, senza mai il riposo mentale del luogo comune, della ovvietà, o della verità di partito che altri hanno già acquisito. Tutto è documentato, spiegato, provato. È un modo di ragionare, il suo, che piace da morire al direttore del Foglio. «Non è stato uno sberleffo averlo definito il Violante del centrodestra», scrive Ferrara.


    Che tipo di conservatore è Mantovano? È uno statalista, ma il suo Stato non deve essere né accentratore né prevaricatore; semmai autorevole e forte. È un sincero democratico, ma non un ipocrita. Parla esplicitamente di limiti della democrazia perché ci sono valori che non si possono mettere in discussione. Ponzio Pilato? Il peggiore equilibrio tra democrazia e relativismo etico. Le sue certezze sono la fede e il diritto naturale. Naturalmente è antiabortista e antiscientista. E non ha paura di rileggere la storia dalla parte della plebe e non da quella dei martiri del 1799. E se Garibaldi flirtò con la camorra non ha remore a ricordarlo. La sua cultura è quella classica: cita Cicerone e Marco Aurelio, ma mentre molti suoi coetanei si sono fermati a Tolkien (apre il suo libro con una frase di Gandalf sulle gran di maree del mondo: «Non possiamo dominarle tutte», lui arriva fino ai migliori neocons americani, da Russell Kirk a Norman Podhoretz, senza mai passare per Evola e per Guénon, perché lui con quel pensiero antiamericano non ha proprio nulla a che vedere. La sua terra è l'Occidente. Allora come ora. Bellissime, ad esempio, le pagine finali sui cristiani eroi di Otranto, quelli che si opposero fine alla morte all'avanzata dei musulmani diretti a Roma.

    L'unico cedimento ad un destrismo più prevedibile è forse una famosa citazione di Ezra Pound: «Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee,o non vale niente lui o non valgono niente le sue idee».

    Dopo l'omaggio al Signore degli anelli, tutta la riflessione di Mantovano ruota intorno a due libri che hanno a che fare con un principe, l'Antiprince di Francois Sauzey, e Il piccolo principe di Saint-Exupery. Il primo è la storia di un cambio della guardia, di una inversione delle gerarchie. Una realtà ritrovata in cui però tutto si rovescia. L'impresa prevale sul cittadino, la legge di mercato su quella dello Stato, il mondo sulla patria, le etnie sulla civiltà, le borse e i mercati sui parlamenti e le istituzioni. La missione del conservatore, spiega Mantovano, è quella di rimettere le cose a posto. Come? Ecco l'altro libro, Il piccolo principe. «Se vuoi costruire una nave, non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente, a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi... Prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato». Per ricostruire una politica, insomma, c'è bisogno di mobilitare le grandi idee, i grandi valori. E ciò che, secondo Mantovano, hanno fatto Bush negli Stati Uniti e Berlusconi in Italia.

    La critica al relativismo culturale è forte, potente. Pervade tutto il libro. Ma quanti di quelli che leggono Mantovano sanno che l'equivalente del relativismo, sull'altro fronte, è il fanatismo religioso? Quel fanatismo che secondo Nietzsche è l'unica forza di volontà di cui sono capaci i deboli? Altra critica feroce è allo scientismo, all'idea di un progresso che non può conoscere ostacoli. Ma questo non è un terreno esclusivo del pensiero conservatore. Nel suo ultimo libro (Il coraggio di scegliere, Laterza) un liberale anarchico come Ferdinando Savater fa sua la risposta di Macbeth alla dark lady che lo incita ad uccidere Duncan. «Ti prego, taci. lo ho il coraggio di fare tutto quello 'Che ad un uomo può essere decoroso fare; chi osa fare di più non è un uomo». E a proposito della clonazione aggiunge: «Il progetto dell'umanità è che si viva tra simili e che mai qualcuno debba vedere nell'altro non un simile ma un creatore».

    Ciò detto, sarà bello mettere a confronto con le idee di Mantovano quelle di un pensiero laico non radicale. Prendiamo ad esempio tutto il capitolo dell'eugenetica negativa, ossia la possibilità di eliminare in fase prenatale malattie chiaramente diagnosticabili. «Dopo gli errori del '900, dice Mantovano, il nuovo secolo sembra aprirsi nel modo peggiore e cioè ponendo la scienza e la tecnica al servizio della morte, in sale asettiche; la differenza rispetto ai campi di concentramento è soltanto una più accurata precisione tecnica e di totale riservatezza». Gli potrebbe replicare un Remo Bodei quando invita a non preoccuparsi eccessivamente «dell'eventuale privazione dell'infelicità e del dolore come fattori di crescita umana: la vita ne procurerà abbastanza anche da sani, come ha già affermato Sofocle nell'Elettra».

    Altro punto ricorrente, nel libro, è quello relativo alle radici cristiane dell'Europa. Mantovano si rammarica perché nella CostituzIone europea quel richiamo non c'è. Le sue argomentazioni sono molto forti. E tuttavia anche qui può essere interessante metterle a confronto, tra le altre, con quelle di un filosofo non più comunista come Biagio de Giovanni (L'ambigua potenza dell'Europa, Guida editori). «E vero - scrive de Giovanni - che nella dichiarazione di indipendenza americana del 1776 c'è un riferimento esplicito al Creatore. Ma gli uomini fondatori d'America provenivano essenzialmente da una sola confessione religiosa, e mai da allora la religione come tale è stata elemento di divisione o di discriminazione. Lo sono stati la razza, il denaro, il sesso. In Europa, invece, l'invocazione di Dio ha spesso unito e non diviso. Quel Dio, conclude il filosofo, lo si dovette isolare nello spazio della interiorità per far nascere l'Europa moderna».

    Che un uomo di governo come Mantovano trovi il tempo di riflettere così profondamente e non solo di agire è una garanzia per tutti, anche per chi milita nello schieramento avverso.

    http://www.mantovano.org/cormez_21_12_4.htm
    Per aspera ad astra

  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Ritratto di un Conservatore: ALFREDO MANTOVANO

    Non posterò la solita biografia con uno sterile elenco di date e incarichi politici
    Piuttosto: cosa ha scritto Mantovano?
    A quali Associazioni appartiene?
    Ecco a voi altre informazioni utili su Mantovano:

    Volumi pubblicati


    -La giustizia negata. L’esplosione della criminalità fra crisi dei valori ed emergenza istituzionale (Piacenza, 1992),
    -Giustizia a una svolta. Verso il tramonto o verso il ricupero della legalità? (Piacenza, 1993),
    -(con altri autori) Commento alle nuove norme sulla custodia cautelare (Bologna 1996),
    -(con altri autori) Città di Maria (Lecce 1997),
    -Testimoni a perdere (Lecce 2000),
    -Miliardi in fumo (Lecce 2001),
    -(con altri autori) La difficile antimafia (Roma 2002),
    -(con altri autori) Verso una nuova cittadinanza – Le best practice nell’e-governament (Roma 2003),
    -(con altri autori) Verso una nuova amministrazione: un passaggio complesso (Roma 2004),
    -Ritorno all’Occidente. Bloc-notes di un conservatore (Milano 2004),
    -Prima del kamikaze. Giudici e legge di fronte al terrorismo islamico (Soveria Mannelli 2006),
    -(con altri autori) Il dovere dell’identità (Soveria Mannelli 2006),
    -(con altri autori) Libertà e laicità (a cura di Marcello Pera, con un Messaggio di S.S. Benedetto XVI- Siena 2006),
    -La guerra dei “dico” (Soveria Mannelli 2007)


    In Alleanza Cattolica (http://www.alleanzacattolica.org) dal 1976. E’ fra i 121 promotori del Comitato, e poi associazione, “Scienza e Vita”. (http://www.comitatoscienzaevita.it/). Fa parte del board della Fondazione Magna Carta (http://www.magna-carta.it).

    http://www.mantovano.org/biografiapage.htm
    Per aspera ad astra

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Ritratto di un Conservatore: ALFREDO MANTOVANO

    Anche questo articolo è datato, ma togliendo alcuni riferimenti ad una attualità politica non più tale, può essere utile per comprendere il pensiero di Mantovano sul fenomeno dell'immigrazione:


    Domande e risposte sull'immigrazione


    La legge n. 189/2002, meglio nota come “Fini Bossi”, viene presentata dalla Sinistra come esclusivamente repressiva e di chiusura nei confronti di nuovi arrivi di extracomunitari in Italia. È veramente così? Quali sono le sue linee guida?


    La prima linea guida della “Fini Bossi”, risponde, per riprendere una terminologia che si è affermata in sede europea, al principio di condizionalità. Tenere conto di questo principio significa convincersi che il profilo più importante per affrontare il tema dell’immigrazione privilegia i rapporti con i paesi di origine o di transito. Li privilegia nelle relazioni bilaterali, ma anche e soprattutto nei rapporti fra l’Unione nel suo insieme e i singoli Paesi di provenienza. Del principio di condizionalità vi è traccia già nel primo articolo della legge 189: al comma 2 si dice testualmente che “nella elaborazione, nella eventuale revisione dei programmi bilaterali di cooperazione e di aiuto per lo sviluppo, il Governo tiene conto anche della collaborazione prestata dai Paesi interessati alla prevenzione dei flussi migratori legali, al contrasto delle organizzazioni criminali, agli accordi di riammissione, agli accordi giudiziali”, e così via. Questa terminologia non è vincolante, deterministica, ma è condizionante; si ritrova esattamente negli stessi termini nelle conclusioni del Vertice europeo di Siviglia sull’immigrazione del giugno 2002. Ci sono state molte critiche quando questo passaggio è venuto all’esame del Parlamento italiano, ma il quadro europeo si è orientato con decisione in questa direzione, e un riscontro più concreto di questo “tener conto” si rintraccia anche nell’art. 17 comma 1, lettera a), della stessa legge: nello stabilire le quote, nei decreti sui flussi d’ingresso, si possono prevedere restrizioni numeriche all’ingresso di lavoratori di Stati che non collaborano adeguatamente per il contrasto all’immigrazione clandestina, in particolare per la riammissione dei propri cittadini destinatari di provvedimenti di rimpatrio.

    Ma come si fa a chiudere i confini con uno Stato che non collabora, e solo con quello?


    Il meccanismo tollera una lettura non in termini meramente negativi, di sanzione, bensì pure positivi, perché nel “tener conto” ai fini della inclusione in quote privilegiate nei decreti flussi vale a maggior ragione l’ipotesi di comportamenti attivi di collaborazione. Se ne è avuta conferma nei decreti flussi varati dal Governo Berlusconi dal 2002 al 2006, che hanno previsto migliaia di nuovi ingressi regolari per quote privilegiate, alcune delle quali sono state riservate per la prima volta a Paesi che hanno mostrato più di recente una collaborazione attiva su questo fronte. Se ne possono citare due, particolarmente significativi: l’Egitto e lo Sri Lanka. In passato queste quote privilegiate erano riservate esclusivamente a Tunisia, Marocco e Albania. Questo aspetto è di particolare importanza, perché la collaborazione a monte è la più efficace, quella che evita tragedie, quella che consente di raggiungere risultati più concreti, e di muoversi anche nella prospettiva di una integrazione reale.

    Si parla - a proposito di immigrazione - di un ritardo culturale, e anche politico, dell’Italia nell’affrontare questo tema, a fronte di una esperienza più consolidata di Paesi come il Regno Unito o la Francia.


    Si deve dissentire da questa valutazione, perché l’esperienza del Regno Unito, della Francia, e dei Paesi che hanno una storia in qualche modo analoga non è comparabile alla dimensione del fenomeno in Italia. Lì vi erano comunità anche culturali, prima ancora che politiche, consolidate - nel bene e nel male - da un passato coloniale; qui ci si trova di fronte a provenienze di extracomunitari le più diverse e le più disparate, nei confronti delle quali è veramente difficile trovare dei comuni denominatori. Anzi, la concentrazione di esperienze che l’Italia ha avuto negli ultimi quindici anni le hanno consentito fino all’inizio del 2006 di avanzare in sede europea soluzioni innovative ed equilibrate, evitando e temperando alcune proposte che vengono da altri Paesi, e che - se fossero applicate - non contribuirebbero a circoscrivere le tragedie che si consumano in mare.

    [...]

    Si può immaginare una politica contro l’immigrazione clandestina basata solo sul contrasto?

    Intanto vi è stata anche prevenzione. E poi prevenzione e contrasto si sono raccordati in modo stretto con la politica dei flussi, per avviare un binario parallelo tra la repressione e l’integrazione. Sono stati sottoscritti nuovi accordi: vorrei segnalare in modo particolare quelli con Cipro, con la Moldavia e con lo Sri Lanka; quest’ultimo si è rivelato particolarmente efficace, col riconoscimento alle autorità cingalesi delle quote privilegiate. Si è ottenuto in cambio un controllo molto stretto in partenza, che ha abbattuto notevolmente l’arrivo di clandestini da quello Stato.

    [...]

    Che cosa accade in altre Nazioni europee?

    Stati europei guidati da Governi di sinistra orientano le loro politiche di immigrazione verso direzioni che, se fossero adottate anche in parte in Italia, farebbero gridare allo scandalo. Da qualche mese il Regno Unito ha approvato un meccanismo “a punti”. Si giunge a Londra da Paesi extraeuropei solo se si totalizza un certo punteggio, e con preferenza rispetto a chi abbia un punteggio inferiore; per far maturare i punti vengono in considerazione l’età (preferibilmente meno di 30 anni), il titolo di studi (meglio la laurea, meglio ancora uno o più master), esperienze di lavoro qualificante… Ciò comporta l’impoverimento del Paese di origine e l’arricchimento di quello di destinazione, ed è un meccanismo proprio di Stati che hanno al loro interno un deficit di lavoratori superqualificati. In Italia, dove la manodopera extracomunitaria, con tante lodevoli eccezioni, si indirizza verso lavori manuali, il Governo Berlusconi ha semplicemente introdotto delle regole per disciplinare gli arrivi. Peccato che non le si voglia far funzionare.

    [...]


    Che cosa non è condivisibile della politica sull’immigrazione del Governo Prodi?

    Tutto! Dal giorno del suo insediamento, vari esponenti del Governo hanno sostenuto la necessità di “superare” la legge italiana sull’immigrazione, e con essa la politica che ha condotto all’approvazione di quella legge, in ossequio a quanto scritto nel programma elettorale del Centrosinistra. Con il decreto legislativo di attuazione della direttiva 2003/86/CE, per il quale sono stati fatti decorrere i termini senza che le Camere potessero esprimere il parere, si è ampliata la possibilità del ricongiungimento familiare, andando ben oltre il nucleo familiare in senso stretto e dilatando i confini previsti dalla stessa UE. Si tenta, con una proposta di legge di deputati della maggioranza, la AC 528, in discussione alla Camera, di introdurre la possibilità per lo straniero detenuto di ottenere il permesso di soggiorno, o addirittura la carta di soggiorno, anche in costanza di detenzione, e per il clandestino in espiazione di pena di vedersi revocare l’ordine di espulsione. Il Governo punta ad abbassare il limite temporale per conseguire la cittadinanza, senza pretendere il possesso di requisiti sostanziali che documentino la reale integrazione. Negli ultimi mesi nei confronti dei clandestini e degli stranieri che delinquono si è seguito un pericoloso lassismo, consistito nella liberazione, in virtù del provvedimento di indulto, di circa 10.000 extracomunitari condannati in via definitiva per reati gravi, senza aver poi proceduto alla loro espulsione, avendo per la gran parte di essi ricevuto una semplice intimazione ad allontanarsi dall’Italia, con conseguente innalzamento del tasso di criminalità diffusa. Nell’audizione tenuta il 27.09.06 davanti alla Commissione Affari costituzionali del Senato, il ministro Amato ha ipotizzato per i clandestini il finanziamento del rimpatrio volontario: secondo tale proposta, chi deve essere espulso non viene condotto coattivamente alla frontiera, ma riceve una somma in denaro per allontanarsi volontariamente. È prevedibile – se questa follia diventasse legge – che il clandestino che otterrà denaro per andarsene volontariamente, ne impiegherà parte per acquistare un documento falso, cambiare identità, salvo poi a essere intercettato, ottenere nuovamente i soldi per andarsene, e così via, in una spirale perversa. È sufficiente a spiegare perché non si condivide nulla?

    [...]


    Che cosa farà l’opposizione?

    Continuerà a denunciare l’errore contenuto nei provvedimenti e nella politica del Governo Prodi, col rammarico di vedere distrutto in pochi mesi un lavoro durato cinque anni, che certamente non aveva risolto tutti i problemi del settore, ma per lo meno aveva ridimensionato e circoscritto l’emergenza. In particolare, denuncerà che l'immigrazione è uno dei terreni privilegiati sui quali pesa in modo determinante la pregiudiziale ideologica della Sinistra radicale, per la quale oggi i clandestini sono i nuovi proletari. Nella loro prospettiva (non nella realtà) il clandestino è la versione aggiornata e no global del proletario. La sinistra radicale fa tutto questo con fini dichiarati di lucro (elettorale, ovviamente), come ha detto, con estrema chiarezza, il ministro Ferrero sulle colonne del «Corriere della Sera» lo scorso mese di agosto. Secondo il Ministro, da questo meccanismo – ingresso clandestino, sanatoria, ricongiungimento familiare allargato, e poi cittadinanza breve – ci si attende un aumento di voti per la sinistra, in particolare per quella estrema, che equilibrerà i voti che vengono “sprecati” (soprattutto per la Lega Nord, più in generale per l'intero Centrodestra) nel nord del Paese. La politica sull'immigrazione del Governo Prodi non è solo a favore dei clandestini e di chi li sfrutta; ponendo l'Italia fuori dall'Europa, è una politica clandestina di un Governo ormai clandestino che proprio per questo va espulso insieme con i clandestini!

    http://www.loccidentale.it/autore/al...grazione.00322
    Per aspera ad astra

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Ritratto di un Conservatore: ALFREDO MANTOVANO

    Mantovano è un tipico, ancorchè raro, esempio di conservatore tradizionalista. Pur essendo un uomo d'impostazione fondamentalmente reazionaria è abbastanza pragmatico da non perdere mai di vista ciò che è possibile rispetto a quanto è desiderabile.

    Questo atteggiamento prudente, decisamente conservatore, fa sì che lui - pur di idee tradizionaliste - abbia scelto la formazione moderata del Popolo della Libertà senza mai confondersi con i gruppi dell'estrema destra tipo Forza Nuova, che sono espressione di un integrismo senza compromessi. C'è poi la scelta dell'Occidente a dividerlo dai tradizionalisti doc che hanno seguito il pensiero reazionario nel vedere gli Stati Uniti d'America quale principale avversario della Cristianità.

    Personalmente, non avendo il dono della fede che guida l'azione politica di Mantovano, trovo alcune sue posizioni radicali piuttosto di bandiera se paragonate al pensiero corrente. Nonostante ciò lo ammiro per il coraggio con cui difende le sue posizioni, per la serietà indiscussa e il temperamento moderato. Un conservatore d'altri tempi.
    SADNESS IS REBELLION

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Ritratto di un Conservatore: ALFREDO MANTOVANO

    Alfredo Mantovano è il politico conservatore italiano per eccellenza.
    Peccato manchi un pò di leadership! Lo seguiremmo tutti molto volentieri...
    “Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”

  6. #6
    Stalinismo Berlusconiano
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    Predefinito Riferimento: Ritratto di un Conservatore: ALFREDO MANTOVANO

    Ho avuto modo di ascoltare due volte Alfredo Mantovano a Bergamo.
    E' piacevole da ascoltare, preparatissimo e coerente con le sue idee da sempre.
    Dimitri Oblomov per un PDL colbertista, socialista e fascista

 

 

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