Good bye Cina: tornano in Italia bici, trekking e attacchi hi-tech
COSTI E TENSIONI SOCIALI NEL FAR EAST STANNO SPINGENDO MOLTE AZIENDE NORDESTINE DEL SETTORE SPORTIVO A CHIUDERE GLI IMPIANTI E A RIENTRARE IN EUROPA. DALLA NOVATION DI MONTEBELLUNA, LA PIÙ GRANDE CON 60 MILIONI DI RICAVI, ALLE PIÙ PICCOLE AKU, CICLI HESPERIA E MASTERS
22 luglio 2013:
Torino: Ci sono biciclette che fanno marcia indietro. E da Taiwan o dalla Cina pedalano a ritroso fino in Italia. Succede anche per scarponi e bacchette da sci, calzature da trekking e altri articoli tecnici per lo sport. In America chiamano questo fenomeno reshoring, il manifatturiero che torna a casa, e rilocalizza perché gli ingranaggi dell’outsourcing delle attività produttive e delle delocalizzazioni cominciano ad arrugginirsi. In casa di Assosport, l’associazione che rappresenta 140 aziende del settore, 4,2 miliardi di fatturato e 12 mila addetti, si iniziano a contare le aziende sulla via del rientro. «In Cina le cose stanno cambiando. E molto rapidamente - afferma Luca Businaro, presidente di Assosport - i salari viaggiano spediti, con aumenti anche del 20% in un anno mentre non è una rarità trovare tra le aziende le 4 settimane di ferie all’occidentale. Il nuovo panorama è un cocktail di stipendi che crescono, qualità non sempre eccelsa, rischio di tensioni sociali che si stanno verificando nei mercati emergenti. Giocoforza molte imprese si domandano se valga la pena produrre nel Far East per poi importare prodotti in Europa, dove la crisi e la mancanza di posti di lavoro sta uccidendo i consumi».
IL resto dell'articolo qui:
Good bye Cina: tornano in Italia bici, trekking e attacchi hi-tech - Economia e Finanza con Bloomberg - Repubblica.it




Rispondi Citando

