Con questo articolo a firma di Adriano Scianca non intendo ritornare sulla performance di Gene Gnocchi: quel che si aveva da dire lo si è detto..... lo propongo perché coglie magistralmente nel segno.... va alla radice del fenomeno, al di là dell'episodio specifico.
La battuta sulla Petacci? Gnocchi ripete solo la barbarie virale della sinistra nerd
Roma, 17 gen – Quali che siano le sue opinioni politiche, e non era difficile immaginare che fossero orientate a sinistra, Gene Gnocchi è un comico che non dà l’impressione di particolare acrimonia ideologica.
Non, insomma, un artista militante.
Eppure, ieri sera, per una qualche ragione gli è passato per la testa di paragonare Claretta Petacci a un “maiale”.
La Petacci non era una militante politica, era solo una donna che si era innamorata della persona sbagliata.
In una delle ore più tragiche della nostra storia recente, ciò poteva bastare per essere fucilata, vilipesa, infangata da viva e da morta.
Possiamo sforzarci di contestualizzare e di ritenere che la vergogna di piazzale Loreto fosse figlia del suo tempo. Possiamo ragionare sul fatto che chi osa tutto può anche perdere tutto, e nel modo più doloroso, trascinando con sé nell’abisso chi gli è vicino.
Insomma, possiamo forse cercare di comprendere la barbarie calata nella sua epoca.
Quello che ci risulta oscenamente incomprensibile è la sua resa pop, 70 anni dopo, il suo sdoganamento nell’immaginario contemporaneo come battuta da cabaret in prima serata.
Ironizzando, a dispetto del revival femminista, su una donna trucidata ed esposta al pubblico ludibrio, chiamandola “maiala”, Gene Gnocchi non fa che recepire lo spirito del tempo.
Lo stesso che considera un must dell’ironia la pratica di pubblicare foto di fascisti veri o presunti al contrario, con allusione a piazzale Loreto, appunto.
E giù risate.
Questo è il livello, e non solo sulle bacheche di sedicenni da centro sociale, ma anche nel discorso pubblico di tutta una serie di “influencer” della sinistra bene, della sinistra colta.
È la regressione infantile di una sinistra che più è impotente di fronte alla propria sconfitta, più perde terreno nel mondo reale, più cessa di stare nelle periferie e di saper parlare con il popolo, e più attinge a un immaginario truculento.
Più si nerdizza, più si immagina come il partigiano jugoslavo.
Persino la famosa frase di Marx sulla storia che si presenta prima come tragedia e poi come farsa riesce a stento a rendere l’idea di tale involuzione.
Avesse conosciuto la sinistra di oggi, vi avrebbe aggiunto un terzo stadio: quello del circo.
Adriano Scianca
La battuta sulla Petacci? Gnocchi ripete solo la barbarie della sinistra nerd




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