Roma, capitale dei mendicanti :
dai rassegnati ai pittoreschi «gladiatori»
L'Urbe è diventata la città dei disperati: arrivano
anche dall'estero, scaricati brutalmente dai furgoni
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Facevano mendicare tre bambini, denunciati genitori
di RAFFAELE LA CAPRIA
Due bambini mendicanti nella Basilica di San Giovanni a Roma (Jpeg)
Due bambini mendicanti nella Basilica di San Giovanni a Roma (Jpeg)
Roma è diventata la città dei mendicanti. Non ne ho mai vi*sti tanti a Napoli, a Palermo e in nessun’altra città italiana. I mendi*canti vengono tutti a Roma, come per un tacito accordo, molti vengo*no anche dall’estero, e occupano le vie e le piazze del centro storico, quelle più battute dai turisti. Li ve*di appena arrivi alla stazione di Ro*ma Termini, li incontri tra il Panthe*on e l’Argentina, tra Piazza Venezia e il Colosseo, tra Piazza Navona e Campo dei Fiori.
In genere sostano nei pressi dei monumenti, dei risto*ranti e caffè all’aperto, i più fre*quentati. Se ti siedi in uno di questi luoghi è inevitabile che arrivi un mendicante e tenda la sua mano. Tu stai mangiando o bevendo un caffè, ti senti in colpa e come fai a rifiutare? Solo i turisti, specie quelli del Nord, si voltano da un’altra par*te, o con lo sguardo fisso nel vuoto li ignorano. Sono più insensibili o per la loro mentalità pensano che fare l’elemosina sia immorale? Non so. So però che la differenza tra chi ha e chi non ha è oggi la tragedia del mondo e si riproduce in forme minime quando la mano tesa di un mendicante si avvicina a me e su*scita questi pensieri accompagnati da un vago senso di colpa.
Ma do*po pochi minuti arriva un altro mendicante con la mano tesa, e poi un altro, e un altro ancora, e tu di*venti man mano insensibile, infasti*dito, e infine ti rifiuti. Addio nobili pensieri! No, non è possibile dare a tutti. E molti sono nel mondo i pro*blemi irrisolvibili, almeno finora. Quando ti aggiri per le strade del centro impari a distinguere vari ti*pi di mendicanti.
Una mendicante vicino al Vaticano (foto Jpeg)
Una mendicante vicino al Vaticano (foto Jpeg)
Ci sono i profes*sionali e quelli disperati, ci sono gli abbandonati e i rassegnati, gli intra*prendenti e gli orgogliosi, i depres*si e gli ossessi; questi ultimi, da ospedale psichiatrico, ripetono ge*sti convulsi, o parlano tra sé, a vol*te rivolgono ai passanti minacce piene di urla e furore. Ci sono i mi*granti, che si muovono senza pace da un punto all’altro della città, tra*scinando carrelli stracolmi di buste di plastica dove mettono tutta la lo*ro roba come per un trasloco, avan*zi di cibo, stracci, coperte e materas*sini per la notte, cose recuperate dai recipienti della spazzatura.
Un mendicante sfruttato dal racket degli storpi (Proto)
Un mendicante sfruttato dal racket degli storpi (Proto)
Ci sono poi gli sfruttati che vengono scaricati brutalmente da un furgon*cino su un marciapiede e obbligati a mendicare. Anche questo è un traffico, come lo sfruttamento della prostituzione. Vengono impiegati spesso quelli affetti da deformità fi*siche, che sono costretti ad esibire. Ne conosco uno, un romeno dalla faccia bellissima, che si trascina su un rudimentale carrettino di legno che spinge con una mano e mostra le gambe nude e stecchite e i piedi contorti. Parla a stento l’italiano, e al centro di piazza del Pantheon si sente la sua voce roca che grida a intervalli regolari: «Fate la carità! Fate la carità!». Quando gli do il mio obolo e gli chiedo chi è il suo padrone, risponde: «No padrone, no padrone», con prontezza sospet*ta. Più in là due vigili guardano in*differenti, ormai ci sono abituati a questa Roma - Benares.
I neri in generale non chiedono l’elemosina, preferiscono lo scam*bio, ti vendono l’elefantino o il ca*vallo o la giraffa di legno, senza in*sistere troppo. Se invece gli offri un euro lo rifiutano dignitosamen*te. I senegalesi improvvisano sui marciapiedi mostre di borse d’ogni tipo dei grandi stilisti imitate in modo più o meno riconoscibile, e stendono i loro tappetini nei luo*ghi più affollati, sempre in allarme e pronti alla fuga se mai dovessero arrivare i vigili a sequestrare la loro mercanzia. Altri offrono ninnoli e collanine di ogni genere e di ogni provenienza e riproducono in ogni dove il loro souk. Gli slavi portano con sé cani con cui fanno vita in co*mune. Se ne stanno sdraiati sul marciapiede e aspettano con la cio*tolina davanti che qualcuno lasci cadere una moneta. Chissà come danno da mangiare ai loro cani che a volte sono grandi, cani lupo con fame da lupo; ma, come in letargo, se ne stanno quieti e indifferenti, accanto ai loro padroni.
Ho notato che i barboni sono quasi scomparsi mentre i mendi*canti sono in aumento. Ne ho visto spesso qualcuno abbandonato co*me corpo morto sul marciapiede, chiuso nel sonno del proprio avvili*mento come chi ha perduto ogni volontà di sopravvivenza, e questo a Roma, in Corso Vittorio Emanue*le, tra il viavai della gente. Di notte stanno nei luoghi più impensabili, quelli appena protetti da un corni*cione sporgente, da una rientranza, da un portico, degli strani giacigli fatti di carto*ni, scatoloni, coperte aggrovigliate, e uno che dorme. Dorme mentre la gente fretto*losa gli passa accanto, mentre i rumori del traffico riempiono l’aria. A volte questi giacigli vengono im*provvisati la sera da*vanti all’ingresso di una banca o di un luo*go pubblico. A piazza Venezia, per esempio, in una rientranza che dà sul bancomat della Banca Nazionale del Lavoro, c’è spesso uno di questi giacigli occupato da un dor*miente. Se devi entra*re per un bancomat devi scavalcarlo, e puoi immaginare con quale animo ritiri il tuo danaro.
C’è infine, tra le tan*te, una categoria più pittoresca di questuanti, che non possono esse*re definiti mendicanti, ma gente che per tirare a campare si arrangia come può. In genere costoro si ag*girano davanti al Pantheon, il Co*losseo, il Vittoriano, travestiti da antichi romani. Corazze d’oro scin*tillanti, elmi con cresta esagerata (che «alta sull’elmo orribilmente ondeggia»), tunica rossa, gambali e sandali borchiati, facce tutt’altro che marziali, a dir poco. Certo fan*no pensar male dei nostri antenati. Altro che padroni del mondo! Se erano come questi i padroni del mondo allora addio Storia Roma*na, addio Impero, addio grandezza! Tutto diventa risibile, una comica, specie quando appare tra questi centurioni, canuta e scapigliata, una matrona! Ma c’è sempre qual*che turista di bocca buona, o pron*to alla derisione, che si fa fotografa*re accanto a loro. Un souvenir di Roma. A volte, solitario, assorto, al*l’angolo di una strada un suonato*re di sassofono intona un ritmo jazz, e tu riconosci Gershwin, Cole Porter e la musica della tua giovi*nezza.
Raffaele La Capria
21 agosto 2009
Roma, capitale dei mendicanti : dai rassegnati ai pittoreschi «gladiatori» - Corriere Roma




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