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    Predefinito A Pola anteprima di quanto accadrà in Italia il prossimo 10 febbraio

    Evviva le foibe
    SCRITTO DA ILGIORNALE.IT
    MARTEDÌ 27 AGOSTO 2013 007





    A Pola anteprima di quanto accadrà in Italia il prossimo 10 febbraio
    Un gruppetto di esuli umiliati e costretti, in modi spicci, a togliere di mezzo uno striscione che chiede “Giustizia per i ventimila italiani infoibati e uccisi in Istria, Fiume e Dalmazia” fra il 1943 e dopo la fine della seconda guerra mondiale.
    Nostalgici di Tito che gridano “viva il comunismo” e “morte ai fascisti” contro i “provocatori” con lo striscione durante la manifestazione che ricorda una terribile strage di italiani sulle spiagge di Pola. Gli organizzatori della locale Comunità italiana e gli esuli del Libero comune di Pola in esilio inviperiti dal fuori programma con lo striscione.
    Il tutto ripreso in un video inviato a il Giornale, che dimostra come sia ancora lunga e delicata la strada della riconciliazione con i nostri vicini appena entrati in Europa. Il 18 agosto è stato commemorato a Pola l’eccidio di Vergarolla. Lo stesso giorno del 1946 alcune mine marine in disuso saltarono in aria sulla spiaggia istriana gremita da famiglie di italiani. Fra 80 e 100 le vittime, ma solo 64 vennero identificate. Dietro la strage c’erano gli agenti dell’Ozna, la polizia segreta di Tito, che voleva dare un sanguinoso segnale all’unica città istriana, a maggioranza italiana, ancora sotto controllo inglese. L’eccidio di Vergarolla, gli infoibamenti e le violenze dei titini provocarono l’esodo di oltre 200mila italiani dall’Istria, Fiume e Dalmazia.

    Da qualche anno il ricordo viene celebrato assieme dalla principale associazione degli esuli polesani e dai rimasti della minoranza italiana in segno di riconciliazione. Alla manifestazione era presente anche l’Assessore alle Finanze della Regione Friuli Venezia Giulia, Francesco Peroni.
    Un gruppetto di sette esuli “ribelli” guidati da Romano Cramer si è presentato con un paio di bandiere italiane e lo striscione bianco a caratteri neri per chiedere giustizia per gli infoibati, una verità storica senza ombra di dubbio. “La nostra era una manifestazione pacifica - spiega Cramer - A Trieste sono sfilati i sostenitori di Tito con bustine e stelle rosse anche sulle bandiere italiane a festeggiare l’occupazione della città (40 giorni di terrore nel maggio-giugno 1945 nda) senza che nessuno poliziotto intervenisse per fermarli.
    Gli esuli del Libero comune di Pola la pensano diversamente. Secondo un loro rappresentante “il momento ed il luogo erano sbagliati. E’ l’unica occasione in cui noi ed i croati ricordiamo delle vittime italiane del periodo titino. E stavamo arrivando anche a far mettere sul monumento i nomi di tutti i morti identificati. Dopo questa sceneggiata siamo punto e a capo”.
    Le immagini del video parlano chiaro. Contro lo striscione della discordia, che chiede solo “giustizia per gli infoibati” intervengono subito i rappresentanti della Comunità italiana di Pola. Secondo gli esuli “ribelli” sostenendo che avrebbe compromesso la strada della “rappacificazione e riconciliazione fra i popoli”.
    Delle guardie private in maglietta blu, assoldate dagli organizzatori della manifestazione, sono riprese mentre si fanno avanti per bloccare il fuori programma, ma sembrano titubanti. Ad un certo punto una voce fuori campo, in italiano, di qualche nostalgico di Tito del posto tuona: “Viva il comunismo”. I passanti e qualche turista si stupiscono, ma capiscono ben poco. Il clima si surriscalda e parte il vecchio slogan “morte ai fascisti” rivolto agli esuli con lo striscione. Alla manifestazione ufficiale davanti al cippo che ricorda la strage, pur con una formula poco chiara, fanno suonare il silenzio e gli animi sembrano calmarsi.
    Le note dell’omaggio ai caduti non si sono ancora spente, quando si fa avanti un deciso poliziotto croato in borghese, che controllava la manifestazione. Un tipo corpulento, con la maglietta a righe, che viene spalleggiato dalle guardie private e con modi bruschi fa arretrare gli esuli “ribelli” ed arrotolare a forza lo striscione.

    Non proprio un encomiabile biglietto da visita per la Croazia in Europa. Salaris, l’incaricato d’affari dell’ambasciata presente ufficialmente alla celebrazione non muove un dito. Gli esuli ribelli sospettano addirittura che abbia avallato l’intervento della forza pubblica. Sul sito della nostra rappresentanza diplomatica a Zagabria non si fa alcun cenno all’ “incidente”, ma si sottolinea “la ritrovata fratellanza tra popoli europei, suggellata quest’anno dall’ingresso della Croazia nell’Unione Europea”.

  2. #2
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    Predefinito Re: A Pola anteprima di quanto accadrà in Italia il prossimo 10 febbraio

    Si alza uno striscione a Pola: "Giustizia per gli infoibati" - giornaleditalia

    Orgoglio e memoria
    27/08/2013 186
    Si alza uno striscione a Pola: "Giustizia per gli infoibati"

    Piccolo caso diplomatico in Croazia durante la commemorazione dell'eccidio di Vergarolla

    L'immediata provocazione di un comunista locale cade nel vuoto. Poi arriva la polizia in borghese e sequestra il drappo
    Un piccolo ma significativo incidente diplomatico è avvenuto qualche giorno fa a Pola. Significativo soprattutto perché caratterizzato dal solito atteggiamento dimesso delle autorità italiane, completamente incapaci di far rispettare le regole di un civile rapporto di buon vicinato, evidentemente per paura di ritrovarsi addosso un’etichetta.
    Nella città dell’Arena , capoluogo dell’Istria, si commemorava l’eccidio di Vergarolla, uno dei tanti atti infami che vide vittimala popolazione italiana d’Oltre Adriatico tra il 1943 e il 1946. Proprio il 18 agosto del 1946, e quindi a guerra abbondantemente finita, alcune mine marine in disuso saltarono in aria sulla spiaggia istriana di Vergarolla, gremita da famiglie di italiani. Fra 80 e 100 le vittime, ma solo 64 vennero identificate. Inutile dire che non si trattò di un incidente, ma soltanto di un altro vergognoso capitolo della pulizia etnica perpetrata dalla polizia segreta di Tito, che sostituì volentieri nel ruolo di aguzzini dell’italianità di quelle terre i partigiani comunisti (di etnia italiana o salava che fossero), non appena il conflitto bellico cessò. Il tutto senza che gli inglesi, che in quel periodo ancora controllavano la zona B, avessero posto un freno a violenze ed eccidi indiscriminati.
    Ebbene da qualche anno l’eccidio viene ricordato dagli italiani rimasti a Pola e dall’associazione Libero Comune di Pola. Terminata la deposizione dei fiori sulla lapide, da un gruppo di sette persone viene srotolato lo striscione “Giustizia per i ventimila italiani infoibati ed uccisi in Istria, Fiume e Dalmazia”, con due bandiera italiana. Due organizzatori della commemorazione si avvicinano e chiedono di riarrotolarlo, ricevendo un garbato ma fermo diniego. Un passante, evidentemente di nazionalità croata, grida “Viva comunisti”: la prima provocazione cade sostanzialmente nel vuoto. Poi insiste, grida “Forti i fascisti?”, sciorinando quindi comunque un italiano ben parlato. La risposta dei manifestanti, che nel frattempo sono “marcati” stretti da due vigilantes, è “siamo italiani, esuli. Siamo europei”. Un fresco status di cui la Croazia non manca di fregiarsi, salvo fare orecchie da mercante ogni qualvolta da Pola, da Zara, dal Quarnaro o da Ragusa Vecchia si leva una voce nel nostro idioma, a chiedere giustizia e pari diritti civili e culturali.
    Durante il silenzio, però, ad avvicinarsi è stavolta un poliziotto in borghese che, accompagnato dalle due guardie giurate di prima, sequestra lo striscione. Addirittura una guardia giurata, con modi comunque gentili, vorrebbe far ripiegare una bandiera italiana ad un anziano attivista: più che ovvio il diniego, la bandiera resta esposta.
    Chi invece non si è minimamente esposto è l’incaricato d’affari dell’ambasciata italiana a Zagabria, Marco Salaris. Come se fare gli interessi nazionali, o quanto meno dei suoi connazionali, non fosse in quel caso un suo problema.
    Della vicenda si è occupato Fausto Biloslavo sul sito web de Il Giornale, dove compare anche un resoconto video di quanto avvenuto, inviatogli dagli “esuli ribelli” che hanno esposto lo striscione.
    Un piccolo ma significativo incidente diplomatico è avvenuto qualche giorno fa a Pola. Significativo soprattutto perché caratterizzato dal solito atteggiamento dimesso delle autorità italiane, completamente incapaci di far rispettare le regole di un civile rapporto di buon vicinato, evidentemente per paura di ritrovarsi addosso un’etichetta. Nella città dell’Arena, capoluogo dell’Istria, si commemorava l’eccidio di Vergarolla, uno dei tanti atti infami che vide vittimala popolazione italiana d’Oltre Adriatico tra il 1943 e il 1946. Proprio il 18 agosto del 1946, e quindi a guerra abbondantemente finita, alcune mine marine in disuso saltarono in aria sulla spiaggia istriana di Vergarolla, gremita da famiglie di italiani. Fra 80 e 100 le vittime, ma solo 64 vennero identificate.
    Inutile dire che non si trattò di un incidente, ma soltanto di un altro vergognoso capitolo della pulizia etnica perpetrata dalla polizia segreta di Tito, che sostituì volentieri nel ruolo di aguzzini dell’italianità di quelle terre i partigiani comunisti (di etnia italiana o slava che fossero), non appena il conflitto bellico cessò. Il tutto senza che gli inglesi, che in quel periodo ancora controllavano la zona B, avessero posto un freno a violenze e massacri indiscriminati.
    Ebbene da qualche anno l’eccidio viene ricordato dagli italiani rimasti a Pola e dall’associazione Libero Comune di Pola. Terminata la deposizione dei fiori sulla lapide, da un gruppo di sette persone viene srotolato lo striscione “Giustizia per i ventimila italiani infoibati ed uccisi in Istria, Fiume e Dalmazia”, con due bandiere italiane. Due organizzatori della commemorazione si avvicinano e chiedono di riarrotolarlo, ricevendo un garbato ma fermo diniego.
    Un passante, evidentemente di nazionalità croata, grida “Viva comunisti”: la prima provocazione cade sostanzialmente nel vuoto. Poi insiste, grida “Forti i fascisti?”, sciorinando quindi comunque un italiano ben parlato. La risposta dei manifestanti, che nel frattempo sono “marcati” stretti da due vigilantes, è “siamo italiani, esuli. Siamo europei”. Un fresco status di cui la Croazia non manca di fregiarsi, salvo fare orecchie da mercante ogni qualvolta da Pola, da Zara, dal Quarnaro o da Ragusa Vecchia si leva una voce nel nostro idioma, a chiedere giustizia e pari diritti civili e culturali.
    Durante il silenzio, però, ad avvicinarsi è stavolta un poliziotto in borghese che, accompagnato dalle due guardie giurate di prima, sequestra lo striscione. Addirittura una guardia giurata, con modi comunque gentili, vorrebbe far ripiegare una bandiera italiana ad un anziano attivista: più che ovvio il diniego, la bandiera resta esposta.
    Chi invece non si è minimamente esposto è l’incaricato d’affari dell’ambasciata italiana a Zagabria, Marco Salaris. Come se fare gli interessi nazionali, o quanto meno dei suoi connazionali, non fosse in quel caso un suo problema.
    Della vicenda si è occupato Fausto Biloslavo sul sito web de Il Giornale, dove compare anche un resoconto video di quanto avvenuto, inviatogli dagli “esuli ribelli” che hanno esposto lo striscione.

    Robert Vignola

  3. #3
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    Predefinito Re: A Pola anteprima di quanto accadrà in Italia il prossimo 10 febbraio

    Il caso. A Pola non si può chiedere giustizia per i crimini degli infoibatori | Barbadillo)

    Il caso. A Pola non si può chiedere giustizia per i crimini degli infoibatori


    Pubblicato il 27 agosto 2013 da Francesco Filipazzi
    Categorie : Cronache

    Da qualche anno a questa parte, a Pola, si ricorda in un clima abbastanza pacifico la strage di Vergarolla, lì avvenuta nel 1946. Quest’anno però la cerimonia, a cui presenziavano autorità del Friuli Venezia Giulia, un funzionario dell’ambasciata italiana a Zagabria e le associazioni degli esuli, si è surriscaldata, in quanto un gruppo di esuli ha esposto uno striscione in cui si chiedeva giustizia per gli italiani ammazzati dai titini.
    Subito è scoppiata una lite – raccontata da Fausto Biloslavo su Il Giornale - con la polizia croata che ha fatto rimuovere lo striscione, con le associazioni degli esuli che hanno preso le distanze dal gesto e alcuni personaggi che si sono messi a urlare “morte ai fascisti, viva il comunismo”. Insomma, uno scenario che non sembra molto “pacificato”, in cui l’atmosfera si infiamma per uno striscione apparentemente innocuo.
    La strage di Vergarolla, in effetti, non è forse l’episodio migliore da utilizzare nell’ambito della dialettica di pacificazione, perché simboleggia, per così dire, la notifica dello sfratto titino ai danni degli italiani che vivevano in quelle terre. Il fatto avvenne 67 anni fa, nel giorno in cui si stava per svolgere una gara di nuoto, la Coppa Scarioni, che per gli italiani simboleggiava un legame con la propria storia, nell’unica zona della Jugoslavia non ancora controllata dai comunisti di Tito. Sulla spiaggia gremita di spettatori, esplosero ventotto mine, uccidendo decine di persone. Non si conosce il numero esatto delle vittime perché alcune vennero letteralmente polverizzate. In Italia la notizia venne data in modo scorretto, con l’Unità che incolpò gli angloamericani e il resto della stampa poco interessata all’episodio. I colpevoli dell’azione terroristica di fatto erano i macellai titini, ma non vennero mai puniti. Una storia tipica di quel periodo, in cui molti nostri connazionali, per sfuggire alla furia delle persecuzioni fuggirono. Appaiono quindi innaturali gli atteggiamenti di chi stigmatizza l’esposizione dello striscione di cui sopra, così come sono fuori dal tempo le frasi del vicesindaco di Roma che recentemente ha dichiarato che “Roma non commemorerà le foibe”.
    A cura di Francesco Filipazzi

  4. #4
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    Predefinito Re: A Pola anteprima di quanto accadrà in Italia il prossimo 10 febbraio

    Arena di Pola - STRAGE DI VERGAROLLA: INEDITI SEGNALI DI ATTENZIONE
    Strage di Vergarolla: inediti segnali di attenzione
    A Pola è stata lunga e densa lo scorso 18 agosto la mattinata di cerimonie in memoria delle Vittime della strage di Vergarolla.
    Era una domenica come 67 anni fa.

    Alle 9 nel duomo cittadino mons. Desiderio Staver ha celebrato una messa solenne magnificamente allietata dal coro misto “Lino Mariani”. Nella prima fase abbiamo contato 187 partecipanti più 36 coristi: 223 in tutto. Oltre ai vertici del Libero Comune di Pola in Esilio e a diversi “rimasti”, c’erano l’on. Furio Radin, presidente dell’Unione Italiana, Giuseppina Rajko, vice-presidente della Regione Istriana, e Silvana Wruss, presidente della sezione polese della Società “Dante Alighieri”. Il sacerdote ha pregato per «i fratelli e le sorelle vittime della strage di Vergarolla», esortato l’umanità a non ripetere «il tragico rifiuto della verità e della grazia» ed invitato alla radicalità cristiana, alla chiarezza nelle scelte e alla coerenza, evitando però di scivolare sia nel fanatismo che nell’estremismo. «La nostra missione – ha osservato – è vivere secondo Cristo, senza conformarci alla mentalità di questo secolo. La ricompensa sarà la vita eterna».

    Al termine della funzione religiosa il connazionale Roberto Hapacher Barissa, neo-socio del Libero Comune di Pola in Esilio, ha letto la sua toccante poesia intitolata 18 agosto 1946: Piangeva il bimbo senza la madre,/ il fratello e l’eroico padre/ che perse i figli (!), ma continuò a salvarne altri,/ pianse forse anche il Giuda traditore/ se aveva un po’ di cuore,/ impazziva il bianco gabbiano spuntando dal fumo nero,/ e qualcuno ebbe il coraggio di dire che non era vero./ Pola cadde in ginocchio sotto il sole!/ Oh Vergarolla, spiaggia di sangue e di crude urla/ che echeggiano nell’aria spinta dal vento/ Là dove erano in cento o più!/ Vergarolla, sei la tomba eterna dell’anima nostra,/ Vergarolla il mare ti bagna,/ ma nemmeno lui può farlo più delle nostre lacrime. Il coro “Mariani” ha infine eseguito il Va, pensiero accompagnato dal pubblico.
    In contemporanea una delegazione della Comunità degli Italiani di Pola deponeva nel cimitero di Monte Ghiro una corona presso la tomba della famiglia Saccon, dove sono sepolte 26 persone che persero la vita in quel fatale 18 agosto 1946. Poco dopo ha fatto altrettanto una delegazione dell’LCPE insieme a Furio Radin e a Livio Dorigo, presidente del Circolo “Istria”. Il gruppo ha quindi celermente raggiunto la riva antistante la Capitaneria di Porto, dove ad attenderlo c’era il battello Ulika, sul quale già si erano imbarcati altri partecipanti alle cerimonie e che è subito partito. Davanti alla spiaggia di Vergarolla, in un simbolico scambio di ruoli, Fabrizio Radin, vice-sindaco e presidente della CI di Pola, ha lanciato in mare la corona dell’LCPE, mentre Tullio Canevari, sindaco dell’LCPE, quella congiunta della Città e della CI di Pola. Ha presenziato anche Ardemio Zimolo, vice-presidente del Consiglio comunale. Tornata rapidamente a riva e scesa dal battello, la rappresentanza si è diretta alla volta del parco Vittime di Vergarolla per le allocuzioni ufficiali presso il cippo.
    «Questa – ha spiegato Fabrizio Radin – è l’ultima stazione del percorso commemorativo per rendere omaggio alle Vittime dell’esplosione, che rimangono nei nostri cuori, ed è anche un luogo simbolo che accomuna esuli e rimasti. La tragedia di Vergarolla ha infatti avuto ripercussioni determinanti sia per coloro che hanno intrapreso la strada dell’esilio sia per coloro che sono rimasti sapendo di diventare una realtà minoritaria. Ora guardiamo con ottimismo al futuro».

    Francesco Peroni, assessore della Regione Friuli Venezia Giulia, si è detto commosso di poter partecipare alla cerimonia in rappresentanza della presidente Debora Serracchiani. «La strage di Vergarolla – ha dichiarato – fu l’antesignana di quella che oggi consideriamo la peggiore manifestazione del terrorismo internazionale. Sia la memoria occasione e nuovo fondamento di fratellanza e comunanza nella riconciliazione e sia occasione di risurrezione collettiva e morale nello spirito di pace degli ideatori della Comunità Europea».
    «Sono stato testimone – ha detto Livio Dorigo – di quei tragici giorni insieme a Lino Vivoda, che perse il fratellino. Pola era allora qualcosa di indescrivibile. All’interno delle stesse famiglie vi erano dissapori e anche di più. Ma ora invoco il sentimento della pace. Che il dolore si sublimi nella pace. E’ questo il messaggio che dobbiamo trarre dal cippo. Che questo messaggio accompagni voi, i vostri figli e i vostri nipoti».
    «E’ la commozione – ha osservato Tullio Canevari – il sentimento che ci prende ogni qual volta siamo davanti a questo cippo, poiché sappiamo cosa significa. Alla commozione però si unisce il rammarico per la sua incompletezza. E’ stato importante averlo collocato, ma gli altri non sanno cosa significa e non è giusto che sia così. La Comunità degli Italiani ha già fatto un passo ufficiale affinché venga completato con i nomi e le età delle vittime riconosciute. Molte di queste erano bambini, che non manifestavano pro o contro qualcuno. Nel cammino di amicizia tra polesani rimasti e non più residenti, sarebbe questo un segno sia di esecrazione verso quanti hanno compiuto tale gesto sia di pietà verso le vittime».

    Marco Salaris, incaricato d’affari dell’Ambasciata d’Italia a Zagabria, ha espresso a nome dell’ambasciatore Emanuela D’Alessandro «viva soddisfazione per questo clima positivo e costruttivo tra chi è rimasto e chi è partito». «Siamo – ha aggiunto – tutti italiani ed ora anche europei. Insieme facciamo in modo che queste vittime non vengano dimenticate».
    E’ dispiaciuto vedere la foto del dott. Micheletti scheggiata in giugno da alcuni ragazzi che giocavano nel giardino e ai primi di agosto da un ubriaco passato di lì con la bici.
    Alle allocuzioni è seguita la posa delle corone, disturbata da pochi smaniosi di protagonismo che hanno declamato slogan, aperto uno striscione rivendicante «Giustizia per i 20.000 italiani infoibati e uccisi in Istria, Fiume e Dalmazia» e fatto sventolare una bandiera italiana. Tra loro c’era Romano Cramer, segretario del Movimento Nazionale Istria Fiume Dalmazia. A calmare le acque ha contribuito un giovane trombettista connazionale dell’orchestra di fiati cittadina suonando il Silenzio. In seguito diversi partecipanti si sono recati nella sede della CI di Pola per un rinfresco.
    Hanno comunicato la loro vicinanza a organizzatori e parenti delle vittime gli on. Sofia Amoddio, Tamara Blažina, Laura Garavini, Rosa Villecco Calipari e Giorgio Brandolin (PD) e il sen. Claudio Zin (Autonomie-PSI-MAIE).

    L’on. Garavini ha inoltre inviato un saluto giudicando «deprecabile il fatto che in Italia praticamente ancor oggi non si conosca, o si sappia molto poco, di un dramma tanto grande che ha colpito duramente la comunità nazionale italiana a Pola poco dopo la fine della seconda guerra mondiale». «Sembra ormai molto verosimile – ha scritto – che la morte di così tanti innocenti, radunatisi a centinaia in occasione di un evento sportivo e conviviale, non sia stata una drammatica casualità, ma l’effetto di un atto di terrorismo criminale freddamente pianificato. Ciò ne fa la più grave strage di connazionali dal secondo dopoguerra. Anche se è troppo tardi per chiedere e rendere giustizia, come deputata eletta dai connazionali residenti nella circoscrizione Estero-Europa ritengo mio dovere fare il possibile affinché le circostanze della strage vengano ulteriormente approfondite e studiate, perché l’opinione pubblica italiana prenda finalmente coscienza dell’importanza di questa tragedia e per la tutela della memoria del tragico fatto nella propria storia nazionale. Propongo di discutere insieme la possibilità di promuovere nei prossimi mesi l’istituzione ufficiale di una commissione di storici indipendenti, incaricata di fare il punto sulle cause della strage, anche alla luce delle testimonianze dei superstiti e degli importanti documenti ritrovati negli archivi inglesi solo pochi anni fa. Mi preme, infine, ribadire e confermare il mio pieno appoggio alla Vostra preziosa attività, anche in vista di prossime Vostre future iniziative».
    Rilevante anche il messaggio della presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani (PD). «La strage di Vergarolla, per le modalità subdole e indiscriminate con cui fu perpetrata, ma anche per la cortina di silenzio e di travisamenti che a lungo l’avvolse, è senz’altro – ha rilevato – uno degli episodi più cupi del secondo dopoguerra, paragonabile a pochi altri in Italia. Verso quei morti innocenti abbiamo ancora un debito morale, che possiamo tentare di estinguere soltanto con la pratica attiva della pietà e della condivisione del dolore. E’ tuttavia confortante verificare come il tempo, le generazioni, e soprattutto l’impegno delle donne e degli uomini raccolti nelle varie associazioni e comunità degli italiani rimasti e degli esuli abbiano saputo pervenire, giungendo da strade diverse, a questo fondamentale punto di umana comunione, che si riconosce nei morti e nell’onore che si rende loro. Pure non solo di dolore è fatta la storia di questa terra d’Istria, cui finalmente guardiamo come a una sorella ritrovata e ricongiunta nel grande abbraccio dell’Europa. Questo è un luogo di bellezza, d’ingegno e di tenacia, e per questo incitiamo e sosteniamo l’opera di coloro che qui vivono e lavorano, mantenendo vive le radici della lingua e delle tradizioni. Con lo stesso rispettoso impegno ci adoperiamo affinché abbiano giuste garanzie anche coloro che le radici ebbero strappate e videro troncata la possibilità di tramandare altro che non fosse la memoria». «La Regione Friuli Venezia Giulia ed io personalmente – ha concluso – rinnoviamo il cordoglio ai parenti delle vittime della strage di Vergarolla e auguriamo che sempre più forte si manifesti la volontà di concordia e di rinascita nel giusto ricordo».

    Un apprezzabile messaggio è giunto pure dal sen. Lucio Toth, presidente onorario dell’ANVGD. «Noi tutti – ha scritto – ricordiamo e onoriamo, con affetto e dolore, le stragi delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto, di Sant’Anna di Stazzema, di Portella della Ginestra, di Marcinelle, di Piazza Fontana, di Piazza della Loggia, di Ustica e della Stazione di Bologna. Ma di questi morti di Pola – città ancora italiana in quell’agosto 1946, città appartenente alla Repubblica Italiana nata da due mesi, quantunque occupata dal governo provvisorio alleato, come all’epoca l’Italia intera liberata l’anno prima – non si parla, perché furono vittime dei servizi segreti di Tito (OZNA) che fecero brillare le mine navali lasciate tra spiaggia e pineta, disinnescate dagli alleati e quindi inoffensive. Ma qualcuno il mattino del 18 agosto innescò un congegno esplosivo a distanza e le trasformò in micidiali strumenti di morte. Era un’operazione terroristica per intimidire la popolazione, che nella primavera successiva abbandonò la città con un esodo del 90%. L’Italia di oggi di questi italiani non ricorda niente, né con affetto né con dolore o indignazione. Meno italiani di altri! Meno morti di altri!».
    La Comunità Croata di Trieste ci aveva annunciato, riferendosi alle «povere vittime della strage di Vergarolla», che sarebbe stata presente «con il pensiero e la preghiera». «Sarò con voi con il mio cuore» ci aveva comunicato la sera prima l’empatico cantautore e attore romano Simone Cristicchi.

    Anche a Trieste si sono svolte il 18 agosto cerimonie analoghe promosse dalla Federazione Grigioverde (che riunisce le associazioni combattentistiche e d’arma della provincia) e dalla Famiglia Polesana (aderente all’Unione degli Istriani).
    La mattina si è reso omaggio in piazzale Rosmini al monumento al dottor Geppino Micheletti e alle 19 al grande cippo onorario sul colle di San Giusto, dove era presente il sindaco di Trieste e una delegazione dell’LCPE con il proprio labaro. Romano Manzutto ha scandito i nomi e le età delle 64 Vittime identificate. Don Roberto Gherbaz, esule da Lussinpiccolo, ha recitato una preghiera, dopodiché il gen. Riccardo Basile, presidente sia della Federazione Grigioverde sia della Famiglia Polesana, ha tenuto un’intensa allocuzione. «Tutti – ha affermato – sapevano in quali ambienti dovesse essere cercato l’assassino! Le Autorità convennero subito sull’ipotesi dell’attentato ma... resero presto noto di non aver trovato colpevoli, insabbiarono le ricerche e archiviarono il caso. Mentirono! Il novello Erode, spietato uccisore di bambini, e con lui i suoi complici, era stato identificato fin dai primi giorni, come pure i mandanti della strage! Ma l’ordine di scuderia, ai più alti livelli, era di tacere! Per anni, dell’eccidio di Vergarolla era meglio non parlare. Era un argomento “scomodo”, al di là, ma anche al di qua, del confine!». «Sono ormai di dominio pubblico – ha aggiunto – le generalità degli assassini, gli scopi dell’attentato e le responsabilità dei mandanti, ma la cosa pare che riguardi solo gli Esuli! In troppi ancora, specie in alto loco, fanno finta di non sapere! Vorremmo, all’ombra del Tricolore – perché, non dimentichiamolo, è per colpa della loro Italianità che sono stati trucidati quei Polesani – udire non solo lodevoli parole di auspicio ad un comune futuro di Pace e di Progresso, ma anche schiette espressioni di condanna per gli assassini e la perversa ideologia animatrice. Ancora una volta siamo qui a invocare Verità e Giustizia».
    E’ seguito l’ammainabandiera al canto dell’Inno di Mameli.
    Paolo Radivo

  5. #5
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    Predefinito Re: A Pola anteprima di quanto accadrà in Italia il prossimo 10 febbraio

    Come si può credere di salvare quel che resta dell'italianità dell'Istria mettendo spalle al muro la ridotta minoranza italiana con queste pagliacciate?

  6. #6
    Cacciaguida
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    Predefinito Re: A Pola anteprima di quanto accadrà in Italia il prossimo 10 febbraio

    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    Come si può credere di salvare quel che resta dell'italianità dell'Istria mettendo spalle al muro la ridotta minoranza italiana con queste pagliacciate?
    Sempre pensato che per scuotere la gente non bastano i discorsi (specie se non sono quelli di D'Annunzio e Mussolini).

  7. #7
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    Predefinito Re: A Pola anteprima di quanto accadrà in Italia il prossimo 10 febbraio

    Invece le pagliacciate revansciste sono gravemente dannose. Pagliacciate vigliacche, fatte sulla pelle di chi, italiano, rimane in Istria e tutti i giorni deve subire ritorsioni.

    E' la diffusione della lingua e della cultura italiana la strada per difendere gli italiani di Istria e Dalmazia. Cercare uno scontro, da sicuri perdenti, porta solo danni.

  8. #8
    de-elmettizzato.
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    Predefinito Re: A Pola anteprima di quanto accadrà in Italia il prossimo 10 febbraio

    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    Invece le pagliacciate revansciste sono gravemente dannose. Pagliacciate vigliacche, fatte sulla pelle di chi, italiano, rimane in Istria e tutti i giorni deve subire ritorsioni.

    E' la diffusione della lingua e della cultura italiana la strada per difendere gli italiani di Istria e Dalmazia. Cercare uno scontro, da sicuri perdenti, porta solo danni.
    E' arrivato il coglionazzo.
    Ma perché non te ne stai sul forum "laidi e laidità" a blaterare coi tuoi simili?
    Preferisco di no.

  9. #9
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    Predefinito Re: A Pola anteprima di quanto accadrà in Italia il prossimo 10 febbraio

    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    Invece le pagliacciate revansciste sono gravemente dannose. Pagliacciate vigliacche, fatte sulla pelle di chi, italiano, rimane in Istria e tutti i giorni deve subire ritorsioni.

    E' la diffusione della lingua e della cultura italiana la strada per difendere gli italiani di Istria e Dalmazia. Cercare uno scontro, da sicuri perdenti, porta solo danni.
    Ti assicuro che non ci sarebbero rischi di ritorsione dopo un paio di mesi di azione brevilinea.
    Ultima modifica di amerigodumini; 31-08-13 alle 16:58

  10. #10
    SOVRANISTA ISRAELIANO
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    Predefinito Re: A Pola anteprima di quanto accadrà in Italia il prossimo 10 febbraio

    Destra Radical chic e battaglie di retroguardia di cui non frega un cazzo a nessuno

    certo che ne hanno di tempo da perdere però eh...
    CLAUDIA CONTE, TI AMO!

 

 
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