Addio Italia, Giulietto Chiesa si candida in Lettonia
di Francesco Costa
Duemilacinquecentosei chilometri separano Roma da Riga, capitale della Lettonia. Chissà quante volte nei prossimi mesi Giulietto Chiesa dovrà percorrere questa distanza, alla luce del suo annuncio odierno: a fronte dell'assenza di «liste politiche nelle quali potrei candidarmi senza contraddire le mie posizioni», Giulietto Chiesa ha infatti deciso di candidarsi alla rielezione al parlamento europeo nelle liste del partito lettone PCTVL (Par cilvēka tiesībām vienotā Latvijā, cioè Per i diritti umani in una Lettonia unita). I maligni sostengono che nessuno lo abbia mai cercato per offrirgli una ricandidatura, tanto meno l'Italia dei valori, dato il feroce contenzioso legale intrapreso col partito di Di Pietro all'indomani delle ultime europee per una questione di rimborsi elettorali. Chiesa però è perentorio: impossibile candidarsi nelle liste italiane senza «avallare forme e modi con cui esse sono state concepite, e anche attenuare o stemperare la dura critica politica nei confronti dei comportamenti e delle scelte di tutti i partiti del centro sinistra e della sinistra in questi ultimi anni».
Candidato nel 2004 nelle liste dell'Italia dei valori ed eletto in Parlamento europeo grazie alla rinuncia di Achille Occhetto, autore di diversi libri sulla storia russa e corrispondente da Mosca per varie testate nazionali negli anni Ottanta e Novanta – tra cui l'Unità – Giulietto Chiesa ha deciso quindi di candidarsi in Lettonia, nelle liste di un partito espressione della minoranza russa del paese ex-sovietico: molto vicino alle posizioni di Mosca, il PCTVL chiede l'uscita della Lettonia dalla Nato ed è guidato da Tatjana Arkadevna Ždanoka, già funzionaria del partito comunista sovietico e membro del soviet di Riga durante la guerra fredda.
Viscerale oppositore delle politiche americane (comunque queste siano cambiate nel corso dei decenni), immutabilmente affetto da nostalgie sovietiche, Giulietto Chiesa negli ultimi anni ha goduto di qualche notorietà per il documentario Zero sul presunto complotto statunitense in occasione degli attentati al World Trade Center, da lui scritto e promosso, e per il fugace passaggio alla direzione del settimanale Left-Avvenimenti, dalla quale fu rimosso dopo un solo numero. «Reagiremo in sede legale, ma è già chiaro che razza di sinistra questi signori hanno in mente», scrisse all'epoca. L'editore Luca Bonaccorsi gli rispose in un'intervista: «Che razza di sinistra? Quella annunciata nel piano editoriale: non-violenta, laica, pluralista, obiettiva, attenta alla libertà delle donne, attenta alle esigenze oltre che ai bisogni, all’ambiente, alla ricerca di un nuovo modello di sviluppo. Questa sinistra ha incontrato il niet di Chiesa. Ma lo saprà cosa è un modello di sviluppo o lui pensa ancora al piano quinquennale?». Tre anni dopo, Giulietto Chiesa si candida alle europee in uno dei paesi che li vide all'opera, i piani quinquennali, nelle file di un partito che non fa mistero di rimpiangerli. Tutto si può dire, tranne che non sia coerente.
http://www.unita.it/news/83581/addio...da_in_lettonia
Non si può certo dire che Giulietto Chiesa abbia preso bene il mio pezzo sull’Unità riguardo la sua candidatura alle elezioni europee. Ho deciso di far finta di essere io il sessantanovenne e lui il ventiquattrenne, per cui soprassiedo alla triste sbrodolata di insulti e vengo direttamente al punto: le “nostalgie sovietiche” sue e del partito lettone con cui ha deciso di candidarsi. Non credo sia un particolare azzardo linguistico parlare di “nostalgie sovietiche” a proposito di una persona che per anni ha vissuto in Unione Sovietica in una casa pagata dal Pcus, con una segretaria pagata dal Pcus, con uno stipendio pagato dal Pcus, con le vacanze pagate dal Pcus, con i viaggi pagati dal Pcus, eccetera. Il tutto senza che sia mai seguito un pentimento, un rimorso, un come-ho-potuto-prendere-i-soldi-dei-carnefici, bensì solo delle piccate richieste di contestualizzazione (facciamolo: il contesto era l’Unione Sovietica di Brèžnev) e il dispiacere - quello sì - per il fatto che «l’anticomunismo è ancora dominante, mentre l’antiamericanismo verrà tra non molto, quando saranno milioni a pagare le conseguenze del modello americano che ci ha travolti». Basterebbe questo per parlare con cognizione di causa di “nostalgie sovietiche”: nessuno ha mai avuto dubbi su quale fosse la parte preferita da Giulietto Chiesa durante la guerra fredda. Invece c’è dell’altro: ci sono - giusto per citare le cose più recenti - le posizioni contrarie alla rivoluzione arancione in Ucraina, quelle a sostegno dell’aggressione russa in Georgia, la propaganda fatta alle più strampalate teorie cospirazioniste e, in ultimo, la decisione di candidarsi nelle liste del partito lettone PCTVL. Un partito sdraiato sulle posizioni del regime putiniano, composto in buona parte da ex-membri del partito comunista lettone: il suo diretto erede, il LSP, vi è confluito pochi anni fa. Un partito che si batte per l’uscita della Lettonia dalla Nato, che ha «rispetto per le persone che hanno avuto fede nelle idee comuniste, nonostante le persecuzioni (!) cui sono stati sottoposti», la cui linea sugli anni dell’Urss è «c’è stato tanto di buono e tanto di brutto: non pensiamoci più» ma rimpiange «gli altissimi standard di qualità dell’istruzione, della medicina, della scienza e della protezione sociale (!) dell’Unione Sovietica, oggi andati perduti». Un partito che vede militare tra le sue file Tatjana Ždanoka - già membro del soviet di Riga e leader dell’organizzazione filosovietica Interfront che, per l’appunto, rimpiangeva l’Urss e si opponeva all’indipendenza lettone - e Alfrēds Rubiks, ultimo segretario del partito comunista lettone, arrestato nel 1991 per aver guidato un tentativo di colpo di stato allo scopo di sovvertire il neonato governo indipendente lettone, col sostegno dell’OMON.
Difficilmente il quadro potrebbe essere più impietoso e sgradevole, e credo che sarebbe stato meglio evitare - a me e a lui - questo triste riepilogo. Bastava che Chiesa dedicasse un po’ meno foga alla risposta al mio articolo dai toni divertiti e irriverenti, e continuasse invece a dedicarsi al suo pane quotidiano: il signoraggio, le cariche esplosive nascoste nelle Torri Gemelle, i complotti petroliferi, le scie chimiche - insomma, avete capito il genere. Una sola preghiera, però: la smetta di parlare della Cia. I miei superiori sono suscettibili.
http://www.francescocosta.net/2009/0...esa-di-chiesa/




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