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  1. #1
    Spirito del combattimento
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    Exclamation CVII 'Dignitatis humanae' VS Magistero pre CVII ?

    Una discussione di capitale importanza, libertà religiosa in foro esterno per ogni forma di spiritualità. Ampiamente approfondita su POL ne riposto dei post:

    Forumista nick Cattolico

    Sono nuovo e sono molto interessato alle vostre posizioni teologiche e al vostro stile di proposta e di difesa del cattolicesimo.
    Vorrei che qualcuno di voi mi dimostrasse in modo inconfutabile che il decreto Dignitatis Humanae contraddice il magistero pre-Vaticano II infallibile sul diritto alla libertà religiosa, perchè mi sembra di capire che questo è un punto di importanza fondamentale per la vostra valutazione del Concilio Vaticano II. Ho letto le encicliche Libertas, Immortale Dei, Quanta Cura, Quas Primas e il discorso Ci Riesce; se volete, potete fare riferimento ad essi sapendo che li conosco.
    Inoltre, vorrei sapere se la Santa Sede o il Vescovo della Diocesi in cui esso si trova si sono mai mostrati interessati all'Istituto Mater Boni Consilii e se hanno mai emesso un giudizio formale su di esso.

    Grazie !

    --------------------------------------------------------

    Risposta forumista moderatore nick Guelfo Nero

    Caro Cattolico,

    è un tema tragicamente affascinante quello della "Dignitatis humanae", una dei pietre fallaci che fa crollare l'intero edifizio del "Vaticano II" e purtroppo anche il "papato" degli ultimi (minimo) quarant'anni, forse quarantasei.
    Inizieremo postando alcune riflessioni dell'Eccellenza Pivarunas sull'argomento e via via proseguiremo, nei limiti delle nostre possibilità temporali, allegando altre riflessioni di teologi probati e magari anche le nostre che probati non siamo.
    Sono contento che ti piaccia il nostro forum che vuole essere un modesto contributo quotidiano sull'altare del Vero e del Bene.
    In effetti quel thread che citi è molto molto interessante.
    Riguardo all'"autorità pontificia" e alle "autorità diocesane" mi pare non si siano mai riferite nominatim al pregevole Istituto "Mater Boni consilii".

    un saluto con cordialità

    Guelfo Nero
    Ultima modifica di Sùrsum corda!; 14-04-09 alle 01:36

  2. #2
    Spirito del combattimento
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    Predefinito Riferimento: CVII 'Dignitatis humanae' VS Magistero pre CVII ?

    Primo step di approfondimento: Pivarunas 1995

    --------------------------------------------------------------------------------
    [...]Fra tali decreti, il più controverso durante il Concilio, e il più distruttivo della Fede Cattolica dopo il Concilio, fu il decreto “Dignitatis Humanae” sulla Libertà Religiosa, promulgato da Paolo VI il 7 dicembre 1965.

    La ragione per la quale questo decreto fu il più controverso e il più distruttivo è che esso insegna esplicitamente dottrine già condannate in precedenza dai Papi del passato. E questo era così lampante che molti Padri Conciliari conservatori si opposero ad esso fino alla fine; mentre anche i cardinali liberali, vescovi e teologi che promossero gli insegnamenti di “Dignitatis Humanae” dovettero confessare la loro incapacità di conciliare questo decreto con le passate condanne dei Papi. Esaminiamo gli errori dottrinali di questo decreto sulla Libertà Religiosa per vedere cosa causò tutta questa controversia durante il Concilio Vaticano II.

    Al contorno della questione, consideriamo anzitutto gli importanti principi implicati in questa materia. Il primo principio da considerare è il termine “diritto”. Il diritto è definito come il potere morale residente in una persona - un potere che tutti gli altri sono tenuti a rispettare - di fare, possedere, o richiedere qualcosa. Il diritto si fonda sulla legge, poichè l’esistenza di un diritto in una persona implica un obbligo in tutti gli altri di non impedire o violare quel diritto. Orbene, è solo la legge che può imporre un tale obbligo - sia che sia la legge naturale (nella natura, data da Dio); o la legge positiva [espressa dagli uomini], entrambi le quali si fondano (come ogni vera legge) ultimamente sulla Eterna Legge di Dio. Quindi, la base ultima del diritto è l’Eterna Legge di Dio.

    C’è molta gente oggi che fa clamore per i suoi “diritti”. Alcuni pretendono di avere il “diritto” di uccidere un bambino non ancor nato nel seno materno; alcuni il “diritto” di vendere pornografia; altri il “diritto” di vendere e promuovere l’uso di contraccettivi; altri ancora il “diritto” di suicidarsi assistiti da un medico. In questo senso, questi cosiddetti “diritti” non sono affatto dei veri diritti. Essi sono contro le leggi di Dio: “Non ammazzare; Non commettere adulterio.” L’uomo può avere la libera volontà di commettere peccato ma non ha il diritto - il potere morale di farlo. Questa è la ragione primaria per la quale la società si trova al presente in un tale triste stato. Questa è la ragione per cui l’immoralità è così rampante e la “fibra morale” della società così lacerata. L’uomo si è allontanato dalle leggi di Dio e segue ciecamente le sue brame e passioni.

    Consideriamo ora le cose un passo più oltre. Se l’uomo non ha il “diritto” di abbandonare le leggi di Dio, non ha neppure il “diritto” di essere indifferente ai suoi doveri verso il Creatore. Come cattolici, sappiamo che Dio ha rivelato al genere umano una religione mediante la quale gli si deve dare il culto. Questa religione fu divinamente rivelata da N.S. Gesù Cristo, il Figlio di Dio, il Messia Promesso, il Redentore. Gesù Cristo compì le profezie concernenti il Messia Promesso, affermò di essere il Messia e il Figlio di Dio, e pubblicamente operò i più stupendi miracoli (specialmente la Sua Risurrezione) per provare la sua affermazione. Nessun’altra religione ha questa prova divina. Gesù Cristo stesso fondò una Chiesa che sappiamo dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione e dalla storia attuale essere la Chiesa Cattolica. A questa Chiesa, Gesù Cristo diede la sua propria Divina Autorità “di insegnare a tutte le nazioni”:

    “Come il Padre ha inviato Me, anch’io mando voi” (Giov. 20:21).

    “Chi ascolta voi, ascolta Me” (Luca 10:16).

    “Andate, perciò, e insegnate a tutte le nazioni... insegnando loro ad osservare tutto quello che vi ho comandato ed ecco, Io sono con voi tutti i giorni, fino alla consumazione del mondo” (Matt. 28:19-20).

    “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura... chi viene battezzato e crede sarà salvato e chi non crede sarà condannato” (Marco 16:16).

    Papa Pio IX, nell’enciclica “Singulari Quadam” (9 dicembre 1854), espresse la necessità dell’uomo di avere la vera religione per guidarlo e la grazia celeste per rafforzarlo:

    “Poiché è certo che la luce della ragione si è attenuata, e che il genere umano è caduto miserabilmente dal suo primigenio stato di giustizia ed innocenza a causa del peccato originale, che si trasmette a tutti i discendenti di Adamo, può qualcuno ancora pensare che la ragione da sola sia sufficiente per il conseguimento della verità? Se si deve evitare di scivolare e cadere in mezzo a tali grandi pericoli, e a fronte di tale debolezza, si può negare che la divina religione e la celeste grazia siano necessarie alla salvezza?”
    Per ritornare al punto, si potrà dire allora che l’uomo abbia il “diritto” di prestare culto a Dio in qualunque maniera desideri? Si potrà dire che l’uomo abbia il “diritto” di liberamente promuovere falsi insegnamenti su questioni di religione nella società e di diffondere promiscuamente tutte le forme di dottrine erronee? Si potrà dire che l’uomo possieda il “diritto” - il potere morale - di insegnare e far proseliti delle dottrine dell’Ateismo, Agnosticismo, Panteismo, Buddismo, Induismo, e Protestantesimo? E cosa, allora, riguardo a coloro che praticano la Stregoneria o il Satanismo? Si consideri questo specialmente riguardo alle nazioni cattoliche dove la religione del Paese è il Cattolicesimo. I governi cattolici sarebbero forse obbligati a garantire il “diritto” nella legislazione civile di propagandare tutte le forme di religione? I governi cattolici sarebbero obbligati a permettere per diritto civile la diffusione di ogni tipo di dottrina tenuta dalle svariate religioni? Per rispondere a queste domande, rivediamo gli insegnamenti dei Papi, i Vicari di Cristo in terra.

    Riguardo al termine “diritto”, Papa Leone XIII insegnò nell’enciclica “Libertas” (20 giugno 1888):

    “Il diritto è una facoltà morale, e come abbiamo detto e non può essere abbastanza spesso ripetuto, sarebbe assurdo credere che appartenga naturalmente e senza distinzione alla verità ed alle menzogne, al bene ed al male.”

    E per quanto si riferisce agli obblighi dei governi, Papa Pio XII insegnò nella allocuzione ai giuristi cattolici “Ci Riesce” (6 dicembre 1953):

    “Si deve chiaramente affermare che nessuna autorità umana, nessuno Stato, nessuna Comunità di Stati, di qualsivoglia carattere religioso, può dare un mandato positivo o una autorizzazione positiva di insegnare o di fare ciò che è contrario alla verità religiosa o al bene morale... Qualsiasi cosa non risponda alla verità ed alla legge morale non ha oggettivamente alcun diritto ad esistere, né alla propaganda, né all’azione.”

    Ancora una volta, per rispondere alle domande sopra dette sulla Libertà Religiosa, l’argomento reale è questo: l’errore e le false religioni non possono essere oggetto di un diritto naturale (Con “naturale” si intende presente in natura, dato da Dio!). Quando le società garantiscono promiscuamente il diritto alla libertà di tutte le religioni, il risultato naturale è l’indifferentismo religioso - la falsa nozione che una religione sia buona quanto un’altra.

    Continuiamo il nostro studio degli insegnamenti Papali su questa materia.

    Lettera al Vescovo di Troyes di Papa Pio VII (1814): “Il nostro cuore è ancor più profondamente afflitto da una nuova causa di dolore che, lo ammettiamo, ci tormenta e fa sorgere profondo scoramento ed estrema angoscia: è l’articolo 22 della Costituzione. Non soltanto esso permette la libertà dei culti e di coscienza, per citare i termini precisi dell’articolo, ma promette sostegno e protezione a questa libertà e, inoltre, anche ai ministri dei quali i culti sono citati....

    “Questa legge fa ben più che stabilire la libertà per tutti i culti senza distinzione: mescola la verità con l’errore e pone le sette eretiche e perfino il Giudaismo sullo stesso piano della santa ed immacolata Sposa di Cristo, fuori della quale non ci può essere salvezza. In aggiunta a questo, nel promettere favore e supporto alle sette eretiche ed ai loro ministri non sono semplicemente le loro persone, ma i loro errori che vengono favoriti e tollerati. Questa è implicitamente l’eresia disastrosa e sempre da deplorarsi che S. Agostino descrive in questi termini: ‘Pretende che tutti gli eretici siano sul retto cammino e dicano la verità. Questa è un’assurdità così mostruosa che non posso credere che qualsiasi setta possa realmente professarla.’”

    “Mirari Vos” di Papa Gregorio XVI (15 agosto 1832): “Veniamo ora ad un’altra causa, ahimé! fin troppo fruttuosa delle deplorevoli infermità che oggi affliggono la Chiesa. Intendiamo l’indifferentismo, ovvero quella diffusa e pericolosa opinione seminata dalla perfidia dei malvagi, secondo la quale è possible, mediante la professione di qualche sorta di fede, procurare la salvezza dell’anima, posto che la morale di una persona si conformi alle norme of giustizia e probità. Da questa sorgente avvelenata dell’indifferentismo sgorga quella falsa e assurda massima, meglio definita il folle delirio (deliramentum), secondo il quale si deve ottenere la libertà di coscienza e garantirla a chiunque. Questo è il più contagioso degli errori, che prepara la via per quella assoluta e totalmente sfrenata libertà di opinioni che, per la rovina della Chiesa e dello Stato, si diffonde ovunque e che certuni, per eccesso di impudenza, non temono di propugnare come vantaggiosa per la religione. Ah, ‘qual morte più disastrosa per le anime della libertà di errore?’, disse S. Agostino.”

    “Quanta Cura” di Papa Pio IX (8 dicembre 1864): “Contrarie agli insegnamenti delle Sacre Scritture, della Chiesa, e dei santi Padri, queste persone non esitano ad asserire che ‘la miglior condizione dell’umana società è quella in cui il governo non riconosce alcun diritto di correggere, mediante l’attuazione di sanzioni, i violatori della religione cattolica, eccetto quando sia richiesto dal mantenimento della pubblica quiete’. Da questa totalmente falsa nozione di governo sociale, non temono di sostenere quell’erronea opinione sommamente perniciosa per la Chiesa Cattolica, e per la salvezza delle anime, che venne chiamata dal Nostro Predecessore, Gregorio XVI (prima citato) folle delirio (deliramentum): vale a dire ‘che la libertà di coscienza e di culto è diritto peculiare (o inalienabile) di ogni uomo che deve essere proclamato per legge, e che i cittadini hanno diritto a tutti i generi di libertà, senza alcuna restrizione di legge, sia ecclesiastica sia civile, che permettano loro di manifestare apertamente e pubblicamente le loro idee, con la parola, attraverso la stampa, o con qualsiasi altro mezzo.’”

    Le seguenti proposizioni furono condannate da Papa Pio IX nel “Sillabo degli Errori” (8 dicembre 1864):
    “15. Ogni uomo è libero di abbracciare e professare quella religione che, guidato dalla luce della ragione, egli consideri vera.”
    “55. La Chiesa dev’essere separata dallo Stato, e lo Stato dalla Chiesa.”
    “77. Al giorno d’oggi, non è più opportuno che la religione cattolica sia tenuta come unica religione dello Stato, ad esclusione di tutte le altre forme di culto.”
    “79. Inoltre è falso che le libertà civili di ogni forma di culto e il pieno diritto, dato a tutti, di apertamente e pubblicamente manifestare qualsivoglia opinioni e pensieri, conduca più facilmente a corrompere i costumi e le menti del popolo e a propagare la peste dell’indifferentismo.”

    “Libertas” di Papa Leone XIII (20 giugno 1888):
    “...La società civile deve riconoscere Dio come suo Padre Fondatore, e deve obbedire e riverire il Suo potere ed autorità. La giustizia perciò proibisce e la ragione stessa proibisce allo Stato di essere senza Dio; o di adottare una linea di azione che termini nell’assenza di Dio - vale a dire, di trattare allo stesso modo le varie religioni (come le chiamano), e di attribuire loro promiscuamente eguali diritti e privilegi.”

    Da questi insegnamenti papali, è ovvio che i governi cattolici sarebbero obbligati a legiferare contro il promiscuo “diritto” di tutte le religioni di spargere i loro errori in una società cattolica. L’unica eccezione sarebbe la tolleranza di queste religioni in quelle zone dove esse fossero già stabilite in precedenza, e tale tolleranza sarebbe ammessa in vista di un bene maggiore. Questo è l’insegnamento di Papa Leone XIII in “Libertas”:

    “Mentre non concede alcun diritto a cosa alcuna, salvo a quanto sia vero e onesto, essa (la Chiesa Cattolica) non proibisce alla pubblica autorità di tollerare ciò che differisce da verità e giustizia, per evitare qualche male maggiore, o di ottenere o preservare qualche bene maggiore.”

    Questi insegnamenti papali si riflettono magnificamente nel Concordato tra la Santa Sede e la Spagna. Il Concordato del 1953 mantiene il contenuto della Costituzione spagnola del 13 luglio 1945, che stabilisce:

    Articolo 6 della Costituzione spagnola:
    “1) La professione e la pratica della religione cattolica, che è quella dello Stato Spagnolo, godranno della protezione ufficiale.
    “2) Nessuno potrà venir disturbato per le sue convinzioni religiose o per il privato esercizio della sua religione. Non vi è autorizzazione per cerimonie pubbliche o manifestazioni che non siano quelle della religione cattolica.”

    Dopo aver rivisto i coerenti insegnamenti del Papa e l’esempio pratico del Concordato tra la Spagna e il Vaticano in questa materia, consideriamo il Decreto sulla Libertà Religiosa del Concilio Vaticano II “Dignitatis Humanae”: Ci sono due distinti aspetti della libertà religiosa che sono assai sottilmente intrecciati, che potrebbero indurre a considerare la libertà religiosa insegnata nel decreto come apparentemente coerente con i passati insegnamenti della Chiesa Cattolica. Questi due distinti aspetti sono la libertà dell’uomo dalla coercizione e la libertà dell’uomo di manifestare pubblicamente la propria religione.

    All’inizio del decreto, viene enfatizzato il primo aspetto:

    “Ne segue che egli (l’uomo) non deve essere forzato ad agire in maniera contraria alla sua coscienza. Nè, d’altro canto, dev’essere impedito dall’agire in accordo con la sua coscienza, specialmente in materia di religione.”

    Questo primo aspetto è in accordo con quello che la Chiesa Cattolica ha sempre sostenuto - che nessuno può essere forzato ad accettare la vera religione. Papa Leone XIII nella “Immortale Dei” (1° novembre 1885) insegnò:

    “La Chiesa è tenuta a prendere la più grande cura che nessuno sia forzato ad abbracciare la Fede Cattolica contro la sua volontà, perchè, come saggiamente ci ricorda S. Agostino, ’L’uomo non può credere altrimenti che con la propria libera volontà.’”

    Fino a questo punto “Dignitatis Humanae” non presenta problemi. Tuttavia, da questo primo aspetto della libertà dell’uomo dalla coercizione, viene la falsa nozione che l’uomo abbia il diritto della libertà religiosa di pubblicamente promuovere e diffondere le proprie convinzioni religiose, anche se non vive conformemente all’obbligo di cercare la verità e di aderire ad essa.

    “Dignitatis Humanae”:
    “Pertanto, il diritto alla libertà religiosa ha il suo fondamento, non nella disposizione soggettiva della persona, ma nella sua propria natura. Di conseguenza, il diritto a questa immunità continua ad esistere anche in coloro che non vivono secondo i loro obblighi di cercare la verità aderendo ad essa.
    “Le comunità religiose hanno anche il diritto di non essere ostacolate nel pubblico insegnamento e testimonianza della loro fede, sia con la parola che con gli scritti.
    “In aggiunta, fa parte del significato di libertà religiosa il fatto che non si debba proibire alle comunità religiose di liberamente intraprendere la presentazione dello speciale valore della loro dottrina circa quanto concerne l’organizzazione della società e l’ispirazione dell’intera attività umana.
    “Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa va riconosciuto nella lagge costituzionale con la quale si governa la società; perciò deve diventare un diritto civile.”

    Notiamo bene che “Dignitatis Humanae” afferma esplicitamente:

    1) “Il diritto alla libertà religiosa ha il suo fondamento, non nella disposizione soggettiva della persona, ma nella sua propria natura.”

    In altre parole, questo decreto insegna che questo diritto è un diritto naturale, dato da Dio.

    2) “ Di conseguenza, il diritto a questa immunità continua ad esistere anche in coloro che non vivono secondo i loro obblighi di cercare la verità aderendo ad essa..”

    Conseguetemente “Dignitatis Humanae” insegna che coloro che sono in errore hanno ancora il diritto di promuovere pubblicamente il loro errore.

    3) “Le comunità religiose hanno anche il diritto di non essere ostacolate nel loro pubblico insegnamento e testimonianza della loro fede, sia con la parola che con gli scritti... va riconosciuto nella lagge costituzionale con la quale si governa la società; perciò deve diventare un diritto civile.”

    Inoltre, “Dignitatis Humanae” insegna che questo diritto di promuovere le loro false credenze deve essere riconosciuto dai governi nella legislazione civile.

    Forse tutto questo sembra essere solo un certo numero di tecnicismi teologici. Ma per vedere le conseguenze di questo decreto sulla Libertà Religiosa, consideriamo i suoi effetti in Spagna. Poco dopo la chiusura del Concilio Vaticano II, ne sorse infatti la necessità di aggiornare il Concordato tra la Spagna e il Vaticano. Quanto segue è un estratto del nuovo preambolo aggiunto al Concordato:

    “La legge fondamentale del 17 maggio 1958, in virtù della quale la legislazione spagnola deve ispirarsi alla dottrina della Chiesa Cattolica, forma la base della presente legge. Ora, come noto, il Concilio Vaticano II ha approvato la Dichiarazione sulla Libertà Religiosa il 7 dicembre 1965, stabilendo nell’Articolo 2: ’Il diritto alla libertà religiosa ha il suo fondamento nella propria dignità della persona umana, poiché questa dignità è conosciuta attraverso la parola rivelata di Dio, e mediante la stessa ragione. Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa dev’essere riconosciuto nella legge costituzionale con la quale si governa la società. Pertanto deve diventare un diritto civile.’ Dopo questa dichiarazione del Concilio, sorse la necessità di modificare l’Articolo 6 della Costituzione Spagnola in virtù del sopra menzionato principio dello Stato Spagnolo. Questa è la ragione per la quale la legge organica dello Stato in data 10 gennaio 1967 ha modificato il predetto Articolo 6 come segue: ’La professione e la pratica della religione cattolica, che è quella dello Stato Spagnolo, gode di protezione ufficiale. Lo Stato garantisce la protezione della Libertà Religiosa, che sarà garantita mediante un efficace provvedimento giuridico che salvaguarderà la morale e l’ordine pubblico.’”

    Quale fu il risultato di questo cambiamento nel Concordato? Dalla data del cambiamento, qualunque setta religiosa fu libera di far proseliti nella cattolica Spagna. E cosa ne seguì? Con la circolazione di tutti i tipi di opinioni e credenze la Spagna giunse in pratica a legalizzare la pornografia, i contraccettivi, il divorzio, la sodomia, e l’aborto.

    Questo esempio non è affatto limitato alla sola Spagna. Altre nazioni cattoliche con Costituzioni e Concordati che una volta proibivano il proselitismo delle sette religiose dovettero cambiare le loro leggi per garantire libertà religiosa a tutte le religioni. In Brasile, le Conferenza Nazionale dei Vescovi Brasiliani riconosce che ogni anno circa 600.000 cattolici abbandonano la Chiesa per seguire le false religioni. E perchè? La risposta si trova nell’enciclica Mirari Vos di Papa Gregorio XVI:

    “Questo è il più contagioso degli errori, che prepara la via per quella assoluta e totalmente illimitata libertà di opinioni che, per la rovina della Chiesa e dello Stato, si diffonde ovunque e che certuni, per eccesso di impudenza, non temono di propugnare come vantaggiosa per la religione. Ah, ‘Qual morte delle anime più disastrosa della libertà di errore’, disse S. Agostino. Nel vedere quindi la rimozione dagli uomini di ogni freno capace di mantenerli sui cammini della verità, portati come già sono alla rovina per naturale inclinazione al male, Noi affermiamo invero che si è aperto il pozzo dell’inferno del quale S. Giovanni descrisse un fumo che oscurava il sole e dal quale emergevano locuste a devastare la terra. Questa è la causa della mancanza di stabilità intellettuale; questa è la causa della corruzione continuamente crescente della gioventù; questo è ciò che causa nel popolo il disprezzo dei sacri diritti, delle leggi e degli oggetti più santi. Questa è la causa, in una parola, del più mortale flagello che possa rovinare gli Stati; poiché l’esperienza prova, e la più remota antichità ci insegna, che per effettuare la distruzione del più ricco, del più potente, del più glorioso, e del più fiorente degli Stati, null’altro è necessario oltre quella illimitata libertà di opinione, quella libertà di pubblica espressione, quella infatuazione della novità.”

    In Christo Jesu et Maria Immaculata,
    + Mark A. Pivarunas, CMRI

    --------------------------------------------

    www.cmri.org

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: CVII 'Dignitatis humanae' VS Magistero pre CVII ?

    Primo input di riflessione da parte della Moderazione

    --------------------------------------------------------------------------------
    AL CONCETTO DI "LIBERTà RELIGIOSA" IL CATTOLICO SOSTITUISCE IL CONCETTO DI "TOLLERANZA DEI FALSI CULTI" CHE è TALVOLTA NECESSARIA PER RAGIONI DI ORDINE PUBBLICO O PER MOTIVI DI TIPO POLITICO (QUANDO LO STATO è LAICO E NON CONFESSIONALE OPPURE A MAGGIORANZA ERETICO O PAGANO).
    OVVIAMENTE IN UNO STATO OSTILE AL CATTOLICESIMO, I CATTOLICI-PUBBLICAMENTE- DEVONO RICHIEDERE SOLO LA PARIFICAZIONE DEL PROPRIO CULTO CON GLI ALTRI E LA POSSIBILITà DI POTERLO ESERCITARE IL PIù POSSIBILE PUBBLICAMENTE: NULLA DI PIù, "PRIMUM VIVERE".
    SI TRATTA DI UNA TOLLERANZA FORZATA, SE NON VI SONO LE CONDIZIONI POLITICHE PERCHè LA SOLUZIONE SIA DIVERSA.
    ANCHE PIO XII RITENEVA "IN DETERMINATE CIRCOSTANZE" (DISCORSO DEL 6 DICEMBRE 1953) "PARTITO MIGLIORE IL NON IMPEDIRE UN ERRORE PER PROMUOVERE UN BENE MAGGIORE".
    SI TRATTA DELLA LINEA CONCORDATARIA CHE HA AVUTO UN "CERTO" SUCCESSO DURANTE LE SEGRETERIE DI STATO GASPARRI E PACELLI (ANCHE L'EMINENTISSIMO OTTAVIANI ERA DELLA STESSA SCUOLA) MA NON è L'UNICA, NON VALE SEMPRE E PER SEMPRE.
    ESISTE ED è ESISTITO ANCHE IL RIFIUTO DELLA CHIESA DI COLLABORARE CON STATI LAICI ED INDIFFERENTISTI CHE NON VOGLIONO SUBORDINARSI AD ESSA (LINEA SEPARAZIONISTA O INTRANSIGENTISTA).
    IL FALLIMENTO E LO SGRETOLAMENTO SU TUTTA LA LINEA DEI VECCHI CONCORDATI (DI FATTO OGGI IL CATTOLICESIMO ROMANO NON è CONCORDATARIO IN ITALIA E PRATICAMENTE IN NESSUNO STATO) RIAPRE COMPLETAMENTE LE OPZIONI POSSIBILI E, CERTAMENTE, APRE LA STRADA AD UNA REVISIONE CRITICA DI UNA CERTA SCUOLA CANONISTICA ROMANA (IN AUGE TRA GLI ANNI '20 E GLI ANNI '50).
    UNICA OPZIONE OGGI: IGNORARE LO STATO PER QUANTO è POSSIBILE, FORNIRE UN OSSEQUIO FORMALE A CERTE LEGGI E A CERTI ORDINAMENTI SENZA DARE ASSENSI.
    è NECESSARIO UTILIZZARE E SERVIRSI DI CIò CHE LO STATO OFFRE AD ENTI O A STRUTTURE BENEFICHE, RIMANENDO NELL'ORBITA DI UNO STRETTO (E RIGOROSO) OSSEQUIO BUROCRATICO.
    CERTAMENTE BISOGNA MANTENERE SOLIDE LE RAGIONI DELLA PRIMAZIA CATTOLICA SUI FALSI CULTI, APPROFONDIRNE LE INTERAZIONI CON LA SCIENZA DELLA POLITICA, FORMARE GRUPPI POLITICI E SINGOLI UOMINI PUBBLICI A QUESTA VISIONE DEL PROBLEMA RELIGIOSO, SVILUPPARE UN'OPERA DI AGGREGAZIONI FONDATA (ALMENO) SU STIMOLI E SUGGESTIONI DI QUESTO TIPO, DIFFONDERE UN'APOLOGETICA "OFFENSIVA" E FRONTALE A TUTTO CAMPO (CHE TOCCHI TUTTE LE CORDE E CHE ATTINGA A TUTTI I REGISTRI NEL LIMITE DELL'ONESTO).
    IL CONCETTO DELL'INDIFFERENTISMO E QUELLO PESTILENZIALE DELLA "libertà di culto" NON SI SRADICANO Nè IN UN GIORNO, Nè IN UN DIECI ANNI DAL CUORE DELLA "GGENTE".
    SAREBBE UN PRIMO PASSO (TUTTO POLITICO) CHE TRA LA MAGGIORANZA DELLE PERSONE SI SVILUPPASSE UNA SOSTANZIALE INDIFFERENZA VERSO I DIRITTI RELIGIOSI DEI SINGOLI E DELLE COMUNITà: SI TRATTA DI UNA PARTE MERAMENTE NEGATIVA, LO SO, MA SENZA "PARS DESTRUENS" NON C'è "PARS CONSTRUENS".
    IL PROGRESSIVO AZZERAMENTO DI INTERESSE PER I "DIRITTI CIVILI" SPALANCA UN'AMPIA ZONA DI RIVENDICAZIONE PER I DIRITTI DI DIO E PER LA FINE DELL' "EPOCA DI WESTFALIA".
    è UN PO' CRUDO SCRIVERLO MA è QUELLO CHE UMANAMENTE SI PUò FARE, CON L'AIUTO E LA GRAZIA DI DIO, IN QUESTA DIREZIONE.

    Guelfo Nero

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: CVII 'Dignitatis humanae' VS Magistero pre CVII ?

    Inconfutabile dimostrazione

    AL CONCETTO DI "LIBERTà RELIGIOSA" IL CATTOLICO SOSTITUISCE IL CONCETTO DI "TOLLERANZA DEI FALSI CULTI" CHE è TALVOLTA NECESSARIA PER RAGIONI DI ORDINE PUBBLICO O PER MOTIVI DI TIPO POLITICO (QUANDO LO STATO è LAICO E NON CONFESSIONALE OPPURE A MAGGIORANZA ERETICO O PAGANO).

    Caso Spagna, "cartina di tornasole" della reale natura dei documenti del CVII. Da Stato confessionale a stato laico-giacobino per esplicita richiesta della Chiesa Cattolica "occupata" dal Concilio VaticanoII fino ad oggi.

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: CVII 'Dignitatis humanae' VS Magistero pre CVII ?

    Forumista nik argyle83 Posto alcune considerazioni di un mio amico, che sostanzialmente condivido, in merito alle riflessioni di Guelfo nero.

    Ciao.

    *** ***

    A grandi linee ciò è vero. Parlando al passato, il rapporto fra l'istituzione Chiesa e l'istituzione stato (anche il suo proprio) era, e non poteva che essere, questo. Ora, col senno di pochi ma buoni libertari, sappiamo che "tollerare i falsi culti" esercitando quel potere aggressivo di origine satanica che tutto e chiunque corrompe, avrebbe del grottesco. Sapevano benissimo i papi di essere ben poco infallibili quando emettevano un decreto che approvava una sentenza di morte (in un sistema non legato al rule of law). Ma se fossimo all'epoca di Pio IX sarei sicuramente pronto a versare tutto il mio sangue per seguirlo alla lettera difendendo il suo stato, da libertario. In ogni epoca la Chiesa deve trovare il giusto mezzo per portare gli uomini alla Verità, e in questo senso le parole di Pio XII risultano chiare. Nell'epoca post-moderna la posizione della Chiesa non può che essere di appoggio alla contrapposizione di un potere temporale di segno cristiano, non aggressivo, non certo totalitario, ma comunque violento come violenta è la politica, prospettando la demolizione dello stato e l'instaurazione del "Rule of Law", governo della legge, in ambiti proprietaristici (cui conferire tutte le funzioni oggi ritenute di prerogativa esclusiva statale), con tutte le conseguenze che una dottrina politica porta con sé (tribunali, milizie, agenzie di p.s., ecc.). Sempre di esercizio di violenza si tratta, e sempre con riserva di ricorso al ''bellum iustum'', poiché ci sarà sempre chi cerca di sottrarsi alle proprie responsabilità rispetto alla Verità. Quello che diciamo noi libertari è che bisogna finirla di spacciare siffatti comportamenti, criminali e criminogeni, come il punto di arrivo dell'agognata "legalità": spacciare lo stato, strumento aggressivo per definizione, come possibile terreno di coltura per la cristianità, è un tale controsenso da rasentare il ridicolo. I politicanti (cattolici compresi) devono smetterla di raccontare balle. Soprattutto, bisogna evitare come la peste di servirsi dello stato quando offre assistenza, supporto ed approvazione ad enti e/o strutture benefiche; molto meglio usarlo per andare a bombardare i mercati dell'Iraq o della Bosnia, o per tenere in piedi la scuola pubblica, o per praticare l'aborto, almeno abbiamo ben chiaro davanti il suo vero (ed unico) volto (ricordiamoci la lezione di Tolkien). Sfortunatamente, attualmente, la maggioranza delle gerarchie al governo della Chiesa è nientepopodimenoché democratica, credendo nello stato-Chiesa più che nella Chiesa. Portiamo pazienza e prima o poi vedrai che la verità viene a galla. Il problema della libertà di culto rientra in questo, come tutte le altre problematiche, più o meno grandi. Il riconoscimento del discriminante fra esercizio e abuso di potere, che lo stato è tutt'altro che disposto a riconoscere.

  6. #6
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    Predefinito Riferimento: CVII 'Dignitatis humanae' VS Magistero pre CVII ?

    Magistero pre Concilio Vaticano II

    Leone XIII, Immortale Dei (1885)

    "La Società non dipende meno da DIO che i singoli individui che la compongono, né ha minori obbligazioni che quelli verso DIO medesimo, dal quale essa riconosce l'essere, la conservazione, e tutto quel cumulo immenso di beni che ha nel suo seno. Quindi come a nessuno è lecito non curarsi dei propri doveri verso DIO, il più importante dei quali è quello di professare e praticare la Religione, e non quella che più talenta a ciascuno, ma quella che DIO impose, e che per determinati e non equivoci caratteri è dimostrata unica vera tra tutte le altre, così gli Stati non possono, senza empietà, condursi come se DIO non fosse o non curarsi della Religione come di cosa estranea e di nessuna importanza, o adottarne indifferentemente una fra le molte; avendo invece l'obbligo di onorare IDDIO in quella forma e in quel modo che Egi stesso mostrò di volere."

    Leone XIII, Libertas praestantissimum (1888)

    "Considerata rispetto alla società, la libertà dei culti importa che lo Stato non è tenuto a professarne o a favorirne alcuno; anzi deve essere indifferente a riguardo di tutti e averli in conto di giuridicamente uguali, anche se si tratti di nazioni cattoliche. Ma, perché tali massime fossero vere, bisognerebbe che il civile consorzio o non avesse doveri verso Dio, o li potesse impunemente violare; due cose false apertamente. Difatti l'umana società (...) non può dubitarsi che è da Dio. Iddio è quegli che creò l'uomo socievole, e lo pose nel consorzio dei suoi simili, affinché i beni, di cui ha bisogno la sua natura e che egli, solitario, non avrebbe potuto conseguire, li trovasse nell'associazione. Perciò la società civile, proprio perché società, deve riconoscere in Dio il padre e l'autore suo, e riverirne e onorarne il potere e il dominio sovrano. Ragione adunque e giustizia del pari condannano lo Stato ateo o, ch'è lo stesso, indifferente verso i vari culti, e ad ognuno di loro largo dei medesimi diritti.
    Posto pertanto che una religione deve professarsi dallo Stato, quella va professata che è unicamente vera, e che per le note di verità, che evidentemente la suggellano, non è difficile a riconoscersi, massime in paesi cattolici. Questa dunque conservino, questa tutelino i governi, se vogliono, come è debito loro, provvedere prudentemente e utilmente alla civil comunanza. Perché a pro dei sudditi è costituita la pubblica potestà; e, quantunque il fine suo prossimo sia di procurare ai cittadini la prosperità della vita presente, non deve per questo impedire, ma piuttosto agevolare loro il conseguimento di quel sommo e ultimo bene, in cui consiste l'eterna felicità nostra, bene non conseguibile senza la pratica della vera religione".

    Leone XIII, lettera Egiunto (1889) all'Imperatore del Brasile:

    "La libertà di culto pone sul medesimo piano la verità e l'errore, la Fede e l'eresia, la Chiesa di Gesù Cristo e una qualsiasi istituzione umana: stabilisce una deplorevole e funesta separazione tra la società umana e DIO, suo Autore, perviene, infine, alle tristi conseguenze che sono l'indifferentismo di Stato in materia religiosa o l'ateismo, che ne è l'equivalente.".



    Padre Garrigou-Lagrange (1950):

    "Molti cattolici (oggi quasi tutti) sembrano ignorare gli obblighi della società verso Dio e considerano come legittima la neutralità dello Stato, la neutralità della scuola, la completa libertà di coscienza. Per questa strada la società diventa radicalmente irreligiosa e atea". (De Revelatione p. 628)

  7. #7
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    Predefinito Riferimento: CVII 'Dignitatis humanae' VS Magistero pre CVII ?

    Il "Papa" prega in moschea. Presi presunti alqaidisti.

    Benedetto XVI, in Turchia, visita l'edificio dell'ex basilica bizantina (ed ex moschea) di Santa Sofia, oggi museo di Stato, e la Moschea Blu (di Sultanahmet) dove si è soffermato in preghiera, insieme al Muftì di Istanbul [quale Dio hanno pregato? il grande architetto dei Massoni? il dio della libertà di religione in foro esterno? della supremazia della coscienza della creatura umana rispetto ai diritti del Creatore sull'uomo?]. Nel frattempo la polizia turca ha arrestato 18 persone che avrebbero legami con Al Qaida. Soltanto un centinaio di «lupi grigi» (gli islamo-nazionalisti del Partito della Grande Unione) ha urlato slogan «contro l'alleanza anti-Islam tra cattolici ed ortodossi»

    ISTANBUL - Benedetto XVI è riuscito con gesti appropriati, come quello di sventolare ieri la bandiera turca, a conquistare il cuore della grande maggioranza dei turchi ed a «bucare lo schermo», facendo registrare oggi milioni di telespettatori, inizialmente indifferenti, se non ostili, soprattutto nei due momenti culminanti, delle sue visite a Santa Sofia ed alla Moschea Blu.
    Nel frattempo la polizia turca tra ieri ed oggi, con blitz mirati, aveva provveduto a sgombrare Istanbul da possibili malintenzionati, come quelli legati ad Al Qaida, di 18 dei quali è stato fatto trapelare l’arresto, ma, a quanto pare, anche altre teste calde di altri gruppi sono state neutralizzate. Come pure sono stati neutralizzati dalle forze dell’ordine i lupi grigi islamo-nazionalisti del Partito della Grande Unione (Bbp), solo un centinaio dei quali è riuscito a giungere sulla piazza Beyazid questa mattina ed a gridare gli slogan «contro l’alleanza anti-Islam tra cattolici ed ortodossi».
    Nel frattempo, pero, la maggioranza dei turchi si era già convinta che Benedetto XVI «non è il "Papa" cattivo, nemico dei turchi, ma anzi è in amore con la Turchia» - come ha scritto stamane il giornale turco Radikal.
    L’iniziativa di charme del "Papa" era iniziata con la sua inattesa dichiarazione del primo giorno di visita ad Ankara quando aveva detto di «auspicare» l’ingresso della Turchia in Europa, dando l’impressione di avere mutato la sua posizione contraria assunta nel 2004 (quando era cardinale). Era seguito poi il gesto di andare di persona a visitare nella sua sede il presidente della Direzione per gli Affari religiosi, Ali Bardakoglu, davanti al quale, pur riaffermando la necessità di garanzie alla libertà religiosa (che in Turchia è in pratica solo sulla carta) aveva pronunciato parole di pace e di cooperazione tra le religioni, anche se Bardakoglu non si era astenuto da allusioni al discorso "papale" di Ratisbona.
    Ma il punto di svolta nella trasformazione dell’originaria indifferenza in un sentimento cordiale è venuto ieri quando alla «Casa di Maria» Benedetto XVI ha cominciato la messa affermando con voce decisa, come aveva fatto Giovanni XXIII - ma, per di più, in turco - «io amo i turchi» e quando, dopo la messa, ha brandito una bandiera turca. Ciò ha fornito alle televisioni turche un’icona che è stata trasmessa ripetutamente e che sembra destinata a restare nella memoria dei turchi, notoriamente sensibili ai gesti simbolici ed affettuosi.
    Anche la maggior parte dei giornali aveva stamane in prima pagina quella fotografia del "Papa" con la bandiera turca tra le mani sormontata dal titolo «amo i turchi». Il giornale Star ha anzi pubblicato quella stessa foto titolando «Papaturka», un gioco di parole tra «Papa turco» e «Papa in versione turca».
    L’acme dell’interesse è stato raggiunto questo pomeriggio con la visita all’edificio dell’ex basilica bizantina (ed ex moschea) di Santa Sofia, oggi museo di stato ed ancora di più quando il "Papa" è andato alla Moschea Blu (di Sultanahmet) e si è soffermato in preghiera, insieme al Muftì di Istanbul. In quei momenti anche i telespettatori sono stati «milioni» - secondo un funzionario della Tv di stato.
    «L’indifferenza iniziale si è trasformata prima in curiosità poi, dopo i gesti "papali", in aperta simpatia, con le dovute differenze. A noi turchi è piaciuto molto sentirci dire "amo i turchi" in turco e vedere il "Papa" agitare la bandiera turca», ha dichiarato all’Ansa il noto commentatore Burak Bekdil.
    Nel frattempo, la Turchia contraria alla visita di Benedetto XVI ha mostrato la sua pochezza numerica ed il suo isolamento, con la manifestazione di quell’ala ultra-estremista di «lupi grigi» (detti anche «grigioverdi» per le loro tendenze islamo-nazionaliste) del partito Bbp. La manifestazione ha raccolto, sì e no, un centinaio di persone, contenute e confinate nella piazza Beyazid, vicina a Santa Sofia, da un imponente e molto dissuasivo schieramento di poliziotti in assetto antisommossa.
    Un po’ di allarme ha suscitato la notizia diffusa in mattinata dalla Ntv turca che affermava che la polizia aveva arrestato 18 persone «legate ad Al Qaida», ma «senza connessioni con la visita del Papa» - secondo la stessa Tv. In realtà si è trattato - a quanto pare - di una di varie operazioni che la polizia ha probabilmente compiuto tra ieri ed oggi per neutralizzare in via preventiva i sospetti appartenenti a gruppi terroristici, proprio con l’obbiettivo di ripulire il terreno da possibili malintenzionati. Ma la polizia ha tenuto la bocca rigorosamente cucita in merito.
    Anche per effetto delle misure di sicurezza assolutamente senza precedenti prese dalla Turchia per il "Papa", l’immagine della Turchia ne esce - secondo gli osservatori - rafforzata da questa visita, come forse i governanti turchi hanno compreso con qualche ritardo.
    Lucio Leante

  8. #8
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    Forumista nick Catocensorius

    Tolleranza religiosa

    Leggendo alcuni interventi nel forum, ho notato come venga difesa la superiorità della religione cristiana cattolica e quindi venga ribadita la giusta richiesta di non cadere nell’errore relativista, sincretista, irenista della società attuale. Senza contare le varie critiche alle richieste della Santa Sede in merito alla libertà religiosa.
    Il tema però della tolleranza religiosa, a mio vedere, deve essere esaminato in modo più critico e, soprattutto, pratico.
    Il Signore concesse all’uomo, ed addirittura agli angeli, la libertà di scegliere tra bene e male; la libertà di scegliere di rimanere con Lui o di rinunciare autonomamente alla Sua presenza salvifica.
    Il male non è una “punizione” del Signore, ma è semplicemente una libera scelta dell’essere umano che potrà, in ogni momento, domandare perdono al Padre, chiedendo il ritorno alla Casa celeste.
    Se si concorda su questo, non penso che si possa richiedere alla Chiesa di impedire tale libertà di coscienza e di convertire coattivamente gli infedeli. La Chiesa deve accogliere a braccia aperte coloro che accettano la chiamata del Signore, ma allo stesso tempo non deve eliminare, fisicamente e/o psicologicamente, chi non accetta la fede, in accordo alla libertà di coscienza donatagli dal Signore. Dopotutto chi non accetta la fede, si priva volontariamente della presenza del Signore e saprà di non poter accedere per l’eternità al Paradiso. Quindi serve poco costringerlo con la forza, in terra, ad un atto di fede che, senza la volontarietà, non è valido.
    Come si possono allora organizzare delle società civili che devono tenere conto anche di questo concetto? Un conto è limitare la propria libertà di coscienza al fine di tutelare la pacifica coabitazione di più persone all’interno di un consesso civile, ad esempio promulgando leggi in conformità alla legge naturale (non uccidere, non rubare et cetera). Ma predisporre una legislazione che legiferi su indicazione dell’autorità religiosa potrebbe portare a limitare quella libertà di coscienza religiosa che lo stesso Signore ha concesso all’uomo. Con questo non voglio affermare che non possa esistere uno stato confessionale. Ma un conto è lo stato confessionale che pone un maggior riguardo nei confronti di una determinata confessione e che tutela i suoi luoghi di culto, che la protegge da eventuale proselitismo di altre confessioni et cetera; un conto è porre i credenti di una determinata confessione su un gradino superiore rispetto agli infedeli o imporre una legislazione che limita in modo esasperante chi non crede in una determinata confessione, limitandone gli accessi al lavoro ed i diritti basilari. Insomma, un conto è innalzare la laicità di stato a religione come si sta facendo in molti stati europei ed in particolare in Francia ed un conto è mantenere la confessione cattolica come confessione di stato (vedesi Spagna franchista), ma tollerando la libertà di coscienza altrui, permettendo quindi che chi non crede possa comunque avere i medesimi diritti dei credenti e possa comunque seguire i propri riti religiosi (magari senza particolari manifestazioni).
    Inoltre dobbiamo considerare quegli stati dove la religione cristiana è minoritaria. Se non venisse richiesta la libertà religiosa come viene conosciuta ed applicata attualmente negli stati occidentali, non pensate che la religione cristiana verrebbe totalmente eliminata da stati confessionali particolarmente autoritari in materia religiosa? Per esempio nel futuro Iraq?

    Attendo Vostri pareri, poi magari posterò ulteriori questioni.

  9. #9
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    Predefinito Riferimento: CVII 'Dignitatis humanae' VS Magistero pre CVII ?

    Il libero arbitrio è dato all'uomo per fare il bene, non per commettere il male. Non a caso i consorzi umani hanno sempre pensato di fare dei codici che impedissero di fare il male. Sopra gli uomini stà il Creatore ed è quindi necessario per il bene di tutti che tali codici siano conformi alla Legge di Dio. Si deduce che ciò che non è conforme alla Morale ed alla Fede cattolica non ha diritti, l'errore non ha diritti. Il fatto che colui che pecca possa tornare nella Grazie non toglie niente a ciò scritto sopra. Dio è amore e ci aspetta sempre a braccia aperte. Tuttavia solo una minoranza degli uomini si conforma alla Sua dottrina per il proprio bene, ovvero salvare l'anima. Teniamo a mente che Dio stesso punisce il peccatore non pentito dopo la morte e da remunerazione a coloro che pur avendo peccato nella loro vita si sono pentiti (meglio prima che in punto di morte). La punizione di Dio è solo la conseguenza volontaria e consapevole del distacco da Lui della sua creatura. Infatti Dio non può fare il Male che è soltanto mancanza di bene. Più si è lontani da Iddio e più si è portati a fare il male.

    Nel tuo post vi è una evidenza di pensiero liberale che inevitabilmente fa a cozzi con quanto scritto sopra. Prima viene Dio e poi la Sua creatura, questo è l'Ordine. Tutte le persone sono quindi chiamate a fare il bene perché esiste solo una Autorità sopra tutte (solo un Re sopra tutti i Re) solo una Legge sopra tutte le Leggi. Non si può assolutamente affermare come invece fa il documento del Concilio Ecumenico Vaticano II Dignitatis Humanae che esiste il diritto alla libertà religiosa in foro esterno (pubblicamente), perché vorrebbe dire che la Regalità Sociale di Dio (ovvero N.S.Gesù Cristo) viene DOPO la sua creatura (o meglio dopo la libertà in foro esterno di usare il libero arbitrio per fare il male e indirettamente corrompere anche altre persone). Questo concetto non appare MAI nei Vangeli. Appare invece solo una tolleranza mirante nell'ottica della Carità ad aspettare che la maggioranza di un determinato popolo sia convertita ed abbia conformato il proprio diritto positivo con la Legge di Dio.

    Non viene prima la libertà di coscienza del singolo (con Dio ogniuno ha un rapporto principale in foro interno), ma il bene della collettività che si conforma nelle proprie leggi alla dottrina di Dio (e prima al giusnaturalismo, che è sempre legge di Dio).

    Se crediamo che essere Cattolici sia cosa buona davvero, giusta e fruttifera, capace di trasformare i cuori di pietra, non si può altro che volere che tutti siano cattolici. Se uno è malato ma non vuole curarsi, cosa facciamo lo lasciamo morire (eutanasia)? NO. Se uno è malato nell'anima, che è cosa MOLTO più importante del corpo, essendo eterna mentre il corpo no, cosa facciamo? non gli diamo amorevole cura lo stesso? come fece Gesù stesso con l'umanità appesantita dal peccato originale? Certamente il cristiano vorrà aiutare tale persona, la quale un domani, quando sarà diventata cristiana potrà aiutare altri cristiani (pensiamo alla educazione cristiana in famiglia...ma anche appunto alla Stato, espressione di un consorzio umano, che impedisce il male con il proprio diritto positivo).

    Non se ne esce. Il documento Dignitatis Humanae esprime una dottrina che non è MAI stata cristiana e soprattutto rende impossibile oggi l'Atto di Fede che deve recitare il Cattolico per potersi ritenere tale. A cosa crede infatti oggi il cattolico quando dice di credere a tutto quello che la Chiesa gli propone a credere? Che esista la libertà religiosa in foro esterno per ogni forma di spiritualità possibile immaginabile (basta che non si uccida l'uomo...e questo punto mi indurrebbe a fare altre riflessioni sull'uomocentrismo della Dignitatis Humanae invece del Teocentrismo che un documento della Chiesa dovrebbe sostenere)...o che tale pubblica manifestazione non esista perchè lede alla Regalità Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo?

    Oggi esiste un falso concetto di tolleranza, che porta a credere che sia tollerante quel cattolico che lascia l'ebreo, come il maomettano ecc. nel proprio errore, ma soprattutto gli dia la possibilità di erigere luoghi di spiritualità pubblici, su territori che sono abitati magari da cristiana da secoli e secoli. La tolleranza è invece non forzare nessuno oltre misura (penso ad inutili violenze) ad aderire alla causa di Cristo (ovvero la predicazione che la Salvezza è arrivata per tutti, solo vi si deve aderire morendo a noi stessi; come detto: PRIMA Dio poi l'uomo) e quindi tollerare, aspettando la sua conversione, che in foro interno e nel privato, purtroppo, egli continui ad adorare falsi dei. Questa tolleranza induce alla esortazione alla conversione del pagano o dell'errante e tutela la società cristiana costituita...o se da una conversione si passa ad un'altra e così via alla creazione di una società cristiana dove prima non c'èra (in questo modo i templi pagani si trasformeranno in templi cristiani).

  10. #10
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    Predefinito Riferimento: CVII 'Dignitatis humanae' VS Magistero pre CVII ?

    Forumista nik Catocensorius

    Su alcuni punti siamo perfettamente concordi. Anche io ritengo che la Chiesa dovrebbe continuare a evangelizzare e quindi a fare proselitismo operandosi per la conversione dei non cattolici senza perdere inutile tempo ad elevare le altre religioni, come sta facendo da un periodo a questa parte, al rango di utili "associazioni" di fedeli che ricercano Dio tramite credenze differenti, ma comunque in qualche modo valide.
    Io non volevo elevare la libertà di coscienza a diritto positivo. L'uomo può farsi del male in autonomia e volontariamente (decidere di non seguire la strada salvifica del Signore), ma questo non deve essere un diritto tutelato dalla società. Come scrivi giustamente tu, se una persona è malata, la società deve cercare di curarla.
    Il punto però su cui baso il mio concetto di tolleranza religiosa che è diverso da "libertà religiosa", riguarda le eventuali discriminazioni. CIoè, non posso cercare di "curare" l'infedele ponendolo in una situazione sociale in cui o si converte oppure non riesce a vivere dignitosamente. Pensiamo alle varie discriminazioni del passato come non poter accedere a determinati lavori, dover pagare delle tasse per poter professare in privato la propria fede, et cetera. Tali discriminazioni non portano, secondo te, ad una conversione comunque forzata e non volontaria che, oltre ad essere inutile sul piano di coscienza, si può parificare ad una conversione ottenuta con l'uso della forza, seppur psicologica?
    Quindi un buon sistema di tolleranza religiosa potrebbe essere uno stato concordatario come la Spagna franchista o l'Italia del primo concordato, dove era previsto l'insegnamento della religione cristiana a scuola, dove il diritto si basava sulla legge naturale, dove la Cheisa cattolica era chiesa di stato e dove le altre fedi erano appunto, solamente tollerate, senza però discriminazioni sociali.
    Il problema maggiore forse si pone riguardo i luoghi di culto. Se permettiamo ai non cattolici di seguire la propria fede privatamente, avranno necessità anche di un luogo in cui eseguire i propri riti religiosi. Cosa pensi a riguardo?
    Ultima questione. Non pensi inoltre che, con un maggiore integralismo cattolico riguardo alla posizione sulla tolleranza religiosa in stati a maggioranza cristiana si rischi, in stati a maggioranza infedele, una restrizione dei diritti della minoranza cristiana presente e dell'eventuale nostro proselitismo?

 

 
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