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    Predefinito Migliore (Sel) a Orfini (Pd) su L'Unità : "Non siamo noi i trasformisti"

    Caro Orfini, non siamo noi i trasformisti


    “C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico…” scriveva Pascoli. Così pare a me, leggendo commenti prigionieri di un pensiero modernista ridotto a un tweet e di una cultura politica che non ha mai fatto i conti seriamente con la presunzione di superiorità, vizio pericoloso dal quale bisognerebbe fare lo sforzo di emanciparsi. Su queste pagine ieri Matteo Orfini dava del trasformista a me e a SEL, con la superficiale violenza di chi si incarica di dare voce ai custodi del Sacro Fuoco della sinistra. Lo spunto sarebbe un mio presunto endorsement a Matteo Renzi.

    Anche se informarsi meglio non fa mai male a proposito delle dichiarazioni altrui, vorrei affrontare in realtà la questione delle larghe intese, ovvero quanto sia “responsabile” e “progressista” fare un governo con il partito di Berlusconi.
    Siamo in una fase confusa, con il Pd che, pur con la lodevole fermezza sulla questione della decadenza, intende per “responsabilità” mantenere in piedi questa strana maggioranza. C’è una sorta di mantra: “I problemi di Berlusconi non possono incidere sul governo che è l’unico governo possibile”. Tutti sanno che non è così, che sarebbe più utile al paese cercare una nuova maggioranza in Parlamento. Evitando però di pescare nuovi Scilipoti nel Pdl e rivolgendosi esplicitamente a chi possa condividere un programma essenziale e a tempo: esodati, precari, scuola e, ovviamente, legge elettorale e conflitto d’interessi. Purtroppo la tattica del sopravvivere per rinviare e rinviare per sopravvivere sta prendendo il sopravvento. Per molti elettori del centrosinistra contrastare le larghe intese è più progressista che sostenerle, anzi il sostegno convinto alle larghe intese dimostra il vizio d’origine di una classe dirigente che annuncia una cosa in campagna elettorale e ne fa un’altra quando le urne si chiudono. Di Orfini ricordo più il “mai con Berlusconi” che l’attuale sostegno all’esecutivo. Come pure ricordo che i 101 voti contro Prodi sono tutt’ora anonimi e rimossi dal dibattito.

    Al secondo turno delle primarie SEL votò Bersani e io lo rifarei, poiché lì si investiva su un progetto come “Italia, bene comune”. Oggi penso che sia necessario, come dice Bettini, costruire un “campo largo” dove valga, per tutto il centrosinistra, la democrazia deliberativa e partecipativa descritta da Barca, anche per favorire un profondo ricambio della classe dirigente. Così come credo sia fondamentale partecipare attivamente al dibattito dei Socialisti europei sul destino dell’Europa, come abbiamo chiesto noi di SEL, evitando sterili chiusure nazionaliste.

    Perciò non faccio endorsement per alcun candidato alla segreteria del Pd, anche se ovviamente considero il suo congresso come un evento imprescindibile. Non tifo per Renzi, ma non sono nemmeno così ottuso da negare che molti uomini e donne di sinistra siano persuasi che egli interpreti il cambiamento di cui abbiamo bisogno. Di Cuperlo, pur riconoscendo affinità e apprezzando molte parti del suo documento, trovo infondato il presupposto del sostegno alle larghe intese, seppure nella forma precaria dello stato di necessità. Per me è importante che si riproponga esplicitamente la ricostruzione del centrosinistra, come dice Cuperlo più chiaramente, e che si contestino le larghe intese, come Renzi fa intendere con più nettezza. Civati è ancora più chiaro sul punto, ma davvero non si tratta di schierarsi quanto di capire, essendo un dibattito che appartiene a tutto il centrosinistra.
    Ogni occasione mi pare utile per discutere seriamente di come restituire sostanza autonoma a una sinistra smarrita, divisa, che ha imprecato contro se stessa fino a far diffidare sistematicamente il suo popolo della propria buona fede. Non basta dirsi di sinistra, snocciolando il rosario degli impegni per il futuro. Bisogna fare qualcosa di sinistra, a partire dalla esplicita messa in discussione dello stato d’eccezione permanente, di cui gli ultimi due governi non sono che la manifestazione data nel contesto italiano.

    Questo articolo è stato pubblicato su L’Unità il 5 settembre 2012.

    Caro Orfini, non siamo noi i trasformisti | SEL Made
    Ultima modifica di SteCompagno; 05-09-13 alle 14:45

 

 

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