Nei cinque articoli pubblicati sulla rivista della Compagnia di Gesù, l'autorevole studioso [padre Salvatore Lener] rilevava che il presupposto da cui partiva l'intero processo epurativo si basava sul concetto di fascismo come "periodo di vacanza della giustizia", ovvero "condizione permanente di illegalità", secondo le espressioni di Mario Berlinguer e di Carlo Sforza, e che pertanto tutti gli atti compiuti durante i vent'anni di regime avrebbero dovuto essere considerati illegali. Partendo dall'analisi storico-giuridica delle orgini del fascismo, Lener sosteneva che se il fascismo poteva evidentemente dirsi una dittatura, non si sarebbe mai potuto sostenere che la sua origine fosse illegale, frutto di un'azione eversiva come un colpo di Stato: anzi, proprio il periodo 1922-1924 era stato caratterizzato dalla collaborazione con altre forze politiche dichiaratamente antifasciste. Pertanto, dopo un lungo e serrato ragionamento giuridico, teso a smontare i punti principali dell'impianto epurativo, Lener concludeva sottolineando come essenzialmente politica, e non giuridica, fosse stata la linea che aveva animato i primi giudizi dell'Alto commissariato, mentre ribadiva che la collaborazione con la dittatura fascista non implicava direttamente le responsabilità dei singoli: "Se allora anche per questa via si servì il proprio paese, che dire di queste condanne, di queste epurazioni che colpiscono uomini insigni [...] per un voluto criterio politico, per una pretesa incapacità di servire ancora sulle cattedre, negli ospedali, nelle amministrazioni pubbliche e nelle aziende, il disgraziato nostro paese? La Società nazionale ha un evidente interesse politico a essere servita da tutti i suoi membri onesti e capaci. L'interesse a escludere costoro dalla vita pubblica non può essere che di alcuni partiti, i qualli hanno voluto eliminarli col pretesto del fascismo, quasi che le sciagure della patria e la fine ignominiosa di quel movimento non costituissero già severa punizione e lezione amarissima per ogni onesto cittadino". La posizione di Lener rifletteva, evidentemente, quella della "Civiltà Cattolica" e, più in generale, della Compagnia di Gesù, impegnata in quel periodo a sottolineare quattro considerazioni relativamente alla situazione politica dell'immediato dopoguerra: la diffidenza circa la reale capacità della DC a svolgere compiutamente la funzione di argine del comunismo; la perplessità nei confronti del liberalismo e del laicismo dei partiti di centro, che avrebbero potuto compromettere la costituzione di uno Stato effettivamente ispirato a principi cristiani; la simpatia nei confronti del corporativismo fascista, o almeno di quello non ostile al solidarismo della dottrina sociale della Chiesa; la necessità di "recuperare" alla politica quella classe dirigente fascista che aveva dato prova di affidabilità in ordine ai rapporti fra Stato e Chiesa. Considerazioni, queste, che la rivista andava svolgendo in stretta sintonia con le direttive del pontefice.
"Fascisti senza Mussolini" di G. Parlato, pp. 198-199
Ormai l'ateneo di Roma entra in stato d'assedio ad ogni apparizione di Calosso. [...] Eppure nella "Calosseide" gli studenti neofascisti non restano soli contro tutti. La situazione cambia quando padre Riccardo Lombardi, il gesuita noto come "microfono di Dio" per la sua accesa predicazione anticomunista, prende all'improvviso posizione contro il deputato socialdemocratico. Il frate dichiara che "non può essere lecito di vedere in una università dello Stato insegnare chi è reo di tradimento verso la patria". E Calosso risponde con la decisione di "sporgere querela". L'episodio non è estemporaneo, ma s'inquadra nella strategia che la parte più conservatrice del mondo cattolico, d'intesa con influenti settori del Vaticano e con l'avallo dello stesso pontefice Pio XII, sta dispiegando per coinvolgere anche le forze di destra nella lotta al comunismo. [...] lo storico Andrea Riccardi ha documentato i contatti assidui, risalenti all'autunno 1950, intercorsi tra il gruppo dirigente missino, compreso il segretario De Marsanich, e il movimento Civiltà Italica di monsignor Roberto Ronca, rettore del santuario di Pompei, nel quadro di "una saldatura tra la volontà del MSI di entrare nel gioco politico e la strategia cattolico-moderata, tesa a inglobare la DC in un fronte anticomunista con le destre". Nello Scudo crociato però questa ipotesi incontra forti resistenze. De Gasperi insiste sulla necessità di approvare la legge Scelba contro il neofascismo, che proietta sul MSI l'ombra della messa al bando. [...] Un deputato siciliano, Antonio Pecoraro, denuncia inoltre che "antichi gerarchi fascisti" ricoprono cariche dirigenziali nell'Azione Cattolica di Palermo, mentre nei piccoli centri operano "alcuni sacerdoti e parroci nostalgici". [...] il vice assistente generale della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC), don Arturo Paoli, ai primi del 1952 conduce in udienza da Pio XII una delegazione di ragazzi provenienti dalle regioni meridionali. Di fronte al pontefice il reverendo, futuro teologo della liberazione in America Latina, afferma che nel Sud "il pericolo numero uno" per la Chiesa non è il comunismo, bensì il MSI. Al che papa Eugenio Pacelli, sbalordito, ribatte che il neofascismo "se mai è il minor male". Le parole del pontefice riflettono la sua apprensione per le vicine elezioni amministrative, fissate per la fine di maggio a Roma e in gran parte del Centro-Sud. Pio XII teme che nella capitale lo schieramento socialcomunista possa raccogliere più voti della coalizione centrista e, grazie al meccanismo maggioritario della legge elettorale sugli apparentamenti, conquistare il municipio. Quindi auspica che il fronte moderato si allarghi alle destre. Nel febbraio del 1952 papa Pacelli lancia un accorato appello ai romani, chiedendo che "tutti i buoni, tutti i solleciti del destino del mondo si riconoscano e serrino le file". Parole che la destra cattolica legge in chiave immediatamente politica.
"I ragazzi della Fiamma" di A. Carioti, pp. 25-28.
Teodorani [...] è tra i più convinti sostenitori di uno stretto raccordo con la gerarchia ecclesiastica in chiave anticomunista. A tal fine nel febbraio del 1954 ha creato un periodico culturale di matrice clerico-fascista, la "Rivista Romana", per cui ha ottenuto la "benedizione apostolica" di Pio XII, trasmessa da Monsignor Montini.
"I ragazzi della Fiamma" di A. Carioti, p. 146
Con sì larghe promesse da parte di Dio, forse non mai Anno Santo venne più opportunamente a consigliare mitezza, indulgenza e perdono tra uomo ed uomo.
Quando in tempi recenti, prendendo a motivo una guerra sfortunata o colpe politiche, si scatenarono ondate di rappresaglie, sconosciute finora nella storia almeno per il numero delle vittime, il Nostro cuore fu invaso da acerbo dolore, non solo per la sventura che moltiplicava le sventure e gettava nel lutto migliaia di famiglie spesso innocenti, ma perché con sommo rammarico vi vedevamo la tragica testimonianza dell'apostasia dallo spirito cristiano.
Chi vuol essere sinceramente cristiano deve saper perdonare. «Servo iniquo ... - ammonisce la parabola evangelica (Mt 18, 33) -, non dovevi anche tu aver pietà di un tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?».
La carità e la misericordia, allorché soccorrono equi motivi, non contrastano col dovere della retta amministrazione della giustizia, bensì l'imprudente intolleranza e lo spirito di rappresaglia, soprattutto quando la vendetta sia esercitata dal pubblico potere contro chi ha piuttosto errato che peccato, o quando la stessa pena meritamente inflitta si prolunghi oltre ogni limite ragionevole.
Ispiri il Signore consigli di riconciliazione e di concordia a quanti sono investiti di pubbliche responsabilità, e, senza pregiudizio del bene comune, si ponga fine a quei residui di leggi straordinarie, che non riguardano i delitti comuni meritevoli di giusta punizione, e che, dopo lunghi anni dalla cessazione del conflitto armato, provocano in tante famiglie e in tanti individui sensi di esasperazione contro la società in cui sono costretti a soffrire. Noi torniamo perciò a supplicare le supreme Autorità degli Stati, specialmente cristiani, in nome di Gesù Cristo medesimo che precedette con l'esempio immolandosi per i suoi stessi uccisori, affinché vogliano esercitare generosamente il loro diritto di grazia, mandando ad effetto, nell'occasione così solenne e propizia dell'Anno Santo, quei temperamenti della giustizia punitiva, che dalle leggi di ogni Paese civile sono previsti. La religione e la pietà, che, come Ci auguriamo, ispireranno quegli atti di benevolenza, non che svigorire la forza delle leggi o scemare il rispetto nei cittadini, saranno anzi di valido motivo ai beneficati col ritorno alla libertà agognata o con l'accorciamento della pena, per risorgere moralmente e riparare, ove sia il caso, al passato con un sincero e duraturo ravvedimento nel segno della fede.
Noi, e insieme con Noi tanti cuori di congiunti afflitti, domandiamo questo conforto, perché la letizia dei figli è gaudio del Padre. E fin da ora esprimiamo un pubblico e fervido ringraziamento a quei Governanti, che già hanno, in varia misura, favorevolmente accolto il Nostro voto o Ci hanno lasciato qualche speranza di ottenerne l'adempimento.
Radiomessaggio natalizio del 1949 di Pio XII
La persistenza di una condizione generale, che non dubitiamo di chiamare esplosiva ad ogni istante, e la cui origine deve ricercarsi nella tepidezza religiosa di tanti, nel basso tono morale della vita pubblica e privata, nella sistematica opera d'intossicazione delle anime semplici, a cui il veleno è propinato dopo averne, per così dire, narcotizzato il senso della genuina libertà, non può lasciare i buoni immoti nel medesimo solco, contemplatori inerti di un travolgente avvenire. Lo stesso Anno Santo, che arrecò una prodigiosa fioritura di vita cristiana, dischiusasi prima in mezzo a voi, e poi in ogni dove sulla terra, non deve riguardarsi come una splendente ma fuggevole meteora, nè come un impegno momentaneo ormai scontato, bensì come primo e promettente passo verso la completa restaurazione dello spirito evangelico, che, oltre a strappare milioni di anime dalla eterna rovina, è il solo che possa assicurare la pacifica convivenza e la feconda collaborazione dei popoli. Ed ora è tempo, diletti figli! È tempo di compiere gli altri definitivi passi; è tempo di scuotere il funesto letargo; è tempo che tutti i buoni, tutti i solleciti dei destini del mondo, si riconoscano e serrino le loro file; è tempo di ripetere con l'Apostolo: «Hora est iam nos de somno surgere» (Rom. 13, 2): È ora che ci svegliamo dal sonno, poichè vicina è adesso la nostra salvezza! È tutto un mondo, che occorre rifare dalle fondamenta, che bisogna trasformare da selvatico in umano, da umano in divino, vale a dire secondo il cuore di Dio.
Radiomessaggio ai fedeli romani del 10 febbraio 1952, Pio XII




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