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Discussione: Padania intraprendente

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    Predefinito Re: Padania intraprendente

    ANCORA SHOPPING PER LA RIMINESE CELLI
    Il Gruppo Celli di San Giovanni in Marignano (Rimini, leader globale nel settore degli impianti e accessori per la spillatura di bevande, ha finalizzato, attraverso la controllata inglese ADS2, l’acquisizione del 100% del capitale di Angram, azienda inglese specializzata nella produzione di sistemi per la spillatura tradizionale a pompa delle birre cask ale.
    Celli, informa una nota, attraverso questa acquisizione rafforza ulteriormente la propria posizione di leadership nel mercato inglese e prevede di raggiungere, a livello consolidato, la soglia dei 100 milioni di euro di fatturato nel 2017. Secondo quanto si apprende, Celli ha acquisito Angram per un controvalore di oltre 15 milioni. “L’acquisizione di Angram – dichiara Mauro Gallavotti, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Celli – rafforza la nostra posizione nel piu’ grande mercato a livello mondiale per consumi di birra alla spina e per diffusione dell’arte della spillatura, completando la nostra offerta con un prodotto di altissimo valore proveniente dalla tradizione della birra artigianale e permettendo al Gruppo Celli di raggiungere la soglia di fatturato dei 100 milioni di Euro”.
    ANCORA SHOPPING PER LA RIMINESE CELLI - viaEmilianet



    La Refrion installa i propri raffreddatori negli stadi russi
    Si tratta di due degli stadi in fase di realizzazione per i prossimi mondiali di calcio di giugno 2018 in Russia. La commessa proietta l’azienda verso i 25 milioni di fatturato
    UDINE - La friulana Refrion conferma la sua vocazione internazionale chiudendo una nuova importante commessa estera: le sue unità refrigeranti, infatti, sono state scelte per firmare l’hospitality di ben due dei dodici stadi in fase di realizzazione per lo svolgimento del prossimo Campionato Mondiale di Calcio, atteso a giungo 2018 in Russia.
    Si tratta degli impianti di Volgograd (Leningrado) e di Ni‍nij Novgorod, due opere importanti ed avveniristiche sulle quali verranno installate otto unità Refrion. Una commessa che permetterà al Gruppo di ambire ad un fatturato 2017 a quota 25 milioni di Euro.
    “Investire in ricerca ed innovazione ci ha permesso di mantenere un alto livello di competitività negli anni e di introdurre sul mercato soluzioni di grande potenza che, garantendo altissimi livelli di efficienza, sono perfette per applicazioni industriali.” - dichiara Daniele Stolfo, Ceo di Refrion, che prosegue – “Una prerogativa per il Gruppo che oggi ci premia e ci rende orgogliosi, in quanto ci permette di portare alta la bandiera del Made in Italy anche in un settore cosi' specializzato quale quello della produzione di unità per il raffreddamento, la refrigerazione e il condizionamento.”
    Un mercato, quello estero, con il quale Refrion realizza l’80% del fatturato relativo agli apparecchi ventilati e verso cui nutre sempre maggiori ambizioni; tra i prossimi obiettivi, infatti, c’è l’introduzione commerciale in America centro settentrionale.
    Refrion prosegue il suo cammino di crescita ottenendo buone risposte anche dall’Europa. I liquid cooler dell’azienda friulana sono stati scelti anche per la nuova sede
    della multinazionale Trivago a Dusseldorf e, in passato, erano già stati utilizzati anche per lo stadio di Berna in occasione del campionato Europeo di Calcio e, nel 2012, per lo stadio di Varsavia in cui si è svolta una delle finali degli Europei di calcio di Polonia e Ucraina.
    La Refrion installa i propri raffreddatori negli stadi russi - Focus - Il Mattino di Padova



    Barilla investe 50 milioni nello stabilimento storico di Pedrignano
    Emanuele Scarci
    Barilla rilancia sugli investimenti nello stabilimento di Pedrignano, alle porte di Parma. Cinquanta milioni di euro in dieci anni per ampliare il magazzino e migliorare la logistica. Lo stabilimento storico di Pedrignano è il più grande impianto di produzione di pasta secca al mondo, dove quest’anno si raggiungerà una produzione di 330mila tonnellate di prodotto finito, l’equivalente di 4 miliardi di piatti di pasta l’anno. Nel 2013 erano stati investiti 15 milioni per un grande magazzino automatizzato.
    A raccontare quello che accadrà nel polo emiliano, nato 50 anni fa e ora in fase di completa ristrutturazione, il direttore, Alessandro Spadini: «I prossimi investimenti riguarderanno la parte logistica, a valle della produzione, per evitare colli di bottiglia. Portero' un primo investimento da 32 milioni di euro in consiglio di amministrazione a luglio», ha spiegato il direttore durante una visita agli impianti, organizzata in occasione dei 140 anni di attività di Barilla.
    Nello stabilimento di Pedrignano oggi lavorano 450 persone su 19 linee di produzione, a cui si aggiungerà una ventesima in fase di realizzazione: da qui escono 104 tipi di pasta, per 387 item, il 65% dei quali finisce all’estero.
    Da forno a industria
    I 140 anni di attività sono stati l’occasione per la multinazionale del food per ricordare le radici di questa azienda, nata come un forno nel cuore di Parma e diventata leader mondiale nella produzione di pasta, con una attenzione particolare alla sostenibilità per l’ambiente, i propri dipendenti e i propri consumatori. A tal proposito nell’ultimo anno Barilla ha investito 40 milioni di euro per migliorare il profilo nutrizionale di tutti i suoi prodotti: oltre la metà di questi 40 milioni sono stati utilizzati per eliminare completamente l’olio di palma dalle proprie referenze, sostituito da quello di girasole.
    «La ragione - ha detto Victoria Spadaro - non è l’olio di palma in sé, ma il suo contenuto di grassi saturi. Questo è un percorso iniziato nel 2010 volto a ridurre il contenuto di questa tipologia di grassi . Solo nel 2016 ne abbiamo eliminate 4.350 tonnellate da 150 ricette».
    Tempi moderni
    «Gli investimenti fatti sono quelli destinati da ogni azienda alla ricerca - ha spiegato Paolo Barilla, vicepresidente dell’azienda - solo che sono indirizzati su una strada molto precisa, per cui oggi ogni prodotto, sia quelli storici che quelli nuovi, devono avere un’attenzione che include cose che non c’erano in passato, solo perchè non era il momento o non se ne sentiva l’esigenza. Oggi, invece, quello che vogliamo dai prodotti che compriamo sono un’agricoltura, un gusto, una nutrizione migliori».
    Nel 2016 il fatturato consolidato del gruppo Barilla è stato di 3,41 miliardi, +2% al netto dell’effetto cambio. Il 2016 è stato un anno di crescita, in particolare, per il mercato europeo: il gigante emiliano ha incrementato i volumi del 4% e le vendite del 3% (a tassi di cambio costanti). A trainare sono stati principalmente pasta e sughi.
    Barilla investe 50 milioni nello stabilimento storico di Pedrignano - Il Sole 24 ORE



    Ecco perché i porti di Genova e Venezia surclassano quelli siciliani
    FABIO BONASERA
    Attorno ai porti di Genova e Venezia, il top delle infrastrutture. Attorno a quelli siciliani, il nulla.
    Per capire la portata di queste due grandi realtà dei mari Tirreno e Adriatico è sufficiente riferirsi ai numeri. La nuova Autorità di sistema ligure, comprendente pure Savona, ha recentemente presentato il proprio potenziale alla fiera Transport Logistic di Monaco di Baviera. Il presidente, Paolo Emilio Signorini, non ha esitato a parlare di “porta d’Italia nell’alto Tirreno per l’accesso ai mercati della Pianura Padana ma soprattutto della Svizzera e della parte meridionale della Germania“. “Serviamo in maniera efficace – ha proseguito – i mercati nazionali, attraverso la ferrovia raggiungiamo 12 destinazioni del nord Italia, abbiamo sul corridoio di Rivalta Scrivia la possibilità di sdoganare velocemente attraverso i fast corridor, facciamo treni verso l’hinterland che raggiungono i 475 metri. Ma già nel 2019 su ferro saremo in grado di fare shuttles dal porto ai terminal logistici sul corridoio Genova-Rotterdam, da dove con treni lunghi 750 metri dai porti potremo portare le merci alle destinazioni europee. Tra meno di sei anni, completato il Terzo valico in concomitanza con il tunnel del Ceneri in Svizzera e gli interventi sul nodo di Genova, i nostri scali saranno veramente in grado di essere il naturale competitor dei porti del Nord Europa, Rotterdam compreso, grazie a servizi ferroviari diretti su standard europeo, veloci ed economicamente vantaggiosi, verso Svizzera e Germania”.
    Senza tralasciare il progetto intermodale Vamp up (Vado multimodal platform intermodal connections optimization and upgrading), finanziato con il bando comunitario Cef 2015, che potenzierà l’offerta dello scalo di Vado Ligure, nodo core della rete Ten-T e pezzo integrante del Corridoio Reno-Alpi, dove è in fase di costruzione la nuova infrastruttura multipurpose (ovvero polivalente) che verrà gestita da Apm Maersk, Cosco China Shipping e dal porto di Qingdao. Qui è in atto la costruzione di un terminal container “deep sea” da 800mila Teus. In programma anche la realizzazione di un sistema ferroviario efficiente e ben integrato con i corridoi Reno Alpino e Mediterraneo.
    Non se la passano male nemmeno sulla sponda adriatica, dove l’Interporto di Venezia, nel cuore della zona industriale di Porto Marghera, all’interno di due corridoi europei fondamentali, il numero 8 Berlino-Palermo e il 5 Lisbona-Kiev, come si apprende dal sito istituzionale, ospita operatori anche internazionali che garantiscono magazzini doganali, depositi fiscali e recinti doganali; operazioni di carico/scarico navi, vagoni, autotreni; operazioni di insacco merci alla rinfusa; piazzali per smistamento e deposito merci. Si tratta di una moderna cittadella intermodale, sviluppata su un’area in espansione di 240.000 metri quadrati.
    La banchina attrezzata è lunga 500 metri lineari con 30 piedi di pescaggio, a breve 32, che garantisce la possibilità di scaricare la merce direttamente da nave, anche su treno, mediante lo sfruttamento di un anello ferroviario interno di tremila metri lineari (presto saranno cinquemila), collegato alla vicina stazione di Venezia Mestre. Oltre che alla statale Romea commerciale, direzione Chioggia – Ravenna. Dista solamente un chilometro dagli snodi autostradali per la A4 (Torino – Trieste), A13 (Padova – Bologna), A23 (Palmanova – Tarvisio), A27 (Venezia – Belluno) e A28 (Portogruaro – Pordenone). L’Aeroporto Internazionale di Venezia, terzo d’Italia, si trova a 15 chilometri.
    L’interporto conta su 92mila metri quadri di superficie coperta, 47mila metri quadri di magazzini, 9.500 di uffici, 60mila metri cubi di silos di stoccaggio. Riesce a movimentare due milioni di tonnellate l’anno di merce e, sul fronte strada, sdoganare 30mila camion. Vi attraccano 350 navi l’anno, per circa quattromila tonnellate l’anno per metro quadro.
    Il magazzino logistica per la media e grande distribuzione possiede una superficie di 16mila metri quadrati, con altezza utile di 12 metri. La movimentazione dei prodotti ha una potenzialità di 300mila tonnellate l’anno, oltre mille al giorno. Il carico dei materiali sui mezzi è consentito dalle 22 baie di carico esistenti.
    Il Magazzino del Freddo, anche questo tecnologicamente avanzato, assicura “una catena sicura e continuata” nello stoccaggio di prodotti ittici, di carni e alimenti congelati in genere. A disposizione, seimila metri quadrati attrezzati con 50mila metri cubi di celle frigorifere a meno 33 gradi di temperatura e una zona anti-cella a temperatura controllata compresa tra i 5 ed i 7 gradi per la movimentazione delle merci in arrivo e partenza, per la pesatura, l’etichettatura o l’eventuale riconfezionamento prima dell’introduzione dei prodotti nelle celle. In aggiunta, altri seimila metri quadrati di magazzino a disposizione per il futuro sviluppo di ulteriori 50mila metri cubi di celle frigorifere, attualmente utilizzati per lo stoccaggio di prodotti non deperibili.
    https://www.lecodelsud.it/perche-por...sano-siciliani




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  2. #282
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    Predefinito Re: Padania intraprendente

    Sanzioni Russia: al Veneto sono costate 652 milioni
    La guerra commerciale scatenata dalle sanzioni (insieme a recessione e minirublo) ha già provocato al Veneto una perdita cumulata di oltre 652 milioni di euro tra il 2013 e il 2016 a seguito della flessione netta dell'export verso la Russia pari al 35,6%
    La guerra commerciale scatenata dalle sanzioni (insieme a recessione e minirublo) ha già provocato al Veneto una perdita cumulata di oltre 652 milioni di euro tra il 2013 e il 2016 a seguito della flessione netta dell'export verso la Russia pari al 35,6%. Per Padova la caduta è pari al -49,3% per un valore superiore ai 188 milioni. Ma il conto sarebbe ancora più salato considerando il potenziale bruciato: se il volume di export fosse rimasto negli ultimi tre anni sui valori del 2013 (1,8 miliardi il Veneto, 382 milioni Padova), oggi il Veneto contabilizzerebbe una perdita di oltre 1,5 miliardi, Padova di 455 milioni.
    Lo dice il presidente di Confindustria Padova, Massimo Finco, all'indomani del Consiglio dell'Unione Europea del 22-23 giugno, stigmatizzando la decisione di estendere le sanzioni economiche alla Russia di altri sei mesi, fino al 31 gennaio 2018. La caduta dell'export in Russia dovuta alle tensioni che si sono venute a creare ha riguardato molti settori, dal sistema moda all'arredo, all'auto, con l'agroalimentare - l'unico settore ad essere colpito direttamente da un embargo totale che ha chiuso le frontiere ad una lista di prodotti, come ritorsione alle sanzioni europee - che ha lasciato sul campo 48 milioni di vendite (-53,1%). Ma il prezzo più alto in termini di volumi lo ha pagato la filiera metalmeccanica veneta che ha perso 300 milioni di export verso Mosca (-33,7%), di cui 100 milioni nella sola provincia di Padova (-46,5%).
    Seguita dal sistema moda (- 160 milioni, Padova - 40 milioni). Per Finco «la proroga delle sanzioni è un errore grave e un danno per l'Italia e il Veneto, in un momento peraltro in cui il mercato russo fa segnare un incremento record delle esportazioni venete del 22,6% nei primi tre mesi del 2017».
    «Nonostante le assicurazioni personali del ministro Alfano nella recente visita a Padova, la voce del nostro Governo è rimasta flebile e isolata - aggiunge -. La decisione presa di fatto da Francia e Germania smetta di trovare un'Italia passiva e acritica».
    «In un momento in cui il mercato russo riprende e ci sono grandi opportunità - sottolinea - serve un deciso cambio di rotta nelle relazioni economiche tra Ue e Russia che deve essere il primo partner dell'Europa e sulle quali deve intervenire con decisione il Governo. Il danno complessivo dovuto al calo di export veneto verso la Federazione Russa ha già superato i 650 milioni ed ancora più grave è il rischio di perdere quote di mercato a vantaggio di Paesi come Cina, America, Turchia e di compromettere la nostra posizione competitiva in un'area strategica, non solo per le imprese, ma per il contributo indispensabile che può fornire alle grandi sfide globali, geopolitiche e di sicurezza».
    Sanzioni Russia: al Veneto sono costate 652 milioni - Focus - Il Mattino di Padova

    Farfisa: dai mitici organi ai citofoni hi-tech. Metamorfosi di successo
    Era la metà degli Anni ’60 e Richard Wright dei Pink Floyd, Ray Manzarek dei Doors e John Paul Jones dei Led Zeppelin, ma anche Frank Zappa ed Elton John suonavano organi elettrici Farfisa, quelli che sembravano avere un inconfondibile suono acido. Quel brand, all’epoca leader indiscusso nel settore degli strumenti musicali, non esiste più: è passato di mano in mano, senza mai avere la forza di risollevarsi. Di quell’azienda, l’acronimo di “Fabbriche Riunite di Fisarmoniche”, è sopravvissuta solo la divisone per la produzione di sistemi di citofonia, nata nel 1967 e completamente autonoma dal 1993, grazie all’intervento diretto della famiglia Cupido.
    L’intuizione del distacco la ebbe Armando Cupido, oggi 84enne, che decise di coltivare con il nome Farfisa un progetto industriale che rompeva con il passato illustre; oggi, l’azienda, guidata dal figlio Alberto, ha trovato un impulso internazionale e una vision completamente rinnovata con lo sviluppo di linee di prodotti dedicati alla comunicazione domestica. Usa un paradosso il ceo: «Quel transistor che era il cuore delle tastiere, ora continua a vivere nei citofoni». «Sono cambiati i prodotti finali – aggiunge –, ma oggi come allora, per noi è rimasta centrale la ricerca applicata alle nuove tecnologie: siamo ugualmente creativi, concreti e senza peraltro perdere quella dedizione artigiana».
    L’azienda osimana esporta in 60 paesi al mondo, «che sono tanti se rapportati alle dimensioni del team produttivo (42 addetti)» e dai quali raccoglie l’80% del fatturato totale (superiore agli 8 milioni, ndr.), con Arabia Saudita e Regno Unito che rappresentano «i primi due consolidati mercati di sbocco».
    L’obiettivo è crescere nel 2017 di un altro 10%, mantenendo l’attuale equilibrio tra mercato interno («ancora troppo dipendente dalla crisi delle costruzioni») ed estero, dove le nuove frontiere sono rappresentate dai paesi del Nord Africa e la Norvegia. Un mercato ampio e con condizioni climatiche estreme e diversificate, per le quali c’è bisogno «di un prodotto che funzioni perfettamente a meno 20 gradi e a più 50, una verifica maniacale che viene effettuata all’interno delle nostre camere climatiche».
    C’è un altro punto di forza del quale Cupido si dice orgoglioso e che rappresenta una sorta di continuità rispetto alla stagione degli organi elettrici: «Se si esclude la componentistica specifica, che importiamo dal Giappone come fanno tutti i nostri concorrenti, forme, funzioni e tecnologie sono tutte concepite, sviluppate e realizzate da noi».
    Come per l’ultimo nato, la pulsantiera Alba, presentata in occasione del proprio cinquantennale: è stata sviluppata in collaborazione con il designer Alessandro Andreucci. «Un nome evocativo e luminoso per esprimere un traguardo imprenditoriale – chiosa Cupido – per un prodotto che custodisce un cuore tecnologico avanzato e compatibile con tutti i posti esterni e interni Farfisa». Ma anche un esempio concreto di domotica light, ovvero alla portata di tutti, sia dal punto di vista economico che della facilità di utilizzo.
    Farfisa: dai mitici organi ai citofoni hi-tech. Metamorfosi di successo - Il Sole 24 ORE



    Cmc Ravenna: si aggiudica nuovi contratti per oltre 500 mln euro
    C.M.C. si aggiudica nuovi progetti in Argentina, nelle Filippine, in Nepal, negli Stati Uniti e a Malta La Cooperativa Muratori e Cementisti di Ravenna a conquistarsi spazi sempre più consistenti sui mercati esteri. È di oggi la notizia che Cmc ha acquisito nuove significative commesse all’estero, in mercati ritenuti strategici quali Argentina, Nepal, Filippine, Stati Uniti e Malta.
    I progetti che si andranno a realizzare riguardano il tunnel idraulico Rio Subterraneo Lomas di 13.5 km a Buenos Aires con la relativa stazione di pompaggio per un ammontare pari a 208 milioni di euro (quota CMC 50% – cliente AYSA – Agua y Saneamientos Argentino S.A.); l’impianto idroelettrico da 54.7 MHW di Likhu 4 in Nepal per un ammontare totale di 50 milioni di euro(quota CMC 100% – Cliente Green Ventures Ltd); il tunnel idraulico di 7 km per l’acquedotto Novaliches – Balara a Manila per un ammontare di 102 milioni di euro (quota CMC 50% -. Cliente Manila Water Co); la riabilitazione delle stazioni ferroviarie di Wollaston e Ruggles a Boston per un ammontare complessivo di circa 79 milioni di euro (quota CMC 100% – Cliente MBTA – Massachussets Bay Transport Authority); la costruzione dell’Ospedale John Paul II a Malta per 74 milioni di euro (quota CMC 100% – Cliente Synesys Ltd);
    Accanto a questi progetti internazionali, C.M.C., sarà impegnata a realizzare opere di edilizia commerciale nel nord Italia per un totale di 15 milioni di euro.
    Cmc Ravenna: si aggiudica nuovi contratti per oltre 500 mln euro - viaEmilianet



    LE PERFORMANCE DELLE AZIENDE
    Eccellenze made in Italy, Milano in testa alla classifica
    Luca Orlando
    Milano, davanti a tutti. Il 13% delle aziende “eccellenti” italiane è qui, ponendo il capoluogo lombardo al vertice della classifica tra tutte le province italiane. È uno dei risultati dell’analisi condotta nell’ambito del Best Performance Award, premio dedicato alle migliori aziende sostenibili, quelle in grado di raggiungere contemporaneamente risultati rilevanti in termini economici, sociali e ambientali.
    Intanto, i risultati dell’analisi quantitativa offrono già uno spaccato interessante in termini geografici. Su un totale di oltre 504mila imprese analizzate, le aziende che rispettano i requisiti economici e patrimoniali del premio sono risultate essere 633. Una prima scrematura riguarda il range di fatturato (25-500 milioni), che già restringe il campo a 11.850 realtà. Eliminando poi le società che hanno subito procedure giuridiche negli anni di analisi e quelle con posizione finanziaria netta in rapporto all’Ebitda superiore a tre si scende a quota 4.853. Tra queste, le realtà con un margine Ebitda superiore alla media del settore sono 1270, valore che si dimezza a quota 633 tenendo conto solo delle società a controllo puramente italiano.
    Dove si trovano? Nel 78% dei casi al nord, dove si concentrano anche le realtà più robuste in termini dimensionali, con un fatturato medio che sfiora gli 80 milioni di euro, ben oltre i 63 milioni del centro e i 58 milioni delle aziende del Sud.
    In termini regionali è la Lombardia a distanziare di gran lunga le altre aree, rappresentando ben il 34% del campione complessivo, valore decisamente superiore rispetto al peso relativo della regione in termini di numerosità di aziende (il 22% del totale Italia per le società di capitali). Seguono Veneto (17%) ed Emilia-Romagna (12%).
    Al risultato lombardo Milano fornisce un contributo determinante, racchiudendo il 13% delle aziende eccellenti del campione (a fronte del 10% delle società di capitali), una quota più che doppia rispetto alla seconda provincia classificata, cioè Vicenza.
    Nella top ten, a completare la performance lombarda ci sono poi Brescia e Bergamo (in entrambi i casi arrivando a più che doppiare la quota di pertinenza rispetto al totale Italia) seguite da Torino e Treviso.
    Eccellenze made in Italy, Milano in testa alla classifica - Il Sole 24 ORE


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    Predefinito Re: Padania intraprendente

    Elpe aumenta la flotta di veicoli e cerca autisti
    C’è un’azienda italiana di trasporti e logistica che ha voglia di crescere e di assumere autisti. Si chiama Elpe Global Logistic Service, esiste da neanche 15 anni a Torino con presenze pero' sull'intero territorio nazionale e soltanto da un anno ha attivato una Divisione Cargo nella quale, stando a quanto riportato dal sito del Sole 24 Ore, vuole investire 22 milioni di euro tra il secondo semestre del 2017 e il primo semestre del 2018.
    L’obiettivo è quello di portare l’attuale flotta di 350 veicoli a circa 1.000 di diversa tipologia e portata, di cui il 25% caratterizzati dall’essere a basso impatto ambientale.
    Elpe aumenta la flotta di veicoli e cerca autisti

    Montello prima in Europa per il biometano prodotto dai rifiuti
    Nel paesino in provincia di Bergamo da qualche giorno è partita la produzione di biometano trattando la frazione organica dei rifiuti urbani
    La Panda a biometano presentata al recente G7 dei trasporti a Cagliari: una delle possibili applicazioni della tacnologia di cui si parla in questo articolo
    Per la prima volta in Italia, o meglio in Europa, è partita la produzione di biogas dagli scarti alimentari. Ci troviamo a Montello, un piccolo paesino di poco più di 3000 abitanti in provincia di Bergamo, dove il 30 giugno scorso si è dato il via a questa nuova tecnologia di riconversione dei rifiuti e produzione di biometano. E' una nuova fonte rinnovabile che puo' essere considerata un esempio di economia circolare, dove cioè nulla va buttato, tutto viene riciclato e riutilizzato.
    Dal 30 giugno scorso quindi, se state cuocendo la pasta sul fornello di casa, potete pensare che il gas che state utilizzando provenga dal rifiuto umido che si è trasformato in risorsa preziosa. Eh già, possiamo ben dire che è una risorsa preziosa, perché il “biometano” prodotto in questo modo raggiunge una purezza pari al 99,2 per cento, superiore a molto al metano che viene estratto dai giacimenti fossili.
    Finora questo biogas era stato utilizzato come combustibile per produrre energia elettrica e calore, ma ora si è fatto un passo in avanti per il bene dell’ambiente.
    La frazione organica dei rifiuti rappresenta la fetta in assoluto più ampia della differenziata in Italia, con il 43,3 per cento del totale (fonte Ispra) raccolto. Secondo le stime del Consorzio Italiano Biogas, la filiera del biometano puo' portare alla nascita di 12 mila nuovi posti di lavoro solo nel settore del trattamento rifiuti, gestione discariche e il ciclo degli impianti agro industriali.
    L’Italia ha già 1.500 impianti di digestione anaerobica in esercizio: siamo il terzo produttore mondiale di biogas da matrici agricole, con 2,5 miliardi di metri cubi annui, e questo dato potrebbe salire nei prossimi anni.
    Come spiegano dalla Società nazionale metanodotti, la «produzione annua di biometano a Montello prevista a regime sarà di circa 32 milioni di standard metri cubi, che rappresenta l’equivalente quantitativo di biocarburante per una percorrenza di circa 640 milioni di chilometri da parte di “autoveicoli bio”. Il nuovo impianto, che recupera fattivamente l’umido organico prodotto da circa 6 milioni di abitanti (equivalente al 60 per cento dell’intera Lombardia), non solo non produrrà emissioni in atmosfera, ma è anche il primo impianto in Italia “Carbon Negative”, recuperando dal biogas generato (composto da circa il 60 per cento di metano e da circa il 40 per cento di CO2) 38.000 ton/anno di anidride carbonica (CO2 liquida), destinata a uso tecnico ed alimentare».
    «La produzione di biometano – ha spiegato direttore generale di Legambiente, Stefano Ciafani – è un anello fondamentale per il corretto trattamento dei rifiuti biodegradabili nell’ambito del nuovo scenario dell’economia circolare europea».
    «La produzione di biometano sarà essenziale per raggiungere gli obiettivi nazionali sul fronte dei trasporti – sottolinea Raimondo Orsini, direttore della Fondazione per lo sviluppo sostenibile -. Entro il 2030 il 19 per cento dell’energia usata per spostarsi dovrà essere rinnovabile. E, visto che i biocarburanti sostenibili sono pochi, un elemento fondamentale sarà il mix tra gas naturale liquefatto e biometano: servirà a muovere autobus e camion abbattendo inquinamento ed emissioni serra».
    https://www.cittanuova.it/montello-e...o-dai-rifiuti/

    Luxottica affina il welfare: sempre più personalizzato ora con il check up gratuito
    Il Gruppo introduce la possibilità per il dipendente di gestire e trasformare, in tutto o in parte, il premio di risultato in beni e servizi welfare su misura
    Luxottica Group accresce ulteriormente il suo sistema di welfare aziendale in Italia, introducendo i piani di welfare di tipo flessibile e personalizzati attraverso il coinvolgimento diretto e l’ascolto della popolazione aziendale, e una campagna massiva di prevenzione, con un check-up medico gratuito per i dipendenti. Oggetto di accordi territoriali con le Organizzazioni Sindacali, le due iniziative confermano la forte attenzione del Gruppo ai bisogni individuali dei lavoratori e ai temi di salute e prevenzione.
    “Riportiamo ancora una volta al centro della nostra organizzazione il valore delle persone, la loro individualità, il legame emozionale con l’azienda e il senso di comunità e appartenenza che muovono le nostre fabbriche e il successo di Luxottica nel mondo”, commenta Leonardo Del Vecchio, Presidente Esecutivo di Luxottica. “La nuova fase del welfare Luxottica nasce dall’ascolto dei bisogni dei nostri collaboratori per poter offrire loro una piattaforma di servizi ancora più personalizzata”.
    I dipendenti Luxottica a partire da quest’anno possono scegliere, in totale autonomia, di ricevere il premio di risultato aziendale in denaro o trasformarlo, in tutto o in parte, in beni e servizi di welfare. Nel secondo caso, oltre a beneficiare dell’esenzione da imposizione prevista dall’attuale normativa, avranno accesso dal 10 luglio, giorno di erogazione del premio, ad un vero e proprio menù digitale di beni e servizi tra i quali scegliere, costruito attorno ai loro bisogni individuali e familiari censiti dal Gruppo attraverso un’indagine interna e momenti di incontro e ascolto organizzati in tutte le sedi italiane. Il paniere di opportunità, suddiviso negli ambiti previsti dal legislatore (ad esempio spese per l’istruzione, la famiglia o la cultura e il tempo libero), sarà costantemente aggiornato e arricchito nel tempo per rispondere a specifiche richieste o a necessità emergenti dei lavoratori.
    Luxottica, inoltre, restituirà ai dipendenti parte del beneficio contributivo riconosciuto dall’attuale normativa all’azienda, pari al 10% dell’ammontare del premio convertito in welfare. Il valore netto finale sarà pertanto superiore non solo al corrispettivo liquidato in busta paga, soggetto a tassazione, ma anche al lordo di partenza.
    Ai dipendenti, infine, sarà garantita la possibilità di rivedere la loro scelta e di chiedere entro la fine di ogni anno l’eventuale liquidazione in denaro del valore residuo, l’accantonamento dello stesso all’anno successivo all’interno di un “conto welfare” personale, oppure la sua destinazione ad un fondo di previdenza complementare per godere dell’ulteriore vantaggio fiscale differito previsto dalla Legge di Bilancio 2017.
    Ad integrazione dei numerosi servizi di assistenza sanitaria e prevenzione già attivi nell’ambito del Sistema Welfare, Luxottica introdurrà da ottobre 2017 a favore dei suoi dipendenti di età superiore a quarant’anni, una campagna di prevenzione attraverso un check-up medico completo e gratuito. L’iniziativa sarà realizzata secondo specifici criteri clinici e coinvolgendo dove possibile le strutture pubbliche, in un’ottica di sussidiarietà rispetto al welfare pubblico. Il pacchetto di controlli comprende i necessari esami di laboratorio e strumentali e visite specialistiche tra cui, con diversa periodicità, cardiologica, ginecologica e dermatologica. Ai dipendenti sopra i cinquant’anni sarà data inoltre la possibilità di usufruire anche di un’ulteriore visita specialistica a scelta.
    Luxottica affina il welfare: sempre più personalizzato ora con il check up gratuito - Focus - Il Mattino di Padova



    Nasce a Tolmezzo la macchina dei sogni da 3,5 milioni
    Nel momento in cui uscirà dalla fabbrica, la «dream car» da 3,5 milioni di euro andrà ad occupare uno dei posti di vertice della singolarissima classifica delle «hypercar», le auto più esclusive e costose del mondo
    Una macchina da sogno del valore di 3,5 milioni di euro, realizzata in un unico esemplare, nella quale ogni singolo componente è un pezzo esclusivo: nasce in Italia e, solo per realizzare i fari e i proiettori, sarà necessario un anno di lavoro, in una piccola e iperspecializzata azienda nel cuore delle montagne della Carnia, la Beng-Bearzi engineering di Tolmezzo (Udine).
    E' proprio dalla Carnia che trapela la notizia della «dream car» ma sulle sue caratteristiche e sul suo futuro proprietario il «top secret» é totale; si sa solo che si tratta di un modello creato ad hoc per un committente che vive nel Sudest asiatico e che i fari che saranno realizzati a Tolmezzo saranno full led di ultimissima generazione, di design e componenti fortemente innovativi.
    «Serve almeno un anno per la progettazione, la verifica con l'ufficio stile della casa automobilistica e la realizzazione concreta dei fari», spiegano Matteo, Elvis e Giovannino Bearzi, titolari della Beng, azienda nata nel 2004 con core business nella creazione di fari per auto di lusso. Per loro «dare vita ad automobili che rimarranno pezzi unici è molto stimolante e - aggiungono - obiettivamente é una grande soddisfazione».
    Nasce a Tolmezzo la macchina dei sogni da 3,5 milioni - Focus - Il Mattino di Padova


  4. #284
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    Predefinito Re: Padania intraprendente

    La friulana Cattelan condivide gli utili con i dipendenti
    La Cattelan Distributori Automatici (Cda) di Talmassons (Udine) per il secondo anno consecutivo ha deciso di distribuire al personale una parte degli utili, erogando un totale di 50 mila euro.
    La Cattelan Distributori Automatici (Cda) di Talmassons (Udine) per il secondo anno consecutivo ha deciso di distribuire al personale una parte degli utili, erogando un totale di 50 mila euro.
    Lo rende noto oggi Fabrizio Cattelan, ad dell'azienda che ha chiuso l'ultimo bilancio registrando un +5% di fatturato, superando la soglia dei 9 milioni di euro, con 68 dipendenti che gestiscono 2.500 clienti nel Nordest per l'approvvigionamento e la manutenzione dei distributori automatici.
    «Nel futuro - prosegue Cattelan - prenderà il via lo sviluppo di un articolato piano di welfare aziendale; è in corso l'elaborazione di un'indagine interna all'azienda per conoscere i bisogni concreti dei lavoratori e individuare le tipologie d'intervento più idonee (assistenza sanitaria, educativa, economica, sociale). Al termine dell'indagine sarà selezionata una rosa di servizi e strumenti per i dipendenti e per i loro familiari».
    La friulana Cattelan condivide gli utili con i dipendenti - Focus - Il Mattino di Padova



    La padovana Carel acquisisce il distributore polacco Alfaco
    Katy Mandurino
    Carel fa shopping all’estero. Il gruppo, multinazionale con sede a Brugine (nel Padovano) che progetta, produce e commercializza soluzioni di controllo per il settore del condizionamento, refrigerazione e umidificazione dell’aria, ha acquisito il 100% del distributore Polacco Alfaco Polska Sp. z o.o di Breslavia con cui collabora da più di 20 anni. La società polacca – 38 addetti - ha raggiunto nel 2016 un giro d’affari di circa 11 milioni di euro, in crescita del 18% rispetto al 2015, di cui 10 dal mercato interno e il resto dall’Ucraina e dall’area dei baltici.
    Nel mercato polacco, in quello ucraino e nell’area dei baltici si prevede per i prossimi anni una crescita a doppia cifra nel mercato della refrigerazione e del condizionamento. Inoltre, la Polonia è un Paese dinamico in ambito industriale e infrastrutturale con tassi di crescita superiori alla media europea, oltre ad essere in una posizione geografica strategica.
    Con questa operazione, Carel intende consolidare la crescita raggiunta negli ultimi anni nei mercati dell’Est. «Alfaco è un partner storico molto importante in Polonia - ha dichiarato Francesco Nalini, direttore generale del Gruppo Carel -. Con questa acquisizione continuiamo la nostra strategia di presenza diretta su tutti i principali mercati internazionali in modo da poter essere vicini ai clienti e poterli supportare dal punto di vista tecnologico, logistico e di servizio».
    Il risultato netto consolidato è pari a 24,7 milioni in aumento del 22,7% rispetto allo stesso dato del 2015. La crescita registrata nel 2016 è stata accompagnata da un aumento del numero di dipendenti in forza al Gruppo di 132 unità che hanno portato l’organico totale a 1.222 persone.
    Sempre lo scorso anno è stato investito in ricerca e sviluppo il 6,4% del fatturato in crescita del 4,6% rispetto al 2015 e sono state aperte nel continente asiatico due nuove sedi commerciali in Tailandia e in Corea. «Il focus della nostra innovazione continua a essere l’aumento dell’efficienza e della sostenibilità nei settori del condizionamento e della refrigerazione – continua Nalini –. Vediamo risposte molto positive nei confronti dei sistemi studiati per i nuovi refrigeranti a basso impatto ambientale, in particolare quelli naturali. Nel corso del 2017, intendiamo continuare a investire in tutte queste soluzioni, con un’attenzione sempre maggiore per la connettività, pensando al valore che possiamo ottenere per i nostri clienti mediante algoritmi di machine learning».
    La padovana Carel acquisisce il distributore polacco Alfaco - Il Sole 24 ORE



    La via Emilia calamita capitali esteri per know-how, marchi e qualità
    –di Ilaria Vesentini
    Gli investitori arrivano in Emilia-Romagna in cerca della qualità ed esclusività delle produzioni manifatturiere e del know-how artigianale legato ai marchi. E quando acquisiscono aziende sul territorio lo fanno non per depredarle e andarsene ma per insediarsi e migliorare performance e apertura internazionale a lungo termine. È il quadro che emerge dalla ricerca sugli Ide (investimenti diretti esteri) e le potenzialità per l’industria italiana e regionale realizzata da Kpmg per il Comitato Leonardo, presentata a Bologna in occasione dell’XI incontro del club per l’eccellenza industriale, organizzato in collaborazione con Ima.
    E se Alberto Vacchi, presidente di Ima, punta i riflettori sulle filiere quale fattore strategico del superiore appeal della via Emilia rispetto alla media nazionale, in virtù di flessibilità e specializzazione dell’ecosistema di subfornitori organizzati attorno a un campione, il presidente di Confindustria Emilia-Romagna, Maurizio Marchesini, porta il focus sul ruolo chiave della formazione e delle reti di ricerca e innovazione in cui sono imbevute le filiere manifatturiere. Ed entrambi ribadiscono la necessità che la «rivoluzione dolce» 4.0 - che è da anni un driver della competitività dei big player, anche in regione - si propaghi a valle, tra le Pmi.
    Sono 19 le aziende emiliane (per 25 miliardi di fatturato, 44% export) associate al Comitato Leonardo, nato nel 1993 per rafforzare l’immagine di eccellenza dell’Italia nel mondo, che rappresenta 160 aziende nel Paese, oltre 330 miliardi di euro, con una quota all’estero pari al 55%. La punta migliore del made in Italy, che fa gola ai competitor stranieri, come confermano i dati dell’indagine Kpmg che fotografano una ripresa negli ultimi due anni delle operazioni di M&A e come si capisce dai marchi finiti in mani straniere: Parmalat, Ducati, Marazzi, Twin-set, Bormioli, tutti sinonimi di tradizione, design, esclusività. Dal 2011 al 2016 sono arrivati capitali esteri sul territorio per circa 9,5 e il numero di operazioni è di fatto raddoppiato (35 nel 2016 contro le 12 nel 2012 - annus horribilis per gli Ide - in Emilia-Romagna, mentre in Italia sono passate nei quattro anni da 91 a 262). Usa, Francia e Germania, sono i principali investitori sulla via Emilia, ma si affacciano anche qui i nuovi player provenienti dai Paesi asiatici (Cina e Giappone).
    Ma quello che più rileva, spiega il partner Kpmg Alessandro Carpinella, è che a livello regionale, così come sul piano nazionale, le operazioni di M&A estero su Italia hanno quasi sempre effetti positivi sulle imprese acquisite, sia sotto l’aspetto economico, sia su quello dimensionale, sia infine su quello della produttività, finendo con il migliorare anche il Pil del territorio.
    E Mauro Sirani Fornasini, ad di Philip Morris Manufacturing&Technology, conferma come l’Emilia abbia saputo rispondere alle attese della multinazionale del tabacco che cercava un territorio per il primo investimento greenfield per i prodotti di tabacco senza fumo (Iqos): negli ultimi quattro anni Pmi ha scommesso un miliardo di euro in Valsamoggia, alle porte di Bologna, e arriverà a creare - con il raddoppio della fabbrica annunciato pochi giorni fa e che sarà a regime nel 2018 - 1.200 nuovi posti di lavoro. «Siamo diventati la lead factory per Pmi che farà da modello su scala globale come best practice per layout e innovazione. Un risultato - spiega l’ad - frutto del gioco di squadra di tutti gli stakeholder locali».
    Sono gli elementi soft legati alla capacità di cooperare anche nella competizione che si sommano alla competitività della filiera ad aver permesso al gruppo meccatronico Bonfiglioli di essere predatore e non preda in Germania, per ben due volte, aggiunge la presidente Sonia Bonfiglioli. Ed è il “bello e utile” di leopardiana memoria ad aver portato al successo mondiale Guzzini Illuminazione, che dopo mezzo secolo di crescita per linee interne è pronta ora per una acquisizione in Nord America.
    La via Emilia calamita capitali esteri per know-how, marchi e qualità - Il Sole 24 ORE

    MANIFATTURA
    Penne Aurora guarda cresce all’estero
    Una nicchia industriale nel cuore di Torino. Aurora produce penne dal 1919, è sopravvissuta alla crisi che ha spazzato via il distretto delle penne tra Settimo Torinese e Torino e oggi è un’azienda fortemente proiettata sui mercati esteri – che occupano circa il 68% dei ricavi –, con un focus crescente sulle produzioni di modelli esclusivi e ricercati, anche grazie al ritorno della penna stilografica. «Se negli anni scorsi negli Stati Uniti vendevamo soprattutto roller, nell’ultimo anno la vendita di penne stilografiche è aumentata del 67%» racconta Cesare Verona, presidente e ad dell’azienda.
    All’interno dello stabilimento – una cinquantina di addetti, intorno ai 10 milioni il fatturato – tutte le fasi della lavorazione, dalla progettazione alla fase di personalizzazione e spedizione. Compreso l’impianto di galvanizzazione, una vera “chicca” industriale per un’azienda di piccole dimensioni ma focalizzata su qualità e personalizzazione del prodotto. «Il tailor made e la personalizzazione spinta è una tendenza che si sta rafforzando in molti settori, si pensi all’auto, ai gioielli, alla moda» aggiunge Verona.
    I progetti di penne esclusive prodotte da Aurora partono da un valore di 350mila euro. Una esperienza e un know how acquisito in decenni di storia industriale che annovera grandi classici come Aurora 88, 8 milioni di penne prodotte e vendute nel mondo dal 1947, e la Hastil Aurora disegnata da Marco Zanuso nel 1970 ed esposta al MoMA di New York. Stati Uniti e Giappone sono i mercati esteri di riferimento, lo stile italiano resta la cifra che contraddistingue le produzioni. «La produzione totalmente in Italia e la volontà di mantenere l’intero processo produttivo all’interno dell’azienda caratterizzano fortemente il brand Aurora» aggiunge.
    Da pochi mesi poi Aurora ha aperto, grazie ad una Fondazione sostenuta dalla famiglia Veronesi, l’Officina della scrittura, un museo multimediale realizzato in una parte dello stabilimento storico e dedicato alla storia e all’evoluzione del segno nelle culture. Il progetto risale in realtà al 2004, anni di gestazione poi la progettazione e, in tredici mesi, la realizzazione della nuova area con lo spostamento delle produzioni al piano terra.
    Manifattura intelligente. Artigiani che lavorano con la testa e con le mani, sperimentazione su nuovi materiali, a cominciare dalla fibra di carbonio o dal corno di bufalo vietnamita fino alla classica celluloide e ai metalli, compresi i più preziosi. «Siamo partiti dal 3% di esportazioni – aggiunge Verona – ma in realtà l’azienda sta cambiando in fretta. L’Italia in realtà pesa poco nel mercato mondiale, circa il 3%, ma nel lusso pesiamo tre volte di più».
    Laboratorio di design e officina, insieme insieme. Le penne più importanti, i numeri unici nascono all’interno dell’officina prototipi. Le barre di celluloide vengono tornite, i dischi di oro, argento o acciaio sottoposti a imbutitura fino a realizzare i cappucci, poi incisi. Sono duecento i passaggi necessari per realizzare una penna, dalla materia prima fino ai dettagli, come il fermaglio, riconoscibile nelle penne di qualità, o la lavorazione dei pennini per le penne stilografiche, in oro 14 carati con biglia di iridio microsaldata e molata a mano, per 18 stili di scrittura diversi.
    Penne Aurora guarda alle produzioni di lusso e cresce all’estero - Il Sole 24 ORE


  5. #285
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    Predefinito Re: Padania intraprendente

    Pensate di andare a votare al cosiddetto referendum per l'autonomia del 22 ottobre? Io, considerato chi lo ha promosso, penso di non andare, perché è gente che non merita la minima fiducia. Però sto leggendo in giro, in internet, che parecchi movimenti indipendentisti lombardi promuovono la partecipazione (ed ovviamente il SI).

  6. #286
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    Predefinito Re: Padania intraprendente

    Infatti da sempre dico che gli unici INDIPENDENTISTI VERI siamo noi qui di Padania.
    Che naturalmente siamo contrari all'autonomia, pietra tombale per qualsiasi sogno di indipendenza e libertà.
    Quelli che tu definisci movimenti indipendentisti, come del resto si autodefiniscono loro stessi, altro non sono che le frange marginali della LN, organismi creati e copricimati ad hoc per raccattare quelli che nella LN ormai non ci vogliono più stare, ma che devono essere gestiti comunque perchè non si corra il rischio che si crei qualcosa di serio e voluminoso.
    Tutto lo scontento del Nord deve essere tenuto sotto controllo e questo referendum è fatto apposta in questa funzione.
    Sarà comunque uno schifo, e nelle intenzioni deve dare, comunque si vorranno interpretare i risultati, la botta definitiva alle aspirazioni di libertà.
    SCHIAVI SOTTO ROMA PER SEMPRE O, AL MASSIMO, SCHIAVI COMPRATI.
    Ma non sarà neppure così.
    carter and Freezer like this.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #287
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    Predefinito Re: Padania intraprendente

    mah se guardiamo il valore "massmediatico" cioè la finzione di quello che potrebbe rappresentare
    a livello della matrix itagliota/tridoloruta .... ci sarebbe da andare a votare il massa per il si

    poi, anche se vincesse il si, dentro qui sappiamo tutti che non cambia un emerito c.....

  8. #288
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    Predefinito Re: Padania intraprendente

    Guardando solo davanti al naso e quindi alla miseria del portafoglio, si.
    Volendo volare un po' più in alto e pensando alla libertà, NO!
    Proprio per difendere i principi per i quali ci battiamo.
    Che poi non cambi nulla è chiaro, figurati se i ladri rinuncerebbero anche solo a qualche spicciolo.
    Considerando che la battaglia è proprio sui principi di libertà e null'altro ... lasciamo che con il SI si distinguano e si individuino i ... romanisti.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #289
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    Predefinito Re: Padania intraprendente

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Infatti da sempre dico che gli unici INDIPENDENTISTI VERI siamo noi qui di Padania.
    Che naturalmente siamo contrari all'autonomia, pietra tombale per qualsiasi sogno di indipendenza e libertà.
    Quelli che tu definisci movimenti indipendentisti, come del resto si autodefiniscono loro stessi, altro non sono che le frange marginali della LN, organismi creati e copricimati ad hoc per raccattare quelli che nella LN ormai non ci vogliono più stare, ma che devono essere gestiti comunque perchè non si corra il rischio che si crei qualcosa di serio e voluminoso.
    Tutto lo scontento del Nord deve essere tenuto sotto controllo e questo referendum è fatto apposta in questa funzione.
    Sarà comunque uno schifo, e nelle intenzioni deve dare, comunque si vorranno interpretare i risultati, la botta definitiva alle aspirazioni di libertà.
    SCHIAVI SOTTO ROMA PER SEMPRE O, AL MASSIMO, SCHIAVI COMPRATI.
    Ma non sarà neppure così.
    Sarò monotono , ma è la cultura del lavoro che ci ha fregato .
    Mettere solo quello al centro ha minimo rimbeccillito i padani , ottenendo l'effetto
    di poi perdere tutto .

    In questo video c'è un pò esplicitato il concetto che dico , prendendolo alla larga , però qui ci sono ragionamenti che i coglioni padani non hanno mai fatto .

    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  10. #290
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    Predefinito Re: Padania intraprendente

    Citazione Originariamente Scritto da Freezer Visualizza Messaggio
    Sarò monotono , ma è la cultura del lavoro che ci ha fregato .
    Mettere solo quello al centro ha minimo rimbeccillito i padani , ottenendo l'effetto
    di poi perdere tutto .

    In questo video c'è un pò esplicitato il concetto che dico , prendendolo alla larga , però qui ci sono ragionamenti che i coglioni padani non hanno mai fatto .

    I padani a parte il lavoro, sono molto, ma molto carenti.

 

 
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