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Discussione: Terries

  1. #571
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Certo, visti i favori continui ricevuti, non attacca nelle terre di mafia e di Half-ano.
    L'amicizia è una cosa importante !
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  2. #572
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    Predefinito Re: Terryes

    Torre del Greco, patita di motori a 86 anni
    nasconde l'Alzheimer per continuare a guidare
    di ​Paola Russo
    Ottantasei anni e una gran passione per i motori, tale da costarle una denuncia. È quanto accaduto a un'anziana signora torrese, che non volendo rinunciare alle “quattro ruote”, ha dichiarato il falso per ottenere un nuovo certificato per il rinnovo della patente.
    In particolare, la donna ha “trascurato” durante la visita medica presso una scuola guida, un dettaglio importante relativo alle sue condizioni di salute.
    L'86enne non ha difatti specificato al medico di essere affetta da Alzheimer, motivo per cui le era stata precedentemente revocata la possibilità di rinnovo.
    A scoprire, con stupore e al tempo stesso forte preoccupazione, l'accaduto è stata la figlia dell'86enne.
    La donna ha visto sua madre alla guida di un'auto e immediatamente ha segnalato quella assurda situazione alle autorità competenti.
    Gli investigatori hanno quindi provveduto a denunciare l'anziana per falsa dichiarazione a pubblico ufficiale, mentre sono in corso accertamenti per appurare le altre responsabilità nella vicenda.
    Nasconde l'Alzheimer per rinnovare la patente a 86 anni | Il Mattino

    Montella, aggredisce l'ex fidanzato: denunciata
    Quattro persone, di età compresa tra i 30 ed i 45 anni, sono state denunciate per i reati di minaccia e lesione personale. I carabinieri di Montella sono intervenuti per sedare una furibonda lite, evitando così ben più gravi conseguenze per un 45enne del luogo aggredito da due uomini e due donne.
    Alla base della lite, secondo quanto ricostruito dai militari, una relazione sentimentale finita in malo modo: la donna, lasciata dopo una lunga relazione, spalleggiata dalla sorella e da due suoi amici, ha aggredito verbalmente e fisicamente il suo ex che è stato costretto a ricorrere alle cure del Pronto Soccorso.
    Il fidanzato la lascia: lei lo picchia insieme alla sorella e a due amici | Il Mattino

    Napoli, sfonda la vetrata dell'obitorio per vedere la parente defunta
    A causa della tarda ora la direzione aveva negato ai parenti di vedere la defunta. Uno si è messo in macchina e ha distrutto la vetrata dell'obitorio
    Napoli, 22 settembre 2016 - Ha sfondato la vetrina dell'obitorio in macchina perché a tarda ora gli impedivano di vedere la parente deceduta in ospedale. '
    L'incredibile 'spaccata' si è verificata poco prima della mezzanotte di ieri nell'ospedale San Paolo di Napoli. Infatti dopo la notizia del decesso, all'esterno della struttura si erano radunate alcune decine di persone, soprattutto parenti della donna morta, che non accettavano il diniego da parte della direzione di accedere alla camera mortuaria per vedere la congiunta vista la tarda ora.
    Ma uno di loro ha perso la testa ed è passato alle vie di fatto. Si è messo in auto, ha preso la rincorsa e ha infranto la vetrata dell'obitorio. La guardia giurata in servizio ha subito avvertito la Polizia di Stato. Gli agenti del commissariato Bagnoli, dopo avere acquisito le immagini del sistema di videosorveglianza, si sono messi alla ricerca dell'uomo alla guida.
    Napoli, sfonda la vetrata dell'obitorio per vedere la parente defunta - Cronaca - quotidiano.net

    Castellammare. Minacciati dal barcaiolo, due turisti si lanciano in mare di notte
    di Raffaele Cava
    CASTELLAMMARE. Minacce dal barcaiolo, due turisti americani si impauriscono e si lanciano in mare dal gommone nella notte. E' successo nella tarda serata di ieri nelle acque di Pozzano a Castellammare di Stabia. Due turisti americani, madre e figlio, hanno trascorso una giornata in penisola sorrentina ed in serata fanno ritorno presso un noto hotel di Pozzano a bordo di un piccolo natante guidato da un barcaiolo 33enne di Meta di Sorrento. Quest'ultimo a pochi metri dalla riva chiede il pagamento del viaggio ai due turisti che ribattono dicendo che la corsa fosse già compresa nella somma pagata all'agenzia di viaggi. Nasce un alterco e il 33enne li minaccia, loro impauriti sfidano il mare nelle ore notturne e si lanciano raggiungendo a nuota la riva. Qui sono stati messi in salvo dal personale dell'hotel mentre gli agenti del commissariato di Ps di Castellammare hanno bloccato il barcaiolo, a suo carico è scattata una denuncia a piede libero.
    Minacciati dal barcaiolo, due turisti si lanciano in mare di notte | Il Mattino

    Roma, pestato in metro: arrestata la terza belva
    di Michela Allegri
    Ha massacrato con calci e pugni Maurizio Di Francescantonio su un vagone della metro B di Roma, ma a differenza dei due amici che gli hanno dato manforte era riuscito a sfuggire all'arresto. Ora, però, su richiesta del pm Luigi Fede, anche il terzo aggressore è finito in manette.
    Si chiama Gennaro Riccitiello, è stato arrestato poche ore fa a Napoli ed è detenuto nel carcere di Poggioreale. Classe 1994, è accusato di tentato omicidio. La stessa contestazione è mossa anche a Luigi Riccitiello e Antonio Senneca, che da una settimana sono nel carcere di Regina Coeli. I tre hanno picchiato selvaggiamente Di Francescantonio, che aveva chiesto loro di non fumare sul treno. Hanno aggredito anche la madre della vittima. Sono stati incastrati dalle dichiarazioni dei testimoni e, soprattutto, dalle immagini delle telecamere di sorveglianza.
    http://www.ilmessaggero.it/roma/cron...o-1988594.html

    Fiamme sul bus Anm in collaudo, centauro scivola sulla schiuma degli estintori
    di Melina Chiapparino
    Un autobus Anm ha preso fuoco improvvisamente durante un giro di prova per collaudi di manutenzione. Il mezzo stava percorrendo le strade nei dintorni del Lotto Zero quando il conducente si è accorto di una nube di fumo scuro che avvolgeva il veicolo ed ha immediatamente parcheggiato l'autobus. A bordo del bus nessun passeggero. In pochi istanti le fiamme avvolto il veicolo e l'operatore Anm è riuscito a circoscriverle con l'idrante di una fabbrica davanti alla quale aveva fermato il mezzo. Il tutto si è consumato in una manciata di secondi intorno alle 14.00 e, poco dopo lo spegnimento dell'incendio, un 48enne napoletano che si trovava a passare di lì a bordo del proprio scooter, è scivolato a causa della schiuma dell'estintore, riversatasi sulla carreggiata. L'uomo ha riportato un trauma al ginocchio e delle contusioni diffuse in tutto il corpo ma, fortunatamente, nessun danno grave. Il mezzo Anm è stato poi riportato nel deposito per essere sottoposto alle verifiche tecniche che accerteranno le cause dell'incendio.
    Fiamme su bus in collaudo centauro scivola su schiuma estintori | Il Mattino

    TRUFFA AGGRAVATA E FALSITÀ IDEOLOGICA
    Copriva assenze dal lavoro dell'assistente: indagati due vigili urbani a Nardò
    NARDO' (LECCE) - Nell’ambito di un’indagine anti-assenteismo, i carabinieri della Stazione di Nardò hanno notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari, emesso dal sostituto procuratore di Lecce Emilio Arnesano, nei confronti di un capitano e di un’assistente della polizia municipale dello stesso comune. I due - lui 64 anni, lei 54 - sono indagati in concorso per truffa aggravata ai danni dello Stato e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici.
    In particolare, il capitano é accusato di aver timbrato il badge elettronico per conto dell’assistente che invece era assente, sia la mattina che il pomeriggio. In otto mesi di indagine la donna si sarebbe assentata per alcune ore durante il giorno almeno dieci volte, sfruttando la complicità del capitano. L’assistente di polizia municipale è accusata anche di peculato perché avrebbe utilizzato l’autovettura di servizio per scopi privati.
    Copriva assenze dal lavoro dell'assistente: indagati due vigili urbani a Nardò - La Gazzetta del Mezzogiorno

    "Uccisero l'affittuario moroso", arrestati due fratelli a Melilli
    di Silvia Iacono
    Non avrebbero percepito il canone di locazione per alcuni mesi e per questo avrebbero ucciso a coltellate l’inquilino. Con queste accuse i carabinieri della Compagnia di Augusta hanno dato esecuzione due ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip del Tribunale di Siracusa. Si tratta di due fratelli, Antonino Giaccotto di 45 anni e Giancarlo Giaccotto, di 33anni entrambi pescatori di Melilli. Le indagini dei carabinieri di Francofonte e di Augusta, condotte dal novembre 2014 a novembre 2015, hanno permesso di individuare i due presunti omicidi di Antonino Barbaro, 67enne pensionato. L’uomo è stato ucciso il 2 novembre 2014 con 27 coltellate.
    Il corpo dell’uomo è stato trovato in un vigneto in località Squarcia nella mattina del 3 novembre 2014 a Francofonte. La minuziosa attività d’indagine ha permesso di ricostruire fatti e movente dell’omicidio, che sarebbe scaturito da un banale ritardo di pagamento. La vittima, infatti, viveva assieme alla propria compagna a Francofonte in un’abitazione di proprietà dei fratelli Giaccotto. Barbaro pagava un canone di locazione pari 150 euro al mese. I due fratelli pretendevano il pagamento di 700 euro dal pensionato che aveva ritardato nel pagamento. Il 2 novembre 2014, intorno alle ore 10,20, Antonino e Giancarlo Giaccotto, avrebbero raggiunto Barbaro in campagna, dove l’uomo stava raccogliendo l’uva. I fratelli non sono riusciti ad ottenere la somma richiesta, perciò lo avrebbero aggredito e accoltellato in diverse parti del corpo. Alcuni fendenti mortali hanno raggiunto il pensionato alla giugulare, al rene sinistro, ai polmoni e alla milza.
    "Uccisero l'affittuario moroso", arrestati due fratelli a Melilli - Giornale di Sicilia

    1.200 OMESSI VERSAMENTI
    Non pagavano il bollo auto
    truffa da 250 mila euro a Bari
    BARI - Circa 1.200 omessi versamenti del bollo auto per una evasione totale di oltre 250 mila euro. È quanto ha scoperto la Guardia di Finanza di Bari, coordinata dalla Procura, nell’ambito di una indagine, chiamata 'ghost’, sulla esenzione dal pagamento del bollo auto per cittadini con handicap. L’inchiesta ha accertato centinaia di omessi versamenti della tassa automobilistica nell’arco di diversi anni.
    In particolare, è emerso che per oltre 300 automezzi, esentati dal pagamento del bollo auto in quanto di proprietà o in uso a portatori di handicap, alla morte dell’avente diritto gli eredi non ottemperavano al versamento della tassa prevista e dovuta. Dei 300 automezzi di cui i disabili erano proprietari o utilizzatori, per 190 sono stati individuati 666 eredi/proprietari, coinvolti singolarmente o in solido con altri, che sono stati segnalati alla Regione Puglia e all’Aci provinciale di Bari al fine di avviare le procedure per il recupero delle somme dovute. Esaminate le singole posizioni, per 7 di loro è anche scattata la denuncia all’autorità giudiziaria per truffa.
    Non pagavano il bollo auto truffa da 250 mila euro a Bari - La Gazzetta del Mezzogiorno

    HA LASCIATO IL CARCERE VENERDÌ SCORSO
    Corte appello di Bari non fissa il processo
    libero il boss Valentino
    BARI - Per scadenza dei termini di custodia cautelare è stato scarcerato Vito Valentino, pluripregiudicato barese ritenuto tra le figure di spicco del clan mafioso Strisciuglio. Il 31enne ha lasciato il carcere venerdì scorso perché la Corte d’assise di appello di Bari non ha fissato nei suoi confronti l’udienza del processo di secondo grado.
    Valentino, in carcere dal luglio 2015 per l’omicidio di Domenico D’Ambrosio, ucciso nel 2003 in un bar del quartiere Stanic, era stato condannato nel marzo scorso a 10 anni di reclusione dal Tribunale per i minorenni per fatti relativi a quando era un ragazzino. Nei confronti di Valentino, difeso dall’avvocato Nicola Quaranta, era stata riconosciuta in primo grado l’attenuante della minore età ed era stata esclusa l'aggravante del metodo mafioso.
    La sentenza era stata appellata nel luglio scorso dalla difesa. Poiché Valentino era minorenne quando partecipò al delitto (guidò la moto dalla quale furono sparati i colpi di pistola che uccisero D’Ambrosio), i termini di custodia cautelare preventiva si sono ridotti da 1 anno a 6 mesi. Da luglio a settembre, quindi, la Corte d’assise di appello di Bari (sezione minorile) avrebbe dovuto fissare l'udienza del processo di secondo grado ma non lo ha fatto, determinando la scarcerazione dell’imputato.
    CHIESTA APERTURA PRATICA - Il consigliere del Csm Pierantonio Zanettin ha chiesto al Comitato di presidenza l’apertura di una pratica sul caso del boss Vito Valentino, che - in base a notizie di stampa- sarebbe condannato in primo grado per l'omicidio di Domenico D’Ambrosio, sarebbe stato scarcerato e tornato in libertà, perchè la Corte d’appello non avrebbe ancora fissato il processo di secondo grado.
    Lo scopo dell’iniziativa, «verificare quali problematiche organizzative abbiano determinato la mancata fissazione del processo di appello».
    Corte appello di Bari non fissa il processo libero il boss Valentino - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Tranquillo Briatore, la Puglia non investe in musei
    Musei? Quali musei? Briatore la Puglia non la conosce proprio se accusa i pugliesi di puntare sui musei anziché sui porti per i panfili. Da anni cerco di visitare il museo diocesano di Trani per vedere un’antichissima, interessantissima (a giudicare dalle foto) tavola dedicata a San Nicola Pellegrino, patrono della città. Senza esito perché ho trovato il portone sbarrato a Pasqua e a Natale, d’estate e d’inverno, di mattino e di pomeriggio, nei giorni festivi e in quelli feriali: sempre.
    E i musei comunali? Vorrei tanto rivedere i quadri di Ivo Scaringi ma la pinacoteca di Palazzo Beltrani non ha più nemmeno la targa sul portone (chissà se ha ancora i quadri all’interno). Vabbè, Trani è sul mare, punteranno sulla balneazione. Ma nell’entroterra, dove al massimo possono puntare sui lampascioni, le cose non vanno meglio. Gravina conserva la “Madonna del suffragio” di Francesco Guarini che alcuni considerano il più bel quadro di Puglia: non io, che non sono mai riuscito a vederlo.
    A Bari il museo archeologico di Santa Scolastica è aperto ma a giudicare dai commenti inferociti dei visitatori sarebbe meglio se non lo fosse, visto che dichiara di possedere 30.000 reperti ma poi ne espone solo 6 (gli altri 29.994 saranno in deposito).
    E nel famoso superturistico Salento? Proprio a Otranto dove Briatore aprirà un nuovo Twiga il museo diocesano è chiuso da tempo immemorabile e la casa-museo di Carmelo Bene è da tempo immemorabile solo un annuncio. L’imprenditore dunque si rassicuri: nessuno in Puglia ha mai sottratto soldi ai porti per destinarli ai musei.
    Tranquillo Briatore, la Puglia non investe in musei

    La “follia” di fare impresa vendendo parole
    di L'Intraprendente
    Psichiatra di nascita e napoletano di professione, come lui si definisce, è riuscito a fare impresa vendendo parole e leggende metropolitane, convinto che il vero napoletano sia “un pop-artista”, capace con pochi gesti e senza troppa fatica di guadagnare milioni.
    Claudio Ciaravolo, dopo aver proposto e applicato nuovi metodi di approccio alla malattia mentale, ha deciso di puntare sulla carriera di “psichiartista” e di “creattivo”, inventando alcuni oggetti e facendone non solo opere d’arte ma anche oggetto di uno straordinario business.
    Già negli anni ’70 Ciaravolo crea l’ “Aria d’artista”, di cui vende alcuni poster che vanno subito a ruba. Subito dopo alla Biennale di Venezia, da artista abusivo, presenta e vende l’ “Aria di Napoli” con smog e senza smog, in realtà dei semplici barattoli pieni appunto di aria. Da quel momento “Aria di…” diventa un brand internazionale. Nascono “Air of Naples”, “Air of Paris”, “Air of New York” e perfino “Fog of London” (perché a Londra, l’aria, è tutta nebbia), per non parlare dell’ “Aria Stanca”, l’ “Aria Fritta” e l'”Aria da Fesso”, messe in commercio con notevole successo. Quindi il passaggio da un elemento naturale all’altro: da qui l’“Acqua di Venezia”, l’ “Acqua di Capri”, perfino l’ “Acqua Passata”…
    Ciaravolo si investe allora, un po’ per gioco un po’ per convinzione, del ruolo di neopop-dadaista, capace non di rendere l’arte un elemento pop (come insegnava Andy Wahrol), ma di rendere il pop un elemento artistico. Tutto può diventare arte, pur non essendolo…
    Allo stesso tempo lo psichiatra-inventore inizia a interessarsi (siamo ancora negli anni ’80, quindi si può parlare di un vero precursore) dello studio della comunicazione virale e delle leggende metropolitane, cercando di comprendere come esse impattino nella percezione della realtà. E dunque come una storia falsa, anche incredibilmente falsa, se creduta da tutti, finisca non solo per sembrare ma per diventare vera.
    È il caso della storia della maglietta con cintura di sicurezza inclusa, che Ciaravolo fa credere un fenomeno in voga a Napoli, sebbene sia solo un esperimento scientifico per studiare l’impatto di quelle che oggi chiameremmo “bufale”. O il caso del meraviglioso referendum per abrogare la Juve, con tanto di banchetti per raccogliere le firme distribuiti in tutta Napoli, in cui il confine tra artificio (è evidente che una squadra non possa essere abrogata con un referendum) e verità (oltre 5mila persone accorsero ai banchetti, rendendo dunque la raccolta firme un fatto vero) si sfuma fino ad annullarsi.
    Ma, dopo aver venduto “aria fritta” (in senso letterale) e storie inverosimili (d’altronde, è proprio sulla linea stretta tra verosimile e inverosimile che sguazza ogni inventore e forse ogni napoletano), Ciaravolo capisce che è arrivato il momento di vendere parole. Così si dà al wordshop e inizia a registrare alcuni termini come domini web (siamo all’alba di Internet): chiunque vorrà usare quel dominio nel proprio sito, dovrà comprare la parola. Ciaravolo registra le parole a 9 dollari, riesce a rivenderle fino a 90mila. Si impossessa di parole banalissime, magari legate alla gastronomia americana e italiana, come “hamburger”, “tortellino”, “sfogliatella”, “pastiera”, ma anche nomi di professioni comuni come “cardiologo”, “psichiatra”. Il vero colpo di genio però lo ha quando registra la parola “Dio”. Tutti vorrebbero comprarla, induisti, cattolici, islamici e perfino atei (quantomeno per negarla). Ma lui non cede, ché lucrare su Dio sarebbe veramente troppo. Così quel dominio “Dio” diventa infine uno spazio neutro e gratuito dove vengono segnalate campagne no-profit da parte di associazioni di volontariato. Ciaravolo non è responsabile dei contenuti del sito (lo riempie di volta in volta chi ci scrive), lui è soltanto proprietario di “Dio”.
    La "follia" di fare impresa vendendo parole - L'intraprendente | L'intraprendente


  3. #573
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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli, automobilista picchia i vigili
    per non spostare l'auto in sosta
    di Melina Chiapparino
    Sono stati aggrediti perchè avevano chiesto a un automobilista di spostare il proprio veicolo che intralciava il traffico. Vittime dell'episodio accaduto oggi, nel primo pomeriggio in via Costantinopoli, sono stati due poliziotti municipali dell'Unità operativa San Lorenzo che, durante il turno di servizio, avevano notato un'auto parcheggiata impropriamente lungo l'arteria cittadina. Quando gli agenti si sono avvicinati al conducente per chiedergli di spostare il veicolo non solo hanno subito insulti verbali e minacce ma l'uomo, un 45enne originario di Cancello ed Arnone, in provincia di Caserta, ha cominciato a colpirli con calci e pugni.
    La furia dell'automobilista è costata cinque giorni di prognosi per entrambi i poliziotti municipali refertati in ospedale a causa delle numerose contusioni riportate in tutto il corpo. L'aggressore è stato poi fermato e identificato, nonchè denunciato dai poliziotti municipali.
    Automobilista picchia vigili urbani per non spostare l'auto in sosta | Il Mattino

    Napoli, rissa da gelosia gastronomica
    «Io cucino meglio», «No, imbrogli»
    di Maurizio Cerino
    Uno sguardo di troppo, un menù che ricalca quello del ristorante vicino, una possibile concorrenza sleale sui prezzi praticati, offese reciproche sulla qualità di pietanze e servizio offerti: potrebbero essere questi i motivi di attrito che hanno innescato una violenta rissa ai Quartieri Spagnoli. Per sedarla sono intervenuti gli agenti del Commissariato di Polizia “S. Ferdinando”, diretto dal primo dirigente Maurizio Fiorillo, su segnalazione della centrale operativa del 113, che informava la pattuglia di una risa violenta in corso da parecchio tempo ai Quartieri Spagnoli, zona largo Baracche, che non accennava a terminare. Sul posto i poliziotti hanno sorpreso un folto gruppo di persone, alcune delle quali si azzuffavano tra loro, mentre altre tentavano di calmare i «bollenti spiriti» senza ottenere grossi risultati. I poliziotti, con notevoli difficoltà, sono riusciti a riportare la calma. Uno dei partecipanti alla rissa era disteso sull’asfalto per una ferita alla testa, tanto da richiedere l’intervento del personale sanitario del 118. Gli agenti hanno quindi accertato che l’uomo era stato ferito con una spranga di metallo, ritrovata non lontano dall'«epicentro» della zuffa. Inoltre i poliziotti hanno individuato un altro partecipante alla rissa che aveva impugnato una mazza da baseball, anche questa ritrovata e sequestrata dai poliziotti.
    Tutti i personaggi coinvolti nella rissa, quattro commercianti titolari di due attività per la ristorazione quasi confinanti tra loro, sono stati denunciati in stato di libertà per il reato di rissa aggravata e, per altri due, anche per il reato di «porto abusivo di oggetti atti ad offendere». La persona ferita, accompagnata all’ospedale Loreto Mare, ha riportato lesioni guaribili in 10 giorni.
    Il motivo della rissa, come accertato dagli agenti intervenuti, è riconducibile effettivamente a vecchi dissapori, dettati da gelosia professionale e motivi di concorrenza sleale tra le due attività commerciali.
    «Io cucino meglio», «No, imbrogli» Gelosia gastronomica: scoppia rissa | Il Mattino

    ORIGINARIO DI NARDO'
    Era ricercato in Germania
    imprenditore arrestato a Lecce
    NARDO' (LECCE) - I carabinieri della stazione di Nardo' hanno arrestato a Lecce Pantaleo Pelargonio, 56 anni, sulla base di un mandato di arresto europeo emesso dall’autorità giudiziaria tedesca nel marzo 2014 per i reati di appropriazione indebita ed evasione fiscale e contributiva, commessi in Germania dove aveva sede la sua ditte edile.
    Pelargonio, originario proprio di Nardo', è accusato, in qualità di dirigente di una società edile, di aver omesso tra aprile e gennaio 2013 di versare più di un milione di euro tra tasse e contributi ai lavoratori dipendenti, appropriandosene indebitamente. L’imprenditore è stato arrestato a Lecce mentre passeggiava in strada.
    Era ricercato in Germania imprenditore arrestato a Lecce - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Turisti tedeschi derubati a Paestum, l'albergatore: vergogna, li avete fatti scappare
    di Paola Desiderio
    Capaccio Paestum. Una coppia di giovani tedeschi è stata derubata dei bagagli lasciati in auto, nei pressi della zona archeologica di Paestum. I due giovani, dopo avere parcheggiato, sono scesi dall'auto per recarsi presso il b&b dove dovevano pernottare e si sono fermati giusto il tempo di sorseggiare del vino che il titolare della struttura ricettiva, per consuetudine, offre ai suoi ospiti all'arrivo. Quando sono tornati all'auto per prendere i bagagli l'amara sorpresa. A denunciare l'accaduto, attraverso fb, il titolare del b&b: "Quasi sotto choc per la violazione della loro intimità hanno trascorso una serata sotto il manto della tristezza e stamattina, in anticipo rispetto ai loro programmi iniziali, hanno deciso di far ritorno in Germania. Immaginate che ricordo porteranno di Paestum nel loro cuore. Immaginate il nostro imbarazzo! Un gesto cosi' meschino, da disperati, polverizza quello che noi abitanti di questi luoghi cerchiamo di fare per lasciare nella memoria di chi viene a godere delle bellezze della nostra terra un ricordo piacevole".
    Purtroppo non si tratta di un caso isolato. Altri furti si sono verificati nel corso dell'estate, soprattutto lungo il litorale, come anche in passato erano state prese di mira le auto in sosta dei turisti nei pressi del parco archeologico.
    Turisti tedeschi derubati a Paestum, l'albergatore: vergogna | Il Mattino

    Napoli. Tampona un'auto con lo scooter, gli occupanti
    madre e figlio, lo rapinano e lo pestano
    Hanno rapinato il conducente di uno scooter che aveva tamponato la loro auto, ma sono stati identificati ed arrestati dalla polizia, in seguito alla denucia della stessa vittima. Giuseppina D. P., 42 anni, e Vincenzo E., 26enne, madre e figlio, che erano a bordo di una «Panda», in via Depretis, sono stati urtati dal conducente di uno scooter che stava effettuando la retromarcia.
    Vincenzo E. è sceso dall'auto ed ha colpito ripetutamente al volto il conducente dello scooter, infrangendo gli occhiali che portava. Poi, non contento, si è impadronito anche del portafoglio e del telefono cellulare dell' uomo e si è allontanato con la madre. La vittima del pestaggio e della rapina ha sporto denuncia al commissariato «San Ferdinando», diretto dal primo dirigente Maurizio Fiorillo, fornendo il numero di targa dell' auto degli aggressori. I poliziotti hanno identificato la donna, che abita in Vico Cangiani, nella zona del Mercato, e si sono recati nella sua abitazione. Qui hanno sorpreso il figlio, che stava cercando di allontanarsi ma è stato bloccato. I due sono stati riconosciuti dalla vittima e sono stati arrestati con l' accusa di concorso in rapina.
    Tampona un'auto i passeggeri, madre e figlio, lo rapinano | Il Mattino

    Torino, rapina una banca per fare il regalo di nozze alla figlia: sgominata gang napoletana in trasferta
    Il bottino della rapina in banca, 150 mila euro in contanti, era il regalo di nozze per la figlia. Il padre della sposa, perٍ, non ha partecipato al matrimonio perché, è stato arrestato dai Carabinieri. Il blitz dei militari a Torino, poche ore prima del fatidico si'. In manette altre cinque persone, colleghi dell'uomo arrivati apposta dalla provincia di Napoli, dove risiedevano, per la festa nuziale. La banda è accusata di avere minacciato la direttrice e i clienti della banca rapinata lo scorso 26 agosto, sotto la Mole, e di averli sequestrati e rinchiusi in una stanza prima di fuggire con i soldi. Già pianificata anche un'altra rapina, che i sei volevano compiere dopo la festa.
    Rapina banca per regalo di nozze alla figlia: presa gang napoletana | Il Mattino

    Cari studenti baresi, l’università non è un diritto
    di Simona Sidoti
    L’università non è un diritto. Chi vuole frequentarla deve fare i conti con questa realtà, che non è crudele, è un dato di fatto. Per pagarla, l’università, all’estero gli studenti lavorano, fanno la loro parte. E no, non si inizi col piagnisteo parassitario: in Italia non c’è lavoro. In Italia non c’è lavoro perché non si limita il potere dello Stato, perché si vuole la pappa pronta, perché non si licenziano gli statali in eccesso abbattendo la spesa, affamando la bestia che fa schizzare il costo del lavoro alle stelle per cui le imprese straniere qui non investono e quelle italiane lo fanno all’estero.
    L’università non è un diritto, a Milano come a Bari. A Milano l’università figli di famiglie in difficoltà fanno sacrifici per pagarla, poi ci sono i perditempo. A Bari i figli di famiglie in difficoltà piangono e dicono che devono abbassare le rate, poi ci sono i perditempo. La differenza la si coglie? No? Allora la esplicitiamo: quei ragazzi è verosimile non combinino granché nella vita, se non cambiano atteggiamento. Quei ragazzi lì rischiano seriamente di essere quelli che si illudono che finita l’università ci sia un posto di lavoro ad aspettarli, che chiameranno “sfruttamento” quel tirocinio-gavetta infinito e mortificante che è il mondo del lavoro oggi. Che invece esige intraprendenteza, velocità, flessibilità. Con buona pace del posto fisso. Sono quelli che reputano che, in fondo, lo Stato dovrebbe non farla pagare l’università pubblica. Ed è esattamente questo approccio che ha portato il nostro Paese a mortificare il proprio potenziale, a essere scadente anche nel Terziario pur detenendo l’ottanta per cento del patrimonio artistico mondiale. L’ottanta per cento. Già, perché non si lavora durante i festivi, perché i “diritti” sono acquisiti e inalienabili, perché lo “Stato deve darmi lavoro, questa è una Repubblica fondata sul lavoro”.
    E ammazziamo il merito, la ricchezza, la capacità produttiva. In quel centinaio di studenti che ha invaso il rettorato dell’Ateneo per chiedere di dimezzare le tasse c’è chi manifesta contro l’aumento sancito nel 2015-2016 per far fronte al piano di risanamento. E chiedersi il perché dei buchi da risanare sarebbe saggio, oltre la mera protesta ma questo è un altro discorso. Perché poi, il rettore, che ha prorogato le scadenze dei pagamenti ha anche annunciato: “Consentiremo anche a chi non ha presentato il modello Isee, circa 10mila studenti, e che per questo paga il massimo di rimediare portando ora i documenti in segreteria”. Ecco, presentare l’Isee per tempo è un dovere, nel mondo del lavoro rispettare le scadenze non è considerato facoltativo. “Siamo due sorelle iscritte all’Università e anche se fate slittare i termini di pagamento i miei genitori non sanno dove trovarli 1.600 euro in un mese” , si sfoga con il rettore una studentessa, riporta Repubblica. E ancora, un’altra: “A Medicina devo comprare libri per 500 euro – dice singhiozzando – Non ci sono soltanto le tasse da pagare, non so come fare”. I singoli casi toccano il cuore, i singoli casi ti fanno venire voglia di dire che hanno ragione ma hanno torto, gli studenti di Bari. E oggi, in Italia, non hanno futuro proprio perché per troppo tempo si è detto, a chi è venuto prima di loro, che aveva ragione. E così non è. L’università non è un diritto.
    Cari studenti baresi, l'università non è un diritto - L'intraprendente | L'intraprendente

    Napoli, rubate le offerte a San Gennaro e le offerte delle Messe
    NAPOLI. Sono entrati dalla finestra, di notte, in testa caschi anti-infortuni, e hanno agito indisturbati portando via un bottino di circa 10mila euro: le offerte dei fedeli nel Duomo di Napoli, anche quelle per San Gennaro, la cui festa si è celebrata il 19 settembre, destando la riprovazione di fedeli e turisti mentre il sindaco invita i banditi a restituire i soldi. Un video delle telecamere di sorveglianza ha ripreso quasi venti minuti del furto, prima che, uno dei tre, si accorgesse della telecamera e la girasse verso il muro. Dopo, nel tempo loro necessario a rubare, hanno scassinato la porta dell'ufficio di don Enzo Papa, il parroco della chiesa cattedrale, hanno scardinato un quadro appeso al muro e dietro hanno trovato la cassaforte.
    Quella stessa cassaforte che conteneva le offerte dei fedeli, comprese, come detto, quelle per San Gennaro. Al mattino, il custode ha trovato la cassaforte aperta, non scassinata. «Come sia stato possibile? Bisognerebbe chiedere a loro, ai ladri - dice don Enzo - Quei soldi sarebbero serviti per la pagare i dipendenti, la ditta di pulizie. Sono i soldi dei fedeli per rendere bella la cattedrale». «Chi ha rubato non ha nulla a che vedere con la fede - sottolinea - E' stato violato uno dei comandamenti, il settimo. Sono il primo a riconoscere che è stato fatto del male ai fedeli, rubare è ingiusto a prescindere». Cosi' come, tiene a precisare don Enzo, il furto «non ha a che vedere solo con San Gennaro: quelle erano le offerte delle messe».
    «Restituite subito i soldi - è l'invito del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris - perchè porta molto male ai ladri rubare i soldi a San Gennaro». C'è incredulità tra i fedeli, i turisti che normalmente visitano il Duomo e i cittadini del quartiere. Sono soprattutto loro, i napoletani, ad essere senza parole. «Che scuorno, (vergogna in napoletano, ndr.) rubare le offerte dei fedeli nel Duomo di Napoli», commenta Anna, una del quartiere. «Con quale coraggio sono entrati nel Duomo e hanno rubato? - si domanda Ciro, che abita in zona - Non c'è più rispetto per niente». «Davvero hanno rubato i soldi delle offerte? Non ci credo, è uno scherzo», commenta Andrea, un turista che, con la moglie Anna, è in visita a Napoli da Bergamo.
    «Dove arriveremo? Rubare al Duomo - commenta uno dei commercianti - rubare in chiesa è già di per sè da vigliacchi, farlo in Duomo lo è, se possibile, ancora di più».
    Napoli, rubate le offerte a San Gennaro e le offerte delle Messe - Giornale di Sicilia

    Napoli. Mostra d'Oltremare: cumuli di rifiuti «salutano» il festival dell'Oriente
    Mostra d'Oltremare invasa dai rifiuti dopo la kermesse
    di Oscar De Simone
    Degrado ed incuria, salutano il festival dell’oriente. Cumuli di rifiuti di ogni genere e grandezza infatti, fanno da sfondo alla piazza intitolata a Vincenzo Tecchio dove all’indomani dell’esposizione delle bellezze orientali, ad essere visibile è lo scempio partenopeo.
    Dalle fioriere lungo lo spiazzo, alle aree verdi e sino alle scalinate accanto alla torre polimaterica, dalla sua caratteristica forma ad elica, è stato lasciato di tutto dai visitatori accorsi alla manifestazione.
    Cartoni piattini in plastica e bottiglie in vetro, formano una vera selva di spazzatura in cui gli studenti e gli abituali frequentatori del posto, sono costretti a fare un pericoloso slalom. Ma non solo. Anche i residui di vernice generati dalle nubi colorate dal rito induista dell’Holyi festival, sono ancora ben visibili sul pavimento.
    Un “ricco” mosaico di colori e pattume insomma, “caratterizza” da ieri sera una delle piazze più abbandonate del quartiere flegreo.
    Mostra d'Oltremare: cumuli di rifiuti «salutano» il festival dell'Oriente | Il Mattino



    Assegni sociali dall'Italia ma residenza all'estero: ecco la truffa
    AGRIGENTO. Trentacinque persone residenti all'estero, principalmente in Venezuela e Argentina, che avrebbero dichiarato di essere residenti in Italia per percepire senza averne diritto un assegno sociale di circa 500 euro al mese, sono indagate tra Sciacca, Menfi e Sambuca di Sicilia, nell'Agrigentino, per frode all'Inps, dalla Procura di Sciacca.
    Le 35 persone denunciate avrebbero complessivamente percepito senza averne diritto circa 2,2 milioni di euro, somma per la quale la Procura e la Guardia di finanza stanno attivando le procedure di recupero. L'indagine è denominata 'Overland' ed in queste ore le Fiamme gialle della locale compagnia stanno notificando agli indagati un avviso di conclusione delle indagini preliminari.
    I militari della Guardia di finanza nel corso dell'indagine hanno controllato la posizione di oltre 1.400 destinatari di assegno sociale. Secondo quanto accertato, gli indagati, residenti all'estero, sarebbero rientrati in Italia per brevissimo periodo, giusto il tempo di trasferire la residenza e richiedere l'erogazione del beneficio, per poi fare rientro negli Stati di provenienza. I militari della compagnia di Sciacca hanno anche scoperto che una donna che non avrebbe comunicato la morte del padre avvenuta oltre due anni fa per continuare ad incassare l'assegno mensile che lo stesso genitore avrebbe incassato illecitamente.
    Assegni sociali dall'Italia ma residenza all'estero: ecco la truffa - Giornale di Sicilia

    In 8 morirono per scambio tra tubi di ossigeno
    11 le condanne a Taranto
    TARANTO - Il tribunale di Taranto (presidente Alessandro de Tomasi, giudici a latere Paola Incalza e Benedetto Ruberto) ha condannato 11 imputati nel processo per gli otto decessi che si sono verificati nel reparto di Unità di terapia intensiva dell’ospedale (Utic) di Castellaneta tra il 20 aprile ed il 4 maggio del 2007. Secondo l’accusa, i pazienti cardiopatici inalarono in dosi letali protossido di azoto (un potente anestetico) al posto dell’ossigeno a causa di una inversione nell’innesto delle tubazioni. A vario titolo venivano contestati i reati di omicidio colposo plurimo, falso ideologico, frode nelle pubbliche forniture e violazioni amministrative.
    Sono numerose le inosservanze riscontrate dalla commissione tecnica che ha eseguito la perizia. A cominciare dal doppio errore nei collegamenti (ossigeno-protossido di azoto ed aria medicale-ossigeno) degli impianti gas medicali. In un vano passacavi fu rilevata la contemporanea presenza di tubazioni di gas, cavi di rete-dati e cavi elettrici. Inoltre, sarebbe risultata inidonea o persino assente la descrizione dettagliata del progetto. Se ci fosse stata, secondo la commissione tecnica, si sarebbe potuto evitare l’errore di collegamento causato addirittura dallo scambio nella identificazione di tubazioni aventi sezioni diverse.
    In 8 morirono per scambio tra tubi di ossigeno 11 le condanne a Taranto - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Giardiniere in Irpinia, diventa jihadista dell'Isis
    Dopo tre mesi di impiego parti' per la Siria. Il coinvolgimento di Fatima Sergio, la "lady Jihad" che pontificava in tv da Barbara D'Urso
    Giovanni Vasso
    Faceva il giardiniere, ha scelto di unirsi all'Isis e diventare un soldato del Califfo. Nell’ambito del processo contro Fatima Sergio, la “convertita” italiana che scelse di recarsi in Siria a combattere per Daesh emergono particolari inquietanti sulla capacità di arruolamento da parte delle cellule del terrorismo internazionale.
    Il fatto emerso durante il dibattimento ha come sfondo i placidi colli dell’Irpinia. Arrivato in Italia da pochi mesi, un giovane marocchino s’era trovato un posto come giardiniere a Cervinara, piccolo comune dell’avellinese che conta poco meno di 10mila abitanti. Ci è rimasto per tre mesi in Irpinia, nessuno – a quanto pare – se ne ricorda benissimo. Datori di lavoro e colleghi lo avrebbero descritto come un uomo riservato, grande lavoratore, all'apparenza pacato: un vero e proprio insospettabile. La sua permanenza in Campania non è durata molto, pero'. Fino a quando ha incontrato qualcuno che gli ha magnificato le lodi del Califfato, lo ha convinto a farsi terrorista per il Jihad e a partire verso la Siria. Siamo nel 2014.
    Il viaggio dalla Campania al Medio Oriente sarebbe avvenuto tramite la tappa obbligata di Milano dove, a quanto pare, agirebbero un gruppo di “smistatori” di foreign fighters dall’Occidente fino agli scenari di guerra che vedono impegnate le bandiere nere di Daesh. Questi elementi sono considerati di fondamentale importanza dagli investigatori e dai magistrati per ricostruire le vie della guerra che attraversano l’Italia e che si dipanano lungo la scia di schede telefoniche estere (il marocchino ne avrebbe usata una turca per contattare un "gancio") e favoreggiatori internazionali.
    Il coinvolgimento nelle reti della lady italiana della Jihad, Maria Giulia Sergio – che convertendosi ha assunto il nome arabo di Fatima – sembra accertato, da comprendere è il ruolo che la donna poteva rivestire. Il collegamento, infatti, sarebbe – come riferisce Il Mattino – nelle origini della madre della donna, avellinese proveniente da Domicella, centro che dista meno di 50 chilometri da Cervinara. Sia la Sergio che il giardiniere con il pallino della Jihad avrebbero fatto ricorso alla stessa organizzazione per raggiungere il Califfato. Fatima Sergio, che è partita per la Siria dove attualmente si troverebbe, divenne famosa per la sua partecipazione ai talk show televisivi italiani in cui condannava gli usi e i costumi delle donne occidentali.
    Giardiniere in Irpinia, diventa jihadista dell'Isis - IlGiornale.it



    Napoli, folla tenta di impedire l’arresto del boss
    Preso nel quartiere Barra il latitante Cuccaro, reggente del clan. Le auto dei carabinieri circondate dalla gente, che tenta di strappare l’uomo dalle mani degli agenti
    NAPOLI
    E' un boss amato dalla «sua» gente, Luigi Cuccaro, 42 anni, reggente, con il fratello Michele, dell’omonimo clan di camorra dei quartiere Barra e Ponticelli di Napoli: è stato preso la scorsa notte dai carabinieri nella casa del cognato dove oggi, insieme a moglie, figlio e parenti, avrebbe festeggiato il suo onomastico. E la sua gente, ancora una volta, gli ha dimostrato il proprio amore, tentando di liberarlo: le urla d’allarme lanciate dai suoi parenti nel cuore della notte, quando è stato ammanettato, hanno richiamato davanti alla palazzina «di famiglia» almeno una sessantina di persone che hanno cercato di ostacolare l’arresto dei militari, per strappare al carcere il loro uomo.
    I carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata (Napoli) avevano preventivamente circondato la zona ma ciononostante sono stati costretti a faticare non poco per liberarsi dalla morsa della folla e portare via il latitante. Gli investigatori sapevano che Cuccaro non avrebbe lasciato il «suo» quartiere e tenevano sotto controllo la zona da tempo. Quando le forze dell’ordine fanno fatto irruzione nell’appartamento nei pressi di via Giambattista Vela, Luigi Cuccaro si è nascosto in un’intercapedine ricavata nell’ingresso della casa, coperta da un attaccapanni in legno. I militari si sono accorti della presenza dell’anfratto e dopo avere rimosso la copertura si sono trovati davanti il latitante che cercavano da circa due anni. Lui è venuto fuori con calma e in mano la carta d’identità. Si è rivolto ai carabinieri e ha detto: «Sono Luigi Cuccaro». Poco dopo, davanti alla palazzina, si è scatenata la rivolta di numerosi abitanti della zona.
    Cuccaro è destinatario di tre ordinanze di arresto, emesse su richiesta della direzione distrettuale Antimafia per omicidio, associazione per delinquere di tipo mafioso e associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e al contrabbando. Quando è stato portato fuori dalla caserma dei carabinieri di Torre Annunziata, Cuccaro ha trovato ad attenderlo una quindicina di persone, tra cui donne e bambini. E' apparso sicuro di sè e ha ricambiato il saluto dei presenti lanciando platealmente loro un bacio. «Con l’operazione di oggi - ha detto il tenente colonnello Antonio Petti, comandante del gruppo di Torre Annunziata - viene sconfitta una figura simbolica, che è quella del latitante, che riteneva di potersi avvantaggiare a oltranza della copertura del proprio territorio di riferimento». Sulla resistenza della folla è intervenuto da Casal di Principe lo scrittore Roberto Saviano: «Quello che è accaduto a Barra è la dimostrazione che la battaglia per sconfiggere la camorra è ancora lunga e non dobbiamo essere ingenui nel credere che abbiamo già vinto».
    Luigi Cuccaro è accusato, insieme con il fratello Michele (attualmente latitante e ora unico reggente del clan), anche dell’omicidio di Ciro Veneruso, detto «o’ baffone», elemento apicale dell’omonima famiglia malavitosa. «O’ baffone» venne ucciso il 26 luglio del 1996 a poca distanza da Palazzo Magliaro, la roccaforte dei Cuccaro, da un commando giunto sul posto in sella a moto di grossa cilindrata che gli scarico'ddosso una pioggia di proiettili. La famiglia camorristica dei Veneruso è ritenuta mandante dell’agguato scattato nel novembre del 2000, durante il quale venne uccisa per errore una bambina di due anni, Valentina Terracciano, che era in braccio al padre, tra gli obiettivi del raid.
    Napoli, folla tenta di impedire l?arresto del boss - La Stampa

    Il plateale bacio indirizzato ai parenti dal latitante Luigi Cuccaro


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    Predefinito Re: Terryes

    Lavali, lavali, lavali col fuoco,
    o Vesuvio lavali col fuoco!
    (Slogan calcistico)
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #575
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    Predefinito Re: Terryes

    Lite condominiale sfocia nel sangue
    40enne con ferita da taglio al collo
    di Melina Chiapparino
    È sfociata nel sangue una lite tra condomini durante la quale è stata ferita una 40enne napoletana. L'episodio è accaduto stamane intorno a mezzogiorno nel quartiere Poggioreale, dove alcuni residenti di una palazzina in via del Macello sono stati coinvolti in un alterco che, nel giro di una manciata di minuti, è degenerato in una vera e propria rissa.
    Sembra che tra gli abitanti del condominio ci fossero vecchie ruggini e tensioni esplose violentemente durante la lite che avrebbe dovuto essere nulla di più che un civile confronto tra le famiglie. La donna ha riportato un taglio sul collo per cui è stato necessario il trasporto in ospedale dove è stata suturata sebbene ancora non sia chiaro con quale oggetto l'inquilino aggressore l'abbia colpita.
    Lite condominiale sfocia nel sangue 40enne con ferita da taglio al collo | Il Mattino

    Il compagno la schiaffeggia, lei lo accoltella: lite choc a Napoli
    Al culmine di un litigio il convivente la schiaffeggia e lei reagisce ferendolo alla spalla con una coltellata: è successo ieri sera, in un appartamento di Napoli. L'uomo è finito in ospedale: per fortuna non è grave. I medici lo hanno medicato e giudicato guaribili in dieci giorni. La donna, invece, che ha 34 anni, è stata rintracciata nell'abitazione dei genitori dagli agenti del commissariato di Polizia «San Carlo Arena».
    Ad avvertirli è stata proprio la vittima: nell'abitazione i poliziotti hanno trovato tracce ematiche e tre coltelli da cucina lunghi circa 21 centimetri. La coppia aveva allacciato una relazione sentimentale da appena due mesi. Discordanti sono state le versioni dell'accaduto fornite dall'uomo e dalla donna. Quest'ultima, alla fine, è stata denunciata con l'accusa di lesioni.
    Il compagno la schiaffeggia, lei lo accoltella: lite choc a Napoli | Il Mattino

    OTRANTO
    Mosche su banchetto cameriere spruzza spray
    OTRANTO - Un cameriere intento a spruzzare uno spray per mosche e zanzare sul ricco buffet di un ricevimento nuziale: la scena è stata immortalata con alcune fotografie da uno dei presenti alla festa organizzata in una struttura all’aperto nella zona di Otranto, il quale poi ha consegnato le immagini allo Sportello dei Diritti di Lecce.
    L'episodio risale allo scorso 25 settembre, in un periodo della stagione popolato soprattutto da mosche che, attirate dagli odori delle pietanze in bella vista, sono accorse numerose.
    Il cameriere deve aver pensato che la soluzione più semplice e veloce fosse quella di scacciare via i fastidiosi insetti e, pensando di non essere visto, ha fatto ricorso all’insetticida, spruzzandolo ovunque, anche sui piatti colmi di mozzarelle, prosciutto e quant'altro era in bella mostra sulla tavola.
    Mosche su banchetto cameriere spruzza spray - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Napoli, lite tra infermiere e medico prima di entrare in sala operatoria
    di Raffaele Cava
    CASTELLAMMARE. Lite e botte tra un infermiere e un chirurgo prima di entrare in sala operatoria. E' successo nello scorso weekend nel reparto di Chirurgia dell'ospedale San Leonardo di Castellammare.
    L'equipe medica insieme ad infermieri ed anestesisti è pronta ad entrare in sala operatoria, dove vi è già una paziente in attesa di un intervento di chirurgico. Nasce un alterco tra uno degli infermieri e il chirurgo di turno, volano parole grosse ed in un attimo i due passano alle vie di fatto. Schiaffi e pugni tra i due camici bianchi poco prima di un delicato intervento chirurgico.
    La lite sarebbe nata per alcune disposizioni date dal chirurgo e mal digerite dall'infermiere. Alla fine entrambi si sono fatti refertare al pronto soccorso dell'ospedale San Leonardo, hanno riportato contusioni ed escoriazioni. I due hanno poi denunciato l'episodio alle forze dell'ordine.
    Schiaffi e pugni, è lite tra l'infermiere e il chirurgo prima dell'intervento | Il Mattino

    ASSENTEISMO
    Milazzo, al centro massaggi o al bar durante orario di lavoro: obbligo di firma per 59 comunali
    MESSINA. La Guardia di Finanza sta eseguendo 59 misure cautelari dell'obbligo di firma nei confronti di altrettanti dipendenti del Comune di Milazzo (Messina) presunti assenteisti, emessi dal Gip del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto Fabio Gugliotta.
    I dettagli dell'operazione, denominata 'Libera uscita', saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà nella sede del Comando provinciale di Messina alle ore 10.30 alla presenza del Procuratore di Barcellona Pozzo di Gotto Emanuele Crescenti.
    C'era chi andava a fare shopping e chi se ne stava seduto al bar, chi invece di lavorare passava ore in un centro massaggi e chi allenava la squadra di basket: la Guardia di Finanza ha denunciato 59 dipendenti del Comune di Milazzo, in provincia di Messina, per truffa aggravata ai danni dello Stato. Nei confronti dei dipendenti pubblici il Gip del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto ha disposto l'obbligo di firma presso l'autorità giudiziaria.
    L'inchiesta, durata diversi mesi e coordinata dal procuratore di Barcellona Emanuele Crescenti e dai pm Federica Paiola e Rita Barbieri, ha consentito di accertare le responsabilità di una parte consistente dei dipendenti del comune di Milazzo: i 59 denunciati corrispondono infatti al 30% dell'intero personale.
    Grazie alle telecamere piazzate nel palazzo comunale e ai pedinamenti, i finanzieri hanno ricostruito i movimenti di tutti i dipendenti infedeli, scoprendo «diffuse e reiterate» irregolarità che hanno consentito di totalizzare più di mille ore di assenze ingiustificate dal lavoro.
    Gli uomini della Guardia di Finanza hanno accertato che i dipendenti, a piccoli gruppi, si mettevano d'accordo tra loro affinché uno timbrasse il badge di tutti gli altri, consentendo così ai colleghi di arrivare in ritardo, di uscire in anticipo e di assentarsi per motivi personali.
    Seguendo i dipendenti pubblici, i finanzieri hanno scoperto che molti di loro passavano il tempo al bar, mentre altri andavano tranquillamente a fare shopping nei negozi del centro. Ma non solo: uno dei dipendenti, durante l'orario di lavoro, andava regolarmente ad allenare la squadra di basket, facendosi timbrare il cartellino ma segnandosi anche lo straordinario.
    Un funzionario dell'ufficio per i procedimenti disciplinari del Comune, invece, è stato beccato mentre andava in un centro di terapia per una seduta di massaggi.
    Assenteismo a Milazzo, obbligo di firma per 59 comunali - Giornale di Sicilia

    Roma, i rom gestiscono l'isola ecologica
    Scoperta una rete di famiglie rom che gestiva illegalmente lo smaltimento e il riciclo dei rifiuti nella periferia della Capitale
    Alessandra Benignetti
    A Roma da mesi è emergenza rifiuti, e ognuno si organizza come puo'. Purtroppo, pero', non si parla di progetti innovativi per la differenziata, ma del sequestro, effettuato mercoledi' scorso dalla Polizia di Roma Capitale, di un’isola ecologica illegale gestita da una rete di famiglie rom, che si occupavano di smaltire e riciclare i rifiuti al posto dell’azienda municipalizzata Ama, offrendo il proprio servizio ad aziende e privati ad un prezzo concorrenziale rispetto all'azienda dei rifiuti capitolina.
    Dopo settimane di indagini, infatti, gli agenti del Gruppo Sicurezza Pubblica ed Emergenziale della Polizia Locale hanno sequestrato un deposito in cui era stata allestita, “in un'area di proprietà del Comune confinante con l'isola ecologica Ama”, una “vera e propria piattaforma abusiva realizzata per la gestione illegale dei rifiuti”.
    Secondo quanto riferiscono le agenzie di stampa una rete di famiglie rom si occupava di raccogliere a basso costo i rifiuti, nelle vicinanze dei centri di raccolta Ama, per poi trasportarli nei campi rom di provenienza, dove avveniva lo smaltimento. “I rifiuti con un valore economico, apparecchiature elettriche e metalli” che vengono portati da aziende e privati nei centri di raccolta Ama, si legge nella ricostruzione, venivano intercettati all’ingresso delle isole ecologiche dai nomadi, che si offrivano di smaltirli ad un prezzo più basso rispetto a quello offerto dall’Ama. Lo stesso tipo di rifiuti, inoltre, spesso veniva rubato nelle ore notturne. Tant’è che l’Ama è stata costretta ad istituire un servizio di sicurezza per evitare i furti.
    Il deposito è stato sequestrato e due extracomunitari sono stati denunciati per reati ambientali. Sono stati denunciati anche i titolari delle aziende a cui la rete aveva già consegnato illecitamente tra gennaio e settembre dello scorso anno 80 tonnellate di rifiuti.
    Roma, i rom gestiscono l'isola ecologica - IlGiornale.it

    Sgominata una banda di usurai nella Sibaritide
    Operazione congiunta dei carabinieri e delle fiamme gialle. Fermate due persone che applicavano tassi con interessi fino al 400%. Tra le vittime anche soggetti affetti da gravi patologie
    CORIGLIANO CALABRO Chiedevano somme di denaro con tassi usurari elevati anche a persone affette da gravi patologie. I carabinieri di Corigliano Calabro e i militari della Tenenza della guardia di finanza di Montegiordano hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Castrovillari su richiesta della Procura, nei confronti di due cittadini di Trebisacce.
    Nello specifico a Francesco Ugolini, 40 anni, già sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, veniva applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari per i reati di usura ed estorsione, mentre per il nipote Giuseppe Ugolini, 29 anni, è stato disposto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per il reato di favoreggiamento. Secondo gli inquirenti l'attività, avente come epicentro Trebisacce, veniva perpetrata dal 2013 nei confronti di almeno 13 cittadini della Sibaritide oltreché in contanti, anche tramite il rilascio di cambiali e assegni bancari. Le indagini hanno permesso di accertare come venissero date in prestito delle somme di denaro con interessi fino al 400%. Francesco Ugolini è già stato destinatario di sequestro preventivo di conti postali e bancari, e «l'indole di questi - affermano gli investigatori - trapelava dalla circostanza che vedeva lo stesso richiedere le somme anche a una vittima in grave stato di salute, raggiunta durante un trattamento di dialisi».
    Corriere della Calabria - Sgominata una banda di usurai nella Sibaritide

    Da Sant'Antimo a Torino per rapina
    arrestata la figlia del boss
    Identificata e arrestata una rapinatrice in trasferta dagli uomini del commissariato San Paolo della questura di Torino. Armata di pistola, la rapinatrice insieme a un complice, ha manifestato sin da subito una forte determinazione e molto sangue freddo, nonostante fosse a volto scoperto.
    L’atteggiamento della donna ha indirizzato immediatamente gli investigatori a cercare i responsabili in un contesto criminale diverso dalla locale criminalità da strada. Si tratta di una 41enne campana, rampolla emergente del clan Verde di Sant’Antimo, figlia del boss. L’uomo suo complice è ancora ricercato.
    Dalla Campania a Torino per rapina catturata la figlia del boss | Il Mattino



    Il business del pane nelle mani del clan dei Casalesi: nel mirino l'imprenditore Morico
    Il clan dei Casalesi gestiva in regime di monopolio la distribuzione del pane nel Casertano, attraverso le aziende dell'imprenditore Gianni Morico che, nei suoi uffici, emerge dalle indagini, ospitava anche i summit del clan, in particolare quelli della fazione guidata dall'ex boss Michele Zagaria, dopo l'arresto finita nelle mani del suo guardaspalle, Nicola Del Villano, e, soprattutto, di suo cugino, Pasquale Fontana. In un blitz, a cui ha preso parte anche la Polizia Penitenziaria, sono stati sequestrati beni per 18 milioni, riconducibili al clan, e arrestate persone (6 in carcere e 9 ai domiciliari). I finanzieri hanno messo i sigilli a diverse società e attività imprenditoriali che la cosca usava per gestire il monopolio nella gestione della distribuzione del pane e di altri prodotti alimentari nel Casertano. Il guardaspalle del boss, inoltre, «sedava» i conflitti che sorgevano per questioni economiche riguardanti gli investimenti delle varie fazioni nei settori immobiliare e commerciali.
    I commercianti del casertano erano costretti ad acquistare il pane del clan dei Casalesi, prodotto dall'imprenditore Gianni Morico, titolare del marchio omonimo e anche di un elegante bar di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), che per garantirsi il risultato ricorreva ai «servigi» di Mario Maio, esponente di spicco di un'altra fazione, quella riconducibile a Francesco Schiavone, detto «Sandokan», personaggio facente parte della cosiddetta «manovalanza» della cosca, che si occupava anche di riscuotere il denaro delle estorsioni. La circostanza emerge dalle indagini che oggi hanno portato all'arresto di nove persone e al sequestro di beni (aziende e società) riconducibili alla fazione Zagaria del Clan dei Casalesi del valore di circa 18 milioni di euro. Il clan imponeva il suo pane ai commercianti di numerosi comuni: Grazzanise, Cancello ed Arnone, Pastorano, Santa Maria Capua Vetere, Sparanise, Teano e Giugliano in Campania. Il cugino del boss Michele Zagaria, Pasquale Fontana (figlio di una sorella del padre del capoclan, ndr), invece, dava indicazioni riguardo gli investimenti da fare. Non solo, a lui spettava anche designare coloro che avrebbero ricoperto il ruolo di prestanome. Morico e Maio si occupavano anche di mettersi d'accordo con le altre fazioni del clan riguardo la ripartizione delle aree di distribuzione dei prodotti da forno e degli utili.
    Il monopolio del mercato del pane gestito dal clan dei Casalesi | Il Mattino

    Coi soldi sprecati dalla Sicilia si potrebbe fare un Ponte sullo Stretto ogni cinque anni
    La vera grande opera per la Sicilia? Via lo Statuto Speciale che ha prodotto solo sprechi e clientele. Se i costi del pubblico fossero in linea con le regioni più virtuose, ci sarebbero 2 miliardi all'anno in più da spendere. Il Ponte ne costa 8,5. Fate due conti
    di Francesco Cancellato
    L’ultima scoperta è che sui 15 mila addetti della Regione Sicilia 6 mila non possono essere trasferiti: 3mila di loro - uno su cinque! - perché sono dirigenti sindacali. Tremila, perché usufruiscono dei 3 giorni di permesso al mese (e dell’intrasferibilità) previste della “legge 104” per disabilità propria o di un familiare.
    Se vi sembra abbastanza per scandalizzarvi, tirate un bel respiro e aggrappatevi alla poltrona. La Sicilia, in fatto di spesa pubblica e sprechi, è qualcosa da Guinness dei Primati. La spesa per il personale pubblico è pari a 2 miliardi di euro, laddove il totale nazionale è pari a 6. Avete capito bene: un terzo della spesa nazionale per il personale finisce sull'Isola.
    Andiamo avanti: la Sicilia è l’unica regione in cui i comuni spendono più del 40% di spesa corrente per il personale. Nel resto dell’Italia la media è attorno al 20%. Ancora: la sola assemblea regionale siciliana costa circa 165 milioni di euro, laddove in Lombardia ne costa 68, in Piemonte 66, in Campania 62. Costo, questo, che oltre allo straboccante peso dei dipendenti è anche figlio di una classe politica che recentemente la Corte dei Conti ha definito come “la più costosa d'Europa”. Una classe politica che si fa rimborsare, pro capite, circa 28 caffè al giorno, per 365 giorni l’anno, festivi compresi. Che nel 2014 ha subito condanne per danno erariale pari a 39 milioni di euro (record!). E che in piena buriana da patto di stabilità si ritrova sindaci di piccoli comuni che alzano il gettore di presenza per i consiglieri comunali del 417%.
    Dimenticavamo: il bilancio 2015 della Regione Sicilia è in disavanzo di 6,19 miliardi e un accordo Stato-Sicilia ha concesso all’Isola che la compartecipazione agli introiti Irpef passi dai 500 milioni del 2016 a 1,7 miliardi nel 2018. In cambio, la Regione dovrà tagliare il 3% di spesa corrente, a partire dal 2017.
    La spesa per il personale pubblico siciliano è pari a 2 miliardi di euro, su un totale nazionale che è pari a 6. La Sicilia è l’unica regione in cui i comuni spendono più del 40% di spesa corrente per il personale. Nel resto dell’Italia la media è attorno al 20%. Ancora: la sola assemblea regionale siciliana costa circa 165 milioni di euro, laddove in Lombardia ne costa 68, in Piemonte 66, in Campania 62
    Non sappiamo se ce la faranno. Quel che bisognerebbe mandare a memoria, piuttosto, è che quando si parla di sprechi, di spese inutili e di costi fuori controllo a proposito della Sicilia forse parlare del Ponte sullo Stretto è quantomeno fuori luogo. Un’opera cara, certo. Una cattedrale nel deserto il cui unico indotto che produrrebbe è costruirla, probabilmente. Un’opera, tuttavia, che costerebbe 8,5 miliardi di euro, più o meno cinque anni di stipendi pubblici siciliani. O, se preferite, un anno e mezzo di perdite della Regione. E che i 600 milioni di euro che si calcolano come già spesi per i lavori preliminari dal 1870 a oggi, sono più o meno pari a quel che l’Assemblea Regionale Siciliana ha speso in più di quella lombarda negli ultimi sei anni.
    Coi soldi sprecati dalla Sicilia si potrebbe fare un Ponte sullo Stretto ogni cinque anni - Linkiesta.it

  6. #576
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio

    Sprangate su svizzero che va troppo piano, denunciato 24enne in Sardegna
    Indispettito perche' il conducente che l'auto che lo precedeva andava troppo piano, l'ha superato e bloccato per poi picchiarlo con una spranga di ferro. Un giovane romano di 24 anni, L.F., in vacanza in Sardegna, e' stato denunciato stanotte dai carabinieri per l'episodio avvenuto lo scorso 17 agosto a Pittulongu, a Olbia. La vittima e' un turista svizzero di 55 anni, che ha riportato fratture multiple ed e' ricoverato nell'ospedale cittadino con una prognosi iniziale di 45 giorni per poi essere operato il 22 agosto.
    Il 24enne e' accusato di lesioni personali gravissime pluriaggravate, violenza privata e porto abusivo di oggetti atti ad offendere. Grazie ad alcuni testimoni, riusciti a rilevare alcuni dei numeri della targa dell'auto condotta dal turista romano, i carabinieri sono riusciti a risalire all'aggressore, che ieri sera e' stato bloccato nel porto di Olbia: la sua vacanza era finita e stava per rientrare a casa. Durante la perquisizione nei suoi confronti e' stato sequestrato un antifurto bullock, probabilmente utilizzato per picchiare l'automobilista svizzero. Gli inquirenti chiederanno alla magistratura una misura restrittiva nei confronti del denunciato, data la gravita' dell'episodio.
    Sprangate su svizzero che va troppo piano, denunciato 24enne in Sardegna
    Non colgo il senso di questo thread, perché un terrone del nord dovrebbe riportare delle notizie riguardo la Sardegna? Come se io sardo aprissi una discussione per elencare tutte le malefatte che i terroni del nord e del sud compiono quotidianamente nella mia terra (dalle truffe giornaliere, agli appalti truccati, ai furti di sabbia o al lancio di rifiuti per strada)?

    Ermenbaldo, o come cazzo si chiama, ha riportato una notizia riguardante un turista romano che in Sardegna ha preso a sprangate un turista svizzero, povero idiota terrone settentrionale. Olbia, prende uomo a sprangate perché guidava troppo piano: denunciato turista - Sardiniapost.it - SardiniaPost - Libero 24x7

  7. #577
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    Predefinito Re: Terryes

    Qui siamo in Padania, amico.
    E qui vige l'educazione.
    Per cui, se proprio vuoi dire qualcosa, cerca di farlo anzitutto con le dovute buone maniere.
    Gli insulti tienili per la tua bocca, la tua casa e per chi la occupa.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #578
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da quaquaraqua Visualizza Messaggio
    Non colgo il senso di questo thread
    Non me ne stupisco, come non mi stupisco del fatto che tu, involontariamente, contribuisci al fine intrinseco del thread.
    perché un terrone del nord
    Sono del nord, ma, purtroppo per te, non sono un tuo consimile....
    dovrebbe riportare delle notizie riguardo la Sardegna?
    E' forse proibito riportare notizie riguardo alla Sardegna?
    Come se io sardo
    Nessuno è perfetto!(cit.)
    aprissi una discussione per elencare tutte le malefatte che i terroni del nord e del sud compiono quotidianamente nella mia terra (dalle truffe giornaliere, agli appalti truccati, ai furti di sabbia o al lancio di rifiuti per strada)?
    Perchè non la apri?
    Ermenbaldo, o come cazzo si chiama
    "Erlembaldo", Er-lem-bal-do, capisco le dfficoltà tue, e dei tuoi simili, nel compitare un nome di origine aryo-germanica, ma se lo ripeti lentamente per un migliaio di volte non escludo che tu ci possa anche riuscire.
    ha riportato una notizia riguardante un turista romano che in Sardegna ha preso a sprangate un turista svizzero, povero idiota terrone settentrionale.
    Però! Sul settentrionale ci hai azzeccato! Notevole, notevole.....
    Forse l'ambiente sardo stimola i bassi istinti di certi soggetti etnici, come stimola negli autoctoni una insana passione "posteriore" nei confronti degli ovini.
    Comunque debbo riconoscere che la scelta del tuo nick denota una lodevole autoconsapevolezza(in senso sicùlo....).

  9. #579
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    Predefinito Re: Terryes

    Donna uccisa dal compagno: lui era ossessionato dalla paura del tradimento
    Accecato dalla gelosia, a poco più di un mese e mezzo dall’inizio della loro storia. E’ questo il movente che ha fatto scattare il raptus omicida nel 54enne Michele Castaldo, accusato del delitto della 46enne moldava Olga Matei, avvenuto nella notte tra mercoledì e giovedì a Riccione.
    L’uomo, divorziato e con tre figli, ha raccontato ai carabinieri di essere ossessionato dal tradimento avendone già subiti, a suo dire, in passato. Lui e Olga, commessa in un negozio di ottica di Miramare (frazione di Rimini), si erano conosciuti in estate in un locale di Riccione.
    Da quel momento avevano iniziato a frequentarsi ma lui aveva subito manifestato le sue insicurezze chiedendole insistentemente di vedere il cellulare perché sospettava che altri spasimanti le mandassero dei messaggi. Mercoledì sera si erano visti per un chiarimento e la donna gli ha comunicato di voler mettere fine alla storia. A quel punto lui le ha messo le mani al collo e ha stretto, fino a quando Olga ha smesso di respirare.
    Donna uccisa dal compagno: lui era ossessionato dalla paura del tradimento - Gazzetta di Parma

    Diffusione del cognome CASTALDO - Mappe dei Cognomi Italiani

    Sgomberato palazzo abusivo inquilini napoletani in lacrime
    di Mariano Fellico
    Giugliano. È iniziato alle prime ore del mattino lo sgombero di un palazzo di via Signorelli. Lo stabile abusivo dovrà essere abbattuto. Sul posto gli agenti del commissariato di polizia di Giugliano, diretti dal primo dirigente Pasquale Trocino, che hanno il compito di sgomberare l'edificio. In lacrime gli abitanti dello stabile. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, gli occupanti dello stabile avrebbero subito una sorta di truffa dai proprietari degli appartamenti in quanto gli avrebbero affittato le case di cui già conoscevano il destino, ossia la demolizione, in quanto completamente abusive.
    Sgomberato palazzo abusivo inquilini napoletani in lacrime | Il Mattino



    Napoli, polizia sequestra scuolabus abusivo e intestato a un morto
    Napoli - Ancora uno scuolabus abusivo scoperto dalla Polizia a Napoli. Una pattuglia del Distaccamento Polstrada di Nola lo ha intercettato a seguito di segnalazione anonima: si tratta di un Fiat Ducato intestato a un morto, il cui conducente stava effettuando un trasporto di alunni nonostante fosse sprovvisto di qualsiasi autorizzazione comunale. Tra l'altro il veicolo, abilitato al trasporto di massimo 9 persone compreso il conducente, trasportava ben 14 alunni, di cui 4 ragazzi in piedi collocati in uno spazio angusto posto tra l'ultimo sedile posteriore e il vano portapacchi. Il veicolo è stato sottoposto a fermo amministrativo, mentre all'autista sono state contestate numerose infrazioni al Codice della Strada. Sono in corso ulteriori indagini tese a verificare chi possa aver autorizzato un veicolo tanto fatiscente e sprovvisto di titoli ad accedere all'interno del cortile di una scuola.
    Polizia sequestra scuolabus abusivo e intestato a un morto | Il Mattino

    NEL TRAPANSE
    "Rivuoi il tuo cane, paga": condannato a Paceco per tentata estorsione
    di Antonio Pizzo
    PACECO. "Rivuoi il tuo cane? Paga!". Sarebbe stata questa la proposta fatta dal 32enne pacecoto Francesco Modica a un mazarese al quale era stato rubato il suo "yorkshire". Il proprietario del cane, pur volendo rivedere il suo "amico a quattro zampe", non ha subito il ricatto e ha sporto denuncia. Di conseguenza, il Modica è finito sotto processo, in Tribunale, a Marsala, per tentata estorsione e adesso è stato condannato dal giudice Matteo Giacalone a un anno e 8 mesi di reclusione e a mille euro di multa.
    "Rivuoi il tuo cane, paga": condannato a Paceco per tentata estorsione - Giornale di Sicilia

    Viaggi gratis ai familiari, gli autisti napoletani scioperano per il privilegio
    Ferrotranvieri in rivolta: vogliono mantenere un benefit previsto da un decreto regio del '31
    Lodovica Bulian
    Giù le mani dall'articolo 34 del decreto regio numero 48 dell'8 gennaio 1931. Già, 1931.
    Ma cosa conterrà una norma di 85 anni fa per indurre i dipendenti del trasporto pubblico locale di Napoli a incrociare le braccia per quattro ore, oggi dalle 9 alle 13? Tessere. Abbonamenti gratuiti al trasporto pubblico locale per i lavoratori dipendenti e le loro famiglie. Quelli che hanno permesso al personale e ai familiari di salire sui mezzi e viaggiare sulle linee del trasporto locale senza dover pagare il biglietto. Anche all'Eav, l'ente che gestisce il comparto partenopeo, la regola era in uso fino a pochi giorni fa, quando l'amministratore unico Umberto De Gregorio sembra aver detto definitivamente stop e ha avviato un giro di vite.
    I conti non tornano nei bilanci difficili del settore campano, che versa in una «grave crisi finanziaria», in cui anche l'Eav è esposta al fallimento «se non si trova un'intesa con il governo per sbloccare le risorse del 2013» avverte il dirigente.
    Ieri il Corriere del Mezzogiorno ha calcolato che la regola del biglietto gratuito, spalmata su diecimila dipendenti del settore, con relativi figli e mogli avrebbe messo in circolo 40mila tessere non paganti. Situazione che ha indotto da tempo De Gregorio ricordare al personale l'intenzione di rivedere le procedure interne per il rilascio dei titoli, insieme al «il divieto di utilizzo senza titolo di viaggio, dei mezzi di trasporto Eav da parte di dipendenti di altre aziende di trasporto».
    Tanto è bastato alla sigla Faisa-Confail per rinvigorire le ragioni dello sciopero programmato, gridando a una presunta «guerra tra poveri» scatenata con la decisione di mettere in discussione il benefit considerato non un «privilegio» ma un «diritto». Anche chiamando all'astensione dal lavoro i propri iscritti nel giorno più critico per la mobilità napoletana, con i limiti al traffico per le automobili inquinanti. «Scelta irresponsabile», sentenzia l'amministratore. «Di cosa parliamo? - si sfoga su Facebook - Vi era una prassi per cui tutti i dipendenti e familiari della aziende del tpl viaggiavano gratis sulle linee di tutte le aziende. Un tacito accordo, che non trova alcun riscontro in alcun accordo sindacale o norma di legge». Se non nel testo del 1931, che recita: «Agli agenti e loro famiglie vengono concessi annualmente, sulle linee esercitate dall'azienda, biglietti di viaggio e buoni per trasporto di bagaglio gratuito od a prezzo ridotto». «Quali sono le persone di famiglia? Nonni, zii, cognate?», si chiede De Gregorio che invita le rappresentanze a trovare un'intesa sindacale che regolamenti le agevolazioni. «Non si può continuare così, con il pesante deficit che ancora affligge l'Eav», tanto più visto che, precisa, «sono favorevole a una politica di sconti per i lavoratori». «Sui nostri mezzi viaggiano persone che non ne hanno diritto? Non sarà perché i controlli non funzionano?», punge la segreteria provinciale del sindacato che accusa i vertici aziendali di non aver proposto soluzioni e di «denigrare le nostre ragioni agli occhi dell'opinione pubblica».
    Una battaglia, quella delle «tessere familiari», destinata a continuare. Ma che suona quanto meno anacronistica, in un momento in cui a rischio, più che i viaggi gratuiti in famiglia, sono «i posti di lavoro».
    Viaggi gratis ai familiari, gli autisti napoletani scioperano per il privilegio - IlGiornale.it

    Shopping durante l'orario di lavoro
    blitz in Comune nel Salernitano
    Timbravano il cartellino ma dopo andavano in giro a fare shopping, a riparare la propria bici, a fare lunghissime passeggiate. Scoperti dai finanzieri della Compagnia di Scafati del Comando Provinciale di Salerno dieci furbetti del cartellino: dipendenti del Comune di Scafati, anche due agenti della polizia municipale, ai quali sono state notificate misure cautelati di interdizione dai pubblici uffici.
    Tutti sono accusati di truffa ai danni dello Stato e false attestazioni. Cinque mesi di indagini, svolte nell'operazione denominata "Mal Comune", hanno ricostruito quello che i dieci dipendenti facevano. Quasi ogni giorno lasciavano, durante l'orario di lavoro, il proprio ufficio per fare decisamente altro: alcuni passeggiavano cosi' a lungo da arrivare al comune di Pompei che dista diversi chilometri. Centinaia di ore lavorative falsamente attestate dai dipendenti come effettuate, dunque, e pagate dall'Ente pubblico per prestazioni in realtà mai svolte. Alcuni agivano anche in accordo tra loro, scambiandosi reciprocamente il «favore» della timbratura del cartellino, consentendo cosi' ai colleghi di arrivare in ritardo in ufficio o, in alcuni casi, di non presentarsi proprio per nulla sul posto di lavoro. Con pedinamenti, videoregistrazioni e grazie a telecamere nascoste sono stati rilevati gli spostamenti e le attività dei pubblici dipendenti nonché le false timbrature dei cartellini di presenza.
    Timbravano e poi facevano shopping scoperti dieci furbetti del cartellino | Il Mattino

    Napoli. Alterava decreti ingiuntivi del Giudice di Pace per intascare di più, arrestato avvocato
    Il Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli ha arrestato un avvocato del foro di Napoli, Gianluca Piccirillo, 45 anni, mentre stava alterando a suo vantaggio le somme riportate su alcuni decreti ingiuntivi. L’attività investigativa è partita da una denuncia sporta nei confronti del professionista che, da qualche tempo, era sospettato di manomettere gli importi da liquidare in suo favore a titolo di spese, diritti ed onorari nei provvedimenti di riscossione emessi dal Giudice di pace di Napoli, nell’ambito di controversie assicurative o di cui era parte una Azienda Sanitaria Locale.
    I militari della Guardia di Finanza, pertanto, d’intesa con la Procura di Napoli e con la collaborazione dell’Ufficio del Giudice di Pace, installavano un sistema di videosorveglianza nascosta nei locali dove erano depositati i titoli di pagamento a disposizione dei legali interessati. E così i finanzieri, lo scorso 4 ottobre, notavano che l'avvocato, approfittando dell’assenza di altre persone, prendeva due decreti ingiuntivi e, ripreso dalle telecamere, con fare circospetto, con un tratto di penna alterava l’importo di uno di essi. A questo punto, gli investigatori della intervenivano prontamente accertando, attraverso il confronto tra la copia conforme all’originale del decreto ingiuntivo, preventivamente acquisita, con quella oggetto di modifica, che l’importo originario di euro 50, per diritti e onorari a suo favore, era stato “corretto” in euro 550. Il professionista veniva quindi arrestato e condotto presso la propria abitazione in attesa delle determinazioni del pm.
    Alterava decreti Giudice di Pace per intascare, arrestato avvocato | Il Mattino

    Orrore a Cagliari, dopo una lite torna armato e uccide l'amico
    È stato freddato con un colpo di pistola alla testa Alessandro Picci, di 47 anni, in via Pertusola, nel quartiere Is Mirrionis a Cagliari. Il presunto responsabile, un giovane di 24 anni, si è costituito e ha ammesso le sue responsabilità. All'origine dell'omicidio, compiuto nel primo pomeriggio, una lite legata ad una frase pubblicata su Facebook.
    Picci avrebbe incontrato il suo assassino sotto casa, al numero 4 della via. I due avrebbero avuto una violenta discussione sotto i portici e sarebbero venuti alle mani. L'assassino si sarebbe poi allontanato per tornare con in pugno una pistola calibro 7,65. Ha esploso un colpo in pieno volto contro Picci e poi è fuggito.
    Cagliari, ucciso dopo una lite per una frase su Facebook | Il Mattino

    Molise, la beffa del catamarano comprato con 8 milioni del sisma
    Per la Regione doveva rilanciare il turismo con la Croazia. E' fermo da 10 anni, le aste vanno deserte. E' ormeggiato in porto, il prezzo di partenza è sceso a 1,8 milioni
    Paolo Di Stefano
    L’ottimismo futurista del suo nome, «Termoli Jet», prometteva indubbiamente di più, anche se si trattava non di un aereo ma di un catamarano. Una strepitosa nave che, per assurdo, prevedeva appunto di prendere il volo e soprattutto, sulle sue ali metaforiche, di far volare l’interna economia del Molise prostrata dal terremoto del 2002. In realtà, un oggetto da sogno, che, utilizzando 8 milioni di finanziamenti pubblici di un programma pluriennale previsto per rimediare ai danni del sisma e dell’alluvione del 2003, avrebbe dovuto cambiare le sorti della regione come per incanto.
    Il «Termoli Jet» fu voluto dall’ex governatore Michele Iorio con il fermo proposito di rilanciare il turismo offrendo insperati collegamenti verso la Croazia con il miraggio dell’apertura di un corridoio balcanico e magari la trionfale conquista del mercato dei pellegrini diretti a Medjugorje. E siccome gli incantesimi, per essere tali, si devono concretizzare in un attimo o poco più, forte di questa convinzione, il presidente si era precipitato sul maestoso progetto con una tale foga che l’erezione della grande opera fu assegnata direttamente a una società privata, evitando di perdere tempo con un bando pubblico.
    Il collegamento con la Croazia
    Doveva essere l’uovo di Colombo, finalmente individuato dalla nuova lungimiranza dell’amministrazione regionale: «Termoli Jet — assicuro' nel 2010 Iorio mostrando con fierezza il bolide all’ambasciatore croato Tomislav Vidosevic in visita ufficiale — è la concretizzazione di un preciso progetto teso ad allacciare stabilmente rapporti tra il Molise e l’altra sponda dell’Adriatico al fine di sviluppare un fruttuoso rapporto commerciale, turistico e culturale». Ma si sa che le favole — come le ciambelle, i sogni di gloria e alcuni «precisi progetti» — non sempre riescono col buco: e se il lieto fine non necessariamente si realizza, è una autentica rarità vedere addirittura la bacchetta magica abbandonata in un angolo come un ferro vecchio.
    Il flop e l’asta
    Cosi', l’uovo di Colombo si rivelo' il più classico dei flop, poiché il Jet d’oro, salpato per la prima volta nel 2004, non sarebbe mai riuscito davvero a prendere il volo, incapace di sollecitare le brame turistico-culturali nonostante le offerte sempre più low cost per vincere la concorrenza dei porti vicini. Iorio parlo' di «problemini di carattere burocratico-amministrativo», quando già la fiaba era finita in tribunale per l’assegnazione privata (il percorso giudiziario si sarebbe chiuso decretando che non ci fu truffa né danno erariale). Intanto, pero', l’ex bacchetta magica, ovvero il catamarano triste, è stata messa all’asta. Una prima volta, nello scorso giugno, con un prezzo di partenza di due milioni e 216 mila euro (un quarto della cifra pagata a suo tempo dalla Regione): e fu il deserto. E una seconda volta giovedi' 29 settembre, con base d’asta di un milione e 883 mila euro: nuovo deserto.
    Le spese di mantenimento
    Nel frattempo, dopo il naufragio dei sogni di gloria regionali, rischia di andare a picco pure quel natante che da oltre dieci anni pesa sulle casse regionali anche per le persistenti spese di mantenimento: un prodigio svalutato al punto da non trovare un acquirente neanche a cifre da saldi stagionali.
    E' imminente un nuovo tentativo d’asta: «L’interesse c’è — dichiara la società che si occupa della (s)vendita — ma ottenere prestiti dalle banche, di questi tempi, è difficilissimo». Ma dai!, verrebbe da esclamare. Fatto sta che un ex incantesimo messo vanamente all’incanto non si era mai visto.
    Molise, la beffa del catamarano comprato con 8 milioni del sisma - Corriere.it

    Post e tweet, i problemi di Napoli ​coperti dai proclami del sindaco
    di Pietro Treccagnoli
    Prima o poi ci faranno una tesi di laurea di Sociologia della Comunicazione. Di sicuro il sindaco Luigi de Magistris entrerà nei manuali universitari con la sua politica ai tempi dei social network, perché ha inaugurato e persevera in una forma di retorica allucinatoria fatta di tweet e post dove di tutto si tratta tranne che dei problemi della città e se lo si fa è cosi' occasionalmente (come per il dispositivo di traffico dei lavori a via Marina) che il contenuto si smarrisce in una melassa molesta di sentimentalismo rivoluzionario. Funzionano? Ad aggregare i sempre più sfilacciati guardiani della rivoluzione arancione evidentemente si', a qualcosa o a qualcuno servono.
    Nei tre mesi che ci separano dalla sua riconferma a Palazzo San Giacomo, il sindaco non s’è fato mancare nulla, spaziando da Sofia Loren ai Genesis, da Ventotene a Mafia Capitale, dal Calcio Napoli a san Gennaro, da Papa Francesco al compleanno di Totti, al terremoto in Italia Centrale. Tutto appoggiato su una sintassi martellante farcita di amore, cuore, umanità, coraggio, libertà, popolo. Un repertorio di astrazioni e di scarsa concretezza. Un percorso emozionale che porta molto lontano dalla città e nel quale DeMa fa fatica a cucirsi addosso l’abito di leader nazionale. E mai che in questo cinguettio fluviale ci fosse una notizia vera, piuttosto della polemica spiazzante e a volte gratuita.
    Post e tweet, i problemi di Napoli coperti dai proclami del sindaco | Il Mattino


  10. #580
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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