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Discussione: Terryes

  1. #11
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    Predefinito Re: Terryes

    Dopo il pagliaccio e le paranoie, pure il buffone.
    Ma a calunniare sono io.
    Proprio come Pirzio.
    Come tutto lo stile dei Suoi interventi.
    Che strano!
    Bene.
    Io comunque oggi ho riassunto, qualora la Sua testa non Le avesse concesso di capire, i miei interventi ultimi per rispondere ad un altro forumista.
    Non ho aggiunto nulla di nuovo a quanto detto in passato, visto che trattavasi di un riassunto, appunto.
    Per cui non capisco il motivo di questo Suo accanirsi senza nuove ragioni.
    Noto viceversa il Suo continuo stare in campana per trovare modo di entrare a gamba tesa e sfogare i suoi rancori repressi di anni su di me, che ho capito.
    Ora, secondo i Suoi desiderata io, che la parola la so mantenere, non La "calunnierò" certamente più, ma sono certo che Lei non manterrà neppure stavolta la sua parola.
    A presto, dunque, "Signor General".
    Ma se proprio vorrà tornare a divertire Padania eviti almeno l'uso degli ... aiutini altrui. Faccia da solo, non perderà la vista.
    Cordialità.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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  2. #12
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    Predefinito Re: Terryes

    La Padania è argomento troppo delicato per un paese così basato sulla menzogna, logico che il forum ne risenta.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  3. #13
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    Predefinito Re: Terryes

    Cardiologia, concorso scandalo a Roma.
    "Ecco i vincitori", già noti un mese prima
    Uno dei selezionati all'università La Sapienza accompagnava in auto il professore. L'e-mail inviata a Repubblica il 13 giugno: conteneva già i sei nominati di chi poi avrebbe ottenuto il posto e chi invece sarebbe stato escluso "nonostante i curriculum con voti alti".
    di CORRADO ZUNINO
    L'ULTIMO concorso universitario predeterminato, con una scelta preventiva dei candidati che possono proseguire nella carriera di studio e accedere al mondo del lavoro, si è consumato in piena estate alla Cardiologia della Sapienza di Roma, abituata a questo genere di contestazioni. È l'ateneo del rettore Frati, della famiglia Frati. E la prova pubblica è quella per l'accesso alla scuola di specializzazione della Cardiologia del Policlinico Umberto I, l'ospedale collegato all'università più grande d'Europa.
    Alle 11,44 dello scorso 13 giugno a Repubblica è arrivata una mail in cui si segnalavano sei nomi dei vincitori del "concorso che consentirà l'ingresso di sei nuovi cardiologi all'ottavo padiglione del Policlinico". Concorso pilotato, assicurava la mail: "Un mese prima sappiamo già chi entrerà". Entreranno, sosteneva la segnalazione, quattro donne e due uomini tra i 26 e i 33 anni, indicati nel testo con cognome e nome. Abbiamo messo da parte quella posta elettronica, firmata da "un medico deluso", l'abbiamo fatta registrare e abbiamo atteso.
    Il concorso "Malattie dell'apparato cardiovascolare" (codice 14.252, 15 posti disponibili) si articolava in due date e due prove, a partire dal 7 luglio. Ai sei vincitori romani segnalati si sarebbero aggiunti, sosteneva la fonte, sei candidati scelti per la seconda cattedra della Sapienza (Cardiologia 2) e tre per la cattedra di Latina, sede distaccata. Di questi successivi nove vincitori, nella mail, non si faceva nome: l'attenzione di chi segnalava era concentrata su Cardiologia 1, diretta dal professor Francesco Fedele. La mail indicava anche i sei aspiranti medici (anche qui quattro donne e due uomini) che sarebbero rimasti fuori nonostante i curricula con punteggi alti: "La prova scritta sarà valutata con voti bassi, per compensare", rivelava la mail.
    Il primo agosto sono usciti i risultati del "14.252". I fogli che li illustravano sono stati appesi al piano terra dell'ottavo padiglione del Policlinico e a fianco dell'auletta Valdoni, dove si allarga la stanza di Giacomo Frati (il figlio del rettore diventato ordinario di Cardiochirurgia a 35 anni).
    Le previsioni segnalate dal "medico deluso" erano tutte centrate: vincitori ed esclusi. Gli ultimi due posti utili della graduatoria erano occupati da due candidati che grazie a un'eccellente seconda prova - l'unica su cui la commissione diretta dal professor Fedele aveva potuto esprimersi - erano riusciti a colmare il gap del loro scarso curriculum. Entrando nel dettaglio, si scopre che il sesto piazzato (posizione utile) era uno studente di 27 anni di grande abnegazione: per tre anni aveva accompagnato in auto il professor Fedele a Fiumicino, ai convegni, a far spese. L'aspirante cardiologo era diventato il suo autista e ce l'aveva fatta.
    Di fronte a queste evidenze abbiamo incontrato l'autore della segnalazione. Abbiamo verificato la sua conoscenza del tema e l'attendibilità. Ci ha portato documenti, spiegato nuovi dettagli e indicato pediatrie e cardiologie di altri atenei che usano gli stessi sistemi, quindi ci ha offerto il contatto di due testimoni. "Il medico deluso" ci ha raccontato: "Me l'hanno detto in modo esplicito: 'È inutile che vieni alla Sapienza, abbiamo già i nostri. C'è una lista d'attesa, devi aspettare il terzo concorso'. Perché non ho denunciato tutto al preside di facoltà, all'Ordine dei medici? Mi avrebbero risposto: 'Resta in fila, resta muto, è sempre stato così'".
    Cardiologia, concorso scandalo a Roma. "Ecco i vincitori", già noti un mese prima - Repubblica.it

    GIGGINO ’O BLUFF HA PERSO L’ULTIMA MANO DI (VIDEO)POKER - FA UNO SPOT CONTRO IL GIOCO D’AZZARDO MA NOMINA ASSESSORE IL “RE” DELLE SLOT MACHINE -
    Luigi De Magistris ne combina un’altra delle sue - Protagonista con altri 5 sindaci di uno spot contro i videopoker, nomina assessore Franco Moxedano, esponente della potente famiglia di Mugnano proprietaria di numerose sale da bingo e videopoker…
    Carmine Spadafora per IlGiornale.it
    C'è una piaga che sta dilagando nelle nostre città, dice allarmato Leoluca Orlando da Palermo. «Una piaga che impoverisce le persone» spiega preoccupato Flavio Tosi da Verona. «È la piaga dello slot machine» rivela Giuliano Pisapia da Milano.
    «E se mi giocassi Castel dell'Ovo?», dice provocatoriamente Luigi de Magistris da Napoli. È lo spot (46 secondi) a sei voci, di altrettanti sindaci (Milano, Napoli, Verona, Bari, Parma e Torino) lanciato da Italia 1 per combattere il fenomeno dilagante delle slot machine.
    «Ogni giorno sotto casa tua... - accenna Tosi - c'è una nuova sala slot», prosegue il discorso Giggino 'a manetta. Ma l'ex pm, come al solito, è andato oltre lo spot. E si è portato in giunta un esperto del settore. Franco Moxedano, assessore al Personale, demagistrisiano della prima ora e dipietrista convinto conosce come nessuno il fenomeno delle slot machine.
    Infatti, l'assessore Idv appartiene a una potente famiglia di Mugnano (centro alle porte di Napoli), proprietaria di diverse sale da gioco, con bingo e videopoker. Tra i propositi della «Neapolis game srl», società proprietaria del marchio Regina di cuori nata da «un'idea imprenditoriale della famiglia Moxedano» (come spiegato nel sito Regina di cuori), vi è quello di espandersi su tutto il territorio nazionale. Chissà che cosa ne pensano Orlando, Tosi, Fassino, Emiliano e Pizzarotti.




    Milano, truffe ai mercati rionali: sgominata banda di palermitani
    In dodici "pendolari della truffa" sono stati individuati e arrestati dalla polizia. Inscenavano una complessa messinscena basata sulla proposta di un "affare", generalmente la vendita a prezzi stracciati di un gioiello, ovviamente falso
    Redazione
    Imperversavano nei mercati rionali e nei centri commerciali di Lombardia e Piemonte truffando decine di persone dopo aver inscenato una complessa messinscena basata sulla proposta di un "affare", generalmente la vendita a prezzi stracciati di un gioiello, ovviamente falso. Colpivano le fasce più deboli della cittadinanza, anziani e persone del ceto medio-basso. In dodici, alla fine, sono stati individuati e arrestati con l'accusa di associazione per delinquere. Si tratta di "pendolari della truffa" di origine palermitana e di età compresa tra i 44 i 62 anni, nei cui confronti nella mattinata odierna è stata data esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Alfonsa Maria Ferraro tra la Lombardia e la Sicilia.
    Le indagini sono state condotte dalla polizia di stato e della polizia locale di Milano nell'ambito del cosiddetto "pool antitruffe" coordinato dal Procuratore aggiunto Alberto Nobili, dopo numerose denunce di episodi verificatisi tra maggio 2010 e marzo 2012 in diverse località della Lombardia e del Piemonte.
    Sempre identica la messinscena dei truffatori siciliani, che si dividevano in due squadre di quattro persone ogni giorno, dal lunedì al sabato: un "marinaio" agganciava un ignaro passante e cercava informazioni in lingua straniera; poi arrivava un "interprete", che spiegava al malcapitato che il "marinaio" voleva vendere delle pietre preziose ma in fretta, perchè doveva imbarcarsi; quindi, guarda caso, il "traduttore" incontrava un suo amico, un "orefice", che valutava le pietre per 20-30 mila euro e se ne andava a cercare i soldi per comprarle lui stesso. Alla fine "l'interprete" proponeva all'anziano attratto dall'affare di chiudere subito, prima che tornasse l'amico gioielliere, per la metà del prezzo. E poi ovviamente spariva coi soldi ottenuti in cambio di vetri e patacche.
    A fornire uno spunto determinante è stato il sequestro di un navigatore satellitare su un'auto usata in un'occasione dai truffatori, che aveva in memoria le località e le date di numerose truffe. "Alla fine siamo stati in grado - hanno sottolineato Tullio Mastrangelo, comandante della polizia Locale di Milano e Marco Ciacci, dirigente della sezione di Pg della Procura - di legare i reati e contestare il reato associativo, la sua continuazione e l'aggravante dell'azione verso persone deboli, che ha permesso la richiesta delle misure cautelari".
    E un invito a "segnalare sempre" queste truffe e' giunto anche dall'assessore alla Sicurezza del Comune di Milano, Marco Granelli, che ha ricordato l'impegno per "informare di questi pericoli agli anziani". (Ansa)
    Milano, truffe ai mercati rionali: sgominata banda di palermitani


  4. #14
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    Predefinito Re: Terryes

    Cultura di gente con un cuore così.Almeno è quanto dicono gli antirazzisti .
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    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  5. #15
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    Predefinito Re: Terryes

    Pensione di invalidità a falsa cieca
    In 5 rinviati a giudizio
    La Procura di Marsala ha chiesto di rinvio a giudizio per cinque medici accusati di avere contribuito a far riconoscere la pensione d’invalidità a una falsa cieca, che tra il 2006 e il 2008 ha percepito dall’Inps 78 mila euro.
    Il processo è stato chiesto sia per la falsa cieca, Giuseppa Rita Amato, 74 anni, che per i quattro componenti della commissione dell’Asp che l’ha visitata. E cioè Gaspare Lucio Casano, di 64 anni, Andrea Farina, di 60, Saverio Urso, di 57, e Francesco Salvatore Pellegrino, di 59 anni.
    Il rinvio a giudizio è stato invocato anche per un altro oculista di Marsala, Salvatore La Valle, di 60 anni, la cui consulenza, secondo gli inquirenti, avrebbe contribuito al riconoscimento della falsa invalidità. Le accuse, a vario titolo, sono falso, truffa aggravata e induzione in errore per il reato di falso. A condurre l’indagine è stata la Guardia di finanza.
    Pensione di invalidità a falsa cieca In 5 rinviati a giudizio | Notizie live di Sicilia - Quotidiano di cronaca politica turismo - Giornale di Sicilia - Blog Sicilia

    Il Comune di Roma ha 867 milioni di debito. E vuole l’aiuto del governo
    di REDAZIONE
    Roma Capitale, la grande capitale italica, è in fallimento e che fa? Chiede aiuto al governo! Il Comune di Roma è a rischio default. «L’analisi di bilancio ci dice che abbiamo 867 milioni di euro di debito. Noi vogliamo un confronto con il governo affinchè la Capitale abbia ciò che le spetta»: è un vero e proprio appello all’Esecutivo perché salvi la Capitale dalla bancarotta quello rivolto dal sindaco di Roma, Ignazio Marino, nella conferenza stampa convocata per illustrare lo stato dei conti di Roma Capitale e le linee guida del bilancio 2013.
    Marino annuncia che insieme ai capigruppo chiederà «a tutti i parlamentari eletti a Roma un aiuto nella interlocuzione con il governo» perchè «c’è anche responsabilità e buon senso nel nostro Paese». Perché, sottolinea il sindaco, «Roma non può fallire e non fallirà». Il via libera alla manovra deve arrivare prima del 30 novembre, altrimenti scatta il commissariamento.
    Il Comune di Roma ha 867 milioni di debito. E vuole l?aiuto del governo | L'Indipendenza



    Il diritto di dire: “Italia paese di merda”
    La condanna per vilipendio inflitta a un settantenne che si è sfogato così per una multa è figlia di una sacralizzazione giacobina dello Stato, impensabile nei Paesi veramente liberi
    di Carlo Lottieri
    Sta suscitando molte reazioni la decisione della Corte di Cassazione di confermare la condanna per vilipendio inflitta a un uomo di 71 anni che – inveendo contro chi lo stava multando – aveva usato le parole “Italia paese di merda”. Nei social-network sono parecchi coloro che hanno deciso di ripetere, in forma di sfida, proprio quei termini: convinti che le nostre istituzioni non meritino nulla e che quella decisione sia ingiusta.
    Qui non si tratta di stabilire se l’imputato fosse o meno da condannare per eventuali offese indirizzate ai carabinieri, ma se abbia senso negare a tutti noi la possibilità di dire quelle parole, che molti nostri concittadini usano abitualmente per condannare un ordine sociale, una tradizione (in)civile e un sistema di potere che sta trascinandoci tutti in un indistinto Terzo Mondo. Nella sentenza della Corte di Cassazione – ma ancor prima nell’ordinamento italiano – è profondamente illiberale il persistere della nozione di “vilipendio”. È evidente come ci si trovi dinanzi a una forma di religione secolarizzata, che era dichiarata nel Codice Rocco del 1930, dove si parlava di reati contro la “personalità dello Stato”. Si può quindi compiere vilipendio a danno della bandiera, del presidente, delle istituzioni pubbliche e del Paese nel suo insieme, a dimostrazione che quella statale è una pratica devozionale: un culto imposto che ha i suoi riti e i suoi tabù. Con sentenze come questa è chiaro che a tutti viene imposto di avere nei riguardi del Potere e dei suoi simboli – come dei suoi rappresentanti – una forma di venerazione, quasi fosse doveroso riconoscere una dignità sacrale al ceto politico e alle istituzioni che dispongono di noi e mutilano di continuo le nostre libertà. Questa logica è figlia del giacobinismo, anche se le radici di tale paganesimo sono più profonde. Essa trova espressione anche nel mito dell’unità e dell’indissolubilità della Repubblica, affermato –contro lo stesso diritto internazionale – dall’articolo 5 della Costituzione.
    Nei paesi più liberali tale sacralizzazione del Potere è assente. Ad esempio, nel 1989 (ma la decisione fu confermata l’anno successivo) la Corte suprema degli Stati Uniti ha deciso che bruciare la bandiera è una forma simbolica di un discorso. Per questa ragione, quel gesto non può essere un reato perché il primo articolo del Bill of Rights garantisce la massima libertà di espressione. L’idea di fondo è che la bandiera a stelle e strisce sia un simbolo di libertà e che quella libertà includa anche il diritto di bruciare un pezzo di stoffa di cui si è proprietari.
    Non c’è nulla di simile, ovviamente, in quella che il comico Roberto Benigni – ma stavolta senza alcuna ironia – ebbene a definire “la costituzione più bella del mondo”. Quell’assemblea composta per lo più da comunisti, socialisti e democristiani non aveva certo intenzione di assicurare una tale valida protezione alla libertà di espressione. Per giunta, secondo la prima sezione penale della Cassazione perché vi sia vilipendio “basta l’offesa alla nazione” e cioè un comportamento “che leda il prestigio o l’onore della collettività nazionale, a prescindere dai vari sentimenti nutriti dall’autore”. Ma stanti così le cose bisognerebbe processare larga parte della classe dirigente italiana: dalla Costituente (inclusa) in poi, poiché nessuno più di loro ha leso il prestigio dell’Italia. E ancora andrebbe dissolto un ordinamento intimamente oppressivo, redistributivo ed espropriativo, che sta disonorandoci nel momento in cui va progressivamente distruggendo alcune tra le aree che, storicamente, più hanno dato alla civiltà umana.
    All’inizio del diciannovesimo secolo, uno dei primi e più acuti analisti del nuovo potere statale a vocazione totalitaria, Benjamin Constant, in celebri pagine distinse la “conquista” dalla “usurpazione”. Egli contrappose proprio il potere tradizionale (e autoritario), che ci impone di restare in silenzio, e il potere nuovo (e totalitario), che ci impone di parlare e aderire a esso nell’intimo del nostro cuore. Questo dovere di abbracciare la dottrina della Fede nella Nazione e nella Patria risponde proprio a questa seconda esigenza. Un altro segno che davvero l’Italia non è un paese per uomini liberi.
    Il diritto di dire: ?Italia paese di merda? | L'intraprendente
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  6. #16
    tra Baltico e Adige
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    Predefinito Re: Terryes

    evidentemente sono in troppi a considerare che questo stato sia della stessa sostanza di cui sono fatti gli escrementi, quindi dato che è impossibile migliorarlo, diventa più facile punire chi si lamenta.



  7. #17
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Quayag Visualizza Messaggio
    evidentemente sono in troppi a considerare che questo stato sia della stessa sostanza di cui sono fatti gli escrementi, quindi dato che è impossibile migliorarlo, diventa più facile punire chi si lamenta.
    Ma io sto riflettendo sul fatto che nessuno si metta ad "agire", la cosa si spiega solo con il fatto che il popolo sa di essere fatto della stessa pasta dei politici, nessuno "agisce" a cuor leggero al propio fratello .
    Ultima modifica di Freezer; 02-10-13 alle 23:56
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  8. #18
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio


    Jawohl!
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #19
    tra Baltico e Adige
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio


    Il diritto di dire: “Italia paese di merda”
    superquotone carpiato.



  10. #20
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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli, ragazzino accoltella un 14enne dopo una lite nel cortile di scuola
    L'aggressore aveva un precedente per furto con scasso
    Uno studente di 15 anni ha accoltellato un altro allievo nel cortile dell'istituto professionale "Casanova" di Napoli. L'aggressione è scaturita al culmine di una lite per futili motivi. Il giovane si è consegnato spontaneamente alla polizia. L'altro ragazzo, di quasi 14 anni, è rimasto ferito alla coscia destra ed è stato trasportato all'ospedale pediatrico Santobono: per lui la prognosi è di sette giorni.
    Napoli, ragazzino accoltella un 14enne dopo una lite nel cortile di scuola
    L'aggressore risiede nei Quartieri Spagnoli di Napoli ed era già stato accusato di furto con scasso, ma il Tribunale dei Minori gli aveva sospeso il processo e concesso la cosiddetta "messa alla prova", provvedimento che si pone l'obiettivo di dare una seconda possibilità a giovani "difficili". Il giovane si è presentato nel commissariato Decumani in compagnia della madre e di un altro parente, in attesa delle disposizioni del giudice. Il padre è attualmente in carcere.
    Napoli, bullo accoltella un 14enne dopo una lite nel cortile di scuola - Tgcom24


    Partitocrazia, corruzione, Sud: ecco le cause della crisi italiana
    di ROMANO BRACALINI
    Una Nazione, dice lo storico francese Ernest Renan, non è una lingua o una religione. L’esempio della Svizzera, con tre o quattro lingue e due religioni, lo conferma. Ciò che fa una Nazione è la coscienza morale, insieme alla volontà di stare insieme.
    Ora, nell’Italia d’oggi non vediamo nulla che la raccomandi come Nazione, né la coscienza morale, né la volontà di formare una comunità ordinata e solidale. Dice Piero Gobetti, liberale antifascista: ”Abbiamo sempre saputo di lavorare a lunga scadenza, quasi soli, in mezzo a un popolo di sbandati che non è ancora una Nazione”. Nella catastrofe del fascismo egli vedeva il fallimento unitario. L’Italia, come al tempo degli antichi Stati, resta divisa in regioni e città. La partitocrazia ha sostituito il Principe ed ha occupato lo Stato con la burocrazia più inefficiente e tirannica e anche la più pagata.
    Ma la frattura più insanabile e traumatica è quella tra il Nord e il Sud. ”La distanza tra Milano e Agrigento – scrive Indro Montanelli – non è astronomica, ma è pur sempre sproporzionata alla vastità del territorio misurata in chilometri quadrati. Tutto ciò che è iniziativa privata, cioè industria, agricoltura, commercio, ricchezza è monopolio del Nord, tutto ciò che è burocrazia e soprattutto polizia è monopolio del Sud. E questo crea il paradosso di una delle società più attive e intraprendenti, qual è appunto l’Italia settentrionale, amministrata da uno Stato meridionale, che sotto alcuni punti di vista ricorda quello egiziano di Faruk”.
    All’epoca non si valutarono appieno le conseguenze di una simile unione, ma col tempo l’Italia intera, quella buona e quella cattiva, è stata risucchiata nel Mediterraneo fino a lambire i lidi africani. Se l’Italia è molto peggiorata in un secolo e mezzo di storia unitaria, è soprattutto a causa di questa distonia tra i due capi della penisola. Siamo alla decomposizione dello Stato. Un governo è uguale all’altro e nessuno riesce a fare le riforme e abolire i privilegi di casta. Fatta l’unità accadde che i partiti, le loro fazioni interne, le organizzazioni clandestine e le reti clientelari, specie nel Mezzogiorno, colonizzarono lo Stato in misura via via crescente, spogliandolo degli attributi dell’imparzialità e dell’efficienza. Fu il fatale epilogo di un Paese sorto senza alcun senso etico della Nazione e senza il culto della libertà.
    La criminalità resta la pià grande risorsa economica. Il grande critico meridionale, Francesco De Sanctis, ebbe a scrivere alla fine dell’Ottocento: ”Lo spirito settario perdura ancora nelle abitudini italiane, trasfuso come un virus nel sangue della Nazione. Manca in Italia un assetto sociale ben equilibrato; così che la società è abbandonata a un rimescolìo confuso e vario, facendoci difetto le qualità fondamentali dei popoli grandi: ”La disciplina, il lavoro, il dovere, il carattere”. Da una ventina d’anni l’Italia è entrata in una profonda crisi morale e istituzionale in cui regole, leggi, educazione civica hanno perduto ogni significato originario e non c’è più verso di frenare il malcostume dilagante, il disprezzo d’ogni convenzione.
    Partitocrazia, corruzione, Sud: ecco le cause della crisi italiana | L'Indipendenza

    GIGGINO, FAI IL GIUDICE A FORUM! L’ “EVENTO” DELL’ANNO A NAPOLI E’ DIVENTATO IL FLOP DEL SECOLO, E I 16 MILIONI DI EURO SERVIRANNO SOLO A PAGARE I DEBITI (MA A CHI?)
    Il “Forum universale delle culture 2013” dovrebbe partire a giorni a Napoli, ma è tutto in alto mare - Niente programma, niente direttore, niente di niente - Si rischia una penale salata e una figuraccia planetaria - E i 16 milioni di euro stanziati dalla Regione Campania, nelle tasche di chi finiranno?...
    Emiliano Fittipaldi per "l'Espresso"
    È il "Grande Evento" che Napoli aspettava trepidante dal 2007. L'happening che dovrebbe rilanciare la città nel mondo. Il progetto che il governo Prodi e poi Berlusconi hanno definito «fondamentale per tutta l'Italia». La manifestazione su cui Regione e Comune hanno promesso di investire centinaia di milioni di euro. Così, alla vigilia dell'inaugurazione del "Forum universale delle culture 2013" di Napoli, ci si aspetterebbe che la macchina organizzativa sia a pieno regime.
    Con torme di tecnici impegnate ad allestire i luoghi del festival promosso dall'Unesco, uffici intenti a organizzare convegni e spettacoli di ogni tipo, la giunta De Magistris impegnata allo spasimo per il successo dell'evento.
    Invece oggi, al Forum, ci lavorano in quattro. Quattro persone in tutto, rinchiuse dentro il museo Pan, che ospita la "task-force" in una stanzetta al terzo piano. «Avevamo una sede nostra, ma ce l'hanno chiusa. Ci hanno fregato pure i computer. Li abbiamo ricomprati e ci li hanno ri-rubati», racconta Alessandro Puca, un commercialista nominato un anno fa commissario straordinario della Fondazione che da tre anni gestisce l'evento, partecipata al 50 per cento da Comune e Regione.
    «Ho chiesto altri pc al Comune, e sono andato a ritirarli con la mia macchina. Ci hanno dato degli arnesi vecchi come il cucco, tanto che posso lavorare solo io perché mi attacco al server del mio studio privato. A che punto siamo? A zero. Nessun programma, nessun progetto, nemmeno un soldo in cassa. In compenso la Fondazione ha già contratto debiti per circa 6 milioni di euro, qui ci protestano tutto!».
    Il commissario sorride amaro. «Ho chiesto persino che i tre dipendenti vengano riassegnati ad altro incarico, visto che non hanno niente da fare. Sa qual è la verità: mi hanno dato le chiavi di un'automobile, ma prima che io salissi mi hanno levato il motore».
    Puca non sta scherzando: il Forum che dovrebbe animare la città è solo un fantasma. A pochi giorni dal via il numero di telefono della Fondazione risulta staccato. La sede legale, l'ex asilo Filangieri, è chiusa. «Lavori di manutenzione», spiegano da Palazzo San Giacomo. Il sito Internet non esiste: «in manutenzione» anche lui.
    Il direttore artistico non è stato ancora nominato: tra presidenti e dirigenti in quattro anni sono stati bruciati cinque candidati, e l'ultimo papabile (il boliviano Andres Neumann, un consulente in carica dallo scorso luglio) ha studiato bene le carte e ha deciso di rinunciare, consigliando ai napoletani di «cancellare il Forum» per evitare figure meschine davanti al resto del pianeta.
    Ad agosto i giornali locali hanno annunciato che la serata di gala era stata affidata a Ennio Morricone, spiegando che il maestro avrebbe suonato con l'orchestra San Carlo temi musicali legati alla pace e alle diversità culturali a Bagnoli. «Non ne so nulla», chiosa Puca, «non mi risulta che il musicista abbia firmato alcunché».
    Marzia Bonacci, portavoce del sindaco, cerca di fare chiarezza: «Morricone è stato posticipato a ottobre o novembre. Però tra qualche giorno ci sarà un "prologo" del Forum, in occasione delle feste per l'anniversario delle Quattro Giornate di Napoli». E l'inaugurazione vera e propria? «La data non possiamo deciderla da soli: va concordata con la Regione, il governo, la Fondazione di Barcellona titolare del format, il sindaco di Barcellona e il ministro della Cultura».
    Sono in tanti, ormai, a sostenere che la kermesse entrerà di diritto nella leggenda. Se non come evento capace di risollevare Napoli, come il flop più grandioso nella storia dei festival internazionali. Simbolo di un Paese allo sfascio incapace di difendere i pochi eventi di spicco che ospita, e delle tarantelle in cui si avvitano amministratori nazionali e locali, colpevoli - sia a destra sia a sinistra - di ritardi inaccettabili e sciatterie organizzative degne dei dilettanti della "Corrida".
    Così, se il presidente Stefano Caldoro, area Pdl, ha firmato la delibera che sblocca 16 milioni (dei 250 previsti nel 2007) appena due mesi fa, De Magistris difende il suo operato spiegando che il Forum «sarà sì "proletario", ma farà parlare di Napoli nel mondo» e promette, come ai tempi in cui invitava Al Pacino con un video diventato cult su YouTube, la presenza di papa Francesco. In città ironizzano sulle dichiarazioni considerate un'altra "supercazzola" alla "Amici miei", e temono che il Forum 2013 (che, se mai si farà, sarà nel 2014) resti un contenitore senza contenuto, un progetto già fallito che sarà ininfluente per lo sviluppo della città.
    «Non sono d'accordo, ne usciremo con dignità e qualità», interviene Gaetano Daniele detto Nino, assessore alla Cultura da tre mesi dopo l'ennesimo rimpasto di giunta e capo della "cabina di regia" che il comune ha messo in piedi per rilanciare il progetto. «Non le posso dire nel dettaglio quali saranno gli eventi che abbiamo immaginato, ma le assicuro che il contenuto programmatico è già stato elaborato. Poi bisognerà fare i bandi pubblici».
    Per la cerimonia inaugurale Daniele spera di riunire l'orchestra nazionale greca licenziata dalla tv di Stato, «che verrà diretta da un direttore di ogni Continente. Quando? Non posso confermarglielo». E Morricone? Forse viene ma forse, insomma, anche no: «Dipende dai suoi impegni».
    Com'è possibile che, con sette anni per preparare al meglio l'appuntamento, Napoli e l'Italia si siano ridotti a questo punto? La storia parte nel 2006, quando Nicola Oddati, al tempo assessore del sindaco Rosa Russo Iervolino, riuscì a strappare alla Fondazione Forum di Barcellona (titolare del marchio patrocinato dall'Unesco) il sì alla candidatura del capoluogo campano.
    A sorpresa, l'anno dopo la città riesce ad aggiudicarsi la quarta edizione dell'evento. «Un successo strepitoso», gongolò Oddati, «organizzeremo 101 giorni di eventi nei quali sono attesi 4 milioni di turisti». Numeri non sparati a caso: a Barcellona, nella messicana Monterrey e a Valparaiso in Cile il Forum è stato infatti un eccezionale trampolino di lancio per l'economia e un volano per la riqualificazione di interi quartieri.
    La sbornia dura mesi. La politica comincia a promettere stanziamenti mostruosi: la Regione Campania parla di 500 milioni per le infrastrutture, l'allora ministro Francesco Rutelli ipotizza dal governo fondi per 150 milioni di euro. Al Comune nasce un'unità di progetto che comincia a spendere soldi: ad esperti e artisti vengono affidati i primi progetti, sono prodotti video pubblicitari, delegazioni di assessori e portaborse fanno su e giù con la Spagna, Bassolino e Iervolino organizzano un road-show a New York per presentare l'evento agli americani.
    Nel 2010 si stanziano centinaia di migliaia di euro per mandare una degna delegazione a Valparaiso: il teatro San Carlo, il Museo archeologico di Ercolano e associazioni varie aspettano da allora i soldi spesi per gli spettacoli portati oltreoceano.
    La Fondazione napoletana nasce solo nel febbraio del 2010, e viene immediatamente lottizzata dai partiti: Oddati ne diventa presidente, nel cda finiscono due ex consiglieri regionali, mentre lo storico portavoce di Bassolino, Mario Bologna, viene nominato direttore generale a oltre 150 mila euro l'anno. Dura poco. Perché le elezioni amministrative spazzano via il centrosinistra napoletano: nell'ottobre 2011 Caldoro e De Magistris mettono mano allo spoil system, il sindaco caccia Oddati e chiama il cantante Roberto Vecchioni.
    Mancano due anni all'inizio del Forum, e non c'è ancora uno straccio di finanziamento né di programma. L'ipotesi Vecchioni resta una parentesi: a causa degli attacchi sul suo ingaggio il milanese alla fine declina l'invito. Gigino designa come nuovo presidente il professor Sergio Marotta, che resta presidente "in pectore" per nove, travagliati mesi, durante i quali arriva il commissario Puca e si dimettono prima il direttore generale appena nominato, l'ambasciatore Francesco Caruso («Il Forum è un cortile, che pena per Napoli, che vergogna per tutti», è il suo commiato); poi l'artista Peppe Barra, che era nel comitato scientifico di cui si perdono presto le tracce.
    Negli ultimi mesi, infine, va registrato il "caso" Claudio De Magistris, superconsulente del Comune (a titolo gratuito) che sia il fratello sindaco sia l'assessore Daniele sponsorizzano come direttore artistico, stavolta con stipendio annesso. Le polemiche feroci però costringono il Comune a una marcia indietro e all'assunzione del boliviano Neumann. Anche lui, però, lo scorso 5 settembre se ne è andato.
    «Ad oggi», ragiona sconsolato Puca, che da commissario guadagna 2.500 euro lordi al mese, «non solo non c'è il direttore artistico, ma manca la convenzione tra Fondazione e Comune, necessaria a sbloccare i finanziamenti. Senza firma io non posso andare in banca a negoziare un prestito».
    Non è l'unico problema: se i 16 milioni infine arrivassero, la fetta più grande (gli 11 milioni in capo a Palazzo San Giacomo) rischiano di essere cannibalizzati dai creditori, cioè musei, professori di licei, fondazioni, partite Iva e fornitori che negli anni passati hanno lavorato a progetti legati al Forum e che sono, come dice il commissario, «rimasti "appesi". Per evitare pignoramenti io ho costruito pure un trust, ma la Regione non l'ha voluto usare».
    Così, tra stanziamenti ridotti al lumicino, amministrazioni che si fanno la guerra, uso folle dei denari comunitari, debiti milionari e misteriose schede tecniche sugli eventi che l'assessore Daniele vuole tenere segrete (sappiamo che i quartieri indicati per gli eventi sono il centro storico, Forcella, la Mostra d'Oltremare e piazza Mercato), dall'estero ci guardano sbigottiti, come fossimo dei mentecatti. I soci della Fondazione Forum di Barcellona per ora hanno avuto pietà e ci hanno concesso un maxisconto di tre milioni per l'uso del marchio. Non è detto, però, che tra qualche mese - nel caso l'evento seriale s'interrompesse e Napoli distruggesse l'immagine del format - non chiedano un megarisarcimento.
    Per la cronaca, il tema portante del Forum 2013 dovrebbe essere "La memoria del futuro". Non sappiamo se la kermesse ne abbia uno. E in molti, a Napoli, si domandano pure se ce l'abbia la loro città.



 

 
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