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Discussione: Terryes

  1. #21
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio


    roma merda, napoli pure.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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  2. #22
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    Predefinito Re: Terryes

    Falsi invalidi: ciechi in scooter, scoperti 5 casi a Latina
    (AGI) - Latina, 24 set. - Cinque falsi invalidi scoperti dai carabinieri del comando provinciale di Latina. A Scauri, frazione di Minturno, sono stati sorprese a svolgere le normali mansioni quotidiane tre persone del posto che, secondo quanto ricostruito dall'Arma, da oltre venti anni percepivano indebitamente una pensione di invalidita' per cecita' totale.
    Si tratta di un 65enne e di una signora 64enne, unitamente al fratello 48enne impiegato presso un ufficio pubblico di Formia.
    Tra l'altro proprio il 48enne, pensionato per cecita' totale, e' stato sorpreso piu' volte alla guida di un ciclomotore dagli uomini dell'Arma. Altri due casi a Latina dove sono stati sorpresi un 68enne del capoluogo che dal mese di giugno del 2010 percepiva una pensione mensile di invalidita' civile per cecita' di circa 1000 euro con relativa indennita' di accompagnamento, ma che in realta' era in grado di espletare le normali mansioni quotidiane, tra cui quella di leggere il giornale. Denunciato inoltre un 55enne sempre di Latina che, nonostante fosse in grado di condurre tutte le normali attivita' giornaliere ha percepito fin dal 2001 una pensione di invalidita' civile con relativa indennita' di accompagnamento per "grave deficit visivo". I cinque sono stati denunciati per truffa ai danni dello Stato e segnalati all'Inps.
    Falsi invalidi: ciechi in scooter, scoperti 5 casi a Latina


    ITALIANI, BRAVA GENTE - E’ SICILIANO UNO DEI SOSPETTI TRAFFICANTI D’ORGANI LINCIATI E DATI ALLE FIAMME IN MADAGASCAR
    Si chiama Roberto Gianfalla, ha 50 anni ed è originario di Palermo - E’ stato linciato e dato alle fiamme a Nosy Be insieme ad altri due uomini sospettati di aver ucciso un bimbo di 8 anni per prelevarne gli organi…
    Da Repubblica.it
    E' italiano uno dei due europei uccisi dalla folla in Madagascar perché sospettati di traffico di organi. Lo conferma la Farnesina, dopo che la polizia locale ha fatto sapere di aver recuperato un passaporto italiano accanto ai corpi ritrovati carbonizzati.
    Secondo i quotidiani malgasci Express e Madagascar Tribune, l'uomo si chiamava Roberto Gianfalla, 50 anni, e originario di Palermo, aveva anche la cittadinanza francese. Diplomato in Francia in una scuola alberghiera, Gianfalla aveva girato il mondo e lavorato anche in America.
    La Farnesina, intanto, "si allinea" a quanto dichiarato dalle autorità locali, ma per una conferma effettiva e per l'identificazione del cadavere sarà necessario più tempo, poiché "il corpo è completamente carbonizzato".
    L'uomo è morto a seguito di un linciaggio a Nosy Be, dopo il rapimento e l'assassinio di un bambino di 8 anni, il cui corpo è stato ritrovato con orrende mutilazioni. La folla ha aggredito e torturato i tre uomini, poi li ha gettati tra le fiamme sulla spiaggia di Ambatoloaka: stando alle prime ricostruzioni, si sarebbe trattato di tre macabre esecuzioni avvenute ad alcune ore di distanza l'una dall'altra. Il caso è seguito da un corrispondente consolare, perché l'Italia non riconosce l'attuale governo del Madagascar, nato da un golpe.
    Il capo del distretto, Malaza Ramanamahafahy, non ha confermato se l'uomo, come dichiarato ieri dalla polizia, avesse anche la nazionaltà francese. Ma ha precisato che il suo visto era scaduto e si trovava quindi in situazione irregolare in Madagascar. Gli altri due uomini uccisi sono un francese di nome Sebastien Judalet e un malgascio che, secondo alcune fonti, sarebbe lo zio del bambino ucciso.
    Judalet era entrato in Madagascar il 15 settembre con un visto turistico per 60 giorni, secondo il capo del distretto, che ha visto il suo passaporto. Il documento mostra che l'uomo ha fatto frequenti visite nel paese.
    Il consolato francese ad Antananarivo ha invitato i connazionali a non recarsi sull'isola di Nosy Be "fino a quando non sarà riportata la sicurezza, soprattutto sulle spiagge". Ai cittadini francesi che si trovano già sull'isola è stato invece suggerito di "restare nelle proprie abitazioni".


    Londra, tifosi napoletani assaltano un pub: "Senza pietà per i bimbi"
    Dopo il risultato negativo del match Napoli-Arsenal, i tifosi azzurri si sarebbero diretti al pub Piebury dove avrebbero assalito un uomo, ricoverato con 12 punti di sutura, e distrutto le vetrine con spranghe
    Redazione
    Furia napoletana in un pub londinese. Dai racconti di alcuni testimoni, pare che un gruppo di presunti tifosi del Napoli, in trasferta nella capitale inglese per il match contro i Gunners, abbiamo assalito, senza un valido motivo, un pub ed un uomo in strada.
    Visto l'esito finale poco fortunato del match, con gli azzurri che hanno perso per due reti a zero, è possibile ipotizzare che i tifosi volessero "sfogarsi" in qualche modo, optando per l'innocente passante e le vetrine dello sfortunato pub.
    "All'inizio cantavano - racconta un testimone oculare - poi improvvisamente hanno colpito una persona fuori dal locale e hanno iniziato inspiegabilmente a rompere la vetrina del pub con spranghe di ferro ferendo poi in testa un uomo, Tim Garwood, che ha riportato 12 punti di sutura. C'erano cinquanta clienti nel pub ed erano presenti anche dei bambini, ma gli aggressori non hanno avuto alcuna pietà".
    La notizia ha fatto il giro del Mondo e dei maggiori siti d'Oltremanica; in particolare è stata ripresa dal Mirror che ha raccolto la testimonianza dei titolari e dei camerieri del pub Piebury ancora sconvolti per l'accaduto. Una pessima figura che coinvolge non solo i protagonisti dell'accaduto, ma l'intera immagine della Penisola.
    (da NapoliToday)
    Arsenal Napoli: tifosi assaltano pub a Londra



  3. #23
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio


    Il diritto di dire: “Italia paese di merda”
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  4. #24
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio


    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  5. #25
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    Predefinito Re: Terryes

    basta Napoli, senza etichette.

  6. #26
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    Predefinito Re: Terryes

    E LIPORACE DAL MALE, AMEN - ANCORA BLOCCATA DAI PIZZARDONI IN RIVOLTA LA NOMINA VOLUTA DA MARINO DI UN CARABINIERE A CAPO DEI VIGILI
    Come Dagoanticipato, il colonnello dei Carabinieri designato da Marino per dirigere i vigili urbani, non ha i requisiti richiesti dal bando (un incarico da 190mila euro l’anno) - Tutto è pronto per il suo insediamento, ma dopo l’agitazione di venerdì, i vigili promettono ricorsi al Tar, denunce e scioperi…
    Flaminia Savelli per "Repubblica.it"
    Ancora niente di fatto per la firma ufficiale del neo comandante della polizia municipale, il colonnello dei carabinieri Oreste Liporace, ricevuto in Campidoglio dal sindaco Marino per discutere la complicata situazione.
    E rischia anche di saltare la tregua accordata dai vigili urbani concordata lo scorso venerdì durante una maxi assemblea. Eppure, sembrava tutto pronto per l'insediamento del neo comandante che ha già arredato il nuovo ufficio di via della Conciliazione. Ma, il fatto che i suoi requisiti non sarebbero in linea con il bando pubblicato dal Comune potrebbe portare il sindaco Marino a fare un passo indietro.
    Il colonnello svolge un ruolo dirigenziale da 8 mesi e non da 5anni così come viene indicato. Resta questa tuttavia solo un'ipotesi perché proprio dal Campidoglio hanno confermato: "Ci sono dei nodi tecnici da sciogliere ma il sindaco conferma Liporace comandante dei vigili".
    Intanto crescono i malumori all'interno del Corpo della municipale. Se la firma dovesse essere ufficializzata scatteranno i ricorsi al Tar, per i requisiti non a norma con il bando. Alla Corte dei Conti, perché con le casse comunali vuote il Campidoglio dovrebbe sborsare 180mila euro l'anno per il neo incaricato. E pronta anche una denuncia per abuso d'ufficio da parte dei 27 dirigenti dei vigili urbani che ritengono, questa nomina, una forzatura.
    Dunque, la situazione è ancora tutta da chiarire e per giovedì, giornata della festa del Corpo, rischia di essere onorata senza il nuovo capo.

    Los von Rom...


    Università: concorsi truccati
    A Bari indagati 38 docenti
    Nell’inchiesta sarebbero coinvolti, secondo quanto scrivono ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’ e ‘la Repubblica’, anche noti costituzionalisti, un ex ministro, l'ex garante della Privacy, e cinque dei 'saggi' scelti dal premier Enrico Letta supportare il Governo nella definizione delle riforme costituzionali
    ROMA -
    L’Università di Bari torna nell’occhio del ciclone per una vicenda di concorsi truccati e, questa volta, con indagati eccellenti. Infatti, tra i 38 docenti universitari entrati nell’inchiesta avviata dalla Procura del capoluogo pugliese, vi sarebbero anche noti costituzionalisti, un ex ministro, l'ex Garante della Privacy, e cinque dei 'saggi' individuati e scelti dal presidente del Consiglio, Enrico Letta, per supportare il Governo nella definizione delle riforme costituzionali.
    Al centro dell’inchiesta concorsi per docenti di prima e seconda fascia di Diritto ecclesiastico, costituzionale e pubblico comparato e per ruoli di ricercatore. Gli indagati, impegnati nelle commissioni, pianificavano i concorsi universitari scambiandosi favori e accordandosi sull'esito finale.
    La lista degli indagati eccellenti stilata dal pm di Bari, in particolare comprenderebbe: l'ex ministro Anna Maria Bernini, l'ex Garante della Privacy, Francesco Maria Pizzetti, e i 'saggi' Augusto Barbera, Beniamino Caravita, Giuseppe De Vergottini, Carmela Salazar e Lorenza Violini.
    L'inchiesta, condotta dai pm baresi Renato Nitti e Francesca Romana Pirrelli, riguarda l'attività svolta dagli indagati in qualità di commissari in concorsi da ricercatore, associato e ordinario. I reati ipotizzati a vario titolo sono di associazione per delinquere, corruzione, abuso d'ufficio, falso e truffa.
    GRR - News - Università: concorsi truccati <br>A Bari indagati 38 docenti

    Sanità. Indovinate un po’ dove sono gli ospedali migliori d’Italia «nonostante gli scandali»
    Redazione
    L’Agenas ha stilato la classifica nazionale delle strutture e delle regioni in base alla qualità delle cure ricevute dai cittadini.
    L’ospedale San Raffaele è «l’eccellenza che resiste, nonostante tutto». Lo scrivono Michele Bocci e Fabio Tonacci su Repubblica riportando i risultati del “Programma nazionale esiti 2012″, la ricerca dell’Agenas – agenzia nazionale per i servizi sanitari delle Regioni – sulla qualità delle strutture sanitarie del nostro paese, non a caso definita un po’ da tutti i giornali come la “classifica degli ospedali italiani”. Ebbene, nonostante sia «afflitto da scandali e debiti», il San Raffaele «è ancora il miglior ospedale italiano per qualità delle cure», sentenzia Repubblica, che pure al nosocomio fondato da don Verzé (e alla sanità lombarda in generale) ultimamente non ha risparmiato nessuna critica.
    LE ECCELLENZE. L’Agenas ha spulciato le schede di dimissione di 1.440 ospedali pubblici e convenzionati italiani, stilandone la classifica «in base a una quarantina di indicatori, dalla mortalità per infarto, a quella per gli interventi cardiochirurgici o per l’ictus, dal tasso di cesarei a quello delle operazioni di colecisti in laparoscopia». Ebbene, considerando i primi classificati, persino Repubblica deve ammettere che «6 su 10 sono lombardi». E che «gli scandali non hanno ridotto la capacità assistenziale del San Raffaele di Milano, che resta la realtà con i numeri più lusinghieri», facendo registrare punteggi altissimi su 5 dei 15 indicatori più significativi.
    Ecco i primi dieci migliori ospedali italiani secondo l’Agenas:
    1. San Raffaele, Milano
    2. Ospedali Civili, Brescia
    3. Santi Antonio e Biagio, Alessandria
    4. Ospedale A. Manzoni, Lecco
    5. Azienda ospedaliera di Perugia
    6. Poliambulanza, Brescia
    7. Fornaroli, Magenta
    8. Niguarda, Milano
    9. Alto Chiascio, Gubbio
    10. Santa Maria del Carmine, Rovereto
    I PEGGIORI
    Ovviamente, sempre sulla base dei risultati raccolti dall’agenzia, si ottiene anche la classifica delle strutture peggiori. E se il peggiore è il Federico II – constatano amaramente Bocci e Tonacci – gli altri ospedali della sua regione non se la passano tanto meglio: «Sono 5 le strutture campane tra le peggiori 10 d’Italia», si legge su Repubblica.
    La classifica Agenas degli ospedali peggiori, in effetti, è questa:
    1. Federico II, Napoli
    2. Azienda ospedaliera G. Martino, Messina
    3. Azienda ospedaliera dei Colli P. Monaldi, Napoli
    4. San Filippo Neri, Roma
    5. Azienda universitaria policlinico, Napoli
    6. Stabilimento ospedaliero di Venere, Bari
    7. Presidio ospedaliero San Rocco, Caserta
    8. Sant’Anna, Pomezia
    9. Ospedale della Val di Chiana
    10. Sant’Anna e Sebastiano, Caserta
    Sanità, la classifica degli ospedali migliori d'Italia | Tempi.it

    Leggendo il volume "Pavia e il suo territorio" della benemerita serie "Mondo popolare in Lombardia" apprendo, sconcertato ma non stupito, le vicende relative a una categoria di lavoratori delle rive del Ticino, a Vigevano, che per anni hanno vissuto tranquillamente ed ecologicamente con la pesca (rispettando le norme relative alle modalità di attuazione di tale attività, al ripopolamento ittico, ecc.) e con la raccolta, soprattutto post-piene del fiume, di tronchi e di alcuni tipi di sassi ricchi di silicio, utilizzato dalle industrie locali per produrre abrasivi e certi tipi di porcellane (rispettando norme spontanee non scritte, come quella di non toccare, per almeno 24 ore, i tronchi o le piramidi di sassi già "segnati" dai concorrenti, recatisi poi a cercare dei mezzi per il trasporto in città).
    Negli anni '60 cambia tutto: arrivano gli immigrati meridionali (soprattutto calabresi) per i quali non esistono le regole: nè quelle statali, nè quelle spontanee non scritte, e tutto finisce in un puttanaio, in uno sfruttamento mafioso, e addirittura, in alcuni casi, a pistolettate (i giornali locali parleranno di "far-west all'italiana", ma avrebbero dovuto scrivere "alla calabrese"....).


  7. #27
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    Predefinito Re: Terryes

    cronache itagliane, nel senso di terrone.



  8. #28
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Quayag Visualizza Messaggio
    cronache itagliane, nel senso di terrone.
    Itagliano è SEMPRE sinonimo di terrone.
    Noi purtroppo, contro il principio di autodeterminazione dei popoli, ne siamo coinvolti forzatamente.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #29
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Quayag Visualizza Messaggio
    cronache itagliane, nel senso di terrone.
    Le quali appaiono ancor più orrendamente fantascientifiche delle celebri cronache marziane di Ray Bradbury....


    UNA SIMPATICA STORIELLA CHE ALLIETERÀ I PAGATORI DELL’ODIATO CANONE: “CON I NOSTRI SOLDI IN RAI REGALANO GIOIELLI” - SOLTANTO MENTI OTTUSE E MALATE POSSONO CREARE UNA TV DI STATO E DOTARLA DI UNA STRUTTURA “PREMI E OMAGGI”
    “Orecchini d’oro, orologi di marca, penne Montblanc e Montegrappa, cravatte e portachiavi di Marinella: costosi doni da centinaia di migliaia di euro a politici e amici dei dirigenti di viale Mazzini. senza regole né controlli. il caso è scoppiato perché una lettera anonima ha accusato la struttura ‘premi e omaggi’ di avere favorito un fornitore di preziosi, targhe e coppe”….
    Giacomo Amadori per Liberoquotidiano
    In Rai è scoppiata una Regalopoli con contorno di veleni. A innescarla, siamo all'inizio del 2013, è stata una email anonima nella quale viene denunciata la scarsa trasparenza del sistema degli omaggi aziendali. Un forziere di orecchini e gemelli d'oro di un'importante gioielleria di Roma a due passi da piazza di Spagna, orologi di pregio (dagli Hamilton ai Jaeger-LeCoultre), ma anche foulard, libri, dischi, penne (MontBlanc e Montegrappa), portachiavi e cravatte (soprattutto della napoletana Marinella). Tutti omaggi consegnati negli anni dall'azienda di Stato a ospiti e politici, ma non solo.
    Un flusso di centinaia di migliaia di euro (almeno 300 mila l'anno) che sarebbe avvenuto senza lasciare traccia, ovvero senza che fossero indicati i beneficiari dei doni, né i dirigenti in vena di regali. Un suk che, si scopre oggi, non è mai stato regolamentato da nessun tipo di procedura interna. Un pozzo di San Patrizio in cui il direttore generale della Rai Luigi Gubitosi, manager con fama di duro, ha deciso, elmetto in testa, di calarsi per vederci chiaro.
    Così a settembre il capo del personale Luciano Flussi ha consegnato a un ex funzionario della struttura Premi e omaggi una lettera di sospensione in via cautelativa dal servizio in seguito all'indagine interna sui movimenti del magazzino dei cadeaux aziendali. L'«indagato» ha avuto cinque giorni di tempo per replicare ai sospetti e ieri è stato ascoltato dall'ufficio disciplinare di viale Mazzini.
    L'accusa più grave è di avere garantito in azienda una via preferenziale a un fornitore di preziosi, targhe, coppe e altri premi. Ma sul punto la difesa del colletto bianco sotto inchiesta è stata ferma: quel gioielliere era entrato in Rai, ben prima del suo arrivo, grazie ai buoni uffici di un alto dirigente, ancora in auge in viale Mazzini e di cui ha fatto nome e cognome. A causa di questo potente sponsor non sarebbe stato possibile scalfire la rendita di posizione dell'orefice.
    L'ex direttore centrale Comunicazione e Relazioni esterne Guido Paglia, informato della disavventura del suo ex sottoposto, ha incontrato prima il capo del personale Flussi, quindi, il 27 settembre, Gubitosi. Infine ha sintetizzato la sua requisitoria in una lettera e l'ha consegnata al funzionario sospeso. Che l'ha messa nella valigetta e l'ha portata con sé ieri pomeriggio davanti alla disciplinare di viale Mazzini, dove è stato ascoltato. Paglia, contattato da Libero, non si nasconde: «Confermo di aver chiesto e ottenuto di spiegare a voce al direttore generale gli errori di forma e di sostanza che hanno dato origine a questa indagine, visto che non è mai esistita in azienda alcuna procedura che prevedesse l'indicazione dei beneficiari degli omaggi».
    Una notizia che non può non lasciare perplessi i puristi dei conti in ordine e i nemici degli sprechi. Eppure parrebbe che nessuno sino a oggi, Commissione di Vigilanza Rai e Corte dei conti comprese, abbia avuto niente da ridire. Sulla scrivania di Paglia, capelli e barba candidi, è appoggiata una cartellina bianca e blu con evidenziata la scritta «Omaggi». Infatti l'ex direttore, alla sua vecchia azienda, ha fornito la documentazione personale con i propri appunti e quelli della sua segretaria sulle richieste di presidenti, direttori generali, consiglieri d'amministrazione, dirigenti e funzionari. Decine di fogli con appuntate centinaia di richieste e di nomi.
    Una lista che potrebbe presto creare non pochi imbarazzi. Di certo ci sono destinatari di tutti i tipi, dal capo ufficio stampa dell'ambasciata russa o di quella bulgara, ai politici di tutti i colori, dai diversi presidenti della Repubblica, ai premier, ai vertici delle camere, ai semplici parlamentari. Ben rappresentate nelle liste anche le forze dell'ordine, con ufficiali di ogni ordine e grado.
    Qualche dirigente ha chiesto persino sette paia di orecchini o gemelli per volta. Gli unici documenti ufficiali, ha spiegato Paglia, si trovano negli archivi della Direzione generale e sono gli elenchi dei regali di Natale Rai unitamente a quello dei beneficiari: «Liste agli atti dell'azienda che i diversi direttori integravano o limavano» ha spiegato Paglia. Il quale ha sottolineato come nell'ultimo decennio abbiano attinto alle scorte di preziosi e di altri regali indifferentemente i vertici Rai di destra e di sinistra.
    Paglia ha anche aggiunto che in dieci anni di lavoro alla Direzione delle relazioni esterne non ha mai avuto contestazioni sul budget destinato agli omaggi: «E questo vale tanto per i vertici vicini al Pd quanto per quelli legati al Pdl». C'è anche chi, sempre via email, ha provato a difendere il funzionario finito alla gogna in questo modo: «Vorrei sapere chi può dire a un Dg o a un Direttore: "Non ti consegno ‘sta roba se non mi dici a chi la dai"... Sai i vaffa!!! ». Più o meno la stessa obiezione, seppur con toni più vellutati, sollevata da Paglia di fronte a Gubitosi.
    Tra i gadget nel mirino dell'audit c'è pure un elegante cofanetto acquistato per contenere un dizionario di ortografia e pronuncia. Il destinatario? Si è scoperto essere il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia. Gubitosi di fronte alle numerose contestazioni ha concesso un supplemento di indagine.
    Una cosa è certa, gli orecchini e i gemelli erano tutti marchiati Rai, ovvero avevano impressa la farfalla dell'azienda. Difficile immaginare che qualcuno possa averli donati come pegno galante. Anche se i maligni favoleggiano di un arzillo direttore generale che, si dice, abbia ornato con orecchini griffati Rai i lobi delle numerose amiche. Come firma delle sue conquiste.



    Arrestato l’ex-sovrintendente ai Beni architettonici e al paesaggio del Piemonte
    E così Francesco Pernice[di origine napoletana] già Sovrintendente ai beni architettonici e al paesaggio del Piemonte, è finito impallinato o, meglio, è stato messo in gabbia, vale a dire, arrestato. Indagata pure sua moglie, Grazia Ferreri, ora Direttrice del settore patrimonio della Regione (e tutti si chiedono chi l’abbia nominata in tale delicata e importante posizione, dal momento che la Regione appaltava alla società Les, di cui “socio occulto” era proprio il marito).
    Secondo il giudice Loretta Bianco, titolare dell’inchiesta, la Direttrice regionale sarebbe addirittura il “perno silente intorno al quale ruotano gli appalti aggiudicati direttamente o indirettamente alla Les”: il suo ruolo è definito “chiave”.
    Al Commendatore della Repubblica Italiana Francesco Pernice (che, dopo l’incendio della Cappella della Sindone, avrebbe dovuto venir licenziato in quanto Direttore tecnico a Palazzo Reale – invece è stato promosso Soprintendente) si contesta di essere coinvolto in un giro di tangenti per appalti per dieci milioni di euro legati ai restauri alla reggia della Venaria Reale e ad altri monumenti piemontesi.
    Egli, inoltre, avrebbe assegnato dei lavori alla ditta che ha assunto il figlio (Leo Longanesi diceva che la bandiera italiana dovrebbe riportare una scritta: “tengo famiglia”…) e, tanto per fare buon peso, si sarebbe fatto ristrutturare anche la casetta di proprietà, con tanto di tinteggiatura, da un’impresa “amica”.
    Francesco Pernice era il Direttore tecnico di Palazzo Reale quando, sedici anni fa, la cappella guariniana della Santa Sindone, un capolavoro barocco di importanza mondiale, bruciò come un cerino (e si spense da sola perché i pompieri non avevano l’acqua…), dopo che il sindaco Castellani pensò bene di organizzare un cocktail a Palazzo Reale per l’allora segretario generale dell’ONU Kofi Annan.
    E A PERSONAGGI COME QUESTI È DEMANDATA LA CONSERVAZIONE (?) DEI BENI CULTURALI PIEMONTESI!
    A gente nominata da Roma (doma!) che pensa agli affari propri mentre le memorie storiche del Piemonte, testimoni della nostra peculiare identità, spariscono (che è giusto quel che vuole lo Stato italiano).
    E poi per la lingua e l’identità del Piemonte la Regione, da tre anni, non ha più la legge di tutela e non trova una lira, mentre l’assessore alla cultura Coppola[un cognome, una garanzia....] non si sa dove sia, e il Presidente Cota[che ha origini pugliesi: alla ultime elezioni chiedeva l'appoggio degli elettori terroni dicendo: "Sono uno di voi, sono di San Severo, e chiedo il vostro aiuto..."] sembra affaccendato in tutt’altro. Intanto la Regione Siciliana ha l’Assessorato ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana. Noi, la nostra identità continuiamo a lasciarla nascondere, devastare e cancellare dalle camarille tricolori, e a dare aria ai denti.
    Arrestato l?ex-sovrintendente ai Beni architettonici e al paesaggio del Piemonte | In che manacce i Piemontesi lasciano le testimonianze della propria identità | Gioventura Piemontèisa

    Record di irregolarità in Calabria
    È in Calabria il record delle case fantasma in rapporto alla popolazione: 71,5 immobili non accatastati (e individuati dal Fisco) ogni mille abitanti. Per avere un termine di paragone, la media nazionale è di 21,3 edifici non dichiarati ogni mille abitanti, e il dato scende sotto le dieci irregolarità in Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Liguria e Valle d'Aosta.
    Il bilancio finale dell'operazione "case fantasma", diffuso ieri dalle Entrate, conferma il trend emerso con le prime pubblicazioni parziali dei dati: il 55% dei fabbricati non accatastati si trova nel Sud e nelle Isole, dove si riscontra anche la più elevata densità di violazioni in rapporto agli abitanti.
    La diffusione territoriale degli immobili non dichiarati al Territorio, a ben vedere, tende a ricalcare quella di altri due fenomeni. Da un lato, c'è una correlazione tra il numero di mancati accatastamenti e quello degli abusi edilizi, così come rilevato storicamente dai rapporti di Cresme e Legambiente, che da sempre indentificano tra Calabria, Sicilia, Campania e Lazio le regioni a maggior rischio di cementificazione selvaggia. Dall'altro, le stesse statistiche catastali del Territorio mostrano come il numero di immobili fantasma vada di pari passo con quello degli immobili eternamente incompiuti e iscritti in catasto nella categoria «in corso di costruzione»: in provincia di Reggio Calabria e Roma sono quasi 10mila, in quella di Milano poco più di 500.
    Abusivismo, criminalità organizzata, assenza di politiche pubbliche per la casa, scarsa attenzione e piccole furbizie dei proprietari: le ragioni della diffusione degli immobili non dichiarati vanno ricercate in un mix di concause, declinate in modo diverso anche su base territoriale.
    Record di irregolarità in Calabria - Il Sole 24 ORE

  10. #30
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    Predefinito Re: Terryes

    Catania: truffa su fondi Ue per la formazione, 10 arresti
    (AGI) - Catania, 14 ott. -Dieci arresti a Catania nell'ambito di un'inchiesta su quattro enti di formazione professionale che avevano percepito indebitamente contributi comunitari. I provvedimenti restrittivi sono stati emessi, assieme a un sequestro di beni per un valore equivalente alle risorse europee incassate illecitamente, dal Gip, su richiesta della Procura di Catania, ed eseguito dalla Guardia di finanza.
    Peculato, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione, falso e frode fiscale sono le accuse contestate agli indagati, alcuni dei quali trasferiti in carcere e altrio agli arresti domiciliari.
    Catania: truffa su fondi Ue per la formazione, 10 arresti

    Truffe: falsi invalidi nel napoletano, sequestro da 1, 2 mln euro
    (AGI) - Napoli, 27 set. - Il gip di Torre Annunziata, nel napoletano, ha avallato indagini dei carabinieri ed emesso 21 misure di obbligo di dimora nonche' un decreto di sequestro beni per 1,2 milioni di euro complessivi. L'inchiesta riguarda il reato di truffa aggravata all'ente previdenziale dello Stato e tocca diversi comuni della fascia vesuviana dove da gennaio 2013 i militari dell'Arma hanno monitorato persone che per l'Inps erano ciechi assoluti e come tali percepivano pensioni e indennita' di accompagnamento. In realta' il deficit visivo non esisteva e il danno all'Erario e' stato quantificato in 1,7 milioni di euro.
    Truffe: falsi invalidi nel napoletano, sequestro da 1, 2 mln euro

    Svizzera, scartata a lavoro perchè ha l'accento napoletano
    Una 40enne di Napoli si è presentata a un colloquio di lavoro per un'azienda di Lugano, Svizzera, che cercava personale nell'area delle vendite per un lavoro di receptionista part-time. L'esperta in vendite è stata però scartata dal capo del personale dopo nemmeno venti secondi, perchè meridionale. La professionista si è sentita dire: "Signora, lei ha tutti i requisiti ma… non possiamo assumerla: ha l'accento meridionale".
    TROVARE LAVORO IN SVIZZERA NON E' SEMPLICE
    Alla fine la stessa Mariacristina si è rassegnata. Ha mandato dozzine di curricula in tutta la Svizzera italiana "ma rispondono solo per posti da cameriera o di catering. Ora ho capito il motivo" ha raccontato infatti la donna. L'azienda è stata interrogata al riguardo, e hanno fatto sapere che non è una questione di discriminazione, “non abbiamo alcun pregiudizio verso i meridionali - si sono giustificati - è stata una decisione basata su riscontri avuti in passato” .
    La delusione della signora è comprensibile: "Sono rimasta sbalordita. Ho sempre fatto il mio lavoro con gratificazione e ottimi risultati, ma qui sono stata giudicata a prescindere. Mi hanno fatta parlare 20 secondi, il tempo di ascoltare l'accento, come se non mi avessero già sentita per telefono e non ci fosse scritto sul curriculum, che sono di Napoli. E poi nelle vendite quello che conta è la serietà, la dialettica… lo dico per esperienza", ha ricordato la 40enne che ha un curriculum con oltre quindici anni di esperienza nel ramo vendite e marketing.
    Per Dario Cadenazzi dell'Unia, il principale sindacato del Ticino "simili episodi sono da condannare fermamente, anche se finora non erano mai arrivate segnalazioni del genere". Il momento è delicato: "Purtroppo la xenofobia e il razzismo nei confronti di lavoratori immigrati o frontalieri hanno gioco facile nel nostro cantone, vista la pressione sul mercato del lavoro nostrano generata alla crisi italiana".
    Svizzera, scartata a lavoro perchè ha l'accento napoletano | NanoPress

    Non c'è niente da fare: gli svizzeri sono sempre più avanti...e hanno ragione di dire che verso i terryes non hanno pregiudizi....hanno solo dei post-giudizi....



    Maxi operazione al Sud Italia: irregolare il 31% dei negozi tra cibi avariati e sporcizia
    Alimenti in pessimo stato di conservazione, strutture senza requisiti igienico-sanitari, etichette contraffatte: chiuse 48 strutture
    Rachele Nenzi
    I controlli dei carabinieri del Nas sui negozi del Sud Italia lanciano un'ombra inquietante sugli alimenti che arrivano sulla tavola degli italiani. Dopo un mese di accertamenti a tappeto, è infatti emerso un quadro a dir poco sconcertante: su 1300 strutture ispezionate sono stati rilevati quasi quattrocento casi di irregolarità, sequestrate circa 280 tonnellate di alimenti e vino e chiuse una cinquantina di negozi.
    Dagli stabilimenti di produzione ai depositi all’ingrosso, dai ristoranti ai supermercati: delle strutture controllate il 31% è stato "pizzicato" con irregolarità.
    Nell’ultimo mese i carabinieri del gruppo Nas di Napoli hanno eseguito 1.300 ispezioni ad attività produttive, commerciali ed esercizi pubblici dell’Italia meridionale. "Nel corso del servizio, sono state riscontrate irregolarità in 390 casi (31% circa) e accertate 634 violazioni alle leggi di settore (di cui 80 penali), con sanzioni amministrative pari a 630.000 euro - si legge nel report dei militari - in totale sono state sottratte al consumo circa 280 tonnellate di alimenti vari perchè detenuti in cattivo stato di conservazione, insudiciati, in strutture sprovviste dei requisiti igienico-sanitari e privi della documentazione utile per la loro rintracciabilità, sequestrate o chiuse 48 strutture, nonchè segnalate alle Autorità giudiziaria, sanitaria ed amministrativa 400 persone".
    Nell’ambito di un’ispezione al supermercato della provincia di Reggio Calabria, per esempio, il Nas ha sequestrato due celle frigo in pessime condizioni igieniche, completamente invase da ruggine e muffe, anche sulle scaffalature. Qui è stata rinvenuta una tonnellata di alimenti scaduti da almeno tre anni: insaccati, formaggi, panna, pasta fresca e conserve visibilmente alterati da muffe e liquidi maleodoranti. E ancora: salumi e formaggi privi di etichetta o con etichette abrase, contraffatte o addirittura cancellate.
    Stessa scena in un azienda vitivinicola della provincia di Bari dove il Nas è intervenuto a mettere i sigilli a un deposito non autorizzato e privo dei requisiti previsti dalla normativa. Qui sono state sequestrate 28mila bottiglie di vino a denominazione di origine controllata prive di capsule di imbottigliamento e della documentazione certificante Doc e Igt. Il vino veniva immagazzinatoin pessime condizioni igieniche con accumulo di sporcizia su pavimenti e pareti.
    E ancora: in una industria di produzione di gelati e di pasticceria surgelata, il Nas di Palermo ha sequestrato una tonnellata circa di pan di spagna, cacao, glasse e cioccolato perché scaduti da diversi mesi. Sempre a Palermo, i militari hanno arrestato un pregiudicato 43enne e un 24enne che vendevano abusivamente alimenti usando come deposito un locale già sottoposto a sequestro dalla municipale. Qui sono stati rinvenuti oltre sei quintali di interiora di bovino congelate abusivamente dentro a frigocongelatori allacciati alla rete elettrica pubblica.
    Sempre per gravi carenze igieniche e inadeguatezze strutturali, i carabinieri del Nas di Taranto, Lecce e Bari, coadiuvati da militari del Comando provinciale di Taranto e da personale medico delle Asl di Taranto e Brindisi, hanno chiuso sei attività e sequestrato uno stabilimento vinicolo che era senza autorizzazione allo scarico dei reflui. Così sono scattati i sigilli a oltre 600 chili di cozze, calamari, seppie e polpi (cibi privi di documentazione che attestanta la rintracciabilità, detenuti in cattivo stato di conservazione e sottoposti ad arbitrario procedimento di congelazione) e prodotti caseari come cacio, formaggi e ricotta. Sono state sequestrate anche 1.600 confezioni tra pasta, pomodori pelati, biscotti, bibite, acque minerali e liquori che erano conservati in locali non autorizzati ed interessati da carenze igienico sanitarie e strutturali.
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