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Discussione: Terryes

  1. #501
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    Predefinito Re: Terryes


    Ufficiale Gdf si appropria 4kg di coca

    Campania.Disposti i domiciliari, droga era custodita ad Aversa
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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  2. #502
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    Predefinito Re: Terryes

    Lei lo lascia lui le sfascia la vetrina del negozio
    Litiga con la convivente e spacca la vetrina del suo negozio lanciando un grosso vaso di fiori. E’ accaduto in centro ad Avellino. L’uomo, un 40enne napoletano, aveva preso di mira un’estetista della città con cui aveva avuto una relazione. Al termine della storia lui aveva cominciato a perseguitarla con telefonate e pedinamenti. Quindi il danneggiamento dall’altro giorno. La polizia ha fermato e denunciato l’uomo che tra l’altro aveva inveito contro i poliziotti che erano arrivati alla richiesta di aiuto della donna. In tasca aveva anche un coltello da cucina ed è stato denunciato anche per porto d’armi oltre che oltraggio a pubblico ufficiale.
    Lei lo lascia lui le sfascia la vetrina del negozio | Il Mattino

    PALERMO
    Si rifiutano di pagare il biglietto del bus e aggrediscono i controllori: denunciata un'intera famiglia
    di Silvia Iacono
    PALERMO. Parapiglia nell’autobus della linea 628 a Palermo. La polizia ha denunciato in stato di libertà una nonna, una madre e un nipote di 17 anni per il reato di interruzione di pubblico servizio. I tre componenti del un nucleo familiare della ‘Marinella’, sono saliti sull’autobus senza biglietto. Ma i controllori li hanno scoperti e sanzionati.
    La vicenda sembrava essersi conclusa senza alcuna polemica, fino all’ingresso sul mezzo, a distanza di due fermate, di altro passeggero, anch’egli sprovvisto di biglietto. Ma quest’ultimo anche se non aveva il biglietto ha chiesti di poterlo acquistare sulla vettura. Questo ha scaldate gli animi della famigliole. Sono così volate parole grosse sull’autobus contro i seguite da spintoni e dall’aggressione contro uno dei controllori. L’autista ha ritenuto di arrestare la corsa in via San Lorenzo proprio davanti i locali dell’ufficio immigrazione della Questura.
    Diversi poliziotti sono intervenuti, raccogliendo la richiesta d’aiuto dell’autista. Al contempo è sopraggiunta anche una volante del Commissariato di ‘San Lorenzo’ che ha bloccato i tre congiunti e li ha condotti presso gli uffici di polizia per gli accertamenti del caso. Intanto l’autista si è sentito male ed è dovuto intervenire personale medico del 118.
    Niente biglietto del bus e controllori aggrediti: intera famiglia denunciata - Giornale di Sicilia

    Controlli dei carabinieri a Napoli: scoperti 18 parcheggiatori abusivi
    Controlli dei carabinieri sono stati effettuati nelle zone della movida a Napoli, in particolare nel centro antico e nell'area di Chiaia per contrastare il fenomeno dei parcheggiatori abusivi ed individuare eventuali attività commerciali irregolari. Sono stati scoperti 6 lavoratori utilizzati in 'nerò, rilevate carenze igienico-sanitarie ed è stata accertata l'occupazione abusiva di suolo da parte di due bar. Le operazioni di controllo sono state compiute dai carabinieri della Compagnia Centro, del Reggimento Campania, del Nas e del Nucleo ispettorato del lavoro di Napoli. Per quanto riguarda la sicurezza stradale sono state fatte 142 contravvenzioni per un importo complessivo di 94.000 euro (guida senza patente, assenza di assicurazione e assenza di casco protettivo). Diciotto i parcheggiatori abusivi individuati.
    Controlli dei carabinieri a Napoli: scoperti 18 parcheggiatori abusivi | Il Mattino

    Si rifà il seno in una clinica di Posillipo ma le bucano un polmone: processo senza fine
    di Marisa La Penna
    Patrizia D.V. aveva ventidue anni quando, nel settembre del 2009 si sottopose a un intervento di mastoplastica additiva. Un seno nuovo per piacersi di più. Ma durante l’intervento il chirurgo plastico, per una manovra sbagliata, le bucò la pleura di un polmone. Patrizia rischiò la vita. Ma alla fine riuscì a a venirne fuori. Sia pure con un polmone gravemente compromesso.
    Da quel drammatico episodio sono passati quasi sette anni. Il medico venne rinviato a giudizio per lesioni colpose gravi e falso in scrittura privata: secondo l’accusa aveva modificato la cartella clinica per nascondere le responsabilità. Ma ad oggi nessun verdetto è stato ancora emesso. Tant’è che è stata inviata, al Consiglio Superiore della Magistratura, al ministro di Grazia e Giustizia e al procuratore generale presso la Corte di Appello di Napoli, una circostanziata lettera-denuncia per raccontare la frustrazione che vive chi da anni attende giustia. Una giustizia che presumibilmente non arriverà mai perchè il reato è a un passo dalla prescrizione. A mettere nero su bianco è lo zio della giovane donna (che oggi ha 29 anni) .
    La vicenda di Patrizia fu raccontata, all’epoca, dai media. La donna, che era stata operata in una clinica privata della zona collinare, dopo l’intervento venne trasportata d’urgenza al pronto soccorso ospedaliero per un emopneumotorace.
    Le imputazioni, come detto, parlano di lesioni gravi colpose e falso in scrittura privata. La giovane donna oggi vive con un organo seriamente compromesso. Il chirurgo, autore di questo grave errore medico, sarebbe dovuto comparire, nella veste di imputato, al cospetto del giudice monocratico per difendersi dalle accuse rivoltegli dal pubblico ministero Emilia Galante Sorrentino che lo rinviò a giudizio, appunto, per lesioni colpose gravi e falso.
    «Ma quattro anni di inceppi e lunghi rinvii stanno mettendo a rischio prescrizione il processo» scrive lo zio della donna, Giuseppe Carotenuto.
    Il processo è scaturito dalla denuncia di Patrizia, che assistita dall’avvocato Giuseppe Granata, presentò, non appena uscì dall’ospedale, un esposto alla Procura della Repubblica.
    Si rifà il seno in una clinica di Posillipo ma le bucano un polmone: processo senza fine | Il Mattino

    Benzinaio ucciso a Palermo per il "pieno troppo caro", muratore condannato a trent'anni
    PALERMO. Trent'anni. Pena pesantissima per Mario Di Fiore, l'ex muratore accusato di avere sparato e ucciso, nel giugno scorso, Mario Di Fiore, un benzinaio di piazza Lolli, a Palermo.
    Alla base dell'omicidio, secondo la ricostruzione dell'aggressione venuti fuori durante il lungo interrogatorio cui Di Fiore fu sottoposto in questura, motivi futili, ovvero il prezzo del carburante considerato troppo caro dall'ex muratore. Di Fiore - assistito dall'avvocato Giuseppe Avarello - avrebbe litigato con la vittima, sparandogli poi alle spalle con una 7,65 che possedeva illegalmente.
    Inizialmente gli inquirenti avevano pensato a un tentativo di rapina finito nel sangue, ma la dinamica dell'agguato aveva suscitato più d'una perplessità lasciando spazio alle ipotesi più disparate. Fino alla svolta avvenuta nelle ore successive all'omicidio, con il fermo di Mario Di Fiore, condotto in Questura e messo sotto torchio dagli investigatori della squadra mobile.
    Benzinaio ucciso per il "pieno troppo caro", condanna a trent'anni - Giornale di Sicilia

    Coppia foggiana truffava parroci in tutta Italia
    Fingendosi una coppia in difficoltà e con una bambina con problemi di salute, un 28enne e una 24enne, entrambi originari della provincia di Foggia, sono stati smascherati dai carabinieri di Venafro
    CAMPOBASSO - Hanno truffato parroci in tutta Italia, fingendosi una coppia in difficoltà e con una bambina con problemi di salute. Un 28enne e una 24enne, entrambi originari della provincia di Foggia, sono stati smascherati dai carabinieri di Venafro (Isernia). A tradire la coppia è stato l'ultimo raggiro, avvenuto nei confronti di un sacerdote molisano. Dopo alcune telefonate nel corso delle quali hanno riferito di avere problemi di vario genere si sono fatti accreditare denaro sulla loro poste pay. Dalle indagini successive è emerso che i due avevano già usato la stessa tecnica nei confronti di almeno un’altra decina di parroci di varie regioni del centro e del nord Italia. Sono stati denunciati per truffa aggravata.
    Coppia foggiana truffava parroci in tutta Italia - Foggia - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Violenze sulla compagna in Germania: si costituisce in Irpinia
    Nel 2015 si era reso responsabile di violenze sessuali nei confronti della sua compagna. Da allora, era inseguito da un mandato di arresto europeo spiccato dall’autorità giudiziaria tedesca, nel cui territorio venne consumato il reato. Dopo mesi di latitanza, il responsabile, un 36enne originario della provincia di Napoli - del quale non è stato reso noto il nome - si è costituito ai carabinieri della compagnia di Sant’Angelo, in Irpinia. L’uomo è stato trasferito presso la locale Casa Circondariale.
    Violenze sulla compagna in Germania: si costituisce in Irpinia | Il Mattino

    Torino, «Qui non si può fumare», litigano al bar: pensionato ucciso a botte da un cliente
    Si può uccidere per una sigaretta. È stato questo il motivo della lite che ha scatenato la colluttazione in cui è morto Raffaele Carretta, pensionato torinese di 69 anni. È stato lui, ieri pomeriggio, a entrare fumando nel Bar del Fortino, nella strada omonima nel quartiere Dora. Vito Salvatore Di Dia, anche lui pensionato, di 62 anni, che stava giocando a carte con amici, lo ha apostrofato chiedendogli di allontanarsi immediatamente dal locale. Carretta dapprima è uscito a fumare, poi, sostenendo di avere visto altre persone fumare nel bar, è rientrato. Ne è nata la zuffa in cui Di Dia ha picchiato Carretta fino a quando ha perso i sensi.
    Mentre l'aggressore si allontanava dal bar, Carretta è stato soccorso dal 118, ma è deceduto nel corso dell'intervento di rianimazione. Di Dia è stato rintracciato dai carabinieri in serata a casa. L'inchiesta è coordinata dal pm Valerio Longi.
    Torino, «Qui non si può fumare», litigano al bar: pensionato uccide a botte un cliente

    Diffusione del cognome DI_DIA - Mappe dei Cognomi Italiani

    Ecco l'identikit del "non lettore" itagliano



    CATANIA E CALTANISSETTA
    "False borse di studio", denunciati 49 studenti
    CATANIA. Avrebbero permesso a 89 studenti dell'università di Catania, che avevano trasferito fraudolentemente la loro residenza, anche da nonni con basso reddito, di ottenere borse di studio e benefici economici. E' l'accusa contestata a 4 funzionari dell'Ersu dell'ateneo etneo dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Caltanissetta che li ha segnalati alla Corte dei conti per un danno erariale stimato complessivamente in 350mila euro.
    Le Fiamme gialle hanno inoltre denunciato 49 studenti alla Procura di Catania per truffa aggravata ai danni dello Stato e falso. Le indagini riguardano gli anni accademici compresi tra il 2009 e il 2014. Al centro degli accertamenti i benefici concessi a presunti studenti lavoratori che a Catania venivano concessi dal momento del cambio di residenza e non da due anni dopo.
    Così gli iscritti che si spostavano anagraficamente in casa dei nonni, anche se non produceva reddito, si considerava autonomo. La guardia di finanza ha scoperto studenti che avevano spostato la residenza nella seconda casa a mare o in montagna, insieme al nonno pensionato.
    I nonni, meta ambita, ospitavano anche due cugini insieme, o potevano essere residenti con la famiglia dello studente. C'è stato anche chi ha trasferito la residenza a centinaia di chilometri da Catania per potere risultare nella famiglia, monoreddito e con tre figli, della sorella.
    "False borse di studio", denunciati 49 studenti - Giornale di Sicilia

    Cancellavano multe e fermi, richiesto giudizio per 28 dipendenti Equitalia
    di Viviana Lanza
    C’era chi avrebbe contattato l’amico dipendente della società di riscossione per avere informazioni riservate sulla posizione debitoria propria o di parenti e interessarsi per eventuali rateizzazioni e chi avrebbe versato la mazzetta per ottenere visure seguendo un iter amministrativo diverso da quello prescritto. C’era persino chi, e in questo caso l’accusa è rivolta ai presunti dipendenti infedeli, si sarebbe organizzato come in un’associazione a delinquere per compiere «delitti contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e il patrimonio». Per tutti la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio.
    Le indagini hanno svelato l’esistenza di due gruppi, uno formato da quattro fra dipendenti e funzionari di Equitalia Sud spa e un secondo gruppo che faceva capo a un dipendente dell’ente di riscossione, un addetto alla vigilanza e un addetto alla portineria. Abuso d’ufficio, corruzione, rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio, falso e truffa ai danni di Equitalia spa sono a diverso titolo le accuse contestate. Le indagini hanno consentito anche di risalire al tariffario previsto per le false procedure avviate dagli indagati per ridurre i pagamenti o ottenere la cancellazione di un fermo amministrativo imposto a un debitore dalla società di riscossione, la rateizzazione di un debito o la cancellazione di una cartella esattoriale eludendo il controllo delle commissioni interne. Per una visura riservata della propria posizione debitoria, attraverso gli archivi informatici di Equitalia Sud spa, si pagavano tra 10 e 50 euro. I costi salivano tra i 200 e 2mila euro per gli altri interventi. Quando a giugno dello scorso anno l’inchiesta arrivò a una svolta, il capo della Procura di Napoli Giovanni Colangelo commentò: «La corruzione nella pubblica amministrazione è un fenomeno che vorremmo vedere arretrare, ma che purtroppo porta agli onori della cronaca nuovi episodi».
    Cancellavano multe e fermi, richiesto giudizio per 28 dipendenti Equitalia | Il Mattino

    Casoria. Il baby clan che rubava ai poveri aveva cercato di uccidere un capotreno
    di Marco Di Caterino
    Casoria. Raffaele, solo quattordici anni, è un nome di fantasia, la sua storia no. Questo ragazzino, ma guai a dirglielo in faccia perché si considera già un uomo fatto che segue le orme del papà, boss e capozona a Casoria per conto dei Moccia, ha appena quattordici anni. Età che normalmente è fatta di play station, pizze, brufoli e primi batticuori amorosi. Cose che lui schifa, perchè sono di un altro pianeta. Che non è il suo. Lui da grande vuole fare il boss. Questo figlio di quel ventre molle che vomita ragazzini killer e già criminali consapevoli, che saranno la camorra 4.0 del prossimo futuro, in meno di sette mesi si è reso protagonista di due gravissimi episodi.
    In estate ha guidato un branco di dieci coetanei nella caccia ad un capotreno. Lo volevano uccidere a bastonate. Il ferroviere, ai loro occhi, era colpevole di averli sgridati perché nel tratto tra la stazione ferroviaria di Napoli e quella di Casoria, il gruppo si era fatto branco violento tanto da sfasciare un intero vagone, intriso di pesante odore di spinelli e canne fumate a volontà dopo una giornata a fare guai a Mappatella Beach, gli scogli del lungomare di Napoli. Il capotreno, benché bastonato a sangue in modo scientifico, riuscì a salvare la pelle, rifugiandosi nella cabina di guida del convoglio del treno locale Napoli - Caserta, che trasportava circa ottocento passeggeri, finiti loro malgrado ostaggio di tanta violenza. Il macchinista fu infatti costretto alla frenata rapida nella stazione di Casoria. Ma Raffaele, come poi accertarono i carabinieri della locale compagnia, diretta dal capitano Pierangelo Iannicca, si comportò da vero boss. Perché il fatto che il capotreno si fosse sottratto alla sua punizione, proprio non gli era andata giù.
    E detto fatto guidò, tra i terrorizzati passeggeri l'assalto alla cabina di guida, Dapprima fatta segno con una fitta sassaiola, seguita dal lancio dalla fontana di ghisa della stazione, divelta all'occasione, e lanciata con tanta violenza da sfondare il vetro della porta di accesso alla cabina. Il capotreno e il macchinista si salvarono solo grazie all'intervento di alcune pattuglie dei carabinieri. I militari impiegarono solo due giorni ad identificare e denunciare tutti i componenti del baby commando, che per paura ma anche per il loro tornaconto teso a diminuire le loro responsabilità indicarono in Raffaele il capo.
    L'altra notte, Raffaele, ha guidato la sua banda di mariuoli composta per l'occasione da un coetaneo e un quindicenne, a rubare per la terza volta di seguito quello che era rimasto nel poliambulatorio solidale delle suore Elisabettine Bigie di Casoria, figlie spirituali del beato Ludovico. Un posto retto da medici e infermieri volontari, dove vanno centinaia di poveri da tutto il circondario. Gente che non ha il becco di un quattrino per farsi curare. Nelle prime due occasioni, Raffaele e il suo personale baby clan avevano svuotato persino le casette delle elemosine. Poche decine di euro, che per chi non ha niente sono una cena a settimana. Poco importa, anzi è meglio così, che li stavano aspettando i carabinieri che li hanno fermati. Tanto, ha detto il ragazzino, più che una denuncia, che altro mi potete fare?
    Il baby clan che rubava ai poveri aveva cercato di uccidere un capotreno | Il Mattino

    Terrorismo, la napoletana «Fatima» a processo: condannata la sorella
    Maria Giulia Fatima Sergio, la prima foreign fighter italiana che si troverebbe in Siria a combattere con l'Isis, è stata rinviata a giudizio con l'accusa di terrorismo internazionale, mentre la sorella Marianna, arrestata lo scorso luglio e detenuta, è stata condannata a 5 anni e 4 mesi. Lo ha deciso il gup di Milano Donatella Banci Buonamici che ha mandato a processo anche il padre delle due ragazze, Sergio Sergio.
    Il giudice, che ha letto il dispositivo nell'aula bunker davanti al carcere milanese di San Vittore, ha in sostanza accolto l'impianto accusatorio del procuratore aggiunto di Milano, Maurizio Romanelli, e del Pm Paola Pirotta. Oltre alla condanna a 5 anni e 4 mesi, come chiesto dall' accusa, per Marianna Sergio, anche lei accusata di associazione con finalità di terrorismo internazionale, il Gup nel processo abbreviato ha condannato anche Arta Kakabuni e Baki Coku, zii di Aldo Kobuzi, marito di Fatima, rispettivamente a 3 anni e 8 mesi e a 2 anni e 8 mesi.
    Stando alle indagini, Maria Giulia Sergio, ragazza di origine campana che si trasferì ad Inzago (Milano), si sarebbe prima convertita all'Islam assieme a tutta la famiglia prendendo il nome di Fatima e poi sarebbe partita per la Siria, da dove avrebbe incitato anche i suoi genitori (la madre, anche lei arrestata lo scorso luglio, è morta qualche mese fa) e la sorella a raggiungerla.
    Terrorismo, la napoletana «Fatima» a processo: condannata la sorella | Il Mattino

    Assenteismo, 62 denunce e 3 arresti nel catanese: timbravano per gli assenti
    Operazione antiassenteismo della polizia al comune di Acireale: agenti del locale commissariato hanno indagato 62 dipendenti che risultavano al lavoro, nonostante fossero assenti, grazie alla complicità di loro colleghi che "strisciavano" per loro il badge personale.
    Il gip di Catania, su richiesta della locale Procura, per tre di loro ha disposto gli arresti domiciliari, e per altri 12 l'obbligo di firma. I restanti 47 sono stati denunciati in stato di libertà. I reati ipotizzati sono truffa e falso.
    Timbravano per gli assenti: al comune di Acireale 62 denunce e tre arresti | Il Mattino

    Disoccupazione, scovate migliaia di frodi
    La Sicilia tra le regioni con più irregolari
    Percepivano senza averne diritto fondi pubblici destinati a combattere la disoccupazione. Sono stati scoperti dal Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di finanza 1.079 'furbetti'. Dovranno ora restituire allo Stato 39,5 milioni di euro di risorse indebitamente acquisite.
    L'operazione è stata condotta in collaborazione con l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa - Invitalia S.p.A. Il maggior numero di posizioni irregolari è stato registrato in Campania (420); seguono Puglia (206) e Sicilia (163). Le irregolarità sono state rilevate a seguito di analisi e controlli, mediante l'incrocio di banche dati, sulla posizione di oltre 10 mila imprese destinatarie di 411 milioni di euro erogati ai sensi del Decreto Legislativo 185 del 21 aprile 2000.
    La disposizione è finalizzata a promuovere l'autoimpiego delle persone in cerca di lavoro tramite l'avvio di nuove iniziative imprenditoriali o di lavoro autonomo. Per beneficiare dei contributi è necessario aver determinati requisiti e rispettare alcuni vincoli come: essere non occupati alla data di presentazione della domanda del contributo; comunicare all'Ente erogatore l'avvenuta cessazione dell'attività economica destinataria del contributo pubblico se questo avviene prima di un quinquennio; non essere titolari di quote o azioni di altre società ammesse a benefici; non richiedere altre agevolazioni, anche fiscali per 36 mesi dalla concessione dei benefici; non trasferire al di fuori dell'azienda i beni ed i diritti aziendali ammessi al contributo.
    I 1.079 soggetti individuati non hanno rispettato i vincoli previsti anche attraverso comportamenti fraudolenti come la redazione di atti falsi. Nel frattempo Invitalia ha già attivato le procedure di revoca dei benefici e le conseguenti iniziative legali per il recupero dei fondi. Nel complesso, l'attività di analisi dei fondi erogati ai sensi del Decreto Legislativo 185/2000 ha sin qui consentito all'individuazione di 3.420 posizioni irregolari con un conseguente obbligo di restituzione di fondi per oltre 100 milioni di euro.
    Disoccupazione, scovate migliaia di frodi La Sicilia tra le regioni con più irregolari - Giornale di Sicilia

  3. #503
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    Predefinito Re: Terryes

    Terronia intraprendente: lo spaccio della droga in conto vendita...

    Caserta, la «moda» dello spaccio di droga in conto vendita: è frutto della crisi
    di Claudio Coluzzi
    CASERTA - Droga in conto vendita. È la nuova frontiera dello spaccio che dopo Napoli sta invadendo anche la provincia di Caserta. Un fenomeno allarmante che si lega allo spostamento delle piazze di spaccio. Sempre più a nord di Napoli dopo la guerra tra clan che ha interessato le zone di Secondigliano e Scampia e l’intensificarsi dei controlli delle forze di polizia.
    Non è un caso che i recenti arresti della Squadra Mobile di Caserta hanno riguardato disoccupati e incensurati. Sono scattate le manette ma sono anche emersi particolari singolari sulla rete di spaccio.
    Prima, le partite all’ingrosso si pagavano in contanti. «Ora invece capita sempre più spesso - dice il capo della Mobile di Caserta, Alessandro Tocco - che gli stupefacenti vengono dati in conto vendita. Ossia il nuovo spacciatore prende la droga e dopo venti giorni consegna i soldi trattenendo la sua percentuale. Se non la vende restituisce il quantitativo che non è riuscito a piazzare».
    Il Mattino | Il Mattino

    Napoli, per produrre carbonella incendia rifiuti speciali: arrestato
    NAPOLI - Produceva carbonella incendiando rifiuti speciali pericolosi: un uomo di 37 anni, Giulio Cimmino, è stato sorpreso e arrestato dai carabinieri a Qualiano, in provincia di Napoli. L'uomo è stato scoperto in un terreno agricolo sulla circonvallazione esterna di Qualiano - in parte proprietà di un ente pubblico e in parte della sorella del capo di un clan camorristico della zona - mentre era intento a incendiare porte, pezzi di legno verniciato, altro materiale.
    Il tutto avveniva in un vecchio rudere che è stato sequestrato, insieme all'area circostante (ampia mille metri quadrati) e a circa due tonnellate che stavano per essere dati alle fiamme. Durante la stessa operazione sono state denunciate, per violazioni delle norme per la tutela dell'ambiente, sette persone. Sequestrato anche un capannone nel quale erano sversati illegalmente rifiuti speciali pericolosi e non, come pneumatici, fanghi, plastica e rifiuti urbani.
    Per produrre carbonella incendia rifiuti speciali: arrestato | Il Mattino

    Spara al fratello durante lite a Taranto
    TARANTO - Al termine di una lite ha sparato al fratello, colpendolo all’inguine, ed è fuggito. L’episodio è avvenuto in un appartamento di via Mannarini, al quartiere Tamburi di Taranto. Il ferito è stato portato all’ospedale Santissima Annunziata. Sul posto sono intervenuti agenti della Squadra Mobile, che hanno compiuto i rilievi e raccolto le testimonianze.
    Sono in corso le ricerche dell’autore del ferimento.
    Spara al fratello durante lite a Taranto, l'uomo non è grave - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Ragazzi non ancora 14enni rubano ad anziano 16.000 euro
    MELENDUGNO (LECCE) - Un anziano di Melendugno, a partire dal novembre scorso, è stato derubato da due ragazzi non ancora 14enni di 16.000 euro custoditi nel cassetto del comò. L’anziano avendo riscontrato continui ammanchi da casa senza mai trovare segni di effrazione ha presentato denuncia ai carabinieri e tentato con l’aiuto del figlio di risalire ai responsabili.
    I militari, ieri, consenziente la vittima, durante le ore di assenza si sono nascosti in abiti civili in un appartamento nelle immediate vicinanze di quello dell’anziano. Verso le 18.30 un ragazzo, utilizzando una chiave, ha aperto la porta d’ingresso, si è diretto in camera da letto e con un calzascarpe ha forzato il cassetto del comò per prelevare i soldi, ma è stato bloccato dai carabinieri. Contemporaneamente all’esterno altri militari hanno fermato un coetaneo rimasto a fare da 'palò.
    I due ragazzi, non imputabili penalmente per l’età, sono stati accompagnati in caserma per essere riaffidati ai genitori. Peraltro la madre del 14enne che ha utilizzato la chiave, dal novembre 2015 ai primi giorni di gennaio 2016 aveva lavorato come badante in casa della vittima. In casa del ragazzino i carabinieri hanno recuperato 12.150 euro in contanti (danaro che sarà versato su un apposito libretto infruttifero a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa di verificarne la provenienza) nonché una chiave, uguale a quella usata dal minore, che era stata gettata nel water dai genitori del ragazzo, per cui entrambi sono stati denunciati per furto continuato in concorso.
    Ragazzi non ancora 14enni rubano ad anziano 16.000 euro - Lecce - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Rapinatrice seriale aiutata da amica incinta
    la donna fingeva di stare male per consentirle la fuga
    di Nicola Sorrentino
    SCAFATI. Lei era l’esecutrice materiale, ma un aiuto importante nella riuscita delle rapine glielo forniva la sua amica incinta. E’ stata condannata a 2 anni e 6 mesi Carmela Mainenti, giudicata per due episodi avvenuti ad ottobre 2012. La donna agì insieme ad un’amica e al convivente di quest’ultima. Coperta da passamontagna, fece irruzione in un negozio di alimentari, armata di una pistola giocattolo senza tappo rosso. Si fece consegnare 300 euro, frutto dell’incasso della giornata, per poi fuggire. Ma fu proprio l’amica, in stato di gravidanza, a simulare un malore per dare il via libera alla fuga. La negoziante, infatti, chiese alla rapinatrice di far uscire la donna incinta prima di consegnare i soldi. Una volta fuori però, le vide fuggire entrambe.
    La stessa tecnica fu provata, poco dopo, in un negozio di scarpe. La donna incinta finse un malore dopo l’irruzione della Mainenti. Ma quella volta, la titolare del negozio reagì, sospettando che le due fossero complici. La rapina fu sventata e i carabinieri, grazie alle testimonianze delle vittime risalirono all’identità dell’uomo (che aspettava le donne all’esterno, in auto) e poi della sua convivente, per poi chiudere il cerchio sulla giovanissima Mainenti. Pochi giorni fa il tribunale di Nocera Inferiore ha condannato la donna in primo grado alla pena di due anni e sei mesi.
    Rapinatrice seriale aiutata da amica incinta la donna fingeva di stare male per consentirle la fuga | Il Mattino

    Palermo, la mamma vuole divorziare e il figlio tenta di lanciarla dal balcone
    La polizia di Stato di Palermo ha arrestato un 25enne che, al culmine di una lite, ha cercato di sollevare la madre, 'colpevole' di volere divorziare, e di lanciarla giù dal balcone
    PALERMO. Tragedia sfiorata ieri sera a Brancaccio. La polizia di Stato di Palermo ha arrestato un 25enne che, al culmine di una lite, ha cercato di sollevare la madre, 'colpevole' di volere divorziare, e di lanciarla giù dal balcone.
    Gli agenti, avvertiti da vicini di casa della 47enne, hanno trovato la donna con il volto insanguinato. L'aggressione è avvenuta al termine di una violenta lite. La vittima si era separata dal marito, ma il figlio non ha accettato la decisione della madre e più volte le aveva chiesto di dare una nuova possibilità al marito.
    La 47enne, irremovibile, è stata picchiata dal figlio che ha cercato poi di lanciarla da un balcone. Soccorsa dal personale del 118 è stata portata in ospedale, dove è stata giudicata guaribile in 30 giorni.
    Palermo, la mamma vuole divorziare e il figlio tenta di lanciarla dal balcone - Giornale di Sicilia

    La merda terronica giunta in Padania grazie all'Idagghia una e indivisibbola.

    Mafia, boss arrestato in centro a Mestre
    E’ Vito Galatolo, 40 anni, figlio del killer di Dalla Chiesa
    MESTRE - Arrestato all’alba a Mestre Vito Galatolo, 40 anni, figlio del boss Vincenzo, condannato all’ergastolo per l’omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. «U picciriddu» è uno dei 95 destinatari delle misure cautelari emesse dal gip di Palermo su richiesta della direzione distrettuale antimafia siciliana. Il blitz nella primissima mattina di lunedì nel suo appartamento mestrino di via Pio X a Mestre, a due passi dalla centralissima piazza Ferretto.
    Anche da Mestre dove era finito al soggiorno obbligato Vito Galatolo controllava i suoi affari in Sicilia. Dopo le indagini e i sequestri nel porto di Palermo le società erano state spostate a nord Italia tra Monfalcone e La Spezia. Galatolo amava il pesce e i suoi «picciotti», secondo i magistrati, insieme alle cassette di triglie e orate gli portavano i conti del pizzo e degli affari. A svelare i retroscena il nipote Angelo Fontana adesso collaboratore di giustizia. Anche Galatolo è finito nell’inchiesta Apocalisse che ha sgominato il clan di Tommaso Natale e San Lorenzo.
    Mafia, boss arrestato in centro a Mestre - Corriere del Veneto

    Nun ce stà nient à ffà: ci hann à musica nel sangue, ci hanno!

    Neomelodico di notte e rapinatore di furgoni di giorno: scoperto e preso
    di ​ Mariano Fellico
    Giugliano. Rapinatore e ricettore di giorno, neomelodico di notte. È la doppia vita di Franco Laudati, quarantenne di Giugliano, cantautore. Da due giorni è in carcere con l’accusa di rapina in concorso e ricettazione. Laudati e Gennaro Covelli, 37enne di Scampia, sono stati intercettati in via Colonne dopo che il gestore della Dhl di Casandrino aveva allertato la polizia in quanto il mezzo aveva cambiato itinerario, grazie alla segnalazione dell’antifurto satellitare. Il furgone era seguito da una Ford Ka alla cui guida c’era il neomelodico.
    Il Mattino | Il Mattino



    Napoli. Torre Annunziata, teppisti in azione devastano treno della Circum con 350 persone a bordo
    di Giuseppe Crimaldi
    Momenti di panico, ieri sera, all'interno di un convoglio della linea Circumvesuviana partito da Sorrento e diretto a Napoli. Intorno alle 19 il treno è stato costretto a interrompere la sua corsa nella stazione di Torre Annunziata dopo che un gruppo di vandali ha danneggiato le guarnizioni delle porte e sfasciato alcuni vetri.
    A bordo in quel momento c'erano 350 passeggeri, tra i quali anche molti stranieri. A causa dei gravi danneggiamenti il conducente è stato costretto a interrompere la corsa. Per oltre un'ora i passeggeri sono rimasti bloccato nella stazione oplontina, in attesa che la società provvedesse a mettere a disposizione altri due convogli che hanno poi riportato i passeggeri a destinazione, liberando la linea.
    Il Mattino | Il Mattino

    Io mi proccuperei piuttosto per i poveri topi, che hanno a che fare.....con la "fauna" locale....

    Napoli, piazza Vittoria invasa dai topi. Saltano anche sulle panchine
    Il video disgustoso
    di Alessandro Bottone
    C'è un video che è stato postato ieri sera su Youtube e mostra il degrado della città nel suo cuore elegante, quello di piazza Vittoria.
    Una famiglia si imbatte negli sgradevoli ospiti della piazza e inizia a filmare. Ci sono topi ovunque, saltano sulle panchine, girano liberamente tra prati e vialetti della piazza. L'immagine non è certo delle migliori...
    Il Mattino | Il Mattino



    Una volta la parola "contemplativo" aveva un significato mistico-religioso....

    Tour del sesso a Catania, faceva prostituire la moglie in un camper
    Ai clienti, contattati su una bacheca online, chiedeva 80 euro e la possibilità di potere guardare il rapporto
    CATANIA. Faceva prostituire la moglie su un camper, posteggiato in posti frequentati come i centri commerciali, in un 'tour' siciliano che aveva già toccato 4 province: Catania, Siracusa, Ragusa e Agrigento.
    E' l'accusa contestata a un 55enne che è stato arrestato per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Ai clienti, contattati su una bacheca online, chiedeva 80 euro e la possibilità di potere guardare il rapporto.
    A interrompere la sua attività è stata la polizia di Stato di Catania: una volante insospettita dalla fila davanti al camper posteggiato vicino a una sala cinematografica di un centro commerciale ha fatto irruzione e lo ha arrestato. Sulla bacheca internet l'invito era esplicito: "sono Mary una bella 46 enne mora prosperosa, molto passionale e amante della trasgressione con mio marito, passivo o solo contemplativo....".
    Tour del sesso a Catania, faceva prostituire la moglie in un camper - Giornale di Sicilia

    Napoli. Il primario Zappalà ai domiciliari. È accusato di aver estorto del danaro a una paziente ammalata di cancro
    di Pino Neri
    È accusato di aver estorto del danaro a una paziente ammalata di cancro producendo certificati falsi. Per questo motivo l'anno scorso il tribunale lo ha interdetto dalla professione. Ma secondo gli inquirenti il medico Rosario Zappalà avrebbe violato l'interdizione continuando a visitare i pazienti nella sua casa di via Santa Caterina a Chiaia, a due passi da piazza dei Martiri. Quindi, ieri, è scattato l'arresto per il professionista ed ex primario dell'ospedale evangelico Villa Betania, struttura convenzionata ed equiparata al sistema sanitario pubblico. Ieri i carabinieri nel Nas, il nucleo anti sofisticazioni, hanno notificato al medico, un ecografista di fama, l'ordine di arresto spiccato dal gip Federica Colucci. Adesso Zappalà è ai domiciliari. Con lui sono indagati i vertici e gli ex vertici di Villa Betania.
    È una brutta storia. Che inizia il 13 settembre del 2014, quando Zappalà, all'epoca primario della chirurgia generale della Betania e responsabile del pronto soccorso, effettua un'ecografia al seno di una paziente, nella clinica di Ponticelli. Subito dopo l'esame il camice bianco spiega alla donna di aver rilevato un'area sospetta, un nodulo nella mammella sinistra ma che nell'ospedale i tempi di attesa per l'ago aspirato sono lunghi (cosa risultata nelle indagini non veritiera) per cui le consiglia di andare a fare l'esame in tempi stretti nel suo studio, in via Riviera di Chiaia.
    La donna ha paura. Qualche mese prima le era stato diagnosticato un tumore all'utero, per cui decide di fare come le viene sollecitato. Il 15 settembre successivo Zappalà effettua l'ago aspirato nel suo studio e si fa pagare: 200 euro. È qui che inizia il calvario per la paziente. Si perchè alla fine la signora non saprà più nulla di quella diagnosi. Nel frattempo Zappalà non fa esaminare dal patologo della clinica il siero asportato dall' ago aspirato. Anzi, fa una cosa che ha dell'incredibile. Il 22 settembre produce nella clinica un referto in cui attesta falsamente «l'assenza nella paziente di cellule tumorali e un quadro citologico che mostra alcuni elementi come da fibrolipomatosi». Nel certificato c'è una firma illeggibile, non riconducibile a nessuno dei patologi della Betania. E la signora ammalata resta in un limbo. Non sa più nulla di quella diagnosi. Passano i giorni. Quindi la donna grazie alla sua insistenza si reca dalla responsabile dei patologi della Betania.
    È qui che sia lei che la dottoressa che tenta di aiutarla entrano in possesso di quel certificato fasullo e capiscono tutto. La dirigente del laboratorio di patologia allora riferisce ai vertici della clinica. Si riunisce la commissione, formata da tutti i massimi dirigenti del presidio sanitario: Zappalà viene licenziato. «Un licenziamento solo formale», secondo il pubblico ministero della procura di Napoli Giuseppina Loreto. Pm che contesta ai vertici della Betania di aver riassunto Zappalà come consulente ecografista e di aver assunto anche la figlia del medico di origine calabrese, proprio per fare in modo che qualcuno di famiglia lo potesse sostituire proficuamente, stando almeno a ciò che contesta il pm.
    Poi, nel febbraio del 2015, la paziente ammalata sporge denuncia. Si attivano i carabinieri del Nas. Il 28 maggio il tribunale emana per Zappalà l'interdizione di un anno. E il 26 gennaio del 2016 la procura trasmette l'avviso di conclusione delle indagini a Zappalà, accusato di concussione e di falso ideologico e materiale, e ai vertici della Betania, sotto inchiesta per omissione di denuncia in concorso. Si tratta di Sergio Nitti, ex presidente pro tempore della Fondazione Evangelica Ospedale Villa Betania, e dei vertici attuali: Pasquale Accardo, direttore generale, Antonio Sciambra, direttore sanitario, e Paolo Morra, direttore amministrativo.
    Il primario Zappalà ai domiciliari. L'accusa: dirottava pazienti nel suo studio | Il Mattino

    Merce contraffatta bloccata a Napoli. Polistirolo e chiodi nelle sigarette
    Lucio Di Marzo
    A guardarle da fuori sembravano stecche di sigarette qualsiasi, ma era una volta aperti i pacchetti di contrabbando che ci si rendeva conto che il prodotto aveva qualcosa che non andava. Nel carico di "bionde" fermate a Napoli c'erano chiodi e polistirolo.
    È stata l'Unità Operativa Tutela Emergenze Sociali della Polizia Municipale a sequestrare oggi le stecche, in un sequestro avvenuto mentre gli agenti controllavano piazza Garibaldi a Napoli. Due i venditori fermati e denunciati. In totale sono state sequestrate 154 stecche "taroccate".
    Durante i controlli, la polizia ha anche multato tre parcheggiatori abusivi.
    Merce contraffatta bloccata a Napoli. Polistirolo e chiodi nelle sigarette - IlGiornale.it

    Caserta. Appalto truccato per realizzare un asilo, indagati un parroco e il consigliere regionale Bosco
    di ​Mary Liguori
    Fondazione «San Giuseppe Tuoro» di Caserta nella bufera: avviso di conclusione indagine per turbativa d'asta al parroco e al consigliere regionale Luigi Bosco, oltre che ad altre cinque persone, tra le quali due consiglieri della fondazione e il marito di uno dei due.
    L'accusa é quella di avere manipolato l'affidamento di un appalto per la realizzazione di un asilo. La procura di Santa Maria Capua Vetere ipotizza che la gara, valore un milione e mezzo di euro, fondi europei, sia stata affidata sulla base dei rapporti di parentela e amicizia esistenti tra il titolare della ditta e le persone che gestiscono la Fondazione, compreso il sacerdote.
    Le anomalie che hanno portato all'apertura dell'inchiesta sono emerse in virtù del conflitto d'interesse emerso a causa del doppio ruolo dell'imprenditore che si è aggiudicato la gara (De Liso è sia titolare della società aggiudicatrice dell'appalto che ex consigliere della Fondazione Tuoro), sia al tipo di specializzazione della ditta vincitrice dell'appalto: la T.P. Company si occupa di impianti fotovoltaici.
    Secondo il quadro tratteggiato dai sostituti procuratori Sabrina Fornaro e Gennaro Damiano, i sette si sono accordati per manipolare la gara e quindi per affidare l'opera «in virtù di rapporti di parentela e amicizia».
    Va detto che all'indomani della notifica degli avvisi di garanzia, la Fondazione ha rinunciato al finanziamento Por Campania Fest 2007/2013: i fondi sono dunque persi per sempre, la somma ammontava a un milione e mezzo di euro e doveva servire al recupero del Palazzo Cutillo, dimora di interesse storico che avrebbe dovuto ospitare l'asilo finito al centro dell'indagine della guardia di finanza.
    Appalto truccato per realizzare un asilo, indagati un parroco e il consigliere regionale Bosco | Il Mattino

    Ercolano. Ucciso perché aveva la stessa auto del boss: quattro arresti dopo 6 anni
    di Maurizio Capozzo
    ERCOLANO. Morto per errore: vittima inconsapevole di una assurda faida di camorra tra gli Ascione-Papale ed i Birra-Icomino, colpevole solo di viaggiare a bordo di un auto simile a quella della vittima predestinata. Dopo sette anni gli inquirenti sono riusciti a fare luce sull'omicidio di Salvatore Barbaro, avvenuto il 13 novembre 2009 a via Mare, stradina a pochi passi dagli Scavi. I killer freddarono il giovane senza lasciargli scampo. La famiglia del ragazzo non si diede mai pace e per anni ha sempre cercato di ricostruire la verità sulla tragedia.
    Stamattina i carabinieri della compagnia di Torre del Greco, col maggiore Michele De Rosa, hanno eseguito quattro ordinanze cautelari emesse dal Gip del tribunale di Napoli nei confronti di altrettanti esponenti della cosca Asione-Papale, ritenuti responsabili dell'agguato, in un'indagine della Dda coordinata dal pm Pierpaolo Filippelli.
    La sera del 13 novembre 2009 i carabinieri si trovarono di fronte una scena terribile in via Mare: il cadavere del 29enne devastato da undici colpi di pistola sparati da distanza ravvicinata. Una esecuzione che non poteva lascare scampo, una missione di morte commissionata senza lasciare spazio ad errori. Ed invece l'errore c'era stato ed anche clamoroso.
    La dinamica dell'agguato rimandava subito ai killer di camorra, ma quel giovane con gli ambienti della mala aveva ben poco a che fare. La sua passione era il canto e per sbarcare il lunario si esibiva nelle feste dei neomelodici col nome d'arte di Salvio. Fu per questa ragione che le prime indagini si indirizzarono subito nell'ambiente dei neomelodici e si cercò di approfondire le frequentazioni del cantante. Nel frattempo i familiari di Barbaro si affannavano a spiegare che Salvatore era un bravo ragazzo e che nessuno poteva avercela con lui. Ma i dubbi degli inquirenti, visto il contesto, aumentavano ed erano più che comprensibili.
    Come spesso accade in questi casi su quella morte - una delle tante in terra di camorra - presto calò il silenzio. Ma il lavoro degli inquirenti e dei magistrati dell'Antimafia non si è femato e così, sette anni dopo, è arrivata la verità: ad ammazza Salvatore furono i killer degli Ascione-Iacomino, convinti di aver ucciso un rivale dei Birra-Iacomino, tratti in inganno dall'auto usara da Barbaro, in tutto simile a quella della vittima designata.
    Aveva la stessa auto del boss: ucciso: ecco i volti del commando della morte| Ft | Il Mattino

    Scandali e figuracce. Il governatore Pulcinella cade sempre in piedi
    Ha cambiato 55 assessori e nominato nella giunta siciliana la sua segretaria. Niente lo ha fermato: merito di slogan anti mafia e cattiva politica
    Mariateresa Conti
    Il motto del marchese del Grillo, «Io so' io e voi non siete un c...», lui lo mette in pratica. Perché gli altri, tutti, a cominciare dal fu sindaco di Roma Ignazio Marino, inanellata una figuraccia dietro l'altra, alla fine mollano.
    Lui invece, Rosario Crocetta da Gela, (fu) governatore tsunami di Sicilia, rimane saldo in sella. E, conscio dell'«io so' io» di cui sopra, fa una piroetta, cambia maschera et voilà, atterra in piedi. Sempre. Con la gentile collaborazione del Parlamento siciliano che periodicamente fa anche finta di volerlo mandare a casa ma poi, nei fatti, lascia nel limbo della teoria il proposito. Il perché è presto detto: sfiduciare Crocetta e costringerlo alle dimissioni significherebbe firmare la propria condanna, visto che adesso i seggi dell'Assemblea regionale siciliana sono 90 mentre alle prossime elezioni saranno appena 70. Ben venti posti in meno. Via, non scherziamo.
    Il Nostro lo sa benissimo, è questa la sua assicurazione. E novello Pulcinella fa l'istrione, incurante di tutto, figuracce collezionate dall'insediamento in poi incluse. Ricordate? Novembre del 2012, Rosario Crocetta da Gela, gay dichiarato, candidato di un Pd che lo aveva dovuto subire, simbolo antimafia dopo ben due presidenti - Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo - mascariati (macchiati, ndr) per mafia, ascende al trono di Palazzo d'Orleans (la sede della presidenza della Regione, ndr) con il 30,4% dei voti. La maggioranza d'aula non c'è. Ma Crocetta non se ne cura. E parte con lo show. All'inizio lo spettacolo funziona: due star come assessori, Franco Battiato e Antonino Zichichi; una superstar dell'antimafia come Lucia Borsellino, figlia del giudice Paolo trucidato in via D'Amelio, a dare la patente di legalità alla sua giunta; la novità di quel 2012, i grillini, pronti a sostenerlo. Crocetta è ospite fisso dei talk show, nel salotto dell'Arena di Massimo Giletti, è di casa. E recita con impegno. Lui fa e lui disfa, lui licenzia a mezzo tv i giornalisti dell'ufficio stampa e qualche dirigente scomodo, lui assegna le patenti di legalità e denuncia, sta più in Procura che in Regione. Un eroe.
    I primi scricchiolii si manifestano poco dopo, quando, a marzo 2013, Crocetta caccia Battiato e Zichichi. Chi nomina assessore al posto di Battiato l'ineffabile governatore? La sua segretaria (che poi lo ha mollato anche lei). E nessuno ha fiatato. Normale, no? Vale, qualche anno dopo, anche il percorso inverso, da assessore a segretaria: è accaduto con Nelli Scilabra, studentessa fuori corso piazzata in giunta alla guida di uno dei settori più difficili e inquinati, la Formazione professionale. Quando deve sacrificarla, cosa fa Crocetta? Le trova un bel posto nella sua segreteria in Regione.
    Di rimpasto in rimpasto (sinora ne ha fatti quattro ma mai dire mai, la scadenza della legislatura è il 2017) sinora Crocetta ha cambiato ben 55 assessori, in media uno ogni 19 giorni. E il suo smalto di paladino anti-manciugghia (mangia mangia, ndr) si è appannato. Anche perché cantonate ne ha prese, e tante. Come quando ha licenziato il presidente del Parco delle Madonie accusandolo di avere organizzato un viaggio in Canada a spese della Regione: il Cga ha poi stabilito che quel viaggio non era mai stato fatto e che il dirigente andava risarcito con tante scuse. Tanto, tanto fumo. E niente arrosto. Ricordate quando Crocetta si pavoneggiava in tv per l'abolizione delle Province? «Siamo i primi in Italia», gongolava nel 2014. Peccato però che poi la Sicilia si sia ritrovata ultima in Italia a varare davvero la riforma, adottando quella di Delrio. E che l'unico primato che la Sicilia ha, anche grazie a Crocetta, è il debito monstre: sette miliardi e 900 milioni.
    Ma Crocetta resta in piedi, le (finte) mozioni di sfiducia le supera di slancio. E continua il suo Rosario Crocetta show. Prendiamo qualche mese fa, quando il cantautore Roberto Vecchioni ha detto che la Sicilia «è un'isola di merda» perché maltratta le sue bellezze. Il Nostro, come replica, ha postato sul suo profilo Facebook la sua foto al mare a novembre. Show, appunto.
    Se ne potrebbero raccontare decine e decine, del Pulcinella Crocetta, che dà del colluso con la mafia a chi lo contesta. È successo con i No Muos, i comitati contro la base americana di Niscemi. Inizialmente Crocetta era con loro. Poi si è reso conto che revocare l'autorizzazione agli Usa sarebbe costato centinaia di milioni. E ha fatto dietrofront. I No Muos non gliel'hanno perdonata, e lo hanno contestato. E lui di rimando ha accusato: «Mafiosi».
    È successo anche con il suo avversario di Forza Italia nella corsa alla Regione, Nello Musumeci, che lo ha querelato perché in un comizio aveva ipotizzato strane trame sui termovalorizzatori. Onde evitare rischi Crocetta, che deve rispondere di diffamazione, ha appena chiesto al Parlamento europeo di riconoscergli l'immunità perché all'epoca era europarlamentare. Si sa mai, meglio uno scudo...
    Il 2015 è stato il suo anno da dimenticare. Crocetta ha tremato davvero, due volte. Quando è finito sotto indagine per mafia il big di Confindustria e suo big sponsor Antonello Montante. E quando, l'estate scorsa, è stato arrestato il suo medico personale, Matteo Tutino, chirurgo plastico d'assalto che per l'accusa caricava sulla sanità pubblica interventi di chirurgia estetica, compreso lo sbiancamento anale. Uno tsunami, per il governatore: per l'amicizia con Tutino; per le dimissioni polemiche, proprio per quei fatti, di Lucia Borsellino; e per l'ormai celebre intercettazione del mistero, quella in cui Tutino gli avrebbe detto: «Lucia va fatta fuori, come il padre». Lì Crocetta ha giocato il tutto per tutto con la scena madre: «Ho pensato al suicidio», ha singhiozzato mentre tutti chiedevano la sua testa. Com'è andata è noto. Le procure hanno smentito l'esistenza dell'intercettazione e messo sotto accusa i giornalisti dell'Espresso che l'hanno pubblicata. La vicenda non si è chiarita, ci sarà un processo. L'effetto immediato, però, è sotto gli occhi di tutti: Crocetta è rimasto in sella. Con la benedizione di tutti, renziani inclusi. Perché si sa, lui è lui. Come diceva il marchese del Grillo...
    Scandali e figuracce. Il governatore Pulcinella cade sempre in piedi - IlGiornale.it


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    Predefinito Re: Terryes

    Picchia i genitori della sua convivente per convincerla a tornare insieme: arrestato stalker
    di Enrico Ferrigno
    ACERRA. Lei lo lascia a causa del suo carattere autoritario e per le continue vessazioni a cui la sottopone. Lui per indurla a tornare a casa, prima incendia l'auto dei familiari della donna e poi picchia i suoi genitori mentre erano in ospedale ad assistere alla figlia dopo il parto. Un clima di paura e di terrore durato oltre un anno e messo in atto dall'uomo fino a ieri quando su disposizione della Procura di Nola è stato arrestato con l'accusa di stalking. Ed è così che per Mario Rosario De Martino, napoletano di 24 anni si sono aperte porte del carcere di Bellizzi Irpino. Ad arrestarlo sono stati gli agenti del commissariato di Acerra, guidati dal vicequestore Antonio Cristiano e dal commissario Alessandro Gallo a cui si era rivolta la ventiquattrenne casalinga per denunciare le continue vessazioni a cui sarebbe stata sottoposta insieme ai suoi genitori. La vicenda comincia un anno fa quando la giovane donna decide di andare a convivere con De Martino. Ma la sua storia d'amore si trasforma in poco tempo in un piccolo inferno da cui fuggire a tutti i costi.
    L'uomo ha un carattere autoritario e vuole ad ogni costo sottomettere la sua convivente. Le scenate di gelosia e le intemperanze non si contano durante la loro tormentata convivenza. De Martino avrebbe minacciato la giovane donna di ritorsioni e di morte, vantandosi addirittura di possedere una pistola, se avesse denunciato l'accaduto. Lei, stanca delle continue vessazioni, trova il coraggio di andare via da quella casa e di rifugiarsi dai genitori. Ma lui non desiste, vuole che tornino insieme e lo scorso dicembre per rendere ancora più convincenti la sue minacce taglia con un coltello le ruote dell'auto dei genitori di lei. Poi non contento, va a trovare la convivente in ospedale dove aveva partorito la loro bambina e non esita a picchiare i genitori di lei. Lo spavento ed il timore, acuiti anche da un'ennesimo raid durante il quale appicca il fuoco all'auto dei suoceri, si ripercuote pesantemente sullo stato di salute donna a cui i medici vietano di allattare la bambina. Fino a ieri quando il gip di Nola Paola Borrelli su richiesta del pm Ciro Capasso ordina l'arresto di De Martino.
    La convivente dà alla luce una bambina e lui picchia i suoceri per convincerla a tornare insieme: arrestato | Il Mattino

    Si tamponano nel cortile di casa
    Genero e suocero si prendono a botte
    E' corsa al lotto
    di Rossella Liguori
    SARNO - Tamponamento nel cortile di casa, suocero e genero si prendono a pugni. È corsa al lotto. Stavano facendo manovra negli spazi dei posti auto nel cortile in comune quando, per una disattenzione, le due auto si sono tamponate. Al volante da una parte e dall’altra, suocero e genero. I due, scesi dalle rispettive automobili, hanno iniziato a litigare sulle responsabilità e sui danni riportati dalle autovetture. Ciascuno voleva il risarcimento dall’altro. Prima parole grosse, poi spintoni al punto che nel cortile sono dovuti intervenire i parenti per allontanarli. Diversi i vicini che sono corsi nelle ricevitorie per i numeri al lotto.
    Si tamponano nel cortile di casa: Genero e suocero si prendono a botte. È corsa al lotto | Il Mattino

    Mezza tonnella di pesce in cattivo stato di conservazione: sequestrato deposito abusivo a Torre Annunziata
    di Giovanna Sorrentino
    TORRE ANNUNZIATA. Oltre 400 chili di frutti di mare surgelati in cattivo stato di conservazione sono stati sequestrati nel corso della notte nel quadrilatero delle carceri, a poche centinaia di metri dalla Basilica della Madonna della Neve e da Palazzo Fienga, ex torre di guardia del clan Gionta. Erano nascosti in un frigorifero per gelati e su un banco per la conservazione, in un locale adibito a deposito abusivo di pesce. 50 chili di calamari, 300 di gamberi, 20 di pesce spada, 20 di capitone e 15 di rana pescatrice, che se non fossero finiti sotto sequestro, sarebbero andati dritti prima nei negozi ittici e poi sulle tavole dei cittadini di tutto il Vesuviano. Ovviamente i prodotti erano privi delle etichette di tracciabilità. La scoperta è stata effettuata dalla Guardia Costiera di Torre Annunziata del comandante Valerio Massimo Acanfora, in seguito ad un blitz mirato a contrastare il fenomeno della vendita abusiva di pesce, che purtroppo in alcuni periodi dell'anno diventa più frequente. Sul posto sono giunti anche i veterinari dell'Asl Na3 Sud, che hanno dichiarato i frutti di mare in cattivo stato di conservazione. Così la Capitaneria di Porto, su disposizione del pubblico ministero della Procura di Torre Annunziata li ha sequestrati e distrutti in discarica. Un uomo di 52 anni, C.M, residente a Torre Annunziata, ritenuto dagli investigatori colui che utilizzava il magazzino, è stato denunciato a piede libero per detenzione di sostanze in cattivo stato di conservazione.
    Il blitz della Capitaneria di Porto è scaturito da un controllo dei carabinieri nel nucleo operativo e radiomobile del tenente Davide Acquaviva della compagnia di Torre Annunziata del capitano Andrea Rapone, che inizialmente si erano recati al magazzino, situato in via Giardino a Torre Annunziata, per un controllo di routine. Hanno scoperto che l'uomo, Michele Cirillo, 52enne e pregiudicato, rubava energia elettrica dalla luce pubblica.
    Mezza tonnellata di pesce in cattivo stato conservati in un deposito abusivo | Il Mattino

    Cumana, un altro guasto alla rete elettrica. Ritardi anche di Circumflegrea
    Patrizia Capuano
    BACOLI – Disagi senza fine per i pendolari che utilizzano la linea ferroviaria ex Sepsa: a Torregaveta questa mattina ennesimo stop della Cumana. I treni diretti a Montesanto, a causa di un guasto dell’impianto elettrico, per un’ora circa sono partiti dalla stazione Fusaro. La circolazione è ripresa regolarmente alle 9.40. Si sono registrati comunque ritardi su tutto il percorso. Problemi di alimentazione elettrica anche sulla Circumflegrea, limitata per alcune corse alla tratta Pianura-Montesanto. Grossi disagi per i passeggeri. Basti pensare che, solo ieri mattina, si è verificato un guasto della linea aerea di contatto nel punto in cui lo scorso 17 febbraio è avvenuto il deragliamento dell’elettrotreno Etr 413.
    Cumana, un altro guasto alla rete elettrica. Ritardi anche di Circumflegrea | Il Mattino

    Napoli. Dispersione scolastica a Scampia: 41 ragazzi non vanno a scuola, 67 genitori denunciati
    Carabinieri contro “dispersione scolastica”. 67 genitori denunciati perché non mandavano i figli a scuola. E' il bilancio delle indagini degli ultimi mesi svolte dai miliari della stazione Quartiere 167 a Napoli per verificare quanti bambini frequentassero le lezioni nelle scuole di Scampia e quanti, invece, non hanno nemmeno idea di cosa significhi o, se l'hanno, non ritengono sia importante per la loro formazione e futuro.
    Sessantasette genitori sono stati denunciati ai sensi dell’art. 731 del codice penale: “Inosservanza dell’obbligo dell’istruzione scolastica”: sono responsabili di non aver adempiuto a quello che per un genitore è un obbligo.
    Gli accertamenti hanno investito 5 istituti secondari di primo grado, tutti a Scampia. Il “conto” è partito dal mese di settembre e i casi di studenti assenti cronicamente sono risultati 41: ragazzini e bambini nati tra il 2000 e il 2009. Sebbene quasi tutti regolarmente iscritti, ben 23 minorenni non si sono mai presentati in aula; i restanti invece hanno riportato assenze per periodi di tempo lunghissimi, senza un valido motivo.
    Dispersione scolastica a Napoli: 41 ragazzi non vanno a scuola, 67 genitori denunciati | Il Mattino

    Terronia intraprendente....

    Ha rubato energia elettrica per 7000 euro: alimentava serra per coltivare marijuana
    di Marco Di Caterino
    Caivano. Aveva allestito una vera e propria serra per la coltivazione della marijuana, nel sottotetto della sua abitazione. E per alimentare le grosse lampade e alcuni pannelli rifrangenti, aveva pensato bene di allacciare il suo impianto elettrico a quello della pubblica illuminazione, rubando di fatto corrente elettrica per circa settemila euro. Le manette sono scattate per Pasquale Natale, 54 anni, di Caivano, già noto alle forze dell'ordine, arrestato dai carabinieri della locale tenenza. Nel corso di un blitz, i militari hanno fatto irruzione nella soffita della sua abitazione, dove facevano bella mostra una dozzina di piante di cannabis indica, già altre circa 40 centimetri.
    La serra era completa di due maxi lampade da 600 watt ciascuna e alcuni pannelli rifrangenti. I militari hanno anche accertato che l’impianto, per simulare i ritmi giorno/notte e far crescere così più velocemente le piante di marijuana, era stato collegato con la rete della pubblica illuminizaione. Sul posto sono intervenuti i tecnici dell'Enel che hanno disattivato l'allacciamento abusivi e accertato consumi non pagati per circa 7mila euro. E nel corso dello stesso servizio, i militari della compagnia di Casoria, tra il Parco Verde e le palazzine popolari Iacp di via Atellana, hanno denunciato altre sette persone per furto aggravato e continuato di energia elettrica.
    Coltivatore di marijuana fai da te. Rubava la corrente elettrica per la serra domestica | Il Mattino

    Piazza Garibaldi: riconosce il truffatore che le ha fatto il pacco, lui la picchia e la sfregia con un bottiglia
    di Melina Chiapparino
    E' stata colpita in volto dal coccio di bottiglia che, come una lama, le ha sfregiato una guancia. Vittima del fendente è una 37enne che stamane, a poche centinaia di metri di distanza dalla stazione Garibaldi, è stata aggredita da un uomo che non si è fermato alle percosse ma recuperando una bottiglia da terra e rompendola, l'ha scagliata contro il viso della giovane. L'episodio è durato solo qualche istante tra la confusione e le urla di alcuni passanti e l'aggressore è fuggito via, lasciando la donna sanguinante a terra.
    La donna, soccorsa da un'ambulanza del 118 e dalla polizia, ha raccontato agli agenti di aver riconosciuto l'uomo, individuando in lui un venditore che l'aveva imbrogliata qualche settimana fa con il classico ''pacco'' napoletano, dunque facendole credere di venderle un telefonino quando invece dentro la scatola dell'oggetto comprato la donna aveva trovato solo chiodi e pietre. Questa mattina, intorno alle 10, orario in cui la donna, originaria di Bari, era giunta in stazione per venire a trovare il suo compagno a Napoli, in mezzo ad un gruppetto di persone, la vittima, riconoscendo l'imbroglione, si era avvicinata a lui per fargli le sue rimostranze, come ha spiegato alla polizia. A quel punto l'uomo si è scagliato contro la donna con calci e pugni fino ad arrivare a colpirla con il coccio di bottiglia.
    Napoli, riconosce il truffatore che le ha fatto il «pacco», lui la picchia e la sfregia con un bottiglia | Il Mattino

    Escrementi di gatto e aula allagata, al tribunale di Nocera quaranta processi rinviati a dicembre
    di Nicola Sorrentino
    Escrementi di gatto e allagamenti: motivi «più che validi» per far slittare di 10 mesi quasi 40 processi. E’ quanto avvenuto questa mattina presso il tribunale di Nocera Inferiore, quando avvocati, testimoni e imputati erano pronti per la celebrazione delle singole udienze. Giunti in una delle due aule monocratiche, hanno però constatato che la stessa era inagibile. Motivo? Al suo interno, la presenza di escrementi di gatto. Gli avvocati hanno a quel punto comunicato al giudice la volontà di non poter sostenere il dibattimento, “viste le condizioni attuali” dell’aula. Ma la beffa si è avuta quando anche per la seconda aula, scelta per la sostituzione, è stata comunicata la condizione di inagibilità. La pioggia e il vento della notte scorsa avevano infatti provocato diversi allagamenti al suo interno. Si trattava dell’aula bunker, inaugurata appena tre anni fa.
    Accogliendo la decisione degli avvocati, il giudice non ha potuto fare altro che rinviare tutte le udienze al mese di dicembre, unica data disponibile. Con buona pace dei tempi della prescrizione (che vanno avanti) e dei tanti disagi che attanagliano il palazzo di giustizia nocerino.
    Escrementi di gatto e aula allagata, al tribunale di Nocera quaranta processi rinviati a dicembre | Il Mattino

    Al bar invece di lavorare
    Protagonista del caso di assenteismo un ausiliario barese della sosta, che doveva vigilare sul rispetto e sul pagamento dei grattini delle auto parcheggiate
    di FRANCESCO PETRUZZELLI
    BARI - Si è difeso sostenendo che quell’allontanamento era stato motivato da improcrastinabili bisogni fisiologici, ripetuti, impellenti perché causati «da un’infezione ricorrente alle vie urinarie». Insomma, aveva spesso bisogno di abbandonare i controlli sulle auto in sosta per andare in bagno nei locali pubblici come bar, centri scommesse, mercati e negozi di elettronica. Ma nemmeno il giudice del lavoro gli ha dato ragione rigettando il suo ricorso e confermando il licenziamento per giusta causa deciso dall’Amtab.
    Protagonista del caso di assenteismo un ausiliario barese della sosta, una delle unità incaricate dall’azienda di trasporto urbano di vigilare sul rispetto e sul pagamento dei grattini delle auto parcheggiate sulle strisce blu delle zone a sosta regolamentata del centro.
    L’uomo lo scorso anno fu licenziato in tronco dall’azienda per i suoi continui allontanamenti dal posto di lavoro, documentati con un «book» fotografico prodotto da un’agenzia investigativa assoldata dall’Amtab.
    Otto le giornate lavorative contestate, tra dicembre 2014 e gennaio 2015, e quasi tutte con lo stesso andamento: la chiacchierata al bar e al telefonino, il giro tra gli scaffali di un negozio, la puntatina davanti al monitor di un’agenzia di scommesse, la sosta dal meccanico e i continui ritardi sul posto di lavoro o anche il rientro a casa con un’ora e mezzo di anticipo rispetto al turno di servizio, soprattutto nella giornata del sabato che sulla carta doveva terminare alle 15. Delle toilette, invece, nessuna traccia.
    Tanto materiale fotografico insomma per decretare la fine del rapporto lavorativo per «assenze ingiustificate e abuso di fiducia», confermato in pieno dal giudice del lavoro che ha respinto punto per punto il ricorso del lavoratore.
    È questa una storia che in sostanza farà scuola, anche alla luce delle ultime lettere di contestazione che nei giorni scorsi l’azienda ha inviato a una decina di ausiliari della sosta. La contestazione è sempre la stessa: scarso rendimento lavorativo per l’esiguo numero di sanzioni elevate nelle Zsr a più alta concentrazione di evasione tariffaria. Per questi altri al momento di bar, negozi e toilette però nessuna traccia.
    Al bar invece di lavorare licenziato controllore zsr - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Flavio Briatore sulle elezioni comunali a Roma: "Un sindaco non può cambiare la città, ci sono i romani..."
    "Ci sono tre topi per ogni abitante. È una città così, dal traffico al modo di presentarsi". E attacca: "Non ho mai fatto affari a Roma e non mi va di fare il turista"
    Sergio Rame
    "Roma? Oggi un sindaco non può cambiare le cose. È una città coi romani...".
    Ai microfoni della Zanzara su Radio 24, Flavio Briatore entra a gamba tesa nella politica. "Leggevo che ci sono tre topi per ogni abitante - tuona - è una città così, dal traffico al modo di presentarsi". Nella sua vita è stato una decina di volte nella Capitale. "Non ho mai fatto affari a Roma, mai un'opportunità - mette in chiaro - e non mi va di fare il turista".
    Quanto alle elezioni americane Briatore non si fa problemi a rivelare le propie simpatie per il tycoon repubblicano Donald Trump. "Faccio tifo per lui, ha carisma e la classe media ha trovato il suo Lancillotto - pronostica alla Zanzara - Prenderà una valangata di voti". E spiega: "All'inizio la Clinton sognava di averlo come avversario, adesso il sogno sta diventando un incubo perché sta avendo un successo al di fuori di ogni aspettativa". Nonostante le sue sparate. Anzi, secondo Briatore, un po' di populismo ci vuole sempre. "Fa parte del gioco - spiega - non è pericoloso, è un manager che metterà le persone giuste al posto giusto".
    Flavio Briatore sulle elezioni comunali a Roma: "Un sindaco non può cambiare la città, ci sono i romani..." - IlGiornale.it

    Inchiesta su voto scambio nel Napoletano, 15 avvisi: «Sindaco e avversario appoggiati dallo stesso clan»
    Quindici avvisi di conclusione delle indagini preliminari sono stati notificati dai carabinieri nell'ambito di una inchiesta della Dda di Napoli sul Comune di Casavatore, nella quale risultano indagati, tra gli altri, il sindaco, il candidato che lo aveva sfidato nelle elezioni dello scorso anno, nonché consiglieri comunali, ufficiali di polizia municipale e alcuni presunti esponenti del clan camorristico dei Ferone, affiliato alla cosca degli Amato-Pagano.
    L'ipotesi di reato formulata dagli inquirenti è di voto di scambio aggravato dal metodo mafioso. Oltre a promesse di soldi, posti di lavoro, buoni pasto e generi alimentari per ottenere voti, sono emerse legami con esponenti della criminalità organizzata che si sarebbero attivati per appoggiare candidati di entrambi gli schieramenti.
    Inchiesta su voto scambio nel Napoletano, 15 avvisi: «Sindaco e avversario appoggiati dallo stesso clan» | Il Mattino

    Taranto, il boss è morto: folla di auto e clacson suonati a tutto volume al corteo funebre
    Centinaia di persone hanno accompagnato in corteo il funerale di Giuseppe Axo, 32enne pregiudicato ucciso sabato scorso
    Taranto, centinaia di persone hanno accompagnato in corteo il funerale di Giuseppe Axo, 32enne pregiudicato ucciso sabato scorso con cinque colpi di pistola alla schiena e alle gambe
    Video
    Taranto, il boss è morto: folla di auto e clacson suonati a tutto volume al corteo funebre - Corriere TV

    La Calabria resta regione più povera in Italia
    Peggio solo zone di Polonia, Romania e Grecia
    Ancora drammatici i dati dell'Eurostat sul Pil pro capite regionale rispetto alla nostra regione: ultima in Italia e in fondo alla classifica europea
    La Calabria si conferma come la regione più povera d'Italia. Il triste primato è stato ribadito dai dati Eurostat sul Pil procapite regionale del 2014 misurato in Spa (Standard di potere d’acquisto), che confermano ancora una volta quella di Londra come l’area più benestante d’Europa, seguita da Lussemburgo e da Bruxelles capitale. Le più in difficoltà si trovano in Romania e Grecia.
    Peggio della Calabria, nell'Unione Europea, fanno solo i territori di Swietokrzyskie in Polonia (49), la regione Sud-Est in Romania (50) e Anatoliki Makedonia in Grecia (50).
    Tornando ai dati riferiti all'Italia, la provincia autonoma di Bolzano resta la più ricca della Penisola. L’Italia conferma anche altre due regioni con un Pil sopra 125 (Val d’Aosta e Lombardia, rispettivamente a 133 e 126), sei invece tra le più povere, sotto la soglia di 75: oltre alla Calabria a quota 59 ci sono Campania (61), Sicilia (62), Puglia (63), Basilicata (69) e Sardegna, (72).
    La Calabria resta regione più povera in Italia Peggio solo zone di Polonia, Romania e Grecia - Economia - Il Quotidiano della Calabria

    Napoli nelle mani della camorra. Sei faide, 25 gruppi e un esercito di killer. E procurarsi un’arma è il “gioco” dei ragazzi
    Reportage - La lunga sequenza di omicidi, le vittime innocenti e l'escalation degli ultimi mesi. Mentre lo Stato porta avanti sequestri e arresti, nel ventre della città i figli della criminalità organizzata parlano dell'ultima pistola sul "mercato", si vantano dei caricatori e della supremazia dei loro armamenti. E per le strade della città si muore: 32 vittime in 13 mesi, 5 in dieci giorni
    di Arnaldo Capezzuto
    Dal ventre di Napoli si estende lungo le disastrate periferie partenopee e attecchisce nei comuni dell’hinterland della città. Le lingue di fuoco delle bande di camorra combattono una guerra. Sono conflitti latenti che al primo sgarro o sconfinamento esplodono. Sono almeno sei le faide in corso, sottotraccia scorrono altrettanti micro conflitti. Ci sono 25 gruppi e un esercito di killer, che si contendono vicolo dopo vicolo la conquista delle attività illegali: dalla più redditizia gestione delle piazze di spaccio al mercato delle estorsioni fino all’industria della contraffazione. A loro occorre affiancare i clan storici e le loro articolazioni. Gruppi familiari con un certo pedigree camorristico, che attendono acque meno agitate. Con oculata strategia non gettano per ora altra benzina sul fuoco. Si limitano a giocare di rimessa prestando uomini, mezzi e logistica agli emergenti. Appoggi esterni per incoraggiare leadership e protagonismi criminali con il fine di costruire future alleanze, garantendosi così il controllo ‘federato’ del territorio. Alleanze e accordi sottoscritti e violati.
    Improvvisate babygang con aspirazioni da clan come la ribattezzata ‘paranza dei bimbi’ di Forcella che tentano il grande salto. Elemento comune è il trasgredire le ‘regole’, impera l’anarchia criminale, c’è la pericolosa babele del tutti contro tutti. E’ un cocktail esplosivo – in pieno stile gomorra – che ha fatto ripiombare Napoli ed i comuni limitrofi nell’inferno dei morti ammazzati, delle esecuzioni esemplari, dei ferimenti e delle plateali azioni dimostrative. Un conflitto che coinvolge molti quartieri e rioni caldi della città. Un’escalation che desta allarme sociale minacciando da vicino la stessa coesione e convivenza civile. È questa “imprevedibilità”, più d’ogni cosa, a richiedere uno sforzo di intelligence supplementare per decifrare dinamiche che sfuggono ai canoni tradizionali dell’investigazione. Basta considerare un dato orribile che fa accapponare la pelle e aggrava le statistiche: in meno di cinque anni ci sono stati otto morti per sbaglio. Sangue innocente di nuovi martiri. Un elenco che ogni anno tragicamente si allunga. Bersagli incolpevoli di un errore di persona, commesso da killer che solitamente vanno in giro ad ammazzare i rivali, su ordine dei clan, con armi in pugno e tanta cocaina in corpo.
    L’ultimo è stato Maikol Giuseppe Russo, 27 anni, colpito alla testa poco prima delle ore 20 del 31 dicembre scorso a piazza Calenda al rione Forcella mentre aspettata il fratello che finisse di lavorare. Il 6 settembre in piazza Sanità è toccato a Genny Cesarano, appena 17 anni. I sicari in sella a moto di grossa cilindrata spararono all’impazzata. E’ lo lasciarono steso. Cercavano un esponente del gruppo dei Sequino. La sparatoria è stata originata – dicono gli investigatori – da una lite, anche con accoltellamento, sugli spalti dello stadio San Paolo. Il 31 luglio viene prima minacciato e poi ammazzato nell’officina di meccanico dove lavorava Luigi Galletta, 21 anni, ‘colpevole’ di non aver voluto spifferare il nome del proprietario di uno scooter usato per una ‘missione’ di morte.
    Prima di loro, in Campania, altre 180 persone – tra loro bambini e neonati – morti in maniera analoga: freddati per sbaglio, o caduti nel fuoco incrociato di bande che sul territorio agiscono indisturbate. Molti non se ne rendono conto, ma da queste parti, anche se in teoria siamo in tempo di pace, si vive in trincea. Se prima i ‘morti’ si facevano nei quartieri dormitorio a Nord di Napoli ora le fiammate di violenza divampano nel cuore della città
    Poi ci sono loro: le nuove leve, i minorenni cresciuti con il sogno camorrista, le vittime del disagio sociale, parassiti spregiudicati, balordi riuniti in gang violente che vogliono tutto e subito. Non temono nulla, neppure di restare uccisi con un colpo in testa. La Direzione investigativa antimafia nella sua ultima relazione al Parlamento denuncia: “I clan continuano nell’opera di condizionamento culturale delle fasce più emarginate della popolazione, ambendo a porsi quale punto di riferimento alternativo allo Stato soprattutto nelle aree economicamente più deboli e offrendo possibilità di guadagni illeciti ai più poveri”. Un “reclutamento dei bisognosi” contro il quale non basteranno certo agenti, esercito e telecamere. Ci sono interi condomini che hanno come unico reddito i proventi della vendita della droga. C’è un welfare criminale che comprende la mesata, lo stipendio, il pagamento dei legali in caso di arresto, a volte perfino le cure mediche.
    Come dimenticare le immagini viste a Secondigliano al “Terzo mondo”, il 21 gennaio 2005, quando finisce in manette Cosimo Di Lauro, 32 anni, considerato il vero artefice della faida di Scampia, l’uomo che ordinò lo sterminio dei suoi avversari, gli scissionisti e dei loro parenti. Mentre i carabinieri del Comando provinciale lo arrestano, scoppia in strada una rivolta contro le forze dell’ordine. Anziani, giovani, donne persino in stato interessante, bambini tentano di impedire l’arresto del rampollo di Ciruzzo ‘o milionario. Addirittura ribalteranno una gazzella.
    I gruppi di fuoco non risparmiano neppure più le donne. Lo scorso 10 ottobre tocca a Nunzia D’Amico, 40 anni, sorella di Giuseppe alias Fraulella e Antonio D’Amico, ritenuti i capi dell’omonimo clan attivo a Ponticelli, finire in un lago di sangue. I killer l’attendono davanti all’uscio del palazzo nel Parco di edilizia popolare “Conocal”. E’ una pioggia di fuoco. Due proiettili la centrano alla nuca e altri tre all’addome. Solo per i riflessi pronti di una mamma non viene ammazzato anche un bambino rimasto bloccato nel passeggino. E’ un affronto, grave. Il sangue deve lavare altro sangue. La vendetta è trasversale. Arriva il 30 gennaio scorso, all’ora di cena. I killer si appostano in via De Meis, sempre a Ponticelli: il bersaglio si chiama Mario Volpicelli, 55 anni, cognato dell’ex boss Ciro Sarno e zio dei fratelli De Micco del clan omonimo in guerra proprio con i D’Amico.
    Non solo vendette. Il 5 gennaio scocca l’ora per Luigi Di Rupo, 24 anni. E’ il primo morto ammazzato del 2016, altri ne seguiranno. Da tempo era finito nel mirino dei suoi compagni di cordata criminale, il gruppo degli Amato-Pagano, gli scissionisti, quelli che scatenarono la sanguinosa faida di Scampia contro il padrino Paolo Di Lauro. Di Rupo era entrato a far parte di quel cerchio magico al quale i capi delegano anche delicati affari e rapporti con le altre cosche. Commette uno sgarro imperdonabile. E’ un morto che cammina. I suoi cumparielli gli danno appuntamento a Melito, comune a Nord di Napoli. E’ una trappola. Lui capisce e scappa. E’ inseguito e trucidato in un bar affollato di famiglie intente ad acquistare l’occorrente per la calza dell’Epifania.
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    Predefinito Re: Terryes

    Rissa in un condominio nel Napoletano: arrestati pensionato, sua moglie e una coppia di commercianti
    I carabinieri della stazione di Qualiano hanno arrestato per rissa e lesioni personali due coppie di coniugi dopo una rissa scoppiata in un condominio in via della Resistenza a Villaricca. A finire in manette un pensionato di 66 anni, la moglie, di 55 anni, casalinga, un commerciante di 51 anni e la moglie di 48 anni. Nel cortile della loro abitazione i quattro hanno dato vita a una violenta colluttazione scoppiata per futili motivi riconducibili a controversie condominiali. In tre sono stati portati in ospedale. Gli arrestati sono tutti in attesa di rito direttissimo.
    Rissa in un condominio nel Napoletano: arrestati pensionato, sua moglie e una coppia di commercianti | Il Mattino

    Sfrecciano con l'auto sotto casa sua, lui reagisce a coltellate: un ferito grave, quattro in manette
    di Paolo Panaro
    Rissa ed accoltellamento ieri sera ad Olevano sul Tusciano. Quattro le persone arrestate dai carabinieri: Costantino Onesti, 65enne di Olevano sul Tusciano, accusato di tentato omicidio; e tre uomini - un operaio di 34 anni, un commerciante di 26 e un impiegato 23enne - anch'essi del paese.
    Onesti con un coltello si è scagliato contro i tre giovani colpevoli, a suo dire, di essere transitati con l'auto a forte velocità dinanzi la sua abitazione temendo per la sua incolumità e quella dei suoi animali domestici. Onesti ha aggredito i tre giovani ed è divampata la rissa. In prognosi riservata M.L., operaio, colpito al collo e all'emitorace sinistro, ora ricoverato all'ospedale di Battipaglia. Gli altri feriti invece se la caveranno con prognosi che oscillano tra i quindici e i sette giorni.
    Sfrecciano con l'auto sotto casa sua, lui reagisce a coltellate: un ferito grave, quattro in manette | Il Mattino

    Dà fuoco alle auto della ex e del nuovo compagno di lei: arrestato
    La Polizia di Stato di Caserta ha arrestato questa mattina Francesco Conte, quarantaquattrene originario di Arzano, residente in provincia di Ancona, già noto alle forze dell’ordine per precedenti di polizia, per i reati di atti persecutori e incendio doloso.
    L’uomo, individuato e arrestato dagli uomini del commissariato di Maddaloni, è ritenuto responsabile dell’incendio di due automobili, di proprietà di una sua ex e dell’attuale compagno, avvenuto verso le 03.00 della scorsa notte a Maddaloni. Agli investigatori della Polizia di Stato la donna ha raccontato di aver già ricevuto gravi minacce dall’ex compagno sin dalla fine della loro relazione. Sequestrata dagli agenti una bottiglia contenente il liquido infiammabile usato per il folle gesto. Al termine degli atti di rito, l’uomo è stato condotto presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere a disposizione dell’Autorità giudiziaria.
    Dà fuoco alle auto della ex e del nuovo compagno di lei: arrestato | Il Mattino

    Torre del Greco. Fanno fermare la Circum e poi la prendono a sassate: ferita all'occhio una ragazza
    di Francesco Gravetti
    Continua la sassaiola contro i treni della Circumvesuviana: nel week end ben due treni sono stati presi di mira dai teppisti e nel raid di ieri è anche rimasta ferita una ragazza, colpita da una pietra allo zigomo destro. I due fatti sono avvenuti sulla stessa linea, quella che da Napoli porta a Sorrento, e nella stessa città, a Torre del Greco, ma in due stazioni diverse: ieri in quella di via Viuli e sabato a Leopardi.
    Ieri sera, intorno alle 19,30, il personale Circum del direttissimo che dalle 19,11 era partito da Napoli si è accorto che qualcuno stava forzando le porte mentre il treno era in corsa. Macchinista e capotreno hanno deciso di fermare il convoglio alla stazione di via Viuli e dal treno sono subito saltati giù alcuni ragazzi, che hanno preso i sassi dalla strada ferrata e li hanno lanciati contro i vagoni. Una pietra ha colpito una ragazza, di origine maghrebina, allo zigomo destro: soccorsa dai dipendenti della Circum, ha tuttavia rifiutato di farsi medicare e si è allontanata.
    La corsa è poi proseguita, arrivando a Sorrento con notevole ritardo. Un’altra sassaiola è invece avvenuta sabato sera, intorno alle 22: anche in questo caso il convoglio preso di mira era diretto a Sorrento e all’altezza della fermata di Leopardi, nel territorio di Torre del Greco è stato raggiunto da una serie di pietre. Un vetro di un finestrino è andato in frantumi, un altro è stato lesionato.
    Fanno fermare la Circum e poi la prendono a sassate: ferita all'occhio una ragazza | Foto | Il Mattino

    "Auto in divieto, fermata spostata" E l'Atac diventa zimbello sul web
    Un avviso piuttosto singolare è stato rilasciato sul profilo twitter dell'Atac. A farlo notare è stata la pagina Facebook "Roma fa schifo", famosa per segnalare il degrado della capitale
    Giulia Bonaudi
    "Roma, invasa dai topi e impraticabile per le molte buche che ne costellano le strade, è un vergognoso esempio del degrado cui è pervenuta la cosa pubblica malgrado l'elevata fiscalità che dovrebbe fornire i mezzi idonei a farne un esempio di efficienza". Così Piero Ostellino descrive Roma in un suo editoriale. E c'è da credergli visto l'episodio, che ha dell'incredibile, avvenuto ieri mattina e denunciato dalla pagina Facebook "Roma fa schifo".
    Sul profilo twitter dell'Atac, infatti, campava un annuncio che a leggerlo lasciava quanto meno interdetti: "#info #atac - causa numerose auto in sosta irregolare a Borgo Sant'Angelo, capolinea linea 40 spostato temporaneamente a Piazza Pia #Roma". No, non si tratta di uno scherzo né di un attacco hacker. Il messaggio descrive un fatto realmente accaduto a Roma e, verrebbe da dire, emblematico di una città allo sfascio.
    A rendere noto il messaggio agli utenti del social è stata la pagina Facebook "Roma fa schifo". Accompagnato al post un commento piccato degli amministratori: "Cioè interi capolinea spostati. Ma quanto potete fare schifo?". E gli utenti gli fanno subito eco: "Mi vergogno profondamente di essere romana", dice Fausta di Fabio; "Ma il comune non vi fa causa per il disservizio?", aggiunge Alessandro Cuollo.
    "Auto in divieto, fermata spostata" E l'Atac diventa zimbello sul web - IlGiornale.it

    Tangenti per un loculo ​al cimitero di Sorrento
    Sono 4 gli indagati: un assessore, due dipendenti comunali, e il cittadino che - per l'accusa - voleva assicurarsi l'ambito posto
    Angelo Scarano
    Mazzette per assicurarsi un loculo al cimitero. Con le accuse di corruzione e falso ideologico, a Sorrento, sono indagati, a vario titolo l'assessore Raffaele Apreda e altre tre persone: due dipendenti comunali e un cittadino che, per l'accusa, aspirava a ottenere l'ambito posto nel cimitero.
    L'uomo, secondo la procura di Torre Annunziata, avrebbe pagato la tangente all'assessore e ai due dipendenti comunali per farselo assegnare.
    Tangenti per un loculo ?al cimitero di Sorrento - IlGiornale.it

    Forniture mediche pagate due volte, truffata Asl a Napoli
    Attraverso dei decreti ingiuntivi hanno chiesto e ottenuto dall'Asl Napoli 1 Centro il pagamento di crediti per 8 milioni di euro che avevano già ceduto a un'altra azienda: la Guardia di Finanza di Napoli ha notificato, ai rappresentanti di quattro aziende (Soteme srl, Euromed Sas, Vicamed srl e Patology sas), altrettanti obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria per i reati di falsità ideologica in atto pubblico e truffa ai danni di un ente pubblico (l'Asl Napoli 1 Centro).
    Secondo quanto emerso dalle indagini dei finanzieri, si tratta di crediti che alcuni anni fa le quattro aziende avevano ceduto un'altra società la quale era riuscita a farseli pagare sempre attraverso dei decreti ingiuntivi. Un'operazione riuscita sfruttando le lacune presenti nella contabilità dell'ente pubblico: forniture di siringhe, di apparati per la rilevazione della pressione sanguigna e anche esami diagnostici, tra l'altro, pagati dall'Asl che non era in grado di verificare se i debiti erano stati o meno onorati. Nei confronti delle quattro società, e dei loro legali rappresentanti, la sezione Reati contro la Pubblica Amministrazione della Procura della Repubblica di Napoli ha chiesto e ottenuto dal gip anche un sequestro di beni «per equivalente» di sei milioni di euro.
    Forniture mediche pagate due volte, truffata Asl a Napoli | Il Mattino

    Napoli. Sgominata banda che riscuoteva rimborsi Irpef e assegni: nove arresti
    NAPOLI - Rubavano dalla Posta e poi incassavano centinaia di assegni e di rimborsi delle tasse emessi dall'Agenzia delle Entrate utilizzando documenti falsi ottenuti grazie alla complicità di dipendenti pubblici: è quanto hanno scoperto a Napoli gli agenti della Polizia Postale e delle Comunicazioni che oggi hanno notificato nove ordinanze di custodia cautelare (in carcere e ai domiciliari) nei confronti di altrettante persone ritenute componenti di una banda di truffatori. Assegni e rimborsi venivano versati su conti correnti e ritirati con carte bancomat usate anche per acquisti di valore come costosi orologi Rolex. Le indagini sono iniziate dopo le centinaia e centinaia di denunce presentate da ignari cittadini su tutto il territorio nazionale.
    Solo nel 2013, infatti, sono state circa 700 le denuncie presentate per una truffa stimata in circa centomila euro. Una volta intercettata la corrispondenza, i truffatori recuperavano le informazioni dei destinatari anche grazie alla complicità di dipendenti del Comune di Napoli che avevano accesso ai database dell'Anagrafe. Ottenuti i dati si procedeva alla falsificazione dei documenti, con i dati personali corretti ma con la fotografia della persona, il cosiddetto «cambiatore», reclutata prevalentemente tra gente in ristrettezze economiche: era lui a recarsi negli uffici postali per la riscossione.
    Con un modus operandi simile venivano incassati anche gli assegni spediti via posta: complessivamente, è stato stimato dalla Polizia Postale, l'organizzazione criminale era in grado acquisire centinaia di migliaia di euro in assegni, in pochi giorni. Gran parte delle operazioni di incasso truffaldine venivano eseguite negli uffici della Brianza: gli assegni venivano versati su conti correnti attivati qualche giorno prima e poi, ritirati attraverso carte bancomat che venivano usate anche per acquistare costosi orologi Rolex. L'attività investigativa della Polizia Postale ha consentito anche di anticipare le mosse dei truffatori: in questo modo molti degli incassi sono stati bloccati. Solo il 2 per cento delle indebite riscossioni, infatti, è andato a buon fine. Complessivamente sono stati oltre 1700 gli accessi abusivi ai sistemi informatici dell'Anagrafe effettuati dalla banda di truffatori e rilevati dalla Polizia.
    Napoli. Sgominata banda che riscuoteva rimborsi Irpef e assegni con l'aiuto di alcuni dipendenti: nove arresti | Il Mattino

    TRIBUNALE DI PALERMO
    Assenteismo all'ufficio per diritti dei detenuti, nove regionali condannati
    di Riccardo Arena
    PALERMO. Oltre che infliggergli dieci mesi ciascuno, con la pena sospesa, il giudice ha condannato nove impiegati regionali, ritenuti assenteisti, anche alla confisca per equivalente del maltolto.
    La decisione del giudice monocratico della quinta sezione del tribunale di Palermo, Fabrizio Anfuso, ha una forte valenza simbolica, perché ad essere preso di mira, nel processo chiuso ieri con la sentenza, era stato un ufficio spesso al centro di polemiche, quello che si occupa dei diritti del detenuto e ha sede in via Magliocco.
    Anche dopo il blitz con cui la Guardia di Finanza aveva denunciato per truffa aggravata tutto l’ufficio (compreso il dirigente Lino Buscemi, la cui posizione era stata poi archiviata, per l’infondatezza della contestazione), c’erano state polemiche durissime tra l’allora garante, Salvo Fleres, autore di alcune segnalazioni contro i suoi impiegati, e lo stesso Buscemi, che rispondeva di concorso nella truffa e di omessa denuncia.
    Assenteismo all'ufficio per diritti dei detenuti, nove regionali condannati - Giornale di Sicilia

    BARI
    Assunzione del boss all'Amiu, il pm convoca due sindacalisti
    Sentiti dalla Procura di Bari come persone informate sui fatti nell’ambito della vicenda relativa a Franco Diomede. Al centro dell’indagine c'è infatti un accordo sindacale che avrebbe consentito l’assunzione del boss pur in assenza dei requisiti richiesti
    BARI - Due sindacalisti baresi sono stati sentiti dalla Procura di Bari come persone informate sui fatti nell’ambito della vicenda relativa all’assunzione nell’Amiu del boss di Carrassi Franco Diomede. Al centro dell’indagine della Polizia, coordinata dal pm Antimafia Roberto Rossi, c'è infatti un accordo sindacale che avrebbe consentito l’assunzione del boss pur in assenza dei requisiti richiesti.
    Nell’ambito di questo procedimento, nato da un’indagine sulle estorsioni ai commercianti del quartiere Carrassi di Bari da parte di esponenti del clan Diomede, la Procura ha iscritto nel registro degli indagati il presidente della municipalizzata barese che gestisce i servizi di igiene urbana e di racconta rifiuti, Gianfranco Grandaliano. È indagato per falso in atto pubblico e truffa aggravata dall’articolo 7 (aver cioè favorito un’associazione mafiosa) per aver firmato l’assunzione del boss sulla base di un accordo sindacale di cui tuttavia fra i documenti acquisiti non c'è traccia. Per questo motivo, dopo aver interrogato Grandaliano già due volte, la Procura ha convocato i sindacalisti.
    L’obiettivo degli inquirenti è quello di ricostruire i passaggi burocratici che hanno portato a quella assunzione, in particolare il dettaglio del presunto accordo sindacale che avrebbe consentito di derogare alla richiesta anzianità di servizio (almeno 4 mesi che tuttavia il boss non aveva) per essere assorbiti nell’organico della municipalizzata prima, e poi in quello della cooperativa a cui l’Amiu ha affidato il servizio di gestione dei bagni pubblici.
    Assunzione del boss all'Amiu il pm concoca due sindacalisti - bari - La Gazzetta del Mezzogiorno

    EMERGENZA IGIENICO-SANITARIA
    Sicilia, strade "inghiottite" dai rifiuti
    di Flavia Perricone
    ENNA. Strade siciliane "inghiottite" dai rifiuti, discariche di materiali pericolosi e ora anche i topi. E a completare il quadro degradante, anche l'Ato rifiuti ormai sull'orlo del fallimento. Le strade di Enna, invase già dalla spazzatura da giorni, ora sono piene anche di topi, nell'area vicina al palazzo di giustizia.
    Per tre settimane gli operatori ecologici hanno fatto un'attività a singhiozzo e da più di quattro giorni non raccolgono più, dopo che l'Ato, insieme ai sindacati, ha deliberato la riduzione del 30 per cento della loro retribuzione. La città alta è invasa da sacchetti, rigorosamente differenziati, davanti ai palazzi. A Enna Bassa, dove la differenziata non è ancora partita, si accumula anche la spazzatura portata dagli abitanti di Enna Alta, dove i cassonetti erano stati tolti. L'Ato, con un impianto direttivo enorme e stipendi che per i dirigenti sfiorano i 160 mila euro, è ormai al collasso.
    Per il sindaco la situazione è ormai difficile sotto il punto di vista igienico-sanitario e dell'ordine pubblico tanto da avere informato il questore; nelle prossime ore parlerà anche con il prefetto.
    Sicilia, strade "inghiottite" dai rifiuti Stipendi tagliati e Ato al tracollo - Giornale di Sicilia

    BARLETTA
    Una discarica abusiva sotto l'orto botanico
    BARLETTA - Una discarica abusiva scoperta sotto l’Orto botanico comunale, che è stato sequestrato unitamente a 27 appartamenti, 17 terreni, 7 automobili, 30 conti correnti e quote societarie per un valore complessivo di dieci milioni di euro. Questi i beni, per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro, sequestrati dai carabinieri a Barletta in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo emesso dal gip di Trani su richiesta della locale Procura della Repubblica. Quattro persone sono accusate di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, frode nelle pubbliche forniture, abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, inquinamento ambientale, attività di gestione dei rifiuti non autorizzata e omessa bonifica.
    I provvedimenti scaturiscono da indagini avviate nel gennaio 2015 che hanno svelato le condotte fraudolente di un dirigente dell’Ufficio lavori pubblici e di due dipendenti comunali nonché dal legale rappresentante della ditta aggiudicataria dell’appalto per l’esecuzione delle opere relative alla realizzazione dell’Orto botanico.
    E’ stato accertato come i quattro indagati abbiano eseguito i lavori in violazione di quanto previsto nel capitolato ordinario e speciale, falsificando gli atti e la documentazione e realizzando un impianto botanico difforme da quanto definito nella progettazione finanziata dalla Regione Puglia e dal Comune di Barletta. Tra l’altro per un valore nettamente inferiore alla spesa documentata per la sua esecuzione (opere edilizie mai realizzate, utilizzo di terreno non sterile, impianto di ulivi non secolari).
    L’inchiesta ha inoltre accertato che nel corso dei lavori sono stati nascosti nel suolo sottostante all’impianto dei vegetali, materiale edilizio e rifiuti speciali pericolosi, che dovevano essere smaltiti e rimossi, operazioni per le quali era stata richiesta ed accordata una variante di spesa, interamente riscossa, senza tuttavia realizzare alcuna bonifica del sito e il conseguente smaltimento degli scarti inquinanti (piombo, cadmio, cromo esavalente, zinco), tanto per le piante, quanto per l’area sottostante e la falda acquifera.
    Una discarica abusiva sotto l'orto botanico Quattro indagati per truffa - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Tanto alla fine paga sempre Pantalone.....

    Il reddito di dignità è legge
    In prima applicazione il ReD prevede fino a un massimo di 600 euro al mese, per una platea stimata in 20mila famiglie, corrispondenti a circa 60mila pugliesi
    Il Consiglio regionale della Puglia ha approvato a maggioranza, con 30 voti favore e 9 contrari, il disegno di legge in materia di reddito di dignità, contenente misure di contrasto alla povertà ed in favore dell’inclusione sociale volute dalla giunta guidata da Michele Emiliano (Pd).
    Contro hanno votato le opposizioni di centrodestra (Fi e CoR), mentre in aggiunta alla maggioranza di centrosinistra ha votato favorevolmente anche Area Popolare. Non erano presenti al voto i consiglieri del Movimento 5 Stelle che per protesta, dopo che l’Ufficio di presidenza non ha ammesso i loro emendamenti, hanno abbandonato gli scranni seguendo la fine dei lavori tra il pubblico.
    Potranno accedere al Reddito di Dignità regionale tutte le persone e le famiglie residenti in Puglia da almeno 12 mesi che abbiano un reddito Isee familiare non superiore a 3 mila euro, soglia che potrà essere elevata in presenza di ulteriori disponibilità finanziarie. Possono accedervi anche i cittadini comunitari o stranieri che possano dimostrare di avere la propria residenza, ovvero il luogo in cui hanno la dimora abituale in Puglia da almeno 12 mesi.
    In prima applicazione il ReD prevede fino a un massimo di 600 euro al mese, per una platea stimata in 20mila famiglie, corrispondenti a circa 60mila pugliesi, ogni anno. Nell’arco di 5 anni si stima di poter raggiungere la totalità della popolazione pugliese che oggi si trova sotto la soglia di povertà. La Regione ha previsto un impegno finanziario iniziale di 70 milioni di euro.
    «La Puglia - ha spiegato il presidente della Giunta, Michele Emiliano - è una grande Regione, perché per prima in Italia potrà fare un gesto di amore per il prossimo grazie ad una legge».
    Il reddito di dignità è legge 600? al mese per 20mila famiglie - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

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    Predefinito Re: Terryes

    Rissa a colpi di stampella tra pedone che temeva l'investimento e automobilista
    di Paola Russo
    Torre del Greco - È una rissa a colpi di stampella, quella scoppiata ieri sera in via Vittorio Veneto, dove un pedone ha temuto di essere investito da un’auto mentre cercava di attraversare la caotica strada. L’improbabile reazione dell’uomo, L.M., è arrivata quando dopo aver insultato l’automobilista, ha iniziato a colpirgli l’auto con la stampella, scatenando chiaramente l’ira di quest’ultimo. Il giovane conducente è sceso dalla macchina su tutte le furie ed entrambi si sono azzuffati, fino a quando una pattuglia del commissariato è riuscita a separarli.
    Una scena che ha appassionato una intera folla di passanti, provocando così anche qualche problema alla viabilità, tanto che la polizia ha dovuto prima allontanare gli ‘spettatori’ e poi dividere i due. Il diverbio si è concluso all’ospedale Maresca, dove i due si sono fatti medicare le lesioni riportate durante la rissa: i medici hanno stabilito quattro giorni di prognosi per entrambi.
    Rissa a colpi di stampella tra pedone che temeva l'investimento e automobilista | Il Mattino

    Succivo. "Non mi faceva dormire" e spara ad un 22enne mentre è al bar: giovane gravissimo.
    Un anziano di 78 anni ha ferito a colpi di pistola un ventiduenne che, insieme con alcuni coetanei, era nei pressi di un bar: l'anziano ha affermato che il giovane non lo faceva dormire per gli schiamazzi. Il fatto è accaduto poco prima di mezzanotte nel centro di Succivo, in provincia di Caserta. L'anziano è stato arrestato dai carabinieri poco dopo, il giovane è invece ricoverato in gravissime condizioni in ospedale. I medici stanno cercando di operarlo.
    Secondo i primi accertamenti fatti dai carabinieri, l'anziano avrebbe reagito perché il gruppetto - fermo presso il bar Fluid, in centro - continuava a chiacchierare ad alta voce nonostante i suoi richiami. Ha impugnato una pistola legalmente detenuta, è uscito fuori e ha sparato. Drammatici i momenti successivi; sul posto sono accorsi in forze i carabinieri della stazione di Sant'Arpino e della compagnia di Marcianise con il capitano Nunzio Carbone.
    "Non mi faceva dormire" e spara ad un 22enne mentre è al bar: giovane gravissimo. 78enne arrestato | Il Mattino

    Donna dai mille volti a Vittoria: lascia due famiglie e cambia identità
    di Francesca Cabibbo
    L'esistenza apparentemente normale della donna, nascondeva, in realtà, qualcosa di diverso che le è costato una denuncia per sostituzione di persona e false attestazioni alla polizia
    comiso, denuncia, donna, Vittoria, Ragusa, Cronaca
    VITTORIA. La triplice esistenza di una donna di Vittoria. Quella di Comiso è la sua ultima dimora, quella in cui viveva da qualche mese insieme ad un compagno. Ma l'esistenza apparentemente normale della donna, nascondeva, in realtà, qualcosa di diverso che le è costato una denuncia per sostituzione di persona e false attestazioni alla polizia.
    Elisa (questo il nome con cui si faceva chiamare a Comiso) aveva avuto in realtà un figlio con un uomo di Canicattini Bagni, nel Siracusano: aveva lasciato entrambi ed era stata denunciata per violazione degli obblighi familiari. Poi si era trasferita a Vittoria, si era sposata ed aveva avuto due figli.
    Anche in questo caso si era allontanata ed alla fine è stata rintracciata a Comiso, dove però risultava avere un altro nome. Con quello si era presentata al suo attuale compagno, il quale aveva iniziato una relazione con lei, non cosciente di avere con sé una donna dai mille volti e dal passato ingombrante.
    Donna dai mille volti a Vittoria: lascia due famiglie e cambia identità - Giornale di Sicilia

    La truffa del finto infermiere: «Cerco soldi per aiutare i bambini malati»
    di Antonietta Nicodemo
    Sapri. Finto infermiere cerca fondi in costiera cilentana per iniziative umanitarie, ma male ha fatto ad utilizzare il nome di un vero infermiere professionale di San Giovanni a Piro. Si tratta di Sandro Paladino, in servizio presso il reparto di rianimazione dell’ospedale di Sapri. Il truffatore è ora ricercato dai carabinieri, ai quali il dipendente dell’Asl ha presentato denuncia contro ignoti a tutela della sua immagine.
    Un suo amico gli ha raccontato che a Marina di Camerota un uomo si presentava nelle case come Sandro Paladino, infermiere del nosocomio saprese e, dichiarando di far parte di un’associazione di clown terapia, chiedeva soldi da dare in beneficienza. La sua illecita condotta è venuta a galla perché il malfattore ha bussato anche alla porta di una signora di 83 anni, nonna dell’amico di Paladino. L’anziana pensionata, senza esitare, anche perché in famiglia aveva sentito più volte parlare dell’infermiere, ha dato la sua offerta. Quando il nipote è andato a farle visita gli ha raccontato l’accaduto. A questo punto Paladino ha ricevuto la telefonata dell’amico di Marina di Camerota ed è venuto fuori che l’anziana era stata truffata.
    «Invito tutti a diffidare da persone che chiedono soldi a mio nome – dice il professionista sangiovannese – e di denunciare il fatto alle forze dell’ordine, in modo da porre fine a questa vicenda». L’auspicio del dipendente dell’Asl è che venga bloccato al più presto il truffatore che si aggira nel basso salernitano, l’uomo che senza scrupoli ha indebitamente utilizzato la sua identità, facendo credere alla gente che raccoglieva fondi a scopi umanitari. La denuncia è stata presentata martedì scorso e i carabinieri hanno fatto scattare le indagini che dovranno partire da Marina di Camerota, la cittadina rivierasca dove il finto infermiere è stato smascherato. Almeno in parte, perché ancora non si conosce il suo vero nome. Si sa soltanto che è un ragazzo piuttosto alto. Il suo errore è stato quello di scegliere il nome di un infermiere molto conosciuto in zona. È possibile che l’imbroglione sia in giro per altre località cilentane. Potrebbe essere anche lui quello che da un po’ di tempo giro per le case con una foto di Papa Francesco, cercando offerte per conto della parrocchia locale.
    La truffa del finto infermiere: «Cerco soldi per aiutare i bambini malati» | Il Mattino

    I furti di rame mandano in tilt le linee ferroviarie: nel 2015 ritardi per 900 treni in Sicilia
    di Salvatore Fazio—
    PALERMO. Intere linee ferroviarie in tilt a causa dei furti di rame. Lo scorso anno sono stati rubati 33 chilometri di cavi. Questo ha provocato ritardi su 900 treni. L'anno prima addirittura su mille convogli.
    A spiegarlo a Ditelo a Rgs Roberto Pagone di Rete ferroviaria italiana. "Il fenomeno dei furti di rame - ha detto Roberto Pagone in trasmissione - sta provocando pesanti danni economici e sta mettendo in grosse difficoltà la circolazione ferroviaria".
    I furti di rame mandano in tilt le linee ferroviarie: nel 2015 ritardi per 900 treni in Sicilia - Giornale di Sicilia

    Napoli. Ex asilo Filangieri, l'archeologia è sepolta sotto l'immondizia
    Ex Asilo Filangieri, cuore di Napoli. Struttura comunale, che avrebbe dovuto ospitare il Forum universale delle culture del 2013 ed è stata occupata quattro anni fa dal collettivo La Balena; di recente l'occupazione ha avuto la «benedizione» di Palazzo San Giacomo che, tra mille polemiche, ha inserito quell'edificio nel novero di quelli destinati all'utilizzo comune per le «espressioni culturali» della città.
    All'interno del palazzo, in pochi lo sanno, ci sono scavi archeologici che raccontano (racconterebbero) la storia di Napoli. Ci siamo andati, li abbiamo guardati e abbiamo scoperto che quegli scavi archeologici sono abbandonati, degradati, letteralmente ricoperti di monnezza.
    Quel degrado in cui ci siamo imbattuti però, non sembra preoccupare minimamente chi dovrebbe occuparsi della struttura, e nemmeno il proprietario dell'edificio, cioè Palazzo San Giacomo: eppure è sotto gli occhi di tutti, separato solo dal muro che divide l'ex Asilo dal vico San Nicola a Nilo. È una specie di dimensione parallela, si tratta di una vera «area archeologica fantasma» che nessuno sembra conoscere. Neanche la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei, che abbiamo contattato per saperne di più. Risposta incredibile: «Non sono scavi sotto la nostra gestione. Provate a chiedere al Filangieri». Ma nulla. Anche dall'asilo la risposta è stata vaga: «Sappiamo che ci sono ma nulla di più, non appartengono a noi. Vediamo che sono in queste condizioni ma non sappiamo cosa fare». Insomma, una bella «lavata di mani» generale. Il vero problema, però, è che questa roba dal valore incommensurabile si trova in una proprietà del Comune, cioè di noi tutti.
    Non ci sono ipotesi sulla funzione degli ambienti che a stento si riconoscono in mezzo all'immondizia, ma certamente in epoca romana erano nel cuore della città. Proprio in questa zona infatti, a pochi passi da San Gregorio Armeno, sorgeva il tempio di Cerere. L'area, probabilmente, ospitava le piccole botteghe di artigiani che producevano sculture e statuette in terracotta che i fedeli portavano in dono alla dea. Insomma, erano i progenitori dei pastorai che ancora oggi, forse senza nemmeno saperlo, portano avanti, nella stessa strada, una tradizione antica quanto la stessa città di Napoli.
    Ex asilo Filangieri, l'archeologia è sepolta sotto l'immondizia | Foto e video | Il Mattino



    COPERTINO
    Muore per polmonite
    indagati otto medici
    La donna il 29 gennaio era stata dimessa e le era stata prescritta una terapia antibiotica. Muore il 14 febbraio
    LECCE - Otto medici in servizio nel reparto di Medicina e al Pronto Soccorso dell’ospedale di Copertino (Lecce) sono indagati per omicidio colposo nell’inchiesta sulla morte di Paola Pampo, la 42enne di Leverano deceduta il 14 febbraio scorso nel nosocomio salentino dove aveva trascorso un periodo di degenza in seguito ad una polmonite.
    Era stato il marito della donna a sporgere denuncia ai carabinieri facendo aprire l’inchiesta.
    La donna il 29 gennaio era stata dimessa e le era stata prescritta una terapia antibiotica da continuare a casa. Il 14 febbraio, però, le condizioni di salute della 42enne sono peggiorate all’improvviso, tanto da richiedere l’immediato trasporto al pronto soccorso di Copertino, dove la donna è morta poco tempo dopo l’arrivo. L’incarico per l’autopsia sarà affidato domani.
    Muore per polmonite indagati otto medici - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Nascondeva negli slip la mazzetta intascata per l'appalto: arrestato
    Il responsabile amministrativo di una delle ditte impegnate nella costruzione della nuova autostrada Siracusa-Gela, Gennaro De Renzis, di 50 anni, originario di Caserta, è stato arrestato dai carabinieri per estorsione ai danni del titolare dei ristorante che fornisce i pasti agli operai dei cantieri. A denunciare l'uomo è stata la vittima. Su disposizione del sostituto procuratore di Ragusa, Giulia Bisello, è stato posto ai domiciliari. L'uomo è stato bloccato dai carabinieri della Stazione di Pozzallo (Ragusa) subito dopo aver intascato e nascosto nelle mutande una mazzetta da 500 euro ricevuta dal ristoratore. La vittima dal luglio del 2015 avrebbe pagato la 'tangentè mensile, sotto la ma minaccia di riceve la disdetta dell'appalto per la ristorazione se non avesse aderito alle sue richieste. Secondo l'accusa, De Renzis aveva anche minacciato il blocco del pagamento delle fatture già emesse per i pasti forniti nei mesi passati.
    Nascondeva negli slip la mazzetta intascata per l'appalto: arrestato | Il Mattino

    Roma topaia aperta
    La Città eterna, capitale di uno Stato burocratico e accentratore, in prossimità del collasso e invasa dai topi è la metafora definitiva del Paese. Un tragicomico declino di cui non si vede la fine...
    di Stefano Bruno Galli
    Ci mancavano anche i topi. La Città eterna, che è anche la capitale di questo Stato burocratico e accentratore, ingordo e predatore, ormai disastrato e in prossimità del collasso, è invasa dai sorci. Che si radunano allegramente ai piedi dei cassonetti traboccanti di rifiuti. Neanche un decente servizio di nettezza urbana è in grado di garantire l’amministrazione (commissariata) della Capitale nell’anno del Giubileo. Igiene urbana, questa sconosciuta.
    Ce lo dicono le cronache degli ultimi giorni. L’invasione dei ratti – che Roma non riesce ad arginare, come altre invasioni, comprese quelle degli immigrati e della mafia – è lo specchio di una città che sta affondando. E sta colando a picco in un’atmosfera tragicomica. Ridicolo cupio dissolvi della capitale, metafora di un Paese in declino. Una città impegnata nella corsa alle elezioni amministrative fra mille polemiche: Bertolaso? Orfini? Marchini? Giachetti? Morassut? Solo per fare qualche nome (a sinistra intanto le primarie dicono Giachetti), in attesa del pifferaio magico che uscirà dalle urne, quelle vere. Perché qui ci vuole davvero un pifferaio magico, basta chiedere all’impiegato della biglietteria dei Fori Imperiali che ha visto cadere sulla scrivania il sangue di un roditore rimasto schiacciato in un’intercapedine. E il sovrintendente si è arreso e ha gettato la spugna: «Non sappiamo come fronteggiare il problema». Bandiera bianca.
    La Meloni è ormai al settimo mese di gravidanza e potrebbe partorire al seggio. A sorpresa, dalla naftalina della politica è rispuntata anche – dopo i memorabili foulard con tailleur istituzionali e capello riccio vaporoso, seguiti dagli altrettanto memorabili abiti televisivi in lattice con capello corto aggressivo – anche Irene Pivetti. Dove eravamo rimasti? Alla secessione della fine degli anni Novanta, quando lei scese dal Carroccio. E la candidata grillina, Virginia Raggi, è al centro delle polemiche per il look sexy e total black ostentato negli studi di Porta a porta, intervistata da Bruno Vespa. Polemiche che sono diventate roventi nel momento in cui si è scoperta la ‘macchia’ originaria – e indelebile – della sua carriera avvocatizia. In qualità di (allora) praticante procuratore legale, ha fatto le fotocopie degli atti e delle sentenze nello studio di Cesare Previti per qualche mese. Ahi, il peccato originale.
    Nel frattempo i topi invadono la capitale, risvegliando ataviche paure e consolidate ossessioni nei cittadini romani. Una delle tante spiegazioni scientifiche della generalizzata paura dei sorci così diffusa nel genere umano è questa: semplicemente, si tratta dell’unico animale che ha un rapporto di uno a uno con l’uomo. Vale a dire, a sette miliardi ammonta la popolazione mondiale, a sette miliardi ammonta il numero di topi presenti sulla faccia della terra. Ma a Roma abbiamo passato il segno, perché ci sono oltre due sorci per ogni abitante. A quasi tre milioni di abitanti corrispondono più di sei milioni di topi. Cifra per altro destinata ad aumentare visto che la natalità dei sorci è molto elevata, contrariamente alla natalità dei cittadini italiani.
    Roma topaia aperta - L'intraprendente | L'intraprendente



    PRESO IL BITONTINO MODUGNO
    In cella boss: tentò di ammazzare due affiliati che lo rinnegarono
    L'uomo è stato catturato dai carabinieri a Busto Arsizio: l'agguato avvenuto ad agosto scorso serviva a punire gli adepti che avevano deciso di mettersi in proprio
    In cella boss: tentò di ammazzaredue affiliati che lo rinnegarono
    I Carabinieri hanno arrestato a Busto Arsizio (Varese) il pregiudicato bitontino Cosmo Modugno, 36 anni, accusato di tentato omicidio di due suoi ex affiliati che voleva punire per avergli voltato le spalle. L'uomo, finito in cella in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere, è ritenuto capo dell'omonimo clan, e aveva tentato di ammazzare il 24 agosto dello scorso anno Vincenzo Corallo, 20 anni e Domenico Leovino, 35.
    Il suo arresto è frutto di una attività di indagine dei Carabinieri della Compagnia di Molfetta che si sono avvalsi di intercettazioni telefoniche ed ambientali, nonché mirati servizi di osservazione e pedinamento, arrivando così alla sua identificazione quale autore materiale del fatto di sangue: l'obiettivo di quell'agguato era quello di eliminare i due affiliati che avevano deciso di mettersi in proprio dedicandosi autonomamente all’attività di spaccio, rinnegando l’autorità del boss. E proprio lui aveva deciso di firmare l'esecuzione, fallita grazie alla fuga delle due vittime: una trovò rifugio in un portone, l'altra dietro il pilastro di uno stabile.
    Nel corso dell’inchiesta, il 6 febbraio scorso, è stata anche arrestata una delle due vittime dell’imboscata, Domenico Leovino, acciuffato mentre deteneva illegalmente una pistola cal.9 marca Star con matricola abrasa e 6 proiettili.
    In cella boss: tentò di ammazzare due affiliati che lo rinnegarono - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Napoli, arrestato latitante della Vanella Grassi: sul comodino c'era la Bibbia
    NAPOLI - Arrestato, a Napoli, il latitante Raffaele Mincione: detto "coppetta" è ritenuto dagli inquirenti contiguo al clan Vanella Grassi, attivo nell'area periferica del capoluogo. Era ricercato da giugno scorso per associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico, armi, tentato omicidio, sul comodino aveva la bibbia. Quando i carabinieri hanno fatto irruzione nell'appartamento del quartiere Vomero, aveva la Bibbia sul comodino aperta sulla parabola del figliol prodigo.
    Mincione era sfuggito al blitz del 4 giugno 2015, quando carabinieri, poliziotti e finanzieri eseguirono un'ordinanza, richiesta dalla locale Dda nei confronti di circa 40 persone tra le quali Mincione perchè ritenuto responsabile di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi comuni e da guerra, tentato omicidio, tutto con l'aggravante delle finalità mafiose. I militari gli hanno notificato il provvedimento e, dopo le formalità di rito, lo hanno accompagnato al carcere di Secondigliano.
    Napoli, arrestato latitante della Vanella Grassi: sul comodino c'era la Bibbia | Il Mattino

    Forestali siciliani, imboscati al lavoro mafiosi e piromani. Chi li paga?
    ROBERTO BERNARDELLI
    La Regione è la Sicilia. La professione è quella dei forestali. In 22 sono esperti di mafia. Altri 1.000 sono esperti di reati contro il patrimonio. Altri, ancora, in 200 sono espertissimi in incendio doloso, altri 2.000 di reati contro la pubblica amministrazione. Per non perdere il giro, altri 600 sono esperti di reati contro la persona, un centinaio di reati contro l’amministrazione giustizia.
    Questo è il quadro dei santi: 3.200 forestali condannati, per reati di una gravità sconvolgente.
    L’elenco del tutto tipico del sistema italiano che tutto crea e nulla distrugge, e anzi peggiora, è finito sul tavolo del presidente Crocetta che, nel 2014, aveva chiesto che gli venissero rendicontati i carichi pendenti e il casellario giudiziario dei forestali: su 25mila dipendenti (in Canada i rangers sono 4.200, giusto per non dimenticare), 3.200 lavoratori non indefessi hanno subito condanne penali. Non sappiamo se sorprenda di più che chi deve difendere il patrimonio, sia processato per averne abusato. Chi è pagato dai cittadini, ben 22 dipendenti, venga processato per il 416bis, cioè per mafia, e poi reintegrato!
    Che chi deve debellare e prevenire gli incendi, sia condannato come incendiario!
    Ma non facciamo prima a mandare l’esercito? Già peraltro pagato da tutti. O dobbiamo spalmare i costi di questa oscenità su tutti i cittadini onesti? Questa Italia, non ci interessa.
    Se leggiamo le cronache siciliane, apprendiamo che Sicilia 3200 addetti inseriti negli elenchi della forestale risulterebbero «incompatibili con incarichi nella pubblica amministrazione». La fuoriuscita di questo personale dal comparto, secondo prime proiezioni, comporterebbe un risparmio per la Regione di circa 25 milioni di euro, che il governo Crocetta intende destinare a un fondo per finanziare misure a sostegno del reddito di cittadinanza. Giusto per intenderci: per i forestali disoccupati?
    “Sono rammaricato per il fatto che non siano mai stati fatti questi controlli” ha fatto sapere il governatore in conferenza stampa a Palermo. Al momento, la Regione ha già deciso di escluderne 66. E tutti gli altri?
    «In 42 hanno riportato condanne per reati gravi; mentre 22 sono stati condannati per associazione mafiosa (416 bis)». «Un caso, che mi ha fatto rabbrividire – ha detto Crocetta – riguarda un soggetto che aveva riportato condanne per spaccio di stupefacenti, tratta di schiavi, riduzione in schiavitù, violenza e stupro nei confronti di soggetti minori di 14 anni».
    E chi sapeva e ha taciuto, non forse meno colpevole, signor governatore?
    “Serve una bonifica storica”, dice Crocetta. Altro che bonifica. Una simile impalcatura deve finire nelle mani dell’authority dell’anticorruzione. Il resto sono blandizie, caro governatore.
    Cosa ci facevano in tutti questi anni dentro la pubblica amministrazione, ” alcuni nomi eclatanti – come ricorda lo stesso Crocetta ovvero – alcuni si chiamano, Brusca, Campanella, Bagarella. Manca Siracusa perché stiamo analizzando alcuni casi”. Ecco, controllate, controllate bene. Licenziateli, ma soprattutto licenziatevi tutti, se non siete stati capaci di generare anticorpi sani!
    Perché oltre alla Sicilia, c’è anche la Calabria. D’altra parte, quando parli di forestali, è sempre lì che finisci.
    Il Canada 400.000 km quadrati ed ha un corpo forestale che conta, circa, 4.200 Rangers.
    La Calabria con 6.500 km quadrati di foreste ha un numero di forestali addetti a “interventi straordinari di competenza regionale nei settori della silvicoltura, della tutela del patrimonio forestale, etc, etc”, pari a, circa 10.500 addetti.
    Calcolatrice alla mano i forestali calabresi ci costano 240 milioni di euro (160 milioni dal Governo della Repubblica e 80 dalla Regione Calabria) oltre 2,5 volte l’intero bilancio che il Canada destina alle gestione del proprio patrimonio forestale (il più vasto al mondo).
    Tradotto in pollo di Trilussa, in Calabria c’è 1 forestale ogni 191 abitanti. In Canada 1 Ranger ogni 7790 abitanti. Insomma in proporzione all’estensione, dove i Canadesi impiegano un addetto, noi ne paghiamo 120! Per non debellare gli incendi. Come in Sicilia con mafiosi e piromani assunti dallo Stato. Italiano.forestali
    Mesi fa l’ennesima scoperta fatta da “l’Espresso” nella bozza della legge: 140 milioni di euro per i forestali della Calabria a decorrere dal 2017. È solo una bozza, ma “l’esercito di oltre diecimila tute verdi possono festeggiare. Puntuale, ogni anno, ecco che dal bilancio dello Stato spuntano finanziamenti cuciti su misura”.
    “Una corsia preferenziale, che ha divorato una montagna di denaro pubblico, iniziata nel lontanissimo 1984. Solo nel triennio 1993-95 è arrivato «un contributo speciale di 1.340 miliardi di lire», quasi 700 milioni di euro. Una lobby che riesce, ad ogni manovra, a portare a casa il finanziamento sperato. Erano 160 milioni nel 2012 – leggiamo – come «contributo speciale alla regione Calabria per l’attuazione degli interventi straordinari di competenza regionale nei settori della silvicoltura, della tutela del patrimonio forestale».
    Così il capo della protezione civile Franco Gabrielli: «La politica ha trovato consenso, collocando persone in contenitori che, lungi dal servire a qualcosa, sono un peso per la finanza pubblica e non svolgono la funzione a cui sono preposti».
    Forestali siciliani, imboscati al lavoro mafiosi e piromani. Chi li paga? | L'Indipendenza Nuova


  7. #507
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    Predefinito Re: Terryes

    Brindisi, accoltellato dal fratello nel bar: gravissimo
    Giuseppe Falco, 39 anni, raggiunto al torace e in varie altre parti del corpo con almeno 15 fendenti, è stato ricoverato in ospedale in gravissime condizioni
    BRINDISI - Una lite tra due fratelli è degenerata in un accoltellamento all’interno di un bar di Brindisi, nella tarda serata di ieri: Giuseppe Falco, 39 anni, raggiunto al torace e in varie altre parti del corpo con almeno 15 fendenti, è stato ricoverato in ospedale in gravissime condizioni. L’aggressore Marco Falco, 35 anni, è stato arrestato e condotto in carcere dai carabinieri con l’accusa di tentativo di omicidio.
    A quanto emerso, il diverbio tra i due sarebbe nato per futili motivi: uno sfottò fra fratelli. La scena è stata ripresa dalle telecamere del bar 'Peddy', di via Appia: il 30enne ha utilizzato una lama e ha colpito il fratello più volte. E’ stato subito individuato e fermato. La vittima è ricoverata all’ospedale Vito Fazzi di Lecce.
    Brindisi, accoltellato dal fratello nel bar: gravissimo - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    AGENTI HANNO CHIESTO RINFORZI
    Maxi rissa in un pub
    Quindici persone sono state arrestate la scorsa notte a Canosa di Puglia durante una rissa scoppiata in un locale della cittadina a nord di Bari, il Twins pub. La rissa, nata da una discussione per futili motivi, è diventata incontrollabile, tanto che sono dovuti intervenire poliziotti e carabinieri, giunti anche dalla vicina Cerignola (Foggia). Alcune persone sono rimaste ferite e sono state condotte in ospedale.
    Gli arrestati dovranno rispondere di rissa aggravata e porto abusivo di oggetti atti ad offendere. Gli arresti sono stati compiuti in flagranza di reato parte dai poliziotti del commissariato canosaino, parte dai carabinieri della Compagnia di Barletta e della Compagnia di Cerignola, tutti coordinati dal sostituto procuratore Antonio Savasta del Tribunale di Trani.
    A scatenare la rissa una parola offensiva proferita da un cerignolano a un canosino; da qui la spedizione punitiva e la maxi rissa con mazze ferrate, bottiglie e ogni tipo di oggetto contundente. Una ferita è stata sottoposta a un intervento chirurgico.
    Maxi rissa in un pub 15 arresti e feriti a Canosa - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Mugnano, scaricano divani in strada: indentificati e denunciati ai carabinieri
    di Ferdinando Bocchetti
    Mugnano. Abbadonano divani in strada, identificati e denunciati grazie ai filmati delle videocamere comunali da poco installate. Due le persone immortalate dalle telecamere posizionate in via Della Resistenza. Erano a bordo di un furgoncino bianco ed erano intenti a depositare i divani sul ciglio della strada. I due individui, alle cui identità si è riusciti a risalire grazie al numero di targa, sono stati denunciati dal Comune per abbandono illegale di rifiuti.
    Scaricano divani in strada: identificati e denunciati ai carabinieri | Il Mattino



    McDonald’s di Roma-termini chiuso: locale invaso dagli scarafaggi
    La polizia e l'Asl hanno ordinato la chiusura del fast food nella stazione di Roma-termini. Durante i controlli, sono state trovate le blatte in tutto il locale e il cibo mal conservato
    Anna Rossi
    Il McDonald’s all’interno della stazione di Roma-termini è stato chiuso: sono stati tovati animali infestanti e cibo non conservato correttamente.
    Il blitz della polizia e dell'Asl rientra nell’ambito delle operazioni per il decoro, la sicurezza e la pulizia della stazione Termini volute dal commissario Francesco Paolo Tronca. Il ristorante di McDonald’s è stato trovato in pessime conizioni igieniche. Le blatte, o più conosciute come scarafaggi, hanno invaso il locale e il pavimento era ricoperto di cibo.
    Oltre a questo, la polizia ha rintracciato qualche irregolarità su alcuni documenti. La polizia ha notificato degli "inviti alla presentazione" delle autorizzazioni e ha chiuso il fast food per un tempo indefinito.
    McDonald?s di Roma-termini chiuso: locale invaso dagli scarafaggi - IlGiornale.it

    Sequestrata abitazione di lusso, all'interno copri water in pelle e pietre Swarovski
    Tutto di proprietà di una famiglia che, a fronte di esigui guadagni segnalati nella dichiarazione dei redditi è risultata in possesso di beni per un valore di circa 1,5 milioni di euro
    BARI - C'è anche una abitazione di lusso con aquile in pietra all’ingresso, copriwater in pelle incastonati di Swarovski, e televisori in plasma persino nei bagni tra i beni sequestrati ad un pregiudicato, Antonio Agresti, di 45 anni, di Andria. L’uomo e i suoi famigliari a fronte di esegui guadagni segnalati nella dichiarazione dei redditi è risultato in possesso di beni per un valore di circa 1,5 milioni di euro, per i carabinieri e per la Dda di Bari frutto di attività illecite. Agresti, attualmente in carcere perché ritenuto responsabile di svariate rapine ai danni di autotrasportatori, sono stati posti sotto sequestro anticipato. Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale del Riesame di Bari.
    Sequestrata abitazione di lusso all'interno copri water in pelle e pietre Swarovski - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Timbravano ma erano assenti: 21 indagati alla Asl di Avellino
    Scandalo assenteismo ad Avellino, dove sono state eseguite 21 misure cautelari interdittive nei confronti di altrettanti dipendenti della locale Asl. Si tratta di dirigenti, medici e impiegati che attraverso il distorto utilizzo del badge si assentavano dal posto di lavoro. Le indagini della Squadra Mobile di Avellino, coordinate dalla procura, vennero avviate l'anno scorso.
    C'è anche una guardia giurata, addetta alla vigilanza interna, nell'inchiesta che riguarda 21 furbetti del cartellino nella Asl di Avellino e denunciati dalla Squadra Mobile. Il vigilante viene immortalato nelle immagini, mostrate ai giornalisti nel corso della conferenza stampa con il questore di Avellino, Maurizio Ficarra, e il procuratore, Rosario Cantelmo, che ha coordinato le indagini, mentre con un cacciavite tenta di disabilitare una microcamera nascosta, installata dalla Polizia di Stato.
    L'accusa nei confronti degli indagati è quella di truffa ai danni dello Stato: si tratta di dirigenti amministrativi, medici, impiegati e ausiliari che prestano servizio presso la sede di Avellino in via degli Imbimbo. Nei loro confronti è scattata la misura cautelare interdittiva della sospensione del lavoro: si tratta di dirigenti amministrativi e medici, impiegati e ausiliari che nell'arco dell'ultimo anno, quando sono cominciate le indagini, si assentavano normalmente dal luogo di lavoro anche per molte ore nell'arco della stessa giornata, dopo aver timbrato il cartellino o affidando il badge a colleghi cui avrebbero ricambiato il favore.
    Timbravano ma erano assenti: 21 indagati tra medici, dirigenti e impiegati in Campania | Ecco il video che li inchioda | Il Mattino

    Rubava energia elettrica da una cabina Enel e la rivendeva a metà prezzo ai proprietari di abitazioni e negozi
    di Marco Di Caterino
    Cardito. Credevate che rubare la corrente elettrica fosse esclusiva solo di qualche capo famiglia disonesto? Niente affatto. C'è anche chi, dopo essersi allacciato ad una grossa cabina di distribuzione, realizza un impianto sotto terra, con il quale forniva energia elettrica a quattro abitazioni e ben due negozi. Ma non lo faceva certo per solidarietà verso i più poveri. Il ladro, Alberto Arabiano, 65enne di Cardito, la corrente elettrica sottratta all'Enel se la faceva pagare «pro manibus» ogni due mesi proprio come le bollette ufficiali. E senza oneri aggiuntivi, ma soprattutto a metà prezzo. Il truffatore è stato scoperto dai carabinieri della compagnia di Casoria e denunciato insieme ai suoi sei "clienti" all'autorità giudiziaria, mentre l'impianto di distribuizione clandestino è stato smontato e distrutto.
    Rubava energia elettrica da una cabina Enel e la rivendeva a metà prezzo ai proprietari di abitazioni e negozi | Il Mattino

    'Buco' Imu da oltre 5 miliardi, record nelle regioni del Sud
    La tassa sulla casa è la più odiata dagli italiani. A confermare i sondaggi arrivano anche i dati sul mancato gettito, che segnalano un tax gap Imu pari a 5,5 miliardi di euro, che rappresenta il 28,1% dell'Imposta totale teorica. Secondo i dati contenuti nell'allegato alla nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (Def), che esamina i risultati in materia di contrasto all'evasione fiscale, l'Imu teorica nel 2013 ammonta a 19,5 miliardi (escludendo i terreni, le aree fabbricabili e fabbricati rurali). Secondo le elaborazioni dell'Adnkronos rispetto al 2012 il tax gap Imu registra un incremento del 31,2%.
    Nelle regioni del Sud si toccano picchi ben superiori alla media (la Calabria arriva al 40,6%). A livello regionale il tax gap Imu è più elevato nelle regioni del sud e nelle isole e minore nelle regioni del nord e centro Italia. Si va dal 40,6% della Calabria al 12,7% della Valle d'Aosta.
    'Buco' Imu da oltre 5 miliardi, record nelle regioni del Sud

    La mappa degli spechi in sanità: al Sud la maglia nera
    Si concentrano al sud gli sprechi segnalati dal Rapporto «I due volti della sanità. Tra sprechi e buone pratiche», presentato oggi da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato.
    Partendo dalla Sicilia, al Presidio ospedaliero Sirai (Asl Carbonia-CA) sono stati acquistati 8 ecografi di fatto inutilizzati visto che i medici formati per il loro utilizzo sono 3. Nel reparto di Radiologia dell'Ospedale di Acireale, un apparecchio per la risonanza magnetica viene utilizzato esclusivamente per i pazienti ricoverati.
    In Sardegna, presso l'Unità operativa di ortopedia dell'Ospedale di Cagliari, sono stati acquistati letti troppo grandi che non entrano negli ascensori. Nel presidio ospedaliero di Lanusei (in Ogliastra) è stata costruita una sala emodinamica con tutta l'attrezzatura di ultima generazione ma è quasi ferma e non ci sono gli specialisti.
    La Campania, non è da meno. Il nuovo complesso operatorio del San Paolo di Napoli, costruito nel 2006 su 900 metri quadri lavora a regime ridotto solo 5 ore al giorno. Nella provincia di Salerno, per il blocco del turn over, i medici vengono mandati in trasferta tra ospedali e aziende ospedaliere, con un costo orario di 63 euro.
    In Calabria, nell'azienda ospedaliera di Reggio Calabria dal 2010 è stato realizzato un reparto di cardio-chirurgia con apparecchiature all'avanguardia mai utilizzate, a causa della mancata nomina di una equipe. I malati nel frattempo si curano altrove e l'azienda spende soldi per controllare i macchinari.
    In Puglia, l'ospedale di Venere, in provincia di Bari, ha un reparto di ginecologia e ostetricia ristrutturato da poco, ma la sala operatoria di ostetricia è chiusa per carenza di personale.
    Sanità, la mappa degli sprechi: maglia nera al Sud. Casi più eclatanti in Calabria, Sicilia, Sardegna e Campania | Il Mattino

    FURTI IN NORD ITALIA
    Clan dei grandi magazzini
    20 arresti: molti foggiani
    VENEZIA - Tre capifamiglia, tutti di Cerignola (Foggia), erano al vertice dell’organizzazione dedita a furti nei grandi magazzini del nord Italia, sgominata dai carabinieri di Chioggia e dalla Dia di Padova che hanno arrestato 17 persone. Una è latitante.
    In prima linea Ruggiero Detto, 55 anni, ammanettato con i suoi tre figli e un suo fratello; Gerardo Caggianelli, 57, in carcere con suo figlio e il cognato, e Gerardo Cianci, 52, con i due figli. Tutti proiettati, secondo il procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio, a compiere razzie nei magazzini di aziende le cui merci, delle più svariate specie (fitofarmaci, rubinetteria, dolciumi, abbigliamento) venivano passate a ricettatori per essere vendute a negozi del sud Italia. La Dia sospetta un collegamento con la criminalità organizzata, vista la celerità con cui veniva piazzata la merce dai ricettatori. "Un gruppo di 10/15 persone che agiva in modo molto razionale, ognuno con una specifica competenza, velocissimi e freddi nelle esecuzioni» ha precisato nella conferenza stampa Nordio. Una quarantina i colpi, di cui 20 in Emilia Romagna e 15 in Veneto, anche consistenti come quello nel bresciano dove sono stati rubati capi d’abbigliamento firmati per 895.000 euro.
    L’inchiesta è nata col furto nel 2014 in un magazzino di Pianiga, nel veneziano. A terra sul piazzale i carabinieri trovarono uno scontrino fiscale rilasciato a Nocera, nel salernitano. Poi hanno analizzato in controluce il nome sul telone di un camion dal filmato di una telecamera di sorveglianza. Da questi elementi l’Arma ha individuato il nucleo base dell’organizzazione ed ha pedinato alcuni componenti, piazzato telecamere nei vari ambienti, intercettando telefonate per arrivare a dare il nome ad ognuno degli indagati. «Non abbiamo voluto - ha spiegato Nordio - mirare a risultati immediati ed eclatanti appena avuta notizia del reato, ma di lavorare, come abbiamo fatto con l’inchiesta sul Mose, per ricostruire tutto l’organigramma». E così è stato.
    E’ stato scoperto ad Altedo un magazzino - sede di una società di legname intestata a Detto, una copertura per gli investigatori -, dove veniva stoccata la merce rubata. Altri due magazzini sono stati localizzati in Campania e in Puglia. Venivano fatti sopralluoghi nelle aree industriali, pedinate le auto dell’Arma per capire quanto il tempo d’intervento di questi ultimi, verificate le vie di fuga. Il modus operandi era sempre lo stesso: gli indagati facevano scattare l’allarme nelle aziende e si allontanavano anzitempo l’arrivo dei vigilantes non prima di aver spruzzato uno spray sulle telecamere e sulle cellule di avvio dell’allarme via telefono, rendendoli inattivi. Poi entravano in azione caricando tutto sui camion: 4 in uso più una decina di auto e un rimorchio termo refrigerante per prodotti alimentari, tutti funzionali all’organizzazione.
    Clan dei grandi magazzini 20 arresti: molti foggiani - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Napoli. Ufficio corpi di reato, ecco il museo del crimine napoletano
    di Danilo Cirillo
    Napoli. Quadri d’autore, contraffazioni, reperti archeologici, stereo rubati, contatori dell’Enel manomessi, armi antiche e moderne. O, ancora, gli imbuti con cui si razziava la benzina dalle auto.
    Sono alcuni dei pezzi custoditi nell’Ufficio corpi di reato, nelle antiche carceri della Vicaria a Castel Capuano. Una sterminata rassegna della storia del crimine napoletano, dagli anni ’50 fino alla metà dei Novanta. Ora quelle celle, che videro recluse Luigia Sanfelice ed Eleonora Pimentel Fonseca, dovranno essere completamente sgombrate in vista di una riqualificazione generale dell’intero l’edificio. Ma che fine faranno tutti questi pezzi?
    «Alcuni sono già andati all’asta – spiega il presidente di sezione di Corte d’assise Carlo Spagna, delegato dal presidente del Tribunale di Napoli all’Ufficio corpi di reato – Con altri pezzi stiamo allestendo, sempre qui a Castel Capuano, una sorta di museo della storia della criminalità napoletana».
    Ufficio corpi di reato, ecco il museo del crimine napoletano |*Fotogallery | Il Mattino



  8. #508
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    Predefinito Re: Terryes

    AD ENNA
    Credeva di avere mal di pancia, va in ospedale e partorisce
    di Angela Montalto
    ENNA. Avvertiva solo un forte mal di pancia ma era incinta, e dà alla luce una bimba. Sembra un episodio del reality «Non sapevo di essere incinta» ma è una storia vera accaduta sabato sera a Enna. Una giovane donna di Enna accompagnata dalla suocera si presenta al pronto soccorso dell'Umberto I con forti dolori addominali. Le doglie erano state scambiate, dalle due, per coliche ma la signora mette alla luce una bella bimba di 2,7 chilogrammi.
    I medici del Pronto soccorso presa in carico la paziente hanno messo in pratica le prime procedure e poi hanno allertato i colleghi di Ostetricia e Ginecologia. La prima ipotesi era stata una gravidanza extra uterina ma sorpresa nella sorpresa in poco meno di trenta minuti scarsi la venticinquenne ha partorito con parto naturale.
    Tra il sorriso sulle labbra dei medici che l'hanno assistita con serenità durante il parto ma soprattutto lo stupore crescente dei familiari che sono rimasti a bocca aperta quando il personale del reparto usciti dalla sala parto ha annunciato il lieto evento è arrivata una nuova vita da festeggiare. «Partorito?», qualcuno si strofinava le orecchie come a volerle sturare. «Non sapevamo neanche che fosse incinta», qualcun altro ha esclamato dopo essere accorso in ospedale.
    Credeva di avere mal di pancia, va in ospedale e partorisce - Giornale di Sicilia

    MOLFETTA, ARRESTATO 19ENNE
    Cerca molotov su web e dà fuoco a scuola di ballo
    Voleva vendicare il suo allontanamento dall'associazione: si era invaghito della titolare
    Per vendicarsi dell’allontanamento, per motivi disciplinari, da un’associazione sportiva di Molfetta (Bari) ha dato fuoco ai locali della struttura. Prima però ha compiuto sul cellulare ricerche sul web utilizzando le parole chiave «reazione chimica benzina più alcool» e «bomba molotov». È accaduto l’altra notte a Molfetta, dove i Carabinieri hanno arrestato un 19enne, Marco Lacriola, con l’accusa di incendio doloso aggravato e danneggiamento.
    Al diciannovenne, che è stato ammanettato a casa sua e portato in carcere, i militari sono risaliti a seguito delle dichiarazioni rese da alcuni testimoni e da alcuni iscritti all’associazione: qualcuno ha riferito che il giovane molestava la titolare della scuola di ballo, della quale si era invaghito. A casa dell’arrestato sono stati inoltre trovati indumenti usati dal ragazzo, sporchi di liquido infiammabile.
    Cerca molotov su web e dà fuoco a scuola di ballo - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    MARESCIALLO DEI VIGILI A FOGGIA
    False residenze a straniere in cambio di sesso: in manette
    L'uomo attestava convivenze tra cittadine straniere e italiani per far ottenere il permesso di soggiorno
    BARI - Un maresciallo dei vigili urbani è stato arrestato dalla Polizia a Foggia per aver falsificato convivenze tra cittadini stranieri al fine di far ottenere il permesso di soggiorno. La manette sono scattate ai polsi di Carmine Aliani, 61 anni, maresciallo maggiore della Municipale del capoluogo dauno. L'uomo, addetto all’Ufficio Depenalizzazione nonché preposto agli accertamenti circa le residenze e le convivenze di cittadini extracomunitari, è stato indagato insieme a cittadine di nazionalità marocchina per il reato di falsità ideologica e corruzione per aver redatto relazioni di servizio attestanti false convivenze tra cittadine straniere con soggetti di nazionalità italiana in cambio di prestazioni di natura sessuale, a lui rese in maniera consenziente, quale prezzo del favore.
    Le false attestazioni redatte dal pubblico ufficiale, funzionali necessariamente al rilascio di permessi di soggiorno per motivi di famiglia, richiesti dalle cittadine straniere, sono risultate esser state prodotte scientemente e reiteratamente dal sottufficiale, previo accordo con le stesse circa le modalità ed i tempi relativi alla documentazione delle false verifiche di convivenza e residenza. Lo stesso, successivamente alle utilità ricevute, curava l’inoltro del carteggio presso il locale Ufficio Immigrazione che dava seguito all’istruttoria per il rilascio dei titoli amministrativi.
    False residenze a straniere in cambio di sesso: in manette - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Trasportava i pazienti per il «118» ma non aveva assicurazione: ambulanza bloccata dai carabinieri
    di Melina Chiapparino
    Un'ambulanza è stata fermata dai carabinieri che ne hanno sospeso l'attività e l’hanno sequestrata. Il blitz dei militari è avvenuto questa mattina presso l'ospedale San Giovanni Bosco dove era giunto uno dei mezzi in forza alla Bourelly, la ditta convenzionata con il 118 che fornisce la copertura della metà delle postazioni di soccorso territoriale per l'Asl Napoli 1.
    L'ambulanza della postazione Incurabili che aveva appena effettuato il trasferimento di una paziente portandola nel presidio della Doganella circolava «abusivamente» senza assicurazione e revisione, condizioni che hanno fatto scattare il sequestro amministrativo del mezzo ed una multa da 840 euro.
    Trasportava i pazienti per il «118» ma non aveva assicurazione: ambulanza bloccata dai carabinieri | Il Mattino

    Afragola. Enorme voragine in pieno centro, ci finisce un'auto dentro: case senz'acqua
    AFRAGOLA - Una voragine di ampie proporzioni (7 x 7 di larghezza e 5 metri di profondità), che ha inghiottito una Twingo Renault, in sosta, si è aperta stanotte intorno alle due di questa notte in piazza S. Giorgio ad Afragola. Data l'ora tarda, per fortuna non ci sono stati feriti, ma solo danni ai sottoservizi. Il cedimento ha procurato la rottura della condotta dell'acqua, che è mancata in tutta la zona.
    Enorme voragine in pieno centro, ci finisce un'auto dentro| Foto e video | Il Mattino



    Napoli, vende anello con diamanti con lo «sconto»: scoperto truffatore
    NAPOLI - Avevano proposto a un'anziana di 75 anni l'acquisto a un prezzo abbordabile di un anello con diamanti tipo 'trilogy', rivelatosi poi una patacca. I carabinieri di Frattamaggiore (Napoli) hanno arrestato un uomo di 35 anni, già noto alle forze dell'ordine (sottoposto all'obbligo di dimora proprio per un'altra truffa ad anziani commessa a Torre del Greco, nel Napoletano il 30 ottobre dell'anno scorso). Insieme allo "specialista" è stato arrestato un uomo di 39 anni di Volla, sempre in provincia di Napoli, già noto alle forze dell'ordine.
    I militari sono intervenuti su richiesta di un cittadino che a distanza aveva notato una strana contrattazione tra quattro persone e una anziana, bloccando i due; gli altri due che stavano con loro sono riusciti ad allontanarsi ma sono in corso indagini per la loro identificazione. Subito dopo è stato accertato che avevano proposto all'anziana signora la truffa dell'anello. Nel corso di perquisizione personale i due truffatori sono stati inoltre trovati in possesso di un sacchetto di stoffa contenente pietre preziose false. Entrambi sono stati portati al tribunale di Napoli Nord per il rito direttissimo.
    Napoli, vende anello con diamanti con lo «sconto»: scoperto truffatore | Il Mattino

    PALERMO
    Squillo a 16 anni, arrestato il fidanzato: "Almeno 40 clienti"
    di Simona Licandro
    PALERMO. Si sentiva "drogata" dalle parole del fidanzato che la faceva prostituire. Così ha spiegato quei mesi la baby squillo sedicenne che per oltre un anno è andata con almeno una quarantina di clienti. Tra di loro dieci indagati, mentre in manette è finito Dario Nicolicchia, 32 anni, per sfruttamento della prostituzione.
    Tutto era cominciato, a ottobre 2013, come una perversione, un gioco sessuale che rendeva i due fidanzati sempre più affiatati. Poi Nicolicchia, secondo quanto raccolto dagli investigatori della Squadra Mobile, avrebbe cominciato a capire che poteva diventare un business. Uno dei possibili clienti avrebbe detto: "Sarei anche disposto a pagare". Da lì la scintilla della storia.
    Per fare prostituire la minore, Nicolicchia, che ha creato almeno due profili Facebook (coppia monella e Walter e Naomi) e utilizzava una scheda telefonica dedicata, chiedeva tra i 50 e i 300 euro. In poco tempo avrebbe raccolto oltre mille contatti, tra avvocati, dentisti e altri professionisti. Alla ragazza andava solo qualche spicciolo e dei regali, tra cui anche completini intimi che la ragazza doveva indossare per i "servizi fotografici" che sarebbero serviti a invogliare i clienti, ma anche a ricattarla quando ce ne sarebbe stato bisogno.
    Squillo a 16 anni, arrestato il fidanzato: "Almeno 40 clienti" - Giornale di Sicilia

    Paura in Campania. Strane presenze e manichini che si spostano nel museo, la custode chiede e ottiene il trasferimento
    Pasquale Sorrentino
    Manichini che si spostano, rumori improvvisi, tonfi spaventosi, sentore di presenze. Un museo allestito in una chiesa sconsacrata di Polla infestato dai fantasmi? Impossibile dirlo: ma certo è che la custode ha chiesto - e ottenuto - al sindaco il trasferimento, ed inoltre al museo è stata fatta anche una doppia benedizione da due sacerdoti nel corso degli ultimi mesi. Succede a Polla, nel museo delle antiche vestiture nella chiesetta sconsacrata di Santa Maria la Scala, di proprietà del Comune di Polla.
    La custode del Museo Civico “Insteia” da tempo ha segnalato queste "presenze", manichini che si spostano, rumori strani e la sensazione di non essere sola, anche in momenti in cui non ci sono turisti nè visitatori. Sono stati chiamati anche, in due occasioni diverse, due sacerdoti per una visita ed una benedizione nella struttura, inagibile dopo il terremoto e poi restaurata e fatta diventare museo. Ma nulla è servito. La custode è stata trasferita e al suo posto nel museo ci sono dei giovani del servizio civile. Per ora i manichini non si stanno muovendo più. Ma può essere che attendono solo di prendere confidenza con i nuovi custodi...
    Paura in Campania. Strane presenze e manichini che si spostano nel museo, la custode chiede e ottiene il trasferimento | Il Mattino

    Truffe a assicurazioni con finti incidenti: 10 arresti a Palermo
    In manette anche un ex collaboratore di giustizia
    Palermo, 22 mar. (askanews) - Dieci persone sono state arrestate dagli uomini del Centro Operativo D.I.A. di Palermo, collaborato da quello del Centro Operativo D.I.A. di Napoli, nell'ambito di una inchiesta finalizzata a far luce su un'associazione per delinquere dedita alle truffe alle assicurazioni e di lesioni personali aggravate.
    Tra gli arrestati vi è anche Salvatore Candura, 55enne palermitano, ex collaboratore di giustizia, ideatore del sistema ed organizzatore di tutti i sinistri stradali trattati, già condannato nel 2015 a 9 anni di reclusione dalla Corte d'Assise d'Appello di Caltanissetta per false dichiarazioni rese nell'ambito del processo sulla strage di via D'Amelio.
    L'indagine trae spunto da una denuncia sporta dallo stesso Candura, che aveva dichiarato di aver ricevuto delle minacce a seguito della sua collaborazione coi magistrati. Da accurati accertamenti, invece, è emerso come lo stesso fosse il regista delle truffe e il punto di riferimento del gruppo, nell'ambito del quale si era imposto per la spregiudicatezza e per la capacità di organizzare, promuovere e dirigere un complesso e collaudato sistema che, attraverso finti incidenti stradali, consentiva ai membri dell'organizzazione di ottenere ingenti risarcimenti per i gravissimi danni fisici cagionati alle "vittime" (sfregi al viso, rottura di articolazioni ecc.). Ogni incidente fruttava all'organizzazione, in media, dai 20 ai 30 mila euro (la stima complessiva è di svariate centinaia di migliaia di euro), non considerando i costi sostenuti dal Servizio Sanitario Nazionale per le cure da prestare ai soggetti coinvolti.
    Le misure restrittive di oggi assumono quindi una particolare rilevanza soprattutto in ragione del fatto che l'associazione, proprio in ragione dell'efferatezza e della crudeltà dimostrata, avrebbe sicuramente potuto, nel tempo, compiere gesti sempre più estremi, mettendo addirittura a repentaglio la vita delle "vittime".
    Truffe a assicurazioni con finti incidenti: 10 arresti a Palermo

    Vedi Napoli e poi muori... povero Toro Seduto("Attorno all'evento si registrò anche un fatto di cronaca: furono stampati 2000 biglietti falsi per assistere allo show").

    Il 125esimo anniversario dell'uccisione di Toro Seduto, a Napoli il suo ultimo triste e rabbioso show
    In Usa e sui social molti ricordano la figura del capo Lakota. Costretto a vivere in una riserva, gli fu consentito di lasciarla per girare l'Europa con Buffalo Bill e Calamity Jane per rievocare l'epopea del West. Il condottiero Sioux durante le apparizioni pronunciava parole irripetibili nella sua lingua contro chi gli aveva sottratto la terra
    di GIOVANNI MARINO
    Un colpo alla testa non è bastato. Toro Seduto (in realtà Bisonte seduto) non è mai morto. Da quando, 125 anni (e 3 mesi) fa, la polizia locale della riserva dove lo avevano confinato cercò prima di arrestarlo insieme al figlio e poi lo assassinò per la fiera resistenza, la sua figura, già imponente nella Nazione indiana, divenne inesorabilmente una icona di orgoglio e libertà in ogni angolo del mondo. E oggi è spesso citato e richiamato per la coerenza con cui si oppose all'esproprio del territorio, alle stragi, alle meschine furberie e alle vili angherie che in nome del governo americano furono commesse ai danni del "popolo degli uomini". E nelll'anno del 125esimo anniversario della sua morte - in realtà un delitto - i social network grondano di ammirazione e di ricordi della sua leggenda.
    Perchè la storia di Thathanka Lyothanka (dalla lingua originale Lakota) è uno splendido, appassionante, realissimo romanzo. La vicenda di un vero capo, forte, saggio, che non volle mai piegarsi davanti all'ingiustizia. Mai. Era un uomo completo. D'azione (già a 14 anni partecipò a una missione di guerra) e, soprattutto, di pensiero (tanto da meritarsi, tra i vari soprannomi, quello di "Lento", perchè non rispondeva mai di getto a una domanda ma esaminava a lungo ogni questione prima di esprimersi).
    Il suo capolavoro da Capo fu più di natura strategica che militare. Non partecipò direttamente (in battaglia) alla vittoria di Little Bighorne sul coraggioso e presuntuoso generale George Armstrong Custer, ma ne fu l'artefice in quanto costruì il presupposto di quella vicenda poi narrata in mille modi da cinema e tv. Thathanka riuscì a mettere in piedi un vero e proprio esercito indiano coagulando il dissenso esterno e tacitando i dissidi interni (sempre presenti nelle varie tribù). Così la tribù Cheyenne accettò di combattere fianco a fianco con i Sioux e i nativi furono in grado di far scendere in campo qualcosa come tremila e cinquecento guerrieri disposti a tutto.
    Il resto lo fece la supponenza di Custer, di cui a Washington si parlava come di un candidato alla presidenza, che sottovalutò le capacità tattiche indiane e finì per consegnarsi, in clamorosa inferiorità numerica, a quell'ondata che lo spazzò via assieme ai suoi uomini. In quel preciso istante divenne il nemico numero uno di Washington, subito seguito da Nuvola Rossa, Cavallo Pazzo e dagli altri protagonisti di quella battaglia.
    Inutile ogni tentativo di blandirlo o, peggio, "comprarlo" con concessioni e offerte varie, quasi tutte tendenti a strappargli la sua amata e sacra terra. Ai suoi interlocutori e al suo popolo ribadì sempre: "Non venderò mai neppure una zolla della nostra terra e non concederò loro la possibilità di fare legna dove ci sono i nostri fiumi".
    Toro Seduto non si arrese mai. Consapevole che avrebbe solo accelerato la fine del suo popolo. Fu costretto a emigrare in Canada dove visse di stenti. Ma quando si accorse che che il manipolo di uomini che lo aveva seguito fin lì era ormai stremato e condannato alla morte rientrò negli Stati Uniti e finì nella riserva indiana di Standing Rock. Ormai avanti con gli anni, triste e malinconico, fece parte del circo di attrazioni western con Buffalo Bill che si esibì anche in Europa. Ma persino in quelle serate "Sitting Bull" continuò in qualche modo la sua lotta: parlando la sua lingua, incomprensibile se non ai nativi, si rivolse ogni sera al pubblico rievocando l'eccidio di cui il suo popolo era vittima e insultando i "vili invasori" in ogni modo. Ma questo, si seppe solo dopo.
    Dopo qualche mese nella compagnia del Wild West Show Toro Seduto ritornò nella riserva del Dakota dove lo attendeva l'ultimo capitolo della sua vita.
    Napoli fu una delle ultime città europee che vide. La tournée europea del Wild West Show con Buffalo Bill, Toro Seduto, Calamity Jane e Alce Nero approdò in città nell'anno in cui venne ucciso, nel gennaio 1890. Uno spettacolo che rievocava la battaglia di Little Big Horn e la morte del Generale Custer. Il circo fu allestito in una vasta area del Corso Meridionale. Ad assistere alle imprese di cowboy e pellerossa accorsero quasi seimila spettatori.
    Un grande successo di pubblico raccontato anche da Matilde Serao sulle colonne de "Il Corriere di Napoli": “La tribuna da cinque lire è stata subito piena e coloro che sono giunti in ritardo, hanno dovuto occupare le tribune da tre e da due lire; e non vi era un sol posto libero in quel grandissimo anfiteatro”. Dopo l'iniziale successo, lo spettacolo, per le spese molto onerose, dovette spostarsi a San Giovanni a Teduccio, fino all'ultima esibizione del 17 marzo del 1890. Attorno all'evento si registrò anche un fatto di cronaca: furono stampati 2000 biglietti falsi per assistere allo show.
    Rientrato negli Stati Uniti, ancora temutissimo dal governo americano, spiato dagli ufficiali dell'esercito convinti che in qualche modo potesse influenzare un ultimo disperato colpo di coda della Nazione Indiana, il vecchio irriducibile capo venne assassinato per essersi opposto a un arresto in realtà immotivato. Fu proprio la polizia locale, composta da indiani rinnegati, ad ucciderlo all'alba del 15 dicembre 1890.
    Il 125esimo anniversario dell'uccisione di Toro Seduto, a Napoli il suo ultimo triste e rabbioso show - Repubblica.it

    Roma nel degrado: topi anche in ospedale
    Roma non vive uno dei momenti migliori della sua storia. E i topi sono, forse, emblematici del degrado che affligge la Capitale
    Giulia Bonaudi
    Un degrado a tal punto evidente che non lascia scampo neanche agli ospedali: e così vengono presi d'assalto da topi, blatte e persino bisce d'acqua come riporta Il Messaggero.
    Dal Santo Spirito al Forlanini è una vera e propria invasione di irsuti, baffuti ed agguerriti roditori. È facile avvistarli nei giardini, nei sotterranei, negli ascensori e persino fuori alcuni padiglioni. L'ultimo caso ieri al Grassi di Ostia: "Non solo topi e blatte, sono state avvistate persino bisce d'acqua accanto all'entrata della camera mortuaria - dice Michel Emi Maritato, candidato sindaco per la lista civica Assotutela - Una è stata avvistata ieri mattina da alcuni passanti e da un operatore sanitario: dall'area verde si è diretta verso i locali del pronto soccorso".
    Non solo gli ospedali. Assotutela da gennaio a oggi ha sciorinato una serie di esposti (invasione di topi a Castel Sant'Angelo, a Ponte Milvio, Torpignattara, oltre al Santo Spirito e al Grassi di Ostia) finiti sui tavoli della Procura di Roma. Così ha fatto il Codacons che ha puntato il dito contro l'invasione dei ratti a Trastevere, nelle scuole (alla Ilaria Alpi di Torrevecchia sono intervenuti i Nas), sulla Collatina, a Villa Gordiani, chiamando in causa un po' tutti i Municipi dove i soldi destinati alle derattizzazioni dal programma AmaCard non sarebbero stati tutti puntualmente spesi. Un pacchetto di fondi per quasi 500mila euro complessivi. Il Codacons ha fatto di più: ha chiesto alla Procura di verificare se il commissario straordinario Francesco Paolo Tronca - o chi per lui negli uffici comunali - abbia davvero fatto tutto il necessario per non fare sprofondare le strade di Roma nel degrado con conseguenti pericoli per la salute e alla Corte dei Conti se i mancati interventi possano configurare un danno erariale.
    La Procura ha aperto un doppio fascicolo contro ignoti nelle mani del procuratore aggiunto Roberto Cucchiari. Anche la Corte dei Conti sta indagando. "Tra degrado e disservizi - spiega Carlo Rienzi, presidente Codacons, anche lui in corsa per il Campidoglio - abbiamo calcolato un danno di immagine per la Capitale di un milione di euro a settimana".
    Roma nel degrado: topi anche in ospedale - IlGiornale.it

    CURE INUTILI E COSTOSE A MALATI DI TUMORE, DENUNCIATA FALSA ONCOLOGA
    Una donna si spacciava per medico specialista di un noto ospedale pediatrico di Roma e in questa veste prescriveva inutili e costose terapie a bambini e malati di tumore. Smascherata dalla Polizia di Stato è stata denunciata per esercizio abusivo della professione e truffa. L'indagine è iniziata a seguito della denuncia di una donna, mamma di un bambino di appena due anni con un deficit immunitario, al quale il falso medico aveva prescritto una costosissima medicina a base di gocce, facendosela pagare 900 euro.
    La mamma però aveva scoperto su internet che il farmaco era somministrabile solo per via endovenosa e non per via orale come indicato dal medico. I suoi sospetti hanno trovato conferma quando ha telefonato alla direzione medica dell'ospedale dove la presunta dottoressa è risultata sconosciuta. A questo punto la donna si è rivolta alla Polizia sporgendo una denuncia.
    Da immediati accertamenti degli investigatori presso la Federazione dell'Ordine dei medici si è chiarito che la 40enne non era tra gli iscritti e che quindi non poteva esercitare la professione. I locali in uso alla falsa oncologa sono stati perquisiti e vi sono stati sequestrati una borsa da medico contenente attrezzatura sanitaria ed una serie di documenti falsificati, quali uno statino paga con intestazione dell' ospedale, un'attestazione del ministro della Sanità, una relazione sanitaria a firma di un noto immunologo.
    Cure inutili e costose a malati di tumore, denunciata falsa oncologa - Rai News

    Palermo capitale del traffico
    In Europa solo 3 città peggio
    di Davide Fazio
    PALERMO - Palermo capitale italiana del traffico e al quarto posto tra le città europee più congestionate. Le stime sono di TomTom Traffic Index, che come ogni anno ha fotografato la situazione del traffico nei comuni italiani e del resto del mondo. La città di Palermo, quindi, conquista la maglia nera tra i comuni d’Italia con il più elevato numero di code, di strade bloccate e di traffico automobilistico. In particolare, secondo i dati raccolti nel 2015 su oltre 295 città di 38 diversi Paesi, 77 in più rispetto lo scorso anno, a Palermo, in media, si passano circa 147 ore ogni anno tra i fumi del traffico cittadino e le lunghe code ai semafori.
    Il capoluogo siciliano conquista anche la quarta posizione tra le città europee più congestionate: Palermo, infatti, segue in classifica soltanto a Lodz, Mosca e Bucarest, ma precede mega-città come Parigi e Pechino nelle città più caotiche. Palermo si piazza, invece, al decimo posto nella classifica delle città più trafficate del Pianeta.
    Ma nella classifica stilata da TomTom Traffic c’è spazio tra le città più congestionate d’Italia anche per un’altra siciliana. Infatti sul terzo gradino del podio tra le città più trafficante si piazza il comune di Messina: la città dello Stretto conquista infatti la medaglia di bronzo tra i comuni più congestionati d’Italia.
    Dai dati raccolti la situazione peggiore riguarda proprio i comuni del Meridione, che conquistano le prime dieci posizioni in classifica tra le città più congestionate della Penisola.
    Palermo regina del traffico Solo tre città peggio - Live Sicilia

    Casoria. Doppio assalto per depredare l'ambulatorio dei poveri
    di Domenico Maglione
    CASORIA. Furto nel poliambulatorio di medicina solidale “San Ludovico” dove professionisti volontari visitano gratis persone indigenti. Sono stati trafugati il computer con un monitor, la stampante e due cassettine con le offerte destinate una a raccogliere fondi per sostenere i poveri e l’altra per fronteggiare i costi di gestione dell’ambulatorio stesso.
    La struttura sanitaria, che si trova nell’oasi delle Suore Elisabettine bigie in via nuova Padre Ludovico, è stata addirittura assaltata per due notti consecutive.
    “E’ un gesto gravissimo perché penalizza non tanto gli operatori quanto gli ammalati, gente alle prese con difficoltà economiche, che da tempo beneficiano della struttura – affermano alcuni volontari – un gesto del genere può essere messo a segno soltanto da delinquenti incalliti, gente senza dignità”.
    Doppio assalto per depredare 'ambulatorio dei poveri | Il Mattino

    Assenteisti in Sicilia, migliaia di dipendenti finiti sotto inchiesta o già condannati
    di Sandra Figliuolo
    Pene esigue, tutte sospese, per i 78 scoperti all’Iacp di Messina.
    PALERMO. Tra i più «furbi» in Sicilia figurano certamente i dipendenti comunali e quelli delle Asp - sono centinaia quelli finiti sott’inchiesta negli ultimi anni - ma a strisciare cartellini per risultare in servizio mentre in realtà si sarebbero trovati altrove, si annoverano anche vigili, netturbini, dipendenti di teatri, dell’Agenzia delle Entrate, dell’ufficio per il garante dei diritti dei detenuti, persino un agente della polizia provinciale e un’ex dirigente amministrativo della Procura di Marsala.
    Alla fine del mese scorso, poi, sono arrivate ben 78 condanne per presunti casi di assenteismo all’Istituto case popolari di Messina: le pene - tutte sospese - oscillano tra quattro mesi e un anno e cinque mesi.
    Secondo la Procura, nel 2012 i dipendenti avrebbero maturato circa 1.500 ore di assenze ingiustificate in un solo mese: alcuni di loro avrebbero timbrato i cartellini per tutti gli altri che, nel frattempo, sarebbero andati al bar, a fare shopping e a sbrigare faccende personali.
    Assenteisti in Sicilia, migliaia di dipendenti finiti sotto inchiesta o già condannati - Giornale di Sicilia

    Non sarò maramaldo su Crocetta cadente, ma se Cristo tornasse ora…
    Non so nulla di Crocetta. Ma vedo tante cose. Non so se è così antimafioso come dice, non so né posso sapere se la sua antimafia è una vocazione o una professione. Non sono mica nato a Gela come lui e l’eccellente pittore Giovanni Iudice che ne scrive su Facebook, una delle tante cose che vedo: “Non conoscete ancora bene Crocetta. Noi di Gela lo conosciamo abbastanza. Due ambientalisti, Amato e Di Blasi, lo denunciano da anni per associazione mafiosa. Avete capito bene: associazione mafiosa. Non ha mai ricevuto minacce, è tutta un’invenzione”. Caspita e vattelapesca. Caspita, se fosse vero che Crocetta è un mafioso o un mafiosoide o un mitomane o un machiavellico, uno che si è minacciato da solo per farsi bello e sindaco e presidente. Vattelapesca, se cerchiamo di venirne a capo. Io non ci provo nemmeno ed è uno dei motivi per cui non vado mai in Sicilia.
    La patria è ciò che si conosce e si capisce, diceva il mio maestro Luigi Veronelli, quindi la Sicilia, che conosco poco e capisco ancora meno, mia patria non è. Chiunque millanti di comprenderla mi sembra da ricoverare. “Lo stemma della Sicilia” scrive Giovanni Macchia “con la sua testa di Gorgone al centro di un cerchio cui si attaccano tre gambe è un tipo d’immagine che ritorna di frequente nei disegni dei malati di mente”. E’ una roba da pazzi la Sicilia, da pazzi e da poeti e quando dico poeti sto usando l’accezione peggiore del termine. I poeti mi fanno senso quasi quanto i malati di mente (sono un anti basagliano, sono per rinchiuderli tutti).
    Vedo che Crocetta ha pubblicato poesie. Non avrebbe dovuto farlo. Non bisogna pubblicare poesie se non ci si chiama Dante Alighieri o Gabriele D’Annunzio o Andrea Zanzotto. Crocetta si chiama Crocetta e quindi pubblicando si è dimostrato incontinente e agli incontinenti vanno distribuiti pannoloni, non presidenze. C’è un altro presidente-poeta, Vendola, bisognerebbe parlare anche di lui. Intanto mi concentro sul siciliano sul quale perfino il Partito democratico, è notizia fresca, vorrebbe mettere una croce sopra.
    L’ho criticato su queste pagine quand’era ancora saldo in sella: “Vorrei capire perché la sodomia di potere si è trasferita dal Mar Morto al Basso Adriatico e al Canale di Sicilia. Vorrei capire se l’ascesa politica di Nichi Vendola e Rosario Crocetta è solo l’effetto del declino morale e quindi riproduttivo delle regioni meridionali, o anche la causa di un ulteriore sprofondare”.
    Vedo, anzi leggo, l’intercettazione del capomafia che parla del futuro presidente come del “comunista finocchio”. Non voglio dare manforte a un mafioso, io sono per la pena di morte e per la pena di morte soprattutto ai mafiosi, ma se qualcuno dice che l’acqua è bagnata e il fuoco scotta non posso smentirlo. Poi lo accompagno al patibolo, ma intanto assento: l’acqua è bagnata, il fuoco scotta, Rosario Crocetta è quello che è.
    Se è vero, ed è vero, che causa principale della presente crisi economica è la crisi demografica, oggi definirsi sodomiti significa dichiararsi affamatori del popolo. Vedo inoltre le sue fotografie e non capisco se si tinge i capelli oppure no. Il mio foro interiore contempla, con qualche sforzo, la possibilità di tingersi i capelli ma solo per piacere alle femmine, non certo per piacere agli elettori. Soltanto in amore tutto o quasi tutto è lecito. Perché fra uomo e donna anche nel più losco commercio può scapparci la vita: Dio scrive dritto sulle righe storte.
    Vedo infine che Crocetta si mostra devoto alla Madonna del Rosario senza mostrarsi penitente. Blasfemo che non è altro: san Gerolamo ricorda che quando Gesù nacque “morirono su tutta la terra tutti i sodomiti, uomini e donne”.
    Non sarò maramaldo su Crocetta cadente, ma se Cristo tornasse ora?


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    Predefinito Re: Terryes

    Torre del Greco. Due donne litigano per un uomo e finisce in rissa tra i due gruppi: arrestate 11 persone
    Torre del Greco. Due donne litigano per la gelosia nei confronti di un uomo ma la discussione diventa rissa quando intervengono i rispettivi amici e familiari. Alla fine finiscono tutti in manette. La rissa furiosa è scoppiata nella tarda serata di ieri a Torre del Greco. I carabinieri della locale stazione-capoluogo sono intervenuti d’urgenza insieme a colleghi dell’aliquota radiomobile in piazza Luigi Palomba a seguito di una segnalazione al 112 e sul posto hanno arrestato per rissa aggravata ben 11 persone, dopo averle bloccate mentre si colpivano reciprocamente con bastoni.
    Subito dopo aver riportato alla calma la situazione i militari dell’Arma hanno avviato le prime indagini accertando che la rissa era scoppiata a causa di una lite per ragioni di carattere sentimentale: una donna del secondo gruppo e una giovane imparentata con quelli del primo avevano preso a litigare per un giovanotto. Tutti sono stati medicati da personale del 118 e hanno riportato contusioni ed escoriazioni. Un uomo ha invece riportato la frattura composta del malleolo tibiale mediale destro con prognosi di 30 giorni. Adesso sono tutti ai domiciliari in attesa di rito direttissimo.
    Due donne litigano per un uomo e finisce in rissa tra i due gruppi: arrestati in 11 | Il Mattino

    Napoletano ammazza la moglie a Genova mentre parla al telefono col figlio: «Voleva lasciarmi»
    Cinque colpi di pistola alla schiena della moglie, sorpresa mentre dice al telefono al figlio che intende andare da un avvocato per separarsi. È stata quella frase a fare perdere la ragione a Ciro Vitiello, 65 anni, napoletano di Torre del Greco, ex addetto all'azienda di pompe funebri, incensurato con la passione delle armi e una collezione di quattro pistole, fra cui la Bernardelli calibro 22 con cui ha ucciso la moglie, Rosa Landi, 59 anni, di Palmi (Reggio Calabria). L'omicidio è avvenuto ieri sera dopo le 22 nella casa della coppia, in via Toscanelli, nella periferia di Genova, a Sestri Ponente. A fare deteriorare il rapporto tra i due, che hanno due figli sposati e nipoti, la scoperta da parte della donna, alcuni anni fa, che il marito frequentava spesso prostitute.
    Da lì, secondo quanto è emerso dalle indagini sull'omicidio, la decisione di rifarsi una vita chiedendo la separazione. Nella casa le liti erano molto frequenti. Ma solo una volta l'uomo era stato violento arrivando a minacciare la donna, come hanno ammesso i due figli, Andrea ed Irene. Nessuno però ha sporto denuncia, come hanno sottolineato in questura, rimarcando che in caso contrario all'uomo sarebbero state subito sequestrate le pistole.
    Le armi invece Ciro Vitiello le aveva, e ieri sera hanno contribuito al tragico epilogo della vicenda. Quando l'uomo ha sentito la moglie dire al telefono al figlio di volere andare da un avvocato per separarsi, l'uomo ha impugnato una delle pistole che di solito usa nei poligoni, l'ha raggiunta nella sala del telefono e le ha sparato cinque colpi alle spalle. Il figlio e la nuora, che erano in viva voce con Rosa, hanno sentito i colpi. E il padre, sempre al telefono, ha detto loro: «ho ammazzato la mamma, voleva lasciarmi».
    Napoletano ammazza la moglie a Genova mentre parla al telefono col figlio: «Voleva lasciarmi» | Il Mattino

    Ruba al Nord, poi torna a Napoli per Pasqua e la polizia lo intercetta: arrestato ladro
    NAPOLI - Era rientrato per Pasqua a casa, dopo aver messo a segno numerosi furti e rapine in diverse città, ma è stato intercettato dalla Polizia, che lo ha arrestato sulla base di un provvedimento definitivo di condanna a circa 9 anni di carcere della Procura di Perugia.
    Un pregiudicato, Luigi Cioffi, 44 anni, residente a Forcella, è stato bloccato stamattina dagli agenti del Commissariato Vicaria-Mercato in piazza Enrico De Leva mentre era bordo di un' auto. Cioffi deve espiare la pena di 8 anni, 9 mesi e 12 giorni di reclusione per reati commessi a Como, Orvieto, Pavia, Venezia, Spoleto, Brescia, Parma, Lamezia Terme e Busto Arsizio.
    Ruba al Nord, poi torna a Napoli per Pasqua e la polizia lo intercetta: arrestato ladro | Il Mattino

    Case a prostitute, arrestato poliziotto
    A Palermo, manette anche alla moglie
    PALERMO, 22 MAR - La squadra mobile di Palermo ha arrestato Felice Galletta, poliziotto in servizio al reparto Mobile della questura di Palermo, e la moglie Chiara Spano per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. L'inchiesta nasce da denunce, prima anonime, di cittadini che segnalavano la presenza di prostitute in appartamenti in nelle vie Juvara, Giotto e Sampolo.
    Secondo le indagini il poliziotto affittava a prezzi elevatissimi i suoi immobili a prostitute e trans brasiliani. Secondo l'accusa a volte lucrava anche sul ricavato delle prestazioni sessuali. La moglie si sarebbe prostituita in alcune occasioni.
    Case a prostitute, arrestato poliziotto - Sicilia - ANSA.it

    Timbrava badge e giocava: denunciato
    Ragusa, medico fingeva straordinari
    E' stato denunciato per truffa aggravata ai danni dell'azienda sanitaria provinciale di Ragusa un medico che si faceva pagare gli straordinari senza lavorare. L'uomo, in servizio all'ospedale Regina Margherita di Comiso, è stato segnalato dalla polizia, secondo cui timbrava il badge facendo figurare di essere sul posto di lavoro mentre, in realtà, se ne allontanava subito, spesso per andare in sala giochi.
    Ragusa, medico timbrava e poi si allontanava: denunciato per truffa - Tgcom24

    Truffe agli anziani, il cervello è al Sud
    Indagini in corso, spunta il telefonista che seleziona le vittime, poi i complici vanno nelle case e rubano tutto
    di Daniele Predieri
    I telefonisti chiamano dal Sud, anche da Napoli: lo fanno due o tre volte prima di indicare ai complici a Ferrara dove e chi truffare. Prima della truffa selezionano le vittime, chiedendo loro se abitano da sole, se hanno figli, quanto pagano di bollette. E gli anziani parlano, parlano, parlano. Dando informazioni.
    Così inventano il trucco. Così viene costruito il trucco dell’avvocato, del finto incidente ad un familiare o del fermo dello stesso parente trattenuto in caserma o in questura, per cui bisogna e occorre pagare, subito: i telefonisti di turno dicono di essere un maresciallo dei carabinieri, un poliziotto, dicono di aver in custodia il familiare. Che esiste davvero.
    E l’anziano abbocca. L’anziano di turno abbocca, gli (le) viene comunicata la visita a pochi minuti di un avvocato, un falso avvocato che arriva, entra in casa, prende i soldi e scappa. E’ successo tante volte in città, nei mesi scorsi. Troppe volte, tanto che ormai si può parlare di allarme, di una emergenza senza fine. Perché la banda dei truffatori cui stanno cercando di dare la caccia polizia e carabinieri si rivela senza scrupoli.
    Selezione porta a porta. Oltre la selezione telefonica a distanza di centinaia di km, c’è anche l’indagine porta a porta: i complici della banda che sono in città seguono gli anziani, studiano i loro comportamenti, individuano eventuali familiari, quasi sempre figli. Da usare come scusa, sotterfugio per poi raggirare le vittime di turno.
    L’ultimo episodio è inquietante: di una anziana di 86 anni, qui in centro città, madre di un facoltoso professionista e lei stessa facoltosa tanto da aver decine di migliaia di euro in contanti in casa, caduta nel tranello. Il trucco è lo stesso: il figlio nei guai, bisogna pagare. Così riceve la prima visita attorno alle 10 di mattina: il truffatore di turno le prende 10mila euro. E verifica che si può fare di più. Il trucco allora si triplica, dalle 10 alle 14 l’anziana verrà truffata tre volte. Con la scusa che i soldi non bastano mai per rilasciare il figlio che ha avuto l’incidente e che è nei guai. Alla fine la denuncia, alla polizia che sta indagando sui 30mila euro, una truffa non da poco. Che mette in risalto la assoluta vulnerabilità degli anziani: è accaduto alla donna 86enne, poteva essere chiunque altro. Tanto che nello stesso giorno, qui a Ferrara, forse la stessa banda, ha tentato un altro colpo, per fortuna sfumato.
    Truffe agli anziani, il cervello è al Sud - Cronaca - La Nuova Ferrara

    NEL SALENTO
    Venti mesi per una tac ad una malata oncologica
    E' il caso di Santina Geusa, una paziente oncologica che ha chiesto una tac addominale il 22 febbraio scorso, in una Asl del Salento, tac che è stata fissata per il 20 ottobre 2017.
    Carabinieri del Nas, esperti di Agenas e i tecnici acquisiranno tutti gli elementi denunciati dalla signora Santina Geusa, che ha dichiarato di avere richiesto nel febbraio scorso una Tac, fissata dall’Azienda di Lecce a ottobre 2017.
    Venti mesi per una tac ad una malata oncologica Ministro manda ispettori - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    La cricca dell'ospedale Umberto I che spaccia cocaina in ambulanza
    L'ambulanza dell'ospedale utilizzata per spacciare. Le vetture aziendali prese per andare al bar o al centro estetico. E i pieni di benzina alle auto personali messe sul conto del nosocomio
    Angelo Scarano
    L'ambulanza dell'ospedale utilizzata per spacciare, le vetture aziendali prese per andare al bar o al centro estetico, i pieni di benzina alle auto personali messe sul conto del nosocomio e "furbetti del cartellino".
    È il desolante quadro che emerge da un'indagine che ha coinvolto alcuni dipendenti dell'autoparco del policlinico Umberto I di Roma. In tre sono finiti agli arresti domiciliari, quattro persone sono state sospese dall'esercizio del pubblico ufficio e sette indagate a piede libero, tra cui due gestori di carburante dove venivano effettuati i rifornimenti. Tra i reati ipotizzati per alcuni ci sono truffa e peculato.
    L'indagine, durata più di due anni, è partita da un esposto anonimo inviato al commissariato San Lorenzo, diretto da Giovanna Petrocca, ed è stata condotta in collaborazione con gli agenti del commissariato Casilino anche attraverso una serie di appostamenti e pedinamenti. A settembre del 2014, in seguito ad alcune perquisizioni effettuate in diversi immobili di proprietà dei sospetti, gli investigatori hanno acquisito migliaia di documenti probatori che, dopo mesi di accertamenti, sono stati trasmessi alla magistratura. Coinvolto nell'operazione denominata "Baronia" anche il coordinatore dell'autoparco.
    Tra gli arrestati un dipendente che avrebbe usato l'ambulanza dell'ospedale per spacciare cocaina. "Ti sbrighi a tornà", gli avrebbe detto una volta un collega in una telefonata intercettata dagli inquirenti. Un altro, invece, avrebbe fatto timbrare il cartellino a colleghi dal momento lavorava per una società privata di ambulanze durante le ore in cui risultava al policlinico. Per gli investigatori alcuni indagati avrebbero, inoltre, pilotato assunzioni in cooperative che si erano aggiudicate bandi del nosocomio.
    La cricca dell'ospedale Umberto I che spaccia cocaina in ambulanza - IlGiornale.it

    Truffa alle assicurazioni, accettò di schiantarsi apposta e si ferì: ma per lei magro bottino
    di Simona Licandro
    PALERMO. Erano dei procacciatori di lesionati. Andavano in giro, cercavano fra le proprie conoscenze per trovare qualcuno che avesse avuto un trauma, così da farlo passare per vittima di un incidente automobilistico. Poi al complice andavano gli spiccioli, l’ideatore si prendeva la grossa parte. I pm questa mattina hanno interrogato davanti al gip i nove indagati nell’operazione sulla truffa alle assicurazioni in cui è stato coinvolto anche il falso pentito della strage di via D’Amelio, Salvatore Candura.
    Non potendo negare i fatti, immortalati da centinaia di intercettazioni, gli indagati hanno preferito rimpallarsi le colpe, cercando di limitare al massimo le proprie responsabilità. Alcuni hanno spiegato di non aver fatto del male a nessuno, piuttosto c’era – secondo il loro racconto – un sacco di gente che voleva autoinfliggersi le lesioni per guadagnare qualche centinaio di euro.
    Per i pm il punto è capire chi era il carnefice e chi la vittima, perché alcuni “autolesionisti” sono diventati parte della banda e per conto dei capi hanno reclutato altre comparse disponibili a subire danni spesso permanenti. Dodici i sinistri simulati scoperti, ma gli inquirenti sono certi che si tratti solo della punta dell'iceberg.
    La banda pensava a tutto: dalle vittime, ai mezzi coinvolti. E sceglieva posti isolati, in cui non c'erano videocamere, come teatro degli incidenti. Le somme incassate andavano da 13mila a 25mila euro. Mentre chi si prestava a subire sfregi e fratture si doveva accontentare di pochi spiccioli: tra 200 e 500 euro e, per chi veniva da fuori Palermo, i soldi per il pranzo e il pernottamento in misere pensioni. In un caso, una donna acconsentì a schiantarsi con la moto guidata da un altro contro un Opel Corsa, ebbe un trauma cranico e una ferita al volto ma quando reclamò la sua parte del bottino (oltre ventimila euro) gliene furono dati solo duemila.
    Truffa alle assicurazioni, gli indagati rispondono al gip - Giornale di Sicilia

    Sparatorie da Far West in una sola notte: pioggia di fuoco a Napoli
    di Giuseppe Crimaldi
    Napoli, Far West. Le notti della città in balìa delle gang che sognano di trasformarsi in clan continuano a essere teatro di scenari di guerriglia metropolitana. Si spara un po’ ovunque sullo scacchiere che disegna la nuova mappa delle faide e dei conflitti alimentati da una criminalità organizzata sempre più violenta e sanguinaria. Il racconto dell’ultima notte di follia segue un fil rouge che si dipana dall’area orientale alla periferia settentrionale, per poi concludersi a Pianura. Tre episodi distinti eppure uniti dal comune denominatore rappresentato dalla voglia di conquistare fette di territorio.
    È mezzanotte ma le ronde dei delinquenti armati non riposano. Il Rione don Guanella è da tempo uno dei crocevia della paura, qui a Napoli. La posta in gioco è, naturalmente, il controllo delle piazze dello spaccio contese tra due gruppi bene armati e agguerriti: da un lato quello dei Lo Russo, gli ineffabili «Capitoni» che nessuna ordinanza, nessun blitz e nemmeno il pentimento di uno dei suoi storici capi riesce a scalfire; dall’altro ci sono i gruppi emergenti della Sanità che ribattono colpo su colpo, cercando di allargare il raggio degli interessi illeciti.
    È in questo contesto che matura una furiosa sparatoria che solo per miracolo non lascia sul terreno feriti o vittime. Già, perché l’altra notte due «stese» di motociclette con a bordo esponenti dei gruppi che si osteggiano entrano in contatto, e fanno spuntare le pistole. Sul selciato la Polizia scientifica, accorsa dopo una telefonata anonima, conterà qualcosa come 33 bossoli. Una pioggia di fuoco e piombo che mette i brividi solo ad immaginarsi la scena. Si spara all’impazzata, e alcuni proiettili colpiscono anche l’intonaco e alcune balconate di un palazzo. Sul posto le Volanti dell’Upg, con gli agenti del commissariato e con gli uomini della Squadra mobile. Scatta la caccia agli autori del raid, ma la zona ormai è diventata un deserto. Resta solo da completare i rilievi, che confermano i 33 bossoli di pistola calibro 9.
    Poco meno di tre ore prima, però, al 113 della Questura era già arrivata una prima segnalazione di colpi d’arma da fuoco esplosi, questa volta, a Ponticelli. Nel quartiere che vive di fibrillazioni e paure, già teatro di raid, ferimenti e agguati mortali si continua a sparare come se ci si trovasse al tiro a segno. Ponticelli assomiglia a un poligono a cielo aperto, nonostante l’asfissiante presenza delle forze dell’ordine che non risparmiano energie nel tentativo di controllare un territorio difficile. Anche in questo caso si è trattata di una «stesa»: l’esposizione muscolare di una camorra che si fa forte dell’intimidazione di una intera comunità.
    La giornata si conclude con un nuovo grave episodio che si consuma ieri sera nell’area occidentale. Siamo a Pianura, altro quartiere in cui la spia rossa delle incursioni camorristiche da qualche mese è tornata a riaccendersi e a lampeggiare a intermittenza. A pochi metri dalla centralissima chiesa di San Giorgio, in una zona affollatissima nell’ora di punta, sono comparse tre moto con a bordo sei persone. Un paio di centauri erano armati e hanno fatto anche fuoco, sparando in aria: un chiaro segno di intimidazione verso qualcuno, un tentativo di «marcare» il territorio. Non è chiaro a quali dei gruppi in contesa nella zona appartenessero i delinquenti: fatto sta che, ancora una volta miracolosamente, non ci sono scappati vittime né feriti. Sul posto immediatamente le Volanti del commissariato, seguite poi da quelle della Mobile. Il pronto intervento degli agenti ha consentito di intercettare uno dei fuggitivi, un pluripregiudicato che è stato poi portato in Questura e sul quale sono in corso aggiornamenti.
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    Napoli, riscosse appena 4 multe su 100
    Le multe non riscosse, i debiti fuori bilancio, i conti in rosso delle aziende partecipate, le spese record per mostre e convegni. Stando alla preoccupante fotografia del Comune di Napoli scattata dalla sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, presieduta da Ciro Valentino, chi si troverà ad amministrare l’ente dopo le elezioni potrebbe dover affrontare, sul lungo periodo, un nuovo rischio dissesto. Tant’è che i magistrati contabili chiedono alla giunta de Magistris di «porre in essere, con la massima tempestività ed urgenza, tutte le più idonee determinazioni per la rimozione delle irregolarità e le opportune correzioni di rotta». Anche se ormai, con le elezioni alle porte, il tempo è praticamente scaduto. Per questo, a sentire alcuni economisti, oggi il Comune è quasi «in libertà vigilata».
    A fronte di oltre 77 milioni di multe elevate, l’ente ha riscosso appena 17,6 milioni. Numeri che, si legge nella delibera 13 del 2016 che mette sotto accusa il rendiconto 2013, sono «indice di una elevata difficoltà di riscossione». Una tendenza che caratterizzava la giunta Iervolino ma che, spiegano i giudici, è rimasta pressoché invariata con l’arrivo di de Magistris a Palazzo San Giacomo: a conti fatti, «dal 2009 al 2013 la percentuale di riscossione è pari al 4 per cento»; ogni 100 contravvenzioni, dunque, il Comune ne riscuote solo 4. Ecco che, sommando tutti i residui attivi (i crediti non riscossi) e le altre criticità contabili, si assiste a un peggioramento del disavanzo di 366 milioni.
    «Questi crediti sono solo virtuali - osserva l’economista Massimo Lo Cicero, docente a Tor Vergata - perché vengono sì messi in bilancio ma solo una piccola parte entra nelle casse dell’ente».
    Tanti debiti fuori bilancio. Sono quelle passività non ricomprese nei programmi e nelle autorizzazioni di bilancio che il Consiglio predispone, e che vengono riconosciuti solo successivamente. Ebbene per la Corte dei Conti «si rileva un costante ricorso all’assunzione di tali passività con conseguente aggravio del bilancio e utilizzo di risorse non preventivate». E poi un fenomeno del genere, che «da straordinario è diventato ordinario», contribuisce all’«elusione dei vincoli del patto di stabilità».
    Napoli, riscosse appena 4 multe su 100 | Il Mattino

    La Pubblica amministrazione del Sud Italia tra le peggiori d'Europa. Male anche il resto del Paese[Per forza, pure al Nord è imbottita di teroni....]
    La classifica della Cgia che ha esaminato i risultati di un'indagine europea sulla qualità della pubblica amministrazione a livello territoriale: rispetto ai 206 territori interessati dallo studio, le regioni meridionali compaiono per 7 volte nel rank dei peggiori 30, con la Campania che si classifica al 202esimo posto
    MILANO - La Pubblica amministrazione del Sud d'Italia è tra le peggiori d'Europa. E' una classifica impietosa quella delineata dall'Ufficio studi della Cgia che ha esaminato i risultati di un'indagine europea sulla qualità della pubblica amministrazione a livello territoriale. Rispetto ai 206 territori interessati dallo studio, le regioni del Sud d'Italia compaiono per 7 volte nel rank dei peggiori 30, con la Campania che si classifica addirittura al 202esimo posto.
    L'Indice della qualità della Pubblica amministrazione è il risultato di un mix di quesiti posti ai cittadini che riguardano la qualità dei servizi pubblici, l'imparzialità con la quale questi vengono assegnati e la corruzione. Il risultato finale è un indicatore che varia dal +2,781 della regione finlandese Aland (primo posto) al -2,658 della turca Bati Anadolu (206esimo e ultimo posto); la media europea è posta a zero.
    Per quanto riguarda l'Italia, i servizi migliori si registrano nelle due province autonome del Trentino Alto Adige (indici superiori a 1) e nelle due regioni a statuto speciale del Nord (Valle d'Aosta e Friuli Venezia Giulia) che presentano un indice maggiore di zero, ovvero superiore alla media delle 206 regioni europee. In terreno "negativo" tutte le altre regioni italiane ma con gap accettabili per Veneto ed Emilia Romagna che tendono alla media europea (indici pari a -0,186 e -0,217). A centro classifica, si trovano due terzetti: il Centro Italia con Umbria (-0,495), Toscana (-0,533), Marche (-0,535) e il Nord Ovest con Lombardia (-0,542), Piemonte (-0,652), Liguria (-0,848).
    Completamente negativa la situazione del Mezzogiorno a partire dal risultato meno disastroso dell'Abruzzo (-1,097), a quelli peggiori di Sicilia, Puglia, Molise, Calabria (indici che variano da -1,588 a -1,687), per finire con la "pecora nera" Campania (-2,242). Situazione preoccupante anche per il Lazio che, con un indice pari a -1,512, si posiziona al 184esimo posto tra le 206 regioni europee, lontano dai risultati delle altre tre regioni del Centro.
    Il quadro dipinto da questo indice europe, segnala il coordinatore dell'Ufficio studi Paolo Zabeo, evidenzia come "l'Italia sia il Paese che presenta, al suo interno, la più ampia variabilità in termini di qualità della P.a., tra le prime regioni del Nord e le ultime del Sud. Si pensi che, secondo quanto indicato dal Fondo Monetario Internazionale, se l'efficienza del settore pubblico si attestasse sui livelli ottenuti dai primi territori italiani, come le province di Trento e di Bolzano, la produttività di un'impresa media potrebbe crescere del 5-10% e il Pil italiano di due punti percentuali, ovvero di 30 miliardi di euro".
    Lo squilibrio tra le regioni del Nord e del Sud determina il posizionamento negativo dell'Italia nella classifica: 17esimo posto con un indice negativo (-0,930) lontano dalla media europea (posta a zero). La qualità dei servizi del settore pubblico è molto elevata nel Nord d'Europa con Danimarca (+1,659), Finlandia (+1,583) e Svezia (+1,496) ai primi tre posti. Ma anche il confronto con i big europei è impietoso: Germania (sesto posto con un indice pari a +0,852), Regno Unito (ottavo posto con +0,803), Francia (decimo posto con +0,615) e Spagna (11esimo posto con +0,131) presentano indici di qualità della P.a. superiori alla media europea e nettamente migliori al dato Italia.
    "L'indice europeo sulla qualità dei servizi del settore pubblico", afferma il Segretario della Cgia Renato Mason, "è l'ennesima prova di come il nostro paese sia spaccato in due. Siamo la nazione dove gli squilibri territoriali sono più evidenti e questo frena la crescita del Paese".
    La Pa del Sud Italia tra le peggiori d'Europa. Male anche il resto del Paese - Repubblica.it

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    Predefinito Re: Terryes

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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