Ddl omofobia: sì alla Camera, ma la maggioranza si spacca
Pd a favore, Pdl contrario. Passa la norma salva-associazioni. Il testo va al Senato. M5s: baci gay in Aula.
Alla Camera la maggioranza si è spaccata sul ddl contro l'omofobia. Dopo il rinvio dei lavori deciso mercoledì 18 settembre dalla presidente Laura Boldrini, contro la quale si era scatenata la contestazione del M5s, le polemiche in Aula si sono concentrate su due punti.
Alla fine sono stati 228 i voti favorevoli al testo, 57 quelli contrari, 108 le astensioni. I sì sono arrivati dal Partito democratico, i no dal Popolo della libertà (con qualche sì a titolo individuale come quello dichiarato da Giancarlo Galan). Ora il ddl passa al Senato in seconda lettura.
VERINI FA SALTARE L'ACCORDO. L'accordo Pd-Pdl ha ceduto sull'emendamento, firmato Walter Verini (Pd), che estende ai reati fondati sull'omofobia o transfobia le aggravanti previste dalla legge Mancino (pena aumentata fino alla metà): una norma che alla fine è passata con 354 voti favorevoli (quelli di Pd, M5s, Scelta civica e Sel) e 79 contrari.
Ma nella bagarre è finito in precedenza pure un subemendamento presentato da Gregorio Gitti (Sc), che esclude dall'applicazione le «opinioni espresse all'interno di organizzazioni di natura politica, culturale o religiosa» ce che sui social network è già stata ribattezzata «salva partiti come Forza nuova», o «associazioni come MilitiaChristi». Quest'ultima proposta è stata approvata grazie a un bottino di 256 sì (si tratta in questo caso di quelli di Pd, Scelta civica e Lega) e 228 no (provenineti da Pdl, il M5s e Sel), oltre che con il parere favorevole del relatore Ivan Scalfarotto (Pd).
OK A NORMA SALVA-ASSOCIAZIONI. Il testo, in pratica, esenta dalle sanzioni previste dalla legge Mancino «le organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all'attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni». In altre parole le opinioni o le manifestazione di convincimenti espresse dagli iscritti a tali 'associazioni di tendenza' non costituiranno discriminazione, né istigazione alla discriminazione.
ARCIGAY: «NORMA IRRICEVIBILE». Arcigay ha definito la norma «irricevibile» perché «definisce persone, ruoli e luoghi di immunità rispetto a quella norma. Un'eventualità gravissima- ha sottolineato l'associazione - che tiene espressamente vivo il principio della discriminazione, esponendo tra l'altro la scuola e i luoghi della formazione a questa sciagura».
Brunetta: «I nostri sforzi di mediazione vanificati dal Pd»
Renato Brunetta, intervenendo in Aula, aveva chiarito che se il testo non fosse cambiato il Pdl avrebbe votato contro. «I nostri sforzi di mediazione sono stati vanificati dal Pd che vuole legge ideologica, di bandiera», ha attaccato. Inascoltate le parole di Roberto Speranza (capogruppo Pd): «Vorrei fare anche io un appello con forza perché siamo a un passo da un risultato straordinario», ha spiegato il capogruppo del Pd alla Camera prendendo la parola in Aula, dopo Brunetta. C'è, ha spiegato Roberto Speranza, «una distanza che a me sembra così piccola rispetto a un risultato così grande. Si sta rompendo sulle aggravanti della Mancino, lo dico a testa alta».
BOCCIATI GLI EMENDAMENTI DI LEGA E FDI. Respinti emendamenti per soppressione testo. L'Aula della Camera ha bocciato gli emendamenti di Lega, Fdi e di alcuni deputati Pdl, che chiedevano la soppressione del primo e unico articolo della proposta di legge sull'omofobia. I no sono stati 395, i sì 73, gli astenuti 39. Sulle proposte di modifica, il governo non ha espresso pareri: l'esecutivo «ha auspicato che si arrivasse a una valutazione ampiamente condivisa, pur nella consapevolezza che il tema intreccia visioni diverse. Dal momento che una visione condivisa non è stata raggiunta e nel rispetto del Parlamento, il governo si rimette all'Aula», ha detto il viceministro Cecilia Guerra.
Giovedì, 19 Settembre 2013
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