Cultura Bizantina in Calabria
Una cosa è certa, la civiltà ellenica in Calabria non è stata solo quella della Magna Grecia. Qualche secolo dopo la caduta dell'Impero Romano d' Occidente un'altra ventata di ellenismo pervase l'Italia Meridionale. Veicolo di questo nuovo germe di cultura Egea furono personaggi umili, guidati da una spiritualità intensa, che avevano scelto la via dell'isolamento e della penitenza per sentirsi vicini all'unico Dio che veneravano: erano i monaci basiliani. Per questi mistici che cercavano luoghi solitari e lontani dalle tentazioni umane, i verdi deserti della Calabria furono quanto di meglio potessero aspettarsi dopo le lunghe peregrinazioni da una costa all'altra del Mediterraneo. Le migrazioni maggiori si ebbero intorno al VII sec. d.C. In cinque secoli la regione si popola di anacoreti, di monaci in ogni angolo sperduto del suo territorio. Tra dirupi scoscesi e grovigli arborei nascono laure, eremi, cenobi e monasteri. Anche le Vallate dello Stilaro e dell'Allaro l'area compresa tra i fiumi Assi, Stilaro, Allaro, non rimase fuori da questa migrazione. Fu costellata di eremi e di cenobi costituenti il laurito di Stilo. La Vallate si trovano in provincia di Reggio Calabria, a 15 km dal mare e a 15 km dalle Serre Calabre. Non è solo la culla della cultura bizantina e dell'ascetismo orientale, ma è anche ricchezza inesauribile di natura incontaminata e primitiva. E' altresì la culla della prima industrializzazione meridionale (archeologia industriale). I paesi che racchiudono l'arte, la storia, la cultura e la natura della nostra "Isola Bizantina" offre, sono: Caulonia, Stilo, Pazzano, Bivongi.
Storia bizantina in Calabria
La storia della Calabria bizantina è la storia della nostra "Isola BIzantina" nei quali sono compresi i comuni di Stilo, Pazzano, Bivongi e Caulonia. Nel 410 fu percorsa dai Visigoti il cui re Alarico, secondo la tradizione, morì presso Cosenza e fu sepolto in una tomba scavata nel letto del Busento. Alla caduta dell'Impero romano d'occidente (476), la Calabria, unitamente al Mezzogiorno d'Italia, cadde sotto la dominazione bizantina, nominale ed in certi periodi effettiva. Teodorico, re degli Ostrogoti, impose la sua sovranità in Calabria che attraversò un'epoca di relativo benessere; magister officiorum e prefetto del Pretorio di Teodorico fu per lunghi anni Cassiodoro che, ritiratosi dalla vita pubblica, istituì a Vivarium presso Squillace una comunità religiosa e culturale dotata di autosufficienza economica. Alla morte di Teodorico (526), i Bizantini strapparono ai suoi successori la Calabria e quindi tutta l'Italia (guerra gotica, 535/553). I Longobardi conquistarono la parte settentrionale della Regione costituendo un gastaldato con sede a Cosenza, in seno al ducato di Benevento e poi al principato di Salerno (847). Gli Arabi, che già si erano insediati in Sicilia nel IX sec., arrecarono con le loro incursioni notevoli danni alla Calabria giungendo anche all'interno e riuscirono a costituire un emirato ad Amantea (784/884).
I Bizantini, nell'885, scacciarono Longobardi e Arabi ridando l'unità amministrativa alla regione che, in questo periodo, prese il nome di Calabria con cui nell'età classica era stata denominata la penisola salentina; al <<tema>> di Calabria venne proposto uno stratega. La riconquista bizantina impresse nuovamente alla Calabria i segni dell'ellenismo, grazie anche all'azione religiosa dei monaci basiliani che, espulsi dalla Sicilia dagl'invasori arabi, riuscirono a riconvertire le derelitte popolazioni locali e i demoralizzati profughi greci dall'isola in una comunità ordinata ricreando, dopo circa dieci secoli, una società di tipo greco in Italia meridionale. San Nilo di Rossano e i suoi compagni emularono gli antichi pionieri greci nel diffondere la loro cultura nel mediterraneo occidentale, dando perfino un modello al monachesimo italiano nel Monastero di Grottaferrata (1004).
A causa dell'eccessivo fiscalismo, il dominio bizantino non rappresenta un Periodo felice per la Calabria; decadde l'agricoltura e si estese il latifondo; si aggiunga che la malaria, debellata solo nel 945, e le continue incursioni di pirati saraceni allontanarono gli abitanti dalla costa verso le più sicure località dell'interno, decadde quindi l'area urbana di Kaulon, la città greca, attuale Monasterace, per far nascere Stilo, Pazzano, Bivongi e Castelvetere che nel 1800 assunse il nome di Caulonia; solo nel secolo IX riprende il flusso verso la costa provocando il tipico fenomeno calabrese delle città geminate, l'una all'interno e l'altra sul mare.
Ottone II di Sassonia, imperatore romano e re di Germania, rivendicando, quale consorte della Principessa bizantina Teofano, i diritti sulla Calabria, affrontò in battaglia, presso Stilo, gli Arabi di Sicilia che erano sbarcati in aiuto dei Bizantini, ma subì una disfatta e fu costretto a fuggire (982).
Storia Bizantina in Calabria
Cultura Bizantina in Puglia-Salento
SAVERIO ZUCCARINO La Puglia, culla della cultura greco-bizantina
Non è impresa assolutamente titanica o di impossibile attuazione, rinvenire tracce del vicino "Oriente" nella storia e nella cultura della nostra regione; come logicamente si desume dall'etimo abbastanza noto che individua la Puglia come "Puglia d'Oriente", che sintetizza un programma di lavoro molto vasto e con tante potenziali sfaccettature in una sola concisa espressione; tra l'altro impropriamente composta dalla presenza ravvicinata, quasi a costituire un unicum, di due sostantivi, volendo così sottolinearne la fusione e l'intima dipendenza fra loro, cioè fra la nostra Puglia ed il vicino Oriente, particolarmente quello frontaliero mediterraneo.
La natura della ricerca avviata da parte di molti studiosi in merito, è da sempre volta ad acquisire una maggiore e profonda comprensione di quanto la Puglia, nell'arco dei millenni, abbia rappresentato il locum per eccellenza dell'incontro tra le civiltà e culture orientali con quelle occidentali. Tale fenomeno di naturale cerniera tra realtà così simili pur nella loro diversità, rappresenta una delle categorie storico-culturali tra le più illuminanti, al fine di potere comprendere pienamente l'identità e la vocazione che la nostra regione ha avuto nel tempo pregresso, ha attualmente ed è deputata ad avere a futura memoria per naturale destinazione.
Ottocento chilometri di costa delimitano e contornano come un delicato e seducente merletto, una lingua di terra assolata, a volte piana ed a volte ondivaga, protesa in tutta la sua unità nel mar Mediterraneo, quasi a voler "toccare" - tra l'altro - con i propri ulivi nodosi e le bianche "cianche" il tanto vicino mondo balcanico e quello mediorientale. Realtà non mute, ma che certamente devono pur voler dire qualcosa in termini geo-politici all'indirizzo di coloro che hanno la sensibilità di coglierne il forte messaggio pregnante che conduce alle radici della nostra identità storico-culturale. Facendo mente locale a quale civiltà viene spontaneamente alla mente non appena si mette in relazione l'Oriente in Puglia, si constata che è senz'altro quella greca. La civiltà ellenica, infatti, influì enormemente sulla nascita e sullo sviluppo della maggior parte delle civiltà mediterranee dell'epoca preclassica ed uno degli elementi portanti di tale fenomeno fu certamente la colonizzazione politico-culturale dell'Europa mediterranea; fenomeno che, nel Mezzogiorno d'Italia, prese il nome di Magna Grecia.
Non si contano i Comuni pugliesi che affondano le loro radici storiche nella ricca e fertile cultura greca, prendendone a prestito il mito e l'etimologia del nome, al fine di costituirne una vera e propria polis dellaKoinè, prefigurazione politico-culturale di ciò che sarebbe stata prima l'Ecumene cristiana e successivamente l'Europa moderna. La "grecità classica" seminata in Puglia durante l'età del bronzo e del ferro rappresenta, quindi, sicuramente un primo e corposo "strato d'Oriente" servito, poi, alla costruzione della civiltà della regione; divenuto fondamento e struttura di quell'impianto che sempre più si andrà configurando e consolidando durante i secoli successivi. Basti pensare ai numerosi intrecci che si comporranno in Terra di Puglia tra le comunità orientali bizantine, asiatiche, nordafricane, balcaniche, anatoliche e la nostra regione, anche se non sempre intesi come "...scambio d'amorosi sensi"!
Ciò che in questo contesto può interessare maggiormente, non è tanto la cronotassi storica delle primitive relazioni tra le due sponde adriatiche, quanto piuttosto il rinvenire l'eventuale relazione che esisterebbe (il condizionale è d'obbligo, stante la consapevole ignoranza tematica di chi scrive) tra il substrato greco in Puglia dell'epoca pre-classica e la cosiddetta fase storica che gli studiosi hanno chiamato di "bizantinizzazione" del Meridione d'Italia. Programma che identificava la Puglia come Terra privilegiata per potere radicalizzare e propagare la cultura di Bisanzio in tutto l'Occidente. Ricordiamo a noi stessi che, con l'avvento dell'Imperatore romano Costantino (IV secolo), la capitale imperiale viene trasferita da Roma a Costantinopoli; l'Urbe è così lasciata in mano ai barbari, difesa soltanto dal Papa che argina alla meglio la furia devastatrice delle genti provenienti dal Nord Europa. Il destino estemporaneo di Roma sarà comunque quello di essere ridotta, nel giro di pochi anni, ad una delle tante città collocate ai confini dell'Impero.
La corte imperiale sedente in Bisanzio, resasi però conto dell'errore commesso, non solo di natura politica ma anche di marca culturale - Roma rimane comunque una città molto importante anche per il motivo della presenza del papa, ritenuto sempre il capo indiscusso della cristianità sia occidentale che orientale - riconquista l'Italia, ormai in mano barbara da circa due secoli, attaccando da sud, prima dalla Sicilia e poi dalla Puglia; precisamente dalla città di Otranto, destinata a diventare la futura capitale bizantina in terra di Puglia e Calabria. La guerra cosiddetta Greco-gotica è una delle più efferate che la storia europea ricordi; ben diciotto sono infatti gli anni di scontri cruenti che riducono alla fame ed alla povertà le popolazioni del Meridione d'Italia. Nel 553 d.C. la Puglia è finalmente bizantina; Giustiniano, imperatore d'Oriente, per mano del suo generale Belisario, instaura la cosiddetta prima "colonizzazione bizantina". Alla lingua latina della dominazione romana e della liturgia cristiana, ormai officiata ovunque nel Mezzogiorno d'Italia, si affianca in Puglia anche la lingua greca, che sempre più diverrà preponderante (il caso del "griko", idioma ancor oggi presente nei Paesi della così detta "Grecìa salentina" in Terra d'Otranto, docet), fino a divenire ufficiale soprattutto con l'avvento della "seconda bizantinizzazione" del Meridione d'Italia (convenzionalmente databile a cavallo del periodo compreso tra gli anni 871-1071 d.C.), che vedrà la città Bari ergersi capitale e centro di maggiore diffusione della cultura greca in Occidente.
Se la precedente grecizzazione della Puglia abbia aiutato a consolidare nella nostra regione la cultura bizantina imperiale e cristiana d'epoca altomedievale, è ancora oggetto di approfondito studio da parte degli specialisti del settore. Certamente, come semplici uomini della strada, si può sostenere che la Puglia ha rappresentato, soprattutto con l'avvento della "Seconda bizantinizzazione" , un naturale e facile approdo per l'inserimento della cultura ellenofona; a tal punto che fino all'epoca moderna - ed in molti paesi ancora oggi, come detto in precedenza -, si continua a parlare il "griko", idioma medievale di matrice prevalentemente greco-albanese, che riecheggia sovrano ed armonioso in ben cinque comuni del Salento (Calimera, Corigliano d'Otranto, Martano, Zollino, Sternatia, che costituiscono appunto il tradizionale bacino denominato della "Greca salentina") e che ha inserito nel suo già voluminoso dizionario, anche termini che riguardano l'attualissimo linguaggio informatico e multimediale.
Saverio ZuccarinoSaverio Zuccarino, La Puglia, culla della cultura greco-bizantina, Rec, Storia medievale




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