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    Predefinito Storie di proibizionismo

    01-04-2009, ore 11:118

    Italia. Saviano: Italia e Messico sono il futuro del narcotraffico mondiale

    Per Roberto Saviano, il Messico e l'Italia sono 'il futuro del narcotraffico nel mondo', e i rapporti istaurati tra il crimine organizzato dei due Paesi vengono sottovalutati.
    Tali relazioni 'stanno iniziando a passare dal mondo degli affari a quello della cultura', ha detto lo scrittore italiano in un'intervista al quotidiano messicano Reforma.
    'Non basteranno l'esercito messicano o la Dea a fermare la crescita del narcotraffico nel paese latinoamericano', ha detto Saviano, che e' in Messico tra l'altro per presentare il suo nuovo libro 'Il contrario della morte'.
    Negli ambienti della camorra napoletana si venera il santo Gesu' Malverde, patrono dei narcos messicani che in vita fu una sorta di Robin Hood del Messico d'inizio secolo, ha tra l'altro rilevato l'autore di 'Gomorra', aggiungendo che ne' in Messico ne' in Italia 'e' stata data sufficiente importanza' al tema del narcotraffico.
    'Si e' infatti sempre pensato che la Colombia fosse il 'numero uno' - ha concluso - mentre nessuno si e' accorto che in Messico il problema era invece avanzato molto'.
    http://droghe.aduc.it/php/articolo.php?id=19459&tipo=0

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    Predefinito Riferimento: Storie di proibizionismo

    01-04-2009, ore 1134

    Italia. Storie di guerra alla droga: un caso di tossicodipendenza in carcere

    Sono stati gli agenti di polizia penitenziaria a sventare un tentativo di suicidio all'interno della sezione G 9 del carcere di Rebibbia Nuovo Complesso.
    L'episodio, reso noto dal Garante dei Diritti dei Detenuti del Lazio Angiolo Marroni, e' avvenuto nella tarda serata di lunedi'.
    Protagonista del gesto, un italiano di 32 anni, C. C., in carcere per diversi reati, per alcuni dei quali e' in attesa di giudizio, che ha cercato di impiccarsi con i lacci delle scarpe. Secondo quanto hanno ricostruito i collaboratori del Garante, l'uomo - che ha problemi di tossicodipendenza e disagio psichico - e' anoressico e negli ultimi tre mesi in carcere ha perso 20 chili arrivando a pesarne, oggi, 56. Da circa tre mesi l'uomo, per affrontare i suoi problemi aveva chiesto l'aiuto degli psicologi che tuttavia, in questo lasso di tempo, lo hanno potuto incontrare una volta sola visto l'elevato carico di lavoro. Per questi motivi l' unica sua fonte di sollievo era la terapia farmacologica che stava seguendo. Ieri sera, intorno alle 20.00, il tentativo di impiccarsi utilizzando i lacci delle scarpe. L'intervento tempestivo degli agenti di polizia penitenziaria, subito allertati dagli altri detenuti presenti, ha salvato la vita dell'uomo, ora ricoverato nel centro clinico del carcere. "Solo grazie all' intervento degli agenti, di cui mi preme sottolineare la grande professionalita', ha impedito che un altro detenuto, dopo quello dello scorso marzo a Velletri, si togliesse la vita in carcere - ha commentato il garante Angiolo Marroni. - Purtroppo questo avvio di 2009 sembra ricalcare quanto accaduto lo scorso anno, quando i morti dietro le sbarre furono 18. Il sovraffollamento, la mancanza di strutture e soprattutto di uomini denunciato da piu' parti anche ad altissimi livelli istituzionali, non fanno che ingigantire le problematiche del carcere. Ieri sera, ad esempio, c'erano in servizio 5 agenti a controllare oltre 400 detenuto. Tutto cio' non fa che mettere con le spalle al muro chi tali problemi e' costretto a subirli: detenuti, operatori e agenti di polizia penitenziaria".

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    01-04-2009, ore 12:294

    Usa. Maggioranza dei fumatori di marijuana costretta a disintossicarsi da 'dipendenza' inesistente

    Secondo il Dipartimento della salute e servizi sociali, quasi quattro persone su dieci il mese prima del ricovero non hanno consumato droghe. Delle 288 mila persone ricoverate nel 2007 per consumo di cannabis, oltre il 37% non l'ha fumata nei 30 giorni precedenti, mentre il 16% l'ha consumata massimo tre volte prima del ricovero.

    Paul Armentano del Norml ha commentato cosi' i risultati: "Queste statistiche dimostrano che non e' la marijuana che conduce ai ricoveri, e' responsabile il proibizionismo. Queste persone non sono tossicodipendenti nel senso stretto della parola, sono solo state sfortunate, perche' beccate dalla polizia e costrette a scegliere tra la detenzione e la disintossicazionë".

    Secondo statistiche nazionali e federali, il 60/70% delle persone iscritte nei centri disintossicanti lo sono perche' gia' inserite nelle liste penali, mentre sono meno del 15% le richieste volontarie.

  4. #4
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    03-04-2009, ore 0945

    Mondo. Il narcotraffico sta vincendo la guerra. E ora che facciamo?

    La lotta alle mafie arranca dietro la loro capacita' di rinnovarsi - Aumentano le istituzioni che invitano a riconoscere il fallimento e a puntare sulla domanda.
    Le mafie della droga si rigenerano come l'idra della mitologia greca. Quando la polizia blocca una rotta, riappaiono da un'altra strada; quando i campi di coca o di oppio sono fumigati, spostano le coltivazioni in un altro angolo. Sebbene la lotta mondiale al narcotraffico abbia dato pochi frutti -i contrabbandieri sono sempre piu' potenti, le droghe meno care e abbondanti- la maggioranza dei paesi fa resistenza a sperimentare alternative al di la' della repressione schizofrenica, costosa e controproducente. Esistono modi efficaci per vincere la guerra delle droghe?
    La questione e' rispuntata con forza negli ultimi mesi. Si doveva valutare la strategia tracciata nel 1998 dalle Nazioni Unite per un periodo di 10 anni, e gli esperti hanno proclamato la sconfitta della battaglia contro i narcos e hanno chiesto l'abbandono della strategia repressiva che utopicamente s'era prefissa come obiettivo "un mondo libero dalle droghe". Per raggiungere la meta, alcuni Governi hanno tentato di sradicare l'origine del male. Invece, le campagne per eliminare con erbicidi i raccolti di coca sudamericana sono stati uno sperpero di denaro, soprattutto statunitense: s'e' ottenuto soltanto il trasferimento delle piantagioni in luoghi piu' nascosti e inaccessibili, e la produzione mondiale non e' diminuita. Tanto meno ha funzionato il blocco delle narcorotte. Benche' l'Onu stimi che attualmente si confischi attorno al 42% della produzione mondiale di cocaina e il 23% d'eroina, gli esperti in politica antidroga dubitano dell'affidabilita' di queste cifre e spiegano che la quantita' di droga che si spaccia nelle strade europee e statunitensi e' sempre maggiore, come dimostra il calo dei prezzi di vendita: tra il 10% e il 30% nell'ultimo decennio.
    Quanto piu' le forze dell'ordine cercano di rendere difficile la vita ai "cartelli", piu' questi investono in ingegno e risorse. Uno degli ultimi esempi dell'inesauribile capacita' del crimine organizzato di burlarsi dei controlli sono i narcosottomarini. Sono stati costruiti in cantieri navali clandestini nella foresta colombiana e sono capaci di trasportare 10 tonnellate di cocaina, a pelo d'acqua, verso il lucrativo mercato statunitense. La Guardia Costiera degli Usa, che ha impegnato un investimento milionario in sensori acquatici, nel 2008 ha intercettato una media di 10 semisommergibili al mese, benche' ritenga che quattro su cinque arrivino a destinazione senza essere avvistati. I capi della cocaina galiziana hanno usato un narcosottomarino in almeno un'occasione, nel 2006, quando la Guardia Civil ne trovo' uno abbandonato nell'estuario di Vigo.
    Questa I+D del traffico di droga cresce incoraggiata dalla succulenta ricompensa che ogni operazione condotta a buon fine comporta. Se fosse un paese, Narcolandia sarebbe la 21esima economia mondiale, secondo l'Onu, con un Pil annuale di 243.000 milioni di euro, appena dietro alla Svezia, con 272 milioni di euro. Nel Terzo Mondo, i narcos sono gli imprenditori piu' potenti. Come in Africa Occidentale, dove paesi quali la Guinea-Bissau ha nel commercio di anacardi con l'India la sua principale fonte legale di entrate.
    Con questi incentivi non e' strano che, malgrado i colpi inferti dalla polizia, ci sia sempre qualcuno disposto a giocarsi la vita tra le sbarre pur di entrare nell'affare. "I contrabbandieri pagano ai campesinos 300 dollari (227 euro) per le foglie di coca necessarie a produrre un chilo di cocaina, che nelle strade statunitensi, venduto in dosi da un grammo a 70 dollari (53 euro), fa incassare 100.000 dollari (76.000 euro)", sciorina Peter Reuter, professore dell'Universita' di Maryland e uno dei piu' accreditati esperti in politiche antidroga, il quale non crede che destinare piu' risorse alla repressione possa ridurre significativamente la quantita' di droga disponibile sui mercati consumatori, Usa ed Europa. "Sarebbe molto piu' efficace diminuire la forte domanda di droghe nei paesi consumatori che continuare a insistere nel controllo inconcludente dell'offerta", sostiene.
    "E' un imperativo rivedere la strategia di guerra alle droghe applicata negli ultimi 30 anni", conclude un rapporto pubblicato a febbraio dalla Commissione Latinoamericana su Droghe e Democrazia, con tre ex presidenti tra i suoi membri: Ernesto Zedillo (Messico), Fernando Henrique Cardoso (Brasile) e Cesar Gaviria (Colombia). "Le politiche proibizioniste (...) non hanno prodotto i risultati sperati. Siamo piu' lontani che mai dall'obiettivo proclamato dello sradicamento delle droghe". Il rapporto accusa Usa ed Europa di non fare abbastanza per prevenire o curare l'appetito di droghe dei loro cittadini, cosa che stimola la produzione e il traffico nel resto del mondo.
    Nonostante le considerevoli risorse investite in politiche antidroga (all'anno 40 miliardi di dollari in Usa e 34 miliadi di euro nell'Ue), solo un euro su quattro e' destinato alla prevenzione del consumo, mentre il resto e' investito in repressione del crimine. Non e' casuale che le doglianze provengano dalla regione che e' il principale campo di battaglia della guerra ai cartelli: in Messico, la sfida criminale al Governo ha gia' comportato 7.000 morti dal gennaio 2008 (supera i 6.628 in Palestina e Israele tra il 2000 e il 2008 registrati dalla ONG B'Tselem) e il sangue si espande nei paesi vicini come il Guatemala e l'Honduras. Hillary Clinton, Segretaria di Stato Usa, ha riconosciuto che per non aver contenuto il consumo domestico, il suo paese e' corresponsabile del dramma al sud della frontiera.
    Scommettere su alternative non significa abbassare la guardia rispetto ai narcos, avverte Antonio Maria Costa, direttore esecutivo dell'Agenzia Onu contro le droghe (UNODC, in inglese), un ufficio che assiste e coordina i Governi. Costa rimprovera che ci siano lobbies pro droga che difendono la legalizzazione come soluzione. "Non c'e' necessita' di sacrificare la protezione della salute dei cittadini per ridurre il crimine. I due obiettivi sono compatibili", assicura. Per molto tempo, ogni dissidenza dal concetto classico proibizionista ha suscitato sospetti. Ora che i "cartelli" provocano piu' stragi che mai nel Centroamerica, in Africa Occidentale o in Afghanistan, molti si chiedono che senso abbia che gli Stati abbiano permesso alle mafie di arricchirsi con il monopolio della droga e propongono un regime di legalizzazione controllato che sottarrebbe loro una quota di mercato.
    "Non mi sorprenderebbe se in 5 o 10 anni emergesse con forza in Europa il dibattito per legalizzare la vendita di cannabis", sostiene Ethan Nadelmann, direttore esecutivo dell'Alleanza per la Politica delle Droghe, un'organizzazione che promuove la legalizzazione della vendita controllata di marijuana in Usa. Nel suo paese, principale portabandiera della guerra globale alla droga, ancora s'imprigionano i consumatori, ma l'Amministrazione di Obama ha rotto con il tabu' imperante per decenni in fatto di alternative contro la droga, con l'annuncio che sosterra' con fondi federali i programmi di distribuzione di siringhe per i tossicodipendenti. "Il dibattito per abbandonare il proibizionismo non era mai stato tanto acceso in usa in 30 anni", sostiene Nadelmann. "Obama e' piu' propenso a cambiare direzione, e cio' si ripercuotera' sul resto del mondo poiche' ridurra' le pressioni in Europa nel progresso di politiche piu' progressiste".
    Favorevoli o no alla legalizzazione, la filosofia che spinge i critici del proibizionismo e' che la societa' dovra' abituarsi a convivere con le droghe e a ridurre i loro effetti piu' dannosi. "L'ideale che anima molti Governi e' lo sradicamento delle droghe", constata Ivan Briscoe, specialista in narcotraffico della Fondazione per i Rapporti Internazionali e il Dialogo Esterno (Fride). ... Reuter crede che, in ultima istanza, l'influenza che lo Stato puo' esercitare sulla quantita' di droghe da consumare e' limitata poiche' sono valori culturali e sociali quelli che entrano in gioco. "Ci sono paesi con un consumo molto basso malgrado che non sia mai stata elaborata nessuna politica pubblica sulle droghe".
    I paladini della battaglia senza quartiere contro i trafficanti riconoscono la loro sconfitta, ma l'attribuiscono allo scarso coordinamento e alla poca volonta' dei Governi di porre fine al lavaggio del denaro. Finora lo sforzo e' stato un miscuglio di azioni nazionali e la cooperazione non e' andata oltre l'interscambio di informazioni e assistenza tecnica.
    E' mancata una forza di polizia mondiale? "Non e' necessario mettere le polizie sotto lo stesso comando", contesta Amado Philip de Andres, incaricato dello sviluppo dei programmi di UNODC in America Latina. "Quello che ci preoccupa e' la poca cooperazione che c'e' stata finora". Markus Schultze-Kraft, direttore in America Latina dell'International Crisis Group, un'influente organizzazione che consiglia i Governi in materia di sicurezza, crede che una polizia internazionale del narcotraffico sia un po' idealista. "E' gia' molto se si capiscono le polizie di due paesi che non condividono la stessa lingua, come Germania e Spagna, quando lavorano in un corpo d'interscambio d'informazione come Europol". Schultze-Kraft sostiene il risultato ottenuto con il Centro di Analisi e Operazioni contro il Narcotraffico per Via Marittima (MAOC-N, sigla inglese), operativo dal 2007. Con sede a Lisbona, esso serve a vigilare la costa tra il Sudafrica e la Norvegia, come ha fatto dal 1989 la JIATF-S statunitense sull'altra sponda dell'Atlantico. La Spagna, punto caldo di molte vie del narcotraffico, e' uno dei paesi che piu' spende in interventi di polizia contro la droga. Tende a proteggere la sua estesa frontiera costiera con un sofisticato e costoso dispiegamento di camere e sensori, il Sistema Integrato di Vigilanza Esterna (SIVE), che sebbene copra gia' Andalusia, Murcia e le Isole Canarie, non ha intimorito i narcotrafficanti. Lo sanno bene a Cadice, provincia pioniera nell'istallazione del SIVE, che malgrado i successi di polizia -il 25% dei sequestri di droga in Spagna nel 2008 - registra un traffico sempre piu' intenso, come ha avvertito in numerose occasioni la procuratrice antidroga di Cadice, Angeles Ayuso.
    "Quando disarticolano un'organizzazione, il giorno dopo ce ne sono altri disposti a occupare il loro posto" critica Francisco Mena, presidente da 20 anni del Coordinamento delle Associazioni Antidroga della provincia e buon conoscitore degli impulsi che spingono molti verso le reti criminali. "Un adolescente che controlla in spiaggia la presenza di guardie civili guadagna 1.500 euro... " Malgrado tutto, e benche' Cadice sia una delle province andaluse con piu' consumo, Mena riconosce che la situazione della sicurezza ora e' migliorata rispetto a prima che si impiantasse il SIVE.
    Il Piano Nazionale sulle Droghe ha posto un'enfasi crescente sulla prevenzione e il trattamento dei tossicodipendenti. Nel 2004, il piano ha smesso di stare nell'orbita del Ministero degli Interni per essere coordinato dalla Sanita', marcando il passaggio dal criterio d'ordine pubblico a quello della tutela della salute. "Bisogna insistere nella prevenzione, ma il problema delle droghe presenta molte facce e richiede attuazioni in una varieta' di ambiti", assicura la delegata del Plan Nacionale de Drogas, Carmen Moya: "E' certo che le misure esclusivamente repressive non risolvono il problema, pero' non possiamo fare economia di mezzi polizieschi". Se nel 2003 c'erano 3.491 poliziotti e guardie civili a combattere il crimine organizzato, oggi sono 10.653 gli agenti impiegati in queso settore.
    Nel 2009 e' previsto l'ampliamento del SIVE per l'Est, per frenare l'ingresso della droga dal delta dell'Ebro, ma i narcos hanno inaugurato una nuova via d'accesso molto piu' permeabile: l'entrata per la via dei Balcani. Inoltre hanno intensificato la rotta africana della cocaina, e continuano a far passare la droga in zodiac, piccoli aerei, contenitori di merci o nell' intestino dei "camellos" su voli commerciali. La creativita' e la sofisticazione dei trafficanti sembra non avere termine. Il Corpo Nazionale di Polizia di Barcellona, il 20 marzo ha intercettato un pacco proveniente dal Venezuela che conteneva 42 pezzi di vasellame -bicchieri, piatti e vasi- fabbricato con la cocaina.

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    03-04-2009, ore 09:40:26

    Spagna. Marijuana frena lo sviluppo dei tumori, al via test

    Il Thc, principale componente attiva della marijuana, potrebbe avere per effetto di ridurre la crescita di alcuni tumori: e' la conclusione di uno studio della universita' computense di Madrid, di cui riferisce oggi la stampa spagnola.
    I ricercatori del dipartimento di biochimica dell'universita spagnola, riferisce Publico, hanno iniettato una dose quotidiana di Thc in topi di laboratorio nei quali erano state sviluppati tumori ed hanno constatato un processo di autodistruzione per autofagia delle cellule cancerogene. La somministrazione di Thc, secondo l'equipe responsabile dello studio, guidata dal professor Guillermo Velasco, 'ha ridotto di oltre l'80% la crescita dei tumori derivati da vari tipi di cellula'. I risultati della ricerca sono stati pubblicati nell'edizione di aprile del Journal of Clinical Investigation. Le cellule cancerogene sviluppate nei topi per la ricerca erano del tipo presente nei tumori umani al cervello, al pancreas e al seno. Un esperimento clinico, con iniezioni intracraniche di Thc per 26 - 30 giorni, condotto dall'equipe di Velasco su due pazienti colpiti da un tumore aggressivo al cervello ha mostrato un 'processo di morte delle cellule', attraverso un processo di autofagia.

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    03-04-2009, ore 09:45:18

    Italia. Perduca (Radicali) a Brunetta: eliminare lo spreco della guerra alla droga

    "Nella sua lotta quotidiana a sprechi e alla mala-amministrazione, perche' il ministro Brunetta non inizia a prendere in considerazione la possibilita' di 'rompere anche l'equilibrio perverso' della guerra alla droga che costa milioni di euro e che non da risultati?". Lo sostiene Marco Perduca, senatore radicale del Pd che aggiunge: "Nei prossimi giorni con la senatrice Poretti presenteremo una serie di interrogazioni parlamentari per capire quanta attenzione viene prestata a questi mega-sprechi che oltre ad arrecare un danno alle casse pubbliche finanziano politiche criminogene e liberticide".

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    04-04-2009

    Italia. Prende il via campagna antiproibizionista al Leoncavallo di Milano

    Con il convegno "Seminare sinistra per raccogliere libertà" si apre oggi alle 21.30 allo "Spazio Pubblico Leoncavallo" di Milano una "campagna nazionale non proibizionista" che si concluderà il prossimo 9 maggio a Roma all'interno della "Million marijuana march". All'iniziativa, nell'ambito della "Festa della semina", interverranno Paolo Cento, Daniele Farina e Arturo Scotto.

    "E' una appello e al tempo stesso una proposta politica che contiamo si moltiplichi in centinaia di occasioni in tutto il Paese" spiegano i militanti dello storico centro sociale milanese, che denunciano "nel disastro prodotto dalle politiche proibizioniste su scala globale si è potuto toccare con mano quello della legge Fini- Giovanardi (49/2006) a tre anni dalla sua approvazione: consumi ai massimi, riduzione dell`età di prima assunzione, esplosione del narcotraffico".

    "Alle sperimentazioni di riduzione del danno e del rischio largamente diffuse in Europa si è opposta una cieca retorica, alle politiche di prevenzione e all`informazione si è sostituita un`affabulazione con tratti di farsa" continuano i promotori dell'iniziativa, sottolineando che si tratta "invece di una tragedia: nei prossimi anni il governo condanna centinaia di migliaia di cittadini e le loro famiglie ad una battaglia solitaria, e molti di piú al girone delle sanzioni penali e amministrative".

    "E' ormai chiaro - concludono dal Leoncavallo - che servono approcci radicalmente nuovi: la Sinistra scende letteralmente in campo e guarda alle sperimentazioni che qua è là in Europa e nel mondo disegnano le possibili alternative". Al convegno seguirà il concerto "Almamegretta Indub Tour 2009", con Neil Perch (membro fondatore degli Zion Train)" e Marcello Coleman.

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    08-04-2009, ore 13:25:26

    Italia. Studio: la cannabis utile contro diverse patologie neurologiche

    Ormai da diversi anni ricercatori e medici discutono sul possibile uso della canapa indiana (cannabis sativa) e dei suoi derivati, come l'hashish e la marijuana, per scopi terapeutici in diverse patologie neurologiche come, ad esempio, la sclerosi multipla e i traumi cranici e del midollo spinale. Nonostante molte evidenze cliniche, pero', non sono ancora del tutto noti i meccanismi con cui i principi attivi contenuti nella cannabis svolgono un'azione neuroprotettiva. Nuova luce sulle effettive capacita' terapeutiche di questa sostanza e dei meccanismi su cui agisce arriva ora da un ulteriore studio svolto in questo campo dall'Irrccs Fondazione Santa Lucia di Roma in collaborazione con l'Universita' di Teramo. Il lavoro scientifico e' pubblicato sul Journal of Neuroscience, rivista ufficiale della Societa' Americana di Neuroscienze.
    Lo studio frutto del lavoro dei ricercatori della Fondazione Santa Lucia e dell'Universita' di Teramo ha permesso, per la prima volta, di distinguere gli effetti psicotropi della cannabis dall'azione neuroprotettiva che essa puo' svolgere. Da tempo si sa che a determinare le conseguenze a livello psichico e' prevalentemente uno specifico recettore presente sui neuroni: il recettore cannabico di tipo 1. In caso di danno cerebrale i neuroni sono pero' in grado di esprimere anche un secondo recettore, non presente in condizioni normali: il recettore cannabico di tipo 2. La ricerca della Fondazione Santa Lucia e dell'Universita' di Teramo ha dimostrato che proprio stimolando questo secondo recettore si induce un aumento della sopravvivenza neuronale. E' stato cosi' compiuto un passo avanti rispetto ai precedenti studi che hanno indagato il ricorso alla canapa indiana per il trattamento del dolore e della spasticita': le nuove informazioni scientifiche, infatti, contribuiranno ad individuare farmaci che siano in grado di stimolare l'azione neuroprotettiva evitando contemporaneamente gli effetti psicotropi e dannosi. Si aprono cosi' interessanti prospettive in ambito clinico per il trattamento di patologie a grande diffusione, come l'ictus e la sclerosi multipla, con approcci farmacologici capaci di bloccare anche i processi degenerativi secondari ad eventi traumatici del cervello e del midollo spinale.
    In particolare, i ricercatori della Fondazione Santa Lucia hanno evidenziato che, dopo una lesione cerebrale, i neuroni del Sistema Nervoso Centrale che vengono danneggiati in modo diretto nella loro struttura specializzata nella trasmissione delle informazioni, denominata "assone", sono in grado di esprimere un particolare recettore: il recettore cannabico di tipo 2. È proprio questo specifico recettore che e' capace di riconoscere il principio attivo della cannabis sativa: il tetraidrocannabinolo. Tale recettore non e' presente in condizioni fisiologiche, motivo per cui sino ad ora era stato considerato assente o non funzionante nel Sistema Nervoso Centrale. Lo studio italiano ha fornito la prima dimostrazione che effettivamente la stimolazione selettiva di questo recettore, ad opera dei derivati della canapa indiana, permette di bloccare i processi degenerativi delle cellule neuronali innescati da una lesione cerebrale o midollare, migliorando in modo significativo il recupero neurologico.
    Queste importanti evidenze scientifiche sono state ottenute utilizzando avanzate tecniche di neuromorfologia funzionale in microscopia laser, test farmacologici e valutazione comportamentale del recupero nel modello animale dopo un danno al sistema nervoso centrale.

  9. #9
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    08-04-2009, ore 14:422

    Gb. Legalizzazione delle droghe: risparmio da 15 miliardi di euro all'anno

    Secondo una ricerca dell'organizzazione Transform, legalizzare le droghe farebbe risparmiare alla Gran Bretagna l'equivalente di 15 miliardi di euro all'anno. Che e' il costo delle politiche sanitarie, contro il crimine e il mercato illegale delle sostanze. Transform sostiene che le misure adottate dalla proibizione sono uno spreco, percio' chiede la legalizzazione. Ma il Governo per ora scarta quest'ipotesi e insiste sul fatto che la legalizzazione aumenterebbe il consumo di droghe.
    L'analisi dei costi condotta da Transform conclude che il proibizionismo ha causato "esattamente il contrario" di quanto si propone il Governo, giacche' l'uso e l'offerta di droghe continuano ad aumentare, cosi' come i problemi della salute, e il crimine si mantiene a livelli alti.
    Il rapporto stima che legalizzare e regolamentare tutte le droghe costerebbe 6.600 milioni di euro l'anno, equivalente a un risparmio di 15 miliardi per i contribuenti. E sostiene che in dieci anni il Governo ha buttato nella spazzatura 111 miliardi di euro nel tentare di sconfiggere il mercato illegale, e che spendera' "una quantita' simile nel prossimo decennio, se non cambia sostanzialmente la sua politica". "Non ci sono piu' scuse per non valutare l'impatto dei costi reali della politica attuale sulle droghe", dice Steve Rolles, direttore del dipartimento di Ricerca di Transform.
    Un portavoce del Governo contesta che "le droghe si controllano perche' sono dannose. La legge e' un importante elemento dissuasivo per l'uso di droghe e la legalizzazione porterebbe a un aumento enorme del consumo, con i relativi costi per la salute pubblica".

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    11-04-2009, ore 101:18

    Italia. Tribunale: esame urine non basta per condannare conducente

    Le analisi delle urine non sono sufficienti a dimostrare quando sono state assunte le droghe. Per questo motivo, un genovese e' stato assolto dall'accusa di guida sotto effetto di stupefacenti.
    Il giovane era stato fermato un anno fa, dopo un tamponamento in via Gramsci. Sul posto era intervenuta la Polizia municipale che aveva notato un comportamento strano. Il genovese, secondo quanto riferito dagli agenti, era agitato e irrequieto. I militari decisero di mandarlo all'ospedale Galliera, per sottoporlo alle analisi delle urine. Le analisi risultarono positive ed il giovane venne condannato tramite decreto penale al ritiro della patente e a una multa di 5 mila euro.
    Il genovese decise di opporsi al decreto e durante il processo, tramite la consulenza del dottore Luigi Carlo Bottaro, dimostro' che le analisi delle urine non riescono ad indicare quando effettivamente siano state assunte le droghe.

 

 
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