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Discussione: Musica padana

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    Predefinito Musica padana

    Il piffero magico e la musa perduta
    Piffero e fisarmonica sono gli strumenti tipici della zona denominata "Quattro province" (Genova, Pavia, Piacenza, Alessandria).
    Il territorio delle Quattro Province è così denominato, perché, dal punto di vista amministrativo "itagliano", appartiene a ben quattro province di quattro regioni diverse: Genova (Liguria), Alessandria (Piemonte), Pavia (Lombardia) e Piacenza (Emilia-Romagna). Culturalmente, però, si tratta di un'area omogenea, dove per secoli la gente ha vissuto in modi simili (e questo dimostra la stupidità delle suddivisioni amministrative itagliane). Questa unità è testimoniata soprattutto nella musica tradizionale popolare, che perciò è stata definita delle Quattro Province.
    Stefano Valla racconta e suona questa cultura.




    È uscito il nuovissimo DVD di Davide Bonaldo narrante la cultura musicale delle quattro province, interpretata attraverso i suonatori di tradizione Stefano Valla e Daniele Scurati.
    Il DVD dura un'ora e venti minuti, ed è sottotitolato in inglese e in francese.
    Profondamente legati al territorio delle Quattro Province e in particolare a Cegni, paese di Giacomo ed Ernesto Sala (pifferai tra i più importanti del secolo scorso), Stefano VALLA e Daniele SCURATI sono i continuatori diretti del repertorio musicale tradizionale legato al piffero(oboe popolare) ed alla fisarmonica.
    Nell’area di diffusione del piffero esiste tuttora, strettamente legato al repertorio musicale, un repertorio di danze tradizionali precedenti l’affermazione delle danze di coppia; ne fanno parte: giga, alessandrina, monferrina, piana e povera donna.
    Le origini appenniniche della famiglia di Stefano VALLA (Cegni PV, Ottone PC) lo legano profondamente a questa cultura permettendogli di conoscere da giovanissimo la realtà delle feste tradizionali e quindi di crescere a stretto contatto con la musica e la danza dell'area chiamata delle quattro province (GE, PV, AL, PC). Inizia a danzare giovanissimo i balli tradizionali come la giga e le monferrine, prima in maniera spontanea e poi con l'intenzione di conoscere e quindi documentare diversi stili e forme presenti nell'area in questione. La passione e la coscienza del valore socioculturale e storico di questo patrimonio musicale lo spingono allo studio del piffero, lo strumento principe di questo repertorio.
    Diventa allievo di Ernesto Sala, pifferaio di Cegni e di Andrea Taramla Domenichetti di Negruzzo.
    Nel 1985, insieme a Andrea Masotti, cornamusa, e il fisarmonicista Franco Guglielmetti fonda il gruppo I Suonatori delle Quattro Province con cui incide per la Robi Droli Records.
    Nel 1989 entra a far parte del gruppo francese Une Anche Passe.
    Nel 1991 entra nella storica formazione genovese Squadra di canto popolare Val Polcevera con la quale incide un CD.
    Nell 2000 inizia collaborazione con il fisarmonicista Daniele Scurati con il quale partecipa a importanti festival in tutta Europa, partecipa a trasmissioni televisive e radiofoniche e incide diversi CD per la Buda Musique.
    Daniele SCURATI ha iniziato gli studi pianistici sotto la guida del M° Pierantonio Meroni per poi intraprendere gli studi di fisarmonica. Ha partecipato a festival nazionali e internazionali. Ha tenuto lezioni e conferenze sulla musica tradizionale in Italia e all’estero. Collabora con diversi musicisti tra cui Stefano Valla (con cui suona regolarmente), Aldo De Scalzi, Enzo Draghi, Umberto Petrin, Pascal Comelad. Ha al suo attivo numerose registrazioni discografiche.

    .................................................. .......................


    Presentazione del DVD `Per Dove Tu Passi´
    Centro Polifunzionale di Varzi
    Piazza della Fiera, ex mercato coperto
    Varzi, provincia di Pavia
    Data : 05/10/2013
    Ora : 21:00 - 230
    Presentazione del DVD `Per Dove Tu Passi´ e concerto del duo Valla-Scurati

    Ultima modifica di Erlembaldo; 01-10-13 alle 00:23
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  2. #2
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    Predefinito Re: Musica padana

    Charlie Cinelli, il mitico Inno di Brozzo!



    Fratelli di Brozzo la vale s'è desta,
    e l'aria del Gòlem la fischia sò fresca
    la sò la montagna polenta taragna,
    se bef e se magna entant che ghe n'è.
    La zia Vittoria la ve cole sporte
    l'è che la piò brava a fare le torte,
    la ve sò de corsa con le gambe storte,
    siam pronti alle torte, la zia ci chiamò!!!
    Olè

    Brào


    UN PERSONAGGIO ILLUSTRE DI SAREZZO: ELISA GAZZO SEMIRAMIDE
    Osvaldo Guerini
    Nel 1996 la Villa Usignolo, residenza per quasi un decennio della Sig.ra Gazzo Semiramide, divenne un centro di aggregazione giovanile, sede di mostre, incontri culturali, mostre di pittura. L’immobile divenne proprietà comunale nel 1989 quando l’Amministrazione Comunale l’acquistò dalla Sig.ra Maria Pellegrini, seconda moglie di Gino Ghidoni, rimasta unica erede di Villa Usignolo.
    La piccola casa colonica che poi diventerà Villa Usignolo, venne acquistata dai coniugi Gino Ghidoni ed Elisa Gazzo Semiramide intorno al 1950.
    Gino Ghidoni, noto pubblicista e giornalista, nacque a Pegognaga (Mn) il 13/12/1897, sposò in data 11/7/1929 Elisa Gazzo Semiramide e fino al 1953 risiedettero a Brescia.
    Elisa Gazzo Semiramide, figlia di Francesco e di Vergna Semiramide, ambedue celebri chiromanti, nacque a Brescia il 20/4/1907.
    Dopo aver conseguito la laurea in psicologia, ben presto, nel suo studio in via Aleardi a Brescia, divenne la più conosciuta e consultata chiromante e psicografologa di Brescia.
    Ancor giovane diresse l’Istituto di studi psichici e metapsichici “Accademia” e fu nota redattrice psicografologa di riviste e quotidiani, membro d’onore di molte Accademie Nazionali ed estere.
    Nel pieno del suo personale successo professionale, insieme al marito decise di acquistare la piccola casa colonica di Sarezzo in località Usignolo, di proprietà di una famiglia di contadini, con il chiaro intento di ristrutturarla e ampliarla per realizzare una residenza accogliente.
    La decisione di realizzare una villa in provincia e lontana dalle altre case, scaturì dalla condizione della figlia Rosa Ghidoni Semiramide, nata a Brescia il 16/2/1930, provata fin dalla nascita da un grave handicap fisico e mentale che la costrinse a vivere in un ambiente particolarmente protetto e piuttosto isolato. I lavori di realizzazione dell’edificio terminarono alla fine del 1952 e finalmente il 13/1/1953 la famiglia si trasferì a Sarezzo.
    Immediatamente la vita di Sarezzo venne sconvolta: la Villa diventò meta di importanti personaggi, giunti da Milano, da Roma, da Firenze, da Berlino, Parigi, Vienna. Si trattava per lo più di personalità del mondo accademico della psicografologia e della chiromanzia, ma anche del mondo dello spettacolo e del cinema. In quella casa, presso la famiglia Ghidoni, sono passati molti dei personaggi che hanno fatto la storia. Gino Ghidoni era stato direttore della “Fiaccola” una rivista letteraria che aveva come collaboratori importanti nomi della letteratura: dal premio Nobel Luigi Pirandello a Grazia Deledda fino a Gabriele D’Annunzio.
    Del resto Elisa Semiramide era amica della moglie di D’Annunzio, Maria Hardouin, principessa di Montenevoso. Il Giornale di Brescia del 17 marzo 1953 ricorda con fotografie e articoli la visita ufficiale della moglie di Gabriele D’Annunzio a Elisa Semiramide. Numerose fotografie provenienti dall’archivio della famiglia Ghidoni confermano che alla Semiramide si rivolsero, dagli anni trenta fino alla fine degli anni cinquanta compresi, uomini della politica, dello spettacolo e dello sport.
    Ci sono testimonianze di rapporti con altri personaggi famosi: Re Umberto, che inviò la fotografia della sua famiglia al completo, Italo Balbo il gerarca fascista, Augusto Turati, segretario del partito nazionale fascista, il calciatore Silvio Piola, campione del mondo nel 1934 e 1938, Vittorio Gassman, Gina Lollobrigida.
    Tutti ringraziavano la Semiramide per le previsioni fatte ed avveratesi.....
    Se prima della guerra erano molti gli uomini del regime fascista a chiedere i servigi di Elisa Semiramide, dopo la guerra si presentarono da Lei sportivi e gente del mondo dello spettacolo che, a quanto pare, avevano bisogno di essere rassicurati sui futuri risultati sportivi e artistici.
    Il rapporto dei Ghidoni con gli uomini di cultura continuò anche nel dopoguerra (ne fa fede il carteggio con Piero Bargellini, anche quando divenne Sindaco di Firenze).
    Elisa Gazzo Semiramide, nella tranquillità di Villa Usignolo, scrisse in quel periodo le sue migliori opere: “Le più note personalità attraverso le loro scritture”, “La grafologia scientifica”, “Le mie Novelle”.
    Durante i lavori di realizzazione della Villa, venne costruita una chiesetta dedicata a S. Antonio di Padova, che esiste tutt’ora. La chiesetta disponeva anche di una piccola sagrestia e di un sagrato con portone in bronzo. Vi si celebravano le messe festive. Per tali occasioni giungeva appositamente da Brescia un sacerdote.
    In Sarezzo nacque anche una leggenda “metropolitana”: si diceva che quella casa, allora lontana dal paese ed abitata da una famosa chiromante, nascondesse qualcosa di strano, si mormorava tra la gente che la figlia di Elisa Gazzo Semiramide e di Gino Ghidoni, di nome Rosa, avesse i piedi di capra ed emettesse grida ed ululati frequenti.
    Si trattava di una invenzione, frutto di pettegolezzi di paese nei confronti di una famiglia che proveniva dalla città e dunque estranea all’ambiente in cui si trovava. La ragazza era nata con un grave handicap psico-fisico e la famiglia Ghidoni non le fece mancare l’assistenza: fece costruire una seconda residenza villa Sorriso che si trova proprio adiacente a via Verdi, e che fu destinata ad accogliere la servitù e le assistenti sanitarie che si occupavano giorno e notte della sfortunata figlia.
    Elisa Gazzo Semiramide si spense a Sarezzo il 29/8/1962, all’età di 55 anni, stroncata da un infarto. Nei quasi dieci anni che risiedette in Villa Usignolo, il nome di Sarezzo si diffuse ben oltre i nostri confini: da Sarezzo direttamente o indirettamente sono passati molti dei personaggi che hanno segnato pagine storiche della vita pubblica italiana.
    "Storia" ELISA GAZZO SEMIRAMIDE

    Semiramide


    Turne dala mé zènt


    TURNE DALA ME ZÈNT
    TORNO DALLA MIA GENTE
    Mòle la baita de lüsso 'n cità
    'ndo' che töcc i fa finta de niènt
    G'ho dicidìt de turnà dele bande endòe
    che se vé zó sincér
    Mòle töt l'ambaradàn e te mòle anche té
    e quand che vé a troàt i tò soci
    che g'hai de ardàm de traèrs?
    E te che te söghétet a spènder palànche
    compàgn dela fiöla del re
    Me che sö mia tàt a pòsto
    Turne dala me zènt, piö visì ale montagne
    A parlà 'l me dialèt, che per crüd che 'l te pàress,
    l'è de zènt come mé, yeh-heee
    Te m'éret dìt: "L'è piö alta, piö vérda,
    l'è l'erba dela banda de là"
    Erba no ède, me me se ricorde
    apéna chèla dela me ca'
    Me 'ndò zó de sentimènt
    Turne dala me zènt, piö visì ale montagne
    A parlà 'l me dialèt, la sö 'n mès ale càvre,
    turne dala me zènt
    Àrda fò 'n glia söl Gölem e pò sàppiem dì
    se 'l g'ha 'l capèl
    E 'ntàt che gh'è ciàr vàrda zó 'n dele ài,
    vàrda 'l Garda e Ìder e Isé
    Vàrda i òmm che càta sö 'l fé
    e le fómne che le ghe va dré
    Me naró piö vià de lé
    Mòle la baita de lüsso 'n cità,
    i dìss: "Bisògna fa chèl che se sènt
    E stó gnè lé a fa sö le valìss,
    anzi, tòe dré pròpe niènt
    Me che sö mia tàt a pòsto
    Turne dala me zènt, piö visì ale montagne
    A parlà 'l me dialèt, là sö 'n mès ale càvre,
    Turne dala me zènt, piö visì ale montagne
    A parlà 'l me dialèt, che per crüd che 'l te pàress,
    l'è de zènt come mé

    Mollo la casa di lusso in città
    dove tutti fan finta di niente
    ho deciso di tornare dalle parti
    dove si nasce sinceri.
    Mollo tutto l'ambaradan e mollo anche te
    E quando vengono a trovarti i tuoi amici
    che hanno da guardarmi storto?
    E tu che continui a spender soldi
    come la figlia del re.
    Io che non sono molto a posto
    torno dalla mia gente, più vicino alle montagne
    a parlare il mio dialetto
    che per quanto ti sembri crudo
    è quello di gente come me
    Mi avevi detto: "E' più alta, è più verde,
    è l'erba dell'altra parte"
    Non vedo erba, mi ricordo
    solo quella di casa mia
    a me passa la poesia
    Torno dalla mia gente, più vicino alle montagne
    a parlare il mio dialetto lassù in mezzo alle capre
    torno dalla mia gente
    Guarda là sul monte Golem
    e poi sappimi dire se ha il cappello
    e intanto che c'è chiaro, guarda giù nelle valli
    guarda il Garda e Idro e Iseo
    guarda gli uomini che raccolgono il fieno
    e le donne che li seguono
    io non andrò più via di qua...
    Mollo la casa di lusso in città
    dicono: "Bisogna far quello che ci si sente"
    E non sto neppure lì a far la valigia
    anzi, non prendo proprio niente
    Io che non sono molto a posto
    torno dalla mia gente, più vicino alle montagne
    a parlare il mio dialetto, lassù in mezzo alle capre,
    torno dalla mia gente, più vicino alle montagne
    a parlare il mio dialetto, che per quanto ti sembri crudo
    è quello di gente come me

  3. #3
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    Predefinito Re: Musica padana

    grande Cinelli ... bellissima questa versione con il BEPI

  4. #4
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    Predefinito Re: Musica padana

    Brian Boru
    Brian Boru era l'esponente di una tribù dell'Irlanda centro-occidentalde, i DálgCais.
    Il suo nome gaelico è Brian Bórumha o Brian Bóroimhe. Il nome Brian si pronuncia [briːán].
    La storia dice che Bórumha significa tributi. Questo appellativo si riferisce al tributo che la sua tribù donava a quella degli Eoganachta quando attraversava il fiume Shannon. Secondo la leggenda boruma o boru erano i tributi che Brian chiese per la ricostruzione dei monasteri e dei luoghi di cultura andati distrutti dai vichinghi.
    Per capire la storia di Brian dobbiamo iniziare dal 700 DC, quando, due secoli dopo l'arrivo di San Patrizio, iniziarono le incursioni di vichinghi norvegesi che seminarono distruzione lungo le coste dell'Irlanda.
    Nel X secolo i vichinghi invadono il Sud dell'Irlanda e fondano insediamenti come Waterford, Limerick, Cork e Wexford. Secondo il testo leggendario Cogadh Gaedhil re Gallaibh, fu in questa circostanza che Brian Boru, divenuto re del Munster, organizzò la battaglia del venerdì santo di Clontarf - aprile 1014 - che sbaragliò i vichinghi. Il suo coraggio e la sua determinazione, che portarono alla riconquista della propria terra in mano allo straniero, gli permisero anche di diventare l'ultimo High King of Ireland. Purtroppo Brian morì durante la battaglia, ucciso mentre pregava.
    Il termine Brian Boru viene anche applicato per indicare l'arpa di Brian Boru che è l'emblema nazionale della Repubblica d'Irlanda. In realtà quell'arpa, che oggi è esposta nel Trinity College a Dublino, non appartenne a Brian Boru, in quanto si tratta di un'arpa del XV secolo. Insieme alla Queen Mary Harp e alla Lamont Harp è comunque la sola arpa gaelica medievale esistente al mondo.












    Alan Stivell-Brian Boru




    "Il cerchio delle fate", gruppo padano composto da 4 arpiste, interpreta "Brian Boru"



    Alan Stivell, Brocéliande.
    La foresta di Brocéliande fa da sfondo a numerose avventure del Ciclo bretone, in particolare Yvain o il cavaliere del leone di Chrétien de Troyes, e gli abitanti del luogo sostengono che l'albero in cui si suppone che la Dama del Lago abbia imprigionato Merlino sia tuttora visibile. Si dice che all'interno della foresta siano presenti altri siti leggendari, tra i quali la Valle senza Ritorno, la Fonte della Giovinezza, e l'Hotié de Vivianne (il castello della Dama del Lago).


  5. #5
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    Predefinito Re: Musica padana

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    grande Cinelli ... bellissima questa versione con il BEPI
    "La me zént" Bepi & The Prismas con Charlie Cinelli



    "STRADE 'LLA BASA" BEPI & THE PRISMAS E CHARLIE CINELLI



    "STASSIU'" CHARLIE CINELLI E IL BEPI

  6. #6
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    Predefinito Re: Musica padana

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio
    Brian Boru
    Brian Boru era l'esponente di una tribù dell'Irlanda centro-occidentalde, i DálgCais.
    Il suo nome gaelico è Brian Bórumha o Brian Bóroimhe. Il nome Brian si pronuncia [briːán].



    ma toponimi e cognomi vorranno dire qualcosa? ecco Brian...



  7. #7
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    Predefinito Re: Musica padana

    “Donna lombarda” è una bellissima canzone epico-lirica, della quale esistono diverse versioni testuali, di origine antichissima, che adombra la tragica vicenda di Rosmunda, Elmichi e Longino, narrata da Paolo Diacono nella sua Historia Longobardorum, e poi ripresa e particolareggiata da Andrea Agnello nel suo Liber Pontificalis, sive vitae pontificum Ravennatum.



    Enrico Negro - Donna Lombarda/Monferrina barocca



    Una splendida versione impreziosita dal flauto suonato da Gregorio Bardini


  8. #8
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    Predefinito Re: Musica padana

    Le ruvide barbe del rock
    Il nuovo disco dei The Beards. Dalla Riviera del Brenta agli Usa. Leggende venete e briganti riletti in chiave folk
    La storia del rock si nutre, costantemente, di strani incroci, di incontri così originali da sembrare improbabili (se non impossibili). Così avvicinare antiche leggende venete, il produttore americano di un gruppo cult del folk, una villa palladiana e due musicisti della Riviera, è l’inizio di una bella storia di rock. I protagonisti di questa «favola» sono due musicisti della Riviera del Brenta, Manuele Marchiori (voce, piano, batteria e banjo) e Massimiliano Magro (voce, basso e chitarra), veneti doc di quelli che hanno appreso dalla campagna la consapevolezza che, la polvere sulle scarpe, indica solo che di strada se ne è fatta parecchia. Nel 2005 i due, innamorati del folk americano degli anni Sessanta, hanno formato The Beards, Le Barbe, un modo per omaggiare la tendenza da parte di entrambi a non lasciare mai scoperto il mento.
    Il primo album, «Mephisto Potato Sauce» (2006) ha il suono di una commistione di generi fatto di blues, country, rock e folk, ma i testi raccontano (in inglese) le leggende della campagna veneta come quella del mostro «rostreo sensa sangue» riletta in «Bloodless Rake», o quella della luce spettrale dell’«umassa» trasformata in «Umassa in the Distance», mentre «Chinin Is your Medicine» spiega invece come la cura universale dei contadini di fine Ottocento fosse proprio il chinino. L’album viene pubblicato negli States dove, visto il successo, è richiesto anche un secondo disco di cover «Digging Fingers» (2008) e l’invito a intraprendere diverse tournée negli Stati Uniti. «Grazie a quei concerti si è interessato della nostra musica Aaron "Professor Louie" Hurwitz, produttore storico del gruppo americano The Band - ricorda Marchiori - che ci ha messo sotto contratto per due album e ha voluto produrre proprio "Widmann’s Mansion"».
    Ecco che l’estate scorsa Professor Louie ha preso un bell’aereo per Venezia e si è ritirato con la band (e il musicista australiano Julien Poulson), a villa Widmann di Mira per far nascere, grazie al mago dei fonici Franz Fabiano, il disco «Widmann’s Mansion» in uscita in questi giorni e acquistabile direttamente su Amazon, pubblicato proprio dalla Woodstock Records, importante etichetta americana che vanta dischi di Rick Danko e Levon Helm e artisti come Graham Parker. «In quelle sessioni di registrazioni, con a disposizione una location unica e delle professionalità così alte - spiega Magro - abbiamo registrato anche un secondo album «Muskito», colonna sonora di un film che sarà girato in Tasmania ». Nell’ultimo anno infatti i The Beards hanno venduto migliaia di copie negli Stati Uniti, Europa ed Australia proprio con «Muskito», colonna sonora dell’omonimo film australiano in collaborazione con il musicista - anch'egli australiano - Julien Poulson che ha attirato l’attenzione anche del famoso produttore Rick Rubin (Slayer, Johhny Cash e Red Hot Chili Peppers). Ma i The Beards non hanno alcuna intenzione di togliere la polvere dalle scarpe e, oltre con l’uscita di «Widmann’s Mansion», hanno già firmato un contratto per un nuovo album, in vendita a settembre, intitolato «El Brigante». «Per la prima volta canteremo in italiano - chiosa la band - sarà un concept album sul brigantaggio in Veneto».
    Le ruvide barbe del rock - Corriere del Veneto





    The Beards - Chinin is your medicine




    Martorei's Hours - The Beards - Live from Jesolo Music Festival 24 July 2009




    The Beards - Bloodless Rake - Live on Italian Television




    The Beards - Umassa in the distance


  9. #9
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    Predefinito Re: Musica padana

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio
    Le ruvide barbe del rock
    Il nuovo disco dei The Beards. Dalla Riviera del Brenta agli Usa. Leggende venete e briganti riletti in chiave folk
    La storia del rock si nutre, costantemente, di strani incroci, di incontri così originali da sembrare improbabili (se non impossibili). Così avvicinare antiche leggende venete, il produttore americano di un gruppo cult del folk, una villa palladiana e due musicisti della Riviera, è l’inizio di una bella storia di rock. I protagonisti di questa «favola» sono due musicisti della Riviera del Brenta, Manuele Marchiori (voce, piano, batteria e banjo) e Massimiliano Magro (voce, basso e chitarra), veneti doc di quelli che hanno appreso dalla campagna la consapevolezza che, la polvere sulle scarpe, indica solo che di strada se ne è fatta parecchia. Nel 2005 i due, innamorati del folk americano degli anni Sessanta, hanno formato The Beards, Le Barbe, un modo per omaggiare la tendenza da parte di entrambi a non lasciare mai scoperto il mento.
    Il primo album, «Mephisto Potato Sauce» (2006) ha il suono di una commistione di generi fatto di blues, country, rock e folk, ma i testi raccontano (in inglese) le leggende della campagna veneta come quella del mostro «rostreo sensa sangue» riletta in «Bloodless Rake», o quella della luce spettrale dell’«umassa» trasformata in «Umassa in the Distance», mentre «Chinin Is your Medicine» spiega invece come la cura universale dei contadini di fine Ottocento fosse proprio il chinino. L’album viene pubblicato negli States dove, visto il successo, è richiesto anche un secondo disco di cover «Digging Fingers» (2008) e l’invito a intraprendere diverse tournée negli Stati Uniti. «Grazie a quei concerti si è interessato della nostra musica Aaron "Professor Louie" Hurwitz, produttore storico del gruppo americano The Band - ricorda Marchiori - che ci ha messo sotto contratto per due album e ha voluto produrre proprio "Widmann’s Mansion"».
    Ecco che l’estate scorsa Professor Louie ha preso un bell’aereo per Venezia e si è ritirato con la band (e il musicista australiano Julien Poulson), a villa Widmann di Mira per far nascere, grazie al mago dei fonici Franz Fabiano, il disco «Widmann’s Mansion» in uscita in questi giorni e acquistabile direttamente su Amazon, pubblicato proprio dalla Woodstock Records, importante etichetta americana che vanta dischi di Rick Danko e Levon Helm e artisti come Graham Parker. «In quelle sessioni di registrazioni, con a disposizione una location unica e delle professionalità così alte - spiega Magro - abbiamo registrato anche un secondo album «Muskito», colonna sonora di un film che sarà girato in Tasmania ». Nell’ultimo anno infatti i The Beards hanno venduto migliaia di copie negli Stati Uniti, Europa ed Australia proprio con «Muskito», colonna sonora dell’omonimo film australiano in collaborazione con il musicista - anch'egli australiano - Julien Poulson che ha attirato l’attenzione anche del famoso produttore Rick Rubin (Slayer, Johhny Cash e Red Hot Chili Peppers). Ma i The Beards non hanno alcuna intenzione di togliere la polvere dalle scarpe e, oltre con l’uscita di «Widmann’s Mansion», hanno già firmato un contratto per un nuovo album, in vendita a settembre, intitolato «El Brigante». «Per la prima volta canteremo in italiano - chiosa la band - sarà un concept album sul brigantaggio in Veneto».
    Le ruvide barbe del rock - Corriere del Veneto



    The Beards - Bloodless Rake - Live on Italian Television



    Quella del "rostreo sensa sangoe" è da fuori di testa, quando eravamo bambini e giocavamo fino a tardi ci dicevano che col buio sarebbe arrivato il "rostreo sensa sangoe" cioè il rastrello senza sangue.



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    Predefinito Re: Musica padana

    Citazione Originariamente Scritto da Quayag Visualizza Messaggio
    Quella del "rostreo sensa sangoe" è da fuori di testa, quando eravamo bambini e giocavamo fino a tardi ci dicevano che col buio sarebbe arrivato il "rostreo sensa sangoe" cioè il rastrello senza sangue.
    C'è il video ufficiale della canzone, girato senza limiti di spesa, con effetti speciali straordinari, e con attori dotati di capacità interpretative eccezionali!

    The Beards: Bloodless Rake - Official Video (Rosteo senxa sangue)




    Gruppo fra i più rappresentativi della scena folk italiana, apprezzato in Europa e America, Barabàn ha sviluppato un percorso che rivisita la tradizione musicale del nord Italia con un linguaggio e una sensibilità contemporanea.
    Fondato a Milano nel 1982 da alcuni fra i più attivi ricercatori e musicisti italiani, l’ensemble mescola melodie, lingue, ritmi e sonorità dell’Italia settentrionale, strumenti popolari e contemporanei, polifonie della pianura Padana, liriche contemporanee, canti arcaici dell’Appennino. Accurati raccoglitori, i musicisti di Barabàn hanno sviluppato un’originale sintesi musicale tra modelli della tradizione e gusto contemporaneo. Continua è la ricerca di un equilibrio tra la memoria, i linguaggi e le tematiche del presente.
    Barabàn ha scelto sentieri impervi, inconsueti, di frontiera: dare voce alla cultura di tradizione orale, ai canti e ai suoni del mondo popolare, alle storie "altre". E’ iniziato così un viaggio nella memoria, nel sapere, nei linguaggi e nella storia dell'Italia settentrionale: canti rituali contadini e canzoni da cantastorie, storie di cavalieri e donne sedotte, canzoni di protesta per i soldati morti sul Monte Nero e nelle valli di Gorizia.
    La musica è divenuta per noi l’occasione di riscatto di una cultura negata, il luogo dell’impegno civile oltre che dello spettacolo.
    Rilevante, per questo tratto di strada, è stato l’incontro con le liriche di Franco Loi. La sua poesia carica di tensione e musicalità, popolare e colta, arcaica e moderna, ci è parsa un approdo naturale. Profondamente legato alla Milano operaia, artigiana, periferica e dialettale (la città del "popul armà, popul de speransa"), Loi assegna a questi testi, scritti in anni lontani, una funzione testimoniale, talvolta di invettiva ("Italia ladra, terascia de cü alégher"), e dà voce alle istanze della parte esclusa dell’umanità.

    Barabàn - Ballo Dal Curioso Accidente e Ruggero
    Barabàn esegue "Ballo dal Curioso Accidente" e "Ruggero". Le immagini sono state girate nel corso del concerto tenuto al Teatro Eduardo, di Opera (MI), il 15 maggio 1989.



    Barabàn - La Brunetta
    Barabàn esegue "La bevanda sonnifera" in una versione raccolta da Aurelio Citelli nella montagna pavese. Le immagini della performance sono state girate nel corso del concerto tenuto al Teatro Eduardo, di Opera (MI), il 15 maggio 1989.



    Barabàn reintepreta il canto della "Merla" tradizionalmente eseguito nella pianura cremonese negli ultimi tre giorni di gennaio.
    Il brano, riletto in chiave folk-rock con l' aggiunta di una parte strumentale composta da Aurelio Citelli, è stato per anni il cavallo di battaglia di Barabàn che lo ha suonato in numerosi festival e concerti in Italia e all'estero.
    Questa versione, registrata all'Auditorium Torelli di Sondrio il 22 Luglio 1992, era inserita nello spettacolo "Il paese di Lombardia", dedicato al patrimonio musicale e rituale lombardo.
    Nel testo c'è un evidente doppio senso: brugna significa prugna, ma pure, metonimicamente, "bella ragazza".

    Tra la ruca en mesa a l'èra se ghè nigul e se enserena Volilela ...
    La brugna l'è fiurida è tuti i la remira Volilela
    La brugna la fa el fiore e tuti i fa l'amore Volilela
    La brugna la sta in broca e tuti i sè riposa Volilela ...
    La brugna l'è cascada e tuti i là ùtata Volilela ...
    Camisa ricamada la metarò in bugada Volilela ...
    Ndarum a resentala en dè na funtana chiara Volilela ...
    Ndarum a sarala cun na chiavetta d'oro Volilela ...



    Barabàn - AlpMusic
    AlpMusic è una performance dedicata all'arco alpino italiano. Una straordinaria sequenza di canzoni, musiche e storie per raccontare uno dei luoghi più suggestivi d'Europa, porta di passaggio di genti e culture, spazio in cui le lingue e i saperi s'incontrano.
    Barabàn usa una ricca tavolozza sonora (violini, organetti, cornamuse, xilofoni, strumenti a corda, fiati, percussioni, tastiere) e un ampio ventaglio di lingue antiche (occitano, lombardoe, veneto, friulano). Sullo schermo passano immagini di paesaggi alpini, balli popolari, carnevali, lavori artigianali e riti religiosi.




    Milano, a cura del Centro Culturale S. Fedele, Festival "Terre Alte - Emozioni dal Mondo"
    Sabato 26 Ottobre 2013, ore 20,30
    Auditorium San Fedele, Via Hoepli 3a, Milano
    Concerto dei Barabàn-AlpMusic

 

 
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