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Discussione: La fine del ratzingerismo e l'era Bergoglio (editoriale de "Il Guelfo nero" num. 8)

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    Predefinito La fine del ratzingerismo e l'era Bergoglio (editoriale de "Il Guelfo nero" num. 8)

    Prima di qualunque ulteriore approfondimento, voglio ringraziare l’amico Daniele Gandi, direttore di questa piccola e battagliera rivista fiorentina, che mi consente di firmare anche quest’anno l’editoriale de “Il Guelfo Nero”. Condivido con lui, inesausto compagno di lotte e di pene, ormai un decennio di piccole e grandi battaglie virtuali e reali in difesa del cattolicesimo romano e confido che potremo continuare, a Dio piacendo, ancora a lungo a scrivere e ad agire “opportune ed importune” in questi miserabili anni di apostasia ed infamia che stiamo vivendo. “Il Guelfo Nero” è una piccola pubblicazione senza pretese, antimodernista, antimassonica, antirivoluzionaria, CLERICALE e papalina (e quindi naturaliter sedevacantista), è redatta esclusivamente da giovani laici, quindi per sua natura ha un respiro più battagliero e pugnace, meno incline ai giri di parole e a quelle garbate chiacchiere che spesso caratterizzano altre pubblicazioni nate in questi ultimi anni. Siamo una rivista quindi “pane e salame” che, anche se parla di teologia e affronta temi delicati come quelli della vacanza della sede apostolica, lo fa con irruenza e passione, non prive di una certa confidente baldanza. I suoi redattori non possono, su queste misere pagine, sviscerare con tutta quella ponderazione e quella soda dottrina le capitalissime questioni teologiche e morali che invece i nostri ottimi sacerdoti affrontano su ”Sodalitium” o su “Opportune importune”. Da queste premesse sorge il nostro NATURALE CLERICALISMO: sono giustamente i nostri preti che hanno la prima e l’ultima parola, loro che tracciano le linee della resistenza e le strategie della battaglia, loro che ci insegnano quanto e come combattere, loro che, con il consiglio e l’esempio, fanno sì che questa rivista sia sorta e continui a vivere. Se questa pubblicazione ha del buono, questo è riconducibile a loro, se ha dei difetti (e ne ha sicuramente molti), quelli sono invece ascrivibili esclusivamente a noi. Noi siamo solo un pugno di laici, ben lontani dalla tutta umana “bonomia” roncalliana (a proposito auguri per la futura “canonizzazione”), e qui cerchiamo semplicemente non quello che ci unisce ma quello che ci divide, perché solo in questo MARCARE LA DIFFERENZA ci può essere quella chiarezza dottrinale ed ecclesiologica, unico e sicuro pegno di una vera Restaurazione della Chiesa. Ci sforziamo di essere quello che DOVREBBE essere una rivista giovanile cattolica, se la Chiesa cattolica avesse oggi un Papa e fosse quindi in ordine e non “in stato di privazione”, come invece drammaticamente si trova ad essere da un cinquantennio.
    “Il Guelfo nero”, nato negli anni del ratzingerismo “trionfante”, esce per la prima volta durante l’era Bergoglio e già ci sembrano lontani anni luce i temi di cui discutevamo gli anni scorsi: le insidie del “Summorum pontificum”, la fallace e ingannevole “ermeneutica della continuità”, la falsa restaurazione bavarese, le folli trattative tra “Roma” e la Fraternità San Pio X. Tutto questo ci sembra remotissimo, addirittura ci sembra che tutto questo non sia mai esistito. In realtà, e giova ribadirlo oggi più che mai, questa discontinuità tra Ratzinger e Bergoglio è più morganatica che reale perché, pur nella diversità di coloriture e di accenti, comune è la matrice vaticanosecondista, comuni gli errori (e le eresie) che stanno a monte, comune l’appartenenza e l’orizzonte ecclesiologico dei due. Indubitabilmente l’impatto devastante (motus in fine velocior) di questi primi tempi di “pontificato” bergogliesco sfuggono ancora ad una visione d’insieme che solo i mesi a venire ci potranno dare: la spogliazione radicale dei simboli della regalità papale, la “catechesi” quotidiana attraverso “prediche”, interviste e telefonate, il blandire e l’assecondare molti degli appetiti della mentalità mondana hanno fatto sbriciolare il tremolante edificio ratzingeriano in un batter d’occhi. Accanto alle lacrime degli ingannati in buona fede che rispettiamo profondamente, accanto alla rapidità con cui i voltagabbana professionali hanno cambiato marsina da bavarese in argentina cui riserviamo il nostro disprezzo, ci permetterete una domanda, alla fine di questi anni duri e amari, in cui abbiamo subito attacchi di ogni tipo da un certo mondo “cattolico conservatore”. La domanda è questa. Dove siete ora restauratori da operetta ? Dove siete ratzingeriani feroci, torquemada in trentaduesimo, caporali di giornata dell' “ermeneutica della continuità” che abbiamo udito parlottare tronfi in questi dolorosi otto anni? I vostri castelli di sabbia sono crollati, le vostre chimere restaurazionistiche si sono rivelate dei sogni, i vostri anatemi da sagrestia “Motu proprio” si sono mostrate come ciance raglianti. La nostra Chiesa è "occupata" da un manipolo di pirati, di ciurmadori, di predoni e tagliagole, al cui confronto le debolezze dei secoli antichi sono luminosi meriti ma noi siamo ancora qui.

    Piergiorgio Seveso

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  2. #2
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    Predefinito Re: La fine del ratzingrerismo e l'era Bergoglio (editoriale de "Il Guelfo nero" num.

    Il Guelfo Nero numero 8 sarà distribuito gratuitamente alla VIII giornata per la Regalità sociale di Cristo a Modena (5 ottobre 2013)

  3. #3
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  4. #4
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  5. #5
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    Grazie Luca

  6. #6
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    Predefinito Re: La fine del ratzingerismo e l'era Bergoglio (editoriale de "Il Guelfo nero" num.

    La domanda è questa. Dove siete ora restauratori da operetta ? Dove siete ratzingeriani feroci, torquemada in trentaduesimo, caporali di giornata dell' “ermeneutica della continuità” che abbiamo udito parlottare tronfi in questi dolorosi otto anni? I vostri castelli di sabbia sono crollati, le vostre chimere restaurazionistiche si sono rivelate dei sogni, i vostri anatemi da sagrestia “Motu proprio” si sono mostrate come ciance raglianti. La nostra Chiesa è "occupata" da un manipolo di pirati, di ciurmadori, di predoni e tagliagole, al cui confronto le debolezze dei secoli antichi sono luminosi meriti ma noi siamo ancora qui.

    Concordo con questa chiosa, anche se - come del resto messo in luce all'inizio dell'articolo - l'ermeneutica della continuita' ratzingeriana (pur presentando argomentazioni di fondo condivisibili) si innesca nel solco giustificatorio e apologetico del concilio piuttosto che in quello reazionario di ripristino del deposito tradizionale.

    La risposta alla domanda che l'articolista pone per me e' la seguente: sono assimilati all'interno dei rapporti di forza, sciolti dentro l'egemonizzazione di una visione considerata come unica possibile, salvifica, proiettata ormai alla modernita' e funzionale ai mutamenti e alle istanze dei poteri progressisti.

    Non so dire se con una possibilita' di un ritorno al vero esclusivo, a quella preziosita' sotto la melma informe.
    Guelfo Nero likes this.
    se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...

  8. #8
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    Predefinito Re: La fine del ratzingerismo e l'era Bergoglio (editoriale de "Il Guelfo nero" num.

    Grazie per il commento.

  9. #9
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    Predefinito Re: La fine del ratzingerismo e l'era Bergoglio (editoriale de "Il Guelfo nero" num.

    Insisti a tempo e controtempo: editoriale di "Opportune e importune"

    L’epoca in cui viviamo è probabilmente più meritoria di altre, poiché la pratica della virtù comporta maggior impegno e di conseguenza le anime possono sperare in una ricompensa maggiore. Nello stesso tempo èsicuramente più complessa, poiché vi è la sostituzione di tutto ciò che è oggettivo con elementi d’ordine soggettivo. Gli ambienti legati più o meno (spesso meno che più) alla Tradizione della Chiesa, non sfuggono a questa situazione, e quindi se si ragiona secondo categorie arbitrarie anziché secondo la dottrina cattolica, il discernimento tra la verità e l’errore diventa problematico. Per questo motivo ciò che viene scritto sulle nostre pubblicazioni spesso è a priori ritenuto inaccettabile o comunque esagerato, poiché la norma non è più, per l’appunto, l’insegnamento della Chiesa (che noi ci sforziamo di riaffermare),ma una serie di idee confuse, equivoche o errate, magari sostenute in buona fede ma che non aiutano di certo ad affermare l’autentica fede. Premessadoverosa per affrontare l’argomento di questo articolo.
    Nel mese di agosto una congregazione religiosa è stata al centro dell’attenzione nel piccolo mondo “tradizionalista”. In quei giorni Jorge M. Bergoglio era appena ritornato dal viaggio in Brasile, dove aveva dato il peggio di sé durante la “Giornata Mondiale della Gioventù”, ribadendo gli errori del Concilio Vaticano II e celebrando i riti secondo la riforma liturgica di Annibale Bugnini e di Giovanni Battista Montini.
    Bisogna precisare, per i lettori meno informati sulla vicenda, che la congregazione in questione riconosce come legittimi i documenti conciliari (che sono alla base delle insopportabili esternazioni di Bergoglio) e i libri liturgici che ne conseguono. E più precisamente: i superiori della congregazione, al momento della fondazione, hanno voluto riconoscere il Vaticano II e il “novus ordo missæ” per ottenere il riconoscimento canonico da parte delle “autorità” vaticane e favorire così l’assegnazione di chiese, il reclutamento di vocazioni, gli spazi nella vita ecclesiale delle diocesi. Si trattò di una scelta gravissima,secondo il principio per nulla evangelico (né tanto meno francescano) del fine (riconoscimento canonico, chiese, “vocazioni”, ecc.) che giustifica i mezzi (accettare il modernismo nelle sue manifestazioni d’ordine dottrinale e liturgico, e soprattutto riconoscere come autorità legittime gli occupanti della Sede Apostolica). Questa scelta di campo sembra sfuggire ai più, eppure si tratta di un aspetto fondamentale: quanti eroici sacerdoti, per non rinunciare alla Fede e alla Messa Romana, e nello stesso tempo rifiutando ogni forma di compromesso (come celebrare i due riti), negli anni ’70 e ’80 preferirono perdere onori e beni terreni.
    In alcune persone l’atteggiamento ritenuto rigorista e ingeneroso di Bergoglio nei confronti di questi frati, ha accresciuto la nostalgia per il “pontificato” di Benedetto XVI, come se ci fosse una differenza sostanziale tra i due personaggi. Non dimentichiamo, infatti, che a Ratzinger va attribuita non solo la condivisione, ma addirittura la paternità degli errori conciliari professati da Bergoglio e da coloro che sono in comunione con lui (compresi i suddetti frati e i loro difensori).
    Se si considerassero le questioni religiose alla luce della fede, non ci sarebbe troppo da aggiungere, se non quello di constatare che all’interno dello schieramento modernista-conciliare (come in ogni raggruppamento umano) vi sono sensibilità e sfumature diverse: chi si distingue per un’esteriorità di stampo conservatore e chi esibisce un’impronta più progressista; taluni con maggiore affinità con ambienti sociali borghesi e altri più vicini alle “periferie esistenziali”; chi ama officiare il nuovo rito con ricchi paramenti antichi e chi con squallide casule; taluni con maggior dimestichezza con i pizzi e i merletti, altri con le t-shirt, magari raffiguranti Che Guevara… Divisi da tante cose, ma uniti da tre elementi essenziali: il riconoscimento degli occupanti materiali della Sede Apostolica,la sostituzione della professione cattolica con gli errori modernisti,l’abbandono dell’uso esclusivo del Missale Romanum.
    La fede impone una scelta di campo chiara e senza ambiguità, che comporta il rifiuto categorico di tutti gli errori dottrinali,indipendentemente dalle sfumature proprie dei loro sostenitori. È quello che ha fatto una minoranza di cattolici i quali, vincolati dall’insegnamento di tutti i Papi e in particolare dal magistero antimodernista di san Pio X, non sono in comunione con coloro che occupano la sede di Pietro e le sedi episcopali,almeno dal 7 dicembre del 1965 (data della “promulgazione” della dichiarazione Dignitatis humanæ). Che si tratti dell’austero Paolo VI o dell’istrione Giovanni Paolo II, del cattedratico Benedetto XVI o del “barricadero” Bergoglio/ Francesco, il risultato finale non cambia: tutti questi personaggi hanno attuato e attuano (coi due “papi” possiamo conservare il plurale) il programma denunciato da san Pio X nell’enciclica Pascendi: “tutti penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si spacciano senza ritegno di sorta, per riformatori della Chiesa medesima … e fatta audacemente schiera, si gettano su quanto ha di più santo nell’opera di Cristo, non risparmiando la persona stessa del Redentore Divino… non si allontana dal vero chi li ritenga per nemici della Chiesa i più dannosi. Poiché i loro consigli di distruzione non li agitano costoro al di fuori della Chiesa,ma dentro di essa; onde è che il pericolo si nasconde quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei”.
    Certo, considerati i ripetuti (e ripetitivi) proclami di Bergoglio in cui si sprecano parole come misericordia, tenerezza e perdono, potrebbe stupire la severità riservata a religiosi che, nel tracollo generale della vita consacrata, si distinguono per l’abnegazione e la serietà. Ma forse il problema non è tanto dei settari che, essendo tali, accolgono e confermano nei loro errori i nemici della Chiesa, mentre respingono e condannano chi è più o meno fedele a Cristo (classificato da Bergoglio come “pelagiano”). Il problema è di coloro - alcuni in buona fede, altri per calcolo umano - che si sono schierati dalla parte sbagliata. Alla luce della Fede Cattolica e del Magistero perenne dei Papi, è inaccettabile accettare “con il religioso ossequio dell’intelletto e della volontà il Concilio Vaticano II, la Riforma Liturgica di Paolo VI, e il magistero post conciliare”. Inaccettabile ma in uncerto senso “coerente” all’interno dell’incoerenza che contraddistingue ilcalderone conciliare…
    Molto meno coerenti sono coloro che si sono proclamati difensori d’ufficio di questi frati e che, pur accettando lo stesso Vaticano II, la riforma liturgica e il “magistero” post-conciliare (soprattutto quello di Ratzinger, il più conforme alla descrizione fatta da san Pio X nella“Pascendi” del modernista filosofo, credente e agnostico) biasimano, anche duramente, Bergoglio, ostinandosi però a riconoscerlo come il “papa”, illegittimo successore di Pietro, anzi, scagliandosi con veemenza e sarcasmo contro chi sostiene il contrario.
    I consacrati coinvolti nella vicenda sono vittime, come tutti i cattolici, della crisi che colpisce la Chiesa: ma non si può pensare di arginare la crisi che travaglia il Corpo Mistico arrecandogli altre ferite, come la rinuncia alla professione integrale della Fede. È auspicabile da partedi tutti coloro che provano un certo disagio davanti agli errori di Begoglio(ereditati da Ratzinger: le vedove ratzingeriane si rassegnino a questaevidenza) senza però giungere alle doverose conclusioni, che cerchino diapprofondire maggiormente l’aspetto dogmatico della crisi. Un aiuto importante può venire dagli studi di un teologo come Padre Guérard des Lauriers, autentico discepolo di san Tommaso d’Aquino, che ha sempre vissuto secondo la virtù della Fede. La sua fedeltà alla Chiesa e al Papato gli costò prima la perdita dellacattedra universitaria alla Lateranense e poi l’incarico di professore alseminario di Ecône; trascorse gli ultimi anni della sua vita abbandonato damolti ma non abbandonò mai Gesù Cristo.
    Ostinarsi invece a cercare una (inesistente) continuità di insegnamento tra i Sommi Pontefici, come san Pio X o Pio XII, e colui che sarà invocato tra qualche mese come “san” Giovanni Paolo II (già “beatificato”da Ratzinger), non ha nulla di virtuoso, né di francescano. Anche perché san Francesco d’Assisi baciava il Crocifisso e non le pagine del Corano.

    Casa San Pio X

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