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Discussione: Papa Francesco.

  1. #1551
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    Predefinito re: Papa Francesco.

    Revanscismi ecclesiastici
    Venerdí scorso, 28 ottobre, il bollettino quotidiano della Sala stampa della Santa Sede riportava la notizia della nomina dei nuovi membri della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti (CCDDS). Gli osservatori hanno fatto notare che si è trattato di un caso piú unico che raro di completo azzeramento di un dicastero della Curia Romana. Praticamente, della vecchia guardia è rimasto soltanto il Prefetto, il Card. Robert Sarah. Qualcuno è arrivato al punto di parlare di “purga”, come quelle di staliniana memoria. Ora è ovvio che ciascun Papa si circonda dei collaboratori che preferisce; non è la prima volta che nelle congregazioni romane avvengono avvicendamenti in base alla sensibilità del Pontefice pro-tempore. Il problema, a mio avviso, non è la legittimità dell’intervento, ma le sue modalità di attuazione.
    Finora i Papi, sia nella scelta dei Vescovi sia nella nomina dei propri collaboratori nella Curia Romana, avevano certamente seguito una loro “politica”, ma lo avevano sempre fatto tenendo conto anche delle tendenze diverse dalla propria. Non so se anche nelle sacre stanze vigesse una sorta di “manuale Cencelli”. In ogni caso ci si sforzava di mantenere nelle nomine un certo equilibrio, in modo che fossero rappresentative delle diverse “anime” della Chiesa. Pensiamo a Giovanni Paolo II: è piú che evidente che durante il suo pontificato abbia favorito un ricambio dell’episcopato mondiale in senso, diciamo cosí, “conservatore” (si pensi, per esempio, alle nomine negli Stati Uniti, nei Paesi Bassi, in Austria o in Svizzera); ma Giovanni Paolo II è anche il Papa che ha nominato Carlo Maria Martini Arcivescovo di Milano e lo ha poi elevato alla porpora, nonostante che l’ex-Rettore di Biblico e Gregoriana non potesse essere considerato propriamente un “wojtyliano” (al punto di essere successivamente reputato da alcuni come una sorta di “antipapa”).
    Ebbene, si ha l’impressione che questa attenzione alla “rappresentanza delle minoranze” (chiamiamola cosí per intenderci) sia completamente scomparsa. Si direbbe che anche nella Chiesa si sia diffusa la tendenza che in Italia ha avuto il sopravvento col passaggio dalla prima alla seconda repubblica: mentre nella prima repubblica ci si preoccupava di dare spazio anche alla minoranza parlamentare (per esempio, lasciandole la presidenza di una delle due camere), ora chi vince le elezioni fa en plein. Si ha davvero l’impressione che un certo schieramento, che era uscito sconfitto dal post-Concilio e che durante i pontificati che si erano succeduti si era sentito un po' emarginato, con il nuovo pontificato si stia prendendo la “rivincita” sui propri “nemici” (lo facevo già notare in un post dello scorso febbraio).
    Lo si era già visto nell’ultima infornata di Cardinali: era piú che evidente l’esclusiva provenienza ideologica dei designati. Ora lo stesso si sta ripetendo con le nuove nomine alla CCDDS. Sembrerebbe che quanti avevano visto frustrate le loro aspirazioni, una volta raggiunto il potere si vogliano togliere lo sfizio di infierire sugli avversari: “Abbiamo vinto! Non c’è piú nessuno spazio per voi”. La storia insegna che quando, dopo aver vinto, si è voluto stravincere e umiliare il nemico sconfitto, le conseguenze sono state disastrose (si pensi alla prima guerra mondiale).
    Ma, a parte queste considerazioni “morali”, c’è da pensare anche alle conseguenze pratiche che potrebbero avere queste nomine. Che cosa succederà ora alla CCDDS? Da una parte c’è il Prefetto, che ha una visione liturgica “benedettiana” (il cui obiettivo principale consiste nell’attuazione della cosiddetta “riforma della riforma”), e dall’altra i membri della Congregazione, che si oppongono risolutamente a quella visione e a qualsiasi, seppur minimo, tentativo di revisione della riforma liturgica post-conciliare. A meno che la sostituzione di tutti i membri del dicastero non sia stata voluta per costringere il Prefetto alle dimissioni (il Card. Sarah però non mi sembra il tipo che si lasci intimidire o si arrenda facilmente), si creerà inevitabilmente una situazione di stallo: un muro contro muro senza possibilità di mediazione.
    Non mi sembra che queste siano le migliori premesse per una eventuale riforma della Curia Romana e, men che meno, per un autentico rinnovamento della Chiesa. A che serve preoccuparsi dell’unità con i cristiani separati, quando poi si creano nuove divisioni all’interno della Chiesa cattolica? A che serve parlare di “Chiesa aperta, comprensiva” (intervista di Papa Francesco al quotidiano La Nacion, 28 giugno 2016), quando poi le scelte che vengono fatte sono tutte a senso unico e alle “opposizioni” non si lascia alcuno spazio? A che serve stigmatizzare la tendenza a «privilegiare gli spazi di potere al posto dei tempi dei processi» (Evangelii gaudium, n. 223), quando poi si dà l’impressione che il “nuovo corso” si risolva esclusivamente nell’occupazione di tutti gli spazi di potere a disposizione?
    Antiquo robore: Revanscismi ecclesiastici

    Il cardinal Meforio al Culto Divino
    Dal blog di Marco Tosatti apprendiamo l'ultima manovra in preparazione della Canonizzazione di San Lutero Protettore degli Eretici.
    Una vera e propria purga, alla Congregazione del Culto Divino, e un siluro al Prefetto della Congregazione, il cardinale Robert Sarah. Che oltre a essere critico delle interpretazioni liberal dell’Amoris Laetitia in tema di eucarestia a divorziati risposati, qualche mese fa si è anche permesso di suggerire che la messa sia orientata, e che il sacerdote non sia rivolto verso il popolo: “E’ molto importante che torniamo, appena possibile a un orientamento comune, di preti e fedeli rivolti insieme nella stessa direzione, verso l’abside, verso il Signore che viene”. E ha aggiunto: “Vi chiedo di applicare questa pratica ovunque sia possibile” aveva detto.
    Ora, questo tema – messa rivolta al popolo o a Dio – è un tema esplosivo dai tempi del post Concilio. Legato alle battaglie liturgiche che come le faide di una volta non finiscono mai. Papa Benedetto, molto sensibile alla liturgia, e a come si prega, ha corretto quella che sembrava essere una tendenza dominante “politically correct” ridando dignità a forme di celebrazione della messa che hanno nutrito la fede e la pietà dei cristiani per diverse centinaia di anni.
    Subito dopo le sue dichiarazioni, il card. Sarah era stato corretto dall’arcivescovo Vincent Nichols, delfino e protetto del card. Murphy O’Connor, uno dei consiglieri discreti del governo ombra del Pontefice. Nichols scrisse ai preti intimando di celebrare verso il popolo.
    Non era chiaro se il Pontefice, avesse dato la sua approvazione all’invito a celebrare orientati, oppure no. Un altro dei tanti momenti di ambiguità di questo governo. Ma la purga decisa ieri lascia pochi dubbi.
    In pratica, sono stati cancellati tutti i membri esistenti della Congregazione per il Culto divino, cioè i partecipanti all’assemblea dell’ente, e sostituiti con altri. Scompaiono George Pell e Malcom Ranjith, Angelo Bagnasco e Marc Ouellet (Prefetto dei vescovi), oltre all’arcivescovo di Milano Angelo Scola e al card. Raymond Leo Burke, già prefetto della Segnatura Apostolica, una delle prime vittime decapitate senza motivo apparente dal nuovo Pontefice poco dopo l’elezione.
    Fra i nuovi scelti ci sono il segretario di Stato, Parolin, il Prefetto della Congregazione del Clero, card. Stella, che non pochi in Vaticano considerano come la vera eminenza grigia dietro il Pontefice, e il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura, che è stato immortalato mentre partecipa a una danza per la “Pacha Mama”, a San Marco Sierras, in Argentina.
    E poi ci sono nomine che hanno il chiaro sapore di una revanche nei confronti di Benedetto XVI. C’è l’arcivescovo di Wellington, Dew, che si è fatto notare al Sinodo sulla famiglia per al sua richiesta di modificare la posizione della Chiesa che definisce gli atti omosessuali come “intrinsecamente disordinati”. Ma soprattutto c’è l’arcivescovo Piero Marini, braccio destro di Annibale Bugnini, che era stato sostituito da mons. Guido Marini come capo dell’Ufficio Cerimonie di papa Ratzinger. E inoltre: l’arcivescovo Aurelio Sorrentino, per due anni Segretario della Congregazione per il Culto Divino. All’epoca si parlò della sua rimozione e della sua nomina ad Assisi per contrasti con le visione liturgica di Benedetto XVI.
    Con questa purga straordinaria (una rimozione e sostituzione di questa portata sono un’eccezione assoluta nella prassi del governo ecclesiastico) il cardinale Sarah sembra molto solo, e non appaiono voci che possano essere liturgicamente discordanti rispetto al politically correct liturgico dominante.
    Chiesa e post concilio: Il cardinal Meforio al Culto Divino

    Musulmano ha servito Messa del Papa in San Pietro
    Questa ci mancava!
    Ora si può servire la Messa del Papa e ... non essere cristiani... alla fine gli unici che non trovano spazio in Vaticano sono proprio i cattolici!
    Difficile non accostare la notizia del "primo ministrante islamico" che, rivestito di camice e cingolo, ha servito domenica scorsa la Messa del Papa nella Basilica di San Pietro in occasione del Giubileo dei carcerati con il nostro post di ieri: Spoils system alla Congregazione del Culto Divino.
    Orrendo quando la Liturgia viene usata come un tassello ideologico-propagandistico per completare la maschera ultra/mondana di una "nuova chiesa" per poi appiccicarla violentemente al volto della Chiesa mistica Sposa di Cristo onde sfigurarne l'immagine.
    E' interessante la testimonianza del Cappellano del carcere di Busto Arsizio dove è recluso il giovanotto-ministrante-islamico:"...ho segnalato che c'era un ragazzo musulmano che aveva dato la sua disponibilità e mi hanno risposto che gli avrebbero affidato un gesto importante".
    A questo punto scatta la nostra (legittima) curiosità: CHI ha risposto affermativamente che "avrebbero affidato un gesto importante" al giovane musulmano?
    Pare veramente difficile che la "risposta" sia venuta direttamente dall'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice diretto da Mons. Guido Marini che fu scelto appositamente per quel delicatissimo ruolo da Papa Benedetto XVI che durante il Suo Pontificato/Via Crucis ebbe molto a cuore soprattutto la Liturgia!
    Ci informeremo al riguardo.
    Intanto la "rivoluzione" va avanti a passi da gigante fra intrighi degni di una corte rinascimentale piamente diffusi ed amplificati dai poteri massmediatici. Con buona pace del "popolo santo di Dio" che sta sempre più disertando la Chiesa e i suoi Ministri...
    D'altronde dopo la "lavanda dei piedi" nella Messa in Coena Domini compiuta più volte dal Papa anche ad alcuni islamici, ci si poteva aspettare di tutto.
    MiL - Messainlatino.it: Musulmano ha servito Messa del Papa in San Pietro "Se i pontefici vengono a pregare nelle moschee perché non dovrei farlo io in Vaticano?"


  2. #1552
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    Predefinito re: Papa Francesco.

    https://www.google.it/url?sa=t&rct=j...hst39GKAJVvKnA

    Celibato addio? Il Papa va a trovare gli ex preti che hanno messo su famiglia



    Il Papa vuole attenuare il rigore della Chiesa in fatto di celibato dei sacerdoti? Oggi Bergoglio ha compiuto un gesto senza precedenti per un Papa, un gesto che farà sicuramente discutere. E non soltanto dentro la Chiesa. Nel pomeriggio, infatti, Papa Francesco ha lasciato Casa Santa Marta per recarsi a Ponte di Nona, quartiere all’estrema periferia di Roma est. In un appartamento, il Papa ha incontrato sette famiglie, tutte formate da giovani che hanno lasciato, nel corso di questi ultimi anni, il sacerdozio.

    Un altro capitolo della “rivoluzione” del Papa?

    Il Papa, fa sapere la Sala stampa vaticana, ha inteso offrire un segno di vicinanza e di affetto a questi giovani che hanno compiuto una scelta spesso non condivisa dai loro confratelli sacerdoti e familiari. Non mancheranno sicuramente le critiche dei tradizionalisti, da un lato, e gli elogi dei “progressisti”, dall’altro. Difficile dire se ci troviamo di fronte a un gesto che rappresenta il segnale che la Chiesa si accinge ad affrontare il delicatissimo tema del celibato dei preti. Però il significato di apertura è indubbio. E il Papa aggiunge un altro capitolo alla “rivoluzione” che sta promuovendo da tempo all’interno della Chiesa. Si tratta di una rivoluzione, però, al momento solo “comunicativa”. Ma la “comunicazione” di un Papa presenta un impatto sulle coscienza molto più forte di qualsiaso altro soggetto, laico o religioso che sia.

    Dopo la visita a Lutero...
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #1553
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    Predefinito re: Papa Francesco.

    Prete lecchese invoca killer per Trump, ma il card. Scola sta zitto
    C'è un prete lecchese che invoca un killer per il neo presidente degli Usa. Don Giorgio De Capitani, che celebra la messa domenicale delle 18 a Dolzago, non è nuovo a queste sortite: in passato aveva pregato perchè a Silvio Berlusconi venisse un ictus. E i cattolici di Christi Fideles Lecco accusano il cardinale Scola di inerzia.
    FARLO FUORI. «Trump è un’altra cosa: è un gran bastardo che è uscito dal nulla o meglio da un mondo fatto di soldi e di p... (nostra censura, ndr)». E quindi: «Non ci sarebbe nessuno disposto a farlo fuori fisicamente?». Questo l'allucinato appello che don De Capitani lancia dal suo sito.
    ROSO DAI VERMI. «Ho sempre sostenuto e tuttora sostengo - scrive il prete di Dolzago - che i criminali vanno uccisi fisicamente, oltre che politicamente. Hitler andava ucciso prima che combinasse ciò che ha combinato, per Berlusconi doveva intervenire direttamente il Padre Eterno e renderlo disteso su un letto, roso dai vermi fino alla morte. Per Trump non ci sarebbe nessuno disposto a farlo fuori fisicamente? Chi?».
    LA MESSA. Ma le invettive di questo prete, che pure vanta infervorati seguaci, non possono essere liquidate come il delirio di un folle, visto che don De Capitani è stato ufficialmente assegnato dall'arcivescovo di Milano, cardinale Scola, alla parrocchia di Dolzago dove ogni Domenica celebra la messa. Così Christi Fideles Lecco chiama in causa Angelo Scola: «L'arcivescovo di Milano, la pensa come questo squinternato cattocomunista? In caso contrario, perchè permette questa vergogna?». Al momento, da piazza Fontana a Milano tutto tace.
    Prete lecchese invoca killer per Trump, ma il card. Scola sta zitto - CHIESA - Home - Il Corriere di Lecco



    HILLARY, TRUMP. LA RELIGIONE CONTA ANCORA ALLE ELEZIONI? PARE DI SÌ
    UN MESSAGGIO PER IL PAPA.
    Marco Tosatti
    La religione, la libertà religiosa, i principi “non negoziabili” come l’aborto e altre quisquilie del genere contano ancora, negli Stati Uniti. E’ questo uno dei risultati che la vittoria di Donald Trump ha portato alla luce, anche se questo elemento, così scomodo agli occhi del politically correct e dei mass media omologati viene spesso trascurato nelle analisi, che preferiscono arpeggiare su altri temi.
    E’ un elemento di grande interesse, e che dovrebbe far suonare qualche campanello anche a Roma, dove il Papa o chi per lui sta pianificando una decisa campagna di rovesciamento della Conferenza Episcopale americana, giudicata troppo attenta alla battaglia sui valori fondamentali – vita, famiglia, libertà religiosa – e troppo poco ossessionata dai migranti, anche se anche in quel campo la loro posizione è chiara.
    Il 23 per cento dei votanti, in questa tornata presidenziale, erano cattolici. E a Trump è andato il 52% di un elettorato tradizionalmente democratico, contro il 45% a Hillary; nonostante che – come c’era da aspettarsi – i latinos abbiano scelto la Clinton. Gli evangelici hanno votato in maniera schiacciante per Trump: 81 per cento contro 16 per cento a Hillary. Hanno battuto anche le percentuali (78-21) accordate a Bush. Il voto cattolico, nelle elezioni precedenti, era sempre andato a Obama in forma maggioritaria.
    Chi ha seguito i social network in questi ultimi mesi, ha potuto rendersi conto, più di quanto apparisse sui mass media, che temi come aborto, libertà religiosa, famiglia e compagnia cantante fossero presenti in maniera forte. Le frasi di Hillary sulla necessità di modificare alcuni comportamenti e credenze religiose anche con l’aiuto della legge, la sua disponibilità a considerare fattibile l’aborto fino al nono mese di gravidanza e così via hanno probabilmente giocato un ruolo sull’elettorato religioso. Così come forse è stato di rilievo il riferimento di Trump, che non ha avuto quasi eco sui mass media, al fatto che il Paese sembrava avviato a “una cultura di morte”, una frase che a molti ricordava quella coniata da Giovanni Paolo II e Madre Teresa.
    Non si può dimenticare che forse per la prima volta nelle elezioni di un presidente USA c’era stata – come definirla? Un’ingerenza? Un interferenza? – del Pontefice regnante, che rispondeva tornando dal viaggio oltreoceano a una domanda sui muri, e sul famoso muro fra Messico e Stati Uniti. Parlando di Trump disse. “Una persona che pensa soltanto di fare muri e non a fare ponti, non è cristiana”. Donald Trump reagì seccamente: “Per un leader religioso mettere in dubbio la fede di una persona è vergognoso. Io sono orgoglioso di essere cristiano e come presidente non permetterò alla cristianità di essere continuamente attaccata e indebolita, proprio come sta avvenendo adesso, con l’attuale presidente americano”.
    Resta il fatto che i cattolici Usa hanno dato la loro preferenza a un candidato di un’altra confessione (Trump è presbiteriano) sgridato dal Papa. Una risposta? Forse.
    HILLARY, TRUMP. LA RELIGIONE CONTA ANCORA ALLE ELEZIONI? PARE DI SÌ. UN MESSAGGIO PER IL PAPA. ? STILUM CURIAE


  4. #1554
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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    Predefinito re: Papa Francesco.

    La parrocchia dove i preti trovano moglie


    Nella chiesa Maria Goretti di via Actis adesso tocca a don Emilio, il sacerdote-teologo





    In mezzo secolo di vita della comunità di via Actis su sei parroci tre hanno chiesto la dispensa







    Pubblicato il 13/11/2016
    Ultima modifica il 13/11/2016 alle ore 12:01

    FABRIZIO ASSANDRI


    TORINO

    Qualcuno lo chiama ancora «don», ma Emilio si sposerà in chiesa tra poche settimane e ha invitato alcuni di quelli che fino all’anno scorso erano suoi parrocchiani. L’altro giorno papa Francesco ha visitato sette famiglie formate da ex preti, alzando un velo su una realtà spesso dimenticata, ma per nulla rara.
    Lo sanno bene alla parrocchia di via Actis, dietro via Pietro Cossa, dedicata alla santa della castità, Maria Goretti, dove su sei parroci che si sono alternati in cinquant’anni, tre si sono sposati, come pure uno dei viceparroci.

    DON MICHELE
    Per i fedeli è sempre stato motivo di dispiacere e divisione. Quando don Michele Abrate si sposò a fine Anni 80 con una parrocchiana, con cui ha avuto due figli, invitò i fedeli alle nozze. «Il nuovo parroco don Mario, che fu mandato a “normalizzare” la chiesa, si oppose, ci disse di non andare - racconta Giorgio, uno di quelli che disobbedirono -. Don Michele era un prete fantastico, con me che ero nel Consiglio pastorale si confidò. Furono momenti difficili.
    Passarono circa sette anni prima che ottenne la dispensa, il via libera per potersi sposare in chiesa. Altri tempi. Emilio la dispensa l’ha ottenuta in un anno. Si era sposato in Comune e da pochi giorni è papà. La diocesi, già col cardinale Poletto e oggi con Nosiglia, incontra regolarmente i preti sposati e le loro famiglie.

    L’ANIMA GEMELLA
    «Don Emilio (lo chiama ancora così, ndr) è passato per farmi conoscere il bimbo e pochi giorni fa sono stato da don Michele e moglie» dice don Nino Olivero, attuale parroco, il settimo. Che mette le mani avanti e sorride: «Ho un fratello gemello, ma non ho ancora trovato l’anima gemella».
    Ma torna subito serio: «La gente ci rimane male ogni volta, anche perché parliamo di sacerdoti molto validi, che hanno fatto molto bene alla comunità». Il libro appena pubblicato sui 50 anni della chiesa fa un excursus sui sacerdoti, ma non accenna alla «seconda vita». Il primo a lasciare è stato anche il primo parroco. Don Enrico Frigerio, che arrivò nel ’59. Fece costruire la casa parrocchiale e la scuola materna, dove c’erano solo campi. Nacque una cappella, la chiesa vera e propria arrivò nel ’66. «Andò via senza dire il motivo – ricorda Franco Griva, memoria storica – ma si sapeva che era per una parrocchiana. Non l’ho più incontrato».
    «Ha celebrato lui il mio matrimonio – racconta Beppe, altro fedele della prima ora – molti anni dopo lo incontrai al mercato: aveva avuto cinque figli».
    La strada da lui segnata è stata seguita da don Michele Abrate. «Era bello e aveva seguito, ma era molto serio – ricorda un parrocchiano – conobbe una donna di cui si innamorò». Stesso film per il viceparroco Piergiorgio Tosatto. È rimasto a vivere non lontano ed è diventato commercialista, alcuni fedeli hanno conservato un rapporto di amicizia, di fiducia, al punto da rivolgersi a lui per il 730. Infine don Emilio, per molti è stato un fulmine a ciel sereno: «È un fine teologo e sembrava un tradizionalista».

    IL CELIBATO
    C’è chi ha scelto di dire apertamente le ragioni dell’addio, altri le hanno taciute. Ma le notizie, per dirla con De André, volano veloci di bocca in bocca. «La visita del Papa a quelli che spesso sono considerati gli ultimi della chiesa – dice il signor Griva – mi ha toccato molto». E tra i fedeli si formano i due partiti, pro o contro il celibato. «È una legge della Chiesa – dice il parroco don Nino – come l’ha messa può toglierla: ci sono preti di tradizione orientale sposati».
    Don Nino, che per quanto lo riguarda è contento della sua scelta, ritiene che non sarebbe una panacea dal calo delle vocazioni. Ricorda quanto detto dal Vaticano sulla visita del Papa a chi ha lasciato il sacerdozio «per solitudine, incomprensione, stanchezza, dubbi: chi dice che, anche se avessero potuto sposarsi, non se ne sarebbero comunque andati».
    https://www.google.it/url?sa=t&rct=j...C3O-novPDaEM9w

    Ci siamo.

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #1557
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    Predefinito re: Papa Francesco.

    ma i tradizionalisti a quale tradizione si fanno? a quella che va bene a loro? la Chiesa in 2.000 ha avuto preti sposati e non fino all'anno 1.000 (50% della sua storia) poi ha imposto il celibato ma conservando fino ad oggi AL PROPRIO INTERNO tradizioni orientali (tipo i Copti) che permettono il matrimonio ai presbiteri
    san Pietro e altri apostoli erano sposati e per gli ebrei sarebbe stato ridicolo un sacerdote senza donna (a parte qualche profeta) che ne potesse trasmetterne la discendenza, lo stesso san Paolo (scapolo) dice nelle varie lettere che la sua è una scelta PERSONALE, ma che ognuno (inteso come discepolo/apostolo) è libero di contrarre matrimonio (uno solo, tranne in caso di vedovanza)

    un vero tradizionalista non deve fermarsi alla chiesa di 100-200 anni fa ma studiare I VERI PUNTI FERMI della storia della chiesa, della sua dottrina e della sua liturgia

  8. #1558
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    Predefinito re: Papa Francesco.

    Non è questione di tradizionalisti o meno.
    Il fatto è che questo è uno dei tantissimi passi super-veloci che sta compiendo questo stramaledetto finto papa per portare all'annientamento della Chiesa in un miscuglio di sincretismo, obiettivo dei fanatici globalizzanti figli di Satana che lì l'hanno appositamente messo.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #1559
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    Predefinito re: Papa Francesco.

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #1560
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    Predefinito re: Papa Francesco.

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Non è questione di tradizionalisti o meno.
    Il fatto è che questo è uno dei tantissimi passi super-veloci che sta compiendo questo stramaledetto finto papa per portare all'annientamento della Chiesa in un miscuglio di sincretismo, obiettivo dei fanatici globalizzanti figli di Satana che lì l'hanno appositamente messo.
    si, ma il problema non è di certo l'abolizione del celibato (che non ha fondamento evangelico, biblico ne pienamente tradizionale) ... forse è tutto il resto che "non quadra"

 

 
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