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Discussione: Papa Francesco.

  1. #2151
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    Predefinito re: Papa Francesco.

    Adnkronos.

    La proposta di Francesco
    La proposta di Francesco
    "Rabbini e parroci insieme nella promozione di vie di dialogo e pace con tutti"

    Continua.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #2152
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    Predefinito re: Papa Francesco.

    https://www.maurizioblondet.it/cardi...-un-innocente/

    CARDINAL PELL: CONDANNATO UN INNOCENTE?
    Maurizio Blondet 27 Febbraio 2019 8 commenti
    Lo strano caso della condanna del cardinale Pell
    Di Marco Tosatti, la Nuova Bussola Quotidiana

    La condanna in primo grado in Australia del cardinale George Pell desta molte perplessità. Si riferisce a un episodio del 1996 quando avrebbe molestato due coristi della cattedrale di Melbourne. Ma le circostanze mosse dall’accusa sono francamente improbabili. Sembra piuttosto un caso di persecuzione giudiziaria reso possibile dal clima fortemente anti-cattolico creato in Australia e alimentato dalle gravi vicende degli abusi sessuali commessi da preti.
    – COME TI NORMALIZZO L’OMOSESSUALITA’, di Stefano Fontana

    Ieri tutti i giornali davano notizia della condanna, avvenuta però a dicembre scorso, del cardinale australiano George Pell, accusato di aver commesso degli abusi sessuali – poi vedremo come – quando era arcivescovo di Melbourne nel 1996, in una data imprecisata; e in un’occasione quando era sacerdote a Ballarat, negli anni ’70. Questa seconda accusa però è stata lasciata cadere (probabilmente per insussistenza dell’accusa stessa) e quindi non ci sarà un secondo processo.

    Ma anche sul primo c’è molto da dire; e la nostra impressione, e non solo la nostra, è che si tratti di una forma di persecuzione giudiziaria, resa possibile nell’Australia di oggi dal clima fortemente anti-cattolico e anti religioso, e dalla concomitante ondata di pubblica indignazione per gli abusi sessuali. Che, come sappiamo, avvengono principalmente nelle famiglie, nelle scuole e negli ambienti dello sport; ma che grazie alla prospettiva ingenuamente o volutamente distorta dei media sembrano accadere sono nella Chiesa.

    L’11 dicembre 2018 Pell è stato dichiarato colpevole dell’accusa di aver aggredito sessualmente due ex membri del coro della cattedrale di Melbourne. Il verdetto è giunto dopo un processo di cinque settimane. La cosa singolare è che il magistrato ha chiesto un altro giudizio, e un’altra giuria, dopo che la giuria in un precedente processo non aveva raggiunto un verdetto unanime nell’ottobre 2018. Diverse fonti vicine al caso hanno riferito che il primo processo si era concluso con la giuria 10-2 a favore di Pell. La seconda giuria ha impiegato tre giorni per trovare Pell colpevole di aver abusato sessualmente di due coristi nella sacrestia della cattedrale di Melbourne in una data non specificata nella seconda metà del 1996.

    Gli abusi sessuali sarebbero stati commessi da Pell contro i due coristi immediatamente dopo la Messa domenicale delle 10.30 nella cattedrale di Melbourne. Pell fu accusato di aver abusato di entrambi i membri del coro nello stesso incidente, e di aver successivamente – in un’altra data – assalito uno dei ragazzi in un corridoio della cattedrale. Il magistrato ha usato una norma del codice per impedire che la notizia – che è filtrata egualmente – fosse diffusa; e per impedire che dettagli delle audizioni e dei particolari del procedimento venissero a conoscenza del pubblico.

    In realtà, a quanto si apprende adesso, la condanna si è basata su un’unica testimonianza, e come vedremo in dettaglio, molto controversa. Dal momento che il secondo processo è stato abbandonato è venuto a cadere anche l’embargo. Una delle presunte vittime di Pell ha rilasciato una dichiarazione attraverso i suoi avvocati. Come molti sopravvissuti «mi ci sono voluti anni per capire l’impatto sulla mia vita», ha detto. «A un certo punto ci rendiamo conto che ci siamo fidati di qualcuno che avremmo dovuto temere e temiamo quelle relazioni genuine di cui dovremmo fidarci».

    Pell ha negato le accuse sin dall’inizio, si è dichiarato “non colpevole”, e sostiene ancora la sua innocenza. Era in Vaticano, quando il caso ha avuto inizio, e ha chiesto al Pontefice il permesso di rientrare in Australia per potersi difendere. Ha detto: «C’è stato un implacabile character assassination, non vedo l’ora di andare in tribunale, sono innocente di queste accuse». Il suo avvocato ha affermato che le accuse erano «semplicemente assurdità» e «in definitiva basate su una sorta di fantasia, o una finzione o un’invenzione», aggiungendo che Pell avrebbe fatto appello alla condanna.

    Un punto curioso: queste gravi accuse apparentemente non sono state intentate contro Pell fino a quando non è stato scelto da Papa Francesco nel 2014 per occupare un posto finanziario chiave a Roma, in Vaticano. Il Pontefice aveva incaricato Pell di riformare completamente finanze ed economia nel Vaticano, attribuendo alla Segreteria per l’Economia poteri praticamente assoluti su tutto, dai soldi al personale. Ciò ha portato a resistenze – vittoriose – fortissime da parte della Segreteria di Stato e dei gangli vitali delle finanze, in mano a uomini legati al cardinale Tarcisio Bertone. Durante questo processo, Pell annunciò pubblicamente di aver scoperto un milione di euro di fondi custoditi in conti che non apparivano in nessun bilancio. Pell ha promesso di fare un rapporto completo su quei fondi, ma nel frattempo sono partite le accuse in Australia…

    È interessante rilevare quelli che sono i punti di divergenza fra accusa e difesa. Pell è stato dichiarato colpevole a dicembre di aver abusato sessualmente (mostrando loro il pene) di due ragazzini di 13 anni nella sacrestia della cattedrale nel 1996; e alcune settimane dopo di aver aggredito in modo indecente un ragazzo del coro in un corridoio della cattedrale.
    L’accusa ha detto che Pell ha avuto l’opportunità di commettere i crimini. La difesa ha detto che era impossibile che i crimini fossero passati inosservati nella cattedrale affollata pochi minuti dopo la Messa.

    L’episodio in sagrestia

    La difesa ha detto che l’accusa secondo cui Pell avrebbe preso due ragazzi del coro in una stanza, nota come sacrestia dei sacerdoti sul retro della cattedrale, e avrebbe abusato sessualmente di loro, avrebbe richiesto almeno sei minuti e non sarebbe potuta passare inosservata. La difesa ha detto che la sagrestia era un «alveare di attività» dopo la Messa, e un chierichetto testimoniò che non passavano 30 secondi senza che un prete, un chierichetto o un funzionario della chiesa entrasse dentro la stanza rimettendo a posto i calici e il Messale dall’altare o aiutando l’arcivescovo a togliersi i paramenti sacri, o cambiandosi essi stessi.

    Inoltre la difesa ha anche detto che Pell aveva l’abitudine di restare in piedi sui gradini della cattedrale chiacchierando con i fedeli durante le prime due Messe solenni della domenica celebrate come arcivescovo nella cattedrale, ed è proprio in quel momento che il denunciante ha affermato di essere stato molestato. Le testimonianze dimostrano che l’episodio della sacrestia potrebbe essere successo solo il 15 o il 22 dicembre 1996.
    La difesa ha ricordato che i protocolli ecclesiastici risalenti al XV secolo richiedono che un vescovo non sia mai da solo mentre si veste per la Messa, e Pell sarebbe stato vestito con i paramenti da arcivescovo, tranne il pastorale e la mitra quando si sarebbe verificato il reato.

    Il Maestro delle cerimonie della cattedrale, monsignor Charles Portelli, ha testimoniato di ricordarsi di aver accompagnato Pell e di aver aiutato l’arcivescovo a vestirsi e spogliarsi durante le prime due Messe domenicali di Pell nella cattedrale.
    L’accusa ha detto che Portelli, che fuma 20 sigarette al giorno, ha suggerito che avrebbe potuto lasciare Pell alla porta della sacrestia per andare a fumare una sigaretta… Ma Portelli nega di aver lasciato l’arcivescovo, e l’accusa ha consigliato la giuria di lasciare cadere questa come una mera ipotesi.

    E poi c’è il problema degli indumenti. La difesa ha sostenuto che Pell non avrebbe potuto aprire i suoi indumenti per esporre il suo pene, come il querelante aveva denunciato alla polizia; l’avvocato difensore Robert Richter ha definito un tale scenario come «risibile», una vera «assurdità». Inoltre la difesa ha accusato il denunciante di aver alterato le sue deposizioni in una successiva testimonianza, dopo aver scoperto che gli indumenti indossati da Pell non avevano nessuna apertura al centro. Alla giuria sono stati dati gli indumenti, ingombranti, da esaminare nella sala della giuria durante le loro discussioni. L’accusa ha sostenuto che il vestito lungo, conosciuto come camice o alba, non è una camicia di forza e che c’era poca differenza fra le diverse versioni sostenute dal denunciante.

    L’episodio del corridoio è, se possibile, ancora più controverso. La difesa ha sostenuto che Pell non avrebbe potuto spingere un ragazzo del coro contro un muro del corridoio per strizzargli i genitali in maniera dolorosa dopo la Messa del 23 febbraio 1997 senza essere notato, anche se c’era un pilastro di mezzo. «Non importa molto se questo signore, George Pell, che è alto 1 metro e 93 centimetri, si nascondesse dietro un pilastro o no, non avrebbe potuto nascondersi dietro un pilastro. Sarebbe stato visto da chiunque si trovasse nel corridoio spingere qualcuno contro un muro per toccargli i genitali. E così noi diciamo che questa è una pura sciocchezza», ha argomentato la difesa. L’accusa ha detto che l’assalto indecente era stato breve, e che avrebbe potuto anche non fermarsi a chiacchierare come d’abitudine con i fedeli perché aveva un’altra Messa da celebrare quel giorno in un suburbio di Melbourne.

    Uno dei numerosi problemi di questo processo è la credibilità dell’accusatore.La difesa ha fatto notare che il denunciante, 34 anni, non ha trovato nessun altro testimone per corroborare le sue accuse. E l’altra presunta vittima aveva detto ai suoi genitori, prima di morire per overdose nel 2014, di non essere mai stato molestato quando era ragazzo del coro.

    La difesa ha dichiarato che la versione del denunciante è piena «di improbabilità e impossibilità». «Il suo racconto è in fondo basato su qualche genere di fantasia, di fiction, o di invenzione. Preferisco pensare che non si tratti di una pura invenzione, e che sia basata in qualche modo su qualche fantasia che nel corso degli anni lo ha condotto a pensare di essere stato aggredito». Fra l’altro, altre discrepanze erano evidenti nel racconto di come i due ragazzi si sarebbero defilati dalla processione, e come lo stesso Pell avrebbe potuto farlo. Per non parlare del vino: il denunciante ha detto che il vino – che Pell lo aveva sorpreso a sorseggiare, quando il presunto abuso si sarebbe verificato – era rosso, mentre invece la cattedrale ha sempre usato vino bianco. Che, inoltre, era custodito sotto chiave in sacrestia…

    Vedremo se, come è probabile, il processo di appello, che potrebbe svolgersi nelle prossime settimane, farà giustizia di queste impressionanti contraddizioni. Che gettano un’ombra pesante sulla sentenza. La rinuncia a portare avanti il secondo processo – quello relativo a Ballarat e altrettanto traballante come accuse e prove – giustifica il sospetto che in Australia si cerchi a tutti i costi, anche contro il senso comune, un colpevole cattolico di qualità.





    Dello stesso parere è George Weigel, il noto biografo di Giovanni Paolo II, oggo cattedratico alla William ­Simon Chair in Catholic Studies at the Ethics and Public Policy Center.

    OPINION

    The unfair, anti-Catholic conviction of Cardinal George Pell
    (che ci informa fra l’altro che ) “i fatti del caso sono stati difficili da trovare, a causa di un’ordinanza di non divulgazione emesso dal giudice del processo.

    Quell’ordine ha lasciato gli australiani in gran parte nell’oscurità. Ma alcuni fatti sono noti e altri possono essere ragionevolmente dedotti.

    Il primo processo del cardinale si è concluso in una giuria sospesa, con 10 dei 12 giurati a favore dell’assoluzione.

    Nel nuovo processo, la difesa dimostrò nuovamente che era fisicamente impossibile che si verificasse il presunto abuso di due ragazzi del coro (uno ora deceduto), data la disposizione e le misure di sicurezza della cattedrale cattolica di Melbourne e il fatto che il coro e Pell fossero in due luoghi diversi in cui si presumeva che si fosse verificato l’abuso.

    Pell, inoltre, è stato sempre circondato da altri nella cattedrale quel giorno del 1996. Perché la polizia di Melbourne non si è mai presa la briga di indagare su questi fatti a discarico è uno dei tanti misteri in questo sordido affare.

    La giuria del nuovo processo impiegò giorni per raggiungere un verdetto, durante il quale i giurati chiesero al giudice di prova le istruzioni su come le prove dovessero essere prese in considerazione. Che un voto schiacciante per l’assoluzione al primo processo sia stato poi ribaltato a un verdetto unanime di colpevolezza, invita a concludere che la giuria ha scelto di ignorare le prove che i presunti crimini non potevano essere accaduti.

    Come può un delitto che si presume commesso 22 anni fa essere sottoposto a processo senza alcuna prova corroborante che si sia verificato? Come possono essere addebitate le accuse quando le autorità pubbliche avrebbero potuto facilmente determinare che il presunto abuso non poteva essere accaduto, perché le vittime e il presunto colpevole non erano mai stati vicini, molto meno da soli senza testimoni?

    Qualsiasi giudizio sul verdetto Pell deve anche tenere pienamente conto dell’atmosfera in cui è stato ascoltato il caso del cardinale. L’anti-cattolicesimo è stato un punto fermo della cultura australiana per decenni. I media locali hanno travisato a lungo Pell, un riformatore della Chiesa, come un politico ecclesiastico assetato di potere, e quella caricatura lo ha reso un comodo capro espiatorio per i gravi crimini di altri sacerdoti e vescovi.

    I secolaristi aggressivi non potevano perdonarlo per il suo forte cattolicesimo. La maggior parte dei progressisti cattolici non può tollerare la sua ortodossia. Alcuni dei nemici di Pell avevano l’integrità di respingere le accuse contro di lui come ridicole, e in seguito alcuni dissero che la sua condanna era una parodia. Ma la folle atmosfera di Melbourne ricordava l’Alabama degli anni ’30.

    Un altro aspetto di questo errore giudiziario merita un’indagine da parte di giornalisti intraprendenti. Pell è stato portato a Roma da Papa Francesco per ripulire la finanza del Vaticano, un compito erculeo in cui stava facendo progressi. Poi, proprio mentre stava per scendere alla corruzione molto seria, che coinvolge centinaia di milioni di euro e i mondi ombra della finanza globale, queste accuse di abuso sono state poste e Pell ha dovuto tornare in Australia per difendersi.

    Era questo il momento dell’incidente? I sostenitori di Roma degli sforzi riformatori di Pell con cui ho parlato non pensano. Proprio come in Maycomb di Harper Lee, qualcosa è marcio in questo business. E non è il personaggio del cardinale George Pell”.

    https://nypost.com/2018/12/31/the-un...l-george-pell/
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  3. #2153
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    Predefinito re: Papa Francesco.

    O, forse più probabilmente, condannato un colpevole al momento giusto...
    (certe storie si tirano fuori solo quando servono, tipo quando si mettono a guardare i conti)

  4. #2154
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    Predefinito re: Papa Francesco.

    In Vaticano, come e più di ogni altra parte del mondo, i conti dei soldini sono il marcio peggiore.
    Anche lì spadroneggia il nuovo Dio.
    Dire dove sta la verità è difficile.
    Forse in entrambe le faccende.
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  5. #2155
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    Predefinito re: Papa Francesco.

    https://www.maurizioblondet.it/pell-...i-in-vaticano/

    PELL: I CANNONI IN AUSTRALIA, I PROIETTILI FABBRICATI IN VATICANO…
    Maurizio Blondet 1 Marzo 2019
    Marco Tosatti

    Cari amici di Stilum Curiae, Super Ex è tornato a manfestarsi – ogni tanto ritornano, per fortuna – e questa volta ci parla del caso Pell, dei suoi ricordi vaticani sul cardinale australiano e sui suoi nemici, quelli clericali e quelli laici. Sono riflessioni molto interessanti, e che concordano con accenni e voci che chi scrive aveva colto in Vaticano, quando anni fa Pell era le bestia nera dei baroni dei soldi dietro le mura, e il pontefice lo aveva mandato a sbattere le corna contro interessi solidissimi, lasciandolo poi solo nella battaglia…Buona lettura.

    Ipotesi in libertà sul caso Pell, senza presunzione di dire nulla di particolare. Sono stati già in tanti a notare che qualcosa non torna, che l’accusa nei confronti del cardinale fa acqua da tutte le parti. Bisognerebbe aggiungere che in quasi tutti questi processi c’è molto di opinabile: a tanti anni di distanza, senza testimoni, senza prove ma con tanti pregiudizi…

    Ma a parte questo vorrei ricordare una voce che ho sentito molte volte tra il clero romano che conta, almeno a partire dalla fine del 2016: “i cannoni sono in Australia, ma i proiettili li hanno fabbricati in Vaticano”.

    Chi mi diceva questa frase sibillina, o qualcosa di analogo, ai tempi in cui monsignor Dario Edoardo Viganò era ancora in sella, alludeva a scontri piuttosto pesanti della cerchia bergogliana contro il cardinale australiano. Il quale, effettivamente, non è certo un membro del cerchio magico, anzi! Qualcuno ricorderà il suo ruolo all’epoca del sinodo sulla famiglia per ostacolare il tentativo di monsignor Bruno Forte e soci di sterilizzare il dibattito tra i padri, al fine di presentarli tutti come accesi kasperiani.

    Pell è uno che, quando si arrabbia, batte i pugni, Bergoglio o non Bergoglio. Se si convince che una cosa sia giusta, la persegue come un bulldozer. E si sa anche che l’argentino è piuttosto aggressivo con i deboli, ma si lascia intimidire dai pochi che gli resistono a viso aperto.

    Insomma, Pell è un carro armato ed era piuttosto temuto. L’ipotesi è questa: che si sia trovato tra due fuochi? Quello “amico”, clericale (questo è il clericalismo di cui Bergoglio dovrebbe occuparsi!) e quello nemico, laicista e massonico, che vedeva in lui un conservatore, un tradizionalista da eliminare?

    Molti indizi lo fanno pensare, fatto sta, però, che la notizia della nomina è accaduta in un tempo molto particolare.

    Quando mi dissero quella frase che ho citato, la lobby gay vaticana era in piena salute e Pell poteva essere un singolo uomo da sacrificare; ma la condanna è arrivata dopo che la lobby ha iniziato ad andare in crisi, perdendo molti pezzi, e finendo al centro della bufera, grazie al caso McCarrick, alle vicende cilene, al dossier Viganò (Carlo Maria), all’ignominioso comportamento del cardinale ultra bergogliano Donald Wuerl, alle voci sul nuovo caso Zanchetta…

    E dunque l’operazione “sfasciamo Pell” con contributo clericale, potrebbe essersi rivelata un boomerang, perché per l’opinione pubblica, che nulla conosce dei retroscena, Pell non è oggi che l’ennesimo uomo di Bergoglio (l’unico tra tutti i citati, in verità, a non esserlo) a finire nello scandalo!

    Insomma nelle sacre stanze, la voce dovrebbe essere questa: “che bella notizia, sarebbe, se non fosse arrivata adesso, ma due anni fa! Adesso non ci voleva proprio!”.

    Ma se l’ipotesi è vera, il povero Pell?

    Porta la croce! Come la portò padre Pio agli inizi di questa lunga notte della Chiesa, perseguitato da quel “papa buono”, molto sinistro e molto innovatore, che tanto assomiglia al “papa misericordioso”, altrettanto sinistro ed ancor più innovatore!

    E’ così, c’è poco da fare: mentre uomini di Chiesa si affannano a distruggerla, altri uomini di Chiesa, da padre Pio in passato, a Caffarra, Meisner, Burke, padre Manelli ecc. la ricostruiscono con il martirio.

    Se Pell è innocente, se Pell è quell’uomo di fede che penso, Pell sta portando la croce di Cristo, condannato come lui dalla sinagoga di oggi.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #2156
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    Predefinito re: Papa Francesco.

    Orlandi: Santa Sede, si studia la richiesta della famiglia di riaprire una tomba - Cronaca - ANSA

    Orlandi: Santa Sede, si studia la richiesta della famiglia di riaprire una tomba
    Lo afferma il direttore "ad interim" della Sala Stampa della Santa Sede

    Redazione ANSA
    04 marzo 2019
    14:29
    "Posso confermare che la lettera della famiglia di Emanuela Orlandi è stata ricevuta dal cardinale Pietro Parolin e che verranno ora studiate le richieste rivolte nella lettera". E' quanto afferma il direttore "ad interim" della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, rispondendo alle domande dei giornalisti a proposito della notizia pubblicata oggi dal Corriere della Sera sul caso di Emanuela Orlandi.

    La famiglia tramite il suo legale Laura Sgrò, ha presentato formale istanza al segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, per riaprire una tomba sospetta nel cimitero teutonico, campo santo custodito all'interno delle Mura vaticane.

    Appoggiato a una parete del cimitero, scrive il Corriere, c'è la statua di un angelo che tiene un foglio con la scritta in latino "Requiescat in pace", "Riposa in pace". Per terra una lastra con una scritta funeraria dedicata alla principessa Sofia e al principe Gustavo von Hohenlohe che nel 1857 fu nominato arcivescovo da papa Pio IX.

    L'estate scorsa una lettera con allegata la foto della tomba è stata recapitata all'avvocatessa Laura Sgrò che assiste la famiglia Orlandi: "Cercate dove indica l'angelo". A quel punto sono state avviate indagini difensive effettuando verifiche sullo stato dei luoghi e si è scoperto che la tomba è stata aperta almeno una volta e che la datazione della statua è diversa da quella della lastra. Ma si è soprattutto "verificato che alcune persone erano state informate della possibilità che i resti di Emanuela Orlandi fossero stati nascosti nel cimitero teutonico". "Alcune fonti - è scritto nell'istanza depositata dall'avvocato Sgrò il 25 febbraio scorso - riferiscono che più persone da anni sono solite deporre i fiori in segno di pietà nei confronti dell'Orlandi che lì sarebbe seppellita. Per fugare ogni dubbio sul contenuto, si ritiene opportuno una ricerca negli archivi di ogni documento relativo a tale loculo per individuare chi vi risulti essere stato sepolto. In ogni caso si chiede l'apertura della tomba alla presenza della sottoscritta di un rappresentante della famiglia Orlandi e del nostro consulente tecnico, il dottor Giorgio Portera, affinché possa partecipare alle operazioni con tutte le garanzie necessarie vista la gravità del caso".
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  7. #2157
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    Predefinito re: Papa Francesco.

    Il Papa apre nel 2020 gli archivi di Pio XII - Cronaca - ANSA

    Il Papa apre nel 2020 gli archivi di Pio XII

    La ricerca storica saprà valutare anche momenti di grave difficoltà

    "Ho deciso che l'apertura degli Archivi Vaticani per il Pontificato di Pio XII avverrà il 2 marzo 2020", a un anno di distanza gli 80 anni dell'elezione di Eugenio Pacelli. Così il Papa nell'udienza all'Archivio Segreto Vaticano il cui "costante e non lieve impegno", "mi permette oggi di annunciare la mia decisione" relativa al pontificato di Pio XII, sino alla sua morte, avvenuta il 9 ottobre 1958.

    "Assumo questa decisione con animo sereno e fiducioso, sicuro che la seria e obiettiva ricerca storica saprà valutare nella sua giusta luce, con appropriata critica, momenti di esaltazione di quel Pontefice e, senza dubbio anche momenti di gravi difficoltà, di tormentate decisioni, di umana e cristiana prudenza, che a taluni poterono apparire reticenza, e che invece furono tentativi, umanamente anche molto combattuti, per tenere accesa, nei periodi di più fitto buio e di crudeltà, la fiammella delle iniziative umanitarie, della nascosta ma attiva diplomazia, della speranza in possibili buone aperture dei cuori".
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  8. #2158
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    Predefinito re: Papa Francesco.

    Camillo Langone: “Papa Francesco? Un blasfemo insensibile alla bellezza”
    Intervista al primo (e unico) critico liturgico italiano che ha recensito più di 200 messe in tutta Italia: "Sono contrario all’esistenza dell’Islam. Non uso mai la parola migranti, che si può utilizzare per la migrazione delle rondini. Esistono gli invasori, che arrivino senza i mitra"
    Gianmarco Aimi
    Quando cerco di indagare nel suo privato risponde con una citazione lapidaria di Francesco Bacone: “Chi ha moglie e figli ha dato ostaggi alla fortuna; perché essi sono impedimenti alle grandi imprese”. Eppure, nonostante la ritrosìa a parlare della sfera personale – e forse grazie all’ottima bottiglia di vino condivisa – l’intervista a Camillo Langone si è rivelata più “intima” di quanto mi aspettassi. Lo incontro nella sua casa all’ultimo piano di un bel palazzo del centro di Parma, città in cui vive «agli arresti domiciliari» a causa, sostiene, «delle concessioni selvagge del sindaco Pizzarotti». Ha inventato la figura del critico liturgico per aver recensito 200 funzioni in Guida alle messe. Ci spostiamo in cucina. «Come scrisse Montale: vissi al cinque per cento, non aumentate la dose. Anch’io mi freno, non si può parlare di niente senza rischiare una causa temeraria». Ma tra scaglie di Parmigiano Reggiano innaffiate da un Sorbara color rubino, Langone piano piano sembra infrangere questa regola.
    Parlando di Papa Francesco, che considera «blasfemo e la peggior espressione dell’evangelizzazione gesuitica» e su un possibile dialogo con i musulmani: «Sono contrario all’esistenza dell’Islam», o sul tema dell’immigrazione che, a suo dire, è «una invasione africana», passando per lo spauracchio vegani «che riducono la bellezza del mondo», senza contare la personale visione dell’emancipazione femminile che considerata «un abominio della desolazione».
    Hai letto il nuovo libro di Houellebecq? «No, però una volta ci siamo ubriacati insieme». Bene, possiamo cominciare.
    Dopo aver peregrinato tra un buon numero di città ti sei stabilito a Parma. Una scelta di vita?
    Ci sono nato, mentre ho abitato in altre città al seguito della mia famiglia. Però mi stanco presto, sono insofferente, infatti vorrei andarmene di nuovo. Il mio esotismo è moderato, sono in movimento nel piccolo mondo della provincia italiana. Mi sembra di aver esaurito la fase parmigiana.
    Come mai?
    Ero innamorato di abitare in centro, ora non è più possibile. È aumentato il turismo, anzi è esploso, quindi non riesci a parcheggiare, a fare la spesa, non si dorme la notte per la movida. Voglio essere libero di non seguire mille regole. Ci sono orari in cui il taxi non mi porta a casa perché la gente non lo fa passare. Posso vivere agli arresti domiciliari perché il sindaco Federico Pizzarotti rilascia autorizzazioni a cani e porci?
    Non vedi il giornalismo in buone condizioni.
    I giornali chiudono. Stiamo tornando all’800, quando c’erano il conte Manzoni, il conte Leopardi. Mica ci guadagnavano. Il giornalismo è per chi se lo può permettere. O per i cortigiani. Nel mondo antico c’erano il conte e il cortigiano. Ariosto era conte, Guicciardini era governatore di Reggio Emilia. O per personaggi dilettanti, o per chi mette la propria penna al servizio del potente di turno. Bisogna prenderne atto.
    Hai una formazione fortemente cattolica. Viene dalla tua famiglia?
    No, i miei genitori non lo erano particolarmente. Sono cattolico io. Il punto fermo è la messa domenicale, la liturgia. Non faccio parte di movimenti o parrocchie.
    Hai parlato di “evaporazione dei movimenti”.
    Negli anni ’80 e ’90 erano importantissimi, sostenuti da Papa Giovanni Paolo II. Sembravano il futuro della Chiesa. Oggi non si sa cosa rappresentino. Cl era il movimento cattolico che univa Vangelo e cultura. Un intellettuale non poteva che stare lì. Non certo nei focolarini, con le donnine che parlano d’amore o con i neocatecumenali, che fanno 12 figli e abitano nelle borgate romane. Vanno benissimo, ma non è il mio mondo. Io frequento santuari, conventi e monasteri, tendo a evitare le parrocchie e il clero diocesano. Non voglio fare il profeta, ma i movimenti e le parrocchie si stanno svuotando, sempre peggio verso l’estinzione. Però credo nei miracoli.
    Perché ha senso credere oggi?
    Il fatto che non creda nessuno fa pensare che sia indispensabile credere. Nell’introduzione del prossimo libro cito Paul Valery: “Se pensi come la maggioranza, il tuo pensiero diventa superfluo”. C’è in me un certo compiacimento della minoranza. Solo che la mia minoranza è molto minoranza. Faccio parte di una minoranza della minoranza. Oggi essere cattolici vuol dire essere in minoranza. E la mia particolare vita cattolica è una minoranza nella minoranza. Infatti non sono in accordo con la maggioranza dei cattolici, per cui vivo una situazione difficilissima.
    Come l’aver scritto Guida alle messe?
    Sì, ma per me è stata una esigenza. Essendo mobile, cioè sempre in giro per l’Italia, vado a messa tutte le domeniche, feste comandate, in chiese diverse. Quindi mi sono reso conto che sono tutte differenti l’una dall’altra. E così le ho censite, con l’aiuto di tanti amici. Era il periodo del Motu Proprio di Benedetto XVI, che teoricamente avrebbe liberalizzato la messa in latino. Un momento di speranza liturgica persa completamente, perché si scontrò col fatto che i vescovi odiano la messa in latino. Anche Papa Francesco la odia e non gliene frega niente, come tutti i gesuiti.
    Da cosa deriva la tua avversione per l’operato di papa Francesco?
    Incolpiamo Papa Francesco di essere Papa Francesco, invece bisognerebbe incolparlo di essere gesuita. Sono sempre stati il peggio del peggio, lo insegnava Pascal. Sono totalmente insensibili alla bellezza, alla musica, alla liturgia, da secoli e secoli. Prima Benedetto XVI incontrò l’opposizione totale dell’episcopato. Il Motu Proprio arrivò ai vescovi che lo buttarono nel cesso. Ratzinger non se lo filava nessuno, men che meno nella Chiesa.
    Non c’è proprio nulla che ti piaccia in questo Papa?
    Di uno che si dice tifoso di una squadra di calcio? Tifoso, quindi fazioso. È blasfemo, perché speri che gli avversari perdano. Un prete può dire una cosa del genere? Se ci dividiamo in fazioni cosa fai, preghi per la mia sconfitta? Anche il cardinal Bertone andava allo stadio. Una cosa allucinante. Quindi gli altri sono figli di un Dio minore? Non si possono vedere queste cose.
    Non oso immaginare cosa tu abbia pensato quando Papa Francesco si fece intervistare da Eugenio Scalfari su Repubblica scatenando la polemica.
    È stato un brutto momento per la cristianità, per il mondo oserei dire. È gesuitico e triste. Tipico dei gesuiti cercare un rapporto con persone senza speranza, tra le quali Eugenio Scalfari. Il mio amico e scrittore Roberto Dal Bosco ha ben spiegato che esiste questa pappa e ciccia tra Vaticano e comunisti perché in fondo è una vecchia storia gesuitica di evangelizzazione, che fu un fallimento totale. I gesuiti tendono a uniformarsi all’altro, al punto da diventare l’altro. Nel ‘600 andarono in Cina, come Papa Francesco va a Repubblica senza cavarne un ragno dal buco, anzi ricavandone altri buchi. I gesuiti imparavano il cinese, si vestivano da cinesi, mangiavano cinese e alla fine diventarono cinesi.
    Rimanendo alla religione, qual è il tuo rapporto con i cittadini di fede musulmana?
    Che cosa brutta. Cittadini mussulmani, sembra una contraddizione in termini. La considero un’invasione. Le parole sono importanti. Non uso mai la parola migranti, che si può utilizzare per la migrazione delle rondini. Esistono gli invasori, che arrivino senza i mitra. È l’invasione di uno spazio. Si può fare poco o niente, ma già chiamarla con il suo nome è importante.
    Nessun dialogo è possibile?
    Con i mussulmani non ho dialogo. Sono contrario al dialogo, in generale e nello specifico all’esistenza dell’Islam, ovunque. Certo, in Italia lo sento come tema più stringente. È una religione invadente e pericolosa. Questa invasione africana è un fattore di islamizzazione. Non tutti gli africani sono musulmani, ma essendo l’Islam una religione militare e militante, basta una minoranza consistente per determinare le sorti di una società. Le moschee, poi, sono avamposti. Non ha senso dire no alle moschee, se dici sì ai musulmani. Non ci vogliono né le une né gli altri.
    https://www.linkiesta.it/it/article/...ellezza/41076/

    Quel perdono che riesuma la Teologia della Liberazione
    Il marxista Cardenal era stato sospeso da Wojtyla. Gli altri vescovi "rossi"
    Riccardo Cascioli
    L'immagine di papa Giovanni Paolo II al suo arrivo a Managua il 4 marzo 1983 che rimprovera aspramente il ministro della Cultura del governo sandinista padre Ernesto Cardenal che lo accoglieva, fece il giro del mondo ed è tuttora un documento storico eccezionale. Padre Cardenal, monaco trappista, era stato da subito un sostenitore della Rivoluzione comunista che nel 1979 aveva rovesciato la dittatura filo-americana di Anastasio Somoza ed era entrato nel nuovo governo. «Lei deve regolarizzare la sua posizione» gli disse due volte, con forza, Giovanni Paolo II, riferendosi alle norme canoniche che proibiscono ai sacerdoti di assumere cariche politiche. Padre Ernesto andò avanti come nulla fosse e, puntuale, il 30 gennaio 1985 fu sospeso a divinis, una sanzione che vieta l'esercizio dei ministeri sacerdotali.
    Alcuni giorni fa, dopo 34 anni, a padre Cardenal è arrivata la concessione «con benevolenza» dello «scioglimento di tutte le censure canoniche imposte». Firmato: papa Francesco. Che gli ha trasmesso anche la propria benedizione attraverso il nunzio apostolico in Nicaragua, con cui ha potuto subito concelebrare la messa.
    Ma quello che a prima vista potrebbe sembrare semplicemente un gesto di misericordia verso un confratello, assume invece tutt'altro significato se si considera cosa rappresenta padre Cardenal e lo si mette nel contesto dell'attuale pontificato. Il prete rivoluzionario nicaraguense non si è pentito delle sue scelte, malgrado più tardi sia entrato in contrasto con la leadership sandinista che oggi guida ancora il Nicaragua imponendo una dura repressione. Non per niente, alcuni osservatori hanno detto che ad essersi convertita è la Chiesa e non Cardenal.
    Il Nicaragua sandinista è stato il laboratorio della Teologia della Liberazione, che Giovanni Paolo II e l'allora cardinale Ratzinger condannarono per l'evidente subordinazione della fede alle analisi sociologiche ed economiche marxiste. Dio non c'era neanche bisogno di nominarlo perché era nel popolo che si liberava del suo oppressore imperialista. L'unico vero interesse era l'ideologia marxista, la cui realizzazione è il segno della volontà di Dio. Il comunismo, nella loro concezione, è la realizzazione del cristianesimo. Si tratta di una questione molto presente negli anni '70 e '80 del secolo scorso, e non solo in America Latina dove i preti guerriglieri erano diventati una realtà familiare. Ma oggi la priorità della giustizia sociale e del Popolo come incarnazione di Dio è tornata di prepotente attualità con questo pontificato. Ne sono prova gli incontri voluti da papa Francesco con i movimenti popolari internazionali (quasi tutti di matrice marxista). Così la riabilitazione di padre Ernesto Cardenal è soltanto l'ultimo di una serie di gesti che vanno tutti nella stessa direzione: riabilitare i vecchi «compagni» colpiti ed emarginati da Giovanni Paolo II.
    Nell'agosto 2014 era stata revocata la sospensione a divinis anche all'altro ministro sandinista, il padre Miguel D'Escoto, missionario della congregazione di Maryknoll e altro esponente di punta della Teologia della Liberazione. Ma molti altri sono stati gli apprezzamenti di papa Francesco per le figure più controverse della Teologia della Liberazione. Il brasiliano Leonardo Boff, ex frate francescano, che ha rinunciato al sacerdozio ed è diventato anche leader del movimento no-global nonché ecologista radicale, è stato tra gli ispiratori dell'enciclica Laudato Sì e non ha certo cambiato idea: quando sei anni fa Benedetto XVI si è dimesso, lo ha bollato come «machista e reazionario» e non appena eletto papa Francesco ha annunciato l'arrivo della «primavera dopo un lungo inverno».
    Ma anche le visite del Papa nei diversi paesi dell'America Latina sono servite per esaltare le personalità più allineate con la Teologia della Liberazione. Basta citarne due: in Messico (febbraio 2016) ha voluto espressamente andare nel Chiapas a pregare sulla tomba del vescovo «rosso» Samuel Ruiz, pastore di san Cristobal de las Casas, che tra l'altro era accusato di finanziare la guerriglia zapatista con i soldi della diocesi. E in Bolivia (luglio 2015) nel luogo dove nel 1980 morì il padre gesuita Luis Espinal, autore di quella discussa scultura che il presidente boliviano Evo Morales regalò a papa Francesco: un crocifisso incastonato su una falce e martello.
    Ma il ritorno della teologia degli anni '70 è evidente anche nelle nomine episcopali: un mese fa il papa ha accettato con insolita rapidità le dimissioni per limiti d'età dell'arcivescovo di Lima (Perù), il cardinale Jean Luis Cipriani, ritenuto un conservatore, per sostituirlo con Carlos Gustavo Castillo Mattasoglio, seguace della Teologia della Liberazione, a cui lo stesso Cipriani aveva a suo tempo revocato l'insegnamento nell'Università Cattolica.
    Quel perdono che riesuma la Teologia della Liberazione

    Antirazzismo, la nuova bioetica di Paglia sta a Sinistra
    Anche il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, monsignor Paglia conquistato dal corteo Antirazzista di Milano, dove si sono dati appuntamento tutti i cliché della Sinistra italiana. E meno male che la Chiesa non fa politica. E' il corso della nuova bioetica, che punta alla giustizia sociale dimenticando quella naturale. E sacrifica aborto e eutanasia per l'ideologia immigrazionista e pauperista.
    Almeno adesso sappiamo da che parte sta monsignor Vincenzo Paglia. Non che prima non lo intuissimo, ma il sentirlo lodare magnificamente dalla colonne di Repubblica la marcia antirazzista organizzata dal consorzio della Sinistra unita sabato scorso a Milano, ci ha confermato nel sospetto. Sta a Sinistra. Punto. Senza particolari distinguo né proclami. Voterà anche Pd? Forse, ma in fondo, non è che importi più di tanto.
    Importa semmai il fatto che il presidente della Pontificia Accademia per la Vita (PAV) si riconosca entusiasticamente nel popolo allegro e canterino che sabato ha detto no al razzismo. Della serie: dovrei difendere la vita nascente e terminante, ma preferisco concentrarmi sulle questioni esistenziali come appunto l’immigrazionismo e il razzismo da combattere. Che poi, c’è un’Italia che il razzismo proprio non lo vede in questo Paese, forse perché semplicemente non c’è, ma dato che l’ordine di scuderia è quello di combattere la Lega di Salvini, allora si grida forte al razzismo certi che qualcuno ascolterà.
    E Paglia è uno di quelli che ha ascoltato e ha trovato così importante la marcia di sabato da sposarla in toto, unendosi così al coro di politici (tutti di Sinistra), leader nazionali e segretari generali di sigle come Cgil, Cisl, Uil, Arci, Emergency, Amnesty International, Medici senza frontiere. «Tutti uniti - riportano le cronache - in nome della tolleranza e del rispetto dei diritti delle persone e delle minoranze, in un ventaglio larghissimo che va dai migranti all’universo Lgbt, dai disabili alle donne».
    E per fortuna che la Chiesa non fa politica (papa Bergoglio dixit)! Questo assist del vescovo santegidino al Pd cos'e, allora? Nel gradino della militanza un poco sotto l'andare alla sezione della Garbatella con Calenda a fare lo scrutinatore, ma comunque molto più che friggere il baccalà al Ciao mare alla Festa dell'Unitá.
    Ecco la collocazione ideale di Paglia. Il quale nel corteo antirazzista ci ha visto persino questo: «Un antidoto contro «lo smarrimento della speranza». Quale speranza? Non certo quella cristiana, forse la speranza di disegnare un’Italia multucult e senza radici. Ma allora non è speranza, questa. E’ il cambio di paradigma della speranza. Semmai è progetto politico che si ammanta di buoni sentimenti per una causa utopistica: quella della convivenza degli uomini in forza di un’ideologia e non di un idem sentire, a prescindere dalla loro storia. E’ questa semmai la vera utopia a cui ci si abbevera, non certo «l’utopia della fraternità scritta nel profondo del credo cristiano» (ha detto anche questo!).
    Insomma, Paglia si sente in buona compagnia con il leader radicale di +Europa Riccardo Magi, con Gino Strada, con il nei segretario Pd Zingaretti e con il sindaco di Milano Sala. Contento lui. Resta soltanto da vedere come questa compagnia della quale sposa le battaglie politiche sia compatibile con il suo ruolo di guida dell’Accademia per la vita che fino a ieri era in prima linea proprio per affermare il principio dell’intangibilità della persona umana. Perché sabato si è manifestato contro il razzismo, ma contemporaneamente anche per affermare i diritti Lgbt, l’espressione delle libertà più antropologicamente distruttive della persona come l’utero in affitto o contro l’omofobia. C’era persino un cartello contro il disegno di legge Pillon. Che cosa c’entra con il razzismo? Nulla, eppure tutto fa brodo se l’obiettivo è politico.
    Anche continuare a definirsi difensori della vita quando si scende in piazza idealmente come ha fatto il vescovo a braccetto con chi quella vita non perde occasione per picconarla. E Paglia, che per ruolo dovrebbe essere dall’altra parte, ci sguazza. E adesso si pone in scia di un movimento che non ha nulla del messaggio cattolico. In scia, non alla testa, perché il suo endorsement è arrivato a manifestazione già conclusa, sposata ex post. Come un maitre a penser giunto al traino per portare acqua all’ideologia immigrazionista che per affermarsi deve dipingere un’Italia razzista e antipatriottica (sì, ha parlato anche di un sano amor di patria di riscoprire!).
    Il risultato è un ecclesiastico che va al traino di una forza politica, il Pd, la quale non trova niente di meglio da fare che criminalizzare un avversario che non riesce a sconfiggere nelle urne: ecco il triste destino di chi come Paglia, ma anche Avvenire che ci ha aperto il giornale, ha ceduto alle sirene del kulturkampf antirazzista per incapacità di ascoltare quel popolo che pretende di interpretare senza conoscere. Con l'ansia di comunicare che è questa l'Italia migliore, quella che costruisce ponti, si rischia di fare un grave torto ad una fetta maggioritaria di Italia che proprio non capisce. Le famiglie che manifestavano nel corso dei Family Day ad esempio non avevano ricevuto un plauso del genere. E nemmeno i tanti che partecipano alle veglie delle Sentinelle in piedi sono riconociute nella loro testimonianza da Paglia. No, quella è l'Italia che innalza muri, per il nostro.
    Ma in fondo, è tutto coerente con il nuovo corso dato alla PAV e inaugurato dalla lettera di Papa Francesco. Un nuovo corso che delinea un mutato registro dottrinale sui temi morali in cui alla dignità della persona umana si sostituisce l’esistenza, una congerie di fatti e condizioni come l’immigrazione o la fratellanza universale.
    Antirazzismo, la nuova bioetica di Paglia sta a Sinistra - La Nuova Bussola Quotidiana

  9. #2159
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    Predefinito re: Papa Francesco.

    https://www.maurizioblondet.it/picco...igi-copertino/

    PICCOLA NOTA IN MARGINE AL CASO PELL – di Luigi Copertino
    Luigi Copertino 10 Marzo 2019
    PICCOLA NOTA IN MARGINE AL CASO PELL

    Soltanto alcune brevi riflessioni a seguito del caso Pell.

    Pedofllia e omosessualità sono problemi che l’umanità conosce da sempre (vogliamo chiamarle malattie psicologiche, come fino a qualche decennio fa erano considerate prima che fosse imposto, per via politica e giudiziaria – non certo scientifica – che non lo sono?). Per la Chiesa cattolica sono, come tutti i mali, conseguenza della precarietà ontologica dell’uomo chiuso allo Spirito. Ora, proprio per questo, esse sono presenti in ogni epoca, ambiente, luogo e circostanza. Solo per restare al mondo anglosassone così solerte contro tutto ciò che è cattolico, pare che casi di pedofilia e omosessualità coinvolgano, con frequenza anche rabbini, imam, pastori protestanti. Anche militari, collegi, università. Eppure alla ribalta mediatica arrivano solo i casi, veri o presunti, che coinvolgono sacerdoti cattolici. Il motivo? Presto detto: è evidente che ciò che per i cristiani è il “mondo”, ossia non la creazione di per sé buona ma essa in quanto deturpata dal peccato dell’uomo e quindi maldisposta verso lo Spirito, non può non approfittare delle umane debolezze degli esponenti della Chiesa che pretende di essere portatrice dell’unica Verità direttamente rivelata da Dio, dal Dio Crocifisso.

    Prendere un sacerdote con le mani nel sacco è esattamente ciò che fa esultare il “mondo”: «vedete costoro che vengono a dirci che sono inviati da un Dio tutto Amore e Purezza? Ecco, sono corrotti come gli altri, più degli altri». A un minor livello di responsabilità il ragionamento vale anche per i cristiani laici. Questo è il motivo per il quale un caso di pedofilia tra i rabbini, gli imam, i luterani ed altri non fa lo stesso chiasso globale di un caso di pedofilia tra i sacerdoti cattolici. Ma questo è anche il motivo per il quale i candidati al sacerdozio dovrebbero essere selezionati secondo criteri più rigorosi e per il quale i laici cristiani dovrebbero vivere in modo più conforme al Vangelo invece di semplicemente predicare.

    Siamo tutti peccatori, è vero! Nostro Signore lo sapeva benissimo che Simon Pietro lo avrebbe rinnegato eppure lo ha messo a capo della Chiesa: una sfida per la mentalità, questa sì, bigotta del “mondo”. Egli ha voluto una Chiesa Santa ma poggiata sulla spalle di poveri peccatori. Anche per evitare, ne sono convinto, che noi cristiani, come sovente è purtroppo accaduto, montassimo in superbia sentendoci “troppo eletti” e dimenticandoci che non siamo stati noi a scegliere Lui ma Lui a scegliere noi. I cristiani saranno giudicati con un metro più severo degli altri.

    Ma – ed è questo che vorrei sottolineare – gli altri, i quali a loro volta si credono superiori perché alieni dalla “repressione clericale” compresa quella sessuale, non devono pensare di essere esentati dal giudizio. Che per essi potrebbe essere tremendo. Rischiano, infatti, una delle colpe più gravi: l’ipocrisia. Quella dei farisei, che si sentivano superiori ed il meglio del popolo ebraico. Gli attuali antagonisti e critici dei vizi dei prelati e dei cristiani in genere guardano la trave – perché purtroppo di trave si tratta e non di pagliuca – nell’occhio dei cattolici, processano la Chiesa, ma hanno anch’essi la loro trave conficcata in entrambi gli occhi. Per questo avranno anche loro una inaspettata sorpresa a cospetto di Colui che è l’unico Vero Giudice, perché giudice dei cuori e non ha bisogno, come noi poveri uomini, di prove documentali per capire l’an ed il quantum della responsabilità di ciascuno.

    Luigi Copertino
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #2160
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    Predefinito re: Papa Francesco.

    E' bastato un giorno, poche ore per la verità, per sapere la verità dal DNA per il bimbo di Prato.
    Tempo ormai da tutti riconosciuto come più che sufficiente per tale esame.
    Ci sono volute settimane per quello delle ossa trovate in Vaticano.
    E nessuno, a livello scientifico, che abbia osato farsi sentire.
    Ricordo anche che erano stati ritrovate ossa di due esseri umani, con bacino femminile.
    Poi ridotte ad uno, di sesso maschile.
    E per giunta vissuto secoli fa.
    Misteri del DNA vaticano.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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