Lockerbie, bufera su Gordon Brown
E ora vacilla il governo della Scozia


Lockerbie, bufera su Gordon Brown E ora vacilla il governo della Scozia - LASTAMPA.it

Pressioni Usa dopo la liberazione dell'ex terrorista libico Al Megrahi. E il premier britannico per ora tace


LONDRA - Aumentano le pressioni contro Gordon Brown e il governo scozzese dopo la liberazione di Abdelbaset Ali al Megrahi, l’ex agente dei servizi segreti libici condannato all’ergastolo per l’attentato di Lockerbie del 1988 e scarcerato giovedì scorso in Scozia per motivi di salute.

La poltrona del premier comincia a vacillare, mentre è emerso che Brown, che si trova ancora in vacanza nella «sua» Scozia, avrebbe discusso con il colonnello Gheddafi della liberazione del terrorista sei settimane fa. Secondo il Timesonline, il governo scozzese «sta lottando per la sua sopravvivenza», mentre la notte scorsa sono aumentate le critiche contro la decisione di liberare Megrahi, poi ricevuto a Tripoli in modo trionfale. I partiti dell’opposizione - precisa il quotidiano - stanno preparando un voto di fiducia sulla decisione presa da Kenny MacAskill, il ministro della Giustizia scozzese.

Anche il "First Minister" Alex Salmond ha detto di essere pronto a dimettersi nel caso in cui il voto sia negativo. È stato un fine settimana di pesantissime critiche per la Scozia, in particolare dagli Stati Uniti, dopo che Megrahi è stato festeggiato come un eroe al suo rientro in patria. Le cose non vanno meglio per Gordon Brown, anzi. Al primo ministro britannico è stato chiesto di spiegare se ha avuto l’occasione di parlare della liberazione anticipata di Megrahi con i membri del governo scozzese. L’opposizione lo accusa di un «totale fallimento di leadership», dato che si rifiuta di parlare dell’argomento.

Lo scozzese Brown si rifiuta di fare dichiarazioni - scrive il Telegraph - nonostante siano emerse delle indiscrezioni, secondo le quali avrebbe avuto delle discussioni più approfondite di quanto era noto con il leader libico Muammar Gheddafi sulla questione e che un funzionario del Foreign Office avrebbe appoggiato la decisione tre settimane fa. Sia i conservatori che i liberaldemocratici chiedono con una sola voce a Mr Brown, che era in Scozia anche al momento del rilascio di Megrahi, di confermare se ha incontrato i ministri scozzesi per parlare della contestata liberazione.

Sullo sfondo rimane tuttavia la questione dei contratti petroliferi e commerciali siglati da Londra e Tripoli: Seif al Islam, il figlio di Gheddafi, ha confermato che in tutte le trattative il dossier Al Megrahi è stato uno degli argomenti discussi con le controparti britanniche. Pronta la smentita di Londra: il Foreign Office ha sottolineato come «tutte le decisioni ricadano sotto al giurisdizione del Ministri della Giustizia scozzese e non vi sia stato alcun accordo» con la Libia. Il leader libico Muammar Gheddafi non ha infatti mancato di elogiare il «coraggio» e l'«indipendenza» del governo scozzese (guidato dallo Scottish National Party): sta di fatto che secondo gli analisti britannici il rilascio di Al Megrahi costituirebbe un «regalo» per il quarantesimo anniversario dell’ascesa al potere del rais.