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    Canaglia
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    Predefinito La massoneria e il fascismo. Articoli di C. Berneri e A. Borghi

    Contro gli intrighi massonici nel campo rivoluzionario

    Raccolta di articoli di Camillo Berneri e di Armando Borghi

    LA MASSONERIA E IL FASCISMO

    I vari Gruppi anarchici e singoli compagni della Valle della Antracite, hanno deciso di raccogliere in opuscolo questi scritti, comparsi sulla "Adunata" in questi ultimi tempi, sul problema della Massoneria, poco o malnoto tra noi.
    Crediamo di fare cosa utile alla causa; sia per la conoscenza più vasta di un problema che interessa dal punto di vista politico e delle lotte quotidiane (date, le inframmettenze della Massoneria nelle lotte sociali e, in questi ultimi tempi, anche negli ambienti di avanguardia) -; sia perchè i compagni aprano bene gli occhi sui mezzi e gli espedienti coi quali spesso le lunghe mani massoniche operano anche nel campo nostro, anche solo col grimaldello di uno o due o pochissimi massoni con etichetta anarchica.
    Tanto più utile ci sembra questa pubblicazione in questo momento, quando per l'appunto una campagna inqualificabile contro il nostro movimento in America è stata rinforzata per opera di qualche elemento notoriamente massonico, che intorbida da anni il movimento degli emigrati anarchici italiani in Francia, come già risultò colla famosa impresa del degenere Garibaldi oltre una dozzina di anni or sono. Elementi massonici, che, mentre hanno tutto il tempo di trescare da lontano e da vicino, colle loro creature, per colpire un movimento anarchico che lavora da decenni per il meglio del nostro ideale e della nostra azione e della nostra solidarietà internazionale; mentre si assumono l'impotente patrocinio di noti mistificatori del campo della politicaglia e del movimento operaio (unionista, come qui si chiama), non hanno tempo di accorgersi che laggiù in Francia i fratelli massoni organizzano la stessa turlupinatura del 1914-18, ai danni del movimento rivoluzionario, ordendo sin da ora le trame per sacrificare alla guerra di Stato, e sottrarle alla Rivoluzione, le migliori forze della nostra emigrazione.
    Naturalmente si tratta sempre dell'ultima guerra e di quella... liberatrice...
    Questa pubblicazione, interamente a nostre spese, la offriamo in favore delle Vittime Politiche. Chi non la riceva direttamente da noi ne può farne richiesta all'indirizo dell' "Adunata".
    I Gruppi Anarchici e singoli
    Compagni della Valle della
    Antracite

    Maggio 1939
    LA MASSONERIA E IL FASCISMO

    Il fatto che la Massoneria è stata oggetto di persecuzioni e di violenze da parte della squadrismo fascista e del governo di Mussolini, è sfruttato dai massoni anti-fascisti, che tendono a far dimenticare l'enorme responsabilità di quell'associazione nei riguardi dell'avvento del fascismo al potere. Se la Massoneria non fosse una delle forze direttive di quell'antifascismo "serio e concreto", che sta preparando la successione conservatrice al fascismo, polarizzando i malcontenti della borghesia, un esame dell'opera della Massoneria avrebbe un interesse puramente storico.
    Questo esame ha, invece, un valore politico, in quanto può contribuire a chiarire la nostra posizione di fronte a quell'associazione. Per fortuna il fenomeno massonico è nel campo dell'anarchismo italiano del tutto trascurabile. Ma vi è una notevole minoranza di anarchici che, allettata dalla speranza dei "grandi mezzi", si è lasciata attrarre nel giuoco politico di quell 'antifascismo equivoco che Sboccò nelle legioni garibaldine, poi nei varli movimenti più o meno clandestini e che ora sta ritessendo le sue reti.
    La Massoneria ha alimentato per cinquanta anni l'irredentismo, avendo per parola d'ordine: Trento e Trieste. Mentre l'irredentismo repubblicano sfuggiva, in parte, al nazionalismo, avendo una tradizione ideologica e fattiva d'irredentismo internazionalista, vale a dire indicando la possibilità della federazione tra le nazioni nella soluzione dei varli irredentismi nazionali, la Massoneria circoscriveva il problema all'integrazione dei contini, mettendosi sullo stesso plano del nazionalismo; per il quale Trento e Trieste non erano che una tappa, verso le ulteriori conquiste. Il Gran Maestro Nathan e il Sovrano Grande Commendatore del Rito Scozzese irregolare, Ettore Ferrari, nell'agosto 1914 davano a dei Fratelli la missione di raccogliere degli arruolamenti nell'esercito italiano, sia di Figli della Vedova sia di orfani, per quella qualsiasi iniziativa "avente uno scopo nazionale". I promotori della Legione Garibaldina, che si battè nelle Argonne, avevano di mira la Dalmazia, e molti volontari raccoltisi a Nizza, nell'ottobre 1914, insorsero contro Eugenio Chlesa, proclamando di essersi arruolati con l'idea di andare in Dalmazia.
    Quando al principio del 1915, Mussolini lanciava la formula: "0 la guerra o la repubblica!", e le manifestazioni interventiste assunsero sempre più colore repubblicano, la Massoneria argino quel movimento. Una balaustra circolare del Grande Oriente invitava tutti i massoni a opporsi con tutte le forze a quella Formula. Quanto la Massoneria avesse contribuito a trascinare l'Italia all'intervento risulta dal fatto che, alla dichiarazione di guerra, una grande folla di interventisti ando a manilestare la propria simpatia davanti a palazzo Giustinlani, sede del Grande Oriente.
    La Massoneria, quindi, fu interventista con spirito nazionalista e lealista. Il Grande Oriente spese forti somme per la propaganda annessionista (della Dalmazia), e segretarla del Comitato nazionale per l'annessione di Fiume e della Dalmazia fu Maria Rygier, massona.
    Molti massoni aderivano all'"associazione Trento Trieste", che aveva per scopo di provocare conflitti con le autorità anstriache e i conseguenti ineidenti diplomatici. Ed era una creazione della Massoneria la "Dante Alighleri", che aveva per scopo precipuo di sviluppare la penetrazione Italiana in Dalmazia e di sostenere, con l'aiuto finanziario del Governo, le candidature italiane.
    Quando fu proclamata l'annessione di Fiume, il Gran Maestro Domizio Torrigiani, con una balaustra circolare (28 febbraio 1924) rivendicava al Grande Oriente il merito di aver proclamato fin dall 'armistizio l'italianità di Fiume e le necessità dell'annessione. Si sa che l'"impresa di Ronchi" fu possibile per l'appoggio della Massoneria, che si affrettò a garentire alla Massoneria scozzese-americana il governo provvisorio di Fiume. D'Annunzio fu perfino investito del cordone di 33 del Rito Scozzese antico.
    Fin dalle origini (marzo 1919), i Fasci di Combattimento contarono numerosi aderenti appartenenti al Grande Oriente.
    Nella stesso tempo, dei massoni contribuirono a fondare l'Unione Antibolscevica di Roma, l'Alleanza Cíttadina di Firenze e le altre associazioni che furono la continuazione di quelle del cosl detto "fronte interno" del periodo di guerra. Queste associazioni avevano un carattere nettamente conservatore. L'Unione Antibolscevica di Roma dichiarava, nell'art. 1 del proprio Statuto, di aver per iscopo di "opporsi a qualsiasi rovesciamento politico e sociale", e del suo lealismo monarchico fa fede il fatto che fu essa ad organizzare la manifestazione di simpatia al re, quando i deputati socialisti abbandonarono l'aula all'apertura della seduta reale. Nel gennaio 1921, veniva costituita una federazione di tutte le Unioni antibolsceviche e Organizzazioni Civiche e fu eletta vice-presidente la Massona Maria Rygier. Durante gli scioperi del 1921 e del 1922 furono queste associazioni, dominate da massoni, che organizzarono il "lavoro volontario", e i Fasci non fecero che seguirli. Verso la meta del 1921 i Fasci si mettevano al servizio dell' Agraria e della Confederazione dell'Industria, e scatenarono la grande offensiva anti-operaia. La Massoneria continuò a spalleggiare il movimento fascista.
    D'altra parte, la Grande Loggia creava, al principio del 1921, il Partito Nazionale Democratico, che ebbe per padrino D'Annunzio, che il 9 febbraio 1921 ordinava agli ex-legionari di Fiume di dimissionare dai fasci. Ma questa partito moriva ben presto, appena la Grande Loggia, nel gennaio 1923, sospese sussidi. A capo della Grande Loggia era Raoul Palermi, che doveva diventare ben presto il maggiore sabottatore della Massoneria del Grande Oriente.
    Anche il Partito di Rinnovamento ebbe tra i suoi capi dei massoni della Grande Loggia e in esso avevano un ruolo attivo varle personalità del fascismo.
    La Grande Loggia, dunque, cercava di accerchiare il movimento fascist a e di soppiantarlo. Maria Rygier fu incaricata nel maggio 1921 di entrare nel Fascio di Roma per controllare l'uso degli aiuti finanziari dati dall' Agraria e dalla Confederazione dell'Industria; e questo per conto della Grande Loggia. In quel tempo il generale Cappello, 33 del Grande Oriente, era nei Fasci. Cesare Rossi era nella Grande Loggia. Ed erano massoni Halo Balbo, Alessandro Dudan, Glacomo Acerbo, Edoardo Torre, il marchese Perrone, Terzaghi, Farinacci, Bottai, Lanfranconi, Capanni, Volpi, Nenciolini, Oviglio, Casalini; per non citare che dei ras più noti.
    Il Grande Oriente contribuì con tre milioni e mezzo alla marcia su Roma, dopo la quale la Grande Loggia assicurò i massoni d'America che l'ItaIia stava entrando in un'era d'ordine e di pace. Questi telegrammi furono trasmessi dal governo stesso come dispacci di Stato, indirizzati all'ambasciatore di Boston, che li fece pervenire ai destinatari. Rassicurare la Massoneria americana valeva rassicurare il governo e la plutocrazia degli Stati Uniti. Basti pensare che Harding, presidente degli S. U. era 32 del Rito Scozzese, per vedere tutta l'importanza del connubbio fascista-massonico.
    Il Supremo Consiglio della Grande Loggia il 17 dicembre 1922 approvava una "dichiarazione", portante il placet autografo di Mussolini, nella quale s'impegnava a subordinare i suoi adepti fascisti alla disciplina del lora partito e gli altri a non far nulla contro le direttive del governo. Il 30 di quello stesso mese Torrigiani, Gran Maestro del Grande Oriente, dichiarava in un'intervista col "Giornale d'Italia" che le Logge della sua Obbedienza erano state invitate da lui a cooperare al successo del governo di Mussolini. In quella stessa intervista, il Torrigiani affermava che i massoni della colonia Italiana di Parigi erano dei ferventi fascisti. Essendosi la Loggia "ltalia" di Parigi, aderente alla Grande Loggia di Francia, pronunciata contro il governo fascista, Torrigiani stesso ritirò a Triaca, venerabile di quella Loggia, il titolo di garante d'amicizia del Grande Oriente d'Italia presso la Grande Loggia di Francia.
    Ma questa servilità del Grande Oriente non giovò ad evitare l'attacco di Mussolini. Il 13 febbraio 1923 il gran consiglio fascista, su proposta di Mussolini, votava un ordine del giorno dichiarante la incompatibilità tra fascismo e Massoneria. Questo atteggiamento tendeva a colpire il Grande Oriente e non la Grande Loggia. Infatti il 7 novembre 1923, Mussolini riceveva una deputazione della Grande Loggia, capitanata dal Sovrano Grande Commendatore del Rito Scozzese Palermi, e un comunicato della "Stefani" informava che Mussolini aveva manifestata della simpatia a quell'Ordine "fedele al Governo".
    In occasione delle elezioni politiche del 6 aprile 1924, la "Rassegna Massonica" consigliava ai massoni di sostenere le liste nazionali, considerato che vi erano in esse delle candidature massoniche. Il Grande Oriente, invece interdì ai suoi adepti di far parte di quelle liste. Nel luglio 1924, Palermi versava un milione per la fondazione di Roma fascista, quotidiano che aprì il fuoco sulla Massoneria. Il 4 agosto di quell 'anno il consiglio nazionale fascista dichiarava nuovamente l'incompatibilità tra l'adesione al partito e l'appartenenza al Grande Oriente o alla Grande Loggia.
    Il 15 agosto una balaustra di Palermi lasciava liberi i massoni fascisti di prendere le decisioni che ritenessero opportune.
    La Massoneria aveva tutto l'interesse ad avere degli adepti nei Fasci, poichè costoro facevano da parafulmine. Ad esempio, fino a quando Padovani, massone, fu segretario del Fascio di Napoli, la Massoneria di quella città fu indisturbata.
    La Massoneria, dunque, fiancheggiò il fascismo prima, durante e dopo la marcia su Roma; è soltanto alla fine del dicembre 1923 e sopratutto al gennaio 1924 che risalgono le prime devastazioni fasciste di sedi massoniche, mentre da più di quattro anni lo squadrismo fascista martellava spietatamente sulle organizzazioni operaie e sui partiti di sinistra.
    Quando la violenza fascista si scatenò sulla Massoneria, questa ripiegò prontamente. Così all'indomani della San Bartolomeo fiorentina (ottobre 1925) Torrigiani sciogileva le Loggie della Toscana. E l'incompatibilità tra la Massoneria e il fascismo fu così poco ferma da parte della prima che, in quello stesso anno, una banda di fascisti invadente una Loggia di Trieste si trovò di fronte ad un ufficiale della Milizia in uniforme.
    I movimenti antifascisti creati dalla Massoneria furono tutti equivoci. Ulisse Ducci, massone, fu tra i fondatori dell'Italia Libera e, poi, segretario generale dell 'associazione Patria e Libertà, il cui leader era il massone Misuri, fascista dissidente.
    Massone era Ricciotti Garibaldi e fu la Massoneria a creare le Legioni garibaldine.
    Vari massoni vi sono tra i dirigenti dell'Alleanza Nazionale e di Giustizia e Libertà.
    E' evidente che il Grande Oriente sta polarizzando i malcontenti della borghesia Italiana, cioè che il suo è un antifascismo fascista-dissidente, ossia liberale-conservatore.
    La Massoneria rappresenta un grande strumento di governo. Essa ha degli addentellati nell'esercito (1), nella burocrazia, nella magistratura, nella polizia e una forte influenza nel campo plutocratico italiano e in quello delle altre nazioni.
    Il governo fascista ha nominato delegato italiano all'Ufficio Internazionale del Lavoro il De Michelis, membro del Supremo Consiglio d'ItaIia, che è affillato al Grande Concistoro di Sant'Andrea dell'Ordine di Ginevra; ha incaricato di missioni a Londra e negli Stati Uniti Italo Balbo, della Grande Loggia; e, verso la fine del 1924 fece pratiche per rintegrare nella Massoneria Erik Suckert (Curzio Malaparte) allora direttore de La Conquista della Stato, e fu Palermi che lo elevò a 33 della Grande Loggia: e tutto questo perchè il Suckert aveva missioni all'estero. Essendo la Massoneria "l'Internazionale della borghesia", come la definì Bakunin, qualunque partito di governo, qualunque associazione che si proponga di conquistare lo Stato è naturale alleata della Massoneria. E il governo provvisorio antifascista, caro alla Concentrazione, non potrà che poggiarsi sulla Grande Loggia e sul Grande Oriente, ossia sulla Massoneria di plazza del Gesù e su quella di palazzo Giustinlani.
    L'Aventino fu pilotato da Amendola, massone; la Concentrazione Antifascista fu per vario tempo dominata dalla Massoneria; e la vario tempo dominata dalla Massoneria; e la Massoneria ha lo zampino nei vari movimenti antifascisti che mirano ad un conservatore trapasso dalla dittatura fascista ad una spagnola repubblica.
    A mantenere l'illusione nel repubblicanesimo di Mussolini furono i fascisti massoni, a mantenere l'illusione del re liberatore furono i liberali massonici, a creare l'equivoca alleanza tra l'antifascismo ufficiale ed il fascismo dissidente furono degli antifascisti massoni.
    Il re (che secondo la rivista massonica "The Universal Free Mason" di Chicago, febbraio 1924) è 33, può ancora oggi contare sull 'alta ufficialità dell 'armata, sulla magistratura, la polizia e su l'alta burocrazia.
    Palermi ha asservito a Mussolini la Grande Loggia, svolgendo un'opera analoga a quella compiuta dal Sovrano Grande Commendatore Adriani Lemmi a favare di Francesco Crispi. Il Grande Oriente è, indubbiamente, contro il governo di Mussolini, ma diventerà l'ossatura di tutte le combinazioni politiche e di tutti i compromessi sociali.
    La Massoneria resta, come giustamente la chiamò il Gramsci: "La sola grande organizzazione politica della borghesia italiana". Occorre tener conto di questa sua natura e di questa sua potenza, oggi; alla vigilia della riscossa rivoluzionaria contro il governo fascista non solo ma anche contro la borghesia, che è stata la massima sostenitrice del fascismo.
    C. BERNERI
    __________
    1) Massoni erano i generali Cappello, Bencivenga, Diaz, ecc. e l'ammiraglio Thaon di Revel, comandante in capo della Marina, fu membro del Supremo Consiglio della Grande Loggia fino al '21.
    RIVELAZIONI DI MARIA RYGIER

    Il lettore troverà nelle pagine che seguono, di A. Borghi, il commento e le delucidazioni adeguate a queste confessioni di una rinnegata del nostro movimento, che passò, come prima passo verso la reazione, dalla porta della maesoneria.
    Si tratta di un bruno --- la parte cioè che è in diretta connessione colla nostra radio scopia storica --- di un opuscolo che la Rygier pubblicò in Francia e che le procurò un processo a Tunisi, dal quale uscì assolta. Noi lo riproduciamo da "Controcorrente" di Boston, febbraio 1939.
    All'inizio della guerra, Mussolini, nella sua qualità di direttore dell'Avanti! mise questo organo ufficiale del partite al servizio di una violenta campagna a favore della neutralità, come l'esigevano le dottrine antipatriottiche ed antimilitariste, delle quali egli allora si affermava partigiano, e giunse a tal segno che ristampò in Italia la frase rivoltante di Hervè su "la bandiera nel letamaio".
    Ma verso la fine d'ottobre del 1914, Mussolini cambiò repentinamente e si dimostrò da un giorno al 'altro interventista così ardente per quanto era stato fino allora neutralista arrabbiato.
    Rifugiata politica in Francia da circa due anni, ho già avuto l'occasione di spiegare nella stampa democratica francese che, fervente interventista io stessa, non fui estranea a questa subitanea "conversione" di Mussolini, grazie al consiglio che avevo dato a Barrere, Ambasciatore francese presso il Quirinale, di fondare a Milano, importante centro industriale e, per conseguenza, proletario, un quotidiano socialista dedicate agli interessi dell'Intesa, rinunziando alla creazione, allora progettata dal governo di Bordeaux, d'un giornale democratico a Roma.
    Io ritenevo, difatti, che l'essenziale, per la causa dell'interventismo, era di portare la discordia e In confusione fra i socialisti, che erano nella grande maggioranza ostili alla guerra; la creazione in quel tempo di un nuovo organo democratico mi sembrava superflua, dati i sentimenti francofili dei partiti medii italiani.
    II mio suggerimento fu considerato gìusto dalla Francia ed eseguito alla lettera, salvo però in ciò che concerneva la futura personalità del direttore del giornale, Difatti, non supponendo affatto Mussolini capace di vendersi, non l'avevo indicato a Barrere, al quale avevo proposto un sindacalista ben noto, che aveva già aderito all'interventismo. Avevo tuttavia, aggiunto, che sarebbe stato preferibile scegliere un socialista unitario, ma non vedevo alcuno, fra i rari lnterventisti di questa tendenza, che avesse le qualità necessaria per dirigere un quotidiano.
    Per conseguenza, quando appresi che la Francia era riuseita a impegnare come "agente dell'interventismo", per ripetere la frase così deliziosamente ironica e significativa di Briand, quello stesso che s'era eretto nell' Avanti! a porta-bandiera della neutralità concepii una viva ammirazione per la diplomazia francese ch'era riuscita a compiere il tour de force di "scoprire Mussolini " o piuttosto di scoprire il bollente interventista sotto la maschera del "neutralista assoIuto".
    Io non ignoravo, beninteso, che questa sensazionale "conversione" era costata al mio amico Giulio Guesde un grosso rotolo di biglietti di banca, ed ero a conoscenza delle voci messe in giro dai negoziatori dell'affare, il giornalista Naldi, di Bologna, il quale raccontava al primo che gli capitava che Mussolini, nel momento di chiudere il contratto, era stato preso da scrupoli e stava per rompere il mercato, e che per assoggettarne la volontà, s'era dovuto "ricorrere al ricatto".
    LEZIONI DEL PASSATO
    COME GLI AGENTI SEGRETI DELLA
    MASSONERIA SANNO TRESCARE
    NELL'OMBRA


    Il giornale "La Controcorrente" di Boston (num. del 5 febb.) ha riesumato uno scritto che la famigerata Rygier pubblicò un decennio addietro a Parigi.
    Utile riesumazione.
    Porchè anche le porcate istruttive col tempo si smarriscono nel polverio della lontananza.
    Perchè un ricordo tira l'altro e completa ed illumina le analogie.
    Perchè, infine, mentre cotesto scritto rigeriano viene rimescolando molta della mota di cui è impastata l' animaccia del truce, serve altresì a smoccolare il lucignolo dell'esperienza e permette di intravedere le arruffianate manovre della massoneria, per il suo occulto disfattismo di classe, per la sua missione di gesuitismo statale.
    Ed è questa la parte che noi glosseremo presentemente.
    * * *
    Ti prego, o compagno lettore, di rileggermi se ti parrò oscuro. Ti prego altresì di aguzzare la mente, Perchè nel passato potrai forse vedere riflesso alcunchè del presente, o viceversa; perchè le volpi perdono il pelo ma non il vizio; Perchè, infine, non è necessario di accorgersi sempre a scorno ed a malanno subìto, del come ci fregano coi tentati incendi dolosi ai danni del nostro povero movimento, gli incendiari che dovrebbero riscuotere la polizza di assicurazione.
    Maria Rygier ci racconta:
    A) Che l'ex suo infallibile di Predappio era stato nel 1904 spia di questura in Francia e che, se nel 1914 egli passò all'interventismo francofilo, si fu perchè il governo francese potè ricattarlo sul suo infame precedente.
    B) La Rygier trae argomento da quanto sopra (ed è qui l'addentellato per noi) per illustrare le manovre francesi nel 1914-15, tendenti a determinare in Italia, col mezzo di interventi finanziari e di agenti corruttori, una falla mortals nel movimento sovversivo antibellico e una corrente interventista rossa, artefatta e comprata.
    C) Infine la Rabagas in sottana si esalta in vanteria, spiegando che si dovette a lei in carne ed ossa gran parte del progetto di fondare un quotidiano dalle mentite apparenze di socialista, per i fini guerraioli,
    E adesso eccovi alla fonte testuale. Turatevi il naso:
    Io non fui estranea a questa subitanea "conversione" di Mussolini, grazie al consiglio che avevo dato a Barrere, ambasciatore francese presso il Quirinale, di fondare a Milano, importante centro industriale e, per conseguenza, proletario, un quotidiano socialista dedicate agli interessi dell'Intesa, rinunziando alla creazione, allora progettata dal governo francese di un giornale democratico a Roma. Io ritenevo infatti che l'ESSENZIALE per la causa dell'interventismo era di portare LA DISCORDIA E LA CONFUSIONE TRA I SOCIALISTI, che erano nella grande maggioranza ostili alla guerra.
    Seguono schiarimenti dettagliati: la Francia pensava alla fondazione NON di un quotidiano socialista, MA di uno democratico e NON a Milano, MA a Roma. Senonchè la Rygier temeva (testuale) che questa intrusione finanziaria della Francia nella nostra stampa democratica avrebbe ferito profondamente la coscienza nazionale. Fu per evitare questa svolta maldestra del governo francese e fu per viemmeglio lubrificare il congegno della corruzione antiproletaria, che la Rygier credè bene di consigliare alla Francia di cambiar progetto e di congegnare un magnifico Cavallo di Troya; quanto dire che il quotidiano doveva dichiararsi SOCIALISTA e uscire nella Milano proletaria e non nella burocratica Roma.
    A ciascuno il suo fetente mestiere!
    Gongolante, la Rygier ora racconta che il di lei progetto (testuale) fu considerato giu sto dalla Francia ed ESEGUITO ALLA LETTERA, salvo però in ciò che concerneva la futura personalità del direttore del giornale. Essa infatti non aveva pensato di indicare al Barrere l'integerrimo direttore dell'Avanti! come giornalista comprabile; ma aveva proposto un noto sindacalista (osservazione mia: certamente il de Ambris) e quando apprese che la Francia era riuscita ad impegnare Mussolini, essa (testuale), concepì una vivissima ammirazione per la diplomazia francese, ben sapendo che questa conversione era costata (al suo amico Guesdes, allora ministro socia lista di guerra) un grosso rotolo di biglietti da mille.
    Che abbondanza di dettagli superflui, dopo un quarto di secolo! E che diffamatori, sciocchi, zizzanieri e... venduti alla Germania, quelli che lo videro subito .. .
    L'importante è di rilevare come i consigli di questa sadica del rabagasismo, che tuttavia ancora in quel tempo continuava a proclamarsi "compagna" e accusava noi di tradire... i maestri; i consigli di questa tecnica dell'incendio doloso, all'ambasciatore francese, fossero più destri, più competenti, più aderenti all pratica praticabile del raggiro, che non i progetti del superficiale Barrere. Non aspettate che vi schizzino l'occhio per vedere il dito. Qui si tocca can mana come i mestatori accuratarnente truccati nel dietroscena, per il vantaggio che hanno di camminare, al buio, per vie percorse, sono insostituibili nell 'arte di dare i falsi scambi ai binari sovversivi, nelle ore difficili della storia, al favore delle grandi ondate di "mistica" ufficiale: come sono i veri indicati a tirare i fili di qualche bamboccio preso al laccio della cecità o della vanità o della venalità, o dell'ingenuità, o dell'incoscienza.
    Barrere diplomatico - tutto dire in fatto di senza scrupoli - concepisce l'idea di un quotidiano pro Francia; ma di un quotidiano democratico, senza maschera sovversiva. La Rygier, anarchica, che, se fosse dipeso da lei ancora avrebbe vissuto nell'ambients nostro come compagna -; la Rygier, dice no! Sa di meglio lei! Vede oltre! E' il ladro che ruba dal di dentro, che fa la guida e la guardia ai ladri di fuori, che egli introduce in casa propria, perchè saccheggino all'ora giusta e sapendo dove mettere le mani. La Rygier sa che un giornale borghese che si confessi per quello che è, sia pur democratico, non varrà una cicca come strumento di deviazione fra le masse rosse. Un tale foglio ignorerà le chiavi del cuore di masse che sono fresche della Settimana Rossa; difenderà a controsenso la causa della guerra; finirà col servire alla causa opposta. La borghesia ne indispettirebbe; il proletariato gli griderebbe: merda!... Altra, altra è la via. Il nuovo quotidiano perchè possa servire a colpire l'antibellicismo dei socialisti e degli altri deve sbraitare di socialismo; ma questa per opera di qualcuno che sappia le astuzie del camaleonte, sì da far servire le stesse vecchie parole rosse all'uso opposto, senza che l'escamotaggio si scopra. Giornale piazzaiolo, sassaiolo, scamiciato falsomonetario dei principii, che sappia svoltare e che riesca a deviare per gradi insensibili gli ingenui, gli impressionisti, i creduloni (che sempre son lì ad imprestare agli impostori la loro porzione di buona fede cogliona, rendendosi loro complici necessari) e che sappia montare e gonfiare qualche nullita che pur di parere persona non aspetta che l'arrivo spettacoloso di Dulcamara.
    Parentesi: Una commedia consimile ce la giuocarono più tardi i bolscevichi (infamatisi non solo - no no! - dopo l'infortunio toccato a Trotsky o dopo l'assassinio di Berneri e compagni), quando per lunga serie di anni - dopo Kronstad, dopo Makno, dopo l'assalto internazionale dei funzionari cekisti d'ogni lingua contra l'anarchismo d'ogni paese, trovarono in ogni parte del mondo - e anche in America e più di tutto a New York -- dei ferri del loro immondo mestiere, loro accoliti loschi e mascherati, complici necessari delle loro devastazioni nel campo nostro, sotto il segno bifronte dei fronti unici e delle alleanze; sì che sarebbero ben riusciti a colpire questa nostro movimento ricomposto dai superstiti di tante bufere, se non ci fossero stati per levie del mondo coloro che puntarono i piedi, che smascherarono gli impresari delle sognate liquidazioni ideologiche, rinforzati da delusi ed avariati d'ogni risma, e che mandarono all'aria le imprese di Jago e di Caino coalizzati. La parentesi è chiusa!
    Dicevamo ...
    Che ne poteva sapere più della Rygier un coglione di diplomatico come il Barrere, egli che non era mai stato un sovversivo? Che ne avrebbero capito più di lui e i suoi pennivendoli da salotto, estranei al popolo, alla piazza ed ai capipopolo? Su avanti dunque le competenze: avanti de Ambris, in alto un Mussolini, gente che poteva parlare all'orecchio di un Corridoni, di un Masotti, di un Tancredi, di quanti si sapeva che avevano qualche marachella di cui arrossire e sulla quale poteva far leva il ricatto ...
    O con noi o contro di noi ... ma allora!
    Oh! Esperienza, esperienza, che servi mai tu nella vita, se non a rendere più fonda la pena di servire la causa, per il contrasto tra la chiaroveggenza acquisita e la miopia dei molti, che spesso non sono colpevoli?
    Giovani allora, quanti di noi saremmo stati presi al laccio dei ricattatori "revisionati", se non avessimo --- e oggi come allora --- potuto guardare nel bianco degli occhi dei mascalzoni che facevano ressa attorno al banditore delle coscienze all'incanto?
    * * *
    Urge ora una domanda: come spiegare che la chiassosa anarchica Rygier, fumanti ancora gli incendi della Settimana Rossa, potesse godersi questi tu per tu coll'ambasciatore di Francia presso il Quirinale? E ciò in condizioni che ci poteva rivelare solo lei stessa dopo tanti anni; ma che nessuno avrebbe potuto allora ne vedere, nè provare, se pur c'era chi poteva, in generale intuirlo?
    Misteri delle logge!
    Camillo Berneri, scaltrito da alcuni anni di vita militante in Francia, e che aveva esperienza delle imboscate e degli imboscatori politici del mondo francese sulla preda degli esuli (molti dei quali fuori del loro paese, ricordano "Cola", il protagonista dell'Aria del Continente, nel capolavoro del Martoglio); Berneri si era bene accorto, lui, del ruolo della massoneria, anche nei settori più estremi.
    L'Adunata ha riprodotto il suo lucido articolo. Io sforbicio questo brano eloquente:
    Per fortuna il fenomeno massonico è nel campo dell'anarchismo Italiano del tutto trascurabile. Ma vi è una notevole minoranza di anarchici che, allettata dalla speranza dei "grandi mezzi", si è lasciata attrarre nel giuoco politico di quell 'antifascismo equivoco che sboccò nelle legioni garibaldine, poi nei varii movimenti più o meno clandestini e che ora sta ritessendo le sue reti.
    Berneri non poteva dirci di più. Egli, più giovane, ignorava che (a parte il noto lontano fenomeno revisionista costiano del 1879) il fenomeno della massoneria nel campo italiano, per quanto trascurabile, è tuttavia più vecchio di quel che appaia. E per quanto trascurabile "numericamente", ha dato sempre e sempre darà dei risultati di devastazione proporzionati alla potenza dei mezzi, delle influenze, delle protezioni, delle connessioni e del sabotaggio occulto, proprii del sistema centralizzato e intrigante della massoneria.
    Il fenomeno interventista lo sappiamo -- e lo documenta il Berneri -- fu di derivazione massonica. Oggi sanno anche i sassi che la Rygier fu uno strumento della massoneria; massona essa stessa. La sua stessa presenza in Francia nel 1925 è nota che era in relazione ad una sua missione presso i fratelIi francesi, contro il Commendator Palermi, accusato di indisciplina.
    Ora la Rygier non divenne massona dopo di essere divenuta interventista.
    Fu nel 1913 che essa si recò in Francia la prima volta. Vi si recò per estendervi l'agitazione pro Masetti. Io vi ero stato profugo tutto il 1912 e, con Vezzani, Malate, Pierre Martin ed altri avevamo dato principio a questo lavoro.
    Fu in quel tempo e in quella circonstanza che l'energumena passò alla Massoneria.
    A suo tempo, ma tardi, ne seppero qualcosa il Vezzani ed altri a Parigi.
    La Rygier quindi lascìo l'Italia anarchica e fece ritorno dalla Francia anarehiea-massona.
    Essa visse quindi i nostri contatti politici, come compagna di fede, nascondendo che apparteneva alla Internazionale della borghesia (Bakounine) .
    Ecco spiegati molti enigmi di un quarto di secolo fa, e tanti altri di tempi meno lontani.
    E non solo della Rygier si trattò: Massoni erano i Tancredi, i Masotti, i Rossi, i Pasella, i Corridoni; - sindacalisti questi ultimi, al seguito del loro gran Maestro, il de Ambris, l'inseparabile di quel massone di prime rango che è Carnpolonghi.
    Dico Campolonghi e de Arnbris, quelli che non mancano mai, come chi tiene il mestolo, in tutti gli intrighi popolaresehi, coll'indispensabile ingrediente "libertario". Ciò a partire dalla ricordata politiea interventista, all'invio del danaro francese a Mussolini (Vedi " Quartetto" di Roberto Marvasi, eccellente e di cui parleremo), fino al Ricciottismo, senza garibaldinismo, e al Maeismo, in terra di Francia, del 1925-26.
    E per ora altro non si può dire; ma molto si vede.
    Col filo si trova il gomitolo!
    Armando Borghi
    (Toronto. Canada)

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    Predefinito Re: La massoneria e il fascismo. Articoli di C. Berneri e A. Borghi

    Citazione Originariamente Scritto da Raymond la Science Visualizza Messaggio
    Contro gli intrighi massonici nel campo rivoluzionario

    Raccolta di articoli di Camillo Berneri e di Armando Borghi

    LA MASSONERIA E IL FASCISMO

    I vari Gruppi anarchici e singoli compagni della Valle della Antracite, hanno deciso di raccogliere in opuscolo questi scritti, comparsi sulla "Adunata" in questi ultimi tempi, sul problema della Massoneria, poco o malnoto tra noi.
    Crediamo di fare cosa utile alla causa; sia per la conoscenza più vasta di un problema che interessa dal punto di vista politico e delle lotte quotidiane (date, le inframmettenze della Massoneria nelle lotte sociali e, in questi ultimi tempi, anche negli ambienti di avanguardia) -; sia perchè i compagni aprano bene gli occhi sui mezzi e gli espedienti coi quali spesso le lunghe mani massoniche operano anche nel campo nostro, anche solo col grimaldello di uno o due o pochissimi massoni con etichetta anarchica.
    Tanto più utile ci sembra questa pubblicazione in questo momento, quando per l'appunto una campagna inqualificabile contro il nostro movimento in America è stata rinforzata per opera di qualche elemento notoriamente massonico, che intorbida da anni il movimento degli emigrati anarchici italiani in Francia, come già risultò colla famosa impresa del degenere Garibaldi oltre una dozzina di anni or sono. Elementi massonici, che, mentre hanno tutto il tempo di trescare da lontano e da vicino, colle loro creature, per colpire un movimento anarchico che lavora da decenni per il meglio del nostro ideale e della nostra azione e della nostra solidarietà internazionale; mentre si assumono l'impotente patrocinio di noti mistificatori del campo della politicaglia e del movimento operaio (unionista, come qui si chiama), non hanno tempo di accorgersi che laggiù in Francia i fratelli massoni organizzano la stessa turlupinatura del 1914-18, ai danni del movimento rivoluzionario, ordendo sin da ora le trame per sacrificare alla guerra di Stato, e sottrarle alla Rivoluzione, le migliori forze della nostra emigrazione.
    Naturalmente si tratta sempre dell'ultima guerra e di quella... liberatrice...
    Questa pubblicazione, interamente a nostre spese, la offriamo in favore delle Vittime Politiche. Chi non la riceva direttamente da noi ne può farne richiesta all'indirizo dell' "Adunata".
    I Gruppi Anarchici e singoli
    Compagni della Valle della
    Antracite

    Maggio 1939
    LA MASSONERIA E IL FASCISMO

    Il fatto che la Massoneria è stata oggetto di persecuzioni e di violenze da parte della squadrismo fascista e del governo di Mussolini, è sfruttato dai massoni anti-fascisti, che tendono a far dimenticare l'enorme responsabilità di quell'associazione nei riguardi dell'avvento del fascismo al potere. Se la Massoneria non fosse una delle forze direttive di quell'antifascismo "serio e concreto", che sta preparando la successione conservatrice al fascismo, polarizzando i malcontenti della borghesia, un esame dell'opera della Massoneria avrebbe un interesse puramente storico.
    Questo esame ha, invece, un valore politico, in quanto può contribuire a chiarire la nostra posizione di fronte a quell'associazione. Per fortuna il fenomeno massonico è nel campo dell'anarchismo italiano del tutto trascurabile. Ma vi è una notevole minoranza di anarchici che, allettata dalla speranza dei "grandi mezzi", si è lasciata attrarre nel giuoco politico di quell 'antifascismo equivoco che Sboccò nelle legioni garibaldine, poi nei varli movimenti più o meno clandestini e che ora sta ritessendo le sue reti.
    La Massoneria ha alimentato per cinquanta anni l'irredentismo, avendo per parola d'ordine: Trento e Trieste. Mentre l'irredentismo repubblicano sfuggiva, in parte, al nazionalismo, avendo una tradizione ideologica e fattiva d'irredentismo internazionalista, vale a dire indicando la possibilità della federazione tra le nazioni nella soluzione dei varli irredentismi nazionali, la Massoneria circoscriveva il problema all'integrazione dei contini, mettendosi sullo stesso plano del nazionalismo; per il quale Trento e Trieste non erano che una tappa, verso le ulteriori conquiste. Il Gran Maestro Nathan e il Sovrano Grande Commendatore del Rito Scozzese irregolare, Ettore Ferrari, nell'agosto 1914 davano a dei Fratelli la missione di raccogliere degli arruolamenti nell'esercito italiano, sia di Figli della Vedova sia di orfani, per quella qualsiasi iniziativa "avente uno scopo nazionale". I promotori della Legione Garibaldina, che si battè nelle Argonne, avevano di mira la Dalmazia, e molti volontari raccoltisi a Nizza, nell'ottobre 1914, insorsero contro Eugenio Chlesa, proclamando di essersi arruolati con l'idea di andare in Dalmazia.
    Quando al principio del 1915, Mussolini lanciava la formula: "0 la guerra o la repubblica!", e le manifestazioni interventiste assunsero sempre più colore repubblicano, la Massoneria argino quel movimento. Una balaustra circolare del Grande Oriente invitava tutti i massoni a opporsi con tutte le forze a quella Formula. Quanto la Massoneria avesse contribuito a trascinare l'Italia all'intervento risulta dal fatto che, alla dichiarazione di guerra, una grande folla di interventisti ando a manilestare la propria simpatia davanti a palazzo Giustinlani, sede del Grande Oriente.
    La Massoneria, quindi, fu interventista con spirito nazionalista e lealista. Il Grande Oriente spese forti somme per la propaganda annessionista (della Dalmazia), e segretarla del Comitato nazionale per l'annessione di Fiume e della Dalmazia fu Maria Rygier, massona.
    Molti massoni aderivano all'"associazione Trento Trieste", che aveva per scopo di provocare conflitti con le autorità anstriache e i conseguenti ineidenti diplomatici. Ed era una creazione della Massoneria la "Dante Alighleri", che aveva per scopo precipuo di sviluppare la penetrazione Italiana in Dalmazia e di sostenere, con l'aiuto finanziario del Governo, le candidature italiane.
    Quando fu proclamata l'annessione di Fiume, il Gran Maestro Domizio Torrigiani, con una balaustra circolare (28 febbraio 1924) rivendicava al Grande Oriente il merito di aver proclamato fin dall 'armistizio l'italianità di Fiume e le necessità dell'annessione. Si sa che l'"impresa di Ronchi" fu possibile per l'appoggio della Massoneria, che si affrettò a garentire alla Massoneria scozzese-americana il governo provvisorio di Fiume. D'Annunzio fu perfino investito del cordone di 33 del Rito Scozzese antico.
    Fin dalle origini (marzo 1919), i Fasci di Combattimento contarono numerosi aderenti appartenenti al Grande Oriente.
    Nella stesso tempo, dei massoni contribuirono a fondare l'Unione Antibolscevica di Roma, l'Alleanza Cíttadina di Firenze e le altre associazioni che furono la continuazione di quelle del cosl detto "fronte interno" del periodo di guerra. Queste associazioni avevano un carattere nettamente conservatore. L'Unione Antibolscevica di Roma dichiarava, nell'art. 1 del proprio Statuto, di aver per iscopo di "opporsi a qualsiasi rovesciamento politico e sociale", e del suo lealismo monarchico fa fede il fatto che fu essa ad organizzare la manifestazione di simpatia al re, quando i deputati socialisti abbandonarono l'aula all'apertura della seduta reale. Nel gennaio 1921, veniva costituita una federazione di tutte le Unioni antibolsceviche e Organizzazioni Civiche e fu eletta vice-presidente la Massona Maria Rygier. Durante gli scioperi del 1921 e del 1922 furono queste associazioni, dominate da massoni, che organizzarono il "lavoro volontario", e i Fasci non fecero che seguirli. Verso la meta del 1921 i Fasci si mettevano al servizio dell' Agraria e della Confederazione dell'Industria, e scatenarono la grande offensiva anti-operaia. La Massoneria continuò a spalleggiare il movimento fascista.
    D'altra parte, la Grande Loggia creava, al principio del 1921, il Partito Nazionale Democratico, che ebbe per padrino D'Annunzio, che il 9 febbraio 1921 ordinava agli ex-legionari di Fiume di dimissionare dai fasci. Ma questa partito moriva ben presto, appena la Grande Loggia, nel gennaio 1923, sospese sussidi. A capo della Grande Loggia era Raoul Palermi, che doveva diventare ben presto il maggiore sabottatore della Massoneria del Grande Oriente.
    Anche il Partito di Rinnovamento ebbe tra i suoi capi dei massoni della Grande Loggia e in esso avevano un ruolo attivo varle personalità del fascismo.
    La Grande Loggia, dunque, cercava di accerchiare il movimento fascist a e di soppiantarlo. Maria Rygier fu incaricata nel maggio 1921 di entrare nel Fascio di Roma per controllare l'uso degli aiuti finanziari dati dall' Agraria e dalla Confederazione dell'Industria; e questo per conto della Grande Loggia. In quel tempo il generale Cappello, 33 del Grande Oriente, era nei Fasci. Cesare Rossi era nella Grande Loggia. Ed erano massoni Halo Balbo, Alessandro Dudan, Glacomo Acerbo, Edoardo Torre, il marchese Perrone, Terzaghi, Farinacci, Bottai, Lanfranconi, Capanni, Volpi, Nenciolini, Oviglio, Casalini; per non citare che dei ras più noti.
    Il Grande Oriente contribuì con tre milioni e mezzo alla marcia su Roma, dopo la quale la Grande Loggia assicurò i massoni d'America che l'ItaIia stava entrando in un'era d'ordine e di pace. Questi telegrammi furono trasmessi dal governo stesso come dispacci di Stato, indirizzati all'ambasciatore di Boston, che li fece pervenire ai destinatari. Rassicurare la Massoneria americana valeva rassicurare il governo e la plutocrazia degli Stati Uniti. Basti pensare che Harding, presidente degli S. U. era 32 del Rito Scozzese, per vedere tutta l'importanza del connubbio fascista-massonico.
    Il Supremo Consiglio della Grande Loggia il 17 dicembre 1922 approvava una "dichiarazione", portante il placet autografo di Mussolini, nella quale s'impegnava a subordinare i suoi adepti fascisti alla disciplina del lora partito e gli altri a non far nulla contro le direttive del governo. Il 30 di quello stesso mese Torrigiani, Gran Maestro del Grande Oriente, dichiarava in un'intervista col "Giornale d'Italia" che le Logge della sua Obbedienza erano state invitate da lui a cooperare al successo del governo di Mussolini. In quella stessa intervista, il Torrigiani affermava che i massoni della colonia Italiana di Parigi erano dei ferventi fascisti. Essendosi la Loggia "ltalia" di Parigi, aderente alla Grande Loggia di Francia, pronunciata contro il governo fascista, Torrigiani stesso ritirò a Triaca, venerabile di quella Loggia, il titolo di garante d'amicizia del Grande Oriente d'Italia presso la Grande Loggia di Francia.
    Ma questa servilità del Grande Oriente non giovò ad evitare l'attacco di Mussolini. Il 13 febbraio 1923 il gran consiglio fascista, su proposta di Mussolini, votava un ordine del giorno dichiarante la incompatibilità tra fascismo e Massoneria. Questo atteggiamento tendeva a colpire il Grande Oriente e non la Grande Loggia. Infatti il 7 novembre 1923, Mussolini riceveva una deputazione della Grande Loggia, capitanata dal Sovrano Grande Commendatore del Rito Scozzese Palermi, e un comunicato della "Stefani" informava che Mussolini aveva manifestata della simpatia a quell'Ordine "fedele al Governo".
    In occasione delle elezioni politiche del 6 aprile 1924, la "Rassegna Massonica" consigliava ai massoni di sostenere le liste nazionali, considerato che vi erano in esse delle candidature massoniche. Il Grande Oriente, invece interdì ai suoi adepti di far parte di quelle liste. Nel luglio 1924, Palermi versava un milione per la fondazione di Roma fascista, quotidiano che aprì il fuoco sulla Massoneria. Il 4 agosto di quell 'anno il consiglio nazionale fascista dichiarava nuovamente l'incompatibilità tra l'adesione al partito e l'appartenenza al Grande Oriente o alla Grande Loggia.
    Il 15 agosto una balaustra di Palermi lasciava liberi i massoni fascisti di prendere le decisioni che ritenessero opportune.
    La Massoneria aveva tutto l'interesse ad avere degli adepti nei Fasci, poichè costoro facevano da parafulmine. Ad esempio, fino a quando Padovani, massone, fu segretario del Fascio di Napoli, la Massoneria di quella città fu indisturbata.
    La Massoneria, dunque, fiancheggiò il fascismo prima, durante e dopo la marcia su Roma; è soltanto alla fine del dicembre 1923 e sopratutto al gennaio 1924 che risalgono le prime devastazioni fasciste di sedi massoniche, mentre da più di quattro anni lo squadrismo fascista martellava spietatamente sulle organizzazioni operaie e sui partiti di sinistra.
    Quando la violenza fascista si scatenò sulla Massoneria, questa ripiegò prontamente. Così all'indomani della San Bartolomeo fiorentina (ottobre 1925) Torrigiani sciogileva le Loggie della Toscana. E l'incompatibilità tra la Massoneria e il fascismo fu così poco ferma da parte della prima che, in quello stesso anno, una banda di fascisti invadente una Loggia di Trieste si trovò di fronte ad un ufficiale della Milizia in uniforme.
    I movimenti antifascisti creati dalla Massoneria furono tutti equivoci. Ulisse Ducci, massone, fu tra i fondatori dell'Italia Libera e, poi, segretario generale dell 'associazione Patria e Libertà, il cui leader era il massone Misuri, fascista dissidente.
    Massone era Ricciotti Garibaldi e fu la Massoneria a creare le Legioni garibaldine.
    Vari massoni vi sono tra i dirigenti dell'Alleanza Nazionale e di Giustizia e Libertà.
    E' evidente che il Grande Oriente sta polarizzando i malcontenti della borghesia Italiana, cioè che il suo è un antifascismo fascista-dissidente, ossia liberale-conservatore.
    La Massoneria rappresenta un grande strumento di governo. Essa ha degli addentellati nell'esercito (1), nella burocrazia, nella magistratura, nella polizia e una forte influenza nel campo plutocratico italiano e in quello delle altre nazioni.
    Il governo fascista ha nominato delegato italiano all'Ufficio Internazionale del Lavoro il De Michelis, membro del Supremo Consiglio d'ItaIia, che è affillato al Grande Concistoro di Sant'Andrea dell'Ordine di Ginevra; ha incaricato di missioni a Londra e negli Stati Uniti Italo Balbo, della Grande Loggia; e, verso la fine del 1924 fece pratiche per rintegrare nella Massoneria Erik Suckert (Curzio Malaparte) allora direttore de La Conquista della Stato, e fu Palermi che lo elevò a 33 della Grande Loggia: e tutto questo perchè il Suckert aveva missioni all'estero. Essendo la Massoneria "l'Internazionale della borghesia", come la definì Bakunin, qualunque partito di governo, qualunque associazione che si proponga di conquistare lo Stato è naturale alleata della Massoneria. E il governo provvisorio antifascista, caro alla Concentrazione, non potrà che poggiarsi sulla Grande Loggia e sul Grande Oriente, ossia sulla Massoneria di plazza del Gesù e su quella di palazzo Giustinlani.
    L'Aventino fu pilotato da Amendola, massone; la Concentrazione Antifascista fu per vario tempo dominata dalla Massoneria; e la vario tempo dominata dalla Massoneria; e la Massoneria ha lo zampino nei vari movimenti antifascisti che mirano ad un conservatore trapasso dalla dittatura fascista ad una spagnola repubblica.
    A mantenere l'illusione nel repubblicanesimo di Mussolini furono i fascisti massoni, a mantenere l'illusione del re liberatore furono i liberali massonici, a creare l'equivoca alleanza tra l'antifascismo ufficiale ed il fascismo dissidente furono degli antifascisti massoni.
    Il re (che secondo la rivista massonica "The Universal Free Mason" di Chicago, febbraio 1924) è 33, può ancora oggi contare sull 'alta ufficialità dell 'armata, sulla magistratura, la polizia e su l'alta burocrazia.
    Palermi ha asservito a Mussolini la Grande Loggia, svolgendo un'opera analoga a quella compiuta dal Sovrano Grande Commendatore Adriani Lemmi a favare di Francesco Crispi. Il Grande Oriente è, indubbiamente, contro il governo di Mussolini, ma diventerà l'ossatura di tutte le combinazioni politiche e di tutti i compromessi sociali.
    La Massoneria resta, come giustamente la chiamò il Gramsci: "La sola grande organizzazione politica della borghesia italiana". Occorre tener conto di questa sua natura e di questa sua potenza, oggi; alla vigilia della riscossa rivoluzionaria contro il governo fascista non solo ma anche contro la borghesia, che è stata la massima sostenitrice del fascismo.
    C. BERNERI
    __________
    1) Massoni erano i generali Cappello, Bencivenga, Diaz, ecc. e l'ammiraglio Thaon di Revel, comandante in capo della Marina, fu membro del Supremo Consiglio della Grande Loggia fino al '21.
    RIVELAZIONI DI MARIA RYGIER

    Il lettore troverà nelle pagine che seguono, di A. Borghi, il commento e le delucidazioni adeguate a queste confessioni di una rinnegata del nostro movimento, che passò, come prima passo verso la reazione, dalla porta della maesoneria.
    Si tratta di un bruno --- la parte cioè che è in diretta connessione colla nostra radio scopia storica --- di un opuscolo che la Rygier pubblicò in Francia e che le procurò un processo a Tunisi, dal quale uscì assolta. Noi lo riproduciamo da "Controcorrente" di Boston, febbraio 1939.
    All'inizio della guerra, Mussolini, nella sua qualità di direttore dell'Avanti! mise questo organo ufficiale del partite al servizio di una violenta campagna a favore della neutralità, come l'esigevano le dottrine antipatriottiche ed antimilitariste, delle quali egli allora si affermava partigiano, e giunse a tal segno che ristampò in Italia la frase rivoltante di Hervè su "la bandiera nel letamaio".
    Ma verso la fine d'ottobre del 1914, Mussolini cambiò repentinamente e si dimostrò da un giorno al 'altro interventista così ardente per quanto era stato fino allora neutralista arrabbiato.
    Rifugiata politica in Francia da circa due anni, ho già avuto l'occasione di spiegare nella stampa democratica francese che, fervente interventista io stessa, non fui estranea a questa subitanea "conversione" di Mussolini, grazie al consiglio che avevo dato a Barrere, Ambasciatore francese presso il Quirinale, di fondare a Milano, importante centro industriale e, per conseguenza, proletario, un quotidiano socialista dedicate agli interessi dell'Intesa, rinunziando alla creazione, allora progettata dal governo di Bordeaux, d'un giornale democratico a Roma.
    Io ritenevo, difatti, che l'essenziale, per la causa dell'interventismo, era di portare la discordia e In confusione fra i socialisti, che erano nella grande maggioranza ostili alla guerra; la creazione in quel tempo di un nuovo organo democratico mi sembrava superflua, dati i sentimenti francofili dei partiti medii italiani.
    II mio suggerimento fu considerato gìusto dalla Francia ed eseguito alla lettera, salvo però in ciò che concerneva la futura personalità del direttore del giornale, Difatti, non supponendo affatto Mussolini capace di vendersi, non l'avevo indicato a Barrere, al quale avevo proposto un sindacalista ben noto, che aveva già aderito all'interventismo. Avevo tuttavia, aggiunto, che sarebbe stato preferibile scegliere un socialista unitario, ma non vedevo alcuno, fra i rari lnterventisti di questa tendenza, che avesse le qualità necessaria per dirigere un quotidiano.
    Per conseguenza, quando appresi che la Francia era riuseita a impegnare come "agente dell'interventismo", per ripetere la frase così deliziosamente ironica e significativa di Briand, quello stesso che s'era eretto nell' Avanti! a porta-bandiera della neutralità concepii una viva ammirazione per la diplomazia francese ch'era riuscita a compiere il tour de force di "scoprire Mussolini " o piuttosto di scoprire il bollente interventista sotto la maschera del "neutralista assoIuto".
    Io non ignoravo, beninteso, che questa sensazionale "conversione" era costata al mio amico Giulio Guesde un grosso rotolo di biglietti di banca, ed ero a conoscenza delle voci messe in giro dai negoziatori dell'affare, il giornalista Naldi, di Bologna, il quale raccontava al primo che gli capitava che Mussolini, nel momento di chiudere il contratto, era stato preso da scrupoli e stava per rompere il mercato, e che per assoggettarne la volontà, s'era dovuto "ricorrere al ricatto".
    LEZIONI DEL PASSATO
    COME GLI AGENTI SEGRETI DELLA
    MASSONERIA SANNO TRESCARE
    NELL'OMBRA


    Il giornale "La Controcorrente" di Boston (num. del 5 febb.) ha riesumato uno scritto che la famigerata Rygier pubblicò un decennio addietro a Parigi.
    Utile riesumazione.
    Porchè anche le porcate istruttive col tempo si smarriscono nel polverio della lontananza.
    Perchè un ricordo tira l'altro e completa ed illumina le analogie.
    Perchè, infine, mentre cotesto scritto rigeriano viene rimescolando molta della mota di cui è impastata l' animaccia del truce, serve altresì a smoccolare il lucignolo dell'esperienza e permette di intravedere le arruffianate manovre della massoneria, per il suo occulto disfattismo di classe, per la sua missione di gesuitismo statale.
    Ed è questa la parte che noi glosseremo presentemente.
    * * *
    Ti prego, o compagno lettore, di rileggermi se ti parrò oscuro. Ti prego altresì di aguzzare la mente, Perchè nel passato potrai forse vedere riflesso alcunchè del presente, o viceversa; perchè le volpi perdono il pelo ma non il vizio; Perchè, infine, non è necessario di accorgersi sempre a scorno ed a malanno subìto, del come ci fregano coi tentati incendi dolosi ai danni del nostro povero movimento, gli incendiari che dovrebbero riscuotere la polizza di assicurazione.
    Maria Rygier ci racconta:
    A) Che l'ex suo infallibile di Predappio era stato nel 1904 spia di questura in Francia e che, se nel 1914 egli passò all'interventismo francofilo, si fu perchè il governo francese potè ricattarlo sul suo infame precedente.
    B) La Rygier trae argomento da quanto sopra (ed è qui l'addentellato per noi) per illustrare le manovre francesi nel 1914-15, tendenti a determinare in Italia, col mezzo di interventi finanziari e di agenti corruttori, una falla mortals nel movimento sovversivo antibellico e una corrente interventista rossa, artefatta e comprata.
    C) Infine la Rabagas in sottana si esalta in vanteria, spiegando che si dovette a lei in carne ed ossa gran parte del progetto di fondare un quotidiano dalle mentite apparenze di socialista, per i fini guerraioli,
    E adesso eccovi alla fonte testuale. Turatevi il naso:
    Io non fui estranea a questa subitanea "conversione" di Mussolini, grazie al consiglio che avevo dato a Barrere, ambasciatore francese presso il Quirinale, di fondare a Milano, importante centro industriale e, per conseguenza, proletario, un quotidiano socialista dedicate agli interessi dell'Intesa, rinunziando alla creazione, allora progettata dal governo francese di un giornale democratico a Roma. Io ritenevo infatti che l'ESSENZIALE per la causa dell'interventismo era di portare LA DISCORDIA E LA CONFUSIONE TRA I SOCIALISTI, che erano nella grande maggioranza ostili alla guerra.
    Seguono schiarimenti dettagliati: la Francia pensava alla fondazione NON di un quotidiano socialista, MA di uno democratico e NON a Milano, MA a Roma. Senonchè la Rygier temeva (testuale) che questa intrusione finanziaria della Francia nella nostra stampa democratica avrebbe ferito profondamente la coscienza nazionale. Fu per evitare questa svolta maldestra del governo francese e fu per viemmeglio lubrificare il congegno della corruzione antiproletaria, che la Rygier credè bene di consigliare alla Francia di cambiar progetto e di congegnare un magnifico Cavallo di Troya; quanto dire che il quotidiano doveva dichiararsi SOCIALISTA e uscire nella Milano proletaria e non nella burocratica Roma.
    A ciascuno il suo fetente mestiere!
    Gongolante, la Rygier ora racconta che il di lei progetto (testuale) fu considerato giu sto dalla Francia ed ESEGUITO ALLA LETTERA, salvo però in ciò che concerneva la futura personalità del direttore del giornale. Essa infatti non aveva pensato di indicare al Barrere l'integerrimo direttore dell'Avanti! come giornalista comprabile; ma aveva proposto un noto sindacalista (osservazione mia: certamente il de Ambris) e quando apprese che la Francia era riuscita ad impegnare Mussolini, essa (testuale), concepì una vivissima ammirazione per la diplomazia francese, ben sapendo che questa conversione era costata (al suo amico Guesdes, allora ministro socia lista di guerra) un grosso rotolo di biglietti da mille.
    Che abbondanza di dettagli superflui, dopo un quarto di secolo! E che diffamatori, sciocchi, zizzanieri e... venduti alla Germania, quelli che lo videro subito .. .
    L'importante è di rilevare come i consigli di questa sadica del rabagasismo, che tuttavia ancora in quel tempo continuava a proclamarsi "compagna" e accusava noi di tradire... i maestri; i consigli di questa tecnica dell'incendio doloso, all'ambasciatore francese, fossero più destri, più competenti, più aderenti all pratica praticabile del raggiro, che non i progetti del superficiale Barrere. Non aspettate che vi schizzino l'occhio per vedere il dito. Qui si tocca can mana come i mestatori accuratarnente truccati nel dietroscena, per il vantaggio che hanno di camminare, al buio, per vie percorse, sono insostituibili nell 'arte di dare i falsi scambi ai binari sovversivi, nelle ore difficili della storia, al favore delle grandi ondate di "mistica" ufficiale: come sono i veri indicati a tirare i fili di qualche bamboccio preso al laccio della cecità o della vanità o della venalità, o dell'ingenuità, o dell'incoscienza.
    Barrere diplomatico - tutto dire in fatto di senza scrupoli - concepisce l'idea di un quotidiano pro Francia; ma di un quotidiano democratico, senza maschera sovversiva. La Rygier, anarchica, che, se fosse dipeso da lei ancora avrebbe vissuto nell'ambients nostro come compagna -; la Rygier, dice no! Sa di meglio lei! Vede oltre! E' il ladro che ruba dal di dentro, che fa la guida e la guardia ai ladri di fuori, che egli introduce in casa propria, perchè saccheggino all'ora giusta e sapendo dove mettere le mani. La Rygier sa che un giornale borghese che si confessi per quello che è, sia pur democratico, non varrà una cicca come strumento di deviazione fra le masse rosse. Un tale foglio ignorerà le chiavi del cuore di masse che sono fresche della Settimana Rossa; difenderà a controsenso la causa della guerra; finirà col servire alla causa opposta. La borghesia ne indispettirebbe; il proletariato gli griderebbe: merda!... Altra, altra è la via. Il nuovo quotidiano perchè possa servire a colpire l'antibellicismo dei socialisti e degli altri deve sbraitare di socialismo; ma questa per opera di qualcuno che sappia le astuzie del camaleonte, sì da far servire le stesse vecchie parole rosse all'uso opposto, senza che l'escamotaggio si scopra. Giornale piazzaiolo, sassaiolo, scamiciato falsomonetario dei principii, che sappia svoltare e che riesca a deviare per gradi insensibili gli ingenui, gli impressionisti, i creduloni (che sempre son lì ad imprestare agli impostori la loro porzione di buona fede cogliona, rendendosi loro complici necessari) e che sappia montare e gonfiare qualche nullita che pur di parere persona non aspetta che l'arrivo spettacoloso di Dulcamara.
    Parentesi: Una commedia consimile ce la giuocarono più tardi i bolscevichi (infamatisi non solo - no no! - dopo l'infortunio toccato a Trotsky o dopo l'assassinio di Berneri e compagni), quando per lunga serie di anni - dopo Kronstad, dopo Makno, dopo l'assalto internazionale dei funzionari cekisti d'ogni lingua contra l'anarchismo d'ogni paese, trovarono in ogni parte del mondo - e anche in America e più di tutto a New York -- dei ferri del loro immondo mestiere, loro accoliti loschi e mascherati, complici necessari delle loro devastazioni nel campo nostro, sotto il segno bifronte dei fronti unici e delle alleanze; sì che sarebbero ben riusciti a colpire questa nostro movimento ricomposto dai superstiti di tante bufere, se non ci fossero stati per levie del mondo coloro che puntarono i piedi, che smascherarono gli impresari delle sognate liquidazioni ideologiche, rinforzati da delusi ed avariati d'ogni risma, e che mandarono all'aria le imprese di Jago e di Caino coalizzati. La parentesi è chiusa!
    Dicevamo ...
    Che ne poteva sapere più della Rygier un coglione di diplomatico come il Barrere, egli che non era mai stato un sovversivo? Che ne avrebbero capito più di lui e i suoi pennivendoli da salotto, estranei al popolo, alla piazza ed ai capipopolo? Su avanti dunque le competenze: avanti de Ambris, in alto un Mussolini, gente che poteva parlare all'orecchio di un Corridoni, di un Masotti, di un Tancredi, di quanti si sapeva che avevano qualche marachella di cui arrossire e sulla quale poteva far leva il ricatto ...
    O con noi o contro di noi ... ma allora!
    Oh! Esperienza, esperienza, che servi mai tu nella vita, se non a rendere più fonda la pena di servire la causa, per il contrasto tra la chiaroveggenza acquisita e la miopia dei molti, che spesso non sono colpevoli?
    Giovani allora, quanti di noi saremmo stati presi al laccio dei ricattatori "revisionati", se non avessimo --- e oggi come allora --- potuto guardare nel bianco degli occhi dei mascalzoni che facevano ressa attorno al banditore delle coscienze all'incanto?
    * * *
    Urge ora una domanda: come spiegare che la chiassosa anarchica Rygier, fumanti ancora gli incendi della Settimana Rossa, potesse godersi questi tu per tu coll'ambasciatore di Francia presso il Quirinale? E ciò in condizioni che ci poteva rivelare solo lei stessa dopo tanti anni; ma che nessuno avrebbe potuto allora ne vedere, nè provare, se pur c'era chi poteva, in generale intuirlo?
    Misteri delle logge!
    Camillo Berneri, scaltrito da alcuni anni di vita militante in Francia, e che aveva esperienza delle imboscate e degli imboscatori politici del mondo francese sulla preda degli esuli (molti dei quali fuori del loro paese, ricordano "Cola", il protagonista dell'Aria del Continente, nel capolavoro del Martoglio); Berneri si era bene accorto, lui, del ruolo della massoneria, anche nei settori più estremi.
    L'Adunata ha riprodotto il suo lucido articolo. Io sforbicio questo brano eloquente:
    Per fortuna il fenomeno massonico è nel campo dell'anarchismo Italiano del tutto trascurabile. Ma vi è una notevole minoranza di anarchici che, allettata dalla speranza dei "grandi mezzi", si è lasciata attrarre nel giuoco politico di quell 'antifascismo equivoco che sboccò nelle legioni garibaldine, poi nei varii movimenti più o meno clandestini e che ora sta ritessendo le sue reti.
    Berneri non poteva dirci di più. Egli, più giovane, ignorava che (a parte il noto lontano fenomeno revisionista costiano del 1879) il fenomeno della massoneria nel campo italiano, per quanto trascurabile, è tuttavia più vecchio di quel che appaia. E per quanto trascurabile "numericamente", ha dato sempre e sempre darà dei risultati di devastazione proporzionati alla potenza dei mezzi, delle influenze, delle protezioni, delle connessioni e del sabotaggio occulto, proprii del sistema centralizzato e intrigante della massoneria.
    Il fenomeno interventista lo sappiamo -- e lo documenta il Berneri -- fu di derivazione massonica. Oggi sanno anche i sassi che la Rygier fu uno strumento della massoneria; massona essa stessa. La sua stessa presenza in Francia nel 1925 è nota che era in relazione ad una sua missione presso i fratelIi francesi, contro il Commendator Palermi, accusato di indisciplina.
    Ora la Rygier non divenne massona dopo di essere divenuta interventista.
    Fu nel 1913 che essa si recò in Francia la prima volta. Vi si recò per estendervi l'agitazione pro Masetti. Io vi ero stato profugo tutto il 1912 e, con Vezzani, Malate, Pierre Martin ed altri avevamo dato principio a questo lavoro.
    Fu in quel tempo e in quella circonstanza che l'energumena passò alla Massoneria.
    A suo tempo, ma tardi, ne seppero qualcosa il Vezzani ed altri a Parigi.
    La Rygier quindi lascìo l'Italia anarchica e fece ritorno dalla Francia anarehiea-massona.
    Essa visse quindi i nostri contatti politici, come compagna di fede, nascondendo che apparteneva alla Internazionale della borghesia (Bakounine) .
    Ecco spiegati molti enigmi di un quarto di secolo fa, e tanti altri di tempi meno lontani.
    E non solo della Rygier si trattò: Massoni erano i Tancredi, i Masotti, i Rossi, i Pasella, i Corridoni; - sindacalisti questi ultimi, al seguito del loro gran Maestro, il de Ambris, l'inseparabile di quel massone di prime rango che è Carnpolonghi.
    Dico Campolonghi e de Arnbris, quelli che non mancano mai, come chi tiene il mestolo, in tutti gli intrighi popolaresehi, coll'indispensabile ingrediente "libertario". Ciò a partire dalla ricordata politiea interventista, all'invio del danaro francese a Mussolini (Vedi " Quartetto" di Roberto Marvasi, eccellente e di cui parleremo), fino al Ricciottismo, senza garibaldinismo, e al Maeismo, in terra di Francia, del 1925-26.
    E per ora altro non si può dire; ma molto si vede.
    Col filo si trova il gomitolo!
    Armando Borghi
    (Toronto. Canada)

    Leggi il resto....

    Bello interessante e ben fatto, sen fosse per la bassa retorica lo consiglierei.
    Unica pecca, scordano gli autori che Mussolini e il fascismo furono gli unici a fare una legge che metteva la masoneria, TUTTA la massoneria fuori legge, tardi forse, ma questo è un dato storico che non si può scordare.
    Mi ripropongo di leggere il resto.
    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
    Eraclito


    VUOI SAPERE COS'E' L'ANTIFASCISMO? E' non avere cura del Creato, disboscando, inquinando, cementificando tutto nel nome dello Sviluppo.

 

 

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