C'era una volta un pub, a Ivrea, Arduino.
Frequentato da studenti e prof del vicino Interaction Design Institute.
Tutti giovani interessati a una specializzazione post-laurea nel mondo del design e dell'architettura nella ex "Casa Blu" voluta da Adriano Olivetti come centro studi di quella che fu (prima della sua devastazione tecnica ed economica, con la chiusura della produzione dell'unico microprocessore italiano e con il passaggio della proprietà dell'azienda di Ivrea a De Benedetti) la massima impresa tecnologica-elettronica nazionale.
Qui nel 2005, proprio alla fine del primo quinquennio di corsi di questo secolo (l'Istituto, non più finanziato dalla Telecom, sciaguratamente privatizzata dai predatori dell'economia nazionale, e chiuso nel 2006 fu fuso in un altro gruppo) un insegnante ingegnaccio, Massimo Banzi - sollecitato dalle lamentele dei suoi studenti che non riuscivano a trovare un microcontroller potente ma economico per gestire i loro progetti artistici robotizzati - inventò un microchip a bassissimo costo, chiamato Arduino.
E' stato un successo immediato. Era l'inverno del 2005, Banzi e David Cuartielles, un collega ricercatore spagnolo specializzato in microchip, crearono la loro scheda e in due giorni David Mellis, uno degli studenti di Banzi, ne scrisse il linguaggio di programmazione: alla fine di una settimana la scheda era completa. Con 3 mila euro fu prodotto il primo lotto di schede. Con circa 5 euro il microprocessore diventava un prodotto a disposizione di chiunque volesse realizzarlo a basso costo copiandone on line, gratuitamente, le caratteristiche aumentandone in vari campi lo sfruttamento attraverso collegamenti con le più disparate applicazioni.
Da qui l'interesse di Intel, la multinazionale della Silicon Valley di Brian Krzanich che ha abbracciato la tecnologia a basso costo di Arduino, quella scheda delle dimensioni di una carta di credito diventata ormai il cuore dei progetti più vari: dal robot del design, appunto, al satellite per esperimenti spaziali.
Così a Roma, in occasione della prima European Maker Faire, Intel e Arduino si sono ufficialmente fidanzati: Krzanich e Banzi, 45 anni, hanno annunciato un nuovo prodotto il joint venture, Galileo, destinato agli studenti di tutto il mondo affinché "inventino il futuro ". "Per cominciare abbiamo deciso di regalarne 50mila a mille università" ha annunciato Krzanich dal palco del palazzo dei Congressi descrivendo in che modo nella nostra vita sta per cambiare tutto. "Stiamo andando verso una integrazione fra laptop e tablet, la "2 in 1" e saremo in grado di fare computer sempre più piccoli e di metterli ovunque, nei vestiti, nell'aria persino, in modo che non siano più solo periferiche collegate, ma veri computer con potenza di calcolo inimmaginabile".
E tutto grazie ad un microprocessore fai-da-te, messo gratuitamente in rete, e alla creatività di ragazzi barvissimi nell'inventare nuove applicazioni.
Le nozze tra Arduino e Intel | Il fatto | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale