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    Predefinito Gli eritrei? Fuggono dal marxismo!

    di Renato Farina

    Guardando quei poveri scheletriti eritrei soccorsi (soccorsi!) a Lampedusa è chiaro: il male del mondo è la disumanità.
    Bisogna rimediarvi, accarezzare, lenire le pene.
    Guardando la vicenda di questi cinque sopravvissuti si può dire qualcosa di più specifico: la disumanità oggi ha il timbro principale del marxismo e dell’islamismo la cui congiunzione partorisce l’orrore.
    E ci sono responsabilità. Anche italiane. E soprattutto cecità.

    Altro che - come fa con la bugia sistematica la sinistra - incolpare il governo. C’è di mezzo una complicità sistematica con un tiranno.
    Dunque: occorre lenire i dolori dei sopravvissuti, ma anche fare in modo che il tiranno cada. Come? La prima mossa è conoscere la realtà, giudicarla.

    Ad esempio, l’Europa dovrebbe sapere alcune cose su Malta, da poco entrata nella Ue.
    Riguardando alcune vicende che riferirò tra un momento si capisce benissimo perché Malta non abbia accolto gli eritrei.
    E come gli eritrei temessero i maltesi.

    Il tiranno
    Il tiranno di Asmara si chiama Ysaias Afewerki.
    Viene spesso in Italia, visite private, ha molti amici, nessun rompiscatole che lo tormenti con i megafoni.
    In fondo è un compagno.
    Negli anni ’80 era trattato come una specie di eroe della libertà.
    In quegli anni capeggiava il Fronte per la liberazione dell’Eritrea.
    Era una giusta resistenza all’invasore etiopico.
    Al movimento aderivano tutti, destra e sinistra, cattolici e no.
    Ottenuta l’indipendenza Afewerki, che sosteneva di essere un comunista liberal, divenne islamico.
    E fece ciò che avrebbero fatto i comunisti in Italia nel 1945 se non ci fossero stati gli americani e Yalta.
    Prima coinvolse alcuni alleati nel governo, poi li eliminò.
    La caccia dura ancora.
    Per tenere il tallone sul collo del popolo lo tiene costantemente in guerra, la leva militare non ha fine salvo la morte in guerra o in gulag.

    Visitai quel Paese, che è così italiano, nelle sue architetture da colonia mussoliniana, nel 1987.
    Fui il primo e l’unico ad arrivarci da Addis Abeba. Vidi meglio. Capii di più.
    I guerriglieri del fronte di liberazione partivano dal Sudan e affrontavano e spesso sconfiggevano i militari etiopici.
    Fino a quel momento la guerra era stata raccontata partendo da dietro il fronte, in Sudan.
    Dalla parte degli irredentisti - marxisti, musulmani, cattolici: di tutto - ma eritrei nelle ossa tutti quanti.
    Una lezione: mai allearsi con marxisti e musulmani, se non sei più forte di loro e più cattivo di loro.
    Impossibile, quest’ultima cosa.

    Io volevo muovermi dall’Etiopia, mi interessava vedere come si vive la guerra dall’altra parte e poi magari spostarmi sull’altro fronte.
    Chiesi una mano ad amici in Vaticano, qualche buon indirizzo.
    Dopo qualche tempo mi avvicina un imprenditore romano, un grossissimo costruttore. Avevamo un monsignore amico comune. Mi invita a Roma e mi dice più o meno.
    «Senta, io le offro ospitalità e ogni appoggio. Ma io ho bisogno di un aiuto umanitario da parte sua. Devo costruire un ospedale in Eritrea, ed è una succursale dell’Ospedale del Bambin Gesù. Lei dovrebbe trovare il responsabile del movimento di liberazione eritreo in Italia e accompagnarlo da me. Voglio trattare con loro. Non devono ostacolare la costruzione dell’ospedale e altre opere che ho in ballo lì».

    Mi pareva matto. Il monsignore mi disse: guarda che è una persona seria, la cosa è importante.
    Ci misi un mesetto a capire chi era il capo. Era un francescano, un cappuccino eritreo. Un uomo magnifico. Venne con me a Roma. Non so come andò il colloquio. Non lo chiesi. Ed io partii.
    Avevo un documento che attestava io fossi un imprenditore per arrivare ad Addis Abeba e visitare gli insediamenti che, con l’aiuto dei fondi italiani per la cooperazione, Menghistu aveva realizzato in mezzo alle foreste vicino al Lago Tana, sull’altipiano di Amhara.
    Conobbi dei falasha, ebrei di colore, che erano stati deportati lì e acquistai delle statuine che conservo gelosamente.
    Parlai con preti copti che sapevano a malapena leggere e scrivere.
    Poi cercai il visto per l’Eritrea, per Asmara.
    Impresa impossibile, finché non ottenni un documento della Caritas: ero della Caritas, potevo andare.

    Avevo un abboccamento con un francescano. Con la jeep ci spostammo dall’Asmara verso Keren. La strada, in questa antica colonia italiana, disegnava salendo la M di Mussolini, con opportuni tornanti.
    Ero il primo italiano che arrivava dopo molti anni da quelle parti.
    Con il lasciapassare della Caritas stavamo fermi nella terra di nessuno: da una parte i guerriglieri eritrei dall’altra i soldati etiopici.
    Poveretti tutti e due.
    Vedevo arrivare al fronte questi ragazzi ignari che esistesse l’Eritrea, avevano i jacaranda nei fucili e cantavano.
    A Keren c’era un grande albero cavo, che era stato un tempo sacro agli alpini.
    In hotel, l’unico, il cameriere aveva un perfetto accento torinese, e mi chiese se esisteva ancora in Italia il vermouth Carpano.
    Gli dissi di sì e fu felice: tutto era come doveva essere.

    I giuda maltesi
    Avevo visto la fame in Etiopia e in Eritrea. Stavo con i miei amici eritrei, i cappuccini. Mi parlarono del capo della guerriglia, Ysaias Afewerki, con ammirazione.
    Un fratello salesiano piemontese, più saggio, mi indicò però i minareti dell’Asmara, e disse che sarebbe diventato da cristiano un Paese musulmano: gli yemeniti compravano case e terreni, pagavano le conversioni all’islam.

    Il mio amico cappuccino italo-eritreo, figlio di un ascaro, ha avuto un dolore immenso, mi dicono sia proprio morto di dolore.
    Erano espatriati dall’Eritrea alcuni ragazzi. Furono considerati disertori, essendo l’Eritrea sempre in guerra. Erano congelati a Malta.
    Lui andò a perorare la causa di questi ragazzi, perché non fossero rimpatriati: li avrebbero fucilati. Non riuscì ad evitare l’estradizione, e furono giustiziati.
    Di questo andrebbe chiesto conto a Malta.
    Perché? Reminiscenze da Internazionale socialista?

    Massimo Alberizzi ha raccontato l’inferno eritreo.
    Ha citato Amnesty. Ha però glissato sulla persecuzione anticristiana.
    Sono il 50 per cento dei quattro milioni di eritrei.
    Mi fido di più di Radio Vaticana, dell’agenzia Zenit e dell’Aiuto alla Chiesa che soffre.

    Trascrivo: «Dopo un recente Rapporto del Dipartimento di Stato americano, fonti nella regione descrivono il Paese come stretto nella morsa della crisi alimentare, con il Governo che impedisce alla popolazione di accedere alle risorse fondamentali. I resoconti, i cui autori non possono essere rivelati per ragioni di sicurezza, affermano che le autorità hanno bloccato il trasferimento di cibo da una regione del Paese all’altra, hanno bandito i mercati all’aperto che vendono cereali e condotto ispezioni casa per casa alla ricerca di prodotti ottenuti illegalmente».
    «L’Eritrea è in ginocchio in termini di produzione alimentare», afferma il rapporto di Acs (Aiuto alla Chiesa che Soffre), sottolineando la gravità della scarsità dei raccolti a causa della siccità.
    «Si sta arrivando alla distruzione e al completo isolamento del Paese», aggiunge il testo, che accusa il Governo di rifiutare gli aiuti esterni nonostante siano disperatamente necessari.
    Molti abitanti dell’Eritrea si rifugiano a sud, in Etiopia, dove Acs sta aiutando circa 20.000 rifugiati che hanno trovato alloggio in due campi nella zona settentrionale del Paese.

    A questo proposito, l’associazione sottolinea la necessità di avere dei mezzi di trasporto per portare derrate alimentari attraverso le zone montuose fino ai campi di rifugiati.
    «Possiamo solo iniziare a immaginare l’incubo che sta avvolgendo l’Eritrea - ha affermato un portavoce di Aiuto alla Chiesa che Soffre -.
    La popolazione ha urgente bisogno delle nostre preghiere e del nostro sostegno». Particolare preoccupazione viene poi espressa per gli abusi dei diritti umani contro i cristiani. Come descrive il Rapporto del Dipartimento di Stato Usa sui diritti umani del 2008 nel Paese, le forze di sicurezza hanno usato schiavitù, esposizione al calore e maltrattamenti per punire le persone arrestate per le loro convinzioni religiose (circa duemila, ndr) che sono state costrette a firmare dichiarazioni in cui rinnegano la propria fede.

    A volte sono state trattenute in container metallici sotterranei.
    Anche se la Chiesa cattolica è uno dei quattro gruppi religiosi approvati dal Governo, lo scorso anno circa una dozzina di sacerdoti e di suore è stata espulsa dall’Eritrea, in molti casi senza alcun avvertimento.
    Nel giugno 2008, il Governo si è impossessato delle proprietà della Chiesa cattolica.
    Le organizzazioni per i diritti umani e i gruppi religiosi si sono espresse in modo sempre più deciso sui «crimini contro l’umanità» da parte del regime del presidente eritreo, Ysaias Afewerki.
    Il Patriarca Antonios, leader della Chiesa ortodossa eritrea, il gruppo religioso principale del Paese, è stato posto agli arresti domiciliari e all’inizio del 2007 Dioskoros Mendefera è stato annunciato come suo successore in una nomina considerata da più parti «una decisione governativa». (Radiovaticana).

    Appello a Venditti
    Il Consiglio d’Europa vede solo omofobia e islamofobia, la cristianofobia no.
    In Italia si è riusciti ad accusare l’Italia e il governo Berlusconi invece che ricordare questa infamia.

    Una volta Antonello Venditti scrisse reportage meravigliosi sull’Eritrea liberata e sul tiranno suo amico.
    Tv Sorrisi e Canzoni, nel 1992, ospitò una pagina del suo diario da Keren. «Quello che ho visto ha qualcosa di miracoloso. Questo Paese ha conquistato la libertà da nemmeno un anno e in giro non si vedono né soldati né uomini armati. Stiamo assistendo alla nascita di uno Stato».

    Poi si è coraggiosamente corretto. Si è pentito in pubblico. Ha detto che Ysaias è ormai un ex amico, ne è profondamente deluso, e non si occupa più di Eritrea ma di Sierra Leone.

    Ma come? Proprio quando è più necessario stare con i calpestati e i reietti cambi giostra, Antonello?
    Io ti proporrei questo.
    Prendi in mano ancora la bandiera dell’Eritrea. Per quel che mi riguarda, lo faccio anche io.

    sul IlGiornale.it - Le ultime notizie, attualità, politica, economia, meteo 24 08 09

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: Gli eritrei? Fuggono dal marxismo!

    Ma il tizio non era un amicone di Paolo Berlusconi con il quale se non sbaglio ha fatto affari.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Gli eritrei? Fuggono dal marxismo!

    lunedì, 10 ottobre 2005
    Da "Liberazione" Eritrea-Etiopia, venti di guerra

    Di Francesco Martone. La notizia dell'interdizione al volo per gli elicotteri della missione ONU (UNMEE) incaricata di vigilare sul confine tra Etiopia ed Eritrea, ad opera del presidente eritreo Afeworki, è solo l'ultimo capitolo di una tragedia annunciata, quella di una possibile ripresa delle ostilità, in un'area, quella del Corno d'Africa già duramente provata da guerra e fame. Ed è un'occasione in più per denunciare la gravissima situazione nella quale versa il popolo eritreo.; Un popolo che ad alta voce chiede aiuto al mondo intero, per non essere “dimenticato”, per non essere calpestato e oppresso da un regime senza consenso. Un grido soffocato e una scarsa attenzione da parte di chi è preso da prospettive economiche, da affari che destano altrettanto clamore. Basta non sentire, non guardare, distrarre l'attenzione dalla violazione dei diritti umani in Eritrea, dall'imprigionamento di migliaia di persone in carceri segrete senza alcun processo, le torture e i maltrattamenti cui sono sottoposti. Regola aurea dei mercanti senza scrupoli è rimuovere la realtà, nascondere la situazione persistente in quel Paese. L'Italia da che parte sta, con i buoni o i cattivi? Ci sentiremmo di rispondere che sta dalla parte dell'interesse di pochi privati a scapito della popolazione eritrea. Nonostante l’Eritrea sia oggi considerato il paese più repressivo di tutta l’Africa, l’Italia continua ad avere ottime relazioni con il governo di Asmara. Silvio Berlusconi e il ministro per gli italiani nel mondo Tremaglia, infatti, hanno incontrato a Roma il dittatore Afeworki per stabilire le relazioni diplomatiche. Subito dopo il despota è partito per Milano dove ha incontrato il governatore della regione Lombardia, Roberto Formigoni e gli imprenditori lombardi. Incontri proficui, che hanno portato alla prima visita in Eritrea dell'ex vicepresidente della Regione Lombarda Pier Giorgio Prosperini e attuale Assessore ai Giovani, sport e promozione attività turistica. Da qui comincia un andirivieni continuo. Afewerki torna a Milano, Prosperini torna a Massaua (guadagnandosi sul campo la cittadinanza onoraria eritrea). Afeworki torna in Italia, in vacanza, in Sardegna (si dice ospite di esponenti del Polo, ma qualcuno ipotizza sia stato ospite di Paolo Berlusconi). Il ministro Tremaglia va a Massaua e incontra Afewotki sulla Vespucci. La Regione Lombardia firma un protocollo d'intesa che stabilisce collaborazioni nel campo della formazione professionale, della sanità, dell'artigianato, del commercio, della piccola e media impresa, del turismo e della tutela del territorio. Cosa significa il turismo tra l'Eritrea e l'Italia? Secondo l’Ice (Istituto per il Commercio Estero), in Eritrea sono presenti alcune società italiane: una è la “Italcantieri S.p.a.”, l’impresa edilizia di Paolo Berlusconi, impegnata nella costruzione di un migliaio di villette a Massaua. Molti in Eritrea considerano tale società responsabile dello sbancamento di una parte delle banchine dell’antica città costiera, dichiarate dall’Unesco patrimonio dell'umanità. sempre il Dossier del Ministero riporta: La “ZAER plc”, appartenente al Gruppo Zambaiti, che ha rilevato uno storico stabilimento tessile in Asmara con l’obiettivo, una volta rinnovati i macchinari, di avviare una produzione di indumenti di cotone capace di impiegare 2600 persone". Agli imprenditori del gruppo che pensano di poter così aiutare il popolo eritreo, vale la pena di ricordare che il 27 settembre scorso il movimento sindacale internazionale (ICFTU, ITGLWF, IUF) ha depositato una protesta formale presso l'OIL riguardo all'arresto arbitrario e detenzione in un carcere segreto ad Asmara di tre leader sindacali eritrei, tra cui Minase Andezion, leader della Federazione Sindacale dei Lavoratori eritrei del tessile e del cuoio. Inoltre, sono ormai 4 anni che 13 giornalisti indipendenti tra cui Dawit Isaaac, cittadino svedese, sono detenuti illegalmente in incommunicado e senza processo. Abbiamo nella mente quella richiesta di aiuto, quel grido, e per questo ci sentiamo di dire che sarebbe piuttosto imbarazzante, qualora le notizie sul coinvolgimento di società italiane fossero vere, che il fratello del presidente del consiglio italiano tragga profitto dalla collaborazione con un regime dittatoriale, come quello del presidente Isaias Afeworki. Anche il Vice Ministro per le Attività Produttive con delega al Commercio Estero, Adolfo Urso, si è recato in visita in Eritrea e ha scelto la capitale Asmara per una missione alla quale hanno partecipato 30 imprese italiane, con lo scopo di lanciare il "Piano Africa". Una opportunità che Finmeccanica, in prima fila nella foto di gruppo e asse portante della nostra industria della difesa e degli armamenti, non si è lasciata sfuggire. La posta in gioco per la lobby degli armamenti è troppo grande se pensiamo ad un recente rapporto dell'Onu, secondo il quale l'Eritrea spende circa il 20% del proprio bilancio statale in spese militari, a discapito di settori come la sanità e l'istruzione. E' questo un elemento sufficiente per gli speculatori a consolidare rapporti di reciproca stima e avviare ampie prospettive di una nuova e forte collaborazione, tesa ad attuare grandi progetti. La conseguenza è che, in quelle terre, più che una politica estera si sviluppi una politica imprenditoriale e speculativa di imprese estere. E quelle richieste di aiuto avanzate dal vessato popolo arrivano a noi ovattate o non arrivano affatto. E non sono certamente arrivate al Parlamento italiano, con la complicità del governo Berlusconi. Un solo caso su tutti, quello della partecipazione italiana alla missione UNMEE, osteggiata in continuazione da Afeworki. Gli 80 carabinieri dopo essere stati "confinati" per settimane in un albergo della capitale eritrea, si sono visti costretti ad abbandonare il paese nel luglio scorso. Proprio qualche giorno prima che il Parlamento votasse il decreto per il rifinanziamento delle missioni ONU, tra cui proprio la missione UNMEE. Oltre un milione di euro per una missione fantasma, coperta da un silenzio preoccupante. E' ora che la comunità internazionale si muova. La UE adotti sanzioni contro Afewerki ed il suo entourage in occasione del prossimo incontro con i paesi ACP (Africa-Caraibi e Pacifico, aderenti all'accordo di Cotonou), visto che la UE più volte ha auspicato l'inserimento di clausole sui diritti umani e la democrazia nei rapporti con i paesi terzi. Il primo obiettivo sarebbe senz'altro quello di arrivare ad un controllo sui beni economici all'estero del presidente eritreo, dei suoi familiari e degli alti funzionari del suo governo e delle forze armate, ed il conseguente blocco degli stessi.


    Sen. Francesco Martone
    http://www.ecogiustizia.splinder.com/post/5961826
    Scusa ma paolo Berlusconi non è il proprietario del "Giornale"?

  4. #4
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    Predefinito Rif: Gli eritrei? Fuggono dal marxismo!

    Secondo notizie di stampa l'Italcantieri di Paolo Berlusconi starebbe costruendo 5.000 villette nella zona di Massaua. Per mettere in atto il progetto risulta siano state distrutte delle case, comprese testimonianze storiche ancora precedenti all'impero ottomano, e zone di parco;

    come risulta da un articolo pubblicato su "Il Manifesto" del 27 febbraio 2004, secondo il Fronte di liberazione eritreo “l'Italcantieri è gia pronta con piani e progetti per costruire abitazioni civili e centri turistici che saranno finanziati nell'ambito degli accordi fra Unione europea e ACP. Il centro turistico più ambizioso è quello di Massaua e dell'arcipelago Dahlak. Il dittatore eritreo ha già emesso la sentenza di esproprio contro i legittimi proprietari. I clienti del centro turistico saranno i militari USA dispiegati dal Canale di Suez al Golfo di Oman”;
    Legislatura 14 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02163
    Perché l’Italia? “C’è da chiederlo? - si meraviglia Samuel - siamo stati colonizzati dagli italiani per 60 anni, prima del loro arrivo l’Eritrea non esisteva neppure sulle mappe geografiche. Speriamo che il vostro governo se ne ricordi, anche se attualmente ha più che altro rapporti con la dittatura eritrea, che sostiene indirettamente tramite gli investimenti commerciali” (come i recenti acquisti di Paolo Berlusconi sul litorale di Massawa, dove sorgeranno megastrutture alberghiere).
    http://www.lettera22.it/showart.php?id=3116&rubrica=121

  5. #5
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    Predefinito Rif: Gli eritrei? Fuggono dal marxismo!

    Il Governo Eritreo ha cacciato via l’Ambasciatore Italiano, dopo molto tempo l’ha riammesso, la situazione è molto fluida. Mi meraviglia ad esempio che Paolo Berlusconi abbia costruito delle villette a Massaua o che il Presidente Eritreo Afeworki abbia soggiornato in Sardegna a casa del nostro Presidente del Consiglio.
    Nuova pagina 1
    La ragione mi sembra chiara. Si è diffusa la voce che tutti gli eritrei saranno ospitati nelle ville di Berlusconi in Sradegna come il loro presidente Afeworki.

    L'autore è Renato Farina che come 007 fa notoriamente cagare.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Gli eritrei? Fuggono dal marxismo!

    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow Visualizza Messaggio
    Ma il tizio non era un amicone di Paolo Berlusconi con il quale se non sbaglio ha fatto affari.
    cazzo dici?

    "si dice...", "si ipotizza che..."

    ma siete diventati tutti D'Avanzo? repapelle:
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Gli eritrei? Fuggono dal marxismo!

    Dossier: Eritrea-Italia, tutti gli amici di Isayas....L'Italia e il sostegno al dittatore eritreo :: giovaniemissione.it

    Dossier:
    Eritrea-Italia, tutti gli amici di Isayas


    L'Italia è un importante sostegno per il dittatore eritreo: il nostro Governo lo appoggia politicamente e favorisce gli investimenti delle imprese italiane nel piccolo Paese del Corno d'Africa. Dimenticando le ricorrenti violazioni dei diritti umani perpetrate dal Governo di Asmara condannate da Amnesty International e dal Dipartimento di Stato Usa.
    A cura di Enrico Casale


    Business is business. As usual. Il tradizionale pragmatismo degli anglosassoni sembra avere contagiato politici e imprenditori italiani. Anche per loro, gli affari sono affari. Come sempre. Anche quando si tratta di investire in un Paese come l'Eritrea. Una nazione governata da un dittatore senza scrupoli, Isayas Afeworki, che ha fatto dei diritti umani e politici carta straccia. Un «presidentissimo» che, dopo aver portato il suo Paese all'indipendenza, lo ha guidato in una guerra fratricida contro gli etiopi e poi, dopo il cessate-il-fuoco con il gigante vicino, ha continuato ad alimentare l'odio e la tensione per perpetrare il suo potere. Politico di formazione marxista, Isayas ha dapprima cercato di liberalizzare l'economia, salvo poi riprenderne il controllo e centralizzare ogni decisione. Così qualsiasi investimento, qualsiasi mossa deve passare dalle forche caudine del partito unico e della sua burocrazia. Ma questo non sembra fermare i nostri imprenditori. O, almeno, una parte di essi. La necessità di venire a patti con il regime non sembra spaventarli.

    L'Eritrea è un Paese povero, senza grandi risorse naturali. Ma la manodopera è ben formata, parla l'italiano ed è abituata a lavorare con gli italiani. E poi la sua posizione è strategica: una sorta di ponte naturale fra l'Africa e l'Asia. Certo, così facendo si rafforza il regime. Ma questo non c'entra con gli affari. E poi gli imprenditori si muovono in un solco aperto per loro dalle buone relazioni che Governo ed enti locali italiani tengono con il regime eritreo. Ragioni geostrategiche ed economiche dunque si intrecciano. E Isayas ne trae vantaggio.

    Amnesty International ha pubblicato nel 2004 un rapporto sull'Eritrea. Pagine durissime. L'organizzazione denuncia torture, detenzioni arbitrarie, sparizioni di oppositori politici. «Migliaia di oppositori politici e di persone che hanno criticato il Governo - spiegano i responsabili di Amnesty - sono attualmente detenuti in località segrete e senza accesso al mondo esterno. I luoghi di detenzione sono raramente comunicati ai familiari e molti prigionieri sono di fatto "scomparsi"». Tra essi un gruppo di 11 dirigenti eritrei arrestati nel 2001 per «tradimento» sulla base di una presunta collaborazione con l'Etiopia. Vita dura anche per i giornalisti: 18 sono stati arrestati e ogni pubblicazione indipendente è stata chiusa (l'Eritrea è ultima nella classifica sulla libertà di stampa redatta da Reporter senza Frontiere). Molti leader religiosi sono perseguitati. In Eritrea sono stati messi al bando tutti i culti al di fuori di quelli ortodosso, cattolico, luterano e islamico. Persecuzioni durissime hanno colpito i Testimoni di Geova, le Chiese pentecostali, ma anche gruppi islamici radicali. Nella morsa è però finito anche il patriarca ortodosso Antonios, rimosso dal suo incarico e messo agli arresti domiciliari in agosto per aver preso posizioni non allineate al regime. «La tortura - continua il rapporto di Amnesty - è sistematicamente applicata negli interrogatori e a scopi disciplinari, specialmente per punire chi ha eluso la leva, i disertori, i soldati accusati di reati militari». Quello della leva obbligatoria è diventato un dramma. Ragazzi e ragazze sono sottratti agli studi per essere arruolati e inviati in campi di «addestramento». Qui le ragazze spesso vengono violentate e i ragazzi torturati. Le diserzioni sono aumentate. Gran parte dei ragazzi arrivati di recente in Italia sono disertori.

    Il numero di rifugiati è cresciuto. Secondo l'Acnur, nel 2005 i rifugiati eritrei erano 131.119. Di questi 110.927 si trovano in Sudan e 8.719 in Etiopia. Fuggono da violenza e povertà che si fanno ogni giorno più dure. Non esiste più un'economia e la gente dipende dagli aiuti che arrivano dall'estero. Il Governo ha ordinato una riduzione della distribuzione degli aiuti alimentari da parte delle agenzie Onu e delle ong. L'obiettivo sarebbe quello di passare da un regime di assistenza a uno di autosostenibilità. Ma così, secondo le agenzie umanitarie, si rischia di mettere in pericolo la sopravvivenza di 2,3 milioni di persone (dei 3,6 milioni di abitanti). A queste misure si associano anche continue ritorsioni contro le stesse Ong: sequestri di vetture, divieti di recarsi in alcune regioni, pressioni politiche. In ottobre, il Governo ha imposto serie restrizioni agli spostamenti della missione Onu incaricata di controllare il confine tra Etiopia ed Eritrea. In agosto aveva bandito dal suolo eritreo l'Usaid, l'organizzazione umanitaria del Governo Usa. Il Dipartimento di Stato Usa ha più volte ribadito che quello eritreo è un regime dittatoriale senza alcun rispetto per i diritti umani.

    «Dettagli» che non preoccupano il Governo italiano e la nostra classe politica. Isayas viene spesso in Italia dove ha molti amici. Il più importante è il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Per il Cavaliere, Isayas non è intimo come potrebbe essere Vladimir Putin, ma tra loro corre buon sangue. Isayas è stato ospite a Villa Certosa, la residenza sarda del premier. Un privilegio riservato ai più importanti leader stranieri. Nel Governo hanno buoni rapporti con Isayas anche Mirko Tremaglia, il ministro per gli Italiani all'estero, e Adolfo Urso, vice-ministro dell'Economia con delega al Commercio estero. Il leader eritreo vanta amicizie importanti anche a livello locale: spicca Roberto Formigoni, il presidente della Regione Lombardia. Isayas è stato accolto più volte al Pirellone dal Governatore. «Incoraggerò gli imprenditori lombardi - ha detto Formigoni a margine di una visita - a cogliere le numerose opportunità di investimento esistenti in Eritrea». La Regione Lombardia ha addirittura sottoscritto un accordo-quadro per l'assistenza nella regione del Maekel. Promotore di quest'intesa e dell'amicizia tra Isayas e Formigoni è Pier Gianni Prosperini, assessore regionale al Turismo. L'amicizia con il presidente eritreo non è una prerogativa del centrodestra. Anche nel centrosinistra ci sono molti estimatori, forse un retaggio del passato, quando Isayas era considerato una sorta di Che Guevara del Corno d'Africa. Hanno buone relazioni le regioni Toscana, Marche ed Emilia Romagna che hanno nel tempo finanziato progetti di cooperazione con alcune regioni dell'Eritrea.

    Il rischio è che l'Italia ripeta con l'Eritrea gli sbagli commessi in passato con la Somalia. «I Governi italiani - osservano membri dell'opposizione eritrea - si ostinarono a sostenere il vecchio dittatore somalo Siad Barre fino alla fine. Siad Barre era l'uomo dell'Italia nel Corno d'Africa. Proprio come lo è ora Isayas Afeworki. E, come lui, Isayas sta governando con pugno di ferro, mettendo in contrapposizione i suoi generali. C'è il pericolo che, se Isayas dovesse cadere, l'Eritrea si trasformi nella terra dell'anarchia e, proprio come in Somalia, si scateni una guerra civile».

    Favoriti da un quadro di amicizia politica, gli imprenditori hanno approfittato della situazione e hanno iniziato a investire in Eritrea. A dire il vero una presenza italiana nel Paese c'è sempre stata, favorita anche dagli speciali rapporti con l'ex colonia. In questi ultimi anni, però, c'è stata un'accelerazione. Nel rapporto del 2004, l'Istituto per il Commercio Estero italiano (Ice), pur tra mille distinguo, raccomanda di investire nel piccolo Paese africano: «[...] il Paese ha offerto considerevoli opportunità di impiego per capitali italiani, lo stesso può ripetersi nel prossimo futuro. Tale prospettiva rende strategicamente fondato essere presenti in Eritrea e instaurare contatti e rapporti economici fin da oggi». Anche se la Sace (l'istituto che assicura gli investimenti esteri) ritiene elevato il rischio di investimento, ponendo il Paese a livello 7, il più alto. L'Ice indica alcuni gruppi italiani che stanno già investendo. In primis, l'Italcantieri, la società di costruzioni che fa capo a Paolo Berlusconi, il fratello del presidente del consiglio. Ad Asmara, l'Italcantieri ha progettato un villaggio residenziale di un migliaio di appartamenti in palazzine di quattro piani. Nell'ultimo anno sono poi circolate molte voci su un suo possibile intervento a Massaua per ricostruire l'intero Lido fatto radere al suolo dal Governo (anche questo abbattimento è stato eseguito da una ditta italiana). Altre voci parlavano di un intervento ad Assab. L'Italcantieri smentisce. Un'altra ditta molto impegnata in Eritrea è la Zambaiti. Il gruppo tessile bergamasco ha acquistato l'ex cotonificio Barattolo e vi ha delocalizzato alcune produzioni. Attualmente già confeziona camicie per importanti marche della moda italiana. Quella con l'Eritrea è una passione per il titolare Giancarlo Zambaiti, che vanta un'amicizia personale con Isayas.

    L'on. Adolfo Urso nella primavera 2005 ha scelto Asmara per lanciare il suo «Progetto Africa». Nel comunicato del ministero si leggeva: «L'on. Urso nell'esprimere l'appoggio del Governo italiano in merito alle riforme intraprese dall'Eritrea [...] auspica che si concretizzi un'attività parallela, volta ad avvicinare il mondo imprenditoriale italiano all'Eritrea stessa, in modo da sostenerla non solo economicamente ma attraverso azioni che la avvicinino alla realtà industriale italiana». Al workshop, oltre alla delegazione governativa, hanno preso parte una trentina di aziende italiane. Tra esse la Ams (Alenia Marconi System), una società che produce sistemi radar di comando e controllo per la difesa, sistemi navali, radar per il traffico aereo civile; la Domina Vacanze, una multinazionale del turismo; la Tlc Italia, una società telefonica e di sicurezza dati.

    Tutto questo senza nessuna protesta da parte italiana per le violazioni dei diritti umani. Tacendo anzi sull'espulsione dell'ambasciatore italiano nel 2001 e del contingente dei carabinieri nel 2005. Probabilmente gli affari contano di più. Business is business.

  8. #8
    a.k.a. tolomeo
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    Predefinito Rif: Gli eritrei? Fuggono dal marxismo!

    Citazione Originariamente Scritto da Stalin Visualizza Messaggio
    Dossier: Eritrea-Italia, tutti gli amici di Isayas....L'Italia e il sostegno al dittatore eritreo :: giovaniemissione.it

    Dossier:
    Eritrea-Italia, tutti gli amici di Isayas


    L'Italia è un importante sostegno per il dittatore eritreo: il nostro Governo lo appoggia politicamente e favorisce gli investimenti delle imprese italiane nel piccolo Paese del Corno d'Africa. Dimenticando le ricorrenti violazioni dei diritti umani perpetrate dal Governo di Asmara condannate da Amnesty International e dal Dipartimento di Stato Usa.
    A cura di Enrico Casale


    caro Josef,

    con quel nick e con quell'avatar sei un po' ridicolo a venirci a parlare di diritti umani.

    a parte cio', articoli tratti dai blogs dei soliti irriducibili sodali tuoi sono altrettanto affidabili quanto le paginate della Pravda ai bei tempi del tuo beniamino assassino Stalin, quando quel giornale magnificava gli straordinari piani quinquennali e la felicita' dei lavoratori e delle lavoratrici dell'Unione Sovietica.

    parto un po' indietro con la storia recente che tu potresti aver rimosso proprio perche' il Corno d'Africa e' stato negli anni '70 una delle conquiste di quel becero imperialismo che voi chiamate internazionalismo.

    parlamo del Corno d'Africa in senso lato.

    remember Mengistu ? il Red Terror? il Terrore Rosso?

    no? anche allora Amnesty Int. si occupava di quella regione (se ne e' occupata ma non credo si possa riuscire a rendere pienamente un'idea di quanta gente e' stata trucidata a causa della tua ideologia del cazzo) e riporta l'incredibile numero di mezzo milione di morti.

    Anche l'amico Fidel, oltre alla combriccola comunista del Patto di Varsavia, corse in aiuto a Mengistu, per assisterlo nella sua opera di realizzazione dello Stato Comunista di Etiopia.

    remember Mugabe?

    e' un altro kompagnuccio.

    beh, Mengistu dopo aver ucciso e rovinato le vite a milioni di etiopi, viene rimosso (in una rivolta della popolazione che non ne poteva piu' e che venne naturalmente descritta dalla solita Pravda e forse, anzi sicuramente, anche dall'Unita', come l'ennesima ingerenza dell'imperialismo ammerikano in quella che era una nascente democrazia popolare.

    gia', una democrazia popolare dove - a detta di organismi internazionali - migliaia di bambini furono massacrati e i loro cadaverini dati in pasto alle iene.

    allora, Mengistu fugge con la cassa e la famiglia, e dove si va a rifugiare?

    nello Zimbabwe di Mugabe che gli accorda l'asilo politico.

    e che glielo estende fino ai nostri giorni nonostante una condanna a morte in contumacia per genocidio.

    tutto questo discorso non lo faccio per giustificare in alcun modo l'eritreo Isayias Afewerki, che e' un altro kompagno di scuola cinese, e che e' un altro di quei germogli venuti fori in quella regione dai semi che i successori del tuo amato Stalin vi avevano piantato, con piani a lungo termine e a piu' vasto raggio.

    purtroppo con questa gente occorre sorridere a denti stretti, sia per salvaguardare le migliaia di vite dei residenti italiani in quel paese che i milioni di cristiani che rischiano la vita se anche l'Eritrea dovesse diventare una repubblica islamica.

    allora, caro Josef, risparmiaci i tuoi blog, le tue minkiate e la tua propaganda ribollita.

    ne abbiamo abuto abbastanza con i 50 anni di comunismo in Italia.

    adesso che ce ne siamo quasi liberati e che qui sono solo rimasti quattro gatti spellacchiati tuoi pari, non vorrai venire a rompere oltre che le palle anche la nostra serenita' di beceri capitalisti liberali e democratici, vero?

    grazie, allora per non rifarti piu' vedere.
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

 

 

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