lunedì, 10 ottobre 2005
Da "Liberazione" Eritrea-Etiopia, venti di guerra
Di Francesco Martone. La notizia dell'interdizione al volo per gli elicotteri della missione ONU (UNMEE) incaricata di vigilare sul confine tra Etiopia ed Eritrea, ad opera del presidente eritreo Afeworki, è solo l'ultimo capitolo di una tragedia annunciata, quella di una possibile ripresa delle ostilità, in un'area, quella del Corno d'Africa già duramente provata da guerra e fame. Ed è un'occasione in più per denunciare la gravissima situazione nella quale versa il popolo eritreo.; Un popolo che ad alta voce chiede aiuto al mondo intero, per non essere “dimenticato”, per non essere calpestato e oppresso da un regime senza consenso. Un grido soffocato e una scarsa attenzione da parte di chi è preso da prospettive economiche, da affari che destano altrettanto clamore. Basta non sentire, non guardare, distrarre l'attenzione dalla violazione dei diritti umani in Eritrea, dall'imprigionamento di migliaia di persone in carceri segrete senza alcun processo, le torture e i maltrattamenti cui sono sottoposti. Regola aurea dei mercanti senza scrupoli è rimuovere la realtà, nascondere la situazione persistente in quel Paese. L'Italia da che parte sta, con i buoni o i cattivi? Ci sentiremmo di rispondere che sta dalla parte dell'interesse di pochi privati a scapito della popolazione eritrea. Nonostante l’Eritrea sia oggi considerato il paese più repressivo di tutta l’Africa, l’Italia continua ad avere ottime relazioni con il governo di Asmara. S
ilvio Berlusconi e il ministro per gli italiani nel mondo Tremaglia, infatti, hanno incontrato a Roma il dittatore Afeworki per stabilire le relazioni diplomatiche. Subito dopo il despota è partito per Milano dove ha incontrato il governatore della regione Lombardia, Roberto Formigoni e gli imprenditori lombardi. Incontri proficui, che hanno portato alla prima visita in Eritrea dell'ex vicepresidente della Regione Lombarda Pier Giorgio Prosperini e attuale Assessore ai Giovani, sport e promozione attività turistica. Da qui comincia un andirivieni continuo. Afewerki torna a Milano, Prosperini torna a Massaua (guadagnandosi sul campo la cittadinanza onoraria eritrea). Afeworki torna in Italia, in vacanza, in Sardegna (si dice ospite di esponenti del Polo, ma qualcuno ipotizza sia stato ospite di Paolo Berlusconi). Il ministro Tremaglia va a Massaua e incontra Afewotki sulla Vespucci. La Regione Lombardia firma un protocollo d'intesa che stabilisce collaborazioni nel campo della formazione professionale, della sanità, dell'artigianato, del commercio, della piccola e media impresa, del turismo e della tutela del territorio. Cosa significa il turismo tra l'Eritrea e l'Italia? Secondo l’Ice (Istituto per il Commercio Estero), in Eritrea sono presenti alcune società italiane: una è la “Italcantieri S.p.a.”, l’impresa edilizia di Paolo Berlusconi, impegnata nella costruzione di un migliaio di villette a Massaua. Molti in Eritrea considerano tale società responsabile dello sbancamento di una parte delle banchine dell’antica città costiera, dichiarate dall’Unesco patrimonio dell'umanità. sempre il Dossier del Ministero riporta: La “ZAER plc”, appartenente al Gruppo Zambaiti, che ha rilevato uno storico stabilimento tessile in Asmara con l’obiettivo, una volta rinnovati i macchinari, di avviare una produzione di indumenti di cotone capace di impiegare 2600 persone". Agli imprenditori del gruppo che pensano di poter così aiutare il popolo eritreo, vale la pena di ricordare che il 27 settembre scorso il movimento sindacale internazionale (ICFTU, ITGLWF, IUF) ha depositato una protesta formale presso l'OIL riguardo all'arresto arbitrario e detenzione in un carcere segreto ad Asmara di tre leader sindacali eritrei, tra cui Minase Andezion, leader della Federazione Sindacale dei Lavoratori eritrei del tessile e del cuoio. Inoltre, sono ormai 4 anni che 13 giornalisti indipendenti tra cui Dawit Isaaac, cittadino svedese, sono detenuti illegalmente in incommunicado e senza processo.
Abbiamo nella mente quella richiesta di aiuto, quel grido, e per questo ci sentiamo di dire che sarebbe piuttosto imbarazzante, qualora le notizie sul coinvolgimento di società italiane fossero vere, che il fratello del presidente del consiglio italiano tragga profitto dalla collaborazione con un regime dittatoriale, come quello del presidente Isaias Afeworki. Anche il Vice Ministro per le Attività Produttive con delega al Commercio Estero, Adolfo Urso, si è recato in visita in Eritrea e ha scelto la capitale Asmara per una missione alla quale hanno partecipato 30 imprese italiane, con lo scopo di lanciare il "Piano Africa". Una opportunità che Finmeccanica, in prima fila nella foto di gruppo e asse portante della nostra industria della difesa e degli armamenti, non si è lasciata sfuggire. La posta in gioco per la lobby degli armamenti è troppo grande se pensiamo ad un recente rapporto dell'Onu, secondo il quale l'Eritrea spende circa il 20% del proprio bilancio statale in spese militari, a discapito di settori come la sanità e l'istruzione. E' questo un elemento sufficiente per gli speculatori a consolidare rapporti di reciproca stima e avviare ampie prospettive di una nuova e forte collaborazione, tesa ad attuare grandi progetti. La conseguenza è che, in quelle terre, più che una politica estera si sviluppi una politica imprenditoriale e speculativa di imprese estere. E quelle richieste di aiuto avanzate dal vessato popolo arrivano a noi ovattate o non arrivano affatto. E non sono certamente arrivate al Parlamento italiano, con la complicità del governo Berlusconi. Un solo caso su tutti, quello della partecipazione italiana alla missione UNMEE, osteggiata in continuazione da Afeworki. Gli 80 carabinieri dopo essere stati "confinati" per settimane in un albergo della capitale eritrea, si sono visti costretti ad abbandonare il paese nel luglio scorso. Proprio qualche giorno prima che il Parlamento votasse il decreto per il rifinanziamento delle missioni ONU, tra cui proprio la missione UNMEE. Oltre un milione di euro per una missione fantasma, coperta da un silenzio preoccupante. E' ora che la comunità internazionale si muova. La UE adotti sanzioni contro Afewerki ed il suo entourage in occasione del prossimo incontro con i paesi ACP (Africa-Caraibi e Pacifico, aderenti all'accordo di Cotonou), visto che la UE più volte ha auspicato l'inserimento di clausole sui diritti umani e la democrazia nei rapporti con i paesi terzi. Il primo obiettivo sarebbe senz'altro quello di arrivare ad un controllo sui beni economici all'estero del presidente eritreo, dei suoi familiari e degli alti funzionari del suo governo e delle forze armate, ed il conseguente blocco degli stessi.
Sen. Francesco Martone