Yoram Gutgeld 12 novembre 2013
Caro Michele, ecco come cambieremo sulle pensioni
Con più equità e più efficienza nell’uso delle risorse daremo risposte forti a problemi veri
Caro Michele, ho assistito all’appassionante difesa a Servizio Pubblico del tuo diritto alla pensione di cui godi adesso dopo una vita di lavoro.
Ti vorrei raccontare di come vedo io le questioni non solo relativamente alle pensioni, ma anche ai pensionati.
Inizio con le pensioni. L’Italia è il paese che spende di più al mondo in pensioni.
Se pagassimo come gli altri paesi europei, il nostro conto sarebbe di circa sessanta miliardi l’anno in meno. Pensa quanti problemi si sarebbero potuti risolvere con sessanta miliardi di risorse in più!
I motivi di questo divario sono molteplici, ma forse quello più importante è che ancora una gran parte delle pensioni è calcolata con il metodo retributivo. Da analisi a campione di alcuni profili pensionistici è possibile stimare che oltre 50 miliardi delle pensioni pagate ogni anno dall’Inps non sono coperti da contributi, e dei 32 miliardi di pensioni oltre 3500 lordi al mese-circa un terzo non lo è.
Queste sono delle medie, ma ci sono persone che hanno versato i contributi pieni. Credo che una pensione interamente coperta dai versamenti non vada toccata, anche se è di 20.000 euro al mese.
Chi prende invece una pensione di 7000 euro ma ha versato contributi sufficienti per 5000 o 5500 euro, credo sia giusto che rinunci a una piccola parte – qualche centinaio di euro – del beneficio che riceve.
È giusto per due motivi. Il primo è che questo beneficio è finanziato anche dai versamenti di precari che andranno in pensione a 70 anni con un misero assegno. Il secondo è che utilizzando questa somma per aumentare una pensione minima, che non offre neanche un livello minimo di sussistenza, o per finanziare un asilo nido per qualche mamma in più oltre che per le poche fortunate che hanno la possibilità di beneficiarne, creerebbe più posti di lavoro oltreché maggior equità.
Equità e sviluppo sono oggi in Italia alleati e non nemici. Più equità produrrebbe crescita economica più sostenuta. Questo è vero per la spesa previdenziale, come lo è per il fisco. Minor evasione fiscale permetterebbe di ridurre le tasse che pagano i lavoratori di fascia di reddito medio-bassa, e di dare uno stimolo ai consumi.
Parlare solo di pensioni sarebbe riduttivo. Mi piacerebbe discutere di pensionati in generale. Quali sono i loro problemi e le loro esigenze. Provo a spiegare. C’è la questione delle pensioni minime di cui abbiamo già parlato.
C’è poi una questione enorme di sanità e di assistenza sociale soprattutto ai non autosufficienti. I tagli lineari nella sanità negli ultimi anni hanno letteralmente massacrato il livello e della qualità dei servizi, soprattutto nelle regioni soggette ai cosiddetti piani di rientro. In Campania, chi ha bisogno di una Tac negli ultimi mesi dell’anno deve contare sulla propria disponibilità finanziaria perché il budget della sanità pubblica viene esaurito di solito subito dopo l’estate. I ricchi pagano di tasca propria. I poveri non si curano.
Questo è un problema per tutti i cittadini, ma ovviamente ancor di più per chi in età più o meno avanzata ne ha più bisogno. È possibile fornire più servizi senza spendere risorse pubbliche che non ci sono? La risposta è sì. Cito un esempio: abbiamo qualche decina di migliaia di posti letto negli ospedali normali (con un costo giornaliero di oltre 800 euro) che è possibile trasformare in posti letto per cronici e lunghi degenti (con un costo giornaliero di 250-300 euro), risparmiando qualche miliardo l’anno. Ce ne sono tanti altri.
La gestione dell’invalidità e dell’assistenza ai non autosufficienti è un altro grande tema, che tocca tutti gli italiani ma per motivi fisiologici in particolare i pensionati. La spesa complessiva è di quasi 50 miliardi, ed è gestita malissimo. Siccome per ottenere l’assegno per la non autosufficienza è necessario fare una domanda, il 50 per cento più abbiente della popolazione finisce per ricevere quasi il 60 per cento delle risorse.
La vera copertura dei bisogni con servizi adeguati è bassissima. A Milano il 25 per cento degli anziani non autosufficienti è coperto da qualche forma di servizio pubblico, ma si stima che a essere assistito adeguatamente sia forse il 10 per cento. In alcune aree del Mezzogiorno la copertura è inferiore al 5 per cento.
Il secondo problema è che il meccanismo è inefficiente per diversi motivi. Il primo è la frammentazione nella gestione ed erogazione dei servizi. L’Inps è il principale erogatore con 36 miliardi di assegni, seguito dal servizio sanitario nazionale, che spende 12 miliardi e dai comuni, il cui impegno ammonta a qualche miliardo. Sono risorse non coordinate, che conducono al paradosso di persone che ricevono tre prestazioni e di altre che non ne ricevono neanche una. In secondo luogo, gli assegni Inps alimentano un «esercito» di badanti, non professionalizzate, pagate per lo più in nero e crea un rapporto, non sicuramente ottimale, di uno a uno tra badanti e anziani.
Diversi anziani necessitano di un’assistenza dedicata, ma per molti altri questo non è vero. Le badanti sono impiegate con un modello di lavoro a tempo pieno e poco flessibile. Chi ha bisogno di poche ore al giorno di accompagnamento fa fatica a trovare una badante, né può comprare servizi a ore dal comune o dall’Asl. Un servizio, anziché un assegno, consentirebbe di mettere «in comune» gli anziani, riducendo il costo e creando per loro opportunità di socializzazione.
La terza questione riguarda il costo dei servizi – energia, assicurazione Rc auto, servizi finanziari, trasporti e cosi via – che negli ultimi dieci anni sono aumentati quasi del doppio rispetto alla Germania, e molto di più rispetto ai prodotti di consumo. Questo fenomeno deprime la competitività delle nostre imprese e pesa sui bilanci delle famiglie, soprattutto su chi come i pensionati ha un reddito fisso.
Le cause della maggior inflazione dei servizi da noi sono molteplici. In alcuni settori, è il caso per esempio dei servizi locali, il motivo risiede nella scarsa concorrenza, (o addirittura la sua totale assenza), che riduce gli stimoli per le aziende di una crescita in termini di dimensioni e di competenze. In altri il problema sono le pressioni dei vari gruppi di interesse. In tutti casi sarebbe possibile con una miglior regolamentazione ridurre i prezzi per imprese e famiglie senza dover impegnare risorse pubbliche.
Pensioni, sanità, assistenza sociale e servizi di mercato. Quattro temi importanti per tutti gli italiani, e in particolare modo per i pensionati. Se seguiamo i principi dell’equità e dell’utilizzo efficiente delle risorse collettive, si potranno dare risposte forti a problemi veri.
(Il parlamentare Pd si rivolge al pensionato che alla trasmissione di Santoro si è confrontato con Matteo Renzi sulle pensioni. Gutgeld è autore di “Più uguali più ricchi”, edito da Rizzoli, in libreria domani)
Caro Michele, ecco come cambieremo sulle pensioni | Europa Quotidiano




Rispondi Citando
