Il presidente della giunta Nichi Vendola e l'assessore al Bilancio, Leonardo di Gioia, hanno tenuto ieri una conferenza stampa al termine della riunione di Giunta sulla questione del Patto di Stabilità per esprimere tutto il proprio disappunto su una situazione che, a loro dire, penalizza fortemente una Regionecomunque virtuosa come la Puglia, in grado di avere una buona disponibilità di cassa ma di spendere molto poco in virtù del Patto."La conferenza di ieri - ha detto di Gioia - è necessaria per fare il punto sulla situazione, dopo un intenso lavoro che chi ha visti insieme ai ministeri e e ai parlamentari negli ultimi giorni". La cifra più emblematica fornita da di Gioia è quella degli appena 327 euro che restano disponibili nel bilancio pro capite per i cittadini pugliesi dopo il recente maxiemendamento alla legge di stabilità, cifra considerata "punitiva" per una regione virtuosa come la Puglia che ha una rilevante disponibilità di cassa.La compressione limita gli impegni di spesa e non ha alcuna relazione con lo sforamento controllato dell'anno scorso. Ed è - secondo la Regione - una questione che riguarda il Parlamento italiano che l'ha votata e non i vincoli europei."Non vogliamo fare polemiche - ha aggiunto - ma portare a casa risultati per modificare questo ingiusto vincolo. Il patto di stabilità infatti fotografa la situazione pugliese al 2005. Questo per la Puglia è una circostanza negativa perché ci vincola a un livello di spesa non elevato in quell'anno elettorale. Ma quel livello è stato considerato standard per gli anni successivi: quello fu un anno scarso, pure a fronte di un vincolo di cassa. Negli anni successivi riuscimmo a tamponare i vincoli, manovrando sulla competenza residua, più alta per la Puglia. Con la competenza a fronte di un vincolo di cassa abbiamo fatto fronte al patto di stabilità anche nei confronti dei comuni, minimizzando gli effetti negativi, tanto che nell'anno 2012 solo nell'ultimo trimestre abbiamo speso quanto in tutto l'anno"."Oggi - ha precisato di Gioia - la gestione del patto di stabilità è nei fatti impossibile a causa delle modifiche apportate dal governo Monti e votate da tutta la maggioranza che lo sosteneva: la finanziaria prevede infatti il pareggio di cassa e competenza, cosa che taglia alla Puglia circa 500 milioni. Il meccanismo non taglia le spese, ma impedisce che possano essere impegnate rilevanti parti del bilancio".
"Occorre sottolineare - spiega l'assessore - che tutto ciò non deriva affatto dagli sforamenti controllati del patto come nel 2012: lo sformanento era codificato dalle leggi e le cosiddette minisanzioni erano tranquillamente compensate dai benefici per le aziende e gli enti locali".
"Oggi chi fa opposizione al governo pugliese stando in Parlamento deve avere la responsabilità di farla per far uscire la Puglia dal pantano del patto di stabilità: i 327 euro disponibili pro-capite sono offensivi per i cittadini pugliesi. Specie a fronte della virtuosità dei conti e dei 500 euro disponibili - ad esempio - per la Calabria, o degli 800 per il Molise o i 900 per la Basilicata. Si tratta di un'ingiustizia che consente ad altre regioni di indebitarsi, mentre non consente alla Puglia di spendere quello che ha. È un vero pregiudizio antimeridionale, antipugliese. I cittadini pugliesi - insieme a quelli di altre regioni virtuose del Nord, come Lombardia e Veneto, sono penalizzati rispetto a quelli di altre regioni che hanno meno cassa".

Patto di stabilità: Puglia virtuosa e penalizzata - Puglia d'oggi