Continuano in Sicilia gli sbarchi dei così detti "rifugiati siariani", i quali, poveretti, affrontano simili viaggi per sfuggire alla guerra "civile" in atto nel proprio Paese.
Vorrei con calma analizzare la situazione.
La cartina geografica, per chi la vuole osservare, è di grande aiuto.
La Siria ha confini terrestri con altre nazioni, ovviamente, ed attraverso quelli migliaia e migliaia di profughi hanno lasciato con disagi enormi ma sopportabili le loro case.
Chi si avventura via mare per giungere sino a noi o è un pazzo scatenato o è sotto la certa tutela di un'organizzazione atta a portarceli sin qui.
E allora scatta tutta la messinscena per raccontarci la più grossa delle palle.
Dai mari della Siria un'imbarcazione deve attraversare il Mediterraneo per tutta la lunghezza della Turchia anatolica asiatica, e vi assicuro, per averne girata la prima metà negli anni 70, che è molto, molto lunga.
Lì sotto c'è Cipro, la cui metà occidentale è già Europa.
Poi c'è Rodi, altre isole minori greche del Mar Egeo, La gigantesca Creta, lunga, sicura, europea anch'essa.
Poi dopo un altro lungo tratto di mare ed altre isolette c'è il grande Peloponneso, con mille possibilità di attracchi, altre isole e si arriva al Canale di Otranto.
Poi la Puglia, il mare Jonio, la Calabria, ed infine lo Stretto di Messina.
Sono stato in vacanza alcuni anni su isole dell'Egeo.
Lì il vento soffia, almeno per l'intera estate, da nord.
Le navi, dico le navi, che lo percorrono se viaggiano sulla direttrice nord-sud prendono il mare e le onde causate dal vento di prua e tutto va abbastanza bene, quando devono fare rotta est-ovest, come i barconi della palla, hanno problemi, si soffre e si balla assai.
Questo quindi vale per i tratti lunghissimi che vanno dall'uscita dal riparo della Turchia sino a Creta, e da Creta (ammesso che li si aggiri da sud) al Peloponneso, poi la cosa si ripete nell'attraversare l'Adriatico, lo Jonio ed infine lo Stretto, pure ricco di correnti.
In alcune circostanze so per certo che le navi nell'Egeo non possono viaggiare per il mare grosso tant'è che le isole restano senza merci. Persino nei mesi estivi i pescherecci escono solo quando il vento non è eccessivo ed il mare consente la navigazione sotto costa.
Altro particolare da non trascurare è il consumo di carburante necessario ai barconi per effettuare un simile viaggio.
Non essendoci a quanto risulta alcuna pompa in mare per i rifornimenti, sarebbe necessario partire con un carico non tanto di rifugiati, quanto di taniche di gasolio.
Tutto ciò porta ad una considerazione:
A mio parere costoro viaggiano, a nostra insaputa, su navi organizzate ad hoc per almeno il 90% del tragitto, poi vengono trasferiti sui barconi che qui vicino a casa nostra li attendono, nascono le sceneggiate ed i filmati pietosi, e subito dopo la nostra marina li affianca, non si sa mai che dopo tanto lavoro si debba perdere qualcuna di queste merci preziose, per le quali tanto si è fatto per eseguire il programma Kalergi.
Non sto neppure a parlare delle cose, molto più facili, da organizzare dalla costa africana, di fronte alla quale pattugliano sempre le nostre motovedette, pronte ad accorrere non appena si stacca dalla costa, con relativo lancio di SOS, il barcone convenuto.
In itaglia in fondo comanda la mafia o no?
Un paese nel quale, inutile ripeterlo, la terza figura è quella premiata per il grande (?) lavoro svolto in campo internazionale per farci invadere ed annientare.
Poveri rifugiati, se credete nell'aiuto di costoro!




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