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    Predefinito Liberare i migranti senza arrestare i capitali? Un suicidio politico


    emilianobrancaccio.it, 10 ottobre 2013

    Contestare il reato di immigrazione clandestina senza aprire una contesa più generale per il controllo dei movimenti di capitale e per un’alternativa di politica economica, costituisce un suicidio politico. Spunti di riflessione per una “sinistra” allo sbando, da tempo incapace di dare coerenza logica alle fondamentali battaglie contro l’avanzata dei movimenti xenofobi e razzisti.

    di Emiliano Brancaccio

    Pubblicato sul Financial Times il 23 settembre scorso, il “monito degli economisti” denuncia la mancata volontà delle classi dirigenti europee di concepire una svolta negli indirizzi di politica economica, e individua in tale mancanza una causa delle “ondate di irrazionalismo che stanno investendo l’Europa” e dei relativi “sussulti di propagandismo ultranazionalista e xenofobo”. La recente tragedia di Lampedusa costituisce un esempio terrificante delle conseguenze di questa palese ignavia politica. Il riferimento non è solo al raccapricciante tentativo del Presidente della Commissione europea Barroso di mettere un velo su questa vicenda ricorrendo a una elemosina. Il problema sta pure nel modo in cui le forze di sinistra si sono lanciate in una battaglia per l’abolizione del reato di immigrazione clandestina previsto dalla legge Bossi-Fini.

    Naturalmente, nessuno qui nega che sia giusto cercare di intercettare il moto di sdegno che ha attraversato il paese, di fronte alla notizia che i superstiti del disastro di Lampedusa subiranno anche la beffa di essere imputati per il reato di clandestinità. Ma bisogna rendersi conto che oggi più che mai la politica non può esser fatta solo di sdegno o di mani passate sulla coscienza. Soprattutto in tempo di crisi, la politica è alimentata in primo luogo dalla volontà dei singoli e dei gruppi di difendere i propri interessi, di dar voce alle proprie istanze. Le forze di sinistra dovrebbero ricordare che siamo nel mezzo di una catastrofe occupazionale che dall’inizio della crisi ha visto crescere i disoccupati di 7 milioni di unità in Europa e di un milione e mezzo soltanto in Italia. Per le forze politiche avverse agli immigrati si tratta di una manna, di un terreno elettorale fertilissimo. Se non si vuole che la lotta contro il reato di immigrazione clandestina si trasformi in un boomerang dal punto di vista dei consensi, occorre allora collocare quella lotta in una più generale analisi della crisi e in uno sforzo di individuazione delle risposte politiche realmente in grado di fronteggiarla.

    A questo scopo, bisognerebbe iniziare a fare i conti con il nuovo “liberismo pragmatico” di questi ultimi tempi, che da un lato difende a spada tratta la deregolamentazione finanziaria e la relativa, completa libertà di movimento internazionale dei capitali, e dall’altro lato asseconda aperture alternate a repressioni sul versante delle migrazioni di lavoratori. Il problema è che fino a quando i capitali potranno liberamente spostarsi da un luogo all’altro del mondo, la quota del prodotto sociale attribuita ai profitti e alle rendite resterà indipendente e quindi prioritaria rispetto alla quota destinata al lavoro. Prima che arrivino a intaccare seriamente i profitti, le eventuali pressioni salariali e fiscali verrebbero infatti inibite dalla minaccia di una fuga dei capitali all’estero. Per i lavoratori residenti, dunque, sotto queste condizioni non ci saranno molte possibilità di influire sulla distribuzione del prodotto sociale. Essi saranno costretti a ripartire con gli immigrati una parte residuale della produzione. Questa ripartizione del residuo evidentemente rischia di scatenare la più classica guerra tra poveri, specialmente in una fase in cui la produzione cade o ristagna. Scopo dei reati di clandestinità e dei controlli repressivi alle frontiere può allora consistere nel tenere questa guerra a un livello di bassa intensità. Queste misure assumono cioè il ruolo di “cuscinetto” tra nativi e stranieri, che può essere sgonfiato o meno a seconda delle circostanze, e che permette di gestire lo scontro tra lavoratori interni ed esterni secondo i fini prioritari della riproduzione del capitale.

    Qualcuno avrà forse notato che nel ragionamento suddetto non vi è spazio per alcuni tipici luoghi comuni della politica corrente, come quelli secondo cui «l’immigrazione è indispensabile alla nostra economia» oppure «gli immigrati, in quanto giovani, sono gli unici in grado di evitare il collasso del nostro sistema previdenziale». Queste affermazioni trovano il loro appiglio nei teoremi della economia neoclassica dominante, dai quali scaturisce il fantasioso convincimento secondo il quale la disoccupazione non esiste, e quindi l’immigrato contribuisce automaticamente alla crescita del prodotto sociale. Per quanto costituisca tuttora uno degli alibi preferiti da parte dei policymakers europei, questa tesi è priva di fondamento, è smentita dai dati empirici e dai fatti storici. Né vale la tesi della teoria mainstream più recente, secondo cui i mercati del lavoro sarebbero segmentati, per cui il lavoro svolto dagli immigrati sarebbe complementare e non si sostituirebbe mai a quello dei nativi. La verità è che in condizioni di libera circolazione dei capitali – e di relativo smantellamento della produzione pubblica – non è certo la volontà dei singoli ma è il meccanismo di riproduzione capitalistica, con la sua instabilità e le sue crisi, che decide della distribuzione, della composizione e del livello della produzione e dell’occupazione. In un simile contesto l’immigrato non costituisce di per sé un fattore di crescita della ricchezza. Piuttosto, è la dinamica capitalistica a determinare il suo destino, ossia il suo impiego in aggiunta oppure in sostituzione – e quindi in competizione – con i lavoratori nativi. Bisognerebbe insomma guardare in faccia la realtà, e abbandonare sia gli alibi della teoria dominante sia le fantasiose rappresentazioni del conflitto suggerite dagli ultimi epigoni del negrismo. Il migrante, infatti, non rappresenta necessariamente né una “forza produttiva” né una “forza complementare” né tantomeno una “forza sovversiva”, ma può al contrario rivelarsi, suo malgrado, uno strumento di repressione delle rivendicazioni sociali.

    Alla luce di quanto detto, dovrebbe esser chiara un’esigenza: alle giuste mobilitazioni contro il reato di immigrazione clandestina bisognerebbe affiancare, in primo luogo, il rilancio delle proposte finalizzate al controllo politico dei movimenti di capitale. Dove per controllo dovrebbe intendersi il ridimensionamento dei mercati finanziari e il riassorbimento, nell’ambito della dialettica politica, della questione cruciale del riequilibrio dei conti esteri. Il ripristino di una rete di controlli sui capitali è una delle condizioni necessarie per impedire che lo scontro distributivo e occupazionale continui ad esprimersi solo tra i lavoratori, in particolare tra nativi e migranti. Potremmo affermare, insomma, che se l’intenzione fosse davvero quella di “liberare” i migranti allora bisognerebbe iniziare ad “arrestare” i capitali, ad imbrigliarli cioè in un sistema di controlli simile a quello che sussisteva fino agli anni ’70 del secolo scorso [1]. Se non sussisteranno le condizioni per collocare la partita per una più civile legislazione sull’immigrazione in una contesa più generale sulla politica economica, la predizione del “monito degli economisti” sarà confermata: una sempre più vasta prateria di consensi verrà lasciata all’onda nera dei movimenti xenofobi.


    Emiliano Brancaccio


    Emiliano Brancaccio » ?Liberare? i migranti senza ?arrestare? i capitali? Un suicidio politico

    Ultima modifica di x_alfo_x; 11-10-13 alle 23:47

  2. #2
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    Predefinito Re: Liberare i migranti senza arrestare i capitali? Un suicidio politico

    stando così le cose, si favoriscono i clandestini solo per comprimere i salari creando uno scontro e competizione con i nativi, così come vuole la BCE

  3. #3
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    Predefinito Re: Liberare i migranti senza arrestare i capitali? Un suicidio politico

    Ottimo articolo. Io ci aggiungerei magari delle politiche sociali efficienti.

  4. #4
    288 amu
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    Predefinito Re: Liberare i migranti senza arrestare i capitali? Un suicidio politico

    Citazione Originariamente Scritto da x_alfo_x Visualizza Messaggio
    stando così le cose, si favoriscono i clandestini solo per comprimere i salari creando uno scontro e competizione con i nativi, così come vuole la BCE
    Io lo dico da sempre che i migranti siano doppiamente vittime. Vittime di chi li porta qui e vittime di chi qui li manovra. Attualmente chi si riempe la bocca di integrazione, in una situazione socio economica disastrosa, vuole solo immettere un esercito di nuovi disperati di modo che la lotta di classe sia messa in secondo piano.

  5. #5
    Canaglia
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    Predefinito Re: Liberare i migranti senza arrestare i capitali? Un suicidio politico

    Citazione Originariamente Scritto da mirkevicius Visualizza Messaggio
    Io lo dico da sempre che i migranti siano doppiamente vittime. Vittime di chi li porta qui e vittime di chi qui li manovra. Attualmente chi si riempe la bocca di integrazione, in una situazione socio economica disastrosa, vuole solo immettere un esercito di nuovi disperati di modo che la lotta di classe sia messa in secondo piano.
    La lotta di classe non è nazionalista.

  6. #6
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    Predefinito Re: Liberare i migranti senza arrestare i capitali? Un suicidio politico

    Citazione Originariamente Scritto da Raymond la Science Visualizza Messaggio
    La lotta di classe non è nazionalista.
    e infatti con l'euro si vede che bella loffa di classe sovranazionale. ahahaha
    Ve la stanno mettendo nel sedere. Oggi sono rimasti come difesa del proprio potere d'acquisto proprio i confini nazionali contro anche il processo stringente di accentramento delle decisioni da parte di tecnocrati senza alcuna possibilità di controllo democratico.
    Ultima modifica di x_alfo_x; 13-10-13 alle 14:33

  7. #7
    288 amu
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    Predefinito Re: Liberare i migranti senza arrestare i capitali? Un suicidio politico

    concordo

  8. #8
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    Predefinito Re: Liberare i migranti senza arrestare i capitali? Un suicidio politico

    Citazione Originariamente Scritto da Raymond la Science Visualizza Messaggio
    La lotta di classe non è nazionalista.
    "Fate della causa della Nazione la causa del Popolo e la causa del Popolo sarà quella della Nazione." Lenin
    SINISTRA COMUNISTA

  9. #9
    Canaglia
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    Predefinito Re: Liberare i migranti senza arrestare i capitali? Un suicidio politico

    Citazione Originariamente Scritto da x_alfo_x Visualizza Messaggio
    e infatti con l'euro si vede che bella loffa di classe sovranazionale. ahahaha
    Ve la stanno mettendo nel sedere. Oggi sono rimasti come difesa del proprio potere d'acquisto proprio i confini nazionali contro anche il processo stringente di accentramento delle decisioni da parte di tecnocrati senza alcuna possibilità di controllo democratico.
    Ce l'hanno messa in culo anche i nazionalisti come Mussolini e Hitler se è per quello. Detto questo l'internazionalismo è interclassista e anticapitalista; il nazionalismo serve solo per bloccare le aspirazioni rivoluzionarie dei popoli, come la vicenda di Alba Dorata insegna.

    Questo è un discorso semplicissimo da capire non solo per i comunisti e i rivoluzionari, ma anche per i moderati. Tranne per il buon mirkevicius che non trova nulla di paradossale nel definirsi comunisti e trovarsi in accordo totale con fascisti, nazionalisti e razzisti:
    Citazione Originariamente Scritto da mirkevicius Visualizza Messaggio
    concordo
    Citazione Originariamente Scritto da Der Kämpfer Visualizza Messaggio
    "Fate della causa della Nazione la causa del Popolo e la causa del Popolo sarà quella della Nazione." Lenin
    La causa del popolo non può che essere internazionalista e interclassista.


    Gli operai non hanno patria. Non si può togliere loro quello che non hanno. (Karl Marx)

  10. #10
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    Predefinito Re: Liberare i migranti senza arrestare i capitali? Un suicidio politico

    giusto, hai ragione, tu vai in africa, in congo a rivendicare il tuo giusto salario.
    E gli africani nei paesi occidentali rivendicheranno il loro. Faranno la rivoluzione per te! hihihih
    Il tuo discorso andrebbe bene in una utopica società marxista, ma in una società capitalistica l'internazionalismo dei capitali ha di già creato divergenze di interessi tra i vari popoli
    Ultima modifica di x_alfo_x; 14-10-13 alle 17:02

 

 
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