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Discussione: Le scorie del male!

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    Predefinito Le scorie del male!

    La sentenza. L' indagine del 2003 sui rifiuti tossici seppelliti nel Casertano. Quasi tutti imprenditori i 95 imputati La scoperta dei pm
    L' inchiesta di Gomorra. Il giudice proscioglie tutti
    Ispirò Saviano, si è conclusa tra errori e prescrizioni. Ogni settimana quaranta tir carichi di veleni arrivavano da Nord a Sud

    NAPOLI - I danni che tantissime industrie del Nord, e non solo del Nord, hanno fatto alle campagne di Napoli e Caserta sversando illecitamente i propri rifiuti tossici grazie all' aiuto della camorra, la gran parte degli italiani lo ha scoperto leggendo Gomorra di Roberto Saviano o guardando il bellissimo film che ne ha tratto il regista Matteo Garrone. La magistratura invece lo aveva capito molto tempo prima, ed era intervenuta. Individuando e denunciando gli imprenditori che preferivano smaltire le loro porcherie ai prezzi stracciati offerti dagli emissari dei clan, e quei trasportatori che facevano su e giù per il Paese avvelenando non solo la terra dove andavano a seppellire il loro carico, ma intossicando anche se stessi. Era il 2003 quando il pm della Procura di Santa Maria Capua Vetere Donato Ceglie e i carabinieri conclusero un lavoro investigativo che andava avanti da quattro anni. Stabilirono che da Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana partivano almeno quaranta tir ogni settimana carichi di ogni tipo di veleni e diretti al Sud, e che nelle campagne del Casertano, e in parte anche in quelle del Napoletano, si poteva stimare in un milione di tonnellate la quantità di rifiuti tossici seppelliti dove crescevano frutta e verdura e dove gli animali andavano a pascolare oppure ad abbeverarsi. Novantacinque persone furono rinviate a giudizio al termine di quell' inchiesta che gli inquirenti denominarono «Operazione Cassiopea». Gli ambientalisti esultarono, ma la gente della Campania rabbrividì pensando alla provenienza di ciò che mangiava regolarmente. Il ciclo illegale però era stato interrotto e finalmente ci sarebbe stato anche qualcuno che avrebbe pagato per quegli scempi. E invece non ha pagato nessuno. Imprenditori, trasportatori, proprietari dei terreni: tutti ne escono puliti perché l' altro giorno i reati che venivano loro contestati sono caduti in prescrizione. E dire che molti avevano anche confessato, durante il processo. Ma la giustizia ha le sue regole e stavolta hanno funzionato in favore dei responsabili dei reati. Perché la storia del processo Cassiopea è una storia contorta. Quando con l' udienza preliminare si apre nel 2003 il dibattimento davanti al gup di Santa Maria Capua Vetere, il giudice ritiene che quell' inchiesta non avrebbe dovuto farla Ceglie ma un pm della Direzione distrettuale antimafia, perché dietro lo smaltimento illecito dei rifiuti industriali c' è la camorra. Così i 120 faldoni che il sostituto procuratore casertano aveva raccolto partono per Napoli, dove vengono assegnati a un nuovo pubblico ministero. Ma non subito, dopo due anni. Due anni persi, che non saranno nemmeno gli unici. Perché, letta la sterminata documentazione, il magistrato della Dda si convince che la camorra non c' entra, e quindi non è compito suo procedere. E rimanda indietro le carte. Il processo dovrà essere fatto al tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ma tra errori di notifica, scioperi degli avvocati e altre questioni burocratiche, passano altri anni. E non serve a nulla che l' ultimo gup al quale il processo viene assegnano, fissi un calendario fittissimo, pieno di udienze straordinarie. La prescrizione arriva ugualmente, anche perché i reati più gravi contestati agli imputati, disastro ambientale e avvelenamento delle acque, che avrebbero resistito alla prescrizione, non reggono. «Eppure io non penso che il mio lavoro sia stato vanificato», si consola Donato Ceglie, che nel frattempo è stato trasferito alla Procura generale della Corte d' Appello. «Cassiopea ha comunque tagliato le gambe a chi operava in quei traffici, e le direttrici Nord-Sud dello smaltimento illecito sono state interrotte. E abbiamo dimostrato che l' ecomafia esiste». Fulvio Bufi RIPRODUZIONE RISERVATA **** La vicenda Ecomafia Nel 2003 i pm della Procura Santa Maria Capua Vetere concludono quattro anni di indagini. L' inchiesta ha scoperto che nelle campagne del Casertano e del Napoletano era stato seppellito un milione di tonnellate di rifiuti tossici nelle stesse aree in cui crescono frutta e verdura o pascolano gli animali Il libro L' operazione «Cassiopea», la prima grande inchiesta di ecomafia, ispira il romanzo di Roberto Saviano, «Gomorra», pubblicato nel 2006 (sopra) . Tra le storie di camorra che si intrecciano nel libro, c' è anche quella dell' affare dello smaltimento dei rifiuti tossici e la catastrofe sanitaria derivata

    Bufi Fulvio

    Pagina 23
    (18 settembre 2011) - Corriere della Sera

    (gli inquisiti del processo per ecomafia, senza ombra di dubbio sono finiti in prescrizione anche, grazie, all'aiuto della stessa mafia, che, grazie alla corruzione e alla complicità di qualche giudice, sono riusciti a non far finire in carcere NUSSUNO!!!)

    Una valanga di scarti sotterranei. La Campania è costretta a fare i conti da vent’anni con un sistema illecito di smaltimento di rifiuti industriali. Ecomafie gestite dalla criminalità organizzata di cui si è tornato a parlare per le dichiarazioni del pentito, ex boss dei casalesi, Carmine Schiavone. Il territorio più colpito è quello visitato dalla Iena Nadia Toffa che nel programma in onda martedì sera su Italia 1 ha documentato l’esistenza di diverse discariche abusive tra Napoli e Caserta all'interno delle quali, tra l’altro, sono presenti rifiuti tossici. Le persone, da queste parti, si ammalano più facilmente. L’attività di chi coltiva frutta e verdura è sempre più a rischio per l’inquinamento dei terreni.
    Intervistato dalle Iene, Schiavone racconta come “questa roba arrivava dalle centrali tedesche, austriache, svizzere. Arrivavano fanghi tossici, pittura, coloranti. Residui di amianto, piombo, cadmio, tutto”.

    Come mai sono sempre i mafiosi a finire in carcere, mentre gli imprenditori di merda della Padania sono ancora li a svolgere il loro cazzo di lavoro???
    come mai nessun politico Italiano ha mai parlato di questa cosa in Parlamento Europeo, denunciano che personaggi Tedeschi-Austriaci e Svizzeri, per conto terzi, hanno pagato le cosche mafiose italiane per sversare illecitamente le loro scorie radioattive, provenienti dalle loro centrali nucleari??
    Forse perché gli pseudo politici italiani sono delle mezze seghe, forti con i deboli ma deboli con i forti, che pensano soltanto al proprio deretano, facendo il verbo delle grandi potenze, ovvero, della Germania, della Russia, dell' America, della Cina, ma non certo il verbo del popolo italiano!!!
    Roba da far nascere un grosso problema internazionale, ma invece, continuiamo a farci prendere per il culo da questi politici di merda governati dall'Europa teuronica, dalle banche e non solo..

    DUE PESI E DUE MISURE DIFFERENTI, malgrado la legge sia uguale per tutti!!!
    Ultima modifica di GILANICO; 28-10-13 alle 12:12

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