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    Predefinito Il ventennio. (E un nuovo inizio)

    Tra qualche ora mi recherò in libreria a comprare "Il Ventennio", nuovo libro di Gianfranco Fini, leader storico della Destra Italiana- Libro che dovrebbe illuminare molte cose rimaste buie. Fini forse avrà per la seconda volta il merito di consegnare alla storia due tipologie di Destra non convenzionali al nuovo millennio, lo fece col Fascismo, consegnandolo definitivamente agli storici dopo 80 anni, potrebbe farlo con il bananismo dopo vent'anni.

    Perchè dico questo?

    Ora parto con delle elucubrazioni alla Monsieur (detto simpaticamente, lo inviterò alla discussione, forumista avversario ma ammirevole per la preparazione culturale e politica).

    Con i dovuti se e ma con quel "Che fai mi cacci?" Gianfranco Fini ha dato una minima scossa per la nascita di un centrodestra conservatore ed europeo anche in Italia, un centrodestra annichilito da tre grandi fattori:

    Fascismo: considerato da molti Destra per alcune politiche ma che nasce all'interno del Partito Socialista Italiano, fenomeno che nasce di sinistra, passa per una Destra autoritaria (che non appartiene al Conservatorismo) per poi tornare a sinistra nella Repubblica Sociale. In questo passaggio è fondamentale la figura di Bombacci, fondatore del PCI morto fucilato dai partigiani che dichiarava che il Socialismo poteva farsi solo con Mussolini. Onestamente a me questa visione (levata la dittatura) non dispiace ma la trovo anacronistica in questi tempi.

    Democrazia Cristiana: nel dopoguerra dai reduci della RSI nacque l'MSI che faticò molto, sia per sua natura sia per la Democrazia Cristiana. Essa era più presentabile a un moderato elettorato conservatore disattento. Si, disattento. La DC utilizzando lo spauracchio del comunismo riuscì a fare le peggio cose e nel suo DNA non c'era una pulita idea di Destra. Così i partiti che potevano più rappresentare questa idea (a mio parere PDIUM e PLI, e parte dell'MSI) fuorono subito messi all'angolo.

    Bananismo: il dolore e errore più grande, qui entra in campo Fini. Fini intuì che il populismo scatenato da Mani Pulite (MP fu una cosa giusta e sacrosanta) sarebbe durato un battito di ciglio e iniziò a progettare quel percorso che avrebbe reso l' MSI un moderno partito di Destra e COnservatore. Secondo me iniziò a studiare con Tatarella Alleanza Nazionale ben prima dell'avvento del caimano e sottotraccia iniziava a costruire la casa che avrebbe portato a un rapido sdoganamento della Destra italiana e a una normalizzazione dei rapporti politici del paese. Il suo obbiettivo era riunire missini (non tutti), liberali, democristiani di Destra e moderati sotto la bandiera di AN poi B. fece la sua ingombrante entrata in campo creando Forza Italia.Così a Fini rimase un 10% del materiale umano in entrata. Questo ha rallentato il processo di sdoganamento in quanto AN doveva tenersi buono quello che aveva e quello che doveva succedere al massimo nel 1995 è successo nel 2004.


    Poi arriva "l'incompatibilità dei Valori" del PDL (medaglia d'onore per ogni uomo dotato di integrità morale) e Fini ebbe l'occasione di creare un centrodestra normale. Qui subentrò un altro errore, affidare lo scouting a Italo Bocchino. Bocchino fu ottimo nel convincere un gran numero di persone rendendo la scissione effettiva, meno abile nel dettare Valori e strategia (ovviamente anche Fini ebbe delle sbandate). Col senno di poi sarebbe stato meglio affidarsi ad Adolfo Urso, Salvatore Tatarella, Angela Napoli e dare maggiore spazio a uomini come Gianfranco Paglia. L'alleanza con Monti va studiata e letta come una volontà di ridare all' Italia un'immagine pulita con una persona a cui si può dire tutto tranne che manchi di sobrietà, stile, presenza, cultura e decenza, dopo essere quella di paese governato con uno che va a minorenni spacciandole per nipoti di Mubarak. Molte Riforme del Governo Monti (dalla vituperata Riforma del Lavoro a quella Sanitaria, passando alla Legge Severino che forse presto ci libererà dal nano) son state riforme di Destra, riforme che nella disperazione effettivamente si criticano ma che a mente fredda e ragionando son necessarie, il problema è che dovevano essere accompagnate a dei tagli politici che non ci son stati. L'errore grosso è stato non aver presentato la coalizione Scelta Civica, Unione di Centro, Futuro e Libertà come il nuovo centrodestra italiano conservatore liberale con Futuro e Libertà che sarebbe stata la parte attenta al sociale (e Fini in quano a stoppare abberrazioni si è sempre dimostrato geniale, lo fece molte volte incontrando le ire bananas). Molti elettori avrebbero detto "Finalmente un centrodestra come si deve). Con una campagna elettorale diversa il PDL-Lega-La Destra sarebbe stato si il centrodestra maggioritario ma avrebbe perso ulteriori voti. Con i se e ci ma sul passato però non si fa nulla, però ci tengo a sottolineare una cosa, quando Fini sapeva che la lista FLI non avrebbe eletto deputati si è preso le sue responsabilità e, a differenza di Casini, ha avuto le palle di affondare con la nave. Non scordiamoci che Fini poteva salvarsi ed esser Senatore adesso.

    Oggi siamo alla fine del percorso bananas, tra la condanna per evasione fiscale e i processi per prostituzione minorile e compravendita dei Senatori il caimano potrebbe non farcela. E qui potrebbe nascere quel centrodestra di cui Fini è padre spirituale in Italia e al quale potrebbe aderire senza però puntare a cariche e candidature (se non nella sua città). Infatti se l'elettorato di centrodestra non è totalmente lobotomizzato potrebbe mandare in pensione i vecchi arnesi degli ultimi vent'anni per creare un soggetto conservatore a respiro europeo, un soggetto che non abbia problemi a entrare nel PPE e a dialogare con Angela Merkel (da un recente sondaggio circa il 60% degli italiani la vorrebbe come Premier), David Cameron ecc.
    Non ho citato volutamente la Francia in quanto ritengo che Marine LePen stia facendo lo stesso percorso che voleva fare Fini, e , oltre all'indiscutibile bravura, ha avuto il periodo storico dalla sua parte.
    Quali potrebbero essere le mosse?
    A Destra oltre a Officina per l'Italia c'è Storace e la sua rifondazione aennina e presto, Libera Destra, associazione politica di Gianfranco Fini. Analizziamo.

    Officina per l'Italia: Fratelli d'Italia nacque con motivi nobili, gli stessi di FLI. Garantire il dibattito democratico all'interno del PDL. Nacque per la paura di Berlusconi di misurarsi (previo Angelino Alfano) alle primarie contro Giorgia Meloni. Col senno di poi Giorgia Meloni non avrebbe vinto però avrebbe avuto una percentuale che poteva seriamente intaccare gli equilibri a sfavore dei berlusconiani all'interno del PDL. Il difetto del partito è la presenza del duo La Russa- Alemanno, che sono i vecchi arnesi sopra citati. Però ci sono anche Meloni e Crosetto. Fini nella sua ultima intervista ha detto un fatto non vero, la verità è che Giorgia Meloni non stette in silenzio alla sua espulsione ma scoppiò in lacrime e dedicò un pezzo commovente al padre politico nella prefazione del suo primo libro. Officina se riuscisse a eliminare i vecchi arnesi potrebbe guardare a qualcosa di nuovo.

    Rifondazione Aennina: per poterla creare Storace ha dovuto calmare i toni verso Fini (arrivando anche a ringraziarlo) e al suo interno ci sono molti finiani, da FLI (che si ha aderito ufficialmente) a Urso (negli ultimi tempi si eran separati ma lui è un finiano storico e ha lo stesso sogno di Fini, quindi se forse non lo è più umanamente lo è sempre idealmente). Non credo che questa cosa abbia molto successo, si vedrà.

    Libera Destra: troppo presto per parlarne, non si sa ancora nulla, spero esca qualcosa dal libro e che presto si organizzi.

    In questa situazione io spero in due nomi: Giorgia Meloni e soprattutto Guido Crosetto. Se loro agissero con intelligenza in poco tempo riuscirebbero a prendere senza problemi il meglio dal contenitore Rifondazione Aennina per creare un centrodestra conservatore, moderato e di ampio respiro con l'aiuto di Libera Destra a patto che Fini si accontenti di un piccolo ruolo di "vecchio" consigliere, e lui potrebbe realmente farlo dato che si è dichiarato stufo di quarant'anni di politica in prima fila. Bisogna seguire con attenzione la situazione e credo che i Conservatori debbano osservare soprattutto Libera Destra e se fosse la casa giusta aderirvi mettendo da parte i loro storici tentennamenti e lo storico fare le pulci su mezza riga, in alternativa mettersi dietro a Urso nella Rifondazione Aennina.


    Elucubrazioni che forse non accadranno ma...cosa ne pensate?




    Ultima modifica di Makaveli; 24-10-13 alle 07:11
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  2. #2
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    Predefinito Re: Il ventennio. (E un nuovo inizio)

    Citazione Originariamente Scritto da Makaveli Visualizza Messaggio
    ...cosa ne pensate?

    All'inizio avevo qualche curiosità, ma da quello che poi è uscito fuori sui giornali anche quella è passata. Vedo un malcelato intento di riappacificazione col Pdl, la volontà di ritornare per Fini in ballo (ancora non si sa con quale ruolo) nel centrodestra che verrà. Ma scaricare le maggiori responsabilità del disastro sui La Russa e di contro salvare gli Storace, tutto questo lascia il tempo che trova. Tutti hanno fallito, compreso Fini. Ma era un fallimento inevitabile viste le premesse.

  3. #3
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    Predefinito Re: Il ventennio. (E un nuovo inizio)

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    All'inizio avevo qualche curiosità, ma da quello che poi è uscito fuori sui giornali anche quella è passata. Vedo un malcelato intento di riappacificazione col Pdl, la volontà di ritornare per Fini in ballo (ancora non si sa con quale ruolo) nel centrodestra che verrà. Ma scaricare le maggiori responsabilità del disastro sui La Russa e di contro salvare gli Storace, tutto questo lascia il tempo che trova. Tutti hanno fallito, compreso Fini. Ma era un fallimento inevitabile viste le premesse.
    Io prima voglio leggerlo. Vedo anche un fallimento della mia generazione, la generazione Azione Giovani, ti va di parlarne?

    Quel fallimento parte da + lontano.
    Ultima modifica di Rolling Stone; 24-10-13 alle 21:47
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  4. #4
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    Predefinito Re: Il ventennio. (E un nuovo inizio)

    Comunque per ora più che del libro vorrei parlare degli scenari, secondo te son verosimili?
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  5. #5
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    Predefinito Re: Il ventennio. (E un nuovo inizio)

    Il realtà il ventennio di cui parla Fini non si può non comprendere se non si guarda al ventennio che era venuto prima, ovvero al periodo 73-93.

    All'inizio degli anni settanta c'è un tentativo nell'ambito dell'allora Movimento Sociale Italiano di far evolvere un partito "neofascista" su posizioni conservatrici in grado di spostare a destra la Democrazia Cristiana. Vi partecipano, fra gli altri, il settimanale Il Borghese, la casa editrice Volpe, il filosofo Plebe. Prezzolini dà il suo contributo scrivendo, novantenne, il Manifesto dei conservatori. Si guarda con attenzione all'esperienza gaullista e ai cristiano sociali tedeschi di Franz Josef Strauss. Verso la metà del decennio Volpe pubblica un libro redatto da vari intellettuali tedeschi intitolato "La sfida dei conservatori" che fa il punto sul conservatorismo internazionale interrogandosi se il movimento di idee sorto in America potesse o meno fungere da guida per un'Internazionale conservatrice. Gran parte dei quadri missini avalla una linea che avrebbe portato di lì a poco alla scissione di Democrazia Nazionale. Il tentativo degli scissionisti però naufraga in quanto la posizione mantenuta da Almirante, ancorato al radicalismo fascista, viene larghissimamente premiata dalle urne. E' importante ricordare questo passaggio perché contiene in nuce tutte le speranze ed insieme gli errori e le sconfitte di quanto avverrà dopo.

    Negli anni ottanta si fa largo nell'Msi un nuovo, ma assai diverso, tentativo di uscita dal neofascismo. Questo tentativo è portato avanti da un gruppo di giovani che sulla scia della nouvelle droite francese propongono non un ancoraggio alla destra o al centro, ma di sposare la modernità attraverso un oltrepassamento delle categorie di destra e sinistra. Cosicché, mentre in tutto l'Occidente si va affermando una New Right liberista e tradizionalista, oltre che anticomunista, in Italia - dove un partito gaullista, per far riferimento alla Francia, nemmeno esiste e la Dc ha imboccato da tempo la via del "centrosinistra" - in Italia, dicevo, l'emergente Nuova Destra guarda con attenzione ad esperienze eretiche della sinistra radicale postsessantottina come i Verdi. Si vengono quindi a confrontare nel partito di Almirante essenzialmente due posizioni: quella tradizionale, espressa dal segretario e dalla maggioranza dei quadri, che mantiene una posizione di destra radicale classica, che non rinnega il fascismo ma il cui anticomunismo inevitabilmente trascina in direzioni delle destre conservatrici europee; e una destra "nuova", tipicamente intellettuale, intenta a dialogare con la nuova sinistra proprio sulle basii di un anticonservatorismo e di un antioccidentalismo altrettanto (se non più) radicale.

    Da allora nella destra italiana si verrà a creare un conflitto tra tradizionalisti (fascisti e catto-conservatori) e modernisti (nuova destra). Tuttavia l'appiattimento del Msi "tradizionale" su posizioni che lo pongono fuori, di fatto, dall'arco costituzionale, genera un fenomeno strano. Ovvero l'ancoraggio al "rautismo", che si fa portavoce politico dei neodestri, di posizioni moderniste in senso timidamente liberale, allora impersonate da gente come Minnitti e Urso. Cosicché quando nel 1990 finalmente Rauti riesce a diventare segretario del Msi, sconfiggendo Fini, il delfino di Almirante, è appoggiato oltre che dai neodestri anticonservatori (tra cui anche Veneziani, Solinas, e molta dell'intellighenzia che finirà in AN e sul "Giornale") anche da questi modernizzatori un po' futuristi e un po' liberali, che anche loro intendono superare la posizione conservatrice classica.

    Un anno dopo Fini si riprenderà il partito e questo tornerà su posizioni nazionaliste e razziste tipiche del Front National di Le Pen. Tuttavia l'"eresia" di una Nuova Destra anticonservatrice e futurista, volta a combattere il liberalismo o a rappresentarlo in forma nuova, resta presente come opportunità. Anche se Minnitti lascia e pochi anni dopo lo troviamo, guarda caso, in Forza Italia, alla guida di un think tank liberale, "Ideazione", che tra i vari libri portati all'attenzione nella prima fase del "berlusconismo" conterà quel "Perché non sono un conservatore" di Friedrich von Hayek.

    Ma andiamo con ordine. Quando scoppia Mani Pulite, Fini sta con la magistratura e applaude Di Pietro. Non potrebbe essere diversamente, visto che in tema di giustizia a destra si è sempre affermata una posizione "law and order". La Prima Repubblica va in frantumi e il nascente bipolarismo sdogana finalmente una destra che, però, deve liberarsi dell'ingombrante neofascismo. Succede allora che il passaggio dal Msi all'Alleanza Nazionale viene preparato intellettualmente da due persone, con un bagaglio intellettuale non sovrapponibile: Marcello Veneziani e Domenico Fisichella. Il primo, porta avanti posizioni neodestre, rivoluzionario-conservatrici, che mirano a superare il liberalismo conservatore ma rifiutano l'oltrepassamento della destra. Il secondo, invece, si fa portavoce di un tradizionalismo sovranista "demestriano" aggiornato che non disdegna aperture in direzione del liberalcapitalismo. In linea con Veneziani è la corrente di Destra Sociale (Alemanno, Storace), rimasta ancora prevalentemente "fascista di sinistra" ed intellettuali neodestri come Cardini interessati ad un dialogo con il cattolicesimo sociale. Fisichella invece sarà a lungo il referente culturale di Gianfranco Fini e di quella parte maggioritaria di AN (La Russa, Gasparri, Urso, Matteoli) che, pur con sensibilità diverse, si attesterà su posizioni classicamente gaulliste e nazionalconservatrici, moderatamente liberiste e tradizionaliste.

    Nei fatti, AN riprende l'intenzione di Democrazia Nazionale, ovvero di rappresentare una sponda a destra della Democrazia Cristiana. Tuttavia al posto di quest'ultima negli anni novanta c'è ora Forza Italia, il partito padronal-aziendale di Silvio Berlusconi, il cui linguaggio rispetto a quello degli Andreotti e dei Forlani è completamente diverso, come diversi sono i suoi intendimenti.

    All'inizio Fini si fa accompagnare da figure intelligenti quali Tatarella e Fisichella, professa di leggere Prezzolini e di stimare Montanelli. Sembra incarnare, anche fisicamente, la figura di un leader conservatore in erba, attento ai valori morali e non ostile al capitalismo. Ma dietro la facciata c'è ancora, e non potrebbe essere diversamente perché vent'anni di militanza politica non si spazzano via immediatamente, il tipico rappresentante di un lepenismo italiano ostile ai gay e agli immigrati, che considera Mussolini il "più grande statista" italiano. Tutto ciò non dispiace affatto ad un partito rimasto sostanzialmente "nostalgico". Ma i salotti buoni della politica e le cancellerie internazionali sono altamente preoccupate dei "neofascisti al governo" in Italia e credono poco all'evoluzione liberaldemocratica di AN.

    Da qui il progressivo, ammirevole per quanto allo stesso tempo anche patetico, tentativo di Fini e di molti dei suoi di rinnegare le proprie origini per ottenere finalmente quella piena legittimità politica a cui agognavano. Ma le basi culturali di questo ammodernamento sono fragili e ambigue. Molto più serio in tal senso fu il tentativo dei demo-nazionali che sapevano bene dove andare, con chi e perché. Dietro il progetto di Democrazia Nazionale c'era la maggioranza silenziosa e un atteggiamento di critica alla controcultura del Sessantotto che negli anni settanta era molto forte. E soprattutto c'era, vivo e vegeto, il comunismo. La nuova classe dirigente di AN si trova ad agire in un contesto sociale e politico-internazionale profondamente mutato e gli strascichi dell'anticonservatorismo e dell'antioccidentalismo della Nuova Destra hanno lasciato il segno. Per questo motivo AN per un po' vivrà di rendita sulle fortune elettorali (e finanziarie) del Cavaliere. Poi, però, quando cercherà di mettersi in proprio, quando cercherà di divincolarsi dal berlusconismo, si troverà a fare i conti con la propria storia e il bagaglio culturale di origine. Una storia e una cultura che non sono conservatrici.

    Il passaggio per Fini da Prezzolini al farefuturismo, stramba sovrapposizioni di motivi libertari e neodestri, si spiega con l'opportunismo e il pressappochismo culturale che hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare l'ambiente della destra italiana. Che è destra ancora e principalmente in quanto "fascista" e soggetta quindi ad una storia, una cultura politica e dei tic mentali che la pongono su di un piano totalmente estraneo a quello dei conservatori inglesi, dei gaullisti-liberali francesi, dei cristiano-democratici tedeschi o dei liberalconservatori americani. Per non parlare della Destra religiosa che, sempre negli Stati Uniti, ha finito per offrire un nuovo appiglio ai vecchi temi del tradizionalismo.

    Di tutto questo Fini non parla. Lui dà scontata la presenza di una "libera destra", di cui sarebbe rappresentante e portavoce, che nei fatti non esiste. Non esiste culturalmente, non esiste politicamente e non esiste elettoralmente. E che se esistesse si troverebbe probabilmente un leader diverso da lui.

  6. #6
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    Predefinito Re: Il ventennio. (E un nuovo inizio)

    Un'altra questione. La destra italiana è vecchia. E lo è culturalmente anche quando non anagraficamente. Ad esempio Giorgia Meloni stava in An accanto ai colonnelli e ha lo stesso background politico di Alemanno, il quale ha la stessa cultura di Rauti, tanto per dire. Veneziani sta ancora a riaggiornare il suo libro sull'Ideologia italiana che è vecchio di vent'anni ed intriso di motivi nazionalistici che stridono con la dimensione politica attuale.

    C'è poi il capitolo della destra religiosa, dei teocons del Foglio, e l'azione svolta all'inizio in AN e poi nel Pdl da Alleanza Cattolica (Introvigne, Respinti, etc.) Costoro hanno di fatto cercato di riprodurre in Italia un conservatorismo religioso di stampo americano. Con risultati catastrofici che meriterebbero una lunga e puntuale analisi.

    Mi limito per il momento a dire che qui da noi si sono pubblicati libri sul conservatorismo in fondamentale ritardo riguardo l'edizione originale. Quando Alleanza Cattolica negli anni novanta ha iniziato a porre all'attenzione Russell Kirk e il Conservative Movement americano la situazione negli USA era profondamente mutata e invece dei tradizionalisti (Kirk) c'era la destra religiosa. Per rendersi conto della differenza si può leggere il volumetto di Robert Nisbet pubblicato recentemente da Rubbettino, uscito negli USA durante il reaganismo e che già critica il sorgere della Religious Right facendo proprie le posizioni di Tocqueville e di un conservatorismo "pluralista". Al contrario di Nisbet, conservatore liberale "burkeano", la destra religiosa intende servirsi dello Stato per imporre all'America tutta la propria agenda fatta di valori "non negoziabili" (vi ricorda qualcosa?) Oltretutto se i tradizionalisti alla Nisbet o alla Kirk guardavano all'Europa quale riferimento, alle sue elites colte e ad un'economia sociale di mercato sul modello tedesco, la destra religiosa è fondamentalmente antieuropea, populista e fautrice di un libertarismo estremo in economia. Insomma, è tutta un'altra cosa.

    Allo stesso tempo la destra religiosa si è alleata con l'ultima generazioni di neoconservatori che, a differenza della prima, ha orientato la propria attenzione ad una politica estera aggressiva votata all'esportazione della democrazia. Laddove i primi neocons erano prevalentemente interessati a contrastare la controcultura sessantottina.

    Da noi il teoconservatorismo è stato un modo per sposare l'americanismo e il liberismo con il vecchio pensiero controrivoluzionario. Il risultato di questa operazione spregiudicata è stato l'appoggio incondizionato alla politica della Cei di Ruini e al berlusconismo che per motivi strettamente elettoralistici se ne è fatto interprete. Tuttavia questo teoconservatorismo non avendo gran radicamento sociale e religioso (se si eccettua CL e gli ascoltatori di Radio Maria) ha rappresentato perlopiù una disputa intellettuale, un modo per taluni commentatori di esternare un certo "dandysmo" inattuale (Langone).


    Col risultato che i sopracitati teocons italiani sono stati colti di contropiede proprio dal loro riferimento più alto, Papa Benedetto XVI. Il quale abdicando e favorendo l'ascesa di Papa Francesco ha fatto cambiare marcia ad una Chiesa che ai nuovi ultras papalini sembra non essere più il baluardo della controrivoluzione.


    Tutto questo nel disinteresse e nel disincanto di una realtà politica che ruota ancora e sempre su Berlusconi e i suoi processi.
    Ultima modifica di Florian; 24-10-13 alle 10:13

  7. #7
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    Predefinito Re: Il ventennio. (E un nuovo inizio)

    Ovviamente il libro deve ancora arrivare nelle librerie -.-

    Interessanti le analisi di Florian, però mi voglio soffermare su cosa dovrebbe essere il Conservatorismo in Italia nel 2013. Non credo assolutamente all' Internazionale Conservatrice in quanto se un'Internazionale è possibile in certi strati della sinistra non la ritengo possibile in un centrodestra conservatore. Il conservatore inglese è diverso da quello italiano, per riferimenti, tradizioni e molti modi di vedere, il comunista italiano è similissimo a quello inglese. Poi siam sicuri che in Italia Conservatorismo si posso sposare solo con Liberalismo? Abbiamo una tradizione di Destra Sociale da non sottovalutare che se ripulita da personaggi imbarazzanti può diventare qualcosa di interessante (ad esempio via Alemanno e Storace, dentro , se vogliam restare tra i moderati Carlo Fidanza o se vogliamo andare oltre l'interessante Iannone). In tutto questo, sarò un visionario, un eretico, ci vedrei bene anche Gianfranco Fini con il ruolo di vecchio saggio. Non dimentichiamo che come oratore è il migliore di tutta la classe politica, dieci gradini sopra agli altri.

    E c'è da dire che è l'unico che sta provando a creare una cultura di Destra pubblicando qualche libro. Tra gli autori da rispolverare poi come non citare l'altro Fini? Massimo Fini è sempre stato vituperato perchè non berlusconiano, io lo trovo geniale, lo definirei quasi un anarco-conservatore, un conservatore libertario. E poi, sarà una fissa la mia, ma ricordiamoci dell'allievo di Montanelli che si è sempre detto "non di sinistra" ma che ha trovato spazio solo li perchè antibananas e che vende un sacco di libri ed è molto conosciuto: Marco Travaglio.
    Sognando Copenaghen...

  8. #8
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    Predefinito Re: Il ventennio. (E un nuovo inizio)

    Citazione Originariamente Scritto da Makaveli Visualizza Messaggio
    Ovviamente il libro deve ancora arrivare nelle librerie -.-

    Interessanti le analisi di Florian, però mi voglio soffermare su cosa dovrebbe essere il Conservatorismo in Italia nel 2013. Non credo assolutamente all' Internazionale Conservatrice in quanto se un'Internazionale è possibile in certi strati della sinistra non la ritengo possibile in un centrodestra conservatore. Il conservatore inglese è diverso da quello italiano, per riferimenti, tradizioni e molti modi di vedere, il comunista italiano è similissimo a quello inglese. Poi siam sicuri che in Italia Conservatorismo si posso sposare solo con Liberalismo? Abbiamo una tradizione di Destra Sociale da non sottovalutare che se ripulita da personaggi imbarazzanti può diventare qualcosa di interessante (ad esempio via Alemanno e Storace, dentro , se vogliam restare tra i moderati Carlo Fidanza o se vogliamo andare oltre l'interessante Iannone). In tutto questo, sarò un visionario, un eretico, ci vedrei bene anche Gianfranco Fini con il ruolo di vecchio saggio. Non dimentichiamo che come oratore è il migliore di tutta la classe politica, dieci gradini sopra agli altri.

    E c'è da dire che è l'unico che sta provando a creare una cultura di Destra pubblicando qualche libro. Tra gli autori da rispolverare poi come non citare l'altro Fini? Massimo Fini è sempre stato vituperato perchè non berlusconiano, io lo trovo geniale, lo definirei quasi un anarco-conservatore, un conservatore libertario. E poi, sarà una fissa la mia, ma ricordiamoci dell'allievo di Montanelli che si è sempre detto "non di sinistra" ma che ha trovato spazio solo li perchè antibananas e che vende un sacco di libri ed è molto conosciuto: Marco Travaglio.

    Scusa Makaveli, ma proprio non riesco a seguire questo tuo post. Probabilmente la tua giovane età ti porta and anteporre l'azione alla riflessione, quando proprio riflettere dovrebbe essere il caso. Riflettere sull'esperienza storica e riflettere sull'attualità politica. Vedrò di risponderti per punti.

    Circa l'Internazionale conservatrice. Chi dice che il conservatore non può essere internazionalista, che nel rapporto con la nazione si misura la distanza tra destra e sinistra, ragiona come se un conservatore prima dell'800 non fosse concepibile. Ed invece era concepibilissimo ed era nella fattispecie il difensore dei privilegi dell'aristocrazia, che in quanto classe transnazionale aveva una visione che andava ben oltre il ristretto abito campanilistico. Il Principe di Metternich e il Congresso di Vienna furono gli esempi di un conservatorismo a dimensione europea, prima che l'avvento delle rivoluzioni nazionali, sulla scia della Rivoluzione francese, dovesse legare a destra ciò che era nato a sinistra - l'idea di nazione, appunto.

    Tuttavia l'esperienza di un conservatorismo nazionale, con la possibile eccezione dell'Inghilterra, non è stata positiva per i conservatori. I quali, cedendo alla spirale del nazionalismo, hanno finito col dilaniarsi in sanguinose avventure belliche che hanno fatto da battistrada al socialismo.

    Il ritorno ad una visione conservatrice internazionalista si ha nel secondo dopoguerra, allorché le democrazie occidentali hanno dovuto contrastare le forze comuniste. In questo caso l'esponente di un internazionalismo che fu liberale e conservatore fu Henry Kissinger, il quale non a caso nel suo studio importante sull'arte della diplomazia riprese molte indicazioni da Metternich e dal sistema di alleanze che perseguì, lodandone l'intelligenza e l'abilità pur non mancando di evidenziarne anche i limiti di visione prospettica.

    Qui nasce un problema di identificazione di una politica conservatrice che erroneamente molti equivocano con una politica di destra. In realtà se abbiamo presente la destra tout court (il tradizionalismo controrivoluzionario e il nazionalismo) bisogna convenire che questa ha combattuto il conservatorismo con impeto non minore di quello riservato al social-comunismo. Ed è stato proprio questo rapporto irrisolto tra le destre a far sì che i conservatori dovessero muoversi sempre tra due fuochi, il nemico interno e quello esterno.

    Kissinger fu conservatore? Sicuramente sì, anche se in quegli anni l'uso del termine "conservative" in America venne usato per indicare una destra libertaria e nazionalista ben più aggressiva, quella destra che ha finito di caratterizzare massimamente il conservatorismo moderno, molto distante da ciò che era alla fine della II Guerra Mondiale.

    L'internazionale conservatrice ha avuto buon gioco nel confronto col comunismo, ma per la presenza di un altro sedicente e irresponsabile conservatorismo, dai tratti smaccatamente nazionalisti, ha dovuto mimetizzarsi in un vago liberalismo. Talvolta la sua attitudine riformista l'ha portato a condividere tratti di strada con il socialismo più moderato, dando luogo a dei governi nominalmente di "centrosinistra" ma nei fatti conservatori. Il francese Aron parlava già di un superamento di destra e sinistra negli anni sessanta, evidenziando accuratamente il carattere puramente accidentale e mutevole della dicotomia.

    All'epoca di Bush il giovane gli attacchi più seri e lungimiranti ad un neonazionalismo conservatore sono venuti proprio dai conservatori della vecchia scuola, i "Rockefeller Republicans" americani come in Europa i gaullisti, i democristiani e gli stessi tories non thatcheriani.

    Oggi con il declino degli USA sul palcoscenico internazionale e l'avvento di un sistema multipolare si affaccia nuovamente la necessità di una nuova visione realista e kissingeriana, che però potrebbe trovare maggior spazio a "sinistra" più che a "destra" visto che l'esponente più in vista del realismo politico oggi si chiama Hillary Clinton.


    PS: Circa la seconda parte del tuo scritto francamente non ti seguo perché i nomi che hai citato non fanno parte di un ambito conservatore ed alcuni dei quali (Iannone) sono decisamente fuori luogo e imbarazzanti. Ripeto, l'equivoco sta nel voler sovrapporre conservatorismo e destra, talora pure estrema. Ma il conservatorismo, insegna Burke, è un riformismo. Bisogna riformare per conservare. Con prudenza, certo.

  9. #9
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    Predefinito Re: Il ventennio. (E un nuovo inizio)

    ormai leggo quasi tutti i miei libri su Kindle, mi sapete dire se esisterà in formato elettronico? Non che mi piaccia piu' di tanto ma il libro mi interessa, anche perchè Fini l'ho conosciuto personalmente.
    Ma l'ho sempre considerato, fin da quando lo vidi la prima volta, un fighetto snob a cui piace la bella vita, attorniarsi di bella gente e fare il capo mandando avanti gli altri, mentre lui tiene il profilo defilato

    bella discussione Florian-Makaveli, stasera leggo il tutto
    Ultima modifica di FrancoAntonio; 24-10-13 alle 17:20

  10. #10
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    Predefinito Re: Il ventennio. (E un nuovo inizio)

    Citazione Originariamente Scritto da Candido Visualizza Messaggio
    ormai leggo quasi tutti i miei libri su Kindle, mi sapete dire se esisterà in formato elettronico? Non che mi piaccia piu' di tanto ma il libro mi interessa, anche perchè Fini l'ho conosciuto personalmente.
    Ma l'ho sempre considerato, fin da quando lo vidi la prima volta, un fighetto snob a cui piace la bella vita, attorniarsi di bella gente e fare il capo mandando avanti gli altri, mentre lui tiene il profilo defilato

    bella discussione Florian-Makaveli, stasera leggo il tutto
    Notevoli e fini analisi
    Come sempre
    Uomini siate, e non pecore matte Dante, Paradiso, canto V
    Quando i doveri sono senza diritti sono suprusi.
    Quando i diritti sono senza doveri sono privilegi.

 

 
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