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    Predefinito Anche Sarkozy apre agli identitari?

    Le Figaro ha svelato le manovre politiche di Sarkozy per assicurarsi il secondo mandato presidenziale, sebbene di questa eventualità nessuno abbia ancora mai ufficialmente parlato. È vero che le elezioni ci saranno soltanto tra tre anni, nel 2012, ma il leader francese guarda sempre avanti. E poco importa se la metà del mandato arriverà soltanto il 7 novembre di quest’anno, per lui il 2012 è "è già domani", scrive il principale quotidiano francese.

    Sarkozy ha un obiettivo: essere eletto al primo turno, senza dover andare al ballottaggio. Per farlo non deve avere soltanto il sostegno del suo partito di centro-destra, l’Unione per un movimento popolare (Ump), ma anche della restante fetta dell’elettorato conservatore. Di accordarsi con l’estremista Jean-Marie Le Pen non se ne parla neppure. Ma il leader del Fronte nazionale (Fn) non è l’unico ultraconservatore della Francia. Un po’ meno estremo di lui, è Philippe de Villiers. Leader del Movimento per la Francia (Mpf), cattolicissimo, ha sfidato lo stesso Sarkozy nelle presidenziali del 2007, ottenendo - scrive Le Figaro - il 2,2% dei voti. De Villiers ha incentrato la sua propaganda politica contro la crescente islamizzazione della "Francia cattolica", egli sostiene sia necessario fermare l’immigrazione aiutando gli immigrati nei loro paesi di origine, accusando l’Ump di Sarkozy di "doppio gioco" sulla Turchia: "Sotto la presidenza francese dell’Ue - ha detto de Villiers - sono stati avviati i negoziati con Ankara".

    Nelle scorse elezioni europee il suo partito ha ottenuto il 4.8%.

    Ora il capo dell’Eliseo vuole farselo alleato, proprio perché sa che anche quella piccola percentuale di preferenze potrebbe evitargli il secondo turno. In quest’ottica va vista la visita, lo scorso 11 luglio, di de Villiers all’Eliseo. Visita seguita dall’annuncio della sua entrata - a settembre - nella "Commissione relazioni della maggioranza", che riunisce l’Ump e i suoi alleati.

    Altrettanto vorrebbe fare con Frédéric Nihous, alla guida del partito "Caccia, pesca, natura, tradizione" (Cpnt). Alle presidenziali di due anni fa ottenne l’1,5%.

    Questa apertura di Sarkozy ai due partiti che insieme hanno dato vita al ramo francese del movimento euroscettico Libertas, poco dopo le dure prese di posizione del Presidente francese alla Reggia di Versailles sul burka e la sicurezza con tanto di via libera a ronde e prof-poliziotti nelle scuole frequentate da immigrati, sembra delineare per l’Ump un’alleanza tra centro-destra e forze più identitarie simile a quella in Italia tra il Pdl e la Lega Nord, anch’essa all’Europarlamento nel nuovo gruppo di "Libertas France".


    carlomartello

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    Predefinito Rif: Anche Sarkozy apre agli identitari?

    Dichiarazioni di Philippe de Villiers del 4 giugno 2009 a Famille Chrétienne:

    « Ho avuto una discussione di fondo con Nicolas Sarkozy all'Eliseo alla fine dell'anno scorso; mi ha detto: “Tu hai le intuizioni, io ho le cifre. E le tue intuizioni sono confermate dalle mie cifre. L'islamizzazione dell'Europa è inevitabile”. »


    carlomartello

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    Predefinito Rif: Anche Sarkozy apre agli identitari?

    IL BENE PREZIOSO DELL’UNITÀ

    di Max Gallo


    L’evoluzione delle forze politiche francesi, sotto la V Repubblica, e più precisamente la strategia di Nicolas Sarkozy, può chiarire le scelte di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini? È infatti evidente che Sarkozy è stato eletto presidente nel maggio 2007 perché le varie famiglie della destra sono confluite nell’Union pour un Mouvement Populaire (Ump); e che Sarkozy, guidandole, ne ha fatto un’incomparabile macchina elettorale, con un programma. Ma il processo unitario è stato lungo. Per mesi e mesi i punti di vista si sono avvicinati nell’elaborazione del programma presidenziale, mentre François Fillon aveva un ruolo decisivo nella definizione di un software, proponendosi esplicitamente come primo ministro, in caso di vittoria di Sarkozy.

    Contemporaneamente c’era un cambio generazionale e appariva la volontà di rottura con la gestione tranquilla di Jacques Chirac, che pure nel 2002 aveva avuto l’80 per cento dei suffragi.

    Dall’«unificazione» fra le destre e il centro è stata facilmente esclusa la formazione d’estrema destra di Jean-Marie Le Pen, poiché Le Pen non ha mai rinunciato alle provocazioni. A parlare forte e chiaro, senza timidezze né ambiguità, era dunque un centro-destra: destra democratica e repubblicana, ma capace - con il suo programma e con l’efficacia dell’Ump e del candidato Sarkozy - d’attrarre l’elettorato lepenista.

    Di fronte all’Ump, il Partito socialista, traumatizzato dalla sconfitta di Jospin, lacerato da più candidati - Ségolène Royal, Strauss-Kahn, Fabius - e non del tutto convinto della scelta dei militanti per la Royal. Infatti, per vincere, un grande partito è condizione necessaria, ma non sufficiente. Occorre un capo, uno solo, che incarni un programma rivolto a gruppi sociali vicini, ma diversi.

    Fra gli elettori di Sarkozy - di un candidato della destra dopo dodici anni di presidenza Chirac! - ci sono stati sia ex lepenisti, sia moderati. Il discorso del partito deve dunque essere «unificatore», fedele a ciò che esso ha realizzato costituendosi. L’azione è quindi in tre tempi: unificazione delle formazioni politiche in un grande partito, elaborazione di un programma unificatore, campagna del capo del partito.

    Nel 2007 la vittoria di Sarkozy conferma l’efficacia di questa strategia. E, al contrario, la sconfitta della sinistra divisa, senza un programma chiaro, senza un capo incontestato, a conferma che, senza unità, non c’è vittoria. Ma le forze centrifughe - le rivalità - erodono sempre una formazione politica unificata, per quanto vittoriosa. Perciò Sarkozy, presidente della Repubblica, vigila per conservare il controllo dell’Ump, nominando i suoi fedeli alla testa del partito. In politica il bene più prezioso è l’unità.

    (Traduzione di Maurizio Cabona)

    IL BENE PREZIOSO DELL’UNITÀ - Interni - ilGiornale.it del 27-03-2009


    carlomartello

  4. #4
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    Predefinito Rif: Anche Sarkozy apre agli identitari?

    FRANCIA

    Sarkozy si gioca «l'identità nazionale»

    In vista delle elezioni europee


    L'immigrazione resta un argomento elettorale di primo piano in Francia, anche per le prossime europee, dove Sarkozy si erge contro la Turchia nell'Unione europea. Sarkozy ha però trovato un approccio che non è più di scontro frontale - «la Francia ai francesi» alla Le Pen - ma sta mettendo a punto un progetto politico che, dietro una gestione repressiva dei flussi, si costruisce attorno alla nozione di «identità nazionale». Il compito di elaborare questo progetto ideologico è stato affidato a Eric Besson, un ex socialista che da gennaio è ministro dell'immigrazione e dell'identità nazionale (e che punta al ministero degli interni).
    Sarkozy sta completando la distruzione del Fronte nazionale, che aveva suscitato un terremoto nel 2002, con la presenza di Le Pen al secondo turno della presidenziale. Già alle presidenziali del 2007, buona parte dell'elettorato di estema destra aveva votato per l'attuale presidente. Oggi, Le Pen, che a 80 anni spera ancora in un seggio a Strasburgo, predica pressocché nel vuoto la minaccia di «23 milioni di stranieri entro il 2050, quando saremo una minoranza, come già succede in alcune città francesi». La prima mossa di Sarkozy è stata di mettere in atto una politica repressiva: ogni anno, l'obiettivo è di arrivare almeno a 30mila espulsioni di sans papiers. Le associazioni protestano contro i cattivi trattamenti nei cpt. Nei giorni scorsi, è scoppiata una polemica perché un neonato è stato imprigionato con i genitori. Il Resf, la Rete Educazione Senza Frontiere, denuncia la «caccia ai bambini» persino nelle scuole, dove il governo fa pressione perché vengano individuati i clandestini (ma gli insegnanti resistono). Ci sono stati casi di espulsioni con il ricorso alla violenza, ci sono state proteste - e processi - di passeggeri di aerei che hanno assistito ad allontanamenti forzati dal territorio. I charter per espellere dei clandestini, spesso congiunti con altri paesi europei, sono diventati una pratica banale. Nel cpt Besson vuole affiancare alla Cimade, un'associazione di origine protestante che ha difeso gli ebrei nella seconda guerra mondiale e che ora protegge i sans papiers, organizzazioni più malleabili. Di recente, tra le proteste dell'opposizione, è passata una norma che punisce il «reato di solidarietà», cioè chi aiuta un sans papiers per ragioni umanitarie.
    Al tempo stesso, Sarkozy ha messo in atto una politica di immigrazione «scelta», che comporta un esame non solo di francese ma anche sui «valori della Repubblica», per i candidati all'immigrazione in Francia. In vista delle europee del 7 giugno e, soprattutto, delle presidenziali del 2012, Sarkozy ha scritto una «lettera di missione» a Besson, perché dia un contenuto ideologico alla questione dell'identità nazionale. «Dobbiamo essere fieri di aver restaurato in Francia un discorso senza imbarazzi sull'identità nazionale e repubblicana» ha scritto Sarkozy, che invita Besson a «proseguire questo lavoro, aperto e senza tabù, di riaffermazione di ciò che significa «essere francesi». Come ha spiegato su Le Monde lo storico Gérard Noiriel, c'è stata «una riorganizzazione del vecchio discorso conservatore sull'immigrazione. Fino agli anni '80, questo discorso opponeva i francesi di origine agli stranieri. Poiché gli storici hanno dimostrato ciò che questo paese deve all'immigrazione, i conservatori oppongono ormai i buoni immigrati di ieri, integrati che rispettano i valori repubblicani, e i cattivi di oggi, presentati come una minaccia all'identità nazionale». La nomina di due ministre di origine immigrata, Rachida Dati e Rama Yade, è parte integrante di questo progetto di recupero dei «buoni immigrati» e di esplsuione dei «cattivi» (il fatto che Dati non sia riuscita ad assumere il suo ruolo non ha nessuna importanza). Sarkozy ha anche esplorato, per poi fare marcia indietro per il momento, l'ipotesi di istituire delle «statistiche etniche» per meglio facilitare l'integrazione (sul modello della positive action statunitense).

    IL MANIFESTO

    Libero News - Sarkozy come Maroni: «Più duri sulla sicurezza»

    Sarkozy: ronde e prof-poliziotti - Esteri - ilGiornale.it del 29-05-2009


    carlomartello

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    Predefinito Rif: Anche Sarkozy apre agli identitari?

    Il ministro degli Interni di Parigi annuncia una svolta per gli stranieri e critica Roma e Madrid per le «pericolose regolarizzazioni»

    Sarkozy accusa l' Italia: «Troppi immigrati»


    DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - Dopo il dramma delle periferie, la svolta politica e culturale nella società francese è sempre più marcata. E a farsene portavoce è il ministro degli Interni, Nicolas Sarkozy, il quale alle misure drastiche sull' ordine pubblico ha fatto subito seguire quelle sull' immigrazione. Il nuovo giro di vite riguarda clandestini e ricongiungimenti familiari, con accenti molto critici alle «pericolose regolarizzazioni» compiute negli ultimi anni da Italia e Spagna, di cui proprio la Francia avrebbe subìto le maggiori conseguenze. Dopo l' immagine della «teppaglia» che infesta le periferie, Sarkozy ha usato quella del «risucchio d' aria» che le regolarizzazioni provocano in tutta Europa, appunto per nuove presenze che entrano nel circuito continentale. La replica del nostro governo è affidata al sottosegretario agli Interni, Michele Saponara, il quale denuncia: «La Francia è nei guai e cerca di dare le colpe agli altri, in particolare a noi, con accuse ingiuste e gratuite. Più volte abbiamo chiesto aiuto all' Europa e abbiamo fatto comunque il massimo per arginare l' ondata di clandestini». Sarkozy ha promesso almeno 25 mila espulsioni il prossimo anno, ha denunciato la presenza sul territorio francese di almeno centomila clandestini e ha detto che la Francia non vuole più ospitare coloro che nessun altro vuole. In sostanza, «diritto di scelta» degli immigrati da integrare, ossia studenti, ricercatori, manodopera qualificata, alto potenziale intellettuale e conoscenza della lingua francese. Per quanto riguarda i ricongiungimenti familiari, Sarkozy ha rinnovato la denuncia di frequenti irregolarità, come matrimoni di comodo e poligamia, argomento che diversi deputati della destra avevano utilizzato anche per spiegare il degrado delle periferie. Il primo ministro, De Villepin, ha invitato a non cercare capri espiatori e a «evitare confusioni», ma il governo francese intende affrontare la materia con maggiore severità. Vengono allungati da due a quattro anni i tempi per concedere la cittadinanza a chi ha sposato un cittadino francese ed elevato a due anni il tempo minimo di soggiorno per chiedere il ricongiungimento. L' ex ministro socialista, Jack Lang ha parlato di «regressione intellettuale» mentre diverse associazioni denunciano la «deriva xenofoba». Gli «effetti disastrosi» della immigrazione incontrollata sono da anni il cavallo di battaglia del Fronte Nazionale, ma oggi sono argomenti condivisi dalla maggioranza dei francesi che approvano Sarkozy. Su sicurezza e immigrazione si gioca la sfida per l' Eliseo. M. Na. Lo scontro e le ragioni MINISTRO Il ministro degli Interni francese Nicolas Sarkozy ha accusato l' Italia, e anche la Spagna, di regolarizzare «troppi immigrati» che poi si riversano Oltralpe RISPOSTA Il sottosegretario all' Interno italiano Michele Saponara replica: «Facciamo il massimo»

    Nava Massimo

    Pagina 21
    (30 novembre 2005) - Corriere della Sera
    Sarkozy accusa l' Italia: «Troppi immigrati»


    carlomartello

  6. #6
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    Predefinito Rif: Anche Sarkozy apre agli identitari?

    La prima di re Sarkò a Versailles «No al burqa, umilia le donne»


    Parigi
    Tre quarti d'ora di discorso davanti a deputati e senatori, riuniti tutti insieme nella storica reggia di Versailles (in tutto 920 persone, meno una cinquantina di parlamentari comunisti e Verdi assenti per protesta). Questa la scommessa del presidente Nicolas Sarkozy per rilanciare la propria immagine di fronte all'opinione pubblica, scossa dalla crisi economica. Mai, dal lontano 1872, un presidente francese aveva parlato direttamente al Parlamento. In Francia questa forma di comunicazione è sempre stata vista con una certa perplessità, come se nascondesse qualche insidia istituzionale. La Costituzione stessa impediva fino a ieri all'inquilino dell'Eliseo di andare a parlare in forma ufficiale e plenaria a deputati e senatori. Adesso Sarkozy, che non perde occasioni per ritagliarsi addosso l'abito del rinnovatore, ha sfatato il vecchio tabù: ha fatto votare la riforma della Costituzione (su questo e su altri punti, che molti osservatori considerano in realtà secondari) e ieri è andato a Versailles a parlare al Congresso, come il linguaggio politico transalpino definisce la seduta comune dei due rami del Parlamento. La cerimonia è costata 400mila euro. Per alcuni è stato «il ritorno del re a Versailles» Per molti è stato l'inizio del «secondo tempo» del quinquennio di Sarkozy, eletto nel maggio 2007.
    Il discorso è durato tre quarti d'ora ed è stato caratterizzato dal tono tipico del miglior Sarkozy: la determinazione, il volontarismo e l'apertura. Quest'ultimo termine è tanto più appropriato perché domani si conosceranno i contenuti del rimpasto di governo, reso indispensabile dal fatto che due ministri (quella della Giustizia Rachida Dati e quello dell'Agricoltura Michel Barnier) sono stati eletti al Parlamento europeo, dove per la verità Barnier si tratterà ben poco, visto che per lui è prevista una vicepresidenza alla Commissione di Bruxelles. Sarkozy potrebbe non limitarsi alla sostituzione dei due partenti e nel valzer delle poltrone potrebbe esserci - in omaggio alla parola d'ordine dell'«apertura» - spazio per qualche transfuga proveniente dai ranghi socialisti o da quelli dei centristi di François Bayrou. Vedremo.
    Il punto chiave del discorso di Sarkozy è stato il bisogno di salvare e al tempo stesso rilanciare «il modello francese», inteso dall'Eliseo come cocktail di liberalismo e di intervento pubblico. Ecco Sarkozy lanciare un'idea: inventare la Francia del dopo-crisi, approfittando dell'attuale (difficile) situazione economica per indirizzare gli investimenti verso settori ricchi d'avvenire e rispettosi dell'ambiente naturale. Nell'immediato Sarkozy non ha alcuna paura del deficit economico. Per lui esistono però due strade: quella di una spesa pubblica sterile e - al contrario - quello di investimenti destinati a rinnovare l'apparato produttivo e le infrastrutture del Paese. Ecco dunque il presidente annunciare l'ulteriore indebitamento dello Stato (attraverso il ricorso al finanziamento popolare, con una sorta di mega emissione di Bot) allo scopo di finanziare i grandi progetti di modernizzazione. Sarkozy fa una promessa: le tasse non aumenteranno.
    Un punto importante dell'intervento presidenziale è stato quello della laicità. In Francia si è molto discusso nelle ultime settimane dell'idea di varare o no una legge che proibisca alle donne di portare il burqa. La ministra delle Aree urbane Fadela Amara (che ha vissuto a lungo nelle periferie, dove ha fondato in altri tempi un'associazione dal nome provocatorio «Ni putes ni soumises», ossia «Né puttane né sottomesse») è favorevole alla legge anti-burqa perché ben conosce le condizioni e i simboli di sottomissione della donne in alcune famiglie islamiche. Ieri a Versailles, Sarkozy ha preso chiaramente posizione e ha chiesto al Parlamento di varare in tempi rapidi la legge per proibire il burqa: «Il problema non è di ordine religioso. Il burka non è il simbolo di una fede, ma è il simbolo dell'asservimento della donna». Conclusione: «Il burka non è il benvenuto in Francia».

    La prima di re Sarkò a Versailles «No al burqa, umilia le donne» - Esteri - ilGiornale.it del 23-06-2009

    Francia, vietato anche il burkini musulmana cacciata dalla piscina - Repubblica.it » Ricerca


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    Ultima modifica di carlomartello; 26-08-09 alle 05:07

  7. #7
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    Predefinito Rif: Anche Sarkozy apre agli identitari?

    Sarkozy, Papa Benedetto e il futuro dell’Europa cristiana


    Dal mondo

    Le radici della Francia sono cristiane

    Una svolta storica per il leader della nazione che, con Giscard d’Estaing, più si è opposta al riferimento alle radici cristiane nel preambolo della Carta Ue. È proprio sul dialogo con la fede e sul contributo che questa può dare alla società che Sarkozy ha giocato la sua giornata tra il Vaticano e il Laterano…



    E al Papa dice: «Intervenite di più»

    di Andrea Tornielli

    È arrivato con qualche minuto di ritardo e durante i colloqui con Benedetto XVI e poi con il cardinale segretario di Stato ha detto ad entrambi che la Chiesa in Francia deve «essere più coraggiosa» nell’intervenire pubblicamente.
    Nicolas Sarkozy è apparso sicuro di se stesso e per nulla emozionato varcando il portone – a lui già noto – del palazzo apostolico. L’udienza con Ratzinger, e il successivo incontro con il suo «primo ministro» Bertone, sono andati decisamente bene.
    Con il Papa, Sarko è rimasto a tu per tu, senza interpreti, per venticinque minuti. «Signor presidente, è il benvenuto» ha detto il Pontefice accogliendo il capo di Stato francese nella Sala del Tronetto, prima di introdurlo nella Biblioteca. «Grazie di ricevermi», ha risposto il presidente. «È facile, il francese è simile all’italiano» ha esordito Ratzinger, riscuotendo i complimenti dell’interlocutore: «Parla un francese ammirevole. È molto commovente essere ricevuto da lei».
    Sarko si è presentato come il paladino delle religioni, ha ribadito l’importanza del ruolo pubblico della fede, si è mostrato portatore di un concetto diverso di laicità rispetto a quello del predecessore. «I cordiali colloqui – recita il comunicato diramato ieri dalla sala stampa della Santa Sede – hanno permesso di passare in rassegna alcuni temi di comune interesse riguardanti l’attuale situazione del Paese, evocando i buoni rapporti esistenti tra la Chiesa cattolica e la Repubblica francese, nonché il ruolo delle religioni, in specie della Chiesa cattolica, nel mondo. Particolare attenzione è stata dedicata alla situazione internazionale, con riferimento al futuro dell’Europa, i conflitti in Medio Oriente, i problemi sociali e politici di alcuni Paesi africani e il dramma degli ostaggi».
    Sul ruolo della Chiesa in Francia e in Europa, la Santa Sede ha ribadito l’interesse a far crescere il proprio contributo nel dibattito sui valori etici e sull’identità del Vecchio Continente. Sarkozy, ha detto sia al Papa che a Bertone che la Chiesa d’Oltralpe dovrebbe essere più coraggiosa e intervenire di più. Si è dunque presentato molto determinato nel riconoscere il ruolo anche pubblico della fede religiosa in una società come quella francese che vive una crisi di valori.
    Si è parlato del futuro dell’Europa dopo il trattato di Lisbona ed è stata apprezzata l’opera che Sarko sta facendo per ricucire il rapporto con gli Stati Uniti. Per quanto riguarda il Medio Oriente, è stata in particolare toccata nel colloquio la situazione del Libano e la necessità di arrivare quanto prima a celebrare le elezioni presidenziali, continuamente rinviate anche a causa del crescente clima di terrore e di attentati.
    «Il colloquio con il Papa è stato molto importante per me, abbiamo parlato della situazione internazionale e della vocazione del Pontefice come portatore di pace e riconciliazione. La questione spirituale del senso della vita mi interessa molto – ha poi dichiarato l’inquilino dell’Eliseo conversando con i giornalisti – amo parlare di queste cose con uomini di grande fede, di qualsiasi religione. Io mi sento della famiglia cattolica». Sarko ha spiegato di aver accettato il titolo di canonico onorario del Laterano perché vuole «interpretare la modernità della Francia attraverso la tradizione, e questa del canonicato è una tradizione antica e forte».
    Il Giornale, 21 dicembre 2007



    “Le radici della Francia sono cristiane”
    Nessun leader della République laica aveva usato espressioni così calorose

    di Giacomo Galeazzi

    «La Repubblica laica ha sottostimato l’importanza dell’aspirazione spirituale. Io e il Papa abbiamo la stessa vocazione. La Chiesa è necessaria al nostro futuro». Nicolas Sarkozy fa breccia in Vaticano rievocando «le radici della Francia essenzialmente cristiane» e il «legame indefettibile che dai tempi di Carlo Magno unisce la Francia alla Città Eterna».
    E poiché «non basta rendere omaggio al passato, per quanto prestigioso esso sia», la sua «missione» a Roma è un «passo che testimonia la fedeltà della Francia alla sua storia e a una delle fonti maggiori della sua civilizzazione». Il manifesto per la «laicità nuova e matura» di Sarkozy conquista la Santa Sede. Nella sua prima visita ufficiale a Benedetto XVI, nel «faccia a faccia» più politico con il segretario di Stato Tarcisio Bertone e nel discorso alla Basilica di San Giovanni in Laterano di cui da ieri è «canonico onorario», il presidente francese scalda i cuori della Curia esaltando i sacerdoti d’Oltralpe che hanno «disarmato l’anticlericalismo» e facendo «mea culpa» per le «sofferenze» vissute dai cattolici in Francia «prima e dopo la legge del 1905» sulla separazione della Chiesa dallo Stato.
    Una svolta storica per il leader della nazione che, con Giscard d’Estaing, più si è opposta al riferimento alle radici cristiane nel preambolo della Carta Ue. È proprio sul dialogo con la fede e sul contributo che questa può dare alla società che Sarkozy ha giocato la sua giornata tra il Vaticano e il Laterano: «Voglio interpretare la modernità della Francia attraverso la tradizione». Rilancia la «laicità positiva», definizione cara a Ratzinger. Il comunicato della Santa Sede pone l’accento sulle tematiche internazionali, come, del resto, fa l’Osservatore romano, titolando «Uno sguardo comune sulla situazione internazionale», ma la sua mezz’ora di colloquio privato e senza interprete con il Pontefice, Sarkozy la sintetizza all’uscita dal Palazzo Apostolico in una battuta che fa pensare a contenuti più intimi e spunti di confronto personale: «Amo parlare del senso della vita con persone di grande fede». Un Sarkozy esuberante che ha travolto il cerimoniale facendo attendere il Papa per 18 minuti, che prima di entrare nelle stanze vaticane si è tolto il cappotto, lo ha gettato in auto e si è presentato in giacca e cravatta soltanto.
    Nel pomeriggio, ricevuto nella cattedrale di Roma dal cardinale vicario Camillo Ruini, Sarkozy proclama la «libertà di credere o di non credere, di praticare una religione e di cambiarla, di non essere urtato nella propria coscienza da pratiche ostentatorie, libertà per i genitori di far dare ai loro figli un’educazione conforme alle loro convinzioni, libertà di non essere discriminati dall’amministrazione in ragione della propria fede». Parole anticipate in mattinata nel «vis-à-vis» con il Pontefice (il cui viaggio in Francia è stato confermato per il secondo semestre del 2008) e nel colloquio con Bertone, incentrato sulla legislazione francese e sull’omissione dell’eredità del cristianesimo nella Costituzione europea. Nel seguito presidenziale, lo storico Max Gallo e l’attore Jean-Marie Bigard.
    Rilevando che la Francia tiene ancora sotto tutela le congregazioni religiose, non riconosce un carattere di culto alle attività caritative della Chiesa, né riconosce il valore dei diplomi rilanciati dagli istituti cattolici, Sarkozy ammette che «questa situazione è dannosa per il nostro paese», in quanto è «evidente come la disaffezione progressiva delle parrocchie rurali, il deserto spirituale delle banlieues non abbiano reso i francesi più felici».
    E la laicità non deve essere «negazione del passato» e «non ha il potere di tagliare la Francia dalle sue radici cristiane», sottolinea. Per questo è necessario «tenere insieme i due estremi della catena: assumere le radici cristiane della Francia, e anche valorizzarle, difendendo al tempo stesso la laicità divenuta matura». Anzi, «le diverse religioni e in primo luogo il messaggio cristiano possono «contribuire a illuminare le nostre scelte e costruire il nostro futuro».
    La Stampa 21 dicembre 2007

    Sarkozy, Papa Benedetto e il futuro dell’Europa cristiana


    carlomartello

  8. #8
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    Predefinito Rif: Anche Sarkozy apre agli identitari?

    Philippe de Villiers




    Philippe Le Jolis de Villiers de Saintignon, noto semplicemente come Philippe de Villiers (Boulogne, 25 marzo 1949), è un politico francese.

    È nato da una famiglia nobile: il padre, che egli perse in giovane età insieme alla madre, gli ha trasmesso il titolo di visconte. Cattolico osservante, è sposato con sette figli.


    Indice
    * 1 Studi e attività professionale
    * 2 Mandati elettorali
    * 3 Elezioni presidenziali
    * 4 Posizioni politiche e sull'Europa
    * 5 Note
    * 6 Collegamenti esterni

    Studi e attività professionale

    Laureato in diritto pubblico all'Institut d'études politiques de Paris nel 1975, si specializza alla prestigiosa École nationale d'administration (ENA) dal 1976 al 1978 e poco dopo comincia una carriera nella pubblica amministrazione, che lo porta a diventare direttore di gabinetto del prefetto della Charente-Maritime. In quegli anni de Villiers aderisce alla Nouvelle Action Royaliste, un movimento neo-monarchico francese che ebbe tuttavia scarsissimo peso elettorale.

    Nominato sottoprefetto di Vendôme nel 1981, nello stesso anno si dimette dall'incarico perché si rifiuta di rappresentare il governo del socialista François Mitterrand: in particolare, de Villiers non condivide la decisione del governo di Pierre Mauroy di autorizzare le radio libere. Nel 1982 è delegato generale della Camera di commercio della regione Pays de la Loire.

    Mandati elettorali

    Dopo aver aderito nel 1985 al Partito Repubblicano (PR), che a sua volta aderisce all'Unione per la Democrazia Francese (UDF), dal 1986 al 1987 è segretario di Stato alla Cultura nel secondo governo di Jacques Chirac. Entra all'Assemblée nationale nel 1987, a seguito della scomparsa del deputato di cui è supplente, e alle elezioni anticipate dell'11 giugno 1988 è eletto deputato della circoscrizione della Vandea per l'UDF. Sarà riconfermato deputato dell'UDF alle elezioni legislative del 1993 e, come indipendente, a quelle del 1997 e del 2002. Dal 1988 è presidente del consiglio generale della Vandea, e sarà costantemente riconfermato alle successive elezioni provinciali. Eletto deputato europeo nel 1994 con una lista personale sovranista che raccoglie il 12,24% dei voti (fonda il Movimento per la Francia nel novembre 1994. Riconfermato alle successive elezioni europee del 1999 e del 2004.

    Elezioni presidenziali

    Il 20 novembre del 1994 de Villiers esce dall'UDF e fonda il Movimento per la Francia (MPF), per il quale si candidato alle elezioni presidenziali del 1995, ottenendo il 4,74% dei voti. Nel 1999 si allea con l'ex ministro dell'interno Charles Pasqua, fuoriuscito a sua volta dal partito neogollista Raggruppamento per la Repubblica (RPR), e fonda insieme a questi il Raggruppamento per la Francia (RPF), ultraconservatore e nazionalista. Alle elezioni europee del 1999, il nuovo partito avrà il 13,05% dei voti. Ma nel 2000, a seguito di una grave frattura con Pasqua, de Villiers esce bruscamente dal RPF e ricrea seduta stante il MPF, di cui è attualmente presidente. Non si presenta alle corsa all'Eliseo del 2002 (anche perché non gli riesce di trovare le 500 firme di sindaci necessarie per supportare la sua candidatura), ma sostiene la candidaturab del presidente uscente Chirac. È stato candidato all'Eliseo nelle elezioni presidenziali del 2007, in cui puntava ad ottenere il 5% dei voti necessario per poter ottenere il rimborso delle spese elettorali. Ha ottenuto al primo turno 818.407 voti (2,23%), venendo escluso dal successivo ballottaggio.[1]

    Posizioni politiche e sull'Europa

    De Villiers è un politico ultraconservatore, tradizionalista ed euroscettico (in occasione del referendum francese del 1992 sulla ratifica del Trattato di Maastricht è stato uno dei sostenitori del voto contario). È considerato un politico a metà strada tra Nicolas Sarkozy e Jean-Marie Le Pen: con quest'ultimo egli ha rifiutato un'alleanza politica perché, ha spiegato, tra loro due ci sono "divergenze insopportabili" per quanto riguarda la valutazione della Seconda guerra mondiale.

    Note

    1. ^ Fonte: Ratifica ufficiale del Consiglio Costituzionale francese

    Philippe de Villiers - Wikipedia



    MPF, le Mouvement Pour la France


    carlomartello

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    Predefinito Rif: Anche Sarkozy apre agli identitari?

    Io non capisco una cosa. Riguardo il De Villiers che non è nuovo della politica francese si è sempre parlato in termini di "destra tradizionalista", mentre per Jean Marie le Pen si diceva che era un "nazionalista" o un "neofascista". Adesso per molti raggruppamenti euroscettici, liberali e antiimmigrazionisti si parla di "populismo". I neonazi rimangono per tutti "neonazi".

    Allora c'è qualcuno che mi spiega chi sono per davvero questi benedetti "identitari"? Si sentiva davvero il bisogno di una nuova e curiosa etichetta per contrassegnare l'estrema destra?
    SADNESS IS REBELLION

  10. #10
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    Predefinito Rif: Anche Sarkozy apre agli identitari?

    Citazione Originariamente Scritto da Mr. Right Visualizza Messaggio
    Io non capisco una cosa. Riguardo il De Villiers che non è nuovo della politica francese si è sempre parlato in termini di "destra tradizionalista", mentre per Jean Marie le Pen si diceva che era un "nazionalista" o un "neofascista". Adesso per molti raggruppamenti euroscettici, liberali e antiimmigrazionisti si parla di "populismo". I neonazi rimangono per tutti "neonazi".

    Allora c'è qualcuno che mi spiega chi sono per davvero questi benedetti "identitari"? Si sentiva davvero il bisogno di una nuova e curiosa etichetta per contrassegnare l'estrema destra?
    Identitari dovrebbero essere quelli che si battono per la difesa dell'identità del territorio, delle nazioni e dell'Europa dall'ondata immigratoria e dal globalismo, possono essere regionalisti, nazionalconservatori, neopopulisti o anche neofascisti...

    carlomartello

 

 
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