Scusate ma ogni tanto ho delle rianimazioni. Non solo nel senso che torno a scrivere una cosa -per ora nelle intenzioni, ma ho ormai imparato a dubitare delle mie intenzioni, isolata- due giorni dopo avere annunciato l'addio, ma anche nel senso che delle riflessioni intuitive mi cambiano il modo di leggere la politica e di vedere spazi diversi per rilanciare una progettualità progressista nazionale. Il risultato è un'apparente, e probabilmente non solo apparente, isteria e schizofrenia delle mie prese di posizioni. Ma bisogna imparare ad accettarsi e financo a mostrare apertamente, seppur virtualmente, questo lato debole esponendolo vitalisticamente al pubblico ludibrio. ()
Veniamo allo svolgimento del titolo. Ovviamente la candidatura di Civati nasce, episodio più immediato, nella questione del tradimento dei 101. Il tradimento dei 101 che portò all'attuale governo delle larghe intese. Nasce nella ferma volontà di Civati stesso a non rompere l'unione della coalizione di centrosinistra, richiamandosi alla collegialità nelle scelte con SEL. In quei giorni, Romano Prodi, dopo aver saputo della scelta del PD di candidarlo, chiamò Monti. Come è stato ricostruito, Monti sarebbe stato disposto a votarlo, ad un patto, l'accettazione del governo delle larghe intese. Prodi rifiutò, rinunciando così alle ultime realistiche possibilità di andare al Quirinale. Ma perché? Il rifiuto potrebbe sembrare ostinato e sciocco. Ma questo non credo possa essere consono alla persona di Prodi. Non che Prodi sia infallibile, non possa e non abbia potuto sbagliare, ma le posizioni che assume -giuste o meno, non concordo con alcune sue posizioni sull'euro e l'Europa o sulla riforma presidenzialista della Costituzione- non sono mai superficiali. Il motivo è che le larghe intese sarebbero state la morte della Repubblica del Mattarellum, dei Progressisti, dell'Ulivo e dell'Unione, dell'unità di un grande campo del centrosinistra e della compresenza in esso di una sinistra plurale e composita. Quello stesso schema attaccato da subito da Rutelli e ucciso poi da Veltroni. Questo si manifesta emblematicamente nel rifiuto incredibile del Partito Democratico di far approvare la mozione per il ritorno al Mattarellum depositata da Giachetti. Prima doveva esserci la riforma della Costituzione a fianco di Quagliariello. Così parlò Franceschini. Ambè.
La candidatura di Civati vuole restituire al Partito Democratico l'appoggio orgoglioso dell'opinione pubblica costituzionale e restituire all'opinione pubblica costituzionale il Partito Democratico. Vuole distruggere il grillismo, riportando la sua ala recuperabile ed originariamente progressista nel grande campo della ricostituenda alleanza ulivista di centrosinistra imperniata sul PD. Vuole riportare al centrosinistra i giovani, che mai come nelle ultime elezioni erano apparsi ad esso distanti e con esso incompatibili, con percentuali di voto minime, paradossali e inaccettabili per un grande partito progressista in ogni luogo e in ogni tempo, ad eccezione dell'Italia del febbraio 2013. La permanenza di questo governo a cosa serve? Quel che c'è da fare è tornare al Mattarellum. Non c'è da stravolgere la Costituzione, non c'è da approfondire insostenibili rotture con l'opinione pubblica progressista e giovanile che si è distaccata dal PD. Bisogna ricostruire una grande alleanza democratica ed inclusiva per l'applicazione della Costituzione, e in particolare dove parla di diritto al lavoro, e la proposta di un nuovo modello di sviluppo ecovirtuoso. Ci sarebbe da pensare anche alla situazione delle carceri, con tutti i provvedimenti necessari del caso senza che ci sia il sospetto certamente cretino ma inevitabile di voler salvare Berlusconi.
Questo significa Pippo Civati Segretario del PD. Per questo, da oggi, lo sosterrò convintamente.




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